Legge truffa

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La legge elettorale del 1953, che i suoi oppositori[1] definirono "Legge truffa", fu un correttivo della legge proporzionale vigente all'epoca dal 1946.

Promulgata il 31 marzo 1953 (n. 148/1953), la legge, composta da un singolo articolo, introdusse un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi. La modifica venne abrogata l'anno dopo dalla L. 615/1954.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Voluta dal governo di Alcide De Gasperi, venne proposta al Parlamento dal ministro dell'Interno Mario Scelba e fu approvata solo con i voti della maggioranza, nonostante i forti dissensi manifestati dalle altre formazioni politiche di destra e sinistra.

Vi furono grandi proteste contro la legge, sia per la procedura di approvazione che per il suo merito.

Il passaggio parlamentare della legge vide un lungo dibattito alla Camera, ma una lettura fulminea al Senato, i cui presidenti Paratore e Gasparotto in sequenza si dimisero quando capirono che la maggioranza aveva intenzione di forzare la mano per ottenere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale in tempo per svolgere le elezioni in primavera con la nuova legge. Il nuovo Presidente della Camera alta, Meuccio Ruini, approfittò della sospensione domenicale dei lavori per la domenica delle Palme del 1953 per riaprire la seduta e votare l'articolo unico della legge: ne scaturì un tumulto d'aula, che secondo Roberto Lucifero produsse l'uscita dall'aula del segretario generale Domenico Galante alla testa dei funzionari parlamentari[2]. Il gruppo del PCI contestò la regolarità della seduta, preannunciando che non avrebbe mai votato a favore del processo verbale di quella seduta: non ve ne fu bisogno, perché il giorno dopo il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi firmò il decreto di scioglimento delle Camere ed il Senato si riconvocò solo nella nuova legislatura. In ogni caso, quel processo verbale non fu mai approvato.

Quanto al merito, la polemica s'è riaperta negli ultimi anni. Secondo gli oppositori l'applicazione della riforma elettorale avrebbe introdotto una distorsione inaccettabile del responso elettorale. I fautori invece vedevano la possibilità di assicurare al Paese dei governi stabili non ritenendo praticabili alleanze più ampie con i partiti di sinistra o con i monarchici e i missini.

Si noti che la legge andava a innovare una materia che, almeno nell'Europa di diritto latino, era tradizionalmente regolata secondo le elaborazioni di alcuni giuristi, principalmente Hans Kelsen, i quali vedevano in un sistema elettorale strettamente proporzionale (e con pochi correttivi o aggiustamenti) la corretta rappresentatività politica in Stati di democrazia. Se anche appare scorretto sostenere che la Costituzione del 1948 recepisse un favore per il proporzionale, è però vero che già da allora il sistema del premio di maggioranza era considerato assai rudimentale, per conseguire le esigenze di governabilità delle democrazie moderne, da buona parte della dottrina politologica. Queste critiche sono riemerse, a cinquant'anni di distanza, nei confronti della legge n. 270 del 2005 (il cosiddetto "Porcellum", dall'epiteto denigratorio rivoltole dal suo stesso proponente, l'allora ministro Calderoli), che contiene al suo interno un premio di maggioranza nazionale alla Camera e regionale al Senato.

Le reazioni alla legge[modifica | modifica wikitesto]

Nel tentativo di ottenere il premio di maggioranza, per le elezioni politiche di giugno, effettuarono fra loro l'apparentamento la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Democratico Italiano, il Partito Liberale Italiano, il Partito Repubblicano Italiano, la Südtiroler Volkspartei e il Partito Sardo d'Azione.

Con l'obiettivo contrario si mossero importanti uomini politici, tra i quali Ferruccio Parri, proveniente dal Partito Repubblicano che, insieme a Piero Calamandrei e Tristano Codignola, provenienti dal Partito Socialdemocratico, partecipò alla fondazione di Unità Popolare: tale movimento aveva proprio lo scopo di avversare la nuova legge elettorale. Non mancarono infatti, all'interno dei partiti che appoggiarono la nuova norma, forti contrarietà. Da una scissione nel partito liberale si costituì Alleanza Democratica Nazionale.

Le forze apparentate ottennero il 49,8% dei voti: per circa 54.000 voti il meccanismo previsto dalla legge non scattò[3]. Unità Popolare e Alleanza Democratica Nazionale raggiunsero l'1% dei voti riuscendo entrambe nel loro principale proposito. Rispetto alle elezioni del 1948 si constata una riduzione dei voti verso i partiti che avevano voluto e approvato la legge: la DC perse l'8,4%; i repubblicani arretrarono dello 0,86%, più di 200.000 voti; perdendo circa 34.000 voti il Partito Sardo d'Azione dimezzò il suo consenso, anche liberali e socialdemocratici dovettero registrare perdite. Il Partito Comunista Italiano e il Partito Socialista Italiano aumentarono i consensi ottenendo 35 seggi in più; il Partito Nazionale Monarchico aumentò da 14 a 40 deputati e il Movimento Sociale Italiano aumentò da 6 a 29 deputati.

Il 31 luglio dell'anno successivo la legge fu abrogata.

Altri casi[modifica | modifica wikitesto]

In epoche successive, altre leggi o progetti di legge sono stati appellati "legge truffa", più o meno a ragione. Fra i casi davvero simili quanto a meccanismo premiale si deve ricordare la Legge Acerbo del 1923, che pure prevedeva una soglia d'accesso di solo il 25%, e la legge Calderoli n. 270/2005 (altresì nota come Porcellum, poi annullata in parte dalla sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale) che non prevedeva alcuna soglia per accedere al premio che portava la rappresentanza a 340 seggi (su 630) alla Camera, ed al 55% dei seggi, calcolato su base regionale, del Senato, così ad esempio nel 2013 il Partito Democratico ottenne la maggioranza assoluta alla Camera pur avendo ottenuto il 29,54% dei consensi (al Senato il premio scattava invece in base ai risultati in ciascuna regione e poteva dare maggioranze risicate o anche diverse da quelle della Camera). Recentemente un premio di maggioranza è contenuto nella proposta cosiddetta "Italicum", disegno di legge del gennaio 2014 ideato (subito dopo il deposito della sentenza 1/2014 detta) da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi per evitare che si potesse andare a votare con legge proporzionale come uscita dalla sentenza della Consulta: prevede un premio a chi raggiunga il 37% dei voti che consente di ottenere il 53% dei seggi; se nessuno raggiunge la soglia, si svolge il secondo turno di coalizione dove il 53% è assegnato a chi vince con qualunque risultato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel corso del seminario sul tema: "Dal voto del cittadino alla formazione del parlamento: quale legge elettorale?", svoltosi a Pisa il 20 marzo 2009, il professor Andrea Pertici ascrisse la nascita dell'espressione a Piero Calamandrei.
  2. ^ Atti parlamentari,III legislatura, Camera dei deputati, Assemblea, resoconto stenografico della seduta pomeridiana del 7 agosto 1962, p. 32646.
  3. ^ Secondo Bruno Vespa (L'Italia spezzata-Un paese a metà tra Prodi e Berlusconi, Mondadori, 2006)«i voti non validi furono una valanga: 1.317.583, il 4,6% dei votanti, il doppio delle elezioni del 1948», in particolare c'erano «436.534 bianche e 881.049 nulle». Vespa citò poi una dichiarazione che Vincenzo Longi, ai tempi funzionario della Camera, avrebbe reso nel 1995 a Giancarlo Loquenzi: «Se fossi interrogato nel tribunale della Storia, direi in piena coscienza che delle circa 800.000 schede contestate, moltissime erano più che valide e che, quindi, il quorum del 50% più uno si sarebbe abbondantemente superato»(Andreotti con il cestino della carta straccia in testa, Corriere della Sera, 2 novembre 2006).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andreotti Giulio, 1953. Fu legge truffa?, Rizzoli, Milano, 2007
  • Quagliariello Gaetano, La legge elettorale del 1953, Il Mulino, Bologna, 2003
  • Ginsborg Paul, "Storia d'Italia dal dopoguerra ad oggi", Einaudi, Torino, 1989
  • M.S. Piretti, "La legge truffa", Bologna, Il Mulino, 2003.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]