Martina Franca

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Martina Franca
comune
Martina Franca – Stemma
Martina Franca – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Taranto-Stemma.png Taranto
Amministrazione
Sindaco Francesco Ancona (centro-sinistra) dal 20/05/2012
Territorio
Coordinate 40°42′00″N 17°20′00″E / 40.7°N 17.333333°E40.7; 17.333333 (Martina Franca)Coordinate: 40°42′00″N 17°20′00″E / 40.7°N 17.333333°E40.7; 17.333333 (Martina Franca)
Altitudine 431 m s.l.m.
Superficie 298,72[1] km²
Abitanti 49 779[2] (30-06-2012)
Densità 166,64 ab./km²
Frazioni San Paolo, Monte Fellone, Lamia Vecchia, Specchia Tarantina, Ortolini, Carpari, Gemma, Pergolo, Capitolo, Pianelle, Cappuccini, Papadomenico, Nigri, Motolese, Monte Ilario, Baratta, Monti del Duca, Madonna dell'Arco, Ospedale, Montetulio, Infarinata
Comuni confinanti Alberobello (BA), Ceglie Messapica (BR), Cisternino (BR), Crispiano, Massafra, Mottola, Locorotondo (BA), Ostuni (BR), Villa Castelli (BR).
Altre informazioni
Cod. postale 74015
Prefisso 080
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 073013
Cod. catastale E986
Targa TA
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona D, 1 844 GG[3]
Nome abitanti martinesi
Patrono San Martino e santa Comasia
Giorno festivo 11 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Martina Franca
Posizione di Martina Franca all'interno della Provincia di Taranto
Posizione di Martina Franca all'interno della Provincia di Taranto
Sito istituzionale

Martina Franca (anche solo Martina, Martène in dialetto martinese) è un comune italiano di 48.956 abitanti[2] della provincia di Taranto, in Puglia. Nota per l'architettura barocca e il festival musicale della Valle d'Itria, sorge sulle propaggini meridionali della Murgia, al confine delle province di Taranto, Brindisi e Bari.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Posta sulle colline sud orientali della Murgia, in una posizione che offre splendide vedute sulla Valle d'Itria, si trova ad un'altitudine di 431 metri s.l.m. e copre una superficie di 295 km², risultando al 39simo posto per ordine di estensione fra i comuni Italiani. Martina Franca, inoltre, risulta essere il comune non capoluogo più popoloso della Puglia a sud di Bari. La fauna è caratterizzata dalla presenza di lepri, volpi, ricci, pettirossi, falchi e diversi rapaci notturni (civetta, gufo, assiolo e barbagianni), oltre ad una folta comunità di pipistrelli (tra i quali, oltre alle specie più comuni, anche il Rhinolophus hipposideros, il Rhinolophus ferrumequinum e il Rhinolophus mehelyi famosi per la caratteristica capacità di Ecolocalizzazione), questi piccoli e delicati mammiferi notturni che trovano rifugio nelle numerose grotte del monte, si rivelano incredibilmente utili in quanto eliminano gli insetti nocivi per l'agricoltura, e contribuiscono a mantenerne integro il fragile ecosistema naturale oltre ad essere indice di un habitat incontaminato e ricco d'acqua.

La flora si compone di tratti di bosco e di macchia mediterranea dove cresce spontaneamente il fungo cardoncello, alternati a oliveti e vigneti tra cui il Verdeca, il Bianco d'Alessano e il Primitivo Tarantino[4].

Nell'agro circostante sono presenti numerose grotte. Nella frazione di Monte Fellone di notevole rilevanza archeologica risultano la Grotta Cuoco e la Grotta Monte Fellone[5].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il termine Martina deriva dalla devozione degli abitanti già dal Mille a San Martino di Tour, infatti il primitivo insediamento della città nacque su monte detto appunto di San Martino, mentre l'aggettivo Franca fu aggiunto da Filippo I D'Angiò nel 1310 quando riconobbe alla città diversi privilegi, ossia franchigie e la demanialità perpetua. Allora nel 1310 la città fu chiamata Franca Martina, poi nel corso dei secoli, perdendo la demanialità perpetua, scomparve l'aggettivo Franca. Solo dopo l'Unità d'Italia, nel 1871, la città fu ribattezzata Martina Franca.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei più antichi insediamenti umani è presso Monte Fellone. I ritrovamenti[6] (tra cui frammenti di ceramica impressa, incisa, graffita)[7] della grotta Monte Fellone[8], oggetto di scavi archeologici negli anni sessanta testimoniano la presenza umana dal neolitico[9] al IV secolo d.C.[10]. Nel caso di Monte Fellone, l'allevamento di cavalli risale già al medio neolitico, fenomeno alquanto raro per il Sud Italia e unico in Puglia.[11]. Numerose sono le specchie, la più nota delle quali è Specchia Tarantina, in corrispondenza del confine tra i territori messapi e tarantini, con funzione difensiva, di controllo del territorio e di demarcazione territoriale[12].

Dall'Alto medioevo all'epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Lama del Fullonese

Nell'Alto medioevo il territorio è stato sotto l'influenza dei Longobardi alternatisi all'autorità dell'Impero Romano d'Oriente e nel X secolo luogo di difesa contro l'invasione dei Saraceni. I resti di alcuni grandi muri a secco detti paretone potrebbero essere riferibili alla presenza del Limitone dei greci a sud ovest[13]. Nel IX secolo un gruppo di ebrei fuggitivi da Oria, e tra i pochi superstiti della grande comunità ebraica di Oria si aggrega all'insediamento sorto intorno al casale San Salvatore nella Lama del Fullonese.[14].

Le origini di Martina Franca, come borgo, risalgono al X secolo, quando sul Monte di San Martino sorse un piccolo villaggio di profughi tarantini, fuggiti dalle continue devastazioni dei Saraceni, e ai quali si aggiunse successivamente una comunità di pastori. Nel XIII secolo difatti il monte rientra nelle proprietà di Glicerio de Persona[15] signore delle Terre di Ceglie del Gualdo, di Mottola, di Soleto e del Casale di San Pietro in Galatina. Parteggiò per Corrado IV di Svevia figlio di Federico II di Svevia e Re di Sicilia contro gli angioini. Caduto anche Manfredi di Sicilia, l'ultimo degli Svevi, Carlo I d'Angiò ordina la cattura di Glicerio, da lui condannato per fellonia[16], che si era dato alla latitanza nelle campagne di Taranto dove fu catturato, condotto in carcere nel castello di Brindisi (insieme ai figli Gervasio, Giovanni e Perello) e subì infine il patibolo[17]. Intorno al 1300 Martina Franca fu eletta comune su ordine del Principato di Filippo I d'Angiò. Filippo I concesse Martina a Pietro del Tocco per ricompensarlo dei servigi da lui svolti. Il territorio all'epoca consisteva in un castello situato storicamente nell'attuale zona denominata "Montedoro", e da due miglia di terreno intorno al castello, sottratto dal territorio di Taranto, dall'Università di Monopoli e dall'Università di Ostuni per l'insediamento rurale di massari (in martinese ù masser, cioè contadini affittuari di terreni e masserizie). Sembra che Filippo d'Angiò avesse concesso anche dei diritti e delle franchigie a chi fosse venuto ad insediarsi a Martina, e per questo fu denominata "Franca". Tra il 1770 e il 1776 Sant'Alfonso della famiglia De Liguori tentò più volte[18] di costruire una missione redentorista nel territorio di Martina Franca[19] e scrisse in risposta ad alcune tesi dell'abbate Magli di Martina una piccola operetta: dichiarazione del sistema intorno alla regola delle azioni morali[20]

Gli Ebrei a Martina Franca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Comunità ebraica di Martina Franca.

Tra XIV e XV secolo si insediò la Comunità ebraica di Martina Franca, sottoposta a tentativi di conversione e a soprusi dai martinesi, difatti il comune di Martina chiese ed ottenne dal re Federico d'Aragona di proibire ai "cristiani novelli", ebrei convertiti, di sporgere denuncia nei confronti dei cittadini di Martina che li avevano saccheggiati e vietò loro sempre su richiesta esplicita dell'università di Martina di vivere in città. La Giudecca di Martina è localizzabile nelle attuali via degli Orfanelli, con l'appendice di via Cappelletti e nel vico Montedoro.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

L'arma araldica di Martina Franca è riconosciuta nel 1939 Un cavallo bianco senza freno trottante, su prato verdino, foglie di quercia verde, giglio angioino color oro, il tutto sormontato dalla corona turrita della città in campo azzurro.[21]

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Basilica di San Martino[modifica | modifica wikitesto]

Veduta della Basilica di S. Martino in piazza Plebiscito
Interno della Basilica di S. Martino

Eretta nella seconda metà del Settecento, su iniziativa dell'arciprete Isidoro Chirulli, sul luogo ove sorgeva la precedente collegiata romanica, è la perla del barocco martinese. Si caratterizza per la meravigliosa e maestosa facciata, sulla quale spicca centralmente l'immagine del Patrono che divide il mantello con un mendicante ad Amiens. Nell'interno degni di nota sono l'altare maggiore in marmi policromi del 1773 di scuola napoletana, l'ampio cappellone del Santissimo Sacramento, un presepe opera di Stefano da Putignano e varie tele di Domenico Antonio Carella. Ospita le reliquie di Santa Comasia, che la tradizione vuole martire tra il II e il IV secolo.

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa del Carmine
La chiesa di S. Francesco d'Assisi si affaccia su piazza Mario Pagano, appena fuori le mura
  • Chiesa di San Domenico, eretta tra il 1746 e il 1750 su una preesistente costruzione romanica dedicata a San Pietro, in elegante stile barocco.
  • Chiesa della Beata Vergine del Carmelo o del Carmine, al Padre Carmelitano Pier Tommaso Carbotti si deve la promozione del progetto di costruzione della chiesa del Carmine, di cui il 25 marzo 1730 venne posta la prima pietra, conclusa nel 1758 in elegante stile barocco, la chiesa si trova al di fuori delle mura della città. Conserva una pregiata statua policroma (Santa Maria della Misericordia) attribuita a Stefano da Putignano.
  • Chiesa di Sant'Antonio da Padova, anticamente dedicata a Santo Stefano, fu edificata dai Francescani Osservanti nel XV secolo; la facciata è stata rifatta in stile neoclassico nel 1835. L'interno conserva due sculture rinascimentali di Stefano da Putignano: Santo Stefano e Sant'Antonio da Padova. Il chiostro conserva affreschi settecenteschi.
  • Chiesa di Sant'Antonio ai Cappuccini, fu costruita nel XVI secolo sull'antica grancia dei monaci basiliani. La chiesa all'interno conserva dei bellissimi altari ebanistici, oltre all'antico affresco della Madonna dell'Odegitria (da cui deriva il nome della Valle d'Itria) e molte tele datate fra il Seicento e il Settecento (oggi nei locali del vecchio convento ha sede la fondazione di san Girolamo Emiliani - Villaggio del Fanciullo, aiuto per ragazzi con problemi familiari).
  • Chiesa di San Francesco da Paola, risale ai primi del Seicento e fu realizzata dai minimi su una precedente cappella cinquecentesca della Madonna di Costantinopoli, di cui tuttora conserva una tela in fondo alla navata di sinistra. Adiacente alla chiesa vi è il convento cosiddetto dei Paolotti in cui visse all'inizio del Seicento padre Bonaventura Gaona, morto e sepolto a Roma (in Sant'Andrea delle Fratte) in concetto di santità.
  • Chiesa di San Francesco d'Assisi, costruita tra il XVII e il XVIII secolo dai frati minori conventuali. All'interno conserva otto altari laterali in barocco leccese, unici nel loro genere a Martina.
  • Chiesa di San Giovanni dei Greci, ha conservato l'originale struttura interna medievale con aula rettangolare, solo la facciata è stata rifatta in età barocca quando fu creato il secondo piano superiore.
  • Chiesa di San Pietro dei Greci, la struttura tardo quattrocentesca conserva la tipica copertura del tetto a pignon con le chiancarelle e il campanile a vela sull'ingresso laterale.
  • Chiesa di San Nicola in Montedoro, è tra le chiese più antiche di Martina, l'interno è completamente affrescato.
  • Chiesa di San Vito, la struttura tardo medievale è stata fortemente rimaneggiata all'interno in chiave barocca. Sulla facciata svetta il campanile a vela con tre fornici.
  • Chiesa dell'Annunziata, è un'antica chiesetta rettangolare fuori le mura che attualmente accoglie l'Arciconfraternita del Monte Carmelo e un Museo che conserva testimonianze significative del sodalizio religioso.
  • Chiesa della Provvidenza, anche questa è una semplice chiesetta che sorge sull'antica via che un tempo conduceva in Valle d'Itria. Il tetto è a pignon con un campanile a vela e l'interno conserva delle tempere.
  • Chiesa dello Spirito Santo, si tratta di una piccola chiesa a ridosso della Valle d'Itria con copertura di chiancarelle, risale al XVI secolo e l'interno presenta affreschi nella zona presbiteriale.
  • Chiesa di San Donato, è una piccola chiesetta nella Valle d'Itria con tetto a pignon, risalente al XVI secolo, oggi è completamente abbandonata.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Ducale[modifica | modifica wikitesto]

Il seicentesco Palazzo Ducale, situato in piazza Roma

Iniziato nella seconda metà del Seicento per volontà del duca Petracone Caracciolo, in esso l'elemento rinascimentale si incrocia con il Barocco d'ispirazione leccese e l'impronta architettonica locale. Un tempo residenza dei duchi Caracciolo, attualmente è sede del Municipio. Notevoli all'interno le sale dell'Arcadia, del Mito e della Bibbia, che prendono il nome dai cicli di tempere in esse ospitati.

Palazzi signorili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Martucci in piazza Roma
Cineteatro Verdi in piazza XX settembre
Conservatorio di Santa Maria della Misericordia, già Palazzo Turnone

Sono di seguito riportati i palazzi signorili più significativi dal punto di vista storico e artistico di Martina. Ogni palazzo è riportato con la denominazione storica originaria, ossia della famiglia che lo ha fatto costruire e a seguire il nome delle famiglie che nel corso dei secoli sono subentrate per ragioni di eredità o di acquisto dell'immobile.

  • Palazzo Barnaba, altra denominazione Marturano, eretto nel 1719 dal conte Barnaba spicca per le due balconate in pietra che definiscono la facciata.
  • Palazzo del cavalier Semeraro, eretto nel 1733 si impone per il portale di ingresso con doppia cornice in bugnato.
  • Palazzo Delfini, innalzato nel 1776, come indica chiaramente l'iscrizione epigrafica sul portale che riporta anche lo stemma araldico della famiglia: un delfino.
  • Palazzo Ancona, è fra i palazzi più belli di Martina per via delle due cariatidi laterali e del mascherone apotropaico centrale.
  • Palazzo Carucci, altra denominazione Fighera, eretto nel 1777 si caratterizza per il mascherone apotropaico.
  • Palazzo Magli, altra denominazione Ruggeri poi Barnaba e Caroli, eretto nel 1759, come riporta l'elegante cartiglio collocato sul portale rococò.
  • Palazzo Marinosci, eretto nel 1744, si evidenzia le balconate con le collanine sagomate e la lapide di Martino Marinosci, botanico martinese dell'Ottocento.
  • Palazzo Blasi, altra denominazione Gioia e Chiarelli, costruito nel 1774, si distingue per le balconate spanciate in ferro battuto.
  • Palazzo Fanelli, edificato nel 1749 da Ambrogio Fanelli si distingue per le variegate forme dei balconcini laterali.
  • Palazzo Turnone, oggi Conservatorio di Santa Maria della Misericordia, edificato intorno alla fine del XV secolo o alla prima metà del XVI, fu probabilmente una delle prime residenze signorili della città (trovandosi peraltro nel cosiddetto Curdunnidde, arcaico complesso abitativo del centro storico risalente al tempo degli Angioini). Antica dimora della famiglia Turnone, della quale, con la sua imponente estensione, testimoniava il notevole prestigio sociale ed economico, nei primi anni del XVIII secolo fu donato alla Duchessa di Martina Aurelia Imperiali (moglie di Petracone V Caracciolo), che lo trasformò in un complesso monastico tutt'oggi esistente ed operante.
  • Palazzo Magli, altra denominazione Blasi, edificato nel 1748 su una precedente casa a corte del Cinquecento.
  • Palazzo Motolese, poi Marinosci, edificato nel 1778, è coronato superiormente da una balconata di colonnine sagomate.
  • Palazzo Maggi, è caratterizzato da un'ariosa veranda superiore.
  • Casa a corte Le Marangi, fondata nel 1735 si sviluppa attorno ad un cortile interno.
  • Ex-ospedaletto, edificato nel 1783 grazie alle rendite del canonico Michelangelo Cappellari.
  • Palazzo dell'Università, detto anche della corte, eretto fra il 1759 e il 1762 era sede del Parlamento locale, infatti la facciata reca lo stemma della città; un cavallo sbrigliato.
  • Palazzo Stabile, l'edificio del Settecento si differenzia per le due ampie verande che delimitano il prospetto frontale.
  • Palazzo Paolo Marino Motolese, la parte sottostante fu realizzata nel 1716, mentre i piani superiori furono aggiunti nel 1758.
  • Palazzo Motolese, è dotato di due ingressi, quello principale in via Principe Umberto reca la data di fondazione 1775.
  • Palazzo Blasi, ricostruito nel Settecento su una precedente struttura del Cinquecento; significativo è il mascherone apotropaico in legno del portone.
  • Palazzo Casavola, altra denominazione Ancona, è un tipico palazzotto Settecentesco con raffinate modanature del portale e delle finestre.
  • Palazzo Recupero, altra denominazione Magno - Cofano (Salotto Culturale di Teresa Gentile ), la mole dell'imponente palazzo tardo-settecentesco si caratterizza per il rosso pompeiano che lo tinteggia completamente.

Villa comunale[modifica | modifica wikitesto]

Centro storico[modifica | modifica wikitesto]

Torre dell'orologio in piazza Plebiscito

L'urbanistica del centro storico martinese si caratterizza per abitazioni sviluppate in senso verticale: i locali al pian terreno, e talvolta parzialmente interrati, erano adibiti a bottega. Al primo piano, invece, si trova la zona giorno, con cucina e sala da pranzo. Di solito era presente anche un camino, che assolveva a una duplice funzione: serviva a cucinare le pietanze e fungeva da stufa, sia per il primo piano sia, grazie alla canna fumaria, anche per i piani superiori. In questo piano è facile trovare anche un imbocco del pozzo, che a differenza della canna fumaria ha un "camino" che arriva fin sotto la casa, nel luogo in cui è situata la cisterna d'acqua, per lo più di origine piovana. Il pozzo veniva sfruttato anche come un rudimentale frigorifero, in virtù della freschezza garantita dalla pietra calcarea del sottosuolo martinese. Gli alimenti venivano depositati in un secchio di rame o di ferro a fondo piccolo e bocca larga (un mezzo cono capovolto) e fatto adagiare a "pelo d'acqua" nel pozzo. Il secondo piano è la zona notte. Qui c'è la stanza, o le stanze, da letto, generalmente con un balcone, o una finestra, che comunica con il tetto della casa. Il tetto viene sfruttato in vari modi. Generalmente è uno spazio utile per stendere i panni, o anche per imbandire tavolate (alcune case hanno il tetto comunicante e allo stesso livello della casa vicina, spesso senza alcun muro separatore). D'estate i tetti si trasformano in veri essiccatoi naturali: gli anziani vi fanno essiccare fichi, noci, fave e altri alimenti, o "spurgano" la lana e i materassi. La particolarità delle case pugliesi, a differenza del resto della penisola italiana, sta nel fatto che i tetti sono in stile greco, cioè piatti e non spioventi. Questo perché il clima pugliese è molto mite, fresco, senza particolari precipitazioni (è raro vedere la neve alta, come è invece accaduto nel 1985). Le poche spiovenze servono per incanalare l'acqua nelle cisterne calcaree poste nel sottosuolo (chiamate comunemente " ù pozz' " ) che erano una fonte di acqua utile, visto la scarsità di quest'ultima nella regione.

Caratteristica importante del centro storico erano le vie strette e piene di "spigoli", vicoli ciechi e le strade nascoste: un vero labirinto urbano. Questo assetto anticamente presentava un duplice vantaggio: in caso di invasione nemica, infatti, era un mezzo per guadagnare tempo durante un'eventuale fuga, o per tendere imboscate ai nemici sfruttando vicoli ciechi e vie "nascoste" o poco visibili.

Vie del centro storico[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Plebiscito
Porta di Santo Stefano (o arco di San Martino) in piazza XX settembre

Le vie di Martina presentano una particolare depressione al centro della strada, a differenza delle altre strade moderne che hanno invece il manto stradale a "schiena d'asino". Da un punto di vista architettonico il centro storico è per lo più in stile barocco e rococò, ben visibile nelle chiese (ad esempio la già Collegiata, ora Basilica, di San Martino). Parte dell'attuale pavimentazione è stata rifatta negli Ottanta, ma un tempo la differenza del basolato delle stradine indicava la logistica del centro storico. Infatti le strade principali che conducevano alle antiche porte, quindi fuori da centro storico, erano fatte con pietra lavica nera, mentre quelle labirintiche che conducevano verso l'interno erano realizzate con pietre bianche. In alcuni lembi delle stradine si riscontra ancora questa differenza cromatica.

Le antiche porte del centro storico[modifica | modifica wikitesto]

Fino all'Unità d'Italia il centro storico di Martina Franca era chiuso da una cinta muraria, da 12 torri quadrate, da 12 torri rotonde e da quattro porte di ingresso. Con il passare dei secoli queste strutture difensive hanno mutato il loro aspetto perdendo la loro funzionalità. Infatti molte torri sono state abbattute per garantire l'accesso al centro storico oppure sono state trasformate in abitazioni civili. Attualmente le porte hanno perso la loro funzione di accesso esclusivo nella città diventando degli archi sobri ed eleganti. Delle antiche porte si conservano solo gli anelli lapidei superiori che servivano per contenere i cardini dei massicci portoni. Il nome delle porte dipendeva dalle chiese adiacenti intra moenia o extra moenia prossime.

  • Porta di Santo Stefano oggi detta Arco di Sant'Antonio.

L’Arco della Porta di Santo Stefano è l’ingresso trionfale che introduce nell’incantevole centro storico, anticipando con le sue movenze l’estrosità del barocco e del rococò che animano questa città. Si apre nella parte orientale del centro storico a ridosso di Palazzo Ducale. Il suo nome proveniva dalla denominazione antica del luogo fuoriporta detto appunto Santo Stefano, sul quale nel XV secolo furono fondati il convento e la chiesa di Santa Maria delle Grazie. In un secondo momento la chiesa fu dedicata a Sant’Antonio da Padova, cambiando di riflesso anche il nome della porta, che oggi è detta appunto Arco di Sant’Antonio. L’antica Porta di Santo Stefano era una delle quattro porte di accesso alla città e fu costruita nel XIV secolo, insieme ad una possente cinta muraria, circondata da un fossato e rafforzata da un numero consistente di torri quadrate e rotonde. L’aspetto originario era quello di un’antica porta turrificata che conduceva direttamente nel centro storico attraverso una via principale che si congiungeva alle altre porte di ingresso. La Porta di Santo Stefano fu modificata diverse volte nel corso dei secoli fino ad arrivare alla svolta barocca del 1764, annullando ogni elemento di difesa militare. La data di costruzione è chiaramente riportata sul cartiglio della chiave di volta. Qui l’epigrafe latina, fatta apporre dall’Università, recita così: AERE PUBLICO / A.D. MDCCLXIV (Con denaro pubblico nell’anno del Signore 1764). Anche se il monumento è del Settecento, in realtà nel 1942 l’arco fu smontato completamente e si ricostruirono ex-novo la parte inferiore e il vano interno, preservando solo il fastigio originale. L’arco a tutto sesto è sorretto da due paraste con capitelli compositi che reggono la trabeazione e un cornicione ben lavorato. In alto spicca la cimasa curvilinea sul cui vertice si erge la scultura di San Martino equestre. Agli angoli della cimasa si elevano due volute attorcigliate come serpentine e schiacciate dai classici fiaccoloni, elementi tipici della decorazione settecentesca di Martina Franca. La statua equestre di San Martino fu collocata sul punto più alto dell’arco, quasi a protezione della città, per ricordare l’intervento miracoloso del santo patrono, quando il 16 giugno del 1529, secondo la leggenda, intervenne con un’immensa cavalleria, e si racconta, anche con Sant’Antonio da Padova, per salvare Martina Franca dall’assedio dei temibili cappelletti, soldati mercenari, capitanati da Fabrizio Marramaldo. Sotto l’arco, sulla parete di destra, c’è una lapide in memoria della visita di San Giovanni Paolo II nel 1989; mentre di fronte, sulla parete di sinistra, c’è un’altra lapide che celebra la ricorrenza dei Settecento anni della rifondazione della città, avvenuta il 12 agosto del 1310. Una volta varcata la porta, si apre il centro storico con scenari urbanistici di grande impatto scenografico che dominano il corso principale, via Vittorio Emanuele, volgarmente detto Ringo (in dialetto u’ring). Il termine Ringo, secondo alcuni storici, deriva dal latino medievale ruga e significa via, o meglio solco di confine fra i territori di Monopoli e di Taranto, che nel XIV costituirono l’area di sviluppo di Martina. Secondo altri storici, il termine Ringo è di origine longobarda è significa anello o meglio luogo di riunione che si svolgeva all’interno del Palazzo dell’Università, in fondo all’attuale via Vittorio Emanuele, detta per questo motivo via del Ringo. A prescindere dalla vera interpretazione, sta di fatto che la passeggiata lungo il Ringo permette di scoprire un centro storico fantasioso ed esuberante in cui le movenze barocche si sono fuse con quelle rococò in una perfetta sinfonia architettonica. Indirizzo: Piazza XX Settembre

  • Porta di Santa Maria oggi detta Arco del Carmine

La Porta di Santa Maria si apre nella parte nord-est del centro storico ed è rivolta verso la Valle d’Itria. Non a caso l’intitolazione storica è dedicata a Santa Maria, facendo riferimento alla chiesa di Santa Maria d’Itria in Valle d’Itria, ossia l’attuale Chiesa dei Cappuccini, costruita intorno nel XVI secolo. Solo in un secondo momento la porta ha assunto l’attuale denominazione di Porta del Carmine facendo riferimento, questa volta, alla chiesa barocca del Carmine fondata nel XVIII secolo. Nel 1596 l’Università decise di abbattere l’antica porta medievale per innalzarne un’altra dalle linee architettoniche più moderne. Questo evento è segnato sulla trabeazione che è percorsa per intero da un’iscrizione epigrafica che chiarisce in maniera esaustiva la fondazione e l’artefice: IESUS MARIA 1596 / AERE PUBLICO CONSTRUCTA SECUNDO SINDACATU NICOLAI ANTONIJ BLASIJ, (Nell’anno di Gesù di Maria 1596 / con soldi pubblici fu costruita quando fu sindaco per la seconda volta Nicola Antonio Blasi). L’impostazione architettonica della porta è tardo-rinascimentale, infatti, presenta due semplici pilastri dorici che sollevano un arco a tutto sesto con trabeazione. In alto si intravede il bassorilievo lapideo dello stemma della città: un cavallo sfrenato con gigli dei francesi inserito all’interno di una cornice circolare accartocciata con ricci e volute. Questa riproduzione in pietra è il più antico stemma di Martina che attualmente esista. A metà altezza della porta compare la caratteristica cornice a toro, che si riscontra anche su tutte le torri rotondeggianti presenti a Martina Franca. Questo dettaglio avvalora l’ipotesi che la porta in realtà era una porta-turrificata, quindi con l’aggiunta di una torre difensiva superiore. In seguito venute meno le ragioni difensive, la porta-turrificata ha assunto le attuali dimensioni, trasformando la parte superiore in un semplice terrazzo e diventando oggi a tutti gli effetti parte di una residenza civile. A pochi metri dalla porta di Santa Maria sulla sinistra si può ammirare, anche se in parte inglobata dalle murature, la cosiddetta Torre del Forno del Capitolo, che in seguito a restauro è stata arricchita di una scritta ex-novo: TORRE DEL FORNO CA (circa) XV SECOLO. La torre era detta così perché era attigua ad un forno di proprietà del Capitolo della Chiesa di San Martino. A distanza di pochi metri dalla Torre del Forno, si incontra un’altra torre, anche essa ormai in parte assorbita dalle strutture murarie posteriori, si tratta della Torre dell’Annunziata. Il nome questa volta deriva dalla dirimpettaia chiesa dell’Annunziata, sede odierna dell’Arciconfraternita del Monte Carmelo. Indirizzo: Via Bellini - Via Pergolesi

  • Porta di San Nicola oggi detta Arco di San Francesco

La Porta di San Nicola si affaccia sul lato sud-occidentale dell’antica cinta muraria. Il nome di San Nicola è da attribuire all’antica chiesetta extra-moenia di San Nicola del Pendino (vico I Mario Pagano), attualmente ridotta a rudere e sconsacrata. Oggi viene identificata come Porta di San Francesco per la vicinanza alla Chiesa di San Francesco d’Assisi costruita sul finire del XVII secolo. In realtà questa è considerata la porta più antica di Martina Franca, infatti, su alcuni documenti storici è definita la Porta Maggiore, poiché permetteva l’accesso al primo insediamento che si sviluppò a Martina nel periodo angioino e che conduceva, attraverso via Mazzini, all’antica Chiesa di San Vito. Anche questa porta ha subito diversi rifacimenti nel corso dei secoli, quello più vistoso fu l’edificazione di un piano superiore. Nel 1753, un privato cittadino, Pietro Bruni, ottenne dall’Università (parlamento locale) il permesso di abbattere e rifare la porta medievale con la possibilità di edificare una stanza nella parte superiore a proprie spese. Questo intervento strutturale trasformò quello che in origine era una loggia difensiva in un vano civile a tutti gli effetti. All’interno della porta, negli angoli superiori, si possono ancora ammirare gli anelli lapidei che servivano a contenere i cardini del portone di ingresso e per giunta sulle pareti sono posizionate delle edicole votive dell’inizio del Novecento dedicate alla Madonna, testimonianze evidenti della devozione popolare di un tempo. Nello spazio antistante questa porta anticamente si svolgeva l’antichissima fiera di San Nicola. Fu la prima fiera istituita a Martina e ufficializzata nel 1368 da Filippo II d’Angiò. Si svolgeva il 15 maggio e durava ben otto giorni diventando il punto di riferimento per i mercanti e gli acquirenti del comprensorio. A pochi metri dalla porta si erge la torre omonima, Torre di San Nicola, alta 12 metri e mezzo e larga di diametro ben 8 metri. Conserva integri tutti i suoi componenti architettonici (muro a scarpa, toro, fusto e beccatelli), anche se ormai è diventata una residenza civile. Indirizzo: Piazza Mario Pagano

  • Porta di San Pietro detta anche Porta Stracciata

La Porta di San Pietro è la più semplice rispetto alle altre tre porte di ingresso storiche della città (Santo Stefano, Santa Maria e San Nicola). Si trova nella parte sud-ovest del centro storico e fu costruita nel XIV secolo durante il periodo angioino. Il nome della porta deriva dalla chiesa intra-moenia di San Pietro dei Greci (largo San Pietro, all’estremità di via Cavour), edificata dalla comunità greca in epoca medievale. La porta è anche detta dai martinesi stracciata o strappata, perché l’Università, per diversi motivi, preferiva murarla. La motivazione principale era l’inutilità di avere un altro varco sul lato meridionale, essendoci ad appena 200 metri di distanza la Porta di San Nicola, ma soprattutto si preferiva sopprimerla per ragioni difensive quando Martina era funestata da potenziali attacchi nemici. Solo nel 1610 l’Università provvide a riaprirla, anche se a distanza di qualche decennio si preferì nuovamente murarla per volontà del duca Petracone V. Infatti, nella seconda metà del Seicento il duca Petracone V, belligerante per natura, era perennemente in lotta con le casate dei territori limitrofi, e quindi onde evitare rappresaglie si preferì controllare la città solo attraverso la Porta di Santo Stefano, facendo chiudere le altre tre (Santa Maria, San Pietro dei Greci e San Nicola). Infatti, risale a questo periodo lo storico duello fra il duca Petracone V e il duca di Noci, Cosimo Acquaviva di Aragona. Il duello fu inevitabile e si svolse il 19 luglio del 1665 sul sagrato della Chiesa di Sant’Antonio dei Cappuccini ad Ostuni, concludendosi con la vittoria del duca martinese e la morte del duca di Noci. Ritornata la pace le altre due porte furono riaperte, tranne quella di San Pietro. Solo nel 1752, in seguito ad una petizione popolare, si decise di riaprire la porta, al fine di agevolare il transito degli abitanti verso le contrade meridionali e le importanti arterie stradali in direzione di Taranto e di Massafra. Questa è la porta più semplice dal punto di vista architettonico e sicuramente, nel corso dei secoli, ha subito radicali stravolgimenti privandola di tutte le accortezze difensive, difatti, oggi si presenta come una semplice porta di ingresso di una casa a corte. Ciò nonostante anche questa porta conserva all’interno, nella parte alta, gli anelli lapidei che servivano a contenere i cardini delle porte. Non molto distante dalla porta si colloca la Torre circolare di San Pietro, omonima della porta, è alta circa 15 metri e presenta un diametro di 7 metri. Anch’essa risale allo stesso periodo della porta, XIV secolo, da un punto di vista architettonico è completa di tutti gli elementi: muro a scarpa, toro, fusto e parapetto con beccatelli. Anche questa torre, dopo l’Unità d’Italia, perdendo la funzione difensiva, è diventata un’abitazione civile. Indirizzo: Via Mercadante

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

La Valle d'Itria e i trulli[modifica | modifica wikitesto]

La Valle d'Itria è una ricchezza artistica e naturale per il territorio di Martina Franca ed è per questo anche che la meta principale dei turisti. Da ricordare sono i caratteristici muretti a secco, i trulli (in martinese casedde), costruiti durante i periodi di civilizzazione contadina fuori dalla zona urbana, a differenza di quanto avviene ad Alberobello, dove sono situati all'interno del paese.

Nell'ultimo ventennio l'abusivismo edilizio ha cancellato diverse peculiarità del territorio (come le numerose mulattiere) e ha contribuito alla compromissione della flora e della fauna locale.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[22]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 1.611 persone. La nazionalità maggiormente rappresentata in base alla percentuale sul totale con l'1,17% della popolazione residente era quella Albanese con 584 unità.

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante Martina appartenesse all'antica Terra d'Otranto, il dialetto martinese è imparentato con i dialetti del gruppo barese e si caratterizza, rispetto ai centri limitrofi di Locorotondo e Cisternino, per la chiusura delle i intervocaliche (es. Martįnë diventa Martinë in curdunnese e cistranese). Altre caratteristiche specifiche del Martinese rispetto ai dialetti vicini, sono: -Molte "d" che diventano "r" come in "pərŭcchjə" pidocchio; "rĕntə" dente. -Il suono particolare della "e" come in "mĕssǝ". -La "u" gutturale di "assŭttǝ" asciutto. -La "o" di "cǝpŏddǝ" cipolla. -La "i" di "pįlə" pelo. -Il dittongo "óu" come in "sóulə" solo.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Le Confraternite[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dei secoli la storia religiosa di Martina si è popolata di tante confraternite il cui scopo era quello di andare incontro alle esigenze dei vari iscritti tenendo conto dei ceti sociali di appartenenza. Molte si sono estinte con il passare del tempo ma molte altre sono riuscite a resistere nei secoli adeguandosi di volta in volta alle esigenze della fede e al cambiamento dei costumi. Attualmente sono attive ben 8 confraternite religiose e due laicali. Eccole di seguito elencante, specificando il nome e il luogo di collocazione e la data di costituzione.

  • Arciconfraternita Immacolata degli Artieri, (oratorio nell'ex convento dei Riformati nella chiesa di Sant'Antonio da Padova), la costituzione avviene nel 1570. Organizza la Festa della Titolare "Immacolata Concezione" dell'8 dicembre;mentre collabora alla Festa Parrocchiale di Sant'Antonio da Padova del 13 giugno. L'abito liturgico tradizionale è composto da un saio bianco e dalla mozzetta celeste con ricami dorati.
  • Arciconfraternita del Carmine, (oratorio nella chiesa del Carmine), l'approvazione avviene nel 1716. Organizza la processione della Madonna del Carmine a luglio. L'abito liturgico tradizionale è composto da un saio bianco a dalla mozzetta beige con la stella caudata.
  • Confraternita di Maria Santissima del Rosario, (oratorio nell'ex convento domenicano), la costituzione canonica avvenne nel 1585. Organizza la processione del Rosario ad agosto. L'abito liturgico tradizionale è composto da un sacco bianco e dalla mozzetta marrone con ricami.
  • Confraternita del Santissimo Sacramento dei Laici, (oratorio adiacente alla basilica di san Martino), la costituzione è nel 1544. Organizza la processione del Corpus Domini a fine maggio. L'abito liturgico tradizionale è composto da un saio bianco e da una mozzetta blu con distintivo eucaristico.
  • Confraternita di sant'Antonio da Padova, (oratorio nel'ex convento dei frati riformati), fu fondata nel 1706. Organizza la processione dei Misteri nella Settimana Santa. L'abito liturgico tradizionale è composto da un saio bianco e da una mozzetta color marrone.
  • Confraternita della Natività e dei Dolori di Maria Santissima, (oratorio nell'ex chiesa della Trinità ), fu istituita nel 1621. Organizza la processione dell'Addolorata il giovedì Santo. Nell'oratorio si conserva la tela della Natività della Vergine, opera di Leonardo Antonio Olivieri datata nel 1730. L'abito liturgico tradizionale è composto da un sacco bianco e da una mozzetta azzurra.
  • Confraternita dell'Immacolata Concezione detta dei nobili, (oratorio), fu istituita nel 1600. L'abito liturgico tradizionale è composto da un saio bianco e da una mozzetta celeste.
  • Confraternita di Maria Santissima Assunta in Cielo,(oratorio presso la chiesa di San Giovanni dei Greci), nacque nel 1628. Organizza la processione dell'Assunta a Ferragosto. L'abito liturgico tradizionale è composto da un sacco bianco e da una mozzetta celeste.

Oltre alle confraternite religiose esistono anche due sodalizi laici nati in seguito ai moti mazziniani della prima metà dell'Ottocento; si tratta della Società Operaia e della Società Artigiana.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • la cupola del Trullo, tipica costruzione della Valle d'Itria, termina in una chiave di volta frequentemente scolpita con elementi lapidei decorativi a carattere esoterico, spirituale o scaramantico, sporgenti al vertice del conoide di copertura.
  • Il nome della città è dedicato al Santo patrono San Martino, festeggiato l'11 novembre e la prima domenica di luglio. La tradizione vuole che il Santo sia più volte corso in aiuto dei cittadini, proteggendoli in varie occasioni dalle invasioni barbariche e dall'assalto del nemico. Ad un episodio storico del XVI secolo è legata questa leggenda dell'aiuto di S.Martino. Nel febbraio del 1529 un agguerrito esercito, al comando del Marchese del Vasto, munito di una forte artiglieria, con 4000 soldati spagnoli, 2000 italiani e numerosi mercenari, iniziò ad assediare Monopoli rimasta fedele a Venezia e alla Francia. La città resistette eroicamente ben protetta dalle poderose mura armate di grossi cannoni. L'assedio si protrasse inutilmente per oltre tre mesi con molte perdite tra gli assedianti. A causa della scarsità di viveri, di denaro e per le numerose defezioni che cominciavano a manifestarsi tra gli italiani, un certo nervosismo si diffuse tra le truppe mercenarie comandate dal famigerato Fabrizio Maramaldo; questi, al comando di 3000 uomini, si rivolse prima contro Noci saccheggiandola, infine contro Martina Franca, nella speranza di un facile e ricco bottino. L'improvviso attacco non ebbe però l'effetto sperato: anche in questo caso la popolazione si arroccò in città e si difese con grande eroismo, ben supportata anche dalle donne e con la fattiva partecipazione di numerosi e abili cacciatori[23]. Dopo un certo numero di inutili tentativi il Maramaldo si rassegnò a tornare sotto le mura di Monopoli, dalle quali si dovette allontanare definitivamente il 28 maggio 1529 insieme all'armata del Marchese del Vasto. La tradizione martinese vuole che il Maramaldo abbandonasse l'assedio di Martina terrorizzato dall'apparizione, sulle mura della città, di schiere di terribili cavalieri comandati da San Martino a cavallo e con la spada sguainata.[24]
  • Secondo alcune tradizioni le campagne di Martina Franca sarebbero infestate da una creatura detta Lauru.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

A Martina Franca, in piazza San Francesco da Paola 3, è sita una delle sedi dell'Accademia Musicale Mediterranea fondata nel 1996 dal pianista Cosimo Damiano Lanza. Hanno tenuto lezioni illustri docenti: Bruno Canino, Piero Rattalino, Roberto Cappello, Aquiles Delle Vigne, Cosimo Damiano Lanza, Giovanni Umberto Battel, Gianmaria Bonino, Pierluigi Camicia ed altri. Ogni anno l'Accademia Musicale Mediterranea organizza una rassegna pianistica dedicata ai migliori talenti nazionali denominata "Emozioni Concertistiche". Il Presidente del Senato Accademico è Roberto Edgardo Rebuzzi.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo del bosco delle Pianelle, presso il palazzo Ducale, mira a divulgare le specificità della fauna e della flora del territorio. Nel museo è allestita perennemente una mostra della civiltà contadina con oggetti e arredi storici.
  • Museo di Filippo I d'Angiò, presso Palazzo Ducale, propone mostre di pittura di arte contemporanea che si ispirano al territorio.[senza fonte]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

  • Vino di produzione locale, il Martina Franca DOC.
  • Capocollo, salume tipico. Nella lavorazione viene aggiunto il vino locale e le erbe aromatiche tipiche della macchia mediterranea. L'affumicatura avviene bruciando il legno e la corteccia di un fragno originario dei Balcani, presente solo in Puglia. I maiali da cui provengono le carni utilizzate nel prodotto sono allevati in boschi di fragno e si nutrono di ghiande degli stessi arbusti.
  • Orecchiette, pasta fresca di produzione locale spesso condite o con sugo di polpette, braciole arrotolate e cacioricotta, oppure con rape.
  • Bocconotti, dolci monoporzione di pasta frolla ripieni di crema pasticcera anche con aggiunta di amarene sciroppate.[senza fonte]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Fiera di San Martino (11 novembre)
  • Festival della Valle d'Itria (fondato nel 1975 da Alessandro Caroli, nasce come festival di lirica, a cui in seguito si aggiunse anche prosa e musica classica; la sua peculiarità è data dal fatto che vengono poste in scena opere mai rappresentate in epoca contemporanea)[senza fonte]
  • Festival Internazionale del Cabaret[senza fonte]
  • Fiera della Candelora (2 febbraio)
  • Quarantena e sparo della quarantena (Quaresima)
  • Festa patronale estiva di San Martino e Santa Comasia (Primo fine settimana dopo il 4 luglio)
  • La Ghironda Summer Festival (rassegna di musica e cultura dei cinque continenti)
  • Nel 1980 Martina Franca ospitò una puntata del celebre programma televisivo Giochi senza frontiere[25].

Persone legate a Martina Franca[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

  • L'agricoltura, si concentra nelle lame di terra fertile presente nelle piccole vallate. La viticoltura produce principalmente uva bianca da vino. È presente l'olivocultura, anche se in forma ridotta rispetto alle aree pianeggianti.
  • L'allevamento più diffuso è quello di bovini, ovini e caprini, a cui si aggiunge l'allevamento di cavalli di razza murgese e del famoso asino di Martina Franca.
  • L'industria più sviluppata è quella manifatturiera tessile.
  • Il terziario è caratterizzato da istituti di credito, banche, centri di assistenza fiscale e sindacale, e una notevole attività di servizi turistici in ogni stagione, diversificata in alberghi, agriturismi e B&B.
  • Nel commercio si distingue l'azienda leader italiana nell'importazione di prodotti di ogni genere dalla Repubblica Popolare Cinese.[Quale? Fonti?]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Le principali direttrici stradali di Martina franca sono:[30] La S.S. 172 Taranto-Martina Franca-Locorotondo-Alberobello e S.S. 172 dir Locorotondo - Fasano direttamente collegata alla S.S. 16 Adriatica e alla S.S. 379 di Egnazia e delle Terme di Torre Canne.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Martina Franca, gestita dalle Ferrovie del Sud Est, è posta sulla linea Bari – Taranto, ed è capolinea della linea per Lecce. Vi circolano solo treni locali.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Esistono diverse società di autoservizi di linea che effettuano collegamenti di carattere regionale: Ferrovie del Sud Est garantisce collegamenti con Taranto, ILVA, Locorotondo, Fasano, Alberobello, Monopoli, Cisternino; CTP Taranto svolge collegamenti per vari paesi minori della provincia di Taranto; STP Brindisi collega Martina Franca con Ostuni; la compagnia Viaggi e Turismo Marozzi garantisce il collegamento per Roma e altre città del centro Italia; la compagnia Marino effettua il collegamento per Milano.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La società di calcio è l'AS Martina Franca 1947, che milita in Lega Pro, dopo esser stata ripescata dalla Seconda Divisione nell'estate 2014. Dopo essere fallita nel 2008, infatti, la squadra torna nel professionismo dopo aver vinto quattro campionati consecutivi. La sua più importante stagione fu disputata nel 2002-03, anno in cui perse la finale dei play-off in Serie C1 contro il Pescara.

Calcio a 5[modifica | modifica wikitesto]

La società più rappresentata di calcio a 5 è la LC Five Martina Franca, che milita nel campionato di Serie A. Vincendo il Campionato da imbattuti nel girone F di Serie B e vincitrice della Coppa Italia di Serie B. Con la squadra Under 21 nella stagione sportiva nella stagione 2012/2013 il Campionato Regionale di categoria (terza consecutiva). Nella stagione 2011/2012 hanno vinto rispettivamente Supercoppa Italiana e Campionato Regionale di categoria. Militano nel campionato di Serie C2 il Real Martina Franca. A livello femminile partecipano nel campionato regionale il Martina Calcio a 5 Femminile, Stone Five Martina e Freestyle Martina.

Basket[modifica | modifica wikitesto]

La società di basket è la Fortitudo Basket Martina Franca che milita nel campionato di Divisione Nazionale B Girone D.

Tennis[modifica | modifica wikitesto]

Il tennis è praticato a Martina Franca presso lo Sporting Club che nell'anno 2014 ha ricevuto il premio per il circolo dell'anno.

Volley[modifica | modifica wikitesto]

La società di Volley maschile di Taranto, la Prisma Volley, con il nome di Stamplast Martina Franca, ha militato in Serie A1 nella stagione 2008/2009 giocando le partite casalinghe nel palazzetto locale.

La città ha anche una squadra di Volley maschile che milita in serie B1 Girone C: la Pallavolo Martina.

Free climbing[modifica | modifica wikitesto]

A Martina Franca vi è anche la sede di una società d'arrampicata sportiva: Moving Club - Le Tarantole delle Murge, che annovera grandi atleti.[senza fonte]

Motociclismo[modifica | modifica wikitesto]

L'A.S.D. Moto Club Martina Franca opera dal 1977 e annovera tra i propri tesserati campioni italiani di motociclismo nelle specialità Enduro, Motorally, Velocità e Motocross[senza fonte]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.tuttitalia.it/puglia/ tuttitalia.it]
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2012.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Vincenzo Fusco (nota preliminare di), La fauna della grotta di monte Fellone in provincia di Brindisi, istituto lombardo di scienze e lettere, Milano 1967
  5. ^ F. Rittatore Vonwiller, La grotta di Monte Fellone, in La Veneranda Anticaglia, Milano 1965; A. Soffredi, La seconda campagna di scavi nella Grotta di Monte Fellone, in La veneranda Anticaglia, Milano 1966.
  6. ^ Istituto italiano di preistoria e protostoria, Rivista di scienze preistoriche, Pubblicato da s.n., 1987;
  7. ^ Università di Roma Museo delle origini, Università degli studi di Roma "La Sapienza, Facoltà di lettere e filosofia, Museo delle origini, preistoria e protostoria delle civiltà antiche : XVIII (1994), Pubblicato da Bonsignori, 1995
  8. ^ International Association for Classical Archaeology, Fasti Archaeologici: annual bulletin of classical archaeology, Sansoni Editore., 1969
  9. ^ Antonio M. Radmilli, Popoli e civiltà dell'Italia antica, A cura dell'Ente per la diffusione e l'educazione storica, 1974
  10. ^ Vincenzo Fusco, Adriana Soffredi, Ricerche preistoriche in Puglia : Grotta di Monte Fellone (Brindisi) 1966
  11. ^ Augusto Azzaroli, An early history of horsemanship, ed. Brill, Leiden 1985, p.129
  12. ^ G. Neglia, Il fenomeno delle cinte di Specchie nella penisola salentina, Edizioni Adriatica, Bari 1970
  13. ^ Giuliano Volpe, Puglia paleocristiana e altomedievale, Edipuglia 1991
  14. ^ Ciro Cafforio, La lama del Fullonese sobborgo medievale di Grottaglie, Taranto, 1961
  15. ^ Glicerio è figlio di Gervasio De Persona, noto anche come De Matina, già condannato per Fellonia
  16. ^ Il toponimo (letterario) Fellone significa Ribelle e compare dal XIII secolo in riferimento al diritto medievale, sinonimo di rottura della fedeltà di vassallaggio tra sovrano e feudatario, o di rivolta del regnante nei confronti del pontefice
  17. ^ Archivio di Stato di Napoli, Documento Angioino, reg. 1269, b.4, fg. 39; C. Minieri Riccio, Documenti di Carlo I d'Angiò
  18. ^ analisi di una della lettere scritte a tale scopo pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 9 (1961) pp. 357-359.
  19. ^ altre due lettere per la costruzione della missione in: Alphonsi Maria De Ligorio, Lettere, vol II 619. al p.d. Andrea Villani; Alphonsi Ligorio, Lettere, Volume II 617. al p.d. Andrea Villani.
  20. ^ poi integrata nella Theologia Moralis
  21. ^ delibera n° 66 del 18 marzo 1939, vistata dalla Prefettura in data 10.1.1940
  22. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  23. ^ L. Finamore-Pepe Monopoli e la Monarchia delle Puglie, Monopoli, 1897
  24. ^ Chirulli L.II, cap. 8°.
  25. ^ Jsfnet Italia - Edizione 1980
  26. ^ Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 7 (1970).
  27. ^ www.comune.milano.it/.../Biografia%20di%20Paolo%20Grassi.doc
  28. ^ http://www.liceoparini.it/pariniweb/storia/paolograssi.htm
  29. ^ Sito ufficiale di Richard Sinclair www.richardsinclair.net
  30. ^ MapQuest Maps - Driving Directions - Map

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Brandi Cesare, Pellegrini di Puglia. Martina Franca, Editori Riuniti, 2002
  • P. Marinò, Diffusione reticolare dell'architettura barocca minore, Umanesimo della Pietra. Città e cittadini, 2001, Martina Franca
  • Raffaele Caforio, RACCONTANDO MARTINA - Nuova Editrice Apulia
  • Raffaele Caforio, Proverbi e detti martinesi. Nuova Editrice Apulia, 2006
  • Angelo Marinò, POESIA E TRADIZIONI POPOLARI A MARTINA FRANCA E NELLA MURGIA DEI TRULLI -, Edizioni Pugliesi, 2005
  • Angelo Marinò, Pipistrelli e crumiri, Edizioni Pugliesi, 2006
  • L. Finamore-Pepe Monopoli e la Monarchia delle Puglie, Monopoli, 1897
  • Chirulli L. II, cap. 8°,
    • Gentile Teresa Cofano, Sacerdoti Poeti nella Martina del '900, Arti Grafiche Pugliesi 1989
    • Teresa Gentile, Dalla tessitura all'Industria confezioniera a Martina Franca, Schena Editore,1998.
    • Teresa Gentile Il pastore dinamico, graficstudio Recupero 1990
    • Teresa Gentile- Trenta anni e li dimostra, Nuova EDitrice Apulia,1996
    • Teresa Gentile, Echi di Giubileo a Martina Franca, Grafischena, 2000
    • Antologie Iridescenze del SAlotto Culturale Recupero di Martina Franca del 2007-2008-2009-2010-2011- Ed. Artebaria
  • Giuseppe Gaetano Marangi, LA PARLATA DEI MARTINESI E ALTRI RICORDI, con lessico, Nuova EDitrice Apulia 2010
  • C. Colafemmina, Gli ebrei a Taranto (2005)
  • N. Ferorelli, Gli Ebrei nell’Italia meridionale, dall’età romana al secolo XVIII, Bologna, Arnaldo Forni Editore.(1966)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]