Servizio militare di leva in Italia

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1leftarrow.pngVoce principale: Servizio militare.

Compagnia di lagunari nel 1990

Il servizio militare di leva in Italia (detto anche, più formalmente, coscrizione obbligatoria di una classe, volgarmente naja), indica, in Italia, il servizio militare obbligatorio.

Istituito nello stato unitario italiano con la nascita del Regno d'Italia e confermato con la nascita della Repubblica italiana, è stato in regime operativo dal 1861 al 2005, per 144 anni. L'obbligo, sebbene mai formalmente abolito, è ancora vigente ma sostanzialmente inattivo dal 1º gennaio 2005, come stabilito dalla legge 23 agosto 2004 n. 226 (legge Martino).

Il personale militare di leva percepiva durante il servizio una indennità, più volte modificata nel corso degli anni e di importo variabile a seconda del corpo di inquadramento e delle funzioni svolte. Il servizio prestato inoltre era valido ai fini pensionistici e lo è rimasto anche in seguito alla riforma.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dagli stati preunitari al Regno d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legge 20 marzo 1865, n. 2248, Statuto albertino e Unità d'Italia.

Già prima dell'unità d'Italia alcuni stati preunitari della penisola italiana contemplavano il servizio militare obbligatorio (come ad esempio nel caso dell'esercito delle Due Sicilie o nel Regno d'Italia napoleonico seppur nel primo caso fosse riscattabile). Il servizio di leva fu poi adottato dallo Stato sabaudo con la riforma La Marmora (legge 20 marzo 1854 n. 1676). Dopo l'unità d'Italia l'estensione della leva al neonato Regno d'Italia fu graduale e progressiva; benché lo statuto albertino non contenesse disposizioni particolari, si limitava ad affermare un generico principio di cui all'art. 75 che statuiva:

« La Leva militare è regolata dalla legge. »

furono emanate una serie di norme: particolare la legge 26 maggio 1861, n. 35, autorizzò una leva di 56.000 uomini nelle province del Regno delle Due Sicilie; la legge 30 giugno 1861, n. 63, autorizzò una leva in Sicilia sui nati nel 1840; la legge 22 agosto 1861, n. 223, disciplinò la leva militare per le nuove province dello Stato, ovvero Lombardia, Emilia, Marche, Umbria, Sicilia; la legge 13 luglio 1862, n. 695, intervenne ancora in ordine alle province napoletane dell'ex regno duosiciliano e la legge 13 luglio 1862 n. 696 dello stesso giorno disciplinò la leva obbligatoria per tutte le province dello Stato.[2] a partire da tale anno per i nati nel 1842. Il nuovo stato unitario ebbe l'esigenza di adottare una serie di riforme per avere la capacità di mobilitare un congruo numero di uomini in tempi brevi.[senza fonte] Prendendo a modello la leva del Regno di Prussia veniva così applicato il principio delle coscrizione generale.[senza fonte]

Una prima disciplina generale venne dettata dalla legge 20 marzo 1865, n. 2248: i nominativi dei cittadini soggetti alla chiamata (esclusivamente i maschi di maggiore età) erano contenuti nelle liste di leva, formate dal comune italiano di residenza del cittadino interessato (legge 20 marzo 1865, n. 2248 allegato A), nelle quali venivano iscritti tutti i giovani al compimento del 17º anno di età. Del fatto veniva data notizia mediante affissione di manifesti affissi presso l'albo pretorio e nel territorio del comune interessato. Successivamente, il R.D. 13 novembre 1870 n. 6026 istituì a far data dal 16 dicembre i distretti militari[3] - che dovevano provvedere ad accertare l'idoneità psico-fisica dei coscritti ed alla mobilitazione iniziale; presso gli stessi veniva anche somministrato l'addestramento iniziale delle truppe - sopprimendo nel contempo i comandi militari di provincia.[4]Dal punto di vista formale, la coscrizione obbligatoria di tutti i cittadini di sesso maschile fu sancita definitivamente dalla legge 7 giugno 1875 n. 2532. Tuttavia, solo il Testo unico delle leggi sul reclutamento dell'Esercito (legge 26 luglio 1876 n. 3260) dava precise indicazioni riguardo alla formazione delle liste di leva. Tale legge prevedeva che ogni comune tenesse due tipi di registri: le liste di leva e i ruoli matricolari. La legge 30 giugno 1889 n. 6168 introdusse in ogni comune i registri dei quadrupedi dove erano indicati gli animali ed i rispettivi proprietari ai fini della requisizione che poteva essere ordinata in caso di mobilitazione generale o parziale.[5]

La normativa sul reclutamento del Regio Esercito, risistemata con il R.D. 6 agosto 1888 n. 5655 (Nuovo testo unico delle leggi sul reclutamento del regio Esercito) venne nuovamente modificata con una serie di provvedimenti normativi: legge 28 giugno 1891 n. 2346, legge 15 dicembre 1907 n. 763, legge del 24 dicembre 1908 n. 783, legge del 30 giugno 1910 n. 362 (dove la ferma si ridusse a due anni per tutte le armi) legge 5 agosto 1927 n. 1437 ed infine legge 24 febbraio 1938 n. 329.

I coscritti chiamati alle armi, affluivano presso i rispettivi distretti militari e da questi inviati ai reggimenti di assegnazione, che si occupavano direttamente di tutto il ciclo addestrativo: vestizione presso il deposito di reggimento (di battaglione/gruppo nelle unità alpine), addestramento di base presso un apposito plotone di istruzione e in breve tempo affiancamento al personale più anziano (addestramento per imitazione). La renitenza alla leva era sanzionata con la reclusione in carcere.[senza fonte]

Prima guerra mondiale: la naja e i primi casi di obiezione di coscienza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Obiezione di coscienza.

Alla vigilia della prima guerra mondiale la normativa venne nuovamente modificata dal R.D. 24 dicembre 1911 n. 1497 (Testo unico delle leggi sul reclutamento del regio Esercito).

Durante il conflitto, si diffuse il termine volgare-dialettale naja, come sinonimo di vita militare, soprattutto nell'Italia settentrionale, quindi successivamente esteso a tutto il territorio italiano. Probabilmente derivato dal dialettale veneto (teatro delle battaglie del conflitto) te-naja, inteso come morsa, tenaglia, il termine indica, in senso dispregiativo, la vita militare che obbliga un individuo a strapparsi dai propri affetti per subordinarsi alle gerarchie istituzionali.

Durante la guerra cominciarono inoltre a verificarsi i primi significativi episodi di obiezione di coscienza: i primi casi di obiezione al servizio militare obbligatorio furono quelli di Remigio Cuminetti, un testimone di Geova, che nel 1916 in piena grande guerra finì sotto processo per diserzione a causa del suo rifiuto di indossare l'uniforme, e di Luigi Lué e Alberto Long.[6]

Il regime fascista e la seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Il regime fascista introdusse l'istruzione premilitare, "impartita con carattere continuativo a tutti i giovani dall'anno in cui compiono l' 8º anno di età a quello in cui compiono il 21°. Tale istruzione comprendeva due periodi: il primo, dal 1º gennaio dell'anno in cui si compie l'ottavo, al compimento del 18º anno di età, era di competenza della Opera Nazionale Balilla creata nel 1926; il secondo, di servizio premilitare obbligatorio, dal compimento del 18º anno di età (leva fascista) alla chiamata alle armi della rispettiva classe di leva".[7] Il cittadino italiano iscritto nelle liste di leva diventava così soldato e da quel giorno, decorreva per egli l'obbligo militare (obbligo di leva). Il servizio di leva poteva essere svolto anche presso la milizia fascista (MVSN).

La normativa relativa al reclutamento venne poi raccolta nel regio decreto 8 settembre 1932, n. 1332 ("Testo unico delle leggi sul reclutamento del Regio Esercito"). Con la riforma del 1934, di cui al regio decreto legge 21 novembre 1934 n. 1879, seguita dal R.D 24 febbraio 1938 n. 329 (Testo unico delle disposizioni legislative sul reclutamento del regio Esercito), si modificò il testo unico del 1932, prevedendo che per l'esercito i giovani venissero chiamati alla leva ed esaminati, nel 20º anno e la chiamata alle armi normalmente nel 21º anno.

Si prevedeva, in particolare:

« Le ferme di leva si distinguono, in ordine decrescente di durata, in: ordinaria (18 mesi), minore di 1° grado (12 mesi), minore di 2° grado (6 mesi), minore di 3° grado (3 mesi). »

Nella Regia Marina era prevista la ferma volontaria ordinaria di 6 anni, quella volontaria a premio di 4 anni e la ferma di leva di 28 mesi. Infine nella Regia Aeronautica il personale di leva era assegnato dai distretti militari e dalle capitanerie di porto in base ai quantitativi stabiliti.[8]

Nascita della Repubblica ed il principio dell'obbligatorietà[modifica | modifica sorgente]

Con la nascita della Repubblica Italiana venne inserito nella carta costituzionale il principio dell'obbligatorietà del servizio, contenuto nell'art. 52 della costituzione della Repubblica Italiana.[9] Nell'immediato secondo dopoguerra, vennero istituiti i centri addestramento reclute, presso i quali i coscritto dovevano recarsi per sostenere apposito corso di addestramento e successivamente essere assegnati ad una sede di servizio.

Le leggi 25 aprile 195, n. 308 e 8 luglio 1961, n. 645 disciplinarono la composizione delle commissioni mobili e dei consigli di leva, mentre ai sensi della legge di delega 13 dicembre 1962 n. 1862, venne emanato il DPR 14 febbraio 1964 n. 237 ("Leva e reclutamento obbligatorio nell'Esercito, nella Marina e nell'Aeronautica").

I soggetti destinatari della chiamata erano, ai sensi dell'art. 1 del DPR 237/1964, continuavano ad essere tutti i cittadini italiani esclusivamente di sesso maschile e maggiorenni, inclusi liste di leva. Si era quindi chiamati (tramite la cosiddetta chiamata alle armi tramite apposita cartolina-precetto) a presentarsi presso il distretto militare competente e sottoposti alla visita medica di leva; se dichiarati idonei si svolgeva servizio obbligatorio in marina, esercito o aeronautica; solitamente con incarichi di impiego nei servizi (approvvigionamento, logistica, ecc.) o incarichi di servizio in una determinata arma (ad esempio fuciliere dell'esercito) solitamente dalla visita all'arruolamento passava un certo periodo di tempo, generalmente non superiore all'anno.

L'esito delle visite, effettuate da medici militari e che duravano da uno a tre giorni a seconda dei casi, poteva essere di tre tipi:

  • Idoneo al servizio militare: In questo caso era, ovviamente, previsto l'arruolamento.
  • Rivedibile: In questo caso il coscritto era invitato a ripresentarsi l'anno seguente per effettuare nuovamente le visite in quanto giudicato temporaneamente inabile. Nel caso tale infermità perdurasse anche alla seconda visita il soggetto veniva riformato.
  • Riformato: Questo giudizio sanciva la permanente inidoneità al servizio militare.

Il servizio di leva poteva essere altresì prestato come ausiliario presso le varie forze armate italiane e forze di polizia italiane (come ad esempio im qualità di carabiniere ausiliario presso l'Arma dei Carabinieri, oppure nella Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco).[10] Era inoltre anche possibile fare domanda per prestare il servizio militare come ufficiale di complemento previo superamento di un concorso; chi superasse la selezione veniva arruolato come AUC (Allievo Ufficiale di Complemento).

Coloro che invece, dopo aver ricevuto la chiamata non si fossero presentati presso il distretto competente, rifiutandosi di prestare il servizio di leva (come nel caso degli obiettori di coscienza), ponevano in essere condotte che integravano la fattispecie del reato di renitenza alla leva, punito con la reclusione in carcere.[11]

La disciplina dell'obiezione di coscienza e l'istituzione del servizio civile[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Servizio civile e Servizio civile nazionale.

A seguito dell'emanazione della prima legge 15 dicembre 1972 n. 772 ("Norme per il riconoscimento della obiezione di coscienza"), si ebbe per la prima volta una disciplina dell'obiezione di coscienza nonché l'istituzione del servizio civile, obbligatorio, alternativo e sostitutivo a quello militare per chi, risultato idoneo alla visita di leva, non volesse prestare servizio armato.
Inizialmente il servizio civile obbligatorio aveva una durata maggiore rispetto al servizio militare, durata via via equiparata mentre il rapporto fra il numero di persone che svolgevano i due tipi di servizio si attestava sulla parità. Negli anni, inoltre, la richiesta di effettuare il servizio civile fu progressivamente svincolata dal soddisfacimento di particolari requisti, ad esempio, di natura religiosa.

Anche la giurisprudenza della Corte Costituzionale aveva cominciato a prendere atto del cambiamento espresso da alcune parti dell'opinione pubblica: la sentenza n. 164 del 23 maggio 1985 aveva stabilito, il diritto del cittadino a servire la patria anche espletando un servizio alternativo a quello armato.[12] Con la legge 6 marzo 2001 n. 64 verrà successivamente istituito nel 2001 il servizio civile nazionale.

Donne soldato del 7º Reggimento alpini

L'istituzione dell'arruolamento femminile volontario[modifica | modifica sorgente]

Con la legge 20 ottobre 1999, n. 380 venne previsto, per la prima volta nella storia italiana, la possibilità per le donne di arruolarsi, su base volontaria, nelle forze armate italiane, introducendo così, per la prima volta in italia, il servizio militare femminile volontario.[13]

La riduzione progressiva della ferma e la sospensione del 2005: la fine sostanziale[modifica | modifica sorgente]

Intanto il periodo di ferma obbligatorio continuò a subire riduzioni nel tempo: si passò infatti da 15 (esercito, aeronautica) e 24 mesi (Marina) a 12 mesi (15 per gli ufficiali di complemento)[14] anche se successivamente per la Marina Militare furono riportati a 18.[15] per poi infine avere una riduzione omogenea a 12 mesi nel 1986 per tutti.[16] L'ultima riduzione venne stabilita nel 1996, con decorrenza dal 1º gennaio 1997 (da 12 a 10 mesi).[17]

Ad ogni modo, nonostante nel corso degli anni si siano verificati diversi episodi di nonnismo, ed anche diversi omicidi sia nell'ambito delle forze armate italiane[18] e delle forze di polizia italiane, come ad esempio l'uccisione dell'agente dei NOCS Samuele Donadoni durante le operazioni del sequestro Soffiantini nel 1997, avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite,[19][20] la società italiana nel corso del tempo aveva già cominciato progressivamente a nutrire una generale e crescente avversione alla coscrizione obbligatoria; infatti dati ufficiali che registrarono il dissenso della popolazione risalgono già sin dall'inizio del XX secolo.[21]

Un impulso decisivo al cambiamento si ebbe coi fatti emersi nell'agosto del 1999 con la morte, avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite, del paracadutista siracusano Emanuele Scieri in forza alla Brigata paracadutisti "Folgore", in servizio presso la Caserma Gamerra C.A.PAR Centro Addestramento Paracadutisti di Pisa (che ancora vede i colpevoli impuniti),[22]e la venuta alla luce di comportamenti ritenuti istigatori al razzismo da parte di alcuni ufficiali.[senza fonte]

In seguito all'impatto che ebbe la vicenda, per la quale vennero effettuate anche alcune interrogazioni parlamentari[23][24] cominciò ad evvertirsi l'esigenza del superamento del servizio obbligatorio, tuttavia poiché sarebbe stata necessaria una legge costituzionale per modificare il suindicato art. 52 della Costituzione, venne emanata la legge ordinaria 14 novembre 2000 n. 331 (elaborata però durante il Governo Amato II, di cui il principale promotore fu però il senatore Carlo Scognamiglio, durante il Governo D'Alema I),[25] che conferiva al Governo la delega a emanare disposizioni concernenti la graduale sostituzione, entro sette anni, dei militari in servizio obbligatorio di leva con volontari di truppa, e che fissò l'organico dell'esercito italiano in numero di 190.000 unità. La norma del 2000 statuì la possibilità del ripristino dell'obbligo della coscrizione, di una o più classi, in caso di carenza di soldati, e in due casi particolari, ossia:

  • se sia deliberato lo stato di guerra, ai sensi dell'art. 78 della Costituzione
  • in caso di gravissime crisi internazionali in cui l'Italia sia coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale.[26]

Il d.lgs 8 maggio 2001 n. 215, emanato durante il governo Amato II, che introdusse alcune modifiche in tema di rinvio per motivi di studio, disposizioni sugli ufficiali ed altre norme per il superamento progressivo del serizio di leva, stabilì che le chiamate fossero sospese a partire dal 1º gennaio 2007.[27] Nel contempo Corte costituzionale della Repubblica Italiana confermava inoltre il suo orientamento giurisprudenziale con l'emanazione della sentenza del 16 luglio 2004 n. 228, riguardo alcune questioni di legittimità costituzionali riguardo al servizio civile,[28] rimarcando ulteriormente che il dovere, sancito dalla Costituzionale, dei cittadini della difesa della patria, può venire svolto in maniera equivalente con modalità diverse e/o estranee alla difesa militare. La sospensione venne infine anticipata con la legge 23 agosto 2004 n. 226,[29] promulgata durante il governo Berlusconi II: la norma, modificando il decreto legislativo n. 215/2001, fissava la sospensione delle chiamate per lo svolgimento del servizio di leva a decorrere dal 1º gennaio 2005, disponendo comunque la chiamata al servizio, fino al 31 dicembre 2004, per tutti i soggetti nati entro il 1985 incluso.[30](quest'ultima quindi l'ultima classe di leva chiamata alle armi) tranne nel caso che costoro avessero presentato domanda di rinvio per motivi di studio entro il 31 dicembre 2004.

Bersaglieri alla parata del 2 giugno 2006, in occasione della Festa della Repubblica Italiana

L'arruolamento in tempo di pace diveniva così sostanzialmente non più coatto, ma su base esclusivamente volontaria e a carattere professionale, con l'istituzione ddel ruolo dei volontari in ferma prefissata e delle nuove figure del VFP1, VFP4 e VSP.

Il successivo decreto legge 30 giugno 2005 n. 115 - convertito in legge 17 agosto 2005 n. 168 - introdusse infine la possibilità, a decorrere dal 1º luglio, per il personale in servizio espletante sia la leva militare che il servizio civile sostitutivo potesse cessarne anticipatamente la prestazione, con apposita domanda.[31]

Le iniziative mini-naja e la codificazione del 2010[modifica | modifica sorgente]

Nel settembre del 2009 il Governo Berlusconi IV promosse un'iniziativa denominata Pianeta Difesa consistente in un breve periodo durante il quale 145 giovani (100 ragazzi e 45 ragazze), appositamente selezionati dall'ANA, potevano partecipare a una breve esperienza di vita militare (15 giorni/1 mese). Nel 2010 furono stanziati fondi per una durata triennale per un progetto, più ampio rispetto al precedente Pianeta Difesa, denominato "Vivi le forze armate, Militare per 3 settimane".[senza fonte]

Questo periodo di servizio, soprannominato la mini naja, mirava a far conoscere ai partecipanti lo stile vita militare.[32] La sperimentazione si svolse presso corpo degli alpini, e quindi i giovani hanno passato il periodo di addestramento nelle caserme del 6º Reggimento alpini.[33][34] per il solo progetto Pianeta Difesa.

La materia è stata infine raccolta e risistemata nel codice dell'ordinamento militare di cui al d.lgs. 15 marzo 2010 n. 66, e dal relativo regolamento di attuazione di cui al D.P.R. 15 marzo 2010, n. 90 (Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare).

La disciplina attuale[modifica | modifica sorgente]

L'art. 52 della Costituzione, sebbene affermi il principio dell'obbligatorietà del servizio militare, pone nel contempo dei limiti da rinvenirsi nella disciplina della legge. Infatti, l'art. 52 della carta al 2° comma afferma che:

« Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge.[...] »

L'attuale disciplina è contenuta nel codice dell'ordinamento militare di cui al d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66. Il D.P.R. del 15 marzo 2010 n. 90 ne regolamenta invece aspetti applicativi (coma ad esempio gli adempimenti circa le liste di leva). L'arruolamento quindi, si divide in obbligatorio e volontario, ambo le fattispecie sono previste e normate dal predetto codice.[35]

Per quanto riguarda il servizio di leva il nuovo codice limita l'operatività della coscrizione obbligatoria, o meglio la sua attuazione operativa, alle condizioni riportate in tale norma all'art. 1929. Tuttavia, nonostante l'entrata in vigore delle nuove norme, la legge comunque non esime i comuni dalla formazione delle liste di leva,[36] nelle quali continuano a iscrivere i cittadini italiani di sesso maschile all'anno del compimento del loro 17º anno di età[37] (vedasi inoltre le ipotesi disciplinate dal libro VIII del D.P.R. 90/2010) ed, in caso di ripristino della leva, suscetibili di chiamati a visita al compimento del 18º anno di età.[38] ma comunque non oltre il 45º anno.[39] I requisiti psico-fisici sono accertati dalle commissioni di leva, le imperfezioni che costituiscono causa di inidoneità sono staviliti dall'art. 582 del D.P.R. 90/2010; il personale di leva inoltre riceve una paga adeguata a quella di soldato, così come pure i richiamati e le forze di complemento.[40]Ad ogni modo il periodo di ferma dei militari di leva e degli obiettori di coscenza ammessi a prestare servizio civile è de 10 mesi, prolungabili con decreto del ministero della difesa sempre nelle ipotesi previste per la riattivazione della leva,[41] essi possono essere utilizzati per particolari attività operative, logistiche, addestrative, e riguardanti il benessere del personale militare ed i servizi generali di caserma o per fornire soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali ed il ripristino di infrastrutture pubbliche per non più di 6 mesi;[42] hanno inoltre diritto ad usufruire di vitto ed alloggio presso la struttura ove prestino servizio e sono generalmente assegnati ad una sede di servizio non più distante di 100 km dalla propria residenza.[43] I renitenti alla leva continuano ad essere puniti con la relcusione carceraria, e con la conseguente applicazione di sanzioni ulteriori ove previsto dalla legge.[44]

I soggetti di sesso maschile appartenenti sino alle classe del 1985 inclusa possono consultare la loro posizione relativa all'adempimento degli obblighi militari presso i centri documentali dell'esercito italiano, che dal 30 ottobre 2000 hanno sostituito i vecchi distretti del 1870.[45] Nei centri inoltre continuano ad essere versate le liste di leva, elaborate dai comuni d'Italia ai sensi della vigente normativa, relative a tutte le classi.

Casi di esenzione dal servizio di leva[modifica | modifica sorgente]

L'esonero (o dispensa) al servizio militare (diverso dalla riforma, in quanto non prevedeva l'effettuazione degli accertamenti medici) è previsto per alcune situazioni familiari:

  • figlio o fratello di militare deceduto in guerra;
  • fratello di militare deceduto durante la prestazione del servizio;
  • orfano di entrambi i genitori (primogenito);
  • vedovo o celibe con prole;
  • arruolati con prole;
  • unico fratello convivente di disabile non autosufficiente;
  • primo figlio maschio di genitore invalido per servizio o caduto in servizio;
  • terzo (o successivo) figlio maschio se (almeno) due fratelli avevano già assolto completamente il servizio di leva;
  • responsabile diretto della conduzione di impresa familiare.

Alle suddette si aggiunge la casistica del decreto legislativo 30 dicembre 1997 n. 504, il quale ha stabilito che "qualora si prevedano eccedenze rispetto alle esigenze di incorporazione" potessero altresì essere dispensati i cittadini che versassero in difficoltà economiche o familiari ovvero particolari responsabilità lavorative.

Gli studenti delle scuole superiori e gli universitari potevano domandare il rinvio del servizio ma non della visita; negli ultimi anni fu ammesso anche il rinvio della visita, come nel caso di cittadini italiani residenti all'estero.

In particolare, per gli studenti universitari, le norme per la concessione del beneficio di esenzione dal servizio per motivi di studio furono modificate dal predetto d.lgs 504/1997:

  • Per gli studenti immatricolati prima dell'anno accademico 1998/1999 poteva essere concesso a seconda dell'anno di età e di iscrizione al corso di studi universitari:
    • fino al compimento del venticinquesimo anno di età, per i corsi aventi la durata di tre anni
    • fino al compimento del ventiseiesimo anno di età, per i corsi aventi la durata di quattro anni
    • fino al compimento del ventisettesimo anno di età, per i corsi aventi la durata di cinque anni
    • fino al compimento del ventottesimo anno di età, per i corsi aventi una durata maggiore di cinque anni.
  • Per gli studenti immatricolati dopo l'anno accademico 1998/1999:
    • Per la prima richiesta era sufficiente l'iscrizione ad a un corso di istruzione universitaria di diploma e di laurea presso università statali o legalmente riconosciute
    • Per la seconda richiesta era necessario aver superato n. 1 esame di quelli previsti dal piano di studi
    • Per la terza richiesta era necessario aver superato complessivamente n. 3 esami di quelli previsti dal piano di studi del 1º e del 2º anno
    • Per la quarta richiesta era necessario aver superato complessivamente n. 6 esami di quelli previsti dal piano di studi del 1°, del 2°, e del 3º anno
    • Per la quinta richiesta e successive era necessario aver superato altri 3 esami per anno rispetto alla quarta richiesta.

Il d.lgs 215/2001, modificando il d.lgs 504/1997, apportò cambiamenti circa i requisiti per gli studenti universitari ammessi al beneficio del rinvio per motivi di studio, in particolare a decorrere dal 1º gennaio 2004 e per i soggetti appartenenti alla "classe di leva" anno 1985 e precedenti:

  • per la prima richiesta di ritardo, di essere iscritto a un corso di istruzione universitaria di diploma e di laurea presso università statali o legalmente riconosciute;
  • per la seconda richiesta, di aver sostenuto con esito positivo quattro esami previsti dal piano di studi;
  • per la terza richiesta, di aver sostenuto con esito positivo otto esami previsti dal piano di studi;
  • per la quarta richiesta e le successive, di aver sostenuto ulteriori quattro esami previsti dal piano di studi per anno rispetto alla terza richiesta e alle successive.[46]

Attualmente, la disciplina delle dispense e dei rinvi per motivi di studio è contenuta nel d.lgs. 15 marzo 2010 n. 66 (libro VIII, titolo II, capo IV, sezioni V, VII VII e VIII).

Il dibattito tra favorevoli e contrari[modifica | modifica sorgente]

Il servizio militare obbligatorio è stato sempre oggetto di dibattito nella società italiana.

Tra le argomentazioni favorevoli possiamo annoverare:

  • esso poteva favorire la conoscenza, soprattutto per i giovani di realtà disagiate, di aree lontane, e anche l'integrazione linguistica;
  • i giovani potevano conoscere realtà diverse da quelle quotidiane, con possibilità di stringere forti legami di amicizia;
  • secondo alcuni medici, l'abolizione del servizio obbligatorio (con conseguente abolizione dell'obbligo di visita medica), non permetterà di identificare alcune patologie dell'apparato riproduttivo maschile che, molto spesso a causa di pigrizia o pregiudizi da parte dell'interessato, venivano identificati proprio dai medici militari durante la visita. Tra le patologie più comunemente riscontrate, la più frequente era il varicocele;[47][48]
  • esso poteva costituire un momento di formazione per l'individuo e dal punto di vista caratteriale e nello spirito.[49]
  • il servizio assicurava un costante afflusso di soldati a costi poco elevati; inoltre potendo essere prestato presso corpi di polizia, poteva garantire alle amministrazioni interessate un flusso continuo di personale giovane da impiegare per svariati compiti a seconda delle necessità che si presentavano, dall'ordine pubblico, ai disastri naturali e la lotta alla criminalità;
  • la coscrizione obbligatoria aiutava a dare una disciplina e uno spirito di cooperazione di gruppo; inoltre un esercito non da coscritti creerebbe una sorta di "casta".[50]

Tra le argomentazioni contrarie si può osservare che:

  • il servizio era considerato come un'imposizione contro la libertà personale, che creando una "cittadinanza in armi", si poneva potenzialmente in contrasto con taluni movimenti (come il pacifismo e l'antimilitarismo), per ragioni etiche;[51]
  • un ambiente di rigorosa gerarchica disciplina non è adatto a tutti gli individui, tanto meno può essere imposto;[52]
  • sottraeva tempo utile alla vita civile ed al completamento degli studi, impegnando forzosamente migliaia di giovani,[53] che espletando il servizio di leva entravano nel mondo del lavoro con un anno di ritardo (o più nel caso di leva di mare o servizio come ufficiale) discriminandoli rispetto agli esentati dal servizio;[54]
  • il servizio spesso non forniva una preparazione militare adeguata e sovente consisteva nel puro addestramento formale e in lavori di manovalanza per il semplice mantenimento della struttura cui il coscritto era stato assegnato;
  • a volte durante il servizio, come riportato dalle cronache, non venivano rispettati i diritti umani dei militari, in particolare le reclute venivano vessate da militari più anziani, solitamente anch'essi di leva, con atti di bullismo e violenza. In particolare soggetti alla chiamate erano anche individui con disagio sociale e/o con precedenti giudiziari (la legge italiana fa divieto espressamente che questi ultimi vengano cancellati dalle liste di leva)[55] di fronte ai i quali gli altri giovani si trovavano impreparati, trovandosi a loro volta in stato di soggezione e talvolta anche di insubordinazione. Queste deprecabili pratiche erano inquadrabili nel fenomeno chiamato nonnismo, poiché esercitate dagli anziani (i cosiddetti "nonni");[56][57]
  • sovente i militari acquisivano, nel corso dello svolgimento della leva, vizi che prima non avevano, come il tabagismo, l'alcolismo e in casi non rari il frequentare prostitute;
  • la coscrizione obbligatoria esclusivamente maschile configurava una forma di sessismo, essendo obbligatoria solo per gli individui di sesso maschile;
  • avere un esercito non basato sulla coscrizione permette di avere personale meglio motivato, formato, addestrato ed in generale più preparato ad operare in diverse situazioni ed attività.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Aldo Sandulli, Giulio Vesperini L’organizzazione dello Stato unitario, in rivista trimestrale di diritto pubblico, n. 1/2011 (pubblicazione a cura dell'IRPA Istituto di Ricerche sulla Pubblica Amministrazione)
  • Franco Landogna, Elementi di Cultura Militare, Alberto Morano editore, Napoli, 1937.
  • Franco Pasello, Rivista Anarchica anno 29 n. 259 dicembre 1999 - gennaio 2000.
  • Virgilio Ilari, Storia del servizio militare in Italia. 5 volumi, Roma, Rivista militare - Centro militare di studi strategici, 1989-1991.
  • Domenico Quirico, Naja. Storia del servizio di leva in Italia. Milano, Mondadori, 2008. ISBN 978-88-04-57598-6

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I contributi figurativi per il servizio militare pagina dal sito inps.it
  2. ^ (PDF) Al Sandulli, Giulio Vesperini, L’organizzazione dello Stato unitario, in Rivista trimestrale di diritto pubblico, n. 1/2011 (pubblicazione a cura dell'IRPA Istituto di Ricerche sulla Pubblica Amministrazione
  3. ^ Art. 1 comma 1 R.D. 13 novembre 1870 n. 6026
  4. ^ Art. 7 comma 1 .D. 13 novembre 1870 n. 6026.
  5. ^ Archivio del Comune di Verona
  6. ^ Obiettori di coscienza dal sito del Comune di Cuneo.
  7. ^ Franco Landogna, Elementi di Cultura Militare, Alberto Morano editore, Napoli, 1937, pagina 97
  8. ^ Enciclopedia Italiana, 1935, voce Reclutamento
  9. ^ Art 52 2° comma della Costituzione della Repubblica Italiana
  10. ^ Art. 15 R.D. 8 settembre 1932 n. 1332;Art. 16 D.P.R. 14 febbraio 1964 n. 237
  11. ^ Artt. 135 e 138 DPR 14 febbraio 1964 n. 237
  12. ^ Sentenza della Corte Costituzionale n. 164 del 23 maggio 1985
  13. ^ Art. 1 legge 20 ottobre 1999, n. 380 Delega al Governo per l'istituzione del servizio militare volontario femminile
  14. ^ Art. 81 D.P.R. 14 febbraio 1964 n. 237
  15. ^ Art. 1 comma 1 legge 31 maggio 1975 n. 191
  16. ^ Art. 3 legge 24 dicembre 1986 n. 958
  17. ^ Art. 1 comma 104 legge 23 dicembre 1996 n. 662.
  18. ^ Noi, reclute famose vittime del nonnismo da archiviostorico.corriere.it, 20 aprile 1998
  19. ^ Quel patto sul cadavere di Donadoni dietro il nonnismo nella caserma dei Nocs da inchieste.repubblica.it, 24 ottobre 2010
  20. ^ Spinaceto: trame agghiaccianti sulla vicenda dei Nocs da .romatoday.it, 25 ottobre 2011
  21. ^ Il coraggio di dire no! di Sergio Albesano, 25 gennaio 2011
  22. ^ Il caso del parà Scieri. A tredici anni dalla morte ancora nessuna verità da ipsanotizie.it, 13 agosto 2012
  23. ^ Resoconto stenografico dell'Assemblea - Seduta n. 799 del 26/10/2000 dal sito del Parlamento italiano
  24. ^ Vi ricordate di Emanuele Scieri? articolo da nonluoghi.info
  25. ^ Disegno di legge n. 6433 "Delega al Governo per la riforma del servizio militare, presentato alla Camera dei Deputati l'8 ottobre 1999
  26. ^ Art. 1 comma 2 lett. f) legge 14 novembre 2000 n. 331
  27. ^ Art. 7 d.lgs 8 maggio 2001 n. 215: Il servizio obbligatorio di leva e' sospeso a decorrere dal 1º gennaio 2007. Fino al 31 dicembre 2006, le esigenze delle Forze armate sono soddisfatte ricorrendo ai giovani soggetti alla leva nati entro il 1985
  28. ^ Sentenza corte costituzionale 16 luglio 2004 n. 228
  29. ^ Art. 1 comma 1 legge 23 agosto 2004, n. 226 Il comma 1 dell'articolo 7 del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, è sostituito dal seguente: Le chiamate per lo svolgimento del servizio di leva sono sospese a decorrere dal 1º gennaio 2005. Fino al 31 dicembre 2004 sono chiamati a svolgere il servizio di leva, anche in qualità di ausiliari nelle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e nelle amministrazioni dello Stato, i soggetti nati entro il 1985. La durata del servizio di leva è quella stabilita dalle disposizioni vigenti.
  30. ^ Dal 2005 abolito il servizio di leva obbligatorio in Corriere della Sera, 30 luglio 2004. URL consultato il 12-08-2009.
  31. ^ Art. 12 decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115
  32. ^ Difesa: La Russa,mini naja volontaria per riscoprire le forze armate da adnkronos.com, 2 giugno 2009
  33. ^ Soldati per 15 giorni: la mini-naja - cronaca -Tgcom - pagina 1
  34. ^ Alpini per un mese: al via la mini-naja da montagna.tv, 4 settembre 2009
  35. ^ Ai sensi del 15 marzo 2010, n. 66 l’arruolamento volontario è disciplinato dal libro IV - titolo II del decreto; mentre l’arruolamento obbligatorio è disciplinato dal libro VIII del decreto
  36. ^ Art. 14 decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267
  37. ^ Art. 1932 d.lgs 15 marzo 2010 n. 66
  38. ^ Art. 1962 comma1 d.lgs 15 marzo 2010 n. 66
  39. ^ Art. 1950 comma 1 lett. a) d.lgs 15 marzo 2010 n. 66
  40. ^ Art. 1799 d.lgs 15 marzo 2010 n. 66.
  41. ^ Art. 2026 d.lgs. 15 marzo 2010 n. 66
  42. ^ Art. art. 2032 d.lgs 15 marzo 2010 n. 66.
  43. ^ Art. 2029 d.lgs. 15 marzo 2010 n. 66
  44. ^ Art. art. 2079 d.lgs 15 marzo 2010 n. 66.
  45. ^ I Centri Documentali - I Servizi al Cittadino dal sito ufficiale dell'Esercito italiano
  46. ^ Art. 9 comma 1 d.lgs. 8 maggio 2001 n. 215
  47. ^ Tutto sul varicocele, articolo su italiasalute.it
  48. ^ Il varicocele viene scoperto, psesso tardi da newnotizie.altervista.org, 12 novembre 2012
  49. ^ Perché reintrodurre il servizio militare obbligatorio salverebbe il nostro paese da seduzioneattrazione.com, 27 agosto 2012
  50. ^ Perché abolire il servizio di leva? da toscanaoggi.it, dal n. 19 del 28 aprile 2002
  51. ^ Una vittoria? Direi di sì Articolo di Franco Pasello da Rivista Anarchica anno 29 n. 259 dicembre 1999 - gennaio 2000
  52. ^ Abolizione del servizio militare da iamjolietjake.it, 29 luglio 2004
  53. ^ Abolizione del servizio di leva Giorgia Meloni: era ora! da guide.supereva.it, articolo tratto dal quotidiano Secolo d’Italia
  54. ^ Nuove vittorie ANIEF in tribunale: il MIUR ritarda colpevolmente l'immissione in ruolo di chi ha adempiuto gli obblighi di leva non in costanza di nomina
  55. ^ Art. 1100 comma 1° d.lgs 15 marzo 2010, n. 90.
  56. ^ Violentato in caserma da tre commilitoni da repubblica.it, 22 maggio 2000
  57. ^ Nonnismo, il fenomeno in aumento nelle caserme italiane da attualissimo.it, 8/03/2012

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]