Legge Lanza

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La legge 20 marzo 1865, n. 2248 fu una legge del Regno d'Italia unitario rubricata "legge per l'unificazione amministrativa del Regno d'Italia", emanata il 20 marzo 1865.
È conosciuta anche come legge Lanza, dal ministro degli interni che ne fu promotore, Giovanni Lanza.[1]

La norma in oggetto, tranne in alcuni aggiustamenti secondari, costituì sostanzialmente una generalizzazione del decreto Rattazzi di sei anni prima, tanto da rappresentare uno dei più noti simboli della cosiddetta piemontesizzazione del nuovo regno.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Tramite il decreto Rattazzi il Regno di Sardegna aveva assicurato l'incorporazione legislativa e amministrativa della Lombardia, mentre in altre zone d'Italia erano in vigore forme particolari del decreto emanate dalle dittature risorgimentali; addirittura in Toscana si era mantenuta l'avanzata legislazione asburgica del 1859, solo con lievi ritocchi.

Il nuovo parlamento del Regno d'Italia nella seduta del 1864, in cui si deliberava il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, fece pressioni affinché si procedesse con solerzia all'approvazione di una legge per l'unificazione legislativa e amministrativa del regno. In ossequio al voto del Parlamento, su progetto del ministro Giovanni Lanza, con regio decreto del 20 marzo 1865 venne promulgata la legge centralizzatrice, da applicarsi in tutto il regno.

La legge Lanza fu infine poi estesa al Veneto nel 1866,[2] dopo la sua annessione al Regno d'Italia a seguito della Terza guerra di indipendenza italiana e al Lazio nel 1870, dopo la presa di Roma.[3]

Anche se l'entrata in vigore della legge n. 2248/1865 fu un tramite per l'unificazione amministrativa d'Italia, innovazioni sgnifiative in questo settore dell'ordinamento italiano saranno introdotte solo con dalla riforma Crispi del 1888 sul riordino dell'amministrazione centrale dello stato,[4] e da vari provvedimenti legislativi successivi.

Contenuto[modifica | modifica sorgente]

La norma tuttavia, così come impostata, fu vivamente criticata; mancò infatti alle Camere qualsiasi discussione sia delle linee essenziali, sia dei singoli articoli. Le innovazioni che essa apportò non rispondevano né agli studi lungamente ed accuratamente condotti, né alle giuste esigenze di un buon andamento delle amministrazioni locali. Esse infatti sostanzialmente si tradusse nell'estensione della normativa dello stato sabaudo al neonato regno d'Italia.

Ad esempio, per quanto riguarda l'elettorato attivo, le cause di ineleggibilità, la nomina del sindaco e della giunta comunale, non vi fu nessun cambiamento rispetto alla legge del 1859. Per il resto, la norma sotanzialmente replicò la disciplina di tutta una serie di aspetti amministrativi del Regno di Sardegna nel nuovo Regno d'Italia, dalle attribuzioni fondamentali dei comuni che svolgevano per delega dello Stato compiti relativi ad attività di interesse nazionale (stato civile, censimento, elezioni, servizio militare), a disposizioni riguardanti sanità, ordine pubblico e viabilità, e l'introduzione della suddivisione a livello amministrativo, in provincie e mandamenti dello stato sabaudo.

Dal punto di vista istituzionale, i primi articoli stabilirono la nascita della provincia di Siracusa e la delega al governo per cancellare molti piccoli comuni.[5] Novità apportate furono il raddoppio della durata dei deputati provinciali e degli assessori comunali ora che la Deputazione Provinciale e la giunta comunale si rinnovava ogni anno solo per metà, e l'incremento del numero degli amministratori dei comuni oltre i 250.000 abitanti a 80 consiglieri e 10 assessori.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

La legge Lanza si strutturava di soli cinque articoli propri, seguiti da una consistente lista di allegati. Questi ultimi erano in numero di sei:

  • Allegato A - Organizzazione amministrativa dello stato
  • Allegato B - Pubblica sicurezza
  • Allegato C - Sanità pubblica
  • Allegato D - Istituzione del Consiglio di Stato
  • Allegato E - Contenzioso Amministrativo
  • Allegato F - Opere Pubbliche

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Legge 20 marzo 1865 n.2248.
  2. ^ Decreto legge 1 agosto 1866 n. 3130, valido solo per la normativa comunale; la normativa provinciale fu introdotta solo successivamente.
  3. ^ Decreto legge 15 ottobre 1870 n. 5928.
  4. ^ Legge 12 febbraio 1888 n. 5195
  5. ^ I governi usufruirono ampiamente di tale delega, ispirandosi in molti casi al decreto di riordino amministrativo emanato dal Regno d'Italia napoleonico del 1809 ma abrogato dagli austriaci nel 1815.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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