Menhir

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bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Menhir (disambigua).

I menhir (dal bretone men e hir "lungo osso") sono dei megaliti (dal greco "grande pietra") monolitici (da non confondere con i dolmen, polilitici e solitamente assemblati a portale), eretti solitamente in età della pietra (neolitico, era preistorica), che potevano raggiungere anche più di venti metri di altezza, come ad esempio il Grand Menhir rotto di Locmariaquer (nel Morbihan in Bretagna). Potevano essere eretti singolarmente o in gruppi, e con dimensioni che possono considerevolmente variare, anche se la loro forma è generalmente (ma non sempre) squadrata, alcune volte assottigliandosi verso la cima. I menhir sono ampiamente distribuiti in Europa, Africa ed Asia, ma sono più numerosi nell'Europa Occidentale, in particolare in Bretagna e nelle isole britanniche.

Sono stati eretti in molti periodi differenti, nel corso della preistoria, ed erano creati nel contesto della più estesa cultura megalitica che fiorì in Europa e dintorni.

Indice

[modifica] Italia

[modifica] Sardegna

Goni - Cagliari Pranu Muttedu
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Storia della Sardegna prenuragica e Betile.

In Sardegna prendono il nome di "perdas litteradas", ovvero "pietre letterate" o "pietre delle lettere", probabilmente in riferimento ai diversi usi dei monoliti, supporti su cui scrivere[1]. Presenti in varie zone dell'isola, i monoliti spesso non presentano incisioni e sono completamente lisci con chiara simbologia fallica, molti invece recano scolpite il simbolo femminile di fecondità: le mammelle, segni inequivocabili della Dea Madre.

A Laconi, in provincia di Oristano sono stati rinvenuti nelle campagne circostanti, oltre 100 menhir sia di tipo protoantropomorfo che antropomorfo e delle statue-menhir datate dal VI al IV millennio a.C. Sempre a Laconi, nel Museo della Statuaria Preistorica in Sardegna, ospitato negli spazi di Palazzo Aymerich, sono presenti decine di menhir ritrovati, oltre che nel suo territorio, in tutto il Sarcidano e in altri centri vicini.

A Villa Sant'Antonio, in provincia di Oristano si trova un'alta concentrazione di rari menhir protoantropomorfi e antropomorfi, tanto che l'area è stata soprannominata la Valle dei Menhir. I megaliti furono realizzati tra il 3300 ed il 2500 a.C., durante l'epoca denominata Cultura di Ozieri.In questa località si trova un menhir alto ben 5 metri e 75 cm(probabilmente il più alto d'Italia) A Goni, nella provincia di Cagliari, in una località chiamata Pranu Muttedu, si trovano menhir allineati in lunghe file e fanno parte di un'area molto ricca di monumenti megalitici del Neolitico, tra i quali molte Domus de Janas (casa delle fate).

A Sant'Antioco, nella provincia di Cagliari, oltre ai più conosciuti quali Su Para e Sa Mongia (Il frate e la suora), è possibile osservare, negli agglomerati urbanistici preistorici, parecchi menhir di genere maschile, di forma fallica, con sezione a pilastro, e parecchi menhir femminili con sezione piano-convessa o concavo convessa.

[modifica] Puglia

Uno dei tanti menhir di Giurdignano
Menhir di Canne
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Monumenti megalitici della provincia di Lecce.

I Menhir, insieme ai Dolmen ed alle Specchie (nati come fari neolitici utilizzati durante le battute di caccia e che si sono evolute in veri e propri sistemi di comunicazione), si trovano anche in Puglia, ed in particolare nel Salento. In provincia di Lecce, sono disseminati dappertutto. Ogni centro possiede almeno un menhir. Nel comune di Giurdignano, nei pressi di Otranto, se ne contano addirittura più di 15 esemplari. A Martano, in provincia di Lecce, si ha la presenza del più alto menhir d'Italia, il "Menhir de Santu Totaru", che supera i 5 metri d'altezza.

I menhir del Salento furono, nel medioevo, cristianizzati incidendo sulla pietra delle croci. Ancora oggi in alcuni paesi vi è l'usanza, la Domenica delle Palme, di fare delle processioni che terminano nelle vicinanze dei menhir dove vengono benedetti i ramoscelli di olivo.

A Modugno, in provincia di Bari ne sono presenti almeno due esemplari riconosciuti, tra cui vi è uno detto "Il Monaco" (presente sulla strada tra Modugno e Bitonto) per la sua presunta somiglianza a un uomo imponente e isolato.

A Terlizzi, in provincia di Bari, sono presenti almeno tre menhir allineati, il più conosciuto è il Menhir della Via Appia (per informazioni webcommunityterlizzi.org)

[modifica] Liguria

non si sa se erano idoli o monumenti funerari.

[modifica] Piemonte

Il menhir di Lugnacco
I menhir di Cavaglià

A Cavaglià, in provincia di Biella sono presenti undici menhir disposti in maniera circolare a formare il cosiddetto "Cromlech". La Sovrintendenza di Torino li ha datati al 4.000/5.000 a.C. grazie al ritrovamento di calcare nelle coppelle dei megaliti stessi. Pertanto il Cromlech di Cavaglià, risulta essere il parco archeologico più ampio della regione.

A Lugnacco in provincia di Torino si trova un monolite di gneiss (lungo 3,85 metri, per una circonferenza di base pari a 1,20 metri ed un peso di circa 1,8 tonnellate) che è stato recentemente infitto verticalmente nel terreno di fronte al cimitero, in quella che fu verosimilmente la sua collocazione originaria. Questo menhir ha due gemelli, quello di Mazzè e quello di Chivasso.

A Chivasso nella centrale Piazza d'Armi è conservato un menhir chiuso all'interno di una teca di cristallo. Molto simile a quello di Lugnacco è alto 4 metri e ha una coppella laterale. Purtroppo la collocazione originale è sconosciuta.

Anche a Mazzè si trova un menhir molto simile ai precedenti. Una copia esatta è anche visibile al museo delle antichità di Torino.

A Paroldo, in provincia di Cuneo è conservato un menhir, anche in questo caso conservato in modo un po' grossolano, infatti è stato infisso in basamento di cemento. Si trova sulla strada che conduce alla chiesa del paese.

Tra i più grandi ritrovamenti megalitici in terra piemontese è certamente da ricordare l'area di Briaglia, in provincia di Cuneo. Nel 1970, l'archeologo Janigro d'Aquino iniziava una serie di scavi presso il paesino trovando una grande quantità di menhir, pietre scritte e anche un tumulo sotterraneo. Purtroppo a partire dagli anni '80 il sito è stato soggetto incuria e gran parte dei materiali sono stati utilizzati come materiale edile o scomparsi. Un menhir è ancora visibile incorporato nel giardino di un'abitazione privata.

Tra i menhir piemontesi più famosi ci sono sicuramente quelli del Monte Musinè, nei dintorni di Torino. Questo luogo venne alla ribalta negli anni '70 in pieno periodo di "archeologia misteriosa". Su una delle pietre erette venne rinvenuto un graffito che alcuni interpretarono come un disco volante. Questa incisione è probabilmente un falso risalente agli stessi anni.

[modifica] Lombardia

Il menhir di Bulciago (Lecco)
I menhir di Barzago (Lecco)

Antica pietra in granito modellata dall'uomo, alta circa un metro e sessanta centimetri e piantata nel terreno per circa un metro. E' stata purtroppo trafugata nel 2007. Sembra che poi sia stata ritrovata dal personale del comune, ma non è mai ritornata nella sua sede naturale.

Due menhir da preservare. Qualcuno ha avanzato l'ipotesi che con il menhir scomparso di Bulciago (che si trovava a poche centinaia di metri), e altri persi nei boschi lì intorno, facessero parte di una sorta di recinto all'avello di Bulciaghetto, un grosso masso erratico in granito serpentino scavato a tomba in località Morti dell'Avello.


[modifica] Gran Bretagna

[modifica] Francia

[modifica] Bretagna

In Bretagna si trovano ampi campi (diversi chilometri), probabilmente una volta tra di loro collegati, con allineamenti (diverse file di sassi, tra di loro parallele, con dimensioni dei sassi in ordine di grandezza). I menhir bretoni sono dei massi di granito.

Gli allineamenti di Carnac (nel Morbihan in Bretagna, F) coprono una distanza di 4 km, tra il sito di Kerlescan a est e Le Ménec a ovest.

Si ritiene che l'erezione dei menhir sia avvenuta in Bretagna tra il 4500 e 2000 a.C. (non vennero dunque eretti né dai bretoni, né dai celti). Vennero utilizzati in vario modo dalle popolazioni successive, specialmente per riti religiosi. In era cristiana, per soppiantare i riti pagani, diversi menhir vennero "cristianizzati" scolpendovi motivi cristiani o semplici croci.

Menhir a Carnac
Altri Menhir in Francia

Gli antichi romani riutilizzarono i Menhir come punti di riferimento sulle proprie strade, come veri e propri segnali stradali: infatti molti Menhir si trovano a ridosso delle antiche strade romane o in prossimità degli incroci.

[modifica] Germania

[modifica] Portogallo

[modifica] Scandinavia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cerchio di pietre (età del ferro).

[modifica] Mongolia

[modifica] Note

  1. ^ La dizione perdas litteradas è stata riferita direttamente da Antonia Manca di Villermosa, scopritrice nel 1975 del primo menhir sardo di Genna Arrele I, in un colloquio con Francesco Carreri, autore del libro "Walkscapes: camminare come pratica estetica" (Einaudi, 2006) in cui analizza l'invenzione del menhir come prima azione umana di trasformazione del paesaggio.
  2. ^ Lettera dell'architetto Giacomo Francesco Sertorio riguardante un antico monumento scoperto da David Pareto. Oneglia, Ghilini, 1877.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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