Villa della Regina

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Coordinate: 45°03′29.79″N 7°42′29.65″E / 45.058275°N 7.708236°E45.058275; 7.708236

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Villa della Regina di Torino
(EN) Residences of the Royal House of Savoy
Torino, Villa della regina - fronte.jpg
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

La Villa della Regina è una villa seicentesca situata sulla collina di Torino. Costruita per volere di Maurizio di Savoia - prima cardinale e poi, dal 1641, principe d'Oneglia - e passata poi a sua moglie Ludovica di Savoia. In seguito fu destinata a dimore delle sovrane sabaude, motivo del nome con cui è conosciuta attualmente. Fa parte del circuito delle Residenze sabaude in Piemonte e dal 1997, la Villa è iscritta alla Lista del Patrimonio dell'umanità come parte del sito seriale UNESCO Residenze Sabaude.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il cardinale Maurizio di Savoia, committente dell'edificio

Fu progettata intorno al 1615 dall'architetto romano Ascanio Vitozzi, il progettista del Palazzo Reale di Torino, che però morì nello stesso anno. La Villa, originariamente concepita come una sontuosa residenza di campagna con annessi vigneti, venne allora realizzata dagli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte (padre e figlio) su commissione del cardinale Maurizio di Savoia, secondogenito del duca Carlo Emanuele I nonché fratello del duca Vittorio Amedeo I. Il cardinale era un uomo di grande cultura che rinunciò successivamente alla porpora cardinalizia per vivere in questa villa con la nipote Ludovica Maria di Savoia la quale nel 1642, all'età di 13 anni (lui quarantanovenne), era diventata sua moglie. Da principio venne perciò chiamata Villa Ludovica e in un padiglione di essa il cardinale Maurizio era solito organizzare dotte riunioni di accademici, scienziati e intellettuali. Questo salotto, del quale fecero parte lo storico sabaudo Emanuele Tesauro e il futuro Papa Innocenzo X[1], era detto l'Accademia dei Solinghi e vi si discuteva di letteratura, scienza, filosofia e matematica. Maurizio di Savoia e sua moglie morirono entrambi proprio in questa villa, rispettivamente nel 1657 e nel 1692.

Il nome attuale del complesso deriva dal fatto che essa fu residenza delle regine sabaude nel corso del Settecento. Anna Maria di Orléans moglie di Vittorio Amedeo II, in particolare, la elesse a suo soggiorno prediletto, seguendovi l'educazione prima delle figlie Maria Adelaide e Maria Gabriella (future delfina di Francia e regina di Spagna), e poi dei figli Vittorio Amedeo Filippo, principe di Piemonte, e Carlo Emanuele, duca d'Aosta e futuro Carlo Emanuele III. La Villa, inoltre, era spesso utilizzata dalla corte durante il mese di settembre, quando vi si tratteneva alcune dopo la festa dell'8 settembre per la liberazione di Torino, prima di rientrare a fine mese alla Reggia di Venaria o al Castello del Valentino.

Durante l'occupazione francese, la Villa fu compresa nel patrimonio imperiale (lo stesso Napoleone vi risiedette nel 1805). Ciò ne permise il pieno riutilizzo alla Restaurazione.

Con il trasferimento di corte sabauda a seguito della donazione fatta dal re Vittorio Emanuele II nel 1868, il 4 luglio 1869 divenne la sede dell'Istituto Nazionale delle Figlie degli Ufficiali che combatterono durante le Guerre di indipendenza italiane. Da quell'anno cessò definitivamente di essere una proprietà privata della casa Reale.

Nel corso del regno di Umberto I diversi arredi furono trasferiti al Palazzo del Quirinale, tra cui la celebre libreria eseguita dall'ebanista Pietro Piffetti.

Colpita dai bombardamenti alleati durante il secondo conflitto mondiale, la Villa ha conosciuto in seguito un lungo degrado, durante il quale i suoi esterni furono ricoperti con accumuli di vegetazione infestante che arrivarono fino ad un volume di 400 000 metri cubi di piante[2].

A tale situazione si è posto rimedio a partire dal 1994, anno della presa in gestione da parte della Soprintendenza per i beni artistici e storici del Piemonte, con lavori di disinfestazione e restauro durati oltre dieci anni conclusisi con la riapertura del 2007.

Nel giardino è stata riportata in vita la vigna, così che nel 2008 è stato possibile eseguire la prima vendemmia di Freisa.

La Villa[modifica | modifica sorgente]

Disegno del 1711 raffigurante il complesso della Villa della Regina
Il Belvedere superiore

La Villa della Regina si trova sullo spartiacque tra la Val San Martino e la Val Salice, ai piedi del parco cittadino di Villa Genero. Raggiungibile in pochi minuti con la strada che dalla Chiesa della Gran Madre di Dio sale ad Est su per la collina (numerosi cartelli presenti), la Villa della Regina era visitabile sia all'esterno che all'interno nei fine settimana con prenotazione obbligatoria, dall'aprile 2011 invece apre con orari statali.

Esterni e giardino[modifica | modifica sorgente]

La struttura è tipicamente seicentesca con un celebre giardino all'italiana ad anfiteatro nel retro.

Una volta percorso il viale di accesso, si ha di fronte l'antistante piazza-terrazza ellittica (il cosiddetto Gran Rondeau), ovvero una doppia scala con fontana centrale di 20 m di diametro. Dentro la fontana trova posto una scultura in marmo del dio Nettuno seduto, mentre ai suoi bordi giacciono 11 statue di divinità fluviali. Lo scenografico Gran Rondeau permette di salire ad un piazzale di forma rettangolare che termina al fondo con uno scalone a tenaglia e una vasca centrata più piccola della precedente, detta Vasca della Sirena perché contiene una statua in marmo della Sirena.

Il corpo centrale della facciata principale del palazzo è in posizione leggermente avanzata rispetto ai due padiglioni laterali che lo affiancano. Il tetto della facciata centrale è coronato da una balaustra a forma di U con 6 grandi statue.

Dietro il palazzo si estende, scavato nella collina, un vasto giardino emiciclico su 3 livelli suddivisi da filari di siepi di bosso. Dal corpo centrale della facciata retrostante si sviluppa un'esedra semicircolare che racchiude una piccola vasca quadrilobata in marmo. L'ambiente dell'esedra è delimitato da un muro semicircolare su cui sono scavate 20 nicchie quasi tutte adorne di statue. Nel mezzo del muro che circoscrive l'esedra, in corrispondenza di due obelischi, si apre una scalinata che porta ad un'ulteriore vasca prospiciente la Grotta del Re Selvaggio. Questa non è nient'altro che un parallelepipedo di marmo diviso in tre parti e decorato al suo interno con specchiature e pietre policrome; al fondo della galleria mediana troneggia la statua del Re Selvaggio.

Superata la Grotta, la scalinata prosegue verso il culmine centrale dell'anfiteatro: si tratta del Belvedere superiore, alla cui base sorge la circolare Fontana del Mascherone. La fontana alimenta dall'alto la cosiddetta Cascatella della Naiade, in pratica una modesta cascata a gradini di pietra paralleli che affianca la scalinata e conduce l'acqua verso le fontane sottostanti tramite un sistema di canalizzazioni. Il Belvedere superiore domina invece dall'alto palazzo e giardino ed è la costruzione più elevata della Villa della Regina.

All'estremità Sud della Villa (a destra della facciata principale) sorge il già citato Padiglione dei Solinghi, una costruzione a due piani isolata e seminascosta dal bosco circostante.

L'acqua che alimenta dall'alto verso il basso il circuito delle vasche e fontane è attinta da varie sorgenti naturali nella collina circostante. A coronamento del giardino si estende un grande bosco.

Interni[modifica | modifica sorgente]

All'interno della residenza si trovano affreschi e quadri di Giovanni Battista Crosato, Daniel Seiter e Corrado Giaquinto, posti nel grande salone principale. Nelle sale adiacenti sono notevoli i quattro Gabinetti Cinesi in raffinato legno laccato e dorato. Gran parte degli stucchi, fra i quali le decorazioni dell'anticamera con soffitto verde e della sala di Anna Maria di Orléans, sono opera di Pietro Somazzi[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Maurizio Lupo, quotidiano la Stampa del 04/08/1992, cronaca Torino, p.33
  2. ^ Maurizio Lupo, quotidiano la Stampa del 31/01/2008, cronaca Torino, p.76
  3. ^ Bolandrini, 2011, 400.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • "Angela Griseri, Un inventario per l'esotismo. Villa della Regina 1755", Torino, Centro Studi Piemontesi, 1988
  • "Villa della regina, Il riflesso dell’Oriente nel Piemonte del Settecento", a cura di L. Caterina e C. Mossetti, Torino, Allemandi, 2005
  • "La Villa della Regina",a cura di C. Mossetti, Torino, Allemandi, 2007,
  • "Juvarra a Villa della Regina: le storie di Enea di Corrado Giaquinto", a cura di C. Mossetti e P. Traversi, Torino, Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici del Piemonte, 2008

Sulle decorazioni e l'arredo interno:

  • Giuseppe Dardanello, Stuccatori luganesi a Torino. Disegno e pratiche di bottega, gusto e carriere, in Ricerche di Storia dell'arte, 55, 1995, 53-76; Idem (a cura di), Sculture nel Piemonte del Settecento "Di differente e ben intesa bizzarria", Torino 2005, 29-30.
  • Beatrice Bolandrini, I Somasso e i Papa. Due dinastie di stuccatori a Torino nel Sei e nel Settecento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.


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