Menhir

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Villa Sant'Antonio - Oristano menhir di Monte Corru Tundu.

I menhir (dal bretone men e hir "lunga pietra") sono dei megaliti (dal greco "grande pietra") monolitici (da non confondere con i dolmen, polilitici e solitamente assemblati a portale), eretti solitamente durante il Neolitico, che potevano raggiungere anche più di venti metri di altezza, come ad esempio il Grand Menhir rotto di Locmariaquer (nel Morbihan in Bretagna). Potevano essere eretti singolarmente o in gruppi, e con dimensioni che possono considerevolmente variare, anche se la loro forma è generalmente squadrata, alcune volte assottigliandosi verso la cima. I menhir sono ampiamente distribuiti in Europa, Africa ed Asia, ma sono più numerosi nell'Europa Occidentale, in particolare in Bretagna e nelle isole britanniche.

Sono stati eretti in molti periodi differenti, nel corso della preistoria, ed erano creati nel contesto della cosiddetta cultura megalitica che fiorì in Europa e dintorni.

Italia[modifica | modifica sorgente]

Sardegna[modifica | modifica sorgente]

Goni - Cagliari Pranu Muttedu
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sardegna prenuragica e Betile.

In Sardegna prendono il nome di perdas fittas o pedras fittas, pietre conficcate". Presenti in varie zone dell'isola, i monoliti a volte non presentano incisioni e sono completamente lisci con chiara simbologia fallica, altri invece recano scolpito il simbolo femminile di fecondità, le mammelle, segni inequivocabili della Dea Madre.

A Laconi, in provincia di Oristano, sono stati rinvenuti nelle campagne circostanti, oltre 100 menhir sia di tipo protoantropomorfo, cioè a faccia prospettica piana, che antropomorfo, ossia con brevi stacchi somatici. Sono inoltre state ritrovate statue-menhir, o statue-stele, anch'esse caratterizzate dalla presenza di rilievi anatomici e tratteggi del viso più o meno stilizzati. Sempre a Laconi, nel Museo della Statuaria Preistorica in Sardegna, ospitato negli spazi di Palazzo Aymerich, sono presenti decine di menhir ritrovati, oltre che nel suo territorio, in tutto il Sarcidano e in altri centri vicini.

A Villa Sant'Antonio, provincia di Oristano, si trova un'alta concentrazione di rari menhir protoantropomorfi e antropomorfi, tanto che l'area è stata soprannominata Valle dei menhir. I megaliti furono realizzati tra il 3300 ed il 2500 a.C., durante l'epoca caratterizzata dalla Cultura di Ozieri. In questa località si trova un menhir alto 5 metri e 75 cm (probabilmente il più alto d'Italia). A Goni, nella provincia di Cagliari, nel complesso archeologico di Pranu Muttedu, si trovano menhir allineati in lunghe file che fanno parte di un'area molto ricca di monumenti megalitici del Neolitico, comprese diverse domus de janas, le "case delle fate".

A Sant'Antioco, nella provincia di Cagliari, oltre ai più conosciuti quali Su Para e Sa Mongia (il frate e la suora), è possibile osservare, negli agglomerati urbanistici preistorici, parecchi menhir di genere maschile, di forma fallica, con sezione a pilastro, ed altri, femminili, con sezione piano-convessa o concavo convessa. Quattro menhir si trovano tra i comuni di Tortolì e Barisardo, tra i quali uno è stato distrutto da dei vandali sul finire degli anni novanta.

Puglia[modifica | modifica sorgente]

Uno dei tanti menhir di Giurdignano
Menhir di Canne
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monumenti megalitici della provincia di Lecce.

I menhir, insieme ai dolmen ed alle specchie (nati come fari neolitici utilizzati durante le battute di caccia e che si sono evolute in veri e propri sistemi di comunicazione), si trovano anche in Puglia, ed in particolare nel Salento. In provincia di Lecce, sono disseminati dappertutto. Ogni centro possiede almeno un menhir. Nel comune di Giurdignano, nei pressi di Otranto, se ne contano addirittura più di 15 esemplari. A Martano, in provincia di Lecce, si ha la presenza di uno dei più alti menhir d'Italia, il "menhir de Santu Totaru", che raggiunge i 4,70 metri d'altezza.

I menhir del Salento furono, nel medioevo, cristianizzati incidendo sulla pietra delle croci. Ancora oggi in alcuni paesi vi è l'usanza, la Domenica delle Palme, di fare delle processioni che terminano nelle vicinanze dei menhir dove vengono benedetti i ramoscelli di olivo.

A Modugno, in provincia di Bari ne sono presenti almeno due esemplari riconosciuti, tra cui vi è uno detto "Il Monaco" (presente sulla strada tra Modugno e Bitonto) per la sua presunta somiglianza a un uomo imponente e isolato.

A Terlizzi, in provincia di Bari, sono presenti almeno tre menhir allineati, il più conosciuto è il menhir della Via Appia (per informazioni webcommunityterlizzi.org).

Liguria[modifica | modifica sorgente]

non si sa se erano idoli o monumenti funerari.

Piemonte[modifica | modifica sorgente]

Il menhir di Lugnacco
I menhir di Cavaglià

A Cavaglià, in provincia di Biella sono presenti undici menhir disposti in maniera circolare a formare il cosiddetto "Cromlech". La Sovrintendenza di Torino li ha datati al 4.000/5.000 a.C. grazie al ritrovamento di calcare nelle coppelle dei megaliti stessi. Pertanto il Cromlech di Cavaglià, risulta essere il parco archeologico più ampio della regione.

A Lugnacco in provincia di Torino si trova un monolite di gneiss (lungo 3,85 metri, per una circonferenza di base pari a 1,20 metri ed un peso di circa 1,8 tonnellate) che è stato recentemente inflitto verticalmente nel terreno di fronte al cimitero, in quella che fu verosimilmente la sua collocazione originaria. Questo menhir ha due gemelli, quello di Mazzè e quello di Chivasso.

A Chivasso nella centrale Piazza d'Armi è conservato un menhir chiuso all'interno di una teca di cristallo. Molto simile a quello di Lugnacco è alto 4 metri e ha una coppella laterale. Purtroppo la collocazione originale è sconosciuta.

Anche a Mazzè si trova un menhir molto simile ai precedenti. Una copia esatta è anche visibile al museo delle antichità di Torino.

A Paroldo, in provincia di Cuneo è conservato un menhir, anche in questo caso conservato in modo un po' grossolano, infatti è stato infisso in un basamento di cemento. Si trova sulla strada che conduce alla chiesa del paese.

Tra i più grandi ritrovamenti megalitici in terra piemontese è certamente da ricordare l'area di Briaglia, in provincia di Cuneo. Nel 1970, l'archeologo Janigro d'Aquino iniziava una serie di scavi presso il paesino trovando una grande quantità di menhir, pietre scritte e anche un tumulo sotterraneo. Purtroppo a partire dagli anni ottanta il sito è stato soggetto incuria e gran parte dei materiali sono stati utilizzati come materiale edile o scomparsi. Un menhir è ancora visibile incorporato nel giardino di un'abitazione privata.

Tra i menhir piemontesi più famosi ci sono sicuramente quelli del Monte Musinè, nei dintorni di Torino. Questo luogo venne alla ribalta negli anni settanta in pieno periodo di "archeologia misteriosa". Su una delle pietre erette venne rinvenuto un graffito che alcuni interpretarono come un disco volante. Questa incisione è probabilmente un falso risalente agli stessi anni.

Tra i siti più grandi del Piemonte e meno conosciuti quello posto presso il monte Pietraborga di Trana in Val Sangone è molto grande e risale all'età del Rame. L'area megalitica si trova nel bosco posto sul crinale tra la Pietraborga (926 m s.l.m.m ) e la frazione montana di Presa Sangano.

Lombardia[modifica | modifica sorgente]

Il menhir di Bulciago (Lecco)
I menhir di Barzago (Lecco)

Antica pietra in granito modellata dall'uomo, alta circa un metro e sessanta centimetri e piantata nel terreno per circa un metro. È stata trafugata nel 2007. Sembra che poi sia stata ritrovata dal personale del comune, ma non è mai ritornata nella sua sede naturale.

Due menhir da preservare. Qualcuno ha avanzato l'ipotesi che con il menhir scomparso di Bulciago (che si trovava a poche centinaia di metri), e altri persi nei boschi lì intorno, facessero parte di una sorta di recinto all'avello di Bulciaghetto, un grosso masso erratico in granito serpentino scavato a tomba in località Morti dell'Avello.

Gran Bretagna[modifica | modifica sorgente]

Francia[modifica | modifica sorgente]

Bretagna[modifica | modifica sorgente]

In Bretagna si trovano ampi campi (diversi chilometri), probabilmente una volta tra di loro collegati, con allineamenti (diverse file di sassi, tra di loro parallele, con dimensioni dei sassi in ordine di grandezza). I menhir bretoni sono dei massi di granito.

Gli allineamenti di Carnac (nel Morbihan in Bretagna, F) coprono una distanza di 4 km, tra il sito di Kerlescan a est e Le Ménec a ovest.

Altri menhir celebri sono il Grande menhir spezzato di Locmariaquer (Morbihan), il menhir di Champ-Dolent nei pressi di Dol-de-Bretagne (Ille-et-Vilaine) e il menhir di Saint-Uzec (Côtes-d'Armor).

Si ritiene che l'erezione dei menhir sia avvenuta in Bretagna tra il 4500 e 2000 a.C. (non vennero dunque eretti né dai bretoni, né dai celti). Vennero utilizzati in vario modo dalle popolazioni successive, specialmente per riti religiosi. In era cristiana, per soppiantare i riti pagani, diversi menhir vennero "cristianizzati" scolpendovi motivi cristiani o semplici croci (è il caso, ad esempio, del menhir di Saint-Uzec).

Menhir a Carnac
Altri menhir in Francia

Gli antichi romani riutilizzarono i menhir come punti di riferimento sulle proprie strade, come veri e propri segnali stradali: infatti molti menhir si trovano a ridosso delle antiche strade romane o in prossimità degli incroci.

Germania[modifica | modifica sorgente]

Portogallo[modifica | modifica sorgente]

Scandinavia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cerchio di pietre (età del ferro).

Mongolia[modifica | modifica sorgente]

Egitto[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lettera dell'architetto Giacomo Francesco Sertorio riguardante un antico monumento scoperto da David Pareto. Oneglia, Ghilini, 1877.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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