Trullo

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Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Trulli di Alberobello
(EN) Alberobello's Trulli
Trulli Alberobello11 apr06.jpg
Tipo Culturali
Criterio C (iii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1996
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

I trulli (dal greco tardo τρούλος trúlos, greco antico τροῦλλος trûllos, "cupola") sono antiche costruzioni in pietra a secco, coniche, di origini protostoriche tipiche ed esclusive della Puglia centro-meridionale. Nonostante nelle zone di sviluppo dei trulli si rinvengano reperti archeologici di epoca preistorica, o fondazioni di capanne in pietra risalenti all'età del bronzo, non esistono trulli particolarmente antichi: questo sarebbe giustificato dal fatto secondo cui piuttosto che provvedere alla riparazione dello stesso in caso di dissesto, si preferiva abbatterlo e ricostruirlo per motivi economici, riutilizzandone il materiale.

I trulli più antichi di cui ci resti traccia oggigiorno sono stati costruiti nel XVI secolo a ridosso dell'altopiano pugliese della Murgia.

I Trulli di Alberobello sono stati dichiarati Patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Modello che evidenzia struttura e tecnica costruttiva di un trullo di Alberobello, con muratura ad intercapedine
Nell'immagine si noti la sovrapposizione delle lastre di pietra grezza, le cosiddette chiancarelle, che costituiscono il tegumento esterno della cupola garantendone, per le modalità di posa in opera, l'impermeabilizzazione
Cupole di trulli: si intravede sulla destra parte della scaletta ricavata nel paramento esterno per consentire l'accesso alla sommità al fine di facilitare le operazioni di manutenzione

I Trulli possono essere annoverati tra gli esempi ancestrali di prototipo delle costruzioni modulari che nel XX secolo, con l'affermazione dell'architettura razionalista, avrebbero avuto il loro exploit. Essi possono essere composti da un vano semplice (modulo unitario), oppure dall'accostamento di più ambienti (moduli), che in genere vengono aggiunti per gemmazione attorno al vano centrale.

L'unità costruttiva modulare del trullo presenta una pianta di forma approssimativamente circolare, sul cui perimetro si imposta la muratura a secco di spessore molto elevato. Questa soluzione, da un lato restringe enormemente gli spazi interni, ma dall'altro, unita alla quasi totale assenza di aperture ad esclusione della porta d'ingresso e, raramente, di un piccolissimo foro in alto dotato di finestrino per garantire un minimo ricambio di aria all'interno, ne fa un interessantissimo esempio "ante-litteram" di bioedilizia passiva. Il grande spessore delle murature, unito al ridottissimo numero e dimensionamento delle aperture (spesso solo la porta di ingresso e al massimo il piccolissimo finestrino quadrato che fa da sfiato ai ridottissimi gabinetto ricavati all'interno per esigenze igieniche nel secondo dopoguerra) ne assicura un'elevatissima inerzia termica, il che garantisce una buona conservazione del calore all'interno durante l'inverno e le giornate più fredde,così come in estate conserva il fresco che le murature stesse hanno accumulato durante la stagione fredda e che cederanno a poco a poco fino alla seconda metà del mese di agosto[senza fonte], quando, per effetto dell'inversione termica, si verifica una sensazione di maggior calore all'interno che non all'esterno.

Le murature portanti, edificate così come descritto, vengono completate da una pseudo-cupola che ne costituisce la copertura. Questa consiste in una struttura autoportante – nel senso che non necessita di centinatura – costituita da una serie concentrica di lastre orizzontali disposte a gradini rientranti sempre più, man mano che si va verso l'alto, in cui ogni giro completo è staticamente in equilibrio con quelli inferiori. Questo strato interno di lastre calcaree di maggiore spessore, dette chianche, è completato da quello esterno, costituente il vero e proprio tetto, in lastre più sottili, dette chiancarelle, terminante in una chiave di volta frequentemente scolpita con elementi lapidei decorativi a carattere esoterico, spirituale o scaramantico, sporgenti al vertice del conoide di copertura.

Collocazione geografica[modifica | modifica wikitesto]

il borgo originario di Villa Castelli
Trullo e terrazzamenti nelle campagne di Ceglie Messapica
Un trullo della Murgia nord-occidentale
Trulli a Villa Castelli
Pajara o trullo salentino presso Lizzano

L'altopiano della Murgia, per la sua stessa natura geolitologica a matrice essenzialmente calcarea, ha fornito la possibilità agli abili costruttori delle epoche più remote di progettare e tramandare fino ai nostri giorni queste costruzioni.

Il territorio in cui più importante è la presenza dei trulli si identifica geograficamente con la Valle d'Itria, dove sono chiamati casiedde (dal latino casella, piccola casupola, capanna). Qui la città di Alberobello (provincia di Bari), avendo un intero quartiere, coincidente con il centro storico cittadino, edificato integralmente con queste costruzioni, rappresenta a tutti gli effetti la "capitale dei trulli". Sino agli anni cinquanta del XX secolo, anche il comune di Villa Castelli (provincia di Brindisi) era costituito prevalentemente da trulli di cui oggi restano pochi esemplari. Altre aree in cui particolarmente diffuso è questo tipo di costruzione sono le zone rurali e/o periferiche delle cittadine limitrofe Locorotondo, Castellana Grotte, Conversano, Noci, Putignano, Turi, Bitonto e Monopoli e lo stesso agro del comune di Bari in provincia di Bari, Martina Franca, Mottola, Crispiano, Montemesola, Grottaglie in provincia di Taranto; Cisternino, Villa Castelli, Ostuni, Fasano, Selva di Fasano, Ceglie Messapica e Francavilla Fontana[1] in provincia di Brindisi, che costituiscono la cosiddetta "Murgia dei trulli", ossia un territorio omogeneo per la diffusione dei trulli, la popolazione sparsa nelle campagne e la polverizzazione fondiaria. Nelle campagne circostanti a questi centri urbani negli ultimi decenni del XX secolo si è ampiamente diffusa la cultura del recupero e riuso dei manufatti antichi che connotano tale area, tanto da renderli appetibili ad un turismo stanziale ad alto livello che ha portato investitori stranieri, per lo più inglesi ad acquistare tenute di dimensioni considerevoli e spesso a trasferirvisi anche per diversi mesi all'anno.

Costruzioni simili sono presenti anche nella zona costiera dell'altopiano della Murgia pugliese, a partire dai territori di Monopoli e Polignano a Mare fino all'incirca a Barletta - rimanendo lungo la costa - e fino ad addentrarsi nell'entroterra dei Comuni della Murgia nord-occidentale (Bari); tali costruzioni più vicine al mare e utilizzate per altri scopi, presentano evidenti particolari architettonici differenti da quelli dei trulli propriamente detti, primo fra tutti la tipologia costruttiva della volta che è centinata e non più costituita dal conoide autoportante caratteristico del trullo.

Anche nel nord barese, nella Murgia nord-occidentale, si rinvengono numerose costruzioni a trullo. Queste venivano soprattutto utilizzate dai pastori, come ricoveri temporanei, e dagli agricoltori come depositi di attrezzi oltre che come riparo da improvvisi eventi meteorici. Alcuni sono di fattura molto pregiata e non si esclude che in talune epoche possano aver rivestito ruoli importanti nella difesa del territorio dalle incursioni saracene, altri invece molto più semplici.

La seconda area dei trulli in Puglia è però costituita dalla provincia di Taranto meridionale e in particolare dai comuni di Maruggio, Torricella e parte di quelli di Lizzano, Manduria, Sava e Avetrana dove i trulli vengono chiamati tròdduri, truddi e, per le strutture multiple, è usato il termine paritàru. Nella stessa area inoltre vi è la presenza di altre strutture a secco, chiamate pajare, costituite da una struttura in pietre a secco e un tetto fatto di fasci di sparto, che ne conferivano un aspetto quasi simile ai cottage irlandesi. Queste strutture sono tuttavia quasi del tutto scomparse. Anche il Salento (specie meridionale) costituisce un'area dei trulli rilevante. Qui le strutture vengono dette pajare, da non confondere con le strutture omonime del tarantino meridionale.

Per la costruzione della tipica struttura pugliese venivano utilizzate pietre calcaree del posto, il cui utilizzo ne implicava la rimozione dai campi, laddove impedivano la coltivazione. A ciò si deve l'esistenza di numerose tipologie costruttive, le quali dipendendo molto dal tipo di pietra rinvenuta (a chianca, tondeggiante, più o meno facilmente lavorabile, ecc.), variano anche nel raggio di pochi chilometri.

Utilizzo del trullo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di S. Antonio ad Alberobello, costruita nel XX secolo da uno degli ultimi mastri trullari ancora attivi nella cittadina. È definita "a trullo", perché ottenuta dalla sovrapposizione e dalla congiunzione delle strutture architettoniche proprie del trullo. Il frontespizio è coronato da tre quinte, abbellito da un rosone e da due finestre a tutto sesto come la porta d'ingresso. La cupola è "a trullo" (19,80 m); al di sopra un lucernario si eleva per altri 3,20 m. Il campanile è sormontato da un cupolino (18,90 m). L'interno è a croce greca.

Il Trullo nasce come una tipica costruzione contadina in cui, a prescindere dalle diverse teorie sulle motivazioni storiche che hanno portato alla sua diffusione in questa particolare area che è la Valle d'Itria, il cozzaro (ovvero colui che coltivava la terra del padrone) poteva avere un giaciglio dove dormire e tenere gli attrezzi del campo. I lettini (generalmente semplici pagliericci poggiati sul pavimento) dei bambini erano collocati in alcove ricavate in nicchie, generate per gemmazione dalla muratura del trullo principale e separate da questo tramite tende, che sopperivano, dati gli spazi angusti, alla funzione delle porte.

Dal punto di vista dell'utilizzo degli spazi interni, il trullo è nato con un solo piano abitabile, quello terreno (l'unica eccezione di un trullo a due piani è il così denominato Trullo Sovrano, presumibilmente edificato nell'Ottocento a scopo di promozione turistica). Tuttavia, per un migliore utilizzo degli angusti spazi, man mano che le famiglie crescevano spesso si ricorreva alla soppalcatura di uno o più vani allo scopo di allocarvi i giacigli per i figli oppure di adibirli a ripostigli celati allo sguardo dei visitatori occasionali.

Interno di un trullo restaurato, con travi a vista prive di funzione strutturale

Alcune travi di legno, disposte trasversalmente in alto e tuttora visibili in alcuni trulli, non hanno mai avuto funzioni strutturali ma hanno assolto piuttosto la funzione di appendere vivande, provviste, stoviglie, attrezzi, in modo tale da tenerli ben sollevati da terra,[senza fonte] soprattutto quando il pavimento era ancora in terra battuta[senza fonte] e veniva spesso condiviso, con grande promiscuità, da persone e animali domestici[senza fonte].

Lo spazio davvero ristretto e la poca luce proveniente da quella che spesso era l'unica apertura, l'uscio dell'ingresso, ha determinato l'adozione praticamente generalizzata di un accorgimento elementare ma efficace per dare agli ambienti profondità e luminosità allo stesso tempo: l'utilizzo di mobili dotati di almeno uno specchio (a tutt'altezza o come specchiere su credenze), collocati esattamente in posizione frontale all'entrata di ciascun trullo.

Retro del Trullo sovrano, l'unico costruito a due piani

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Clavica, Jurlaro, p.32.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Angelo Ambrosi, Raffaele Panella, Giuseppe Radicchio. Storia e Destino dei Trulli di Alberobello - Prontuario per il restauro. Schena Editore, 1997. ISBN 8875149836
  • Carla Speciale Giorgi, Paolo Speciale. La Cultura del Trullo - Antologia di scritti letterari e scientifici sui trulli. Schena Editore, 1989. ISBN 8875143188
  • Fulgenzio Clavica e Rosario Jurlaro (a cura di), Francavilla Fontana, Milano, Mondadori Electa, 2007. ISBN 978-88-370-4736-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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