Palazzo Carignano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 45°04′08″N 7°41′10″E / 45.068889°N 7.686111°E45.068889; 7.686111

Palazzo Carignano
Palazzo Carignano (Turin) facade.jpg
Facciata di Palazzo Carignano, prospettante su Piazza Carlo Alberto
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Località Torino
Indirizzo piazza Carignano
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1679 - 1685
Stile barocco
Uso Museo nazionale del Risorgimento italiano
Realizzazione
Architetto Guarino Guarini
Ingegnere Gian Francesco Baroncelli
Proprietario storico Emanuele Filiberto il Muto
 
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Palazzo Carignano di Torino
(EN) Residences of the Royal House of Savoy
Torino-PalazzoCarignanoFronte.jpg
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il Palazzo Carignano (Palass Carignan in piemontese) è un edificio storico che rappresenta uno dei più pregevoli esempi di architettura barocca. È costituito da due diversi corpi di fabbrica ed è situato nel centro di Torino. Insieme a Palazzo Reale e a Palazzo Madama fa parte dei più importanti edifici storici della città e, come questi, è parte del sito seriale UNESCO Residenze Sabaude.

Ospita attualmente il Museo nazionale del Risorgimento italiano.

A partire da aprile 2006 il Museo del Risorgimento è rimasto chiuso per un periodo di circa tre anni per un impegnativo intervento di restauro e riallestimento ed è stato riaperto il 18 marzo 2011, in occasione dei festeggiamenti per il 150º anniversario dell'Unità d'Italia.

Dal 2011, a seguito di importanti interventi di restauro, è inoltre visitabile l'appartamento sei-settecentesco detto "dei Principi".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Venne costruito per ordine di Emanuele Filiberto il Muto, che commise l'opera all'architetto Guarino Guarini. I lavori iniziarono nel 1679 e si conclusero nel 1685. Dal 1694 divenne stabile dimora dei Principi di Carignano.[1] Nel palazzo nacquero i futuri sovrani Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II. Nel 1831, con l'ascesa al trono di Carlo Alberto il palazzo venne ceduto al Demanio, che vi alloggiò il Consiglio di Stato e la Direzione delle Poste.[1]

Quando, nel 1848, l'edificio venne destinato a sede della Camera dei deputati del Parlamento Subalpino, l'architetto Carlo Sada ne modificò lo splendido salone delle feste all'interno del corpo ellittico.
Nel 1861, con l'apertura del primo Parlamento italiano, l'aula risultò troppo piccola e per questo vennero iniziati dei lavori per ingrandirla, mentre i deputati si riunirono presso un'aula più capiente e provvisoria costruita nel cortile su progetto dell'architetto Amedeo Peyron, fino al trasferimento della capitale a Firenze, nel 1864.

Nel 1863 intanto venne deciso l'ampliamento verso piazza Carlo Alberto, il cui progetto venne affidato all'architetto Domenico Ferri e l'esecuzione a Giuseppe Bollati: i lavori terminarono nel 1871.[1]

La grande aula, destinata ad ospitare il nuovo Parlamento italiano, non venne quindi mai utilizzata allo scopo per cui era stata costruita.

Fu in questo palazzo che si verificarono due eventi memorabili:

Successivamente il palazzo ospitò numerosi istituti e associazioni culturali. Dopo un lungo restauro, il Palazzo ospita la Soprintendenza ai Beni Culturali del Piemonte e il Museo del Risorgimento.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio si affaccia sull'omonima piazza e con la facciata laterale del Palazzo dell'Accademia delle Scienze e l'imponente retro della chiesa di San Filippo Neri crea un unicum architettonico di straordinario valore.

Il Guarini progettò uno splendido edificio che rappresenta una delle opere più importanti del Barocco piemontese, con una pianta ad U ed una singolare struttura architettonica: una torre ellittica è leggermente arretrata in facciata e due ali laterali si snodano per formare un cortile quadrato cinto completamente dal corpo di fabbrica.

Nella monumentale facciata principale l'ellisse è distinguibile poiché si fa spazio sinuosamente, rendendo un magnifico effetto, poiché la facciata alterna tratti concavi con parti convesse, in una configurazione forse riconducibile ai progetti di Gian Lorenzo Bernini per il palazzo del Louvre e al Castello di Vaux-le-Vicomte[2]. Dal cortile interno invece il corpo ellittico spicca tra le ali laterali, superandole in altezza.

Il modello dell'edificio va ricercato anche all'Oratorio dei Filippini di Borromini, richiamato anche nell'uso del laterizio a vista.[3] I mattoni perfettamente arrotati e stuccati con malta di polvere di cotto[4], diventano come materia plastica e modellabile Le decorazioni della facciata del piano nobile, anch'esse in cotto, presentano rimandi ad avventure e imprese dei Carignano, compresa la vittoria in Canada compiuta al fianco dei francesi nel 1667 contro i nativi Irochesi, con il reggimento Carignan-Salières. Il grande fregio decorativo presente sulla facciata principale recante la scritta QVI NACQVE VITTORIO EMANVELE II fu aggiunto nel 1884 da Carlo Ceppi, rispettando lo stile barocco a mattoni a vista.

Gli interni sono splendidamente affrescati e decorati a stucco. Alcuni affreschi sono di Stefano Legnani detto il Legnanino[5].

Nel corso dei lavori di ampliamento eseguiti tra il 1864 e il 1871 fu costruita la facciata posteriore, in stile eclettico, con pietra bianca e stucco rosa arricchita da fastose lesene e colonne, porticato al piano terra e sormontata da una balaustra sulla sommità rialzata al centro. Essa era la facciata interna del palazzo all'epoca in cui fu residenza sabauda. Affacciato sul giardino interno, che oggi è Piazza Carlo Alberto, il palazzo si raccordava tramite mura di cinta all'antistante struttura delle scuderie, oggi sede della Biblioteca Nazionale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Roberto Dinucci, Guida di Torino, p. 107
  2. ^ R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari 1999.
  3. ^ Roberto Dinucci, Guida di Torino, p. 108
  4. ^ Michela Rossi, Muro, paramento e faccia a vista, in "Costruire in laterizio", n. 54, 19996
  5. ^ Guerrini, 2011, 276-277.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandra Guerrini, Diverse e varie vie. Stuccatori dell'area dei laghi nel Palazzo Carignano, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia nell'arte, nella cultura, nell'economia, dalla metà del Quattrocento ad oggi, Arte&Storia, anno 11, numero 52, Editrice Ticino Management S. A., Lugano, ottobre 2011, 274-283.
  • Roberto Dinucci, Guida di Torino, Torino, Edizioni D'Aponte
  • Marziano Bernardi, Torino – Storia e arte, Torino, Ed. Fratelli Pozzo, 1975

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]