Paestum

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Coordinate: 40°25′12″N 15°00′20″E / 40.42°N 15.005556°E40.42; 15.005556

Paestum, nome latinizzato del termine Paistom con il quale venne definita dopo la sua conquista da parte dei Lucani, è un'antica città della Magna Grecia chiamata dai fondatori Poseidonia in onore di Poseidone, ma devotissima a Era e Atena. Si ritrova in età più recente come Pesto, nome mantenuto fino al 1926, quando venne ribattezzata nella versione attuale. L'estensione del suo abitato è ancora oggi ben riconoscibile, racchiuso dalle sue mura greche, così come modificate in epoca lucana e poi romana.

È localizzata nella regione Campania, in provincia di Salerno, come frazione del comune di Capaccio, a circa 30 chilometri a sud di Salerno (97 chilometri a sud di Napoli). È situata nella Piana del Sele, vicino al litorale, nel golfo di Salerno, al nord del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. La località è munita anche di un piccolo scalo ferroviario denominato per l'appunto Paestum, e di due piccole località adiacenti alla stazione denominate Paestum scalo e Lido di Paestum.

Nel 2013 scavi e museo di Paestum sono stati il ventiquattresimo sito statale italiano più visitato, con 242.218 visitatori e un introito lordo totale di 733.802,87 Euro[1].

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum e Velia, e la Certosa di Padula
(EN) Cilento and Vallo di Diano National Park with the Archeological sites of Paestum and Velia, and the Certosa di Padula
Visione aerea da mongolfiera dei templi di Era e Poseidone.JPG
Tipo Culturali
Criterio (iii) (iv)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1998 (come patrimonio)
1997 (come riserva)
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Paestum
Paestum muralla 12.JPG
Civiltà Greci, Lucani, Romani
Utilizzo Città
Epoca VII sec.a.C.-IX sec.d.C.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Provincia Salerno
Amministrazione
Visitabile si
sito web

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Vaso della civiltà del Gaudo

Il sito è stato abitato fin dall’epoca preistorica. Ad oriente della Basilica, nell’area prospiciente l'ingresso, si sono rinvenuti manufatti databili dall’età paleolitica fino all’età del bronzo; a sud di essa, verso Porta Giustizia, sono stati scoperti i resti di capanne, a testimonianza dell’esistenza di un abitato preistorico. Nell’area del Tempio di Cerere, e tra questo e Porta Aurea, si sono trovate attestazioni archeologiche che documentano uno stanziamento di età neolitica. In effetti sia la Basilica che il Tempio di Cerere si trovano su due lievi alture (probabilmente in epoca preistoria più accentuate), per cui si può immaginare che esse fossero occupate da due villaggi, separati da un piccolo torrente che scorreva dove oggi si trova il Foro[2]. Forse in epoca eneolitica le due alture furono abitate dalla popolazione di origine egeo-anatolica appartenente alla facies della Civiltà del Gaudo, che poi scelse come luogo privilegiato per le sue sepolture la località Gaudo, situata a 1,5 chilometri a nord di Paestum.

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Moneta incusa di Poseidonia (530-500 a.C.), con Poseidone e la sigla ΠΟΣ (=POS<eidonia>)

Non abbiamo notizie precise sulla fondazione della città, ma si potrebbe ipotizzare che essa sia stata fondata da una minoranza di Dori Sibariti, cacciati via dalla maggioranza achea. Dai dati archeologici contestuali, si può tentare una ricostruzione verosimile del quadro che portò alla nascita della città: verso la metà del VII secolo a.C., la città di Sibari iniziò a creare una serie di "sub-colonie" lungo la costa tirrenica, con funzioni commerciali: tra esse si annoverano Laos[3] ed uno scalo, il più settentrionale, presso la foce del Sele, dove venne fondato un santuario dedicato ad Hera, con valenza probabilmente emporica[4]. I Sibariti giunsero nella piana del Sele tramite vie interne che la collegavano al Mare Jonio. Grazie ad un intenso traffico commerciale che avveniva sia per mare - entrando in contatto con il mondo greco, etrusco e latino[5] - sia via terra - commerciando con le popolazioni locali della piana e con quelle italiche nelle vallate interne - nella seconda metà del VII secolo a.C. si sviluppò velocemente l'insediamento che poi dovette dar luogo a Poseidonia, sviluppo della città accelerato certamente anche da un preciso progetto di inurbamento. Una necropoli, scoperta nel 1969 subito al di fuori delle mura della città, contenente esclusivamente vasi greci di fattura corinzia, attesta che la polis doveva essere in vita già intorno all’anno 625 a.C.

Poseidonia: età greca[modifica | modifica wikitesto]

Il sacello sotterraneo, l'Heroon.
La cosiddetta "Tomba del Tuffatore", rarissimo esempio di sepoltura greca affrescata

Dal 560 a.C. al 440 a.C. si assiste al periodo di massimo splendore e ricchezza di Poseidonia. Tale apice fu dovuto a diversi fattori, alcuni dei quali si possono ravvisare, ad esempio, alla recessione della presenza e dell’influenza etrusca sulla riva destra del Sele nella prima metà del VI secolo a.C.[6]. Con l'allentarsi della presenza etrusca, si dovette creare un vuoto di potere ed economico nella zona a nord del Sele[7], vuoto di cui non poté non avvantaggiarsi ed approfittare Poseidonia. A tale evento devono aggiungersi altri due tragici accadimenti: la distruzione della città di Siris (=Policoro) sul Mar Jonio, da parte di Crotone, Sibari e Metaponto, con la conseguenza un predominio di Sibari in tutta la regione della Siritide, per cui dovettero intensificarsi i traffici interni tra Poseidonia e la Siritide; e la distruzione di Sibari stessa nel 510 a.C., ad opera di Crotone. L’esplosione di benessere e di ricchezza che si riscontra a Poseidonia, che coincide con quest'ultimo avvenimento, fa sospettare che buona parte dei Sibariti, fuggiti dalla città distrutta, dovettero trovare rifugio nella loro sub-colonia, portandovi le proprie ricchezze. Ascrivibile al medesimo periodo è la costruzione di un monumentale sacello sotterraneo: potrebbe trattarsi di un cenotafio dedicato ad Is, mitico fondatore di Sibari, eretto a Poseidonia dai profughi Sibariti. Nello stesso arco cronologico, a distanza di cinquant'anni l’uno dall’altro, vengono eretti anche la cosiddetta Basilica (550 a.C. circa), il Tempio "di Cerere" (500 a.C. circa) ed il Tempio "di Nettuno" (450 a.C.circa)

Paistom: età lucana[modifica | modifica wikitesto]

Affresco di una tomba lucana proveniente da Paestum.

In una data collocabile tra il 420 a.C. e 410 a.C., i Lucani presero il sopravvento nella città, mutandole nome in Paistom. A parte sporadici riferimenti nelle fonti, non si conoscono i particolari bellici della conquista lucana, probabilmente perché dovette trattarsi di una violenta conquista repentina. È un processo che è possibile riscontrare in altre località (ad esempio per la non distante Neapolis), dove vi fu una lenta, graduale, ma costante infiltrazione dell’elemento italico, dapprima richiamato dagli stessi Greci per i lavori più umili e servili, per poi divenir parte della compagine sociale mediante il commercio e la partecipazione alla vita cittadina, fino a prevalere e a sostituirsi nel potere politico della città. Sebbene letterati e poeti greci riportino il rimpianto dei Poseidoniati per la perduta libertà e per la decadenza della città, l'archeologia testimonia che il periodo di splendore proseguì ben oltre la "conquista" lucana, con la produzione di splendidi vasi dipinti (talora segnati da artisti di prim'ordine quali Assteas, Python, e il Maestro di Afrodite), con sepolture copiosamente affrescate e preziosi corredi tombali. Tale ricchezza doveva derivare in larga misura sia dalla fertilità della piana del Sele, sia dalla produzione stessa di oggetti di grande qualità, parte cospicua di quei commerci che proseguivano sull'onda di quelli che avevano caratterizzato il periodo precedente. Neanche il carattere greco della città scomparve del tutto, come attestano, oltre la produzione dei vasi dipinti, anche la costruzione del bouleterion e la monetazione, che preservò le sue prerogative elleniche. Piccola parentesi fu aperta nel 332 a.C., quando Alessandro il Molosso, re dell’Epiro - giunto in Italia su richiesta di Taranto in difesa contro Bruzi e Lucani - dopo aver riconquistato Eraclea, Thurii, Cosentia, giunse a Paistom. Qui si scontrò con i Lucani, sconfiggendoli e costringendoli a cedergli degli ostaggi. Ma il sogno del Molosso di conquistare l’Italia Meridionale ebbe breve durata: la parentesi si chiuse nel 331 a.C., con la sua morte in battaglia presso Pandosia. Paistom ritornò dunque sotto il dominio lucano.

Paestum: età romana[modifica | modifica wikitesto]

Struttura a pilastri con piscina, forse santuario della Fortuna Virile
L'anfiteatro

Nel 273 a.C. Roma sottrasse Paistom alla confederazione lucana, vi insediò una colonia, e cambiò il nome della città in Paestum. I rapporti tra Paestum e Roma furono sempre molto stretti: i pestani erano socii navales dei Romani, alleati che in caso di bisogno dovevano fornire navi e marinai. Le imbarcazioni che Paestum (e la non lontana Velia) fornirono ai Romani dovettero probabilmente avere un peso non irrilevante durante la Prima Guerra Punica. Nella Seconda Guerra Punica Paestum rimase fedele alleata di Roma: dopo la battaglia di Canne, Paestum addirittura offrì a Roma tutte le patere d’oro conservate nei suoi templi. La generosa offerta fu rifiutata dall'Urbe, che però non disdegnò, invece, le navi cariche di grano grazie alle quali i Romani assediati da Annibale entro le mura di Taranto poterono resistere. Come ricompensa della sua fedeltà, a Paestum fu permesso di battere moneta propria, in bronzo, fino ai tempi di Tiberio; tale conio si riconosce per la sigla "PSSC" (Paesti Signatum Senatus Consulto). Sotto il dominio romano vennero realizzate importante opere pubbliche, che mutano il volto dell'antica polis greca: il Foro - che va a sostituire l'enorme spazio dell'agorà e che riduce l’area del santuario meridionale - il cosiddetto "Tempio della Pace", probabilmente il Capitolium, il santuario della Fortuna Virile, l’anfiteatro. Anche l’edilizia privata rispecchia benessere di cui Paestum dovette godere in tale periodo, benché fossero state aperte due importanti arterie di comunicazione interne, la via Appia e la via Popilia: di fatto esse tagliavano Paestum fuori dalle grandi rotte commerciali, la via Appia collegando Roma direttamente all’Adriatico e di qui all’Oriente, la via Popilia attraversando la Magna Grecia lungo un percorso interno, lontano dalla città. La città conobbe un fenomeno di cristianizzazione relativamente prococe: infatti sono documentati martirii al tempo di Diocleziano. Nel 370 d.C. un pestàno, Gavinio, vi portò il corpo dell’apostolo San Matteo, poi trasferito a Capaccio Vecchio ed infine a Salerno.

Il tramonto[modifica | modifica wikitesto]

Il geografo Strabone testimonia che Paestum era resa insalubre da un fiume che scorreva poco distante e che si spandeva fino a creare una palude. Si tratta del Salso (identificato con Capodifiume), corso d'acqua che tuttora fluisce a ridosso delle mura meridionali, dove, in corrispondenza di Porta Giustizia, è scavalcato da un ponticello antico databile al IV secolo a.C. Progressivamente dovette iniziare ad impaludarsi l'area circostante la parte sud-occidentale dell'insediamento, in quanto il fiume non riusciva più a defluire normalmente, dato il progressivo insabbiamento della foce e del lido che doveva trovarsi non distante da Porta Marina. È possibile notare come i pestani cercassero di correre ai ripari e difendersi da questa calamità, innalzando i livelli delle strade, sopraelevando le soglie delle case, realizzando opere di canalizzazione a quote sempre maggiori. Caratteristica delle acque del Salso, ricordata da Strabone, era quella di pietrificare in breve tempo qualsiasi cosa, essendo ricchissime di calcare.

Capaccio, Santuario della Madonna del Granato

L’impaludamento della città fece sì che essa si contraesse progressivamente, ritirandosi man mano verso il punto più alto, intorno al Tempio di Cerere, lì dove è attestato l’ultimo nucleo abitativo. Tagliata fuori dalle direttive commerciali, insabbiatosi il suo porto, la vita dell'antica polis dovette ridursi ad un'esistenza di pura sussistenza. Con la crisi della religione pagana, poco lontano dal Tempio di Cerere sorse una basilica cristiana (chiesa dell’Annunziata), mentre pochi anni dopo lo stesso tempio venne trasformato in chiesa. Un interessante caso di sincretismo religioso si ha nell'iconografia della Vergine venerata nell'area pestana: uno dei simboli della Hera poseidoniate, la melagrana, emblema di fertilità e ricchezza, passò alla Madonna, che difatti prese l'epiteto di Madonna del Granato. Sebbene fosse divenuta sede vescovile almeno a partire dal V secolo d.C., nel VIII secolo o IX secolo d.C. Paestum venne definitivamente abbandonata dagli abitanti che si rifugiarono sui monti vicini: il nuovo insediamento prese nome dalle sorgenti del Salso, Caput Aquae, appunto, dal quale probabilmente deriva il toponimo Capaccio. Qui trovarono scampo dalla malaria e dalle incursioni saracene, portando con sé il culto di S. Maria del Granato, tuttora venerata nel santuario della Madonna del Granato. Nell'XI secolo Ruggero il Normanno avviò un'operazione di depredamento dei materiali dei templi di Paestum, mentre Roberto il Guiscardo fece spoliare gli edifici abbandonati della città per ricavarne marmi e sculture da impiegare nella costruzione del Duomo di Salerno.

Riscoperta e scavi[modifica | modifica wikitesto]

Paestum nel 1858, in un suggestivo disegno di W. S. Haseltine.
Cratere di Assteas (Napoli, Museo archeologico nazionale)

Con l’abbandono di Paestum, dell’antica città rimase solo un vago ricordo. In epoca rinascimentale diversi scrittori e poeti hanno citato Paestum, pur ignorandone l’esatta ubicazione, ponendola ad Agropoli o addirittura a Policastro; si trattava soprattutto di citazioni erudite di Virgilio, Ovidio e Properzio, che ricordavano la bellezza ed il profumo delle rose pestane che fiorivano due volte in un anno. Nel XVI secolo il sito, però, iniziò a conoscere una nuova fase di vita, con la formazione di un minuscolo centro imperniato sulla chiesa dell'Annunziata. Soltanto agli inizi del Settecento si cominciano a trovare accenni eruditi, in opere descrittive del Regno di Napoli, a tre "teatri" o "anfiteatri" posti a poca distanza dal fiume Sele. A seguito dell’apertura da parte di Carlo di Borbone dell’attuale SS18, che tranciò l'anfiteatro in due parti, si ebbe la definitiva riscoperta della città antica. Vennero così realizzati e pubblicati i primi rilievi dei templi, incisioni e stampe che ritraevano i templi ed i luoghi, disegni e schizzi degli ammirati visitatori che andavano via via aumentando. Celebri sono le splendide tavole del Piranesi (1778), del Paoli (1784), del Saint Non (1786). Lo storico dell'arte Winckelmann richiamò l’attenzione sui monumenti pestani, Goethe rappresentò suggestivamente l’incontro romantico con Paestum, con i suoi solenni e suggestivi ruderi, muti testimoni immersi nella desolazione della piana pestana. A tale diffuso interesse non seguirono però campagne di ricerche e di scavi, a causa del banco di calcare formatosi nel corso dei millenni per precipitazione dalle acque del Salso: coprendo ogni cosa, aveva convinto gli studiosi e gli archeologi che della città antica, oltre ai templi, non si fosse conservato nulla. Fu solamente agli inizi del Novecento che, riconoscendo nel banco una formazione recente, furono intrapresi i primi scavi: tra il 1907 e 1914 indagini interessarono l’area della "Basilica" spingendosi in direzione del Foro; tra il 1925 ed il 1938 si completarono gli scavi del Foro - con l'individuazione del cosiddetto "Tempio della Pace", del comitium, della via di Porta Marina, e dell'anfiteatro - e si intensificarono le ricerche intorno al Tempio di Cerere; venne dunque completato lo scavo delle mura, in parte restaurate con criteri discutibili, e vennero individuate le cosiddette Porta Marina e Porta Giustizia. Il 9 settembre 1943, Paestum fu interessata, insieme alla località definita Laura, dagli sbarchi delle forze alleate, a seguito dell'operazione Avalanche. Dopo la II Guerra Mondiale gli scavi sistematici della città ebbero forte impulso: negli anni cinquanta si approfondirono le indagini delle aree intorno ai templi, portando al recupero delle stipi votive della "Basilica" e del "Tempio di Nettuno"; il "Tempio di Cerere" venne liberato dalle superfatuazioni più tarde, secondo l'allora imperante concezione dell'archeologia volta a scoprire le fasi classiche a scapito di quelle successive. Nel 1954 si scoprì il sacello sotterraneo. Più recente fu l'individuazione delle insulae ad ovest della Via Sacra, consentendo di comprendere alcuni elementi dell’abitato della città antica, del suo impianto urbanistico e del suo sviluppo edilizio. Tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta, vennero scavate sistematicamente le numerose e ricchissime necropoli di Paestum, permettendo il recupero non solo di opere straordinarie e pressoché uniche, come la Tomba del Tuffatore, ma anche dei ricchi corredi funerari con le splendide ceramiche di produzione locale, opera di artisti rinomati come Assteas, Python ed il cosiddetto Pittore di Afrodite.

Paestum nel Grand Tour[modifica | modifica wikitesto]

Paestum in un dipinto nel 1898. In primo piano, le bufale, unici animali a resistere alla malaria

La riscoperta di Paestum, di cui era rimasto solo un vago ricordo, si deve alla costruzione della strada (attuale SS18), voluta da Carlo di Borbone nel 1762, che tuttora passa per il sito archeologico e che divide in due l'anfiteatro. Divenne ben presto celebre: una spedizione nella piana acquitrinosa del Sele era infatti una tappa obbligata del Grand Tour.

(DE)
« Endlich, ungewiss, ob wir durch Felsen oder Trümmer führen, konnten wir einige große länglich-viereckige Massen, die wir in der Ferne schon bemerkt hatten, als überbliebene Tempel und Denkmale einer ehemals so prächtigen Stadt unterscheiden. »
(IT)
« Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica. »
(Goethe, Viaggio in Italia, 23 marzo 1787)

Area archeologica[modifica | modifica wikitesto]

La cinta muraria[modifica | modifica wikitesto]

Pianta di Paestum del 1732, realizzata prima dell'apertura da parte di Carlo di Borbone della strada, attuale SS18, che tuttora la attraversa. La pianta della città, ben riconoscibile in tutti i suoi elementi, risulta tuttavia molto imprecisa e approssimativa.

Paestum è circondata da una cinta muraria quasi totalmente conservata, con un perimetro poligonale che si sviluppa per circa 4,75 km, seguendo l'andamento del banco di travertino sul quale sorge la città. È costituita da una muratura a doppia cortina di grandi blocchi squadrati, riempita al centro con terra ed intervallata da 28 torri a pianta quadrata e circolare, di cui quasi tutte sono distrutte o ridotte a ruderi.

In corrispondenza dei punti cardinali si aprono le quattro porte principali d'accesso; vi sono inoltre una serie di ben 47 aperture minori, chiamate posterulae, funzionali sia all'accesso in città sia all'organizzazione della difesa.

La Porta Sirena, così chiamata da un animale fantastico scolpito con funzioni apotropaiche all'esterno di essa, si trova sul lato est.

Sul lato sud si apre invece Porta Giustizia, con un ampio vestibolo d'accesso, difesa ai lati da due torri, una circolare, una quadrata.

L'ingresso ad ovest, quello che affaccia verso il mare, avveniva attraverso presso Porta Marina, dotata anch'essa di un ampio vestibolo lastricato e difesa ai lati da due torri, una circolare ed una quadrata.

Poco resta invece della Porta Aurea, a nord della città, demolita agli inizi dell'ottocento[8].

Via Sacra e quartieri di abitazione[modifica | modifica wikitesto]

La VIA SACRA, strada delle processioni religiose, è stata rimessa in luce nel 1907, è larga 9 metri, lastricata da grossi blocchi di calcare che conservano il solco lasciato dal passaggio delle ruote dei carri e munita di marciapiedi sopraelevati; il suo lastricato è romano, ma il tracciato risale all’età greca; sulla sinistra si estende un vasto quartiere di abitazione della città, parzialmente scavato con grandi case signorili

sovrapposte a più antiche costruzioni.

Il Foro[modifica | modifica wikitesto]

L’area del FORO è una piazza rettangolare sistemata dopo l’insediamento della colonia latina in un settore dell’agorà della città greca, era fiancheggiato da vari edifici pubblici e religiosi e botteghe e cinto su tre lati almeno da un porticato su un piano leggermente rialzato.

Sul lato meridionale si nota un edificio quadrato e absidato, sorto su una precedente costruzione greca, forse una stoà. Della fase di età imperiale si conservano tra l’altro quattro basi marmoree di colonne poste intorno ad un ottagono, per cui si tratta del macellum. Segue un edificio rettangolare comunicante con il precedente che presenta alle pareti semicolonne e un’esedra, probabilmente si tratta della curia. Sotto il suo muro meridionale sono i resti di un tempio italico di età romana repubblicana. Un’altra sala rettangolare rappresenta i resti delle Terme , parzialmente scavate e ricostruite; una piccola costruzione con tre podi sul muro di fondo invece era probabilmente il Larario cittadino.

Sul lato nord del Foro si trova il Tempio Italico, progettato attorno al 273 a.C. e compiuto con modificazioni non molto dopo, probabilmente doveva essere il Capitolium della città; esso sorge su un alto podio, preceduto da un’ampia gradinata, davanti alla quale è un semplice altare rettangolare, aveva 6 colonne sulla fronte, e 8 sui lati lunghi. Sul alto orientale del tempio è un edificio a gradinate in cui si riconosce il Comitium la cui area centrale è accessibile attraverso corridoi a volta sia dal Foro, dove la facciata fungeva da suggestum (podio per gli oratori), sia da oriente.

Ancora ad est, si trova una piccola costruzione greca, rettangolare, di perfetta muratura, probabilmente l’Aerarium, o tesoro della città. Dietro sorge l’Anfiteatro Romano, esternamente in laterizio, tagliato in due da un tratto della vecchia statale 18.

I templi[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio di Atena a Paestum (detto "tempio di Cerere")

Miracolosamente giunti in ottime condizioni, tanto da essere considerati esempi unici dell'architettura magno-greca, sono i tre templi di ordine dorico edificati nelle due aree santuariali urbane di Paestum, dedicate rispettivamente ad Hera e ad Athena.

Tempio di Hera I[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tempio di Era (detto Basilica di Paestum).

La cosiddetta "Basilica" è in realtà un tempio dedicato ad Hera. Edificato nel 540 a.C. circa, deve all'arcaicità delle sue forme il fraintendimento della propria funzione: una delle peculiarità strutturali più evidenti è nel fronte enneastilo (di 9 colonne), con una colonna in asse, mentre in età più recente il numero di colonne frontali sarà sempre pari.

Tempio di Hera II[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tempio di Era (o di Nettuno, di Paestum).

Il cosiddetto "Tempio di Nettuno" era in realtà dedicato ad Hera. Costruito in arenaria intorno al 460 a.C., costituisce il più grande tra i templi di Paestum. L'edificio mostra le forme mature dell'ordine dorino classico, simile in questo al Tempio di Zeus di Olimpia.

Tempio di Atena[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tempio di Athena (Paestum).

Il Tempio di Athena, edificato intorno al 500 a.C., era in precedenza noto come Tempio di Cerere. È il più piccolo tra gli edifici templari, con colonne doriche nel peristilio e ioniche nella cella.

Le aree pubbliche[modifica | modifica wikitesto]

Tempio Italico[modifica | modifica wikitesto]

Piscina[modifica | modifica wikitesto]

Anfiteatro[modifica | modifica wikitesto]

Agorà[modifica | modifica wikitesto]

Bouleuterion[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario di Hera alla foce del Sele[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Heraion alla foce del Sele.

Il santuario posto in prossimità della foce del Sele è un antichissimo luogo di culto extramurario dedicato alla dea Hera, che la tradizione mitica vuole fondato dagli Argonauti. Aveva molto probabilmente funzioni emporiche.

Necropoli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Necropoli del Gaudo.

Numerose necropoli costellano l'area esterna alle mura. Una delle più grandi, a circa un chilometro dal sito archeologico, è la necropoli del Gaudo. Estesa per circa 2000 m², presenta una serie di caratteristiche proprie tale da essere attribuita ad una facies culturale a sé stante, definita appunto cultura del Gaudo. La necropoli fu scoperta casualmente nel corso dell'operazione Avalanche dell'US Army, durante i lavori per la realizzazione di una pista di atterraggio.

Museo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo archeologico nazionale di Paestum e Tomba del Tuffatore.

Il museo raccoglie un'importante collezione di reperti rinvenuti nelle aree che circoscrivono Paestum, in primo luogo i corredi funebri provenienti dalle necropoli greche e lucane. Innumerevoli sono i vasi, le armi e le lastre tombali affrescate.

Le più celebri provengono dalla cosiddetta Tomba del Tuffatore (480-470 a.C.), esempio unico di pittura greca di età classica e della Magna Grecia, con una raffigurazione simbolica interpretata come la transizione dalla vita al regno dei morti.

Notevole, per importanza, risulta anche la serie di tombe affrescate, risalenti al periodo lucano della città.

Nel museo sono inoltre esposti i cicli metopali provenienti dall'Heraion del Sele.

Il litorale[modifica | modifica wikitesto]

Torre di Paestum, ad un chilometro dagli scavi, una delle tante per il controllo del litorale tirrenico.

Paestum è anche località balneare, dotata di una spiaggia sabbiosa lunga 12 chilometri e costeggiata da una pineta affacciata sul mar Tirreno.

Come raggiungere Paestum[modifica | modifica wikitesto]

L'accesso all'area è in Via Magna Grecia 151, a Capaccio.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Lungo la tratta regionale Napoli-Sapri, scendere alla fermata Paestum.

Autostrade[modifica | modifica wikitesto]

Paestum è raggiungibile tramite l'autostrada A3, uscendo a Battipaglia o a Eboli e percorrendo la SS18 oppure la SP430.

Aeroporto[modifica | modifica wikitesto]

Aereo Aeroporto di Napoli-Capodichino. Aeroporto di Salerno-Pontecagnano

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei
  2. ^ Il greto di un torrente è stato riconosciuto in profondità in alcuni saggi di scavo
  3. ^ Marcellina, dopo Scalea
  4. ^ Non sub-colonie, ma fortemente influenzate da Sibari furono invece Palinuro-Molpe e Pyxous/Pixunte-Sirino
  5. ^ Va ricordato che la costa tirrena era frequentata sin dall’epoca micenea costituendo tappa fondamentale nella rotta marina verso l’Etruria.
  6. ^ Non si può non menzionare la grande battaglia tra Greci ed Etruschi a Cuma, nel 524 a.C., dove gli Etruschi furono duramente sconfitti
  7. ^ Vi sorgeva un grosso centro etrusco, Amina, indentificato da alcuni studiosi in Pontecagnano o Fratte.
  8. ^ Cipriani, op. cit., p. 4

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Paestum, Città e territorio nelle colonie greche d'Occidente, 1, Istituto per la Storia e l'Archeologia della Magna Grecia, Napoli 1987.
  • A.M. Ardovino, I culti di Paestum antica e del suo territorio, Salerno, 1986.
  • R. Cantilena, Il gruzzolo di denari da Paestum. Un rinvenimento di età augustea, Roma, Istituto Italiano di Numismatica, 2000.
  • R. Cantilena et al., Monete da Paestum (I-IV d.C.), Annali vol. 50, Roma, Istituto Italiano di Numismatica, 2003, pp. 25-156.
  • F. Carbone, Le monete di Paestum tra I sec. a.C. e I sec. d.C. Analisi dei conî, Milano, Società Numismatica Italiana, 2014.
  • M. Cipriani, Paestum: i templi e il museo, Firenze, Casa Editrice Bonechi, 2010.
  • M. Cipriani in E. Greco (a cura di), Poseidonia, Gli Achei e l'identità etnica degli Achei d'Occidente, Tekmeria vol. 3, Paestum 2002, pp.363-389.
  • E. Greco, Paestum: scavi, studi, ricerche: bilancio di un decennio (1988-1998), a cura di F. Longo, Paestum, Pandemos, 2000.
  • E. Greco, Paestum, Roma, Vision, 1985.
  • E. Greco, Ricerche sulla chora poseidoniate. Il paesaggio agrario dalla fondazione della città alla fine del sec. IV a.C., in Dial. di Archeologia, 1 (1979), pp. 7-26.
  • M. Mello, Paestum Romana, Ricerche storiche, Roma, 1974.
  • M. Napoli, Paestum, Novara, 1970.
  • A. Pontrandolfo e A. Rouveret, Le Tombe dipinte a Paestum, Modena 1992.
  • A. Pontrandolfo, Segni di trasformazioni sociali a Poseidonia tra la fine del V e gli inizi del III a.C., in Dial. di Archeologia, 2 (1979), pp. 27-50.
  • Poseidonia-Paestum, Atti del XXVII Convegno di Studi sulla Magna Grecia, (Taranto 1987), Napoli 1992.
  • Poseidonia-Paestum I - la "Curia" (E.Greco - D. Theodorescu edd.), Collection de l'Ecole Francaisede Rome, Roma 1980.
  • Poseidonia-Paestum II - l'"Agora" (E.Greco - D. Theodorescu edd.), Collection de l'Ecole Francaisede Rome, Roma 1983.
  • Poseidonia-Paestum III - Forum Nord (E.Greco - D. Theodorescu edd.), Collection de l'Ecole Francaisede Rome, Roma 1987.
  • Poseidonia-Paestum IV - Forum ovest-sud-est (E.Greco - D. Theodorescu edd.), Collection de l'Ecole Francaisede Rome, Roma 1999.
  • Poseidonia, in Bibliografia Topografia della Colonizzazione Greca in Italia e nelle Isole Tirreniche,vol. XIV, Pisa - Roma - Napoli 1996, pp. 301-395.
  • M. Torelli, Paestum romana, in Poseidonia-Paestum, Atti del Ventisettesimo Conv. di Studio sulla Magna Grecia, cit., pp. 33-115.
  • M. Torelli in M. Cipriani (a cura di), Paestum Romanai, Paestum, 1999.
  • P. Zancani Montuoro - U. Zanotti Bianco, Heraion I, Roma 1951.
  • P. Zancani Montuoro - U. Zanotti Bianco, Heraion II, Roma 1954.

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