Monopoli (Italia)

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Monopoli
comune
Monopoli – Stemma Monopoli – Bandiera
Veduta di Monopoli dal mare.
Veduta di Monopoli dal mare.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Città metropolitana di Bari-Stemma.png Bari
Amministrazione
Sindaco Emilio Romani (PdL) dal 15/04/2008
Territorio
Coordinate 40°57′17″N 17°10′24″E / 40.954722°N 17.173333°E40.954722; 17.173333 (Monopoli)Coordinate: 40°57′17″N 17°10′24″E / 40.954722°N 17.173333°E40.954722; 17.173333 (Monopoli)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 157,89 km²
Acque interne Trascurabili
Abitanti 49 304[10] (01-01-2014)
Densità 312,27 ab./km²
Frazioni circa 99 contrade
Comuni confinanti Alberobello, Castellana Grotte, Fasano (BR), Polignano a Mare
Altre informazioni
Cod. postale 70043
Prefisso 080
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 072030
Cod. catastale F376
Targa BA
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 1 066 GG[11]
Nome abitanti monopolitani
Patrono Madonna della Madia. Patrono Secondario dal 1647 San Francesco da Paola
Giorno festivo 16 dicembre
PIL procapite (nominale) 19.186 €
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Monopoli
Monopoli
Posizione del comune di Monopoli all'interno della città metropolitana di Bari
Posizione del comune di Monopoli all'interno della città metropolitana di Bari
Sito istituzionale

Monopoli (IPA: [mo'nɔpoli]), Menòple[12] (IPA: [mə'nɔpl]) in dialetto monopolitano, è un comune italiano di 49.304 abitanti[10] della città metropolitana di Bari, in Puglia. Si trova a 43 chilometri a sud-est del capoluogo metropolitano.

Monopoli rappresenta, sull'Adriatico, uno dei porti più attivi e popolosi della regione. Il suo caratteristico centro storico di origine alto-medievale, sovrapposto ai resti di un abitato messapico fortificato già nel V secolo a.C., si affaccia sul mare circondato da alte mura.

Monopoli è anche detta la città delle cento contrade. L'agro infatti è diviso in varie località denominate contrade, i cui toponimi rievocano antichi casali scomparsi, la presenza di una masseria, di una chiesa o altri riferimenti storico-geografici.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Puglia.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Mappa ad alta definizione della Città di Monopoli.
Mappa del territorio di Monopoli, con indicazione della divisione amministrativa in contrade.

La città di Monopoli sorge a 9 metri s.l.m. lungo il litorale adriatico a 41 chilometri a sud di Bari, nella zona geografica della Terra di Bari, in particolare nel settore sud-orientale della Conca di Bari, il cui rilievo, man mano che ci si avvicina alla costa, presenta talora una forte inclinazione, formando un ripido gradito localmente chiamato Le Serre. Tale pendenza, rilevabile a pochi chilometri dal centro, delimita due paesaggi nettamente distinti: uno pianeggiante, denominato marina, che si estende verso il mare, e uno sollevato, sì da formare una specie di tavolato che si spinge verso l'interno fino ad una altezza massima di 408 metri, nella zona dei monti Carbonara in contrada Aratico. Tale gradino è dovuto all'azione abrasiva del mare e segna un successivo stadio del sollevamento a cui tutta la regione delle Murge andò soggetta nel Pliocene, quando essa emergeva nella sua parte più elevata.[13] Il territorio della città di Monopoli si estende complessivamente su una superficie di 157,89 km². La costa, lunga quasi 15 chilometri, è bassa e frastagliata: con oltre 25 cale ed ampie distese sabbiose risulta particolarmente adatta alla balneazione e all'esplorazione della vita sottomarina.

Il territorio della città è diviso in unità denominate contrade, alcune delle quali oramai incluse all'interno del centro abitato. Sono caratterizzate dalla presenza di antiche masserie fortificate (centri di conduzione di attività agricole), chiese e insediamenti rupestri, trulli, ville patrizie neoclassiche e case coloniche. La coltivazione predominante è costituita da ulivi e mandorli, ma non mancano alberi da frutta (agrumi, ciliegi, fichi) e soprattutto ampie coltivazioni di ortaggi. La vegetazione spontanea, in prevalenza macchia mediterranea, è ancora presente in diverse zone del territorio. Di particolare pregio naturalistico, anche per l'ampio panorama sulla marina sottostante e su alcune città vicine, è l'oasi faunistica del Monte San Nicola. Nell'oasi, situata su un poggio all'estremo lembo murgiano, a circa 6 chilometri dal centro abitato, sono presenti preziose specie botaniche.

La piana costiera costituisce un paesaggio di estrema suggestione per le masserie che la punteggiano e per la presenza dei nodosi e monumentali alberi secolari di ulivo, piante modellate dal tempo e dal vento, testimonianza vivente della storia del territorio.

Idrologia, Geologia e Flora[modifica | modifica wikitesto]

  • Idrologia: quasi assente in superficie, dove è limitata a lame a carattere torrentizio fra cui si ricordano i torrenti Ferraricchio e San Donato. Altri, ancora meno significativi, sono il Belvedere, il Santa Cecilia, il Lama di Maga e il Giordano: tali piccolissimi corsi d'acqua eccentrici vengono localmente chiamati mene. La falda freatica è invece ricca di acqua dolce.
  • Geologia: La giscitura prevalente è di tipo collinare. I terreni superficiali, di natura calcarea, risultano appartenenti al gruppo Terre Rosse. Le rocce sono prevalentemente risalenti all'Era Mesozoica, del gruppo calcari delle Murge e tufi delle Murge. L'altopiano è ricco di doline e grotte carsiche. Le coste sono a nord alte e frastagliate con poche cale sabbiose; a sud, alte e frastagliate con numerose cale sabbiose; infine, nella zona fino ad Egnazia, le coste sono basse e sabbiose con numerosi lidi costieri. L' altitudine massima del territorio è di 417 metri, la minima 0 metri, l'altitudine prevalente è di 45,300 metri.
  • Flora (prevalente): Zona Costiera: Ginepro, lentisco, timo, filirea, cappero; Bassopiano: ulivo, carrubo, mandorlo, fico, fico d'India, cappero; Fianchi collinari: leccio, quercia, oleastro, lentisco, cisto, terebinto; Altopiano: leccio, quercia, fragno, roverella, mandorlo, ulivo, vite, ciliegio, fico.[14]
Voragine dell'Impalata, corridoio dei pozzi

Fenomeni carsici[modifica | modifica wikitesto]

  • La voragine dell'Impalata[15], che si apre sul fondo di una grande dolina, è caratterizzata dalla presenza di un pozzo perfettamente verticale a sezione quasi circolare, del diametro di circa 2 metri, che si spinge a 97,30 metri di profondità. A circa 83 metri si incontra un breve e alto corridoio di circa 40 metri, piuttosto pericoloso a causa della presenza, forse solo stagionale, di anidride carbonica. Sul fondo del pozzo si dipana un corridoio orizzontale dove la percentuale di ossigeno torna accettabile.[16]
  • Grotta di Santa Lucia, grande e articolato complesso carsico che sarebbe caratterizzato dalla presenza della seconda caverna più grande d'Italia[17]. L'ingresso della Grotta di Santa Lucia è posizionato a 375 metri sul livello del mare ed è costituito da un pozzo verticale del diametro di circa 1,1 metri e della profondità di 25 metri che sbuca, dopo aver intercettato una piccola cengia, sulla volta di una colossale grotta di forma vagamente ellittica, in sezione orizzontale, le cui misure risulterebbero di circa 170 per 56 metri.[18] Vari indizi di natura altimetrica, morfologica e geologica fanno ipotizzare che questo imponente complesso di grotte, corridoi e voragini sia solo un tratto di un grande corso d'acqua sotterraneo, attualmente completamente asciutto ai livelli esplorati che, partendo dall'altopiano e sprofondando molto più in basso, si dirige verso il canale di Pirro per raggiungere il fondo dei grandi inghiottitoi ivi presenti.
  • Voragine della Cavallerizza. Da un inghiottitoio, sempre in territorio di Monopoli, presente non lontano dalla storica masseria della Cavallerizza, si accede ad un complesso sistema di pozzi e corridoi, tuttora attivo, caratterizzato dalla presenza di acqua, in pozze e in un laghetto intermedio, fino a raggiungere, con un ultimo e più profondo pozzo di 170 metri perfettamente verticale, un lago posto a circa 300 metri di profondità rispetto alla quota d'ingresso.[19]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima è mediterraneo (clima temperato alle medie latitudini, secondo la classificazione dei climi di Köppen) con estati secche e calde e inverni miti continentali. L'azione mitigatrice del mare fa sì che le escursioni termiche siano contenute e, vista la posizione della città sulle coste del basso Adriatico, i venti molto spesso sono a regime di brezza. D'inverno il territorio può essere interessato da incursioni di aria fredda di origine balcanica che, in alcune occasioni, determinano precipitazioni a carattere anche nevoso. Da ricordare le nevicate del 1956, 1962, 1987, 1993, 1999, 2003, 2010, 2014, in cui caddero in media, sulla città, 10–15 cm di neve. Nell'agro le nevicate possono raggiungere anche i 50 o i 60 cm di altezza, come nel 1956 o nel 2014.[20] Le precipitazioni del resto si concentrano nei mesi autunnali e invernali ed hanno un regime molto variabile. In estate la città è spesso interessata da ondate di caldo torrido provenienti dal Nord Africa. In contrapposizione a queste ondate vi sono giorni in cui soffiano venti di maestrale associati la maggior parte delle volte a dei nuclei di bassa pressione che possono dare luogo a temporali e a bruschi cali di temperatura. Gli estremi di temperatura si sono registrati nel gennaio del 1993 (-5,9 °C) e nel luglio del 2007 (45,6 °C).

Agro di Monopoli imbiancato da 50 centimetri di neve
Monopoli Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 10 11 13 17 22 26 30 29 25 20 15 11 10,7 17,3 28,3 20 19,1
T. mediaC) 8 8,5 10,0 13,0 18,0 22,0 25,0 25,5 21,0 17,0 12,0 9,0 8,5 13,7 24,2 16,7 15,8
T. min. mediaC) 6 6 7 9 14 18 21 22 17 14 9 7 6,3 10 20,3 13,3 12,5
T. max. assolutaC) 24
(1979)
24
(1990)
27
(1977)
32,6
(1985)
39,0
(1994)
45,5
(2007)
45,6
(2007)
44,8
(1994)
39,0
(1988)
35,0
(1979)
27,5
(2008)
23,0
(1989)
24,0 39,0 45,6 39,0 45,6
T. min. assolutaC) -5,9
(1993)
-3,0
(1979)
-2,4
(1987)
-1,0
(2003)
5,3
(1987)
7,8
(1986)
12,8
(1971)
12,8
(1976)
8,4
(1979)
4,0
(1972)
0,0
(1977)
-3,0
(1986)
-5,9 -2,4 7,8 0,0 -5,9
Giorni di calura (Tmax ≥ 30 °C) 0 0 0 0 0 6 12 11 3 0 0 0 0 0 29 3 32
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 3 0 0 0 3
Precipitazioni (mm) 53 68 67 42 46 39 28 42 49 69 67 68 189 155 109 185 638
Giorni di pioggia 7 8 8 6 6 4 3 4 5 6 7 8 23 20 11 18 72
Umidità relativa media (%) 78 76 72 69 67 62 59 62 66 73 79 79 77,7 69,3 61 72,7 70,2
Vento (direzione-m/s) N
4,4
N
4,4
S
4,4
S
4,4
S
4,4
S
4,4
N
4,4
NNE
4,4
NNE
4,4
NNE
4,4
S
4,4
N
4,4
4,4 4,4 4,4 4,4 4,4

Classificazione climatica di Monopoli[21][modifica | modifica wikitesto]

I venti predominanti sono il maestrale, il greco levante, lo scirocco.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

L'iscrizione in greco (falsificata alla fine del XVIII secolo) che si vorrebbe posta sull'antico tempio di Maia e Mercurio: Maia e Mercurio presso Monopoli. La lapide originale, trascritta dall'abate nel Jean-Claude Richard de Saint-Non nel 1881, sembrerebbe solo invitare un viandante a sostare davanti un'erma presso Monopoli.[22]

Non si ha alcuna certezza né sul toponimo antico né sull'origine dell'attuale nome della città. Gli scavi archeologici più recenti mostrano che un nucleo esisteva già in epoca messapica (V secolo a.C.) e che era munito di poderose mura. Dalla Tabula Peutingeriana, di epoca tardo romana, si evince solamente che in quegli anni, approssimativamente nella zona dell'attuale Monopoli, sorgeva il centro detto Dertu. Di Monopoli sono state ipotizzate diverse etimologie[23], nessuna veramente cogente:

  • Dal greco Μόνη Πόλις, cioè Città Sola: Dionisio II di Siracusa avrebbe fondato due colonie sulle coste dell'Apulia: Polisnea (Polignano) e Monopoli, nata sulle rovine di Dertu. Ai Siracusani tale centro risultava l'unico porto presente tra Siponto e Brindisi, e lo avrebbero denominato Μόνη Πόλις, Città Sola.
  • Dal greco Μόνη Πόλις, nell'accezione città importante: tale infatti doveva sembrare la grande fortezza messapica agli egnatini che l'avevano scelta come nuova patria, in seguito alla distruzione della loro città da parte di Totila, re dei Goti.
  • Dal greco Μονής Πόλις, cioè Città luogo di sosta : Sempre in riferimento all'unicità di Monopoli come porto tra Siponto e Brindisi, in questo caso ponendo l'accento sul suo essere uno dei rari approdi sulla pericolosa costa occidentale dell'Italia, quasi sempre sottovento.
  • Da un suggestivo termine Manopoli, con riferimento alla forma di mano che hanno i promontori e le rientranze del litorale urbano. Tale termine viene utilizzato dal cartografo piemontese Giacomo Gastaldi, oltre che in una carta dell'archivio di stato di Firenze, risalente al 1400. In altre carte nautiche del Cinquecento si trova sempre la denominazione Manopoli, probabilmente per influsso veneto o fiorentino. Nel Trecento era inoltre diffusa la forma Monopolo, dovuta ad influenze latine. Infine in lingua dotta si continuò a lungo ad utilizzare il termine Monopolis, declinandolo alla greca (Monopoleos ecc.)
Monopoli vista dall'alto
  • Dal greco Μίνωος Πόλις, (Città di Minosse), ipotesi che vedrebbe come mitico fondatore della città il re di Creta Minosse. Una copia, citata da Theodor Mommsen come grossolanamente falsificata, della lapide in lingua greca trovata nel 1742 nel corso dei lavori di fondazioni della nuova Cattedrale, è conservata nella sagrestia della Cattedrale. Questo reperto sembrerebbe confermare, sia pure in modo indiretto, l'esistenza in epoca classica di una città forse messapica denominata Μίνωος Πόλις. L'accurata trascrizione della lapide originale (fortemente diversa dalla versione attuale falsificata), effettuata dall'abate nel Jean-Claude Richard de Saint-Non tra il 1781 e il 1786, pare confermare questa ipotesi. Infatti nella trascrizione del Saint-Non la lapide viene descritta come tronca e di significato oscuro e sembra solo invitare a sostare ad un'Erma presso Monopoli. D'altro canto pare accertato, come già visto sopra, che l'area del centro storico di Monopoli era occupata nel V secolo a.C. da un importante insediamento messapico[24].
  • Dal termine slavo polje, e quindi Città delle Grotte: il nome della città ricorderebbe le primitive condizioni abitative urbane, la cui popolazione si era stabilita nelle grotte costiere.

Nota curiosa: l'omonimo gioco da tavolo (Monopoly, tradotto in italiano Monopoli) rappresenta una città il cui il nome, tuttavia, deriva dal termine monopolio e non ha alcun legame con la città pugliese che però è presente nella versione del gioco dedicato alle città italiane[25].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Monopoli e Storia della Puglia.
Scudo della città

La città di Monopoli trae le sue antiche origini da una poderosa fortezza messapica situata al confine della Peucezia. Le mura messapiche cingevano l'intera penisola individuata dalla cala detta della Porta Vecchia e dalla cala del Porto Antico; lungo via dei Mulini, all'interno del Bastione di Santa Maria, sotto il Castello, nei pressi del Palazzo vescovile, sono ancora conservati importanti tratti delle fortificazioni del V secolo a.C.

Dell'epoca romana rimane solo la grande porta fortificata, inglobata nel Castello, e alcune tombe nella zona ipogea della Cattedrale. Secondo la dubbia testimonianza riportata dallo storico locale Giuseppe Indelli[26], nell'anno 43 San Pietro avrebbe predicato, di passaggio, ad un gruppo di cittadini monopolitani. Dal I secolo a.C. fino a tutto il III secolo d.C. è certamente un porto prevalentemente militare. In seguito, grazie all'arrivo degli egnatini profughi della loro città (distrutta da Totila re dei Goti), sarebbe divenuto un centro di prima importanza anche commerciale: dal X secolo Monopoli diviene infatti un importante porto (nonché l'unico di una certa importanza) tra Bari e Brindisi, punto di incontro tra entroterra e mare. Diviene crocevia di viaggi e contatti con l'Oriente durante le Crociate con conseguente grande sviluppo economico e demografico. È proprio durante il Medioevo che la città di Monopoli conosce la sua massima espansione, tanto da inglobare i territori delle attuali città di Fasano, Locorotondo, Alberobello e Cisternino.

Monopoli nel 1700

Nel 1041 si svolge la cosiddetta battaglia di Monopoli tra bizantini e normanni[27] con la prigionia di Exausto. La città si unisce all'insurrezione pugliese chiedendo l'aiuto dei normanni. Nel 1042 Bisanzio invia in Puglia il famoso e crudele generale Giorgio Maniace che si rivolge immediatamente contro la città ma, non riuscendo a prenderla, si accanisce sulle campagne e sui borghi rurali, con terribili stragi e crudeltà.

Nel 1045 Monopoli viene assegnata, ma solo sulla carta, a Ugo Toute-Bone nell'assemblea normanna di Melfi. Ugo però riesce a espugnarla solo nel 1049, ricorrendo all'interramento del porto canale che gli consente l'aggiramento delle forti difese terrestri. Successivamente la città, fedele a Federico II durante la sua minore età, subisce numerosi attacchi da parte dei baroni ribelli senza essere mai espugnata. Durante questi assedi le mura vengono notevolmente danneggiate e Federico II mostra riconoscenza ricostruendole e ampliandole.

Il comune passa poi sotto la dominazione degli Angioini, per poi passare a quella aragonese, sotto la quale Monopoli conosce un periodo di ripresa che continua anche sotto la dominazione veneziana nel 1484. La città passa dopo pochi anni da Venezia ai francesi. Memorabile, crudele e ben documentato è il sacco di Monopoli da parte della flotta veneziana, che riconquista la città in pochi giorni dopo violenti e sanguinosi combattimenti, attaccandola dal mare il 29 giugno 1495. Gli storici veneziani, in tale occasione, la descrivono del resto come una bellissima e ricca città. Dopo la presa di Otranto del 1480 da parte della flotta ottomana, per tutto il XVI e XVIII secolo la città conosce un periodo di grande tensione e preoccupazione (come del resto tutto l'Adriatico).

La città in realtà non è mai stata attaccata direttamente dalle flotte turche, che probabilmente la evitarono a causa delle sue poderose fortificazioni, fortemente presidiate. Sono ricorrenti tuttavia le scorrerie di singole navi di pirati algerini, che si limitano a rapire cittadini isolati fuori dalle mura per farli schiavi e quando possibile ricavarne dei riscatti. Nel 1529 la città, protetta dal suo efficacissimo sistema difensivo, con l'aiuto di soldati veneziani e grazie all'eroismo dei suoi cittadini, resiste vittoriosamente a tre mesi d'assedio da parte degli imperiali spagnoli al comando del marchese del Vasto Alfonso III d'Avalos, che è costretto a ritirarsi a causa delle importanti perdite.

Dopo la pace con Venezia, la città passa pacificamente in mano a Carlo V d'Asburgo. Nel luglio del 1647, durante una rivolta popolare per una nuova tassa sul macinato, l'odiato governatore spagnolo viene linciato insieme ad un povero armigero che cerca di difenderlo. Alla fine di settembre tutto finisce con una durissima repressione operata dalle truppe di stanza a Bari. Ad eccezione di questo episodio, dalla metà del Seicento in poi Monopoli segue le sorti del resto del Mezzogiorno, con le dominazioni dei Borbone, e quindi l'annessione al Regno d'Italia nel 1860. Dopo le guerre mondiali e la dittatura fascista, Monopoli diventa enclave democristiana. Dagli anni novanta si susseguono con alternanza governi di centrodestra e governi di centrosinistra.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Monopoli (Italia)-Stemma.png Monopoli (Italia)-Stemma2.png
A destra lo stemma in forma sannitica, come da concessione, a sinistra lo stemma in uso attualmente da parte del comune[28]
« Di rosso a tre rose d'argento disposte 2, 1 »
(Descrizione araldica dello stemma[29])
Drappo palato di quindici strisce verdi e bianche[29] Concesso il 9 marzo 1935.

L'antico stemma della città di Monopoli era probabilmente a colori invertiti rispetto all'attuale: vi figuravano tre rose rosse su campo bianco. In seguito, dopo la conversione della popolazione alla fede cristiana, le tre rose sarebbero state convertite in rose bianche e il campo in rosso, come lo storico Alessandro Nardelli tramanda traendo spunto dalla Cronaca perduta di Bante Brigantino: Fidelium animas fuisse ealbatas in sanguine agni immaculi C.J. (le anime dei fedeli furono imbianchite nel lavacro della Rigenerazione).[30] Altra ipotesi riguardo allo stemma è quella che lo vede concesso da Federico II nel 1221 in seguito al valore dimostrato dalla popolazione nei confronti di Gualtieri IV di Brienne, suo acerrimo nemico: in questo caso le rose indicherebbero la fedeltà, mentre il campo rosso il sangue versato dai vassalli monopolitani. Di ciò testimonianza sarebbe l'iscrizione latina posta un tempo al lato del Castello di Carlo V, oggi non più visibile:

(LA)

« CIVIBUS INVICTIS, IMMOTO ROBORE TUTIS
UNA FUIT PRO REGE MORI, SPES CERTA SALUTIS
DAMNA, MAMEN, TORMENTA, LUEM SUBIRE VOLENTES
ASSUETA VIRTUDE, FIDEM, NON FATA SEQUENTES.
TALIA VENTURI SERVENT VESTIGIA MORUM;
POSTERITAS INTENTA LEGAT MONUMENTA PRIORUM
ASSUMPTAE CARNIS ANNI JAM MILLE DUCENTI,
ET DUE TRANSIERUNT, FEDERICO REGNA TENENTI »

(IT)

« Agli invitti cittadini, sicuri d'irremovibile forza, unica speranza
certa di salvezza fu la morte per il Re.
Di buon cuore subirono ferite, fame, sofferenze e morte, col rinomato valore
seguendo la fede, non il destino. Ricordino i venturi tali costumi;
l'attento futuro legga gli ammonimenti degli antenati.
Sono passati già 1202 dall'incarnazione, essendo Re Federico. »

(Testo originale e traduzione italiana)
Gonfalone del Comune di Monopoli, utilizzato fino alla concessione del titolo di Città, il 4 maggio 1972. Si noti l'uso della corona muraria priva di torri.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al merito civile
«In occasione di un violentissimo incendio, sviluppatosi improvvisamente su una motonave passeggeri in prossimità della costa, la popolazione della Città di Monopoli, con altissimo spirito di civismo e di sensibile solidarietà umana, che suscitava il commosso riconoscimento di autorità italiane e straniere, si prodigava nel recar soccorso e nell'assistere, per più giorni, amorevolmente i numerosissimi naufraghi.»
— 4 maggio 1972[31]

In tale occasione il Comune di Monopoli ottenne anche il titolo di Città, e quindi il diritto di fregiarsi della corona muraria a cinque torri.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Edifici sacri urbani[modifica | modifica wikitesto]

Concattedrale della Madonna della Madia[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concattedrale della Madonna della Madia.
Basilica Cattedrale

La prima chiesa, costruita sui resti di un antico tempio pagano, fu dedicata al martire San Mercurio, ma venne abbattuta nel 1107 per le nuove esigenze della popolazione. Il Vescovo Romualdo iniziò allora la costruzione di una chiesa più grande, che venne completata dieci anni più tardi grazie - secondo la tradizione - ad un intervento miracoloso della Madonna, a cui venne dedicato il nuovo tempio sotto il titolo di Maria Santissima della Madia, lasciando tuttavia la titolarità della parrocchia a San Mercurio. Nel 1742, i canonici del capitolo presero la decisione di costruire una nuova Cattedrale a causa dello stato rovinoso dell'edificio precedente.

Basilica Cattedrale, il campanile durante lavori di riparazione: scalatori a 60 metri d'altezza

I lavori furono affidati a due Maestri Muratori Ingegneri, Michele Colangiuli di Acquaviva e Pietro Magarelli di Molfetta. La chiesa subì una totale ricostruzione in stile barocco, assumendo all'interno la forma di croce latina e ricevendo un rivestimento marmoreo nel pavimento e nelle colonne.

L'edificio, a tre navate, si sviluppa per una lunghezza di 64 metri; la navata centrale s'innalza con la cupola ad un'altezza di 31 metri.  Nella parte superiore dell'abside si trova la Cappella del Trionfo della Madonna della Madia. Presenti poi altre 12 cappelle equamente distribuite nelle navate destra e sinistra.

Chiesa e convento di San Martino[modifica | modifica wikitesto]

Prova della sua esistenza sarebbe attestata già dall'anno 996, ma la chiesa nel corso della storia ha subito importanti e radicali modificazioni. Completamente smantellata a causa dell'assedio spagnolo nel 1529, nel 1602 il complesso fu arricchito con la costruzione dell'adiacente monastero, destinato alle cosiddette zitelle civili, poi terminato nel 1620. La chiesa, oggi dismessa, è in stile barocco e conserva un pregevole pavimento in maiolica napoletana, un bell'altare marmoreo di pregio ed un organo del XVIII secolo.

Chiesa e convento di San Francesco D'Assisi[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione della prima chiesa e convento di San Francesco, situati appena fuori della cinta urbana, risale al 1275. Nella primavera del 1529, nel corso dei preparativi di difesa per l'incombente arrivo delle armate spagnole, convento e chiesa, giudicati dal doge veneziano Andrea Gritti pericolosi per la loro vicinanza alle mura, vennero abbattuti. L'imperatore spagnolo Carlo V, verso la fine del XVI secolo, li fece ricostruire all'interno delle mura della città nella loro posizione attuale. Nel 1740 la chiesa subì un totale rifacimento e Michele Colangiuli di Acquaviva ne fu l'architetto. La chiesa si presenta con una grande navata e sei cappelle laterali e custodisce un organo del Settecento, proveniente dalla locale chiesa di Cristo delle zolle e alcune opere di notevole valore artistico, fra cui alcuni dipinti di Domenico Carella, di Vincenzo Fato, ed un crocifisso ligneo con le statue della Vergine e di San Giovanni, opera di Antonio Brudaglio. Nel XIX secolo la chiesa è stata privata della parte conventuale, divenuta sede del Comune di Monopoli.

Chiesa e convento di San Francesco da Paola[modifica | modifica wikitesto]
Prospetto della Chiesa di San Francesco da Paola a Monopoli, dopo il restauro del 2008.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa e convento di San Francesco da Paola (Monopoli).

Il convento, situato fuori dalle mura della città, fu fondato nel 1530. La chiesa, realizzata dopo la demolizione della precedente chiesa di Gesù e Maria, fu iniziata nel 1543 e terminata nel 1623.

Chiesa e convento dei Cappuccini[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa detta dei Cappuccini, annessa all'ex convento, fu edificata nel 1577 con il contributo dell'Università di Monopoli e di alcuni benefattori; ristrutturata nel XVIII secolo, ricca di decorazioni a stucco e pittoriche, conserva numerose opere d'arte. Attualmente l'ex convento, caratterizzato da un bel cortile e da graziose celle ben conservate, ospita la Casa di Riposo Vitantonio Romanelli ed appartiene all'Associazione per i Servizi alla Persona (ASP) Romanelli Palmieri di Monopoli.

Chiesa e convento di San Domenico[modifica | modifica wikitesto]

Una prima chiesa di san Domenico fu edificata per sostituire l'antica chiesa, denominata Santa Maria la Nova, che era stata costruita nel 1296 annessa al convento dei Domenicani nella zona detta Fontanelle, a nord della città, fuori le mura. Chiesa e convento vennero demoliti nel 1528, in preparazione all'attacco spagnolo del 1529, allo scopo di fare al nemico terra bruciata, togliendogli ogni possibilità di riparo dai colpi dell'artiglieria monopolitana.

La chiesa fu ricostruita insieme al convento nella seconda metà del Cinquecento, lì dove sorgeva la chiesa medioevale di San Silvestro, ed è attribuita all'architetto monopolitano Filippo Mitricchio, allievo di Costantino da Monopoli, morto nel 1547. La chiesa fu consacrata nel 1681 dal Cardinale Orsini divenuto poi Papa con il nome di Benedetto XIII[32]. La facciata, di un classico stile rinascimentale, è abbellita da un grande rosone lapideo. Pregevole è inoltre il gruppo scultoreo di Stefano da Putignano, collocato sulla sommità della facciata. Anche l'architetto salentino Mauro Manieri, nella prima metà del XVIII secolo, intervenne su San Domenico. Alla costruzione contribuirono le più importanti e ricche famiglie di Monopoli: i Rendella, De Falcuni, Della Guida, Bellopede, Palmieri, Indelli e i De Patritiis, che ottennero il privilegio delle rispettive cappelle.

Chiesa e convento di Santa Teresa o Conservatorio della Casa Santa (sec. XVII)[modifica | modifica wikitesto]
Interno della Chiesa di Santa Teresa

Nel 1585 alcuni fedeli acquistarono varie case nel vecchio abitato e trasformarono il tutto in una istituzione religiosa denominata "Conservatorio della Casa Santa". Successivamente, sotto il vescovado di Antonio Porzio, nel secolo XVII, si costruì l'attuale edificio destinato a convento di clausura, con concessione dell'uso dell'abito regolare della Beata Vergine della Presentazione a tutte le povere fanciulle orfane che avessero manifestato la volontà di farsi religiose.

Nel 1715, su disegno dell’ingegnere Vito Valentino, si pose la prima pietra della chiesa attuale, sotto il provincialato di Padre Ilarione di San Giuseppe, napoletano. L'edificazione fu iniziata effettivamente nel 1716 dai Padri Carmelitani Scalzi, sotto il Regno di Carlo VI d’Austria e il Papato di Clemente XI. La sua costruzione si protrasse fino al 1735, sotto il Regno di Carlo, Infante di Spagna, figlio di Filippo, e il Papato di Clemente XII; finalmente, l’8 novembre 1735 la Chiesa fu consacrata dal Vescovo di Monopoli Giulio Antonio Sacchi col titolo di San Giovanni Battista ed Anna.

I padri Carmelitani Scalzi abitarono in Santa Teresa per circa un secolo, poi succedettero loro i Signori della Missione e infine le Suore di Clausura Vescovile di Casa Santa col "conservatorio". Il convento attualmente appartiene all'A.S.P. (già I.P.R.A.B) Romanelli Palmieri di Monopoli mentre la chiesa è rimasta di proprietà della curia di Conversano Monopoli ed è sede della Parrocchia di San Pietro.

Chiesa e convento di San Giuseppe e Anna[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa, chiamata anche delle Monacelle, è stata edificata insieme al contiguo monastero delle Clarisse nel XVII secolo; estremamente raffinata ed elegante, è in un certo senso inusuale per la ricca architettura dell'epoca. Lo spazio interno è essenziale e giocato su rapporti rigorosi e quasi classici; l'esterno tende a fare corpo unico con le mura del convento e l'effetto visivo complessivo è quello di un vero e proprio fortilizio. Il pavimento in ceramica policroma, dei primi del Settecento, è forse il solo in tutta Monopoli interamente conservato, anche nella zona del coro e dei matronei. È da segnalare anche la presenza di un sepolcreto sotterraneo, al centro della chiesa, localizzato in corrispondenza della cupola.

Chiesa e convento di San Leonardo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Leonardo fu edificata nella prima metà del Settecento, contemporaneamente al campanile ed al monastero contiguo; i lavori furono diretti da Mauro Manieri, artista salentino, che lavorò anche alla chiesa di San Domenico. La chiesa di san Leonardo, architettonicamente, rivela evidenti influssi leccesi, in uno stile tardo barocco. Sempre il Manieri scolpì le statue di San Benedetto e di Santa Scolastica che adornano il campanile; sulla facciata superiore, che guarda il mare, sono scolpite la tiara papale e le chiavi apostoliche, simbolo dell'autorità pontificia.

Chiesa e convento di Sant'Antonio da Padova[modifica | modifica wikitesto]
Piazza, Chiesa e Convento di Sant'Antonio

Complesso monastico realizzato nel XVII secolo, fino alla metà del XVIII secolo era dedicato a santa Maria delle Grazie, successivamente intitolato a Sant'Antonio di Padova. Attualmente è situato nel centro urbano ma al momento della realizzazione si trovava fuori le mura, sulla strada regia per Napoli, in corrispondenza della prima (da nord-ovest) stazione di posta e locanda pubblica, ancora oggi esistente. La chiesa è a navata unica con ricche cappelle sul lato destro, in stile tardo rinascimentale. Divenne lazzaretto durante la peste di Monopoli del 1690 – 1692.

Chiesa di San Pietro[modifica | modifica wikitesto]

Posta in piazza Palmieri, contigua alla chiesa di Santa Teresa, la chiesa di San Pietro, in stile romanico pugliese, risalirebbe addirittura all'anno 329, secondo la cronaca dello storico locale - oggi perduta - Bante Brigantino. Nel corso dei restauri degli anni novanta del XX secolo fu scoperta, circa due metri sotto il piano di calpestio dell'altare, una piccola chiesa mono-absidata, molto rustica da un punto di vista strutturale e decorativo, che potrebbe corrispondere alla luogo che in alcune fonti viene chiamato S.Pietro e Bartolomeo e che risalirebbe al IV secolo. La chiesa del XII secolo risulta quasi integralmente conservata in tutto il lato sinistro e parzialmente per la zona delle navate centrali e laterali, compreso le colonne, almeno fino al livello delle chiavi degli archi, mentre tutta la muratura e le volte della navata destra furono certamente coinvolte nel parziale crollo del XIII secolo. Il campanile romanico, conservato fino alla quota dei beccatelli, risulta sovrapposto alla torre civica che segnava il centro della città alto medievale (riconoscibile dalla inconsueta muratura a fasce alternate di tufi e calcare). Nel XVIII secolo il campanile fu sopraelevato con l'aggiunta della cella campanaria in stile barocco. L'esterno della chiesa è ricco di resti romanici, tra cui avanzi di murature, di archi, oltre ad una piccola scultura romanica (capitello a stampella) inserita nel fianco sinistro della chiesa, verso piazza Palmieri, recentemente rimossa e conservata nella sagrestia della contigua chiesa di Santa Teresa.

Chiesa di Santa Maria Amalfitana[modifica | modifica wikitesto]
Chiesa rupestre di Santa Maria Amalfitana, cripta della omonima chiesa

Nel 1059, secondo tradizione, alcuni marinai di Amalfi, scampati ad una tempesta, scesero a pregare in una grotta di monaci basiliani presso la scogliera dove erano approdati. Ai monaci manifestarono il proposito di fare nella grotta un santuario e compiere così il voto fatto alla Madonna. Cento anni dopo, quando la presenza di questa colonia ebbe peso maggiore nella città cresciuta, gli amalfitani eressero sul tempietto sotterraneo la basilica romanica, che i restauri in questo secolo hanno riportato alla luce. La facciata rimane quella del Settecento, ma l'interno è stato restituito agli archi e alle colonne dell'antica armonia.

Chiesa di San Salvatore[modifica | modifica wikitesto]

Il luogo in cui sorge la chiesa di San Salvatore in Pittaggio Pinnae, avrebbe una storia che va dal periodo paleocristiano (secoli III-IV) fino al 1921, epoca in cui fu quasi abbandonata per il trasferimento della sede parrocchiale nella summenzionata chiesa di Sant'Antonio da Padova. Secondo il Nardelli la chiesa sarebbe stata addirittura costruita con l'aiuto dell'imperatore Costantino il Grande nel 313, e adduce come prova il ritrovamento, nel 1711, di alcune monete con la sua effigie nelle fondamenta dell'edificio. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito vari e sostanziali ritocchi, ma nel 1707, per opera del parroco Francesco Pittore, furono iniziati i lavori più importanti di ampliamento e restauro tanto che fu ricostruita buona parte della chiesa e del campanile. L'opera di ristrutturazione fu affidata all'ing. Pietro Magarelli di Molfetta (che lavorò in seguito anche alla costruzione della Cattedrale di Monopoli); fu consacrata dal Vescovo Antonio Sacchi i primi di maggio del 1729, come ricorda una lapide posta al di sopra di una porta interna della navata sinistra.

Chiesa di Santa Maria del Suffragio[modifica | modifica wikitesto]

Chiamata comunemente Chiesa del Purgatorio, fu costruita fra il 1600 ed il 1700, a pochi metri dalla Cattedrale. Ha forma di croce latina, con cinque altari. Quello maggiore è in stile barocco classico, ed è lavorato in pietra leccese. Fra i vari dipinti custoditi, spiccano quelli del Fato (1756), del Tatulli (1819) ed una Madonna con Bambino in trono, probabilmente di Cesare Fracanzano, da altri attribuita al Finoglio.

Chiesa e Convento di San Nicola in Pinna[33][modifica | modifica wikitesto]

La chiesa e l'annesso convento furono realizzati nel X secolo addossando la chiesa al corpo di guardia sud della grande porta romana (attualmente inglobata nel Castello Carlo V) e utilizzando il corpo di guardia stesso per gli ambienti abitativi. Forse i lavori furono voluti dall'abitante del luogo Sassone, figlio di Kiroleone, rimasto vedovo, che aveva deciso di prendere i voti e fondare il nuovo convento. Il termine Pinna, che nei documenti viene indicato anche come Promontorium, indica la posizione del complesso religioso nel punto più sporgente della penisoletta fortificata della città. La chiesa è ad una sola navata, mono-absidata, con cupola centrale. La facciata esterna sinistra, parzialmente visibile dalla zona di arrivo della scala centrale del castello, conserva la traccia dei beccatelli romanici originali. La tipologia sembra appartenere a quella delle chiese rurali del XI - XII secolo. Nel 1054 il monastero, già ricco e famoso, riceve da Argiro, figlio di Melo di Bari, la conferma dei propri privilegi e l'autorizzazione ad estendersi su tutto il resto del promontorio. Nel 1086 e nel 1119 il conte di Conversano, Goffredo, cede nelle mani del venerabilis Larentis, abate del convento, alcune terre. Ancora, nel 1180 la chiesa e il convento sono citati in una bolla di papa Alessandro III come dipendenti dal vescovo di Monopoli Stefano. Infine la chiesa e il convento vengono anche citati nella bolla di papa Bonifacio IX del 1393, per poi scomparire dalle fonti.

Edifici sacri dell'agro[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Sant'Angelo in Francisto o Frangestro[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Angelo in Francisto.
Interno della chiesa di Sant'Angelo in Francisto o Fragestro (attualmente S.Michele ai monti); la navata centrale

La Chiesa di Sant'Angelo in Francisto o in Frangestro o Frangesto è l'unica chiesa romanica dell'agro. Costituisce quanto rimane dell'omonimo Monastero Benedettino (femminile) e dello scomparso ma popoloso casale, abitato senza interruzioni sin dal neolitico, passando per tutto il periodo classico ed il medioevo, fino ai primi dell'anno Mille: nel giugno del 1042 fu quasi completamente distrutto dal generale bizantino Giorgio Maniace e abbandonato.

Chiesa di Cristo delle Zolle[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Cristo delle zolle.

La Chiesa di Cristo delle zolle, grande e monumentale edificio realizzato in un severo stile tardo rinascimentale nel 1651, è situata al centro della pianura, tra mare ed altopiano delle Murge. All'interno, sotto l'abside, è inglobata la cripta di Sant'Angelo del pagliarolo. Il complesso monumentale, soprattutto in passato, è stato utilizzato dall'Amministrazione Comunale di Monopoli come suggestivo "spazio teatrale".

Chiese rupestri[modifica | modifica wikitesto]
Chiesa rupestre di San Giorgio
  • Cripta di Romualdo (cripta urbana), ultimo resto della Cattedrale romanica del 1117, situata sotto l'attuale Cattedrale barocca del 1742.
  • San Matteo dell'Arena (cripta urbana)
  • San Leonardo (cripta urbana)
  • Santa Maria Amalfitana (cripta urbana), inglobata nell'omonima chiesa
  • Santa Maria del Soccorso (cripta urbana)
  • Cripta di Sant'Angelo del pagliarolo, inglobata nella Chiesa di Cristo delle zolle
  • Cripta di Cristo Campanarello
  • Iacovella
  • Lamalunga
  • San Giorgio (tra lama San Giorgio e Torre San Giorgio)
  • Santa Cecilia
  • San Giovanni in Staveta
  • Santi Andrea e Procopio
  • Spirito Santo
Altre chiese nell'agro, aperte al culto[modifica | modifica wikitesto]
Chiesa di Cristo delle Zolle dopo i restauri

Altre chiese dell'agro non risultano aperte al culto in quanto cappelle private, di solito dedicate alla Madonna della Madia, o perché facenti parte di masserie, o distrutte (per esempio una chiesa dedicata a San Bartolomeo doveva sorgere, un tempo, nell'omonima contrada) o infine cadute in disuso e in alcuni casi riconvertite (come la chiesa di Cristo delle Zolle).

Architetture civili e militari[34][modifica | modifica wikitesto]

Castello di Carlo V e il sistema di fortificazioni urbane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Monopoli.
Ingresso principale al Castello

Il castello di Carlo V è un fortilizio edificato in riva al mare durante la dominazione spagnola a protezione dell'ingresso del porto antico, sull'angolo nord-est della cinta muraria di Monopoli. Costituisce l'elemento chiave del sistema di fortificazioni urbane.

Scorcio apocrifo di Cinta Muraria presso il Castello di Carlo V

La caserma spagnola (attuale biblioteca)[modifica | modifica wikitesto]

Nata come caserma o "casa erema" spagnola, fu edificata a spese della cittadinanza al prezzo di circa 40.000 ducati, nella seconda metà del XVI secolo, per alloggiarvi gli ufficiali e i soldati spagnoli di stanza in città con lo scopo di evitare il disagio delle famiglie costrette ad ospitarli nelle proprie abitazioni. Minuzioso, molto burocratico ma anche ricco di aneddoti è il regolamento che prevedeva ogni particolare della vita dei soldati e degli ufficiali (distinti tra quelli di nobile origine ricchi e quelli, parimenti nobili, ma senza mezzi di sussistenza). Questo prezioso documento è giunto intatto fino a noi ed è conservato nell'archivio storico del Comune.

La caserma fu trasformata poi in palazzo civico e successivamente, nel XIX secolo, in teatro comunale. Al piano terra, fino alla fine del XX secolo, fu alloggiato il mercato del pesce. Attualmente è sede della Biblioteca Comunale per opera del senatore Luigi Russo. È intitolata al famoso ed illustre giurista monopolitano Prospero Rendella (1553 - 1630), esemplare e nobile figura del Rinascimento meridionale. La facciata, a due logge sovrapposte (quella superiore è però frutto di un rifacimento ottocentesco), è la scena maggiore della piazza Garibaldi, caratterizzata da colore veneziano. La biblioteca posta al piano primo è in corso di restauro, mentre il piano terreno è stato già restaurato e trasformato in "Biblioteca dei Ragazzi".

Castello di Santo Stefano[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello di Santo Stefano, posto sul mare, all'esterno delle mura cittadine, costituì per tutto il Medioevo parte essenziale del complesso e articolato sistema difensivo della città.

Torre Civica[modifica | modifica wikitesto]

L'antica torre civica con l'orologio

Rappresenta un esempio di arredo urbano d'altri tempi e di assemblage barocco, utilizzando la colonna infame, proveniente dall'antica gogna cittadina, insieme ad altri materiali in sovrapposizione: un'agile statuetta di San Gennaro[35], lo stemma cittadino e un orologio.

Collegio dei Gesuiti (secolo XVII)[modifica | modifica wikitesto]

Grande edificio monumentale con portale manieristico, sorge nei pressi del porto antico, su via Amalfitana (antica "Via Pubblica"). Iniziato nel 1616, ebbe anche una chiesa e una importante biblioteca. Il palazzo venne realizzato con il patrimonio di Giovanni Antonio Guida che donò in vita l'intera sua parte eredità per l'attuazione di opere educative, con atto notarile redatto dal Notaio Caiassi il 13 agosto 1611.

In realtà i Gesuiti erano presenti in Monopoli sin dall'inizio del 1611 in una più modesta "residenza", come appare dai "Cataloghi triennali" della Compagnia,[36]. Dopo la loro drammatica espulsione della fine del XVIII secolo dal regno di Napoli, il palazzo fu confiscato, smembrato, venduto ai privati e la chiesa divenne un magazzino al servizio delle attività portuali. Successivamente subì molte modifiche interne che ne hanno snaturato la struttura distributiva.

Palazzo Palmieri (secolo XVIII)[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo sorge isolato sul lato est della omonima piazza, la più antica della città, dotata di oltre 100 stanze. La costruzione, in stile barocco leccese, è imponente nel disegno generale e nel contempo raffinatissima nelle decorazioni e nel colore dorato del tufo. Splendido da un punto di vista architettonico il grande portale, che è impreziosito da due colonne che sostengono il balcone centrale e lo stemma della famiglia. Dalla stessa piazza si accede alle summenzionate chiese di Santa Teresa e e di San Pietro. ll Palazzo fu costruito negli ultimi decenni del Settecento su iniziativa di Francesco Paolo Palmieri. Nel 1921 il marchese Francesco Saverio Palmieri nomina erede universale la "Congregazione di Carità" e dispone che nel suo Palazzo siano ospitati un Asilo e una Scuola d'Arti e Mestieri. Ultimamente ha ospitato l'Istituto Statale d'Arte (1965-1990) mentre oggi lo stabile appartiene all' A.S.P. Romanelli Palmieri di Monopoli. Nel 2010 è stato set cinematografico per la fiction di Rai Uno Tutta la musica del cuore, per la regia di Ambrogio Lo Giudice.

Altri luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Vittorio Emanuele[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Vittorio Emanuele, comunemente detta Borgo, piazza centrale di Monopoli

Tra le più grandi di Puglia e d'Italia[37], nata nel 1796 grazie all'approvazione del Re di Napoli, fu costruita seguendo il progetto del regio architetto De Simone: il disegno, a maglie ortogonali, strade rettilinee e traverse perpendicolari è funzionale e trascura alquanto la regola classica, in voga in quegli anni, sperimentando schemi urbanistici innovativi e che si imporranno successivamente in molte altre piazze italiane.

Nel 1848 la Piazza divenne centro di una cospirazione anti borbonica: i liberali di Monopoli si fecero promotori di un convegno di amici della libertà. La mattina del 18 maggio il borgo accolse i congressisti cospiratori: poiché le due correnti attendiste e reazionarie non si misero d'accordo, la cospirazione fallì e i cospiratori furono condannati a durissimi anni di carcere. Una lapide ricorda il luogo in cui si riunirono, posta all'angolo di via Giuseppe Polignani.

Nel 1872 la piazza fu risistemata dall'architetto Losavio che, modificando in parte l'idea originale del De Simone, optò per lo schema della Piazza Giardino. La divise in due rettangoli alberati e l'arricchì di nuovi valori urbanistici. Se per gli alberi si dovette aspettare il 1893, fu invece possibile aprire subito, nel mezzo dei due rettangoli, lo stradone, che da est sbocca in Largo Plebiscito, mentre dal lato opposto si allunga a formare una sorta di decumano dell'intero impianto a scacchiera della città.

Il monumento ai caduti sorge nel rettangolo sud, opera dello scultore Edoardo Simone di Brindisi, che lo eresse nel 1828, fedele alla statuaria ottocentesca e allo stile oratorio del Bistolfi, del Sartorio o degli altri artisti di moda all'epoca. Il monumento è l'unico in Italia ad essere innalzato non per gli eroi, ma per il dolore straziante dei parenti, rappresentato con rara efficacia sul monumento. In epoca fascista venne realizzata una fontana di buon livello formale, poi distrutta dopo la fine del regime. Nell'estate del 2012 è stata terminata la ricostruzione della fontana in forme moderne e all'inizio del 2014 si sono conclusi i lavori di rifacimento della pavimentazione dell'intera piazza, il restauro del monumento ai caduti e l'accesso e l'illuminazione delle gallerie sotterranee realizzate e utilizzate durante il secondo conflitto mondiale come rifugi anti-aerei, oggi visitabili.

Piazza XX Settembre[modifica | modifica wikitesto]

È intitolata al 20 settembre 1870, data della breccia di Porta Pia, ed era sede dello storico mercato giornaliero di frutta, verdura e pesce. Realizzata nel XIX secolo come cerniera urbanistica tra il cosiddetto "borgo murattiano" e il centro storico medievale, sotto di sé conserva i resti del lato ovest del sistema di fortificazioni urbano della città. La piazza si apre verso i volumi del convento e chiesa di S.Domenico e della vicina Cattedrale. È stata completamente ristrutturata nel 2013 e il 2014 e nel corso dei lavori, come prevedibile, è venuto alla luce il poderoso Bastione di S.Domenico e tutto il complesso di mura ad esso connesso: il progetto di variante ha quindi previsto la valorizzazione di questi reperti archeologici, oggi visibili.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Gli scavi nelle zone della Grotta delle Mura, della Grotta di Cala Corvino e di Cala Camicia, localizzate appena fuori dell'abitato antico, effettuati dall'università di Siena e da quella di Firenze, si sono mostrati di grandissimo interesse scientifico. Gli studiosi fanno risalire i reperti degli strati più antichi al Paleolitico superiore, collocando la presenza umana nella zona durante l'ultima glaciazione, circa 80.000 anni fa. Numerosi ritrovamenti di strumenti in pietra quali amigdale, asce e raschiatoi dimostrano che anche il luogo dove sorge l'attuale Monopoli era abitato sin dalla preistoria.

Deposizione, Dettaglio dell'Architrave Romanico (XII sec.) posto nella Cripta della Cattedrale di Monopoli

Scavi archeologici[modifica | modifica wikitesto]

  • Cripta della Cattedrale (Cripta di Romualdo). (necropoli utilizzata dal V secolo a.C. all'anno 1742)
  • Sotto il Castello Carlo V (resti di fortificazioni dal V secolo a.C. al XVI secolo)
  • Sotto Piazza Palmieri (dal XV secolo a.C. al XVI secolo)
  • Sotto Piazza Vittorio Emanuele (cimitero e convento medievale)
  • Sotto Piazza XX settembre (resti di mura del XII secolo)
  • Contrada Baione (Resti di una villa romana)
  • Parco della via Traiana diviso in tratto urbano (tratto A), tratto Torre Cintola (tratto B), tratto Torre San Giorgio (tratto C)
  • Contrada Tortorella - S.Michele, attorno alla chiesa di Sant'Angelo in Francisto o Frangesto, (resti di villaggio altomedievale e convento benedettino).

L'agro monopolitano[38][modifica | modifica wikitesto]

Paesaggio dell'agro monopolitano

Il territorio della campagna monopolitana è molto vasto, estendendosi per oltre 140 km²: anche la popolazione delle contrade è numerosa, e cioè di 10.250 abitanti circa. La maggior parte di essi è localizzata in contrada Impalata, a 366 metri sul livello del mare. Per numero di abitanti seguono contrada Santa Lucia, contrada Gorgofreddo, Cozzana, Antonelli, Virbo, San Bartolomeo, S.Antonio d' Ascula, Capitolo, con un'estrema polverizzazione dei nuclei abitativi sul territorio. Il tipo di insediamento prevalente è quello a nucleo sparso, caratterizzato dalla presenza di una chiesa o di una masseria o ancora di un casale, e dalle case che si sviluppano in maniera disordinata in strade attorno al punto di riferimento più o meno centrale. Notevole nell'agro, soprattutto verso Castellana Grotte, è la presenza di trulli, privi però delle tradizionali decorazioni pittoriche sul cono come ad Alberobello, indizio di costruzione in epoca più recente. L'agricoltura è l'impiego maggiore della popolazione, con 6000 ettari di terreno utilizzato per uliveti, 2606 per il seminativo, 1698 ettari con fruttiferi, 869 per orto, 680 coltivati come foraggere, 312 lasciati a bosco, 251 ettari utilizzati come prati e pascoli, 40 ettari come vigneto e 23 utilizzati per gli agrumi.[39] Per l'elenco completo delle contrade vedi sotto, nella sezione Geografia Antropica.

Masserie fortificate[modifica | modifica wikitesto]

Le masserie fortificate dell'agro di Monopoli, come si evince dalle lapidi ritrovate nei luoghi di fondazione, sorsero in molti casi in un periodo compreso tra il 1610 e il 1690, in concomitanza con un aumento della coltivazione arborea nella zona. Cresce l'antropizzazione dei luoghi e nasce l'esigenza di creare strutture autonome, in grado di adattarsi al territorio e di difendersi dai pericoli della vicina costa. Il regime, non rigidamente feudale, favorisce questa tendenza. La presenza di una torre come nucleo centrale della masseria è una evoluzione delle prime torri di vedetta che furono erette da Carlo V a partire dalla prima metà del XVI secolo lungo la costa marina: di solito la torre ha pianta quadrata a tre superfici, con un piccolo ponte levatoio e una scala esterna. Presenti spesso caditoie per gettare olio bollente sui probabili nemici e invasori.

Esiste quindi un diretto legame strutturale e in parte funzionale tra le torri di avvistamento lungo la costa (della prima metà del Cinquecento) e i nuclei fortificati (dei primi del Seicento) delle masserie della "Marina". Nemico comune dal quale difendersi erano i turchi che dalla fine del XV secolo a tutto il XVIII secolo battevano tutte le coste adriatiche. Attorno alla fine del Seicento, dopo l'attenuarsi del pericolo turco a seguito del disastroso esito dell'assedio di Vienna, la maggior parte delle masserie passarono nelle mani di enti ecclesiastici, trasformandosi da elementi difensivi a strutture ricche di ogni decoro: scalinate monumentali, balaustre, finestre timpanate, cappelle baroccheggianti. Attorno agli inizi dell'Ottocento il sistema della masseria subì un duro colpo, a causa dei sistemi ancora antiquati dell'agricoltura rispetto alla industrializzazione veloce in tutti gli altri settori. La crisi agraria del 1820 provocò inoltre molti problemi al mercato interno di olio e vino, e dal quel momento la masseria conobbe un declino inarrestabile, decretato anche dal richiamo della città che in quel secolo e nel Novecento fu superiore al fascino della masseria stessa.[40]

Masseria Caramanna[modifica | modifica wikitesto]

Masseria Caramanna - prospetto

L'edificio è costituito da un poderoso corpo fortificato al quale è stata addossata successivamente una più bassa ed elegante struttura barocca, caratterizzata da una bella scala esterna, a pianta circolare, addossata al prospetto orientale. Una palma secolare è stata fatta crescere nel centro geometrico delle rampe curve e contrapposte, con un effetto particolarmente suggestivo. È tra le più famose masserie fortificate di Monopoli. Risale al 1659 e ancora oggi conserva inalterato l'antico nucleo costituito dalla grande torre quadrangolare con ponte levatoio, campanile, feritoie e caditoie. Successivamente, fino al 1754 furono aggiunte una cappella, una rimessa e altre strutture commerciali e abitative. Fino al 1820 fu proprietà della casata monopolitana degli Affaitati e attualmente della famiglia Capece Minutolo.

La masseria Caramanna è in realtà molto più antica di quanto può far pensare la sua architettura. Infatti il toponimo Caramanna è di chiara origine longobarda ed è riferito al nome dell'antico proprietario: da cara (lancia) e man (uomo); ossia Uomo-Lancia o Lanciere.

Masseria Spina Grande[modifica | modifica wikitesto]

Masseria caratterizzata dal forte contrasto fra colori rosso e bianco con cui è dipinta: oggi è di proprietà della nobile famiglia dei Meo Evoli. Sviluppata su tre piani, fu radicalmente trasformata nel 1762 quando venne sovrapposto un porticato alla struttura originale. Singolare la posizione del complesso, che pur essendo vicino al mare, presenta il prospetto rivolto ai monti. Molto diverse le stanze padronali e quelle del colono: le prime caratterizzate da volte a botte, grandi stanze e ricche decorazioni. Materiale di costruzione è il carparo, di colore rosaceo, con le decorazioni in pietra naturale. Oggi sono stati allestiti alcuni spazi di vetrina, dove sono in mostra oggetti ed utensili della civiltà contadina. La chiesetta risale al 1700 ed è dedicata alla Madonna, la cui statua spicca sul frontale con in mano la masseria in miniatura.

Masseria Spina Piccola[modifica | modifica wikitesto]

Situata a ridosso del centro cittadino, è una semplice torre di fortificazione a due piani e a base quadrangolare, risalente alla fine del Quattrocento. Riprende lo schema delle semplici torri costiere, con una caditoia per ogni facciata. Nel Seicento venne costruito il muro di cinta, interrotto da un piccolo arco di ingresso, con una piccola caditoia. Presente anche un primitivo insediamento rupestre con i resti di una croce e l'affresco di una Vergine con i Santi, molto rovinato. Poco lontano sorge un tratto della Via Traiana.

Masseria Spina Grande

Masseria Garrappa[modifica | modifica wikitesto]

È costituita da un originario edificio a torre, risalente al XVI secolo, poi ampliata e arricchita. La zona inferiore presenta decorazioni a stucco sul tema della Fuga in Egitto, di San Francesco in preghiera e di Sant'Antonio. Sulla grande caditoia dell'ingresso appare la scritta IHS (Iesus Hominum Salvator). Vari archi con motivi floreali conferiscono dinamicità alle forme della struttura. Nel timpano della chiesetta annessa è presente una Vergine in trono. Attorno alla masseria è presente un vasto agrumeto con ipogei, alcuni adibiti a frantoi. Oggi è adibita a struttura turistica.

Masseria Conchia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione risale al XVII secolo, ed è dal 1931 di proprietà della famiglia Palmieri. Il doppio campanile e la scala imponente danno l'idea della ricchezza e della magnificenza degli antichi proprietari, così come la presenza di quattro garitte pensili, di feritoie, di caditoie in gran numero che segnalano i diversi assalti a cui la masseria era soggetta a causa delle sue risorse economiche. L'area padronale e quella colonica hanno in comune solo un pozzo, per il resto sono invece nettamente separate. Attorno alla masseria è presente un grande ovile lastricato a chianche, oltre a molti ipogei adibiti a ricovero di ovini e a frantoio. Al centro della corte sorge una antica edicola votiva dedicata alla Madonna della Madia.

Masseria Cavallerizza[modifica | modifica wikitesto]

Sorge su una collinetta in ottima posizione strategica e fu costruita per ordine di Alfonso di Aragona in un periodo compreso fra il 1495 e il 1530. Qui venivano allevati i cavalli di Venezia, e proprio nei possedimenti di questa masseria sarebbe nato, da un incrocio tra cavalli locali e arabi, il morello pugliese, razza ottima per la battaglia. L'addestramento avveniva nel vicinissimo Canale di Pirro. La presenza veneziana è testimoniata dal bassorilievo raffigurante San Marco posto sull'entrata. Priva di torre, la masseria comprende alcuni terrazzi strategici e una chiesa con decorazioni settecentesche, forse opera di Giovanni Sgobba.

Masseria Petrarolo[modifica | modifica wikitesto]

Caratterizzata da un grande accesso verso la corte, ricoperta di chianche, comprende stalle le cui mangiatoie sono decorate ad arco. Presenti nicchie sul muro come colombaie e un vasto agrumeto a cui si giunge tramite una stretta porta. Priva di torre, è circondata da melagrane, pianta caratteristica e tipica anche della contrada omonima, insieme a fichi e piccole vigne. La chiesetta annessa risale al 1698 ed è dedicata a Maria Santissima delle Grazie, con una tela del XVIII secolo a cui gli abitanti del luogo riservano altissima devozione.

Antichi casali[modifica | modifica wikitesto]

La Monopoli medievale era ricca di villaggi agricoli detti "casali", poi distrutti o abbandonati a causa delle scorrerie delle truppe bizantine che intorno ai primi anni del mille contendevano la zona ai Normanni. Alcuni di essi hanno dato nome anche alle attuali contrade.

  • La chiesa di Sant'Angelo in Francisto o San Michele di Frangesto o più esattamente Ecclesia S.Angeli de Frangestro, parte di un monastero Benedettino femminile attivo fino alla fine del XIV secolo, costituisce l'ultimo resto del grande e antico casale di Frangestro, abitato sin dal neolitico ma distrutto dal generale bizantino Giorgio Maniace nel 1042. Attualmente la zona dell'antico casale corrisponde alla Loggia di Pilato, in contrada Tortorella.
  • Casali di Santa Lucia, San Cataldo, San Simeone, Santa Maria de Genna, Santa Maria de Termineto, Santa Maria de Bernis, Cisternino, San Giovanni di Fagiano, Talona, San Pietro di Ottava, Barsento, Castro, citati in una bolla di papa Alessandro III scritta tra il 1179 e il 1180.[41]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione residente a Monopoli al 1º gennaio 2014 era di 49.304 abitanti, di cui 23.985 maschi e 25.319 femmine.[42] Di seguito l'andamento della popolazione nel corso degli anni.

Abitanti censiti[43]


Raccolta differenziata[modifica | modifica wikitesto]

Recycling symbol.svg 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014
Monopoli[44] 12.35% 14.33% 15.28% 17.17% 19.09% 22.68% 27.56%

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2013 la popolazione straniera residente era di 882 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano[45]:

Lingua e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Il dialetto monopolitano è un dialetto di famiglia barese, caratterizzato da alcune particolarità morfologiche e fonologiche derivate dal latino, dal francese, dallo slavo, dall'arabo e dalla lunga dominazione spagnola a cui la città adriatica è stata sottoposta. Notevoli sono inoltre le influenze longobarde nei toponimi, negli antroponimi e soprattutto nel campo del diritto. Un esempio per tutti: in molti documenti del Codice Diplomatico Brindisino, quasi tutti posteriori al 1076, viene riportato - in atti di compravendita, il termine pizzulo o latinizzato in pizulus, riferibile a angolo di un muretto o di una parte sporgente di un edificio[46]. Attualmente nel dialetto monopolitano pizzulo ha esattamente lo stesso significato.

Tuttavia, ad oggi, il dialetto monopolitano sopravvive nel pieno del suo fulgore soltanto nel centro storico della città e in alcune aree dell'agro monopolitano, dove tra l'altro il dialetto presenta delle notevoli varianti rispetto al centro cittadino, e inoltre con variazioni anche a seconda della contrada in cui esso viene parlato. Un esempio per tutti: il termine originario per indicare le fave novelle, nel nucleo cittadino, è vongole. Nel dialetto parlato nell'agro invece esse sono indicate come cuzzele, termine oggi utilizzato anche nel nucleo cittadino ma in misura minore.

Nel resto di Monopoli si assiste ad un progressivo processo di italianizzazione dello stesso. Si registrano molte produzioni poetiche in vernacolo, tra le quali ricordiamo in particolare quelle di Luigi Reho, autore anche del monumentale Dizionario Etimologico del Monopolitano, e di Tonio d'Arienzo.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Basilica Cattedrale, interno.

La religione di gran lunga più diffusa è il cattolicesimo. La città è stata per secoli sede di una diocesi di rito romano, unita nel 1986 a quella di Conversano, a formare la diocesi di Conversano-Monopoli. Monopoli conta dieci parrocchie urbane (oltre alla Basilica concattedrale di Maria Santissima della Madia, quelle di Santa Maria Amalfitana (ora presso la Chiesa di San Francesco d'Assisi), Regina Pacis, Sant'Antonio, Sacro Cuore, Santa Maria del Carmine, Santi Pietro e Paolo, Santissima Trinità, San Francesco d'Assisi, Sant'Anna e San Francesco da Paola) e quattro dell'agro (Santa Maria del Rosario a Cozzana, Santuario di Maria Santissima Regina del Mondo ad Antonelli, Sacra Famiglia a Sicarico e Santa Lucia ai Monti nella contrada omonima).

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le Opere Pie[modifica | modifica wikitesto]

Monopoli ha sempre avuto una grande attenzione per le persone in difficoltà e ricchissimi sono sempre stati i lasciti della comunità alle Opere Pie cittadine. Alla fine del XIX secolo erano presenti sei importanti organizzazioni il cui scopo era il sollievo dei diseredati: Ospedale Civile, Orfanotrofio di Carità, Maritaggi ed opere elemosiniere, Asilo d'Infanzia, Asilo di mendicità, Banco di pegnorazione. Nel 1886 La Congregazione di Carità amministrava l'Ospedale Civile, il legato Rendella, l'Orfanotrofio di Carità, i monti di carità Ysplues[47], Quirismino, Bove, Rendella, Scalera, Sant'Anna, Calefati, Mazzarella, Porcina, Antonucci, Manfredi, Siena, Romeo, Tiberio Secondo, Laquosta, Romanelli, l'Asilo d'Infanzia e il Ricovero di mendicità.

Tra questi monti non figura più, dal XIX secolo, il monte Indelli, fondato da Giovanni Battista Indelli Dottula il 27 settembre 1616. Questo monte attribuiva la ragguardevole dote di "monacaggio", ben 1000 ducati, a fanciulle di qualsiasi condizione economica o sociale, con la completa discrezionalità dei curatori. Questa particolarità e la possibilità di una conferma o di un'ascesa familiare, provocava spesso conflitti, minacce e tentativi di corruzione nei confronti degli amministratori del monte. Altro monte, non amministrato dalla Congregazione di Carità, è il monte Affatati; sorto come monte frumentario per volontà testamentaria di Francesco Paolo Affatati nel novembre del 1855 fu trasformato in monte di prestiti e pegni il 25 settembre 1880.

Particolarmente rilevante fu il lascito, alla Congregazione di Carità, del marchese Saverio Palmieri all'inizio del secolo scorso. Nel XX secolo le Opere pie gestite si sono aggregate nell'ente pubblico I.P.R.A.B. dal quale si è poi distaccato l'Ospedale San Giacomo. Infine nel 2011, adeguandosi alla normativa, l'I.P.R.A.B. si è trasformata nella Associazione per i Servizi alla Persona (A.S.P) Romanelli Palmieri e gestisce, oltre al patrimonio ereditato, la Casa di Riposo Vito Antonio Romanelli.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Edificio del Polo Liceale (Classico, Linguistico, Scienze Umane, Scientifico e Scienze Applicate)

Monopoli è sede delle seguenti strutture di istruzione secondaria di secondo grado:

Musei e Archivi storici[48][modifica | modifica wikitesto]

Media[49][modifica | modifica wikitesto]

Logo di Radio Dyria

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

  • Telespazio (1978/79).
  • Teleram (1979-1997).
  • Telebip Video 5 (1987-1989).
  • Telenova (1989-1990).
  • Canale 7 (1988-oggi).

Radio[modifica | modifica wikitesto]

  • Radio Antenna Monopoli (1976-1984).
  • Radio Dyria (1976-1982).
  • Radio San Francesco (1977-1983).
  • Radio Delta (1978-1982).
  • Radio l'Assunta (1978-1982).
  • Radio Emme 5 (1979-2001).
  • Radio In (1979-1981).
  • Radio Luna (1979-1981).
  • Radio Panda (1979-1980).
  • Radio Duna (1979-1980).
  • Radio Sabbia (1980-1985).
  • Radio L'Una Sud Levante (1981-1985).
  • Radio Elle 2^ rete (1981-1984).
  • Radio City (1981-1985).
  • Radio Centro (1982-1986).
  • Radio Studio 54 (1984-1989).
  • Reti Unificate Meridionali (1985-1986).
  • Radio Mafalda (1989-1990).
  • Radio Elle (1978-oggi)
  • Radio Argento (1983-oggi)
  • Radio Blu (1988-oggi)
Numero del giornale locale Filippetto.

Giornali in carta stampata[50][51][modifica | modifica wikitesto]

Copertina del primo numero de La Stella di Monopoli
  • La Campana del Collegio (con supplementi e variazioni di titolo) (1903-1915), settimanale.
  • Il Tripode, (1912-1913), rivista letteraria.
  • L' Eco del Popolo, (1913-?) periodico.
  • Stramonopoli, (1937-1938), periodico.
  • Il Progresso (1946-?), a cura del Partito Socialista locale.
  • La Prima Pattuglia (1946-?), a cura del Partito Repubblicano locale.
  • La Fiamma, periodico (1947-?), giornale del Movimento Sociale Italiano locale.
  • Il Gagliardetto (1941 - ?), quindicinale del Fascio di combattimento di Monopoli.
  • Il Filippetto (con supplementi e variazioni di titolo) (1944-1957), periodico satirico dell' Associazione Universitaria G. Vasco.
  • Filippaccio (1954-1954), periodico satirico dell' Associazione Universitaria G. Vasco.
  • Il Setaccio (1961-1961), a cura degli studenti liceali.
  • La Stella di Monopoli (1962-1966), a cura del santuario della Madonna della Madia.
  • Eco del Sud (1964-1968), mensile.
  • Il Biancoverde (1968-2013), periodico sportivo.
  • Portanuova (1982-2006), trimestrale.
  • L'Informatore (1982-oggi), settimanale.
  • Emme 5 Notizie (1986-1988), periodico.
  • Il Borgo (1994-oggi), mensile.
  • Fax - ediz. Monopoli (2000-oggi), settimanale.
  • Blu - ediz. Monopoli (2001-2001), settimanale.
  • Monopoliweek (2003-2004), settimanale.
  • Il Biancoverde news (2003-2013), periodico sportivo gratuito.
  • Cuore Biancoverde (2004-oggi), periodico sportivo.
  • Il Gazzettino Immobiliare di Monopoli (2004-oggi), rivista di annunci.
  • Il Levante (2007-2008), quotidiano di informazione.
  • M10 (2008-2008), mensile.
  • l'Eco del sudest (2008-2011), settimanale.
  • Largo Bellavista (2012-2013), mensile della Valle d'Itria.
  • Sette News (2009-oggi), settimanale.
  • Report M (2010-2013), mensile, numeri speciali una tantum ancora pubblicati (ultimo nel 2014).
  • Bigodini (2013-oggi), periodico di cronaca rosa locale.
  • MonopoliPage (2013-2013), periodico gratuito.
  • MonopoliPress (2014-oggi), mensile.
  • Maestrale (2014-oggi), periodico (quindicinale).

Editoria[modifica | modifica wikitesto]

  • Tipografia Ippolito (? - inizi del Novecento)
  • Grafiche Colucci (non in attività)
  • Roberto Campanelli Editore
  • Edizioni Vivere In
  • Zaccaria Editore

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

La città di Monopoli è sede del Sudestival, Il cinema italiano in Puglia, festival cinematografico nazionale dedicato alla filmografia indipendente italiana, a cura dell'Associazione Sguardi. Il festival è stato insignito di una medaglia dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e gode del patrocinio, fra gli altri, del Ministero della Cultura e della Regione Puglia.[52][53]

Monopoli è stata inoltre il set di alcuni film:

La città ha ospitato inoltre i set di tre fiction:

  • Professione vacanze, miniserie televisiva (1987) di Vittorio De Sisti, con Jerry Calà e Mara Venier, prodotta da Rti e girata al Villaggio Cala Corvino in luglio / settembre 1986; in onda su Italia 1.
  • Tutta la musica del cuore (2010), che inizialmente doveva chiamarsi Una musica silenziosa, prodotta da Rai Fiction e diretta da Ambrogio Lo Giudice. La fiction si svolge in un paese del sud Italia chiamato "Montorso di Puglia", nome puramente fantasioso, ma il set della fiction è la città di Monopoli. La fiction va in onda per la prima puntata il 4 febbraio 2013, riuscendo a raggiungere dati d'ascolto da 5.777.000 telespettatori, nella seconda puntata andata in onda il 5 febbraio, si conferma a 5.778.000 spettatori.
  • Braccialetti rossi prima e seconda serie (versione italiana di Polseres vermelles) (2014, 2015). La maggior parte della fiction è stata girata nella città di Fasano con alcune scene a Monopoli, in particolare una serie di panoramiche presso largo Portavecchia e delle riprese all'interno della chiesa di Santa Maria Amalfitana.

La città di Monopoli viene citata inoltre:

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Fra i gruppi e gli artisti monopolitani insigni nell'ambito musicale si segnalano in particolare Franca Raimondi (1932-1988), vincitrice del Festival di Sanremo del 1956, e il gruppo musicale degli Iohosemprevoglia, vincitore di Sanremo Social per l'anno 2011 e quindi partecipante alla fase finale del Festival di Sanremo 2012 dove si è classificato al terzo posto nella categoria giovani. Dal 1995 si tiene inoltre in città il Dirockato Rock Festival, con esibizione di artisti rock soprattutto emergenti.

La banda cittadina prende il nome di Banda del Giubileo, in quanto fondata nell'anno giubilare 2000, ed è formata soprattutto da giovani. Tuttavia la città conosce una antica tradizione bandistica, risalente almeno all'anno 1813.[59]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina monopolitana ha sempre vissuto una storia a sé stante, data la presenza di boschi rigogliosi e del pescoso Adriatico. I piatti in realtà differiscono leggermente tra città e campagne, vista la diversa inclinazione delle attività della popolazione: marittima da un lato, agricola dall'altro. Oltre ai piatti tipici pugliesi (taralli, focacce, patate riso e cozze, panzerotti, braciole, olive fritte, timballi, pesce e crostacei fritti e così via) vi sono alcuni i piatti tipicamente monopolitani[60], cioè:

Cartellate con vin cotto.
  • Le orecchiette preparate con semola di grano duro o con il "grossetto", condito con cime di rape, pomodoro, basilico e cacio ricotta, o con il sugo del fungo che nasce ai piedi o sul tronco del Carrubo, il rarissimo Laetiporus sulphureus.
  • Il cjambotto, zuppa di pesce assortito con pomodori, aglio, prezzemolo, olio, sale, pepe, e fette di pane casereccio raffermo.
  • L'ingrapiata, di fatto un macco con fave e cicorie, il cui nome deriva forse da un antico modo di condirla con i capperi (incapperata).
  • Polpo in pignatta.
  • Alici marinate, una marinatura di alici in olio extravergine di oliva, aceto, succo di limone e sale
  • Cialledda, zuppa fredda di pane raffermo o taralloni immersi in acqua,con olio, sale, pomodori e origano.
  • le cartellate (n'cartddet): dolce natalizio di origine greca, a base di sfoglie di pasta a forma di nastro tagliato con tagliapasta dentellato, fritti e ricoperti di vincotto.
Zeppole di San Giuseppe.
  • Le pettole: pallottole di pasta lievitata molto morbida (farina, patata, lievito di birra, acqua e sale) fritte nell'olio bollente. Vengono servite calde, con zucchero o con vino cotto o miele. Tipicamente vengono preparate il 7 dicembre in occasione della Vigilia dell'Immacolata, il 16 dicembre, il 24 dicembre, e in alcune delle feste nelle contrade.
  • I purcidde: piccoli dolci di pasta con miele o vincotto.
  • I boconotti: dolci di pasta ripieni di marmellata e pasta di mandorle.
  • Le zeppola di San Giuseppe, ciambelle fritte o al forno, decorate esternamente con crema, amarena e un po' di cannella; vengono fatte in occasione della festività di San Giuseppe.
  • I cherrocl, grandi frollini di forma umana con le braccia che stringono un uovo sodo. Tipico delle festività di Pasqua, preparato da nonne e mamme, per nipoti e figli, raffigurando le sembianze di maschi o femmine a seconda del sesso degli stessi.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

L'icona della Madonna della Madia, protettrice di Monopoli.
  • 19 marzo - Sagra di San Giuseppe, con l'accensione dei falò.
  • Primo fine settimana di maggio - Festa di San Francesco da Paola, patrono secondario della Città, con processione a mare con la statua del Santo.
  • Primo fine settimana di giugno - Festa dei Santi Medici[61].
  • 13 giugno - Festa di Sant'Antonio da Padova con benedizione del pane e processione.
  • 16 luglio - Festa di Santa Maria del Carmine.
  • 26 luglio - Festa di Sant'Anna - sagra del panzerotto e processione.
  • 14 agosto - Rievocazione del miracoloso approdo della Madonna della Madia. L'appuntamento estivo riprende quello del 16 dicembre (data effettiva del primo approdo) che in estate, oltre al programma religioso, prevede anche un nutrito programma civile.
  • 13 dicembre - Fiera di Santa Lucia.
  • 16 dicembre - Sagra a mare, con arrivo in piena notte al porto di Monopoli della zattera miracolosa della Madonna della Madia e successiva processione per le vie della città, fino in Cattedrale dove si svolge all'alba una messa solenne.

Durante tutto l'anno si tengono inoltre le celebrazioni e i festeggiamenti dei titolari delle parrocchie cittadine e dell'agro, con programmi religiosi, sportivi, gastronomici e civili, oltre a sagre come quella del panzerotto, della frittella, del pesce fritto, delle orecchiette e degli altri prodotti tipici locali (pettole, zucchine ecc.).

Persone legate a Monopoli[modifica | modifica wikitesto]

Orazio Comes, botanico

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale conformazione urbanistica della città di Monopoli si deve all'architetto De Simone che nel 1795 vide approvato il proprio progetto dalle autorità napoletane. Il piano prevedeva l'abbattimento delle mura cittadine, che per secoli avevano garantito la sicurezza della città, ritenute allora obsolete e inutili e un'espansione urbana caratterizzata da uno schema a scacchiera, in evidente contrasto con la zona medievale formata da vie strette e tortuose. Il limite tra la città vecchia e la zona nuova è determinato dal circuito delle scomparse fortificazioni e i punti di accesso più evidenti sono in corrispondenza delle antiche porte.

Molto più interessante il precedente progetto (non approvato dalle autorità napoletane) redatto dell'ingegnere Francesco Sorino nel 1794, che prevedeva la conservazione delle mura e uno schema d'espansione urbana a raggiera, a partire da una grande piazza rotonda. Si trattava di una soluzione moderna e rispettosa delle memorie storiche e architettoniche dell'antica città e delle sue molteplici direttrici di collegamento col territorio circostante. La Monopoli del Sorino avrebbe avuto molti riferimenti formali con l'attuale città di Lucca, che ha conservato integralmente il sistema di fortificazioni cinquecentesco ben distinto dal moderno tessuto urbano di accrescimento.

Quartieri[modifica | modifica wikitesto]

La Città di Monopoli era divisa in quattro quartieri: Egnathia, Japigia, Apulia e Peucezia, divisione caduta successivamente in disuso e oggi del tutto abbandonata.

Centro storico di Monopoli: da notare la differenza tra le viuzze di quest'ultimo e la pianta a scacchiera ottocentesca.

Contrade[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio dell'agro, in contrada San Gerardo

Il territorio cittadino posto un tempo al di fuori delle mura delle città è diviso in circa 99 contrade, alcune delle quali di fatto soppresse poiché completamente inurbate. Da segnalare la presenza di due exclavi situate nel territorio di Alberobello, cioè le contrade di Nispole e Cardillo, fra loro confinanti.

  • Antonelli, Aratico, Arenazza, Assunta
  • Baione, Balice, Barcato, Bellocchio, Belvedere
  • Cacaveccia, Capitolo, Cardillo, Carmanna, Carluccio, Carrassa, Casale, Cavallerizza, Cervarulo, Chianchizza, Chiesa dei Morti, Ciminiera, Ciporelli, Conchia, Corvino, Cozzana, Cristo Cozzana, Cristo delle Zolle, Cristo Re, Due Torri
  • Gorgofreddo, Gravina, Grotta dell'Acqua, Guadiano, Guidano
  • Impalata
  • Laghezza, Lama di Macina, Lamalunga, Lamammolilla, Lamantia, Lamarossa, Lamascrasciola, Losciale
  • Macchia di Casa, Macchia di Monte, Mazzone, Monte Scopa, Moredifame, Mozzo
  • Nispole
  • Padresergio, Pagliericci, Pantano (inurbata), Parco di Tuccio, Paretano, Passarello, Passionisti (inurbata), Peroscia, Petrarolo, Piangevino, Pilone
  • Romanelli
  • Samato, Sant' Andrea, Sant' Antonio d'Ascula, San Bartolomeo, San Francesco da Paola (inurbata), San Gerardo, San Luca, San Lucia, San Nicola, Sant' Oceano, Sant' Oronzo, Santo Stefano, Santa Teresa, San Vincenzo, Scarciglia, Sicarico, Sorba, Spina, Stomazzelli
  • Tavanello, Terranova, Tormento, Torichiano, Torre d'Orta, Torricella, Tortorella
  • Vagone, Virbo
  • Zampogna, Zecca, Zingarello.

Ricordiamo inoltre alcuni toponimi non facilmente collocabili (nomi di contrade caduti in disuso, strade comunali, nomi alternativi di contrade sopra ricordate, zone intorno ad antiche masserie): Spagosottile, More di Fame, Strasciddone, Putta, Americano, Faccia di Trippa, Cacaveccia, Ebreo, Cardillo, Parmaiorca, Ronzapane, Catalluccio, Spadacciuddo, Montenetto, Donnarosa, Mandorla Amara, Finorio, Nico, Li Pizzi, Casotto, Termine Luongo, Codaderito, Gronco, Coda di Rete, Carbonaro.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Economia della Puglia.

Settore primario[modifica | modifica wikitesto]

L'economia di Monopoli è prevalentemente legata alla produzione alla trasformazione dei prodotti agricoli che hanno favorito lo sviluppo di una crescente industria olearia e conserviera. Notevole il movimento del porto e dell'industria peschereccia, che favorisce anche una qualificata attività cantieristica.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Monopoli dal mare.

La città di Monopoli ha sempre avuto una certa vocazione industriale. Tra le industrie storiche della città sono da ricordare il cementificio dell'Italcementi, costruito agli inizi del secolo, e lo stabilimento della Tognana, costruito negli anni sessanta. Entrambi gli stabilimenti sono ora dismessi; ma, in compenso, negli ultimi anni si è sviluppata, nei pressi della tangenziale a nord della città, un'area industriale di discreto valore produttivo. Punta di eccellenza è la Mer Mec, leader mondiale nella costruzione di treni hi-tech e sistemi speciali per la diagnostica delle reti ferroviarie, il cui presidente e fondatore, Vito Pertosa, è stato nominato cavaliere del lavoro 2009 e imprenditore dell'anno Ernest&Young per la categoria innovazione 2009. Nel 2011 viene fondata la Blackshape, che ha progettato un aereo ultraleggero interamente in fibra di carbonio, il Blackshape Prime. Tra le altre industrie locali (perlopiù tessili, olearie, meccaniche e chimiche) vanno menzionate la conceria Eco Leather, l'Oleificio Italiano, produttore di oli industriali, e la Plastic Puglia, produttrice di tubi in polietilene. Qui, nel 2007, un incendio di notevoli quantità di polietilene ha sollevato una densa nube di fumo nero che per molte ore ha provocato fastidi respiratori agli abitanti della cittadina e dei comuni limitrofi, lasciando presagire il rischio di un disastro ambientale simile a quello verificatosi a Seveso nel 1976 (il rischio, fortunatamente, è stato scongiurato).

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

La produzione e l'attività artigianale nella città di Monopoli e nell'agro soprattutto è stata una delle attività di punta fino alla metà del Novecento. Successivamente lo sviluppo del terziario e del turismo ha soppiantato molte delle antiche attività tipiche non solo di Monopoli ma dell'intera zona del sud-est barese. L'attività della falegnameria, per esempio, con la produzione di carri, carretti, sciaraballi da parte dei carradori, di botti, tini, tinozze da parte dei bottai (la piana di Monopoli è ancora una delle poche zone dove si continuano a produrre tini e carri), mobili realizzati dagli ebanisti e anche, a tutt'oggi, di strumenti musicali come chitarre, soprattutto nell'agro. La lavorazione del ferro battuto, ancora presente nel centro cittadino, è di pregio ma ormai di nicchia a causa della diffusione dell'acciaio inossidabile e dei materiali più facilmente gestibili. La cestineria è altra attività tipica della zona monopolitana, con la produzione di panieri, setacci, canestri, fuscelli e fiscoli per la spremitura delle olive. Una delle attività più diffuse è quella della lavorazione della pietra: la maggior parte delle abitazioni presenti in campagna sono nate dalle sapienti mani di muratori che svolgevano e svolgono quell'occupazione trasmettendo i segreti di padre in figlio. In particolare il cosiddetto maestro di parete era l'artigiano addetto alla costruzione e alla riparazione dei muretti a secco nell'agro, attività ormai scomparsa.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Turismo balneare[modifica | modifica wikitesto]

Abbazia di Santo Stefano e Porto Ghiacciolo

I 13 chilometri di costa, con oltre 25 calette e ampie distese sabbiose, sono vocati alla balneazione e all'esplorazione della vita sottomarina. Vi sono oltre dieci strutture alberghiere e villaggi turistici, dislocati per lo più in prossimità del mare, alcune delle quali di ragguardevoli dimensioni. Fra i numerosi stabilimenti balneari, per lo più a sud della città, si ricordano quelli di Santo Stefano (adiacente all'omonima abbazia), Lido Pantano, Lido Sabbiadoro, Torre Cintola, Porto Giardino, Porto Ghiacciolo, Torre Egnazia, Le Macchie, Baia del Sol. Molti degli stabilimenti si trovano in località Capitolo, a circa 6 chilometri dal centro della città, centro della vita notturna monopolitana durante il periodo estivo.

Turismo culturale e folklorico[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di musei, di numerosi luoghi di culto e della masserie ha reso la città oltre che centro di turismo balneare, anche importante centro culturale: in particolare sono rinomate anche le usanze folkloriche, cioè gli usi e i costumi che attirano turisti anche durante la stagione invernale. In particolare i numerosi presepi viventi, fra i quali si ricordano quello organizzato presso la chiesa di San Francesco da Paola, o quello che si estende su una superficie di diversi km² in contrada Cozzana, con la presenza di antichi mestieri svolti in campagna, e ancora le varie manifestazioni quali le Vie Crucis viventi, la Cavalcata dei Magi, la Mostra dell'Artigianato, il Mercatino dell'Antiquariato, con l'obiettivo di rinnovare l'interesse per una cultura contadina, rurale e artigianale ormai scomparsa.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Strade provinciali della provincia di Bari e Stazione di Monopoli.

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Monopoli è situata lungo la strada statale 16 Adriatica che collega Bari con Lecce, svolgendo anche la funzione di tangenziale esterna per la città. Il territorio è attraversato inoltre dalla Strada Provinciale Monopoli - Conversano e dalla strada Provinciale Monopoli - Castellana.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione ferroviaria fa parte della Ferrovia Adriatica sul tratto Bari-Lecce. Molti dei siti limitrofi di richiamo turistico sono raggiungibili anche mediante servizi di autolinee regionali.

Porto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: porto di Monopoli.

Nel contesto urbanistico dell città, il porto rappresenta un elemento primario. Il bacino portuale comprende quattro insenature o cale:

  • Porto Vecchio
  • Cala Batteria o delle Batterie
  • Cala Fontanelle
  • Cala Curatori

Il sopraflutto, radicato a punta Curatori, si protende in direzione nord-est, sud-est; il sottoflutto, chiamato molo Margherita, radicato a punta Castello, si prolunga in direzione nord, nord-ovest per 200 metri. Ambedue i moli servono a riparare lo specchio del porto dalle forti mareggiate che periodicamente si abbattono dal quadrante nord-est.[64]

Batimetria[modifica | modifica wikitesto]

La batimetria del bacino presenta una difformità, regredendo dagli 11 metri in corrispondenza della testata del molo nuovo, fino a 3 metri della secca di Punta della Trave.

La cantieristica[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Monopoli nel 1943.

A cavallo del XX secolo erano presenti a Monopoli molte navi da carico i cui proprietari ed armatori furono anche monopolitani. Tra le più importanti:

  • Brigantino Belle Elise, due alberi e una camera, Armatore: Don Florindo Gigante, capitano al comando Luigi Tito di Giovanni, comandanti Nicola Gigante, Giuseppe Guida;
  • Brigantino goletta Angela e Elisa, di fabbricazione veneziana, primo proprietario Vincenzo Comes, poi Don Girolamo De Martino (figlio di Don Michele De Martino).
  • Brigantino goletta Stelnig di fabbricazione austriaca, poi "San Luigi', proprietario Don Luigi Gigante.
  • Pielago bragozzo Esmeralda, 97 tonnellate, due alberi, pontato, con una camera, Armatori al 50% Don Michele De Martino e Luigi Tito di Giosuè, capitano al comando;
  • Pielago Buon Figlio, proprietari: Domenico Bongiano, poi Agostino Giangrande, quindi Giuseppe Navach, capitano Alessio Guida,
  • Trabaccolo Santissimo Crocifisso, armatori Stanisci e Francesco Mandriota;
  • Trabaccolo Madonna della Madia, di Antonio La Penna;
  • Trabaccolo San Vincenzo Ferreri, di Vincenzo Comes;
  • Trabaccolo Madia Carmela, di proprietà del sacerdote Girolamo Ippolito, Giovanni Carbonelli, Donato Fiume e Angelo Zaccaria, comandante Andrea Ippolito;
  • Trabaccolo Fortunato, proprietario Domenico Vadalà;
  • Battello Sirius (peschereccio), successivamente rinominato in Dalin, proprietario Tenente Enrico Levi.

L'industrializzazione dello scalo marittimo[modifica | modifica wikitesto]

Il Porto antico di Monopoli

L'importanza dello scalo di Monopoli nell'ultimo secolo si evince dalla presenza della cementeria (di proprietà monopolitana fino alla fine della seconda guerra mondiale), dall'insediamento dello stabilimento petrolifero della Società Italo Americana per il Petrolio (Esso), dalla presenza dell'altro deposito petrolifero del gruppo SAROM, nonché dalla installazione del IV Deposito carburanti dell'Esercito Italiano (tuttora attivo). Le attività facenti capo al porto comprendevano anche numerosi stabilimenti industriali quali la Gaslini (sita a ridosso della Cementeria), gli oleifici De Martino, Pirrelli, Melpignano e Salerno; i mulini Pugliese, Rossani e Meo Evoli; gli stabilimenti per la lavorazione delle ciliegie solforate: Pareto e Penna Mastronardi.

Queste ultime aziende spedivano regolarmente via mare le ciliegie solforate in fusti di legno per gli Stati Uniti fino alla seconda guerra mondiale usando le navi di linea della American Export Lines. Per tutti gli anni cinquanta, la Ditta Santostasi spediva cipollacci selvatici ad aziende farmaceutiche austriache ed inglesi. La cementeria, fino agli anni settanta, ha regolarmente ricevuto via mare pietra marna e pozzolana e spedito cemento sia in cabotaggio che verso paesi terzi. La città, sviluppatasi intorno allo stabilimento, ne ha decretato la chiusura sul finire degli anni ottanta, con le ovvie perdite occupazionali ma anche con un notevole beneficio per l'ambiente.

Altra veduta del Porto antico

Per diversi decenni lo scalo di Monopoli è stato preferito per lo sbarco di fertilizzanti, di legumi, di lampascioni, di carrube, dì legname in tronchi e segati. I quantitativi di merci secche movimentati nel porto hanno oscillato (a seconda dell'andamento annuale delle campagne e dei mercati) tra le 200 e le 400 000 tonnellate annue. La riapertura dei mercati al di là dell'Adriatico, le industrie ed i commerci relativi hanno spinto le autorità competenti a porre mano ai lavori di riqualificazione e miglioramento delle strutture portuali; terminati nel 2004 i lavori di rinnovamento del Molo di Tramontana, il Porto di Monopoli ha ora a disposizione un nuovo attracco per le navi mercantili che si aggiunge ai due creati nei secoli passati.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

La città dista 58 chilometri dall'aeroporto di Bari-Palese e 70 chilometri da quello di Brindisi.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 2010 il Comune di Monopoli è stato membro del Consorzio Trulli Grotte Mare assieme ad altri 8 comuni della ex Provincia di Bari e della Provincia di Brindisi con affinità culturali, economiche e sociali e comune patrimonio ambientale, artistico e monumentale.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
27 giugno 1999 6 agosto 2002 Walter Laganà Coalizione di Centro Destra Sindaco
agosto 2002 26 maggio 2003 Mario Tafaro, Donato di Gioia, Francesco Coppetta Commissariamento
26 maggio 2003 14 aprile 2008 Paolo Antonio Leoci Coalizione di Centro Sinistra Sindaco
15 aprile 2008 28 maggio 2013 Emilio Romani Il Popolo della Libertà Sindaco
28 maggio 2013 in carica Emilio Romani Il Popolo della Libertà Sindaco

Gemellaggi[65][modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La città è sede delle seguenti società sportive:

  • La Società Sportiva Monopoli 1966 milita in Serie D.
  • Associazione Dilettantistica Scacchi Monopolitana Botvinnik di Monopoli milita in serie A2.
  • L'ASD Audace Calcio a 5 Monopoli milita nella serie C-2.
  • L'ASD MP Futsal Club milita nella serie C-2.
  • L'ASD Tecnico Monopoli (Basket) milita nel Campionato di Promozione Femminile.
  • L'ASD Tennis Tavolo Maurizio Lembo milita in serie D/2.
  • Il Circolo Canottieri Pro-Monopoli.
  • Canottieri Monopoli 2005.
  • L'Amatori Rugby Monopoli milita in Serie C1
  • La squadra maschile di Basket Action Now Monopoli milita in Serie D.
  • La squadra maschile di Basket AP Monopoli milita in Serie D.
  • La squadra maschile del Basket&Co Monopoli milita in Promozione.
  • La squadra maschile Apulia Volley Monopoli milita in Serie C.
  • La squadra di atletica leggera Libertas Monopoli.

Società Settori Giovanili (Calcio)[modifica | modifica wikitesto]

  • Soccer Team Monopoli, regionale, fino alla categoria Allievi.
  • Esperia Monopoli, regionale, fino agli Allievi.
  • Green Planet Monopoli, area metropolitana, fino alla categoria Allievi.

Arti Marziali[modifica | modifica wikitesto]

La città di Monopoli può annoverare il campione mondiale di K1-Style per la sigla WFF Gianpiero Sportelli nella categoria pesi Gallo.

Impianti Sportivi[modifica | modifica wikitesto]

La città di Monopoli è sede dello stadio Vito Simone Veneziani e di un Palazzetto dello Sport, adibito agli incontri di pallacanestro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani
  2. ^ Oggi non più visibile; alcune vestigia della chiesa sono visitabili all'interno del Castello Carlo V.
  3. ^ Giacomo Campanelli, Monopoli, Guida Turistica, Fasano, Schena, 1989.
  4. ^ Sebastiano Lillo, Monopoli, sintesi storico geografica, Monopoli, Colucci, 1976.
  5. ^ Stefano Carbonara, Monopoli nel Secondo Novecento, Fasano, Schena, 2009.
  6. ^ Stefano Carbonara, Monopoli nel Secondo Novecento, Fasano, Schena Editore, 2009.
  7. ^ Comune di Monopoli, Elenco Periodici e Pubblicazioni sulla città di Monopoli.
  8. ^ Stefano Carbonara, Monopoli nel Secondo Novecento, Fasano, Schena, 2005, p. 354.
  9. ^ Comune di Monopoli, Gemellaggi.
  10. ^ a b [1] - Popolazione residente al 1º gennaio 2014.
  11. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  12. ^ Luigi Reho, Dizionario etimologico del monopolitano, Schena Editore, Fasano 1988, p. 1027.
  13. ^ Sebastiano Lillo, Monopoli, Sintesi storico-geografica, Monopoli, Colucci, 1976, p. 31-33.
  14. ^ Stefano Carbonara, Monopoli nel Secondo Novecento, Fasano, Schena, 2005.
  15. ^ FSP - Federazione Speleologica Pugliese
  16. ^ Questo percorso, piuttosto angusto, è ricchissimo di stalattiti, stalagmiti, di rare e delicatissime concrezioni ad andamento anche orizzontale e di piccole pozze d'acqua. Sul pavimento si notano alcuni fori circolari del diametro di circa 15 cm attraverso i quali si intravede un piccolo specchio d'acqua sottostante e inaccessibile. Il corridoio dei pozzi, lungo 51,5 metri, si restringe fino a rendere molto difficoltosa il proseguimento dell'esplorazione. La voragine dell'Impalata fu esplorata per la prima volta nell'agosto del 1969 dal Gruppo Speleologico Monopolitano.
  17. ^ La più grande caverna d'Italia è la "Grotta Gigante" in territorio di Trieste.
  18. ^ In sezione verticale le misure sono variabili in quanto in corrispondenza del foro centrale superiore esiste una collinetta di detriti di circa 40 metri di altezza, mentre nell'angolo nord-est, tramite un pozzo, si raggiungono i 161 metri di profondità rispetto alla quota di accesso. Da questo punto, caratterizzato da un forte restringimento del corridoio orizzontale, si accede ad un altro complesso di pozzi e brevi tratti orizzontali, fino a raggiungere la quota di 280 metri rispetto alla quota di ingresso, ossia a quota 95 metri sul livello del mare e quindi a poche decine di metri dal livello della falda freatica. La grotta di Santa Lucia, sulla quale aleggiavano sinistre storie di persone gettate vive nella grave da Giorgio Palmisani, brigante di Alberobello, fu esplorata per la prima volta il 26 dicembre del 1938 da speleologi monopolitani che effettuarono la pericolosa discesa con mezzi di fortuna (corde di canapa e lumi a petrolio). Dopo altre tre spedizioni succedutesi nel corso dei decenni, nel 2013 il Gruppo Ricerche Carsiche di Putignano (che dal 1995 compie studi all'interno del complesso carsico) e l'Università degli Studi di Bari hanno ripreso sistematicamente le esplorazioni del Gruppo speleologico Monopolitano, portando a compimento e perfezionando le vecchie rilevazioni degli ambienti carsici con moderni sistemi laser scanner.
  19. ^ Questo lago, di dimensioni e profondità sconosciute, caratterizzato da acqua limpidissima, nel quale si riversa dalla parete laterale una cascata, individua forse il livello della falda freatica della zona. Probabilmente la cascata osservata è riferibile al corso d'acqua che scorre nella parte superiore della grotta e che poi scompare improvvisamente in una frattura della roccia.
  20. ^ Luigi Antonio Colecchia, A Monopoli una nevicata storica che rievoca il Passato, Canale7, 31/12/14.
  21. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani
  22. ^ (FR) Jean-Claude Richard de Saint-Non, Voyage pittoresque ou Description des royaumes de Naples et de Sicile, vol. 3, Parigi, Clousier, 1781-1786, pp. 49-50.
  23. ^ Sebastiano Lillo, Monopoli, Sintesi storico-geografica, Monopoli, Colucci, 1976.
  24. ^ AA.VV, Monopoli nel suo passato, v.3, Fasano 1987. Nel corso di questi scavi sono venute alla luce imponenti resti di mura messapiche, tombe messapiche ricche di corredi preziosi e inusuali come una rarissima (forse unica) trozzella di bronzo.
  25. ^ Monopoly Italia
  26. ^ Giuseppe Indelli, Historia di Monopoli del Primicerio Giuseppe Indelli con note di D. Cosimo Tartarelli, Schena Editore, 2000
  27. ^ Cedreno p. 756 Guglielmo Appulo
  28. ^ Informazioni su Monopoli su araldicacivica.it, consultato il 10-04-2015
  29. ^ a b Stemma Comune di Monopoli
  30. ^ Alessandro Nardelli, La Minopoli o sia la Monopoli manifestata, 1773.
  31. ^ Il bilancio dell'incidente fu di 25 morti, 16 dispersi, 271 feriti, molti dei quali scampati alla morte grazie all'intervento dei pescherecci del luogo. L'episodio è ricordato con un altorilievo sulla facciata a mare del Castello di Carlo V, rappresentante la nave in fiamme e i marinai monopolitani nell'atto di salvarla.
  32. ^ Il Cardinale Orsini, divenuto Papa Benedetto XIII spesso, per motivi di salute, soggiornava a Monopoli nella masseria Belvedere situata sulla Lama Belvedere, alla periferia ovest della città.
  33. ^ Oggi non più visibile; alcune vestigia della chiesa sono visitabili all'interno del Castello Carlo V.
  34. ^ Giacomo Campanelli, Monopoli, Guida Turistica, Fasano, Schena, 1989.
  35. ^ La statua, tradizionalmente ritenuta San Cataldo, dai documenti antichi risulta in realtà raffigurare proprio il santo patrono di Napoli.
  36. ^ G. Barrella, La Compagnia di Gesù nelle Puglie, 1574-1767, Lecce, 1941.
  37. ^ La piazza Vittorio Emanuele, chiamata anche borgo dai monopolitani, è il punto d'incontro e di riferimento per i cittadini da secoli. Si assiste tuttavia periodicamente al curioso fenomeno dello spostamento dei giovani dal borgo alla vicina Villa Comunale. Altrettanto periodicamente il luogo di incontro ritorna ad essere la Piazza Vittorio Emanuele. Giacomo Campanelli, Monopoli, guida turistica, Fasano, Schena, 1989.
  38. ^ Sebastiano Lillo, Monopoli, sintesi storico geografica, Monopoli, Colucci, 1976.
  39. ^ Stefano Carbonara, Monopoli nel Secondo Novecento, Schena, Fasano, p. 369. Dati aggiornati al 2004.
  40. ^ Francesco Pepe. Alla corte della masseria, complessi fortificati in agro di Monopoli - Zaccaria Editore, Monopoli 1999.
  41. ^ Historia di Monopoli del primicerio Giuseppe Indelli con note di D.Cosimo Tartarelli, Schena Editore, 2000
  42. ^ Istat, 2014, Dati Istat aggiornati al 1/1/2014.
  43. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  44. ^ Dati Rifiuti e Bonifica - Regione Puglia
  45. ^ Tuttitalia.it, Cittadini Stranieri nell'anno 2013.
  46. ^ Vedi La Terra di Bari al tempo dei Longobardi, Romano Colizzi, Editrice Tipografica, Bari 2009, pag. 65. Altri termini longobardi, recepiti direttamente nel dialetto monopolitano sono ad esempio zinna o zizza (seno), piscina (piccolo deposito d'acqua o d'olio), zippo (bastoncino), zeppa (cuneo)..
  47. ^ Fondato da Bernardo Ysplues nel 1579 per l'attribuzione delle doti di maritaggio: il conferimento di detto beneficio avveniva con la semplice decisione degli amministratori, indipendentemente dal censo dei beneficiari.
  48. ^ Stefano Carbonara, Monopoli nel Secondo Novecento, Fasano, Schena, 2009.
  49. ^ Stefano Carbonara, Monopoli nel Secondo Novecento, Fasano, Schena Editore, 2009.
  50. ^ Comune di Monopoli, Elenco Periodici e Pubblicazioni sulla città di Monopoli.
  51. ^ Stefano Carbonara, Monopoli nel Secondo Novecento, Fasano, Schena, 2005, p. 354.
  52. ^ Anna Puricella, Sudestival, il cinema indipendente invade il grande schermo in La Repubblica, 15 gennaio 2014.
  53. ^ Giulia Falzea, Sguardi di Cinema a Monopoli in La Repubblica, 8 gennaio 2010.
  54. ^ Alfonso Marrese, Apulia Film Commission.
  55. ^ Abantantuono E Stornaiolo In Piazza Garibaldi. Le Foto
  56. ^ Monopoli Nel Prossimo Film Di Ceccherini
  57. ^ Apulian Film Commission, La Gazzetta del Nord Barese, 26/01/2014.
  58. ^ Cinema Italiano.info, Scheda del film su Cinemaitaliano.info.
  59. ^ Daniela Cavallo, In marcia da Due Secoli, La tradizione bandistica di Monopoli dal 1813, Bari, Gelsorosso, 2008.
  60. ^ Comune di Monopoli, Ricettario Monopolitano.
  61. ^ La festa, sebbene non riguardi i santi patroni della città, riveste comunque le connotazioni di una grande festa patronale. Monumentali le luminarie in corso Umberto e in piazza Vittorio Emanuele.
  62. ^ Andreas Kiesewetter, Megareites di Brindisi, Maio di Monopoli e la signoria sulle isole ionie in «Archivio Storico Pugliese», 59, 2006,;46-90. In questo studio vengono sollevati molti dubbi sul cognome "Orsini", con il quale Maio è indicato da una parte della storiografia che lo reputa appartenente alla famosa famiglia romana. In realtà in nessuna delle cinque lettere papali, a lui indirizzate, datate tra il 1207 e il 1238, viene nominato come Orsini, nemmeno nelle fonti narrative latine né nelle varie versioni della "Cronica di Morea" viene mai indicato col cognome "Orsini", anche il figlio Riccardo e il primigenito Giovanni, in nessun atto vengono mai nominati con il cognome "Orsini". Sappiamo solo con certezza che la prima dinastia dei conti di Cefalonia e di Zante era oriunda della Puglia e precisamente di Monopoli, come anche pare indicare un documento conservato nell'Archivio unico diocesano di Monopoli.
  63. ^ Il Pignatto grasso - Google Libri
  64. ^ Sebastiano Lillo, Monopoli, sintesi storico-geografica, Monopoli, Colucci, 1976, p. 249.
  65. ^ Comune di Monopoli, Gemellaggi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La Minopoli, o sia la Monopoli manifestata, Alessandro Nardelli, 1773.
  • Voyage pittoresque ou Description des royaumes de Naples et de Sicile, Jean-Claude Richard de Saint-Non, vol. 3, Parigi, Clousier, 1781-1786, pp. 49-50.
  • Monopoli e la Monarchie nelle Puglie, Luigi Finamore Pepe, 1897.
  • Monopoli nell'età del Rinascimento, Atti del  Internazionale di studio, 22-23-24 marzo 1985, Vol 1-2-3.
  • Monopoli nel Medioevo e nel Rinascimento, Francesco Antonio Glianes, Schena Editore
  • Istoria di Monopoli del primicerio G. Indelli, nuova edizione con note di D.Cosimo Tartarelli, Schena Editore, 2000.
  • Il libro Rosso della Città di Monopoli, Francesco Mucciaccia, 1906.
  • Monopoli nel suo passato- Quaderni di storia locale a cura della Biblioteca Comunale "Prospero Rendella" , Grafischena, 1984.
  • Monopoli Città Turistica, Giacomo Campanelli, Schena Editore.
  • Monopoli Città Unica, Francesco Pepe, Zaccaria Editore.
  • Mare d'Egnazia, Giuseppe Andreassi, Schena Editore.
  • Monopoli Illustre, Michele Pirrelli, Schena Editore.
  • Monopoli nel '900, Mimmo Muolo, Edizioni Vivere In.
  • Frammenti di Storia Monopolitana, Vincenzo Saponaro, 2012.
  • Bella Minopolis, Luca Sorino, Zaccaria Editore.
  • Monopoli nel Secondo Novecento, Stefano Carbonara, 2005, Schena Editore.
  • Monopoli, Viaggio tra Cronaca e Storia, Stefano Carbonara, 2008, Schena Editore.
  • Santi, Cristi e Crestjene, Francesco Pepe e Giuseppe di Palma, 2005, Zaccaria editore.
  • Alla corte della Masseria, Complessi fortificati in agro di Monopoli, Francesco Pepe e Giuseppe di Palma, Zaccaria Editore.
  • Monopoli sintesi storico geografica, Sebastiano Lillo, Grafiche Colucci
  • Terre di Puglia, Alfredo Maiullari, Aliante Edizioni.
  • Puglia Insolita, Roberto Campanelli Editore.
  • La Compagnia di Gesù nelle Puglie 1574-1767, G. Barella, Lecce, 1941.
  • La Terra di Bari al tempo dei Longobardi, Romano Colizzi, Editrice Tipografica, Bari 2009, pag. 65.

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