Monopoli (Italia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Monopoli
comune
Monopoli – Stemma Monopoli – Bandiera
Veduta di Monopoli dal mare.
Veduta di Monopoli dal mare.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Bari-Stemma2.png Bari
Amministrazione
Sindaco Emilio Romani (PdL) dal 15/04/2008
Territorio
Coordinate 40°57′17″N 17°10′24″E / 40.954722°N 17.173333°E40.954722; 17.173333 (Monopoli)Coordinate: 40°57′17″N 17°10′24″E / 40.954722°N 17.173333°E40.954722; 17.173333 (Monopoli)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 156,32 km²
Abitanti 48 776[1] (31-07-2013)
Densità 312,03 ab./km²
Frazioni circa 99 contrade
Comuni confinanti Alberobello, Castellana Grotte, Fasano (BR), Polignano a Mare
Altre informazioni
Cod. postale 70043
Prefisso 080
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 072030
Cod. catastale F376
Targa BA
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 1 066 GG[2]
Nome abitanti monopolitani
Patrono Madonna della Madia. Patrono Secondario dal 1647: San Francesco da Paola
Giorno festivo 16 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Monopoli
Posizione del comune di Monopoli all'interno della provincia di Bari
Posizione del comune di Monopoli all'interno della provincia di Bari
Sito istituzionale
« Monopoli, grande piazza bianca, dove tutte le case sono imbiancate a calce, come tutto il resto della città. Entriamo in una chiesa in cui dei falegnami lavorano all'altare maggiore. Monopoli è sul mare. Due o tre barche. A destra dell'insenatura dove si trovano queste, resti di fortificazioni. Spiazzo roccioso che domina il mare. Un vecchio mendicante cieco, lacero, che ha servito Napoleone e che ripete gesti militari di un tempo. Bella strada, i sedili enormi delle carrozze dorate. Aspetto pulito e agiato di tutte le popolazioni. Fuori città preti in tricorno che passeggiano con giovani in abito secolare. »
(Gustave Flaubert, Attraverso i campi e lungo i greti[3])

Monopoli (Menòpele[4] in dialetto monopolitano, Μινωπολις in greco antico) è un comune italiano di 48.776 abitanti[1] della provincia di Bari, in Puglia. Si trova 43 km a sud-est del capoluogo.

Tra le città costiere della Puglia, Monopoli rappresenta uno dei porti più attivi e popolosi della regione sull'Adriatico. Il suo caratteristico centro storico di origine alto-medievale, sovrapposto ai resti di un abitato messapico fortificato già nel V secolo a.C., si affaccia sul mare, circondato da alte mura.

Monopoli è anche detta la città delle cento contrade. L'agro infatti è diviso in varie località denominate contrade, i cui toponimi rievocano antichi casali scomparsi, la presenza di una masseria, di una chiesa o altri riferimenti storico-geografici.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Puglia.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La città di Monopoli sorge a 9 metri s.l.m. lungo il litorale adriatico a 40 km a sud di Bari, nella zona geografica della Terra di Bari. Si estende su una superficie di 156 km² e il suo territorio è costituito da una fascia costiera pianeggiante, denominata marina, che sale velocemente verso le colline murgiane fino a raggiungere un'altitudine massima di 408 metri, sulla zona dei monti Carbonara (contrada Aratico). La costa, lunga quasi 15 km, è bassa e frastagliata: con oltre 25 stupende cale ed ampie distese sabbiose è particolarmente adatta alla balneazione e all'esplorazione della vita sottomarina.

Mappa ad alta definizione della Città di Monopoli.

L'agro della città è diviso in contrade molte delle quali oramai incluse all'interno del centro abitato. Sono caratterizzate dalla presenza di antiche masserie fortificate (centri di conduzione di attività agricole), chiese e insediamenti rupestri, trulli, ville patrizie neoclassiche e case coloniche. La coltivazione predominante è costituita da ulivi e mandorli, ma non mancano alberi da frutta (agrumi, ciliegi, fichi) e soprattutto ampie coltivazioni di ortaggi.

La vegetazione spontanea, in prevalenza macchia mediterranea, è ancora presente in diverse zone dell'agro. Di particolare pregio naturalistico, anche per l'ampio panorama sulla marina sottostante e su alcune città vicine, è l'oasi faunistica del Monte San Nicola. Nell'oasi, situata su un poggio all'estremo lembo murgiano, a circa 6 chilometri dal centro abitato, sono presenti preziose specie botaniche.

La piana costiera costituisce un paesaggio di estrema suggestione per le antiche masserie che la punteggiano e per la presenza dei nodosi e monumentali alberi secolari di ulivo, piante modellate dal tempo e dal vento, testimonianza vivente della storia di questo territorio. Diverse sono le iniziative, sviluppatesi nel corso degli ultimi anni a tutela di questo eccezionale patrimonio, unico per valore paesaggistico, botanico-vegetale, storico-culturale.

Idrologia, Geologia e Flora[modifica | modifica sorgente]

Paesaggio dell'agro di Monopoli
  • Idrologia: quasi assente in superficie, dove è limitata a lame a carattere torrentizio fra cui si ricordano i torrenti Ferraricchio e S. Donato. Altri, ancora meno significativi, sono il Belvedere, il S. Cecilia, il Lama di Maga e il Giordano: tali piccolissimi corsi d'acqua eccentrici vengono localmente chiamati "mene". La falda freatica è invece ricca di acqua dolce.
  • Geologia: Giscitura prevalente: collina. Terreni superficiali di natura calcarea del gruppo Terre Rosse. Rocce di natura calcarea dell'Era Mesozoica del gruppo calcari delle Murge e tufi delle Murge. L'altopiano è ricco di doline e grotte carsiche.Le coste sono a nord alte e frastagliate con poche cale sabbiose; a sud alte e frastagliate con numerose cale sabbiose; nella zona fino ad Egnazia coste basse e sabbiose con lidi costieri. Altitudine massima: m. 417, minima: m. 0, prevalente: m. 45,300.
  • Flora: Zona Costiera: Ginepro, lentisco, timo, filirea, cappero; Bassopiano: ulivo, carrubo, mandorlo, fico, fico d'india, cappero; Fianchi collinari: leccio, quercia, oleastro, lentisco, cisto, terebinto; Altopiano: leccio, quercia, fragno, roverella, mandorlo, ulivo, vite, ciliegio, fico.

Fenomeni carsici[modifica | modifica sorgente]

  • La voragine dell'Impalata[5], che si apre sul fondo di una grande dolina, è caratterizzata da un pozzo perfettamente verticale a sezione quasi circolare, del diametro di circa 2 metri, che si spinge a 97.30 metri di profondità. A circa 83.00 si incontra un breve e alto corridoio di circa 40 metri, piuttosto pericoloso a causa della presenza, forse solo stagionale, di anidride carbonica. Sul fondo del pozzo si dipana un corridoio orizzontale dove la percentuale di ossigeno torna accettabile. Questo percorso, piuttosto angusto, è ricchissimo di stalattiti, stalagmiti, di rare e delicatissime concrezioni ad andamento anche orizzontale e di piccole pozze d'acqua. Sul pavimento si notano alcuni fori circolari del diametro di circa 15 cm attraverso i quali si intravede un piccolo specchio d'acqua sottostante e inaccessibile. Il "corridoio dei pozzi", lungo 51.5 metri si restringe fino a rendere molto difficoltosa la prosecuzione dell'esplorazione. La voragine dell'Impalata fu esplorata per la prima volta nell'agosto del 1969 dal Gruppo Speleologico Monopolitano.
  • Grotta di S.Lucia. questo grande e articolato complesso carsico è caratterizzato dalla presenza della seconda caverna più grande d'Italia[6]. L'ingresso della Grotta di S.Lucia è posizionato a 375 metri sul livello del mare, è costituito da un pozzo verticale del diametro di circa 1,1 metri e della profondità di 25 metri che sbuca, dopo aver intercettato una piccola cengia, sulla volta di una colossale grotta di forma vagamente ellittica, in sezione orizzontale, di circa 170 per 56 metri. In sezione verticale le misure sono variabili in quanto in corrispondenza del foro centrale superiore esiste una collinetta di detriti di circa 40 metri di altezza, mentre nell'angolo nord-est, tramite un pozzo, si raggiungono i 161 metri di profondità rispetto alla quota di accesso. Da questo punto, caratterizzato da un forte restringimento del corridoio orizzontale, si accede ad un altro complesso di pozzi e brevi tratti orizzontali, fino a raggiungere la quota di 280 metri rispetto alla quota di ingresso, ossia a quota 95 metri sul livello del mare e quindi a poche decine di metri dal livello della falda freatica. Vari indizi di natura altimetrica morfologica e geologica fanno ipotizzare che questo imponente complesso di grotte, corridoi e voragini sia solo un tratto di un grande corso d'acqua sotterraneo, attualmente completamente asciutto ai livelli esplorati che, partendo dall'altopiano e sprofondando molto più in basso, si dirige verso il canale di Pirro per raggiungere il fondo dei grandi inghiottitoi ivi presenti. La grotta di Santa Lucia, sulla quale aleggiavano sinistre storie di persone gettate vive nella grave da Giorgio Palmisani, brigante di Alberobello, fu esplorata per la prima volta il 26 dicembre del 1938 da speleologi monopolitani che effettuarono la pericolosa discesa con mezzi di fortuna (corde di canapa e lumi a petrolio),[7] Dopo altre tre spedizioni succedutesi nel corso dei decenni[8], nel 2013 il Gruppo Ricerche Carsiche di Putignano (che dal 1995 compie studi all'interno del complesso carsico) e l'Università degli Studi di Bari hanno ripreso sistematicamente le esplorazioni del Gruppo speleologico Monopolitano, portando .a compimento e perfezionando le vecchie rilevazioni degli ambienti carsici con moderni sistemi laser scanner.[9]
  • Voragine della Cavallerizza. Da un inghiottitoio, sempre in territorio di Monopoli, presente non lontano dalla storica masseria della Cavallerizza, si accede ad un complesso sistema di pozzi e corridoi, tuttora attivo, caratterizzato da pozze d'acqua, un laghetto intermedio, fino a raggiungere, con un ultimo e più profondo pozzo di 170 metri perfettamente verticale, un lago posto a circa 300 metri di profondità rispetto alla quota d'ingresso. Questo lago, di dimensioni e profondità sconosciute, caratterizzato da acqua limpidissima, nel quale si riversa dalla parete laterale una cascata, individua forse il livello della falda freatica della zona. Probabilmente la cascata osservata è riferibile al corso d'acqua che scorre nella parte superiore della grotta e che poi scompare improvvisamente in una frattura della roccia. L'esplorazione di questo grande e interessantissimo complesso carsico è solo all'inizio. L'ultima discesa, è del novembre 2012, effettuata dal “GASP” (“Gruppo Archeologico Speleologico Pugliese”) insieme a otto speleologi dei gruppi “CAI” di Bassano, Schio e Rovereto. La spedizione è stata concordata e organizzata in occasione del raduno internazionale di speleologia “Spelaion 2012” svoltosi a Borgo Celano (FG) nel novembre 2012.[10]
    Voragine dell'Impalata, corridoio dei pozzi

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima è mediterraneo (clima temperato alle medie latitudini, secondo la classificazione dei climi di Köppen) con estati secche e calde e inverni miti continentali. L'azione mitigatrice del mare, fa sì che le escursioni termiche siano contenute e, trovandosi sulle coste del basso Adriatico, i venti molto spesso sono a regime di brezza. D'inverno è interessata da incursioni di aria fredda di origine balcanica che, in alcune occasioni, determinano precipitazioni a carattere anche nevoso. Da ricordare le nevicate del 1987, 1993, 1999, 2003, 2010 in cui caddero in media, sulla città, 10-15 cm di neve.

Le precipitazioni si concentrano nei mesi autunnali e invernali ed hanno un regime molto variabile. In estate è interessata da ondate di caldo torrido provenienti dal Nord Africa. In contrapposizione a queste ondate di caldo vi sono giorni in cui soffiano venti di maestrale associati la maggior parte delle volte a dei nuclei di bassa pressione che, possono dare luogo a temporali e a bruschi cali di temperatura. Gli estremi di temperatura si sono registrati nel gennaio del 1993 (-5,9 °C) e nel luglio del 2007 (45,6 °C).

Monopoli Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 10 11 13 17 22 26 30 29 25 20 15 11 10,7 17,3 28,3 20 19,1
T. mediaC) 6 6,5 8,5 11,5 16,0 19,5 23,0 22,5 19,0 15,0 10,5 7,0 6,5 12,0 21,7 14,8 13,8
T. min. mediaC) 2 2 4 6 10 13 16 16 13 10 6 3 2,3 6,7 15 9,7 8,4
T. max. assolutaC) 24
(1979)
24
(1990)
27
(1977)
32,6
(1985)
39,0
(1994)
45,5
(2007)
45,6
(2007)
44,8
(1994)
39,0
(1988)
35,0
(1979)
27,5
(2008)
23,0
(1989)
24,0 39,0 45,6 39,0 45,6
T. min. assolutaC) -5,9
(1993)
-3,0
(1979)
-2,4
(1987)
-1,0
(2003)
5,3
(1987)
7,8
(1986)
12,8
(1971)
12,8
(1976)
8,4
(1979)
4,0
(1972)
0,0
(1977)
-3,0
(1986)
-5,9 -2,4 7,8 0,0 -5,9
Giorni di calura (Tmax ≥ 30 °C) 0 0 0 0 0 6 12 11 3 0 0 0 0 0 29 3 32
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 2 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 1 4 1 0 0 5
Precipitazioni (mm) 53 68 67 42 46 39 28 42 49 69 67 68 189 155 109 185 638
Giorni di pioggia 7 8 8 6 6 4 3 4 5 6 7 8 23 20 11 18 72
Umidità relativa media (%) 78 76 72 69 67 62 59 62 66 73 79 79 77,7 69,3 61 72,7 70,2
Vento (direzione-m/s) N
4,4
N
4,4
S
4,4
S
4,4
S
4,4
S
4,4
N
4,4
NNE
4,4
NNE
4,4
NNE
4,4
S
4,4
N
4,4
4,4 4,4 4,4 4,4 4,4

I venti predominanti sono: il maestrale, il greco levante, lo scirocco.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

L'iscrizione in greco (falsificata alla fine del XVIII secolo) che si vorrebbe posta sull'antico tempio di Maia e Mercurio: Maia e Mercurio presso Monopoli. La lapide originale trascritta dall'abate nel Jean-Claude Richard de Saint-Non nel 1881, sembra solo invitare il viandante a sostare a un'Erma presso Monopoli.

Non si ha alcuna certezza né sul toponimo antico né sull'origine dell'attuale nome della città. Gli ultimi scavi archeologici dimostrano che esisteva già in epoca Messapica (V secolo a.C.) e che era munita di poderose mura. Dalla Tabula Peutingeriana di epoca tardo romana, si evince solamente che in quegli anni, approssimativamente nella zona dell'attuale Monopoli, sorgeva Dertum. Di Monopoli sono state ipotizzate diverse etimologie:

Dal greco Μόνη Πόλις, (Città Sola): Dionisio II di Siracusa avrebbe fondato due colonie sulle coste dell'Apulia: Polisnea (Polignano) e Monopoli, nata sulle rovine di Dertum. Ai Siracusani tale centro risultava l'unico porto presente tra Siponto e Brindisi, e lo avrebbero denominato Monopoli.

Dal greco Μονής Πόλις, (Città luogo di sosta[12]) sempre in riferimento al fatto che Monopoli fosse l'unico porto tra Siponto e Brindisi, uno dei rari approdi sulla pericolosa costa occidentale dell'Italia, quasi sempre sottovento. Dal greco Μόνη Πόλις, nell'accezione città importante, come la grande fortezza messapica doveva apparire gli egnatini che l'avevano scelta come nuova patria, in seguito alla distruzione della loro città da parte di Totila.

Da un suggestivo termine Manopoli, con riferimento alla forma di mano che hanno i promontori e le rientranze del litorale urbano. Tale termine viene utilizzato dal cartografo piemontese Gastaldi, oltre che in una carta dell'archivio di stato di Firenze, risalente al 1400. In altre carte nautiche del 1500 si trova sempre la denominazione Manopoli, probabilmente per influsso veneto o fiorentino. Nel Trecento era diffusa la forma Monopolo, dovuta alle influenze latine. Infine in lingua dotta si continuò a lungo ad utilizzare il termine Monopolis, declinandolo alla greca (Monopoleos ecc.).

Dal greco Μίνωος Πόλις, (Città di Minosse) che vede come mitico fondatore della città il re di Creta Minosse. Una copia, citata da Theodor Mommsen come grossolanamente falsificata, della lapide in lingua greca trovata nel 1742 nel corso dei lavori di fondazioni della nuova Cattedrale, è conservata nella sagrestia della Cattedrale. Questo reperto sembra confermare, sia pure in modo indiretto, l'esistenza in epoca classica, in questo luogo, di una città forse messapica, denominata Μίνωος Πόλις. L'accurata trascrizione della lapide originale (fortemente diversa dalla versione attuale falsificata), effettuata dall'abate nel Jean-Claude Richard de Saint-Non tra il 1781 e il 1786, pare confermare questa ipotesi.

Infatti nella trascrizione del Saint-Non la lapide viene descritta come tronca e di significato oscuro e sembra solo invitare a sostare ad un'Erma presso Monopoli. D'altro canto pare accertato che l'area del centro storico di Monopoli era occupata nel V secolo a.C. da un importante insediamento messapico[13]. Dal termine slavo "polje", e quindi"Città delle Grotte": il nome della città ricorderebbe le primitive condizioni abitative urbane, la cui popolazione si era stabilita nelle grotte costiere. Nota curiosa: l'omonimo gioco da tavolo rappresenta una città; in quel caso, tuttavia, il nome deriva da monopolio e non ha alcun legame con la città pugliese. La città, però, è presente nella versione del gioco dedicato alle città italiane[14].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Monopoli e Storia della Puglia.
Scudo della città

La città di Monopoli trae le sue antiche origini da una poderosa fortezza messapica situata al confine della Peucezia (recenti scavi della Soprintendenza Archeologica di Puglia hanno fugato ogni dubbio). Le mura messapiche cingevano l'intera penisola individuata dalla cala della Porta Vecchia e dalla cala del Porto Antico; lungo via dei Mulini, all'interno del Bastione di S.Maria, sotto il Castello, nei pressi del Palazzo vescovile, sono ancora conservati importanti tratti delle fortificazioni del V secolo a.C.

Dell'epoca romana rimane solo la grande porta fortificata, inglobata nel Castello e qualche tomba sotto la Cattedrale. Secondo la testimonianza dell'Indelli[15], nel 43 San Pietro avrebbe predicato, di passaggio, ad un gruppo di cittadini monopolitani. Dal I secolo a.C. fino a tutto il III secolo d.C. è certamente un porto prevalentemente militare. In seguito, grazie all'arrivo degli egnatini profughi della loro città (distrutta da Totila re dei Goti), diviene un centro di prima importanza. Dal X secolo Monopoli è un importante porto (nonché l'unico di una certa importanza) tra Bari e Brindisi; punto di incontro tra entroterra e mare. Diviene crocevia di viaggi e contatti con l'oriente durante le Crociate con conseguente grande sviluppo economico e demografico. È proprio durante il Medioevo che la città di Monopoli conosce la sua massima espansione, tanto da inglobare le attuali città di Fasano, Locorotondo, Alberobello e Cisternino.

Monopoli nel 1700

Nel 1041 si svolge la battaglia di Monopoli tra bizantini e normanni[16] con la prigionia di Exausto. La città si unisce all'insurrezione pugliese chiedendo l'aiuto dei normanni. Nel 1042 Bisanzio invia in Puglia il famoso e crudele generale Giorgio Maniace che si rivolge immediatamente contro la città ma, non riuscendo a prenderla, si accanisce sulle campagne e sui borghi rurali, con terribili stragi e crudeltà.

Nel 1045 Monopoli viene assegnata ma solo sulla carta, a Ugo Toute-Bone nell'assemblea normanna di Melfi. Ugo però riesce a espugnarla solo nel 1049, ricorrendo all'interramento del porto canale che gli consente l'aggiramento delle forti difese terrestri. Successivamente la città, fedele a Federico II durante la sua minore età, subisce numerosi attacchi da parte dei baroni ribelli senza essere mai espugnata. Durante questi assedi le mura vengono notevolmente danneggiate e Federico II mostra riconoscenza ricostruendole e ampliandole.

Il comune passa poi agli Angioini. Durante la dominazione aragonese Monopoli conosce un periodo di ripresa che continua anche sotto la dominazione veneziana nel 1484. La città passa dopo pochi anni da Venezia ai francesi. Memorabile, crudele e ben documentato è il "sacco" di Monopoli da parte della flotta veneziana, che se la riprende in pochi giorni, dopo violenti e sanguinosi combattimenti, attaccandola dal mare il 29 giugno 1495. Gli storici veneziani la descrivono come una bellissima e ricca città. Dopo la presa di Otranto del 1480 da parte della flotta ottomana, per tutto il XVI e XVIII secolo, la città conosce un periodo di grande tensione e preoccupazione (come del resto tutto l'Adriatico).

La città in realtà non è mai stata attaccata direttamente dalle flotte turche che la evitano a causa delle sue poderose fortificazioni fortemente presidiate. Sono ricorrenti semplici scorrerie di singole navi di pirati algerini che si limitano a rapire cittadini isolati fuori dalle mura per farli schiavi e quando possibile ricavarne dei riscatti. Nel 1529 la città, protetta dal suo efficacissimo sistema difensivo, con l'aiuto di soldati veneziani e grazie all'eroismo dei suoi cittadini, resiste vittoriosamente a tre mesi d'assedio da parte degli imperiali spagnoli al comando del marchese del Vasto Alfonso III d'Avalos, che è costretto a ritirarsi a causa delle importanti perdite.

Dopo la pace con Venezia, la città passa pacificamente in mano a Carlo V d'Asburgo. Nel luglio del 1647, durante una rivolta popolare per una nuova tassa sul macinato, l'odiato governatore spagnolo viene linciato insieme ad un povero armigero che cerca di difenderlo. Alla fine di settembre tutto finisce con una durissima repressione operata dalle truppe di stanza a Bari. Ad eccezione di questo episodio, dalla metà del Seicento in poi Monopoli segue le sorti del resto del Mezzogiorno, con le dominazioni dei Borbone, e quindi l'annessione al Regno d'Italia nel 1860. Dopo le guerre mondiali e la dittatura fascista, Monopoli diventa enclave democristiana. Dagli anni novanta si susseguono con alternanza governi di centrodestra e governi di centrosinistra.

Simboli e Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

« Di rosso a tre rose d'argento disposte 2, 1 »
(Descrizione araldica dello stemma[17])

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Stemma della Città di Monopoli

L'antico stemma della città di Monopoli era probabilmente a colori invertiti rispetto all'attuale: vi figuravano tre rose rosse su campo bianco. In seguito, dopo la conversione della popolazione alla fede cristiana, le tre rose furono convertite in rose bianche e il campo divenne rosso, come lo storico Nardelli tramanda traendo spunto dalla Cronaca perduta di Bante Brigantino: Fidelium animas fuisse ealbatas in sanguine agni immaculi C.J. (le anime dei fedeli furono imbianchite nel lavacro della Rigenerazione).

Altra ipotesi riguardo allo stemma, forse più storicamente attendibili, lo vedono concesso da Federico II nel 1221 in seguito al valore dimostrato dalla popolazione nei confronti di Gualtieri IV di Brienne, suo acerrimo nemico: in questo caso le rose indicherebbero la fedeltà, mentre il campo rosso il sangue versato dai vassalli monopolitani. Di ciò testimonianza sarebbe l'iscrizione latina posta un tempo al lato del Castello di Carlo V, oggi non più visibile:

Stemma di Federico II di Svevia Hohenstaufen: probabilmente i tre leoni dello stemma ispirarono le tre rose di Monopoli
(LA)
« CIVIBUS INVICTIS,IMMOTO ROBORE TUTIS
UNA FUIT PRO REGE MORI, SPES CERTA SALUTIS
DAMNA, MAMEN, TORMENTA, LUEM SUBIRE VOLENTES
ASSUETA VIRTUDE, FIDEM, NON FATA SEQUENTES.
TALIA VENTURI SERVENT VESTIGIA MORUM;
POSTERITAS INTENTA LEGAT MONUMENTA PRIORUM
ASSUMPTAE CARNIS ANNI JAM MILLE DUCENTI,
ET DUE TRANSIERUNT, FEDERICO REGNA TENENTI »
(IT)
« Agli invitti cittadini, sicuri d'irremovibile forza, unica speranza
certa di salvezza fu la morte per il Re.
Di buon cuore subirono ferite, fame, sofferenze e morte, col rinomato valore
seguendo la fede, non il destino. Ricordino i venturi tali costumi;
l'attento futuro legga gli ammonimenti degli antenati.
Sono passati già 1202 dall'incarnazione, essendo Re Federico. »
(Testo originale e traduzione italiana)

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'argento al merito civile.

La città di Monopoli è stata insignita il 15 ottobre 1972 dal capo dello Stato Giovanni Leone della Medaglia d'Argento al Merito Civile, per aver prestato soccorsi all'equipaggio e ai passeggeri di un traghetto greco sulla tratta Patrasso-Ancona, l'Heleanna, incendiatosi il 28 agosto del 1971 al largo di Torre Canne (a sud di Monopoli).[18]

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Castello di Carlo V e il sistema di fortificazioni urbane[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Monopoli.
Ingresso principale al Castello
Il castello Carlo V visto dal bastione Santa Maria

Il castello di Carlo V è un fortilizio edificato durante la dominazione spagnola (secolo XVI-XVII) in riva al mare, a protezione dell'ingresso del porto antico, sull'angolo nord-est della cinta muraria di Monopoli. Costituisce l'elemento chiave del sistema di fortificazioni urbane.

La caserma spagnola (attuale biblioteca)[modifica | modifica sorgente]

Nata come caserma o "casa erema" spagnola, fu edificata a spese della cittadinanza, con la spesa di circa 40.000 ducati, nella seconda metà del XVI secolo per alloggiarvi gli ufficiali e i soldati spagnoli di stanza a Monopoli, con lo scopo di evitare il disagio delle famiglie costrette ad ospitare gli ufficiali. Minuzioso, molto burocratico ma anche divertente è il regolamento che prevedeva ogni particolare della vita dei soldati e degli ufficiali (distinti tra quelli di nobile origine ricchi e quelli, parimenti nobili ma senza mezzi di sussistenza). Questo prezioso documento è giunto intatto fino a noi ed è conservato nell'archivio storico del Comune.

La caserma fu trasformata poi in palazzo civico e successivamente, nel XIX secolo in teatro comunale, mentre al piano terra, fino alla fine del XX secolo, fu alloggiato il mercato del pesce. Attualmente è sede della Biblioteca Comunale per opera del senatore Luigi Russo. È intitolata al famoso ed illustre giurista monopolitano Prospero Rendella (1553 - 1630) "Amico delle Muse", esemplare e nobile figura del Rinascimento meridionale. La facciata, a due logge sovrapposte (quella superiore è però frutto di un rifacimento ottocentesco), è la scena maggiore della piazza Garibaldi dal colore veneziano. La biblioteca posta al piano primo è in avanzato corso di restauro, mentre il piano terreno è stato restaurato e trasformato in "Biblioteca dei Bambini".

Castello di Santo Stefano[modifica | modifica sorgente]

Abbazia di Santo Stefano e Porto Ghiacciolo

Il Castello di Santo Stefano, posto sul mare, all'esterno delle mura cittadine, costituì per tutto il Medioevo parte essenziale del complesso e articolato sistema difensivo della città.

Torre Civica[modifica | modifica sorgente]

L'antica torre civica con l'orologio

Esempio di arredo urbano d'altri tempi e di assemblage barocco, che utilizza la colonna infame dell'antica gogna insieme ad altri materiali vitalizzanti in sovrapposizione: un'agile statuetta di San Gennaro[19], lo stemma cittadino e l'orologio.

Collegio dei Gesuiti (secolo XVII)[modifica | modifica sorgente]

Grande edificio monumentale con portale manieristico, sorge nei pressi del porto antico, su via Amalfitana (antica "Via Pubblica"). Iniziato nel 1616, ebbe anche una chiesa e una importante biblioteca. Il palazzo venne realizzato con il patrimonio di Giovanni Antonio Guida che donò in vita l'intera sua parte eredità per l'attuazione di opere educative, con atto notarile redatto dal Notaio Caiassi il 13 agosto 1611.

In realtà i Gesuiti erano presenti in Monopoli sin dall'inizio del 1611 in una più modesta "residenza", come appare dai "Cataloghi triennali" della Compagnia,[20]. Dopo la drammatica espulsione della fine del XVIII secolo dal regno di Napoli della Compagnia, il palazzo fu confiscato, smembrato, venduto ai privati e la chiesa divenne un magazzino al servizio delle attività portuali. Successivamente subì molte modifiche interne che ne hanno snaturato la struttura distributiva.

Palazzo Palmieri (secolo XVIII)[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo sorge isolato sul lato est della omonima piazza, la più antica della città con oltre 100 stanze. La costruzione di stile barocco leccese è imponente nel disegno generale e nel contempo raffinatissima nelle decorazioni e nel colore dorato del tufo. Splendido da un punto di vista architettonico il grande portale è impreziosito da due colonne che sostengono il balcone centrale e lo stemma della famiglia. Dalla stessa piazza, si accede alla bellissima chiesa settecentesca di S. Teresa e all'antica chiesa romanica di San Pietro, databile nelle forme attuali al XII secolo, che la tradizione vuole fondata nel secolo IV; nel soccorpo in effetti si trovano i resti di un tempietto paleocristiano. Il Palazzo fu costruito negli ultimi decenni del Settecento su iniziativa di Francesco Paolo Palmieri. Nel 1921 il marchese Francesco Saverio Palmieri, nomina erede universale la "Congregazione di Carità" e dispone che nel suo Palazzo siano ospitati un Asilo e una Scuola d'Arti e Mestieri. Ultimamente ha ospitato l'Istituto Statale d'Arte (1965-1990). Lo stabile appartiene all'A.S.P. Romanelli Palmieri di Monopoli. Nel 2010 è stato set cinematografico per la fiction di Rai Uno "Una Musica Silenziosa" per la regia di Ambrogio Lo Giudice.

Piazza Vittorio Emanuele[modifica | modifica sorgente]

Piazza Vittorio Emanuele, comunemente detta Borgo, piazza centrale di Monopoli.

Tra le più grandi di Puglia e d'Italia[21], nata nel 1796 grazie all'approvazione del Re di Napoli, fu costruita seguendo il progetto del regio architetto De Simone: il disegno, a maglie ortogonali, strade rettilinee e traverse perpendicolari è funzionale e trascura alquanto la regola classica, in voga in quegli anni, sperimentando schemi urbanistici innovativi e che successivamente si imporranno.

Nel 1848 la Piazza divenne centro di una cospirazione antiborbonica: i liberali di Monopoli si fecero promotori di un convegno di amici della libertà. La mattina del 18 maggio il borgo accolse i congressisti cospiratori: poiché le due correnti attendiste e reazionarie non si misero d'accordo, la cospirazione fallì e i cospiratori furono condannati a durissimi anni di carcere. Una lapide ricorda il luogo in cui si riunirono, posta all'angolo di via Giuseppe Polignani.

Nel 1872 la piazza fu risistemata dall'architetto Losavio che, modificando in parte l'idea originale del De Simone, optò per lo schema della Piazza Giardino. La divise in due rettangoli alberati e l'arricchì di nuovi valori urbanistici. Se per gli alberi si dovette aspettare il 1893, fu invece possibile aprire subito, nel mezzo dei due rettangoli, lo stradone, che da est sbocca in Largo Plebiscito, mentre dal lato opposto si allunga a formare una sorta di decumano dell'intero impianto a scacchiera della città.

Il monumento ai caduti sorge nel rettangolo sud, opera dello scultore Edoardo Simone di Brindisi, che lo eresse nel 1828, fedele alla statuaria ottocentesca e allo stile oratorio del Bistolfi, del Sartorio o degli altri artisti di moda all'epoca. Il monumento è l'unico in Italia ad essere innalzato non per gli eroi, ma per il dolore straziante dei parenti, rappresentato con rara efficacia sul monumento. In epoca fascista venne realizzata una fontana di buon livello formale, poi distrutta dopo la fine del regime. Nell'estate del 2012 è stata terminata la ricostruzione della fontana in forme moderne e all'inizio del 2014 si sono conclusi i lavori di rifacimento della pavimentazione dell'intera piazza, il restauro del monumento ai caduti e l'accesso e l'illuminazione delle gallerie sotterranee realizzate e utilizzate durante il secondo conflitto mondiale come rifugi anti-aerei.

Piazza XX Settembre[modifica | modifica sorgente]

È intitolata al 20 settembre 1870, data della breccia di Porta Pia, era sede dello storico mercato giornaliero di frutta, verdura e pesce. Realizzata nel XIX secolo come cerniera urbanistica tra il cosiddetto "borgo murattiano" e il centro storico medievale, ha obliterato i resti del lato ovest del sistema di fortificazioni urbano di Monopoli. La piazza si apre verso i volumi del convento e chiesa di S.Domenico e della vicina Cattedrale. È stata completamente ristrutturata nel 2013 e il 2014, nel corso dei lavori, come prevedibile, è venuto alla luce il poderoso Bastione di S.Domenico e tutto il complesso di mura a questo connesso; il progetto di variante ha quindi previsto la valorizzazione di questi reperti archeologici.

Chiese e Religione[modifica | modifica sorgente]

Edifici sacri urbani[modifica | modifica sorgente]

Concattedrale della Madonna della Madia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concattedrale della Madonna della Madia.
Basilica Cattedrale

La prima chiesa costruita sui resti di un antico tempio pagano, fu dedicata al martire S.Mercurio, ma venne abbattuta nel 1107 per le nuove esigenze della popolazione. Il Vescovo Romualdo iniziò allora la costruzione di una chiesa più grande, che venne completata dieci anni più tardi. Nel 1742, i canonici del capitolo, presero la decisione di costruire una nuova Cattedrale.

Basilica Cattedrale, il campanile durante lavori di riparazione: scalatori a 60 metri d'altezza.

I lavori furono affidati a due "Maestri Muratori Ingegneri": Michele Colangiuli di Acquaviva e Pietro Magarelli di Molfetta. La chiesa subì una totale ricostruzione in stile barocco, assumendo all'interno la forma di croce latina e ricevendo un rivestimento marmoreo nel pavimento e nelle colonne.

L'edificio, a tre navate, si sviluppa per una lunghezza di 64 m.; la navata centrale s'innalza con la cupola ad un'altezza di 31 m. Nella parte superiore dell'abside, si trova la Cappella del "Trionfo" della Madonna della Madia. Si trovano poi altre 12 Cappelle equamente distribuite a destra e a sinistra.

Chiesa e convento di San Martino[modifica | modifica sorgente]

Abbiamo prova della sua esistenza già dal 996, ma la chiesa, nel corso della storia ha subito importanti e radicali modificazioni. Completamente smantellata a causa dell'assedio spagnolo nel 1529, nel 1602 fu iniziata la costruzione del Monastero, destinato alle "zitelle civili", che fu terminato nel 1620. La chiesa in stile barocco conserva un pregevole pavimento in maiolica napoletana, un bell'altare marmoreo di pregio ed un organo originale del XVIII secolo perfettamente conservato e funzionante.

Chiesa e convento di San Francesco D'Assisi[modifica | modifica sorgente]

La costruzione della prima chiesa e convento di San Francesco, situati appena fuori della cinta urbana, risale al 1275. Nella primavera del 1529, nel corso dei preparativi di difesa per l'incombente arrivo delle armate spagnole, convento e chiesa, giudicati dal comandante veneziano Andrea Gritti pericolosi per la loro vicinanza alle mura, vennero abbattuti. L'imperatore spagnolo Carlo V, verso la fine del XVI secolo, li fece ricostruire dentro le mura della città nella loro posizione attuale. Nel 1740 la chiesa subì un totale rifacimento e Michele Colangiuli di Acquaviva ne fu l'architetto. È un bellissimo esempio di edificio sacro del XVIII secolo, temperato da eleganti forme rinascimentali. Si presenta con una grande navata e sei cappelle laterali. La chiesa custodisce un organo del Settecento, proveniente dalla chiesa di Cristo delle zolle e alcune opere di notevole valore artistico, fra cui alcuni dipinti di Domenico Carella, di Vincenzo Fato, ed un crocifisso ligneo con le statue della Vergine e di San Giovanni di Antonio Brudaglio. Nel XIX secolo è stata privata della parte conventuale, divenuta sede del Comune di Monopoli.

Chiesa e convento di San Francesco da Paola[modifica | modifica sorgente]

Prospetto della Chiesa di San Francesco da Paola a Monopoli, dopo il restauro del 2008.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa e convento di San Francesco da Paola (Monopoli).

Il convento, situato fuori dalle mura della città, fu fondato nel 1530, la chiesa, realizzata demolendo la precedente chiesa di Gesù e Maria, fu iniziata nel 1543 e terminata nel 1623.

Chiesa e convento dei Cappuccini[modifica | modifica sorgente]

La chiesa dei Cappuccini, annessa all'ex convento, fu edificata nel 1577 con il contributo dell'Università di Monopoli e di alcuni benefattori; ristrutturata nel XVIII secolo, ricca di decorazioni a stucco e pittoriche, conserva numerose opere d'arte. Attualmente l'ex convento, caratterizzato da un bel cortile e da graziose celle ben conservate, ospita la Casa di Riposo Vitantonio Romanelli ed appartiene all'A.S.P. Romanelli Palmieri di Monopoli.

Chiesa e convento di San Domenico[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di san Domenico fu edificata per sostituire l'antica chiesa, denominata Santa Maria la Nova, costruita nel 1296, annessa al convento dei Domenicani in zona Fontanelle a nord della città fuori le mura. Chiesa e convento vennero demoliti nel 1528, in preparazione all'attacco spagnolo del 1529, allo scopo di fare al nemico terra bruciata, togliendogli ogni possibilità di riparo dall'artiglieria monopolitana.

La nuova chiesa di San Domenico fu costruita insieme al convento, nella seconda metà del Cinquecento, dove sorgeva la chiesa medioevale di San Silvestro, è attribuita all'architetto monopolitano Filippo Mitricchio, allievo di Costantino da Monopoli morto nel 1547. La chiesa fu consacrata nel 1681 dal Cardinale Orsini divenuto poi Papa con il nome di Benedetto XIII[22]. La facciata, di un classico stile rinascimentale, è abbellita da un grande rosone, vero capolavoro di ricamo lapideo. Pregevole è inoltre il gruppo scultoreo di Stefano da Putignano, collocato sulla sommità della facciata. Anche l'architetto salentino Mauro Manieri, nella prima metà del XVIII secolo, intervenne su San Domenico. Alla costruzione contribuirono le più importanti e ricche famiglie di Monopoli: Rendella, De Falcuni, Della Guida, Bellopede, Palmieri, Indelli e De Patritiis che ottennero il "privilegio" delle rispettive cappelle.

Chiesa e convento di Santa Teresa o Conservatorio della Casa Santa (sec. XVII)[modifica | modifica sorgente]

Interno della Chiesa di Santa Teresa

Nel 1585 alcuni fedeli acquistarono varie case nel vecchio abitato e trasformarono il tutto in una istituzione religiosa denominata "Conservatorio della Casa Santa". Successivamente, sotto il vescovado di Antonio Porzio, nel secolo XVII, si costruì l'attuale edificio destinato a convento di clausura con concessione dell'uso dell'abito regolare della Beata Vergine della Presentazione a tutte le povere fanciulle orfane che avessero manifestato la volontà di farsi religiose.

Nel 1715, su disegno dell’Ingegnere Vito Valentino, si pose la prima pietra della chiesa attuale, sotto il provincialato di Padre Ilarione di S. Giuseppe, napoletano. l'edificazione fu iniziata effettivamente nel 1716 dai Padri Carmelitani Scalzi, sotto il Regno di Carlo VI d’Austria e il Papato di Clemente XI. La sua costruzione si protrasse fino al 1735, sotto il Regno di Carlo, Infante di Spagna, figlio di Filippo, e il Papato di Clemente XII; finalmente, l’8 novembre 1735 la Chiesa fu consacrata dal Vescovo di Monopoli Giulio Antonio Sacchi col nome di San Giovanni Battista ed Anna.

I padri Carmelitani Scalzi abitarono in S. Teresa per circa un secolo, poi succedettero i Signori della Missione e infine le Suore di Clausura Vescovile di Casa Santa col "conservatorio”. Il convento attualmente appartiene all'A.S.P. (già I.P.R.A.B) Romanelli Palmieri di Monopoli mentre la chiesa, è rimasta di proprietà della Curia di Conversano Monopoli ed è sede della Parrocchia di S.Pietro.

Chiesa e convento di San Giuseppe e Anna[modifica | modifica sorgente]

La chiesa, chiamata anche Monacelle, è stata edificata insieme al contiguo monastero delle Clarisse nel XVII secolo; estremamente raffinata ed elegante, è in un certo senso inusuale per la ricca architettura dell'epoca. Lo spazio interno è essenziale e giocato su rapporti rigorosi e quasi classici; l'esterno tende a fare corpo unico con le mura del convento: l'effetto visivo complessivo è quello di un vero e proprio fortilizio. Lo splendido pavimento in ceramica policroma, dei primi del Settecento, è forse il solo in tutta Monopoli, interamente conservato, anche nella zona del coro e dei matronei. È da segnalare anche la presenza di un sepolcreto sotterraneo, al centro della chiesa, localizzato in corrispondenza della cupola.

Chiesa e convento di San Leonardo[modifica | modifica sorgente]

Nel cuore del "centro storico" di Monopoli, San Leonardo fu edificata nella prima metà del Settecento, contemporaneamente al campanile ed al monastero contiguo; i lavori furono diretti da Mauro Manieri, artista salentino, che lavorò anche alla chiesa di San Domenico. La chiesa di san Leonardo, architettonicamente, rivela evidenti influssi leccesi, in uno stile tardo barocco. Sempre il Manieri scolpì le statue di San Benedetto e di Santa Scolastica che adornano il campanile; sulla facciata superiore, che guarda il mare, sono scolpite la tiara papale e le chiavi apostoliche, simbolo dell'autorità pontificia.

Chiesa e convento di Sant'Antonio da Padova[23][modifica | modifica sorgente]

Complesso monastico realizzato nel XVII secolo, fino alla metà del XVIII secolo era dedicato a santa Maria delle Grazie, ora intitolato a Sant'Antonio. Attualmente è situato nel centro urbano ma al momento della realizzazione si trovava fuori le mura, sulla strada regia per Napoli, in corrispondenza della prima (da nord-ovest) stazione di posta e locanda pubblica, ancora oggi esistente. La chiesa è a navata unica con ricche cappelle sul lato destro, in stile tardo rinascimentale. Divenne lazzaretto durante la peste di Monopoli del 1690 – 1692.

Chiesa di San Pietro[modifica | modifica sorgente]

Posta in piazza Palmieri, contigua a Santa Teresa, la chiesa di San Pietro, in stile romanico pugliese, risale al 329 (secondo lo storico Brigantino). Nel corso dei restauri degli anni novanta del XX secolo fu scoperta circa due metri sotto il piano di calpestio dell'altare una piccola chiesa mono-absidata, molto rustica da un punto di vista strutturale e decorativo, che potrebbe corrispondere alla S.Pietro e Bartolomeo del IV secolo. La chiesa del XII secolo risulta quasi integralmente conservata in tutto il lato sinistro e parzialmente, per la zona delle navate centrali e laterali compreso le colonne, almeno fino al livello delle chiavi degli archi, mentre tutta la muratura e le volte della navata destra furono certamente coinvolte nel parziale crollo del XIII secolo. Il campanile romanico, conservato fino alla quota dei beccatelli, risulta sovrapposto alla torre civica che segnava il centro della città altomedievale (riconoscibile dalla inconsueta muratura a fasce alternate di tufi e calcare). Nel XVIII secolo il campanile fu sopraelevato con l'aggiunta della cella campanaria in stile barocco. L'esterno della chiesa è ricco di resti romanici, tra cui avanzi di murature, di archi, oltre ad una piccola scultura romanica (capitello "a stampella") inserita nel fianco sinistro della chiesa, verso piazza Palmieri, recentemente rimossa e conservata nella sagrestia della contigua chiesa di Santa Teresa.

Chiesa di Santa Maria Amalfitana[modifica | modifica sorgente]

Chiesa rupestre di Santa Maria Amalfitana, cripta della omonima chiesa.

Nel 1059, secondo tradizione, alcuni marinai di Amalfi, scampati ad una tempesta, scesero a pregare in una grotta di monaci basiliani presso la scogliera dove erano approdati. Ai monaci manifestarono il proposito di fare nella grotta un santuario e compiere così il voto fatto alla Madonna. Cento anni dopo, quando la presenza di questa colonia ebbe peso maggiore nella città cresciuta, gli amalfitani eressero sul tempietto sotterraneo la basilica romanica, che i restauri in questo secolo hanno riportato alla luce. La facciata rimane quella del Settecento, ma l'interno è stato restituito agli archi e alle colonne dell'antica armonia.

Chiesa di San Salvatore[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Salvatore in "Pittaggio Pinnae", ha una storia che va dal periodo Paleocristiano (sec. III-IV) fino al 1921, epoca in cui fu quasi abbandonata per il trasferimento della sede parrocchiale in Sant'Antonio. Secondo il Nardelli (storico locale del XVIII secolo), la chiesa fu costruita con l'aiuto dell'imperatore Costantino il Grande nel 313. Infatti nel 1711 e nelle fondamenta sarebbero state trovate varie medaglie di questo imperatore. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito vari e sostanziali ritocchi. Nel 1707 per opera del parroco Francesco Pittore furono iniziati i lavori di ampliamento e restauro. Fu ricostruita buona parte della chiesa e del campanile. L'opera di ristrutturazione fu affidata all'ing. Pietro Magarelli di Molfetta (che lavorò in seguito anche alla costruzione della Cattedrale di Monopoli); fu consacrata dal Vescovo Antonio Sacchi i primi di maggio del 1729, come ricorda una lapide posta al di sopra di una porta interna della navata sinistra.

Chiesa di Santa Maria del Suffragio[modifica | modifica sorgente]

Chiamata comunemente Chiesa del Purgatorio, fu costruita fra il 1600 ed il 1700, vicinissima alla Cattedrale. Ha forma di croce latina, con cinque altari. Quello maggiore è in stile barocco classico, ed è lavorato in pietra leccese. Fra i vari dipinti custoditi, spiccano quelli del Fato (1756), del Tatulli (1819) ed una Madonna con Bambino in trono, probabilmente di Cesare Fracanzano, da altri attribuita al Finoglio.

Chiesa e Convento di San Nicola in Pinna[24][modifica | modifica sorgente]

La chiesa e l'annesso convento furono realizzati nel X secolo addossando la chiesa al corpo di guardia sud della grande porta romana (attualmente inglobata nel Castello Carlo V) e utilizzando il corpo di guardia stesso per gli ambienti abitativi. Il monopolitano Sassone, figlio di Kiroleone, rimasto vedovo aveva deciso di prendere i voti e fondare il nuovo convento. Il termine Pinna, che nei documenti viene indicato anche come Promontorium, indica la posizione del complesso religioso nel punto più sporgente della penisoletta fortificata della città. La chiesa è ad una sola navata, monoabsitata, con cupola centrale. La facciata esterna sinistra, parzialmente visibile dalla zona di arrivo della scala centrale del castello, conserva la traccia dei beccatelli romanici originali. La tipologia sembra appartenere a quella delle chiese rurali del XI - XII secolo. Nel 1054 il monastero, già ricco e famoso, riceve da Argiro, figlio di Melo di Bari, la conferma dei propri privilegi e l'aurorizzazione ad estendersi su tutto il resto del promontorio. Nel 1086 e nel 1119 il conte di conversano, Goffredo, cede nelle mani del venerabilis Larentis, abate del convento, alcune terre, nel 1180 la chiesa e il convento sono citati, nella bolla di papa Alessandro III, come dipendenti dal vescovo di Monopoli Stefano, chiesa e convento vengono anche citati nella bolla di papa Bonifacio IX del 1393.

Edifici sacri dell'agro[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Sant'Angelo in Francisto o Frangestro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Sant'Angelo in Francisto.

La Chiesa di Sant'Angelo in Francisto o in Frangesto è l'unica chiesa romanica dell'agro. Costituisce quanto rimane dell'omonimo Monastero Benedettino (femminile) e dello scomparso, popoloso casale.

Chiesa di Cristo delle zolle[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa di Cristo delle zolle, grande e monumentale edificio, realizzato in un severo stile tardo rinascimentale nel 1651, è situata nell'agro di Monopoli, al centro della pianura, tra mare ed altopiano delle Murge. All'interno sotto l'abside ingloba la cripta di Sant'Angelo del pagliarolo. Attualmente il complesso monumentale è utilizzato dall'Amministrazione Comunale di Monopoli come suggestivo "spazio teatrale".

Chiese rupestri[modifica | modifica sorgente]

Chiesa rupestre di San Giorgio, località Torre San Giorgio, come è apparsa subito dopo la rimozione dei detriti che la obliteravano.
  • Cripta di Romualdo (cripta urbana), ultimo resto della Cattedrale romanica del 1117, situata sotto l'attuale Cattedrale barocca del 1742.
  • San Matteo dell'Arena (cripta urbana)
  • San Leonardo (cripta urbana)
  • Santa Maria Amalfitana (cripta urbana), inglobata nell'omonima chiesa
  • Santa Maria del Soccorso (cripta urbana)
  • Cripta di Sant'Angelo del pagliarolo, inglobata nella Chiesa di Cristo delle zolle
  • Cristo Campanarello
  • Iacovella
  • Lamalunga
  • San Giorgio (tra lama San Giorgio e Torre San Giorgio)
  • Santa Cecilia
  • San Giovanni in Staveta
  • Santi Andrea e Procopio
    Particolare dell'architrave romanico della Cripta di Romualdo.
  • Spirito Santo

Altre chiese nell'agro[modifica | modifica sorgente]

Le Opere Pie[modifica | modifica sorgente]

Monopoli ha sempre avuto una grande attenzione per le persone in difficoltà e ricchissimi sono sempre stati i lasciti della comunità alle Opere Pie cittadine. Alla fine del XIX secolo erano presenti sei importanti organizzazioni il cui scopo era il sollievo dei diseredati: Ospedale Civile, Orfanotrofio di Carità, Maritaggi ed opere elemosiniere, Asilo d'Infanzia, Asilo di mendicità, Banco di pegnorazione. Nel 1886 La Congregazione di Carità amministrava: l'Ospedale Civile, il legato Rendella, l'Orfanotrofio di Carità, i monti di carità Ysplues[25], Quirismino, Bove, Rendella, Scalera, Sant'Anna, Calefati, Mazzarella, Porcina, Antonucci, Manfredi, Siena, Romeo, Tiberio Secondo, Laquosta, Romanelli, l'Asilo d'Infanzia, il Ricovero di mendicità.

Tra questi monti non figura più nel XIX secolo il monte Indelli, fondato da Giovanni Battista Indelli Dottula il 27 settembre 1616. Questo monte attribuiva la ragguardevole dote di "monacaggio", ben 1000 ducati, a fanciulle di qualsiasi condizione economica o sociale, con la completa discrezionalità dei curatori. Questa particolarità e la possibilità di una conferma o di un'ascesa familiare, provocava spesso conflitti, minacce e tentativi di corruzione nei confronti degli amministratori del monte. Altro monte, non amministrato dalla Congregazione di Carità, è il monte Affatati; sorto come monte frumentario per volontà testamentaria di Francesco Paolo Affatati nel novembre del 1855 fu trasformato in monte di prestiti e pegni il 25/09/1880.

Particolarmente rilevante fu il lascito, alla Congregazione di Carità, del marchese Saverio Palmieri all'inizio del secolo scorso. Nel XX secolo le Opere pie gestite si sono aggregate nell'ente pubblico IPRAB. dal quale si è poi distaccato l'Ospedale San Giacomo. Infine nel 2011, adeguandosi alla normativa, l'I.P.R.A.B. si è trasformata nella ASP Romanelli Palmieri e gestisce, oltre al grande patrimonio ereditato, la Casa di Riposo Vito Antonio Romanelli.

Paleontologia e Scavi archeologici[modifica | modifica sorgente]

Gli scavi della Grotta delle Mura, della Grotta di Cala Corvino e di Cala Camicia, localizzate appena fuori dell'abitato antico, effettuati dall'università di Siena e da quella di Firenze, si sono mostrati di grandissimo interesse scientifico. Gli studiosi fanno risalire i reperti degli strati più antichi al Paleolitico superiore, collocando la presenza umana nella zona durante l'ultima glaciazione, circa 80.000 anni fa. Numerosi ritrovamenti di strumenti in pietra quali amigdale, asce, raschiatoi, dimostrano che anche il luogo ove sorge l'attuale Monopoli era abitato sin dalla preistoria.

Scavi archeologici

  • Cripta della Cattedrale (Cripta di Romualdo). (necropoli dal V secolo a.C. al 1742)
  • Sotto il Castello Carlo V (resti di fortificazioni dal V secolo a.C. al XVI secolo)
  • Sotto Piazza Palmieri (dal XV secolo a.C. al XVI secolo)
  • Sotto Piazza Vittorio Emanuele (cimitero e convento medievale)
  • Sotto piazza XX settembre (resti di mura del XII secolo)
  • Contrada Baione (Resti di una villa romana)
  • Parco della via Traiana tratto urbano (tratto A), tratto Torre Cintola (tratto B), tratto Torre S.Giorgio (tratto C)
  • Contrada Tortorella - S.Michele, attorno alla chiesa di Sant'Angelo in Francisto o Frangesto, (resti di villaggio altomedievale e convento benedettino).

L'agro monopolitano[modifica | modifica sorgente]

Il territorio della campagna monopolitana è molto vasto, estendendosi per oltre 140 km²: anche la popolazione delle contrade è numerosa, e cioè di 10.250 abitanti circa. La maggior parte di essi è localizzata in contrada Impalata, a 366 m sul livello del mare. Per numero di abitanti seguono contrada Santa Lucia, contrada Gorgofreddo, Cozzana, Antonelli, Virbo, San Bartolomeo, S.Antonio d'Ascula, Capitolo e così via, con un'estrema polverizzazione dei nuclei abitativi sul territorio. Il tipo di insediamento prevalente è quello a nucleo sparso, caratterizzato dalla presenza di una chiesa o di una masseria o ancora di un casale, e dalle case che si sviluppano in maniera disordinata in strade attorno al punto di riferimento più o meno centrale. Notevole nell'agro, soprattutto verso Castellana Grotte, è la presenza di trulli, privi però delle tradizionali decorazioni pittoriche sul cono come ad Alberobello, indizio di costruzione in epoca più recente. L'agricoltura è l'impiego maggiore della popolazione, con 6000 ettari di terreno utilizzato per uliveti, 2606 per il seminativo, 1698 ettari con fruttiferi, 869 per orto, 680 coltivati come foraggere, 312 lasciati a bosco, 251 ettari utilizzati come prati e pascoli, 40 ettari come vigneto e 23 utilizzati per gli agrumi.[26]

Le contrade dell'agro monopolitano sono:

  • Antonelli, Aratico, Arenazza, Assunta
  • Baione, Balice, Barcato, Bellocchio, Belvedere
  • Cacaveccia, Capitolo, Carmanna, Carluccio, Carrassa, Casale, Cavallerizza, Cervarulo, Chianchizza, Chiesa dei Morti, Ciminiera, Ciporelli, Conchia, Corvino, Cozzana, Cristo Cozzana, Cristo delle Zolle, Cristo Re
  • Due Torri
  • Gorgofreddo, Gravina, Grotta dell'Acqua, Guadiano, Guidano
  • Impalata
  • Laghezza, Lama di Macina, Lamalunga, Lamammolilla, Lamantia, Lamarossa, Lamascrasciola, Losciale
  • Macchia di Casa, Macchia di Monte, Mazzone, Monte Scopa, Moredifame, Mozzo
  • Nispole
  • Padresergio, Pagliericci, Pantano, Parco di Tuccio, Paretano, Passarello, Passionisti, Peroscia, Petrarolo, Piangevino, Pilone
  • Romanelli
  • Samato, S. Andrea, S. Antonio d'Ascula, S. Bartolomeo, S. Francesco da Paola, S. Gerardo, S. Luca, S. Lucia, S. Nicola, S. Oceano, s. Oronzo, S. Stefano, S. Teresa, S. *Vincenzo, Scarciglia, Sicarico, Sorba, Spina, Stomazzelli
  • Tavanello, Terranova, Tormento,Torichiano, Torre d'Orta, Torricella, Tortorella
  • Vagone, Virbo
  • Zampogna, Zecca, Zingarello.

Ricordiamo inoltre alcuni toponimi non facilmente collocabili (nomi di contrade caduti in disuso, strade comunali, nomi alternativi di contrade sopra ricordate, zone intorno ad antiche masserie): Spagosottile, More di Fame, Strasciddone, Putta, Americano, Faccia di Trippa, Cacaveccia, Ebreo, Cardillo, Parmaiorca, Ronzapane, Catalluccio, Spadacciuddo, Montenetto, Donnarosa, Mandorla Amara, Finorio, Nico, Li Pizzi, Casotto, Termine Luongo, Codaderito, Gronco, Coda di Rete, Carbonaro.

Masserie fortificate[modifica | modifica sorgente]

Le masserie fortificate dell'agro di Monopoli, come si evince dalle lapidi ritrovate nei luoghi di fondazione, sorsero in molti casi in un periodo compreso tra il 1610 e il 1690, in concomitanza con un aumento della coltivazione arborea nella zona. Cresce l'antropizzazione dei luoghi e nasce l'esigenza di creare strutture autonome, in grado di adattarsi al territorio. Il regime, non rigidamente feudale, favorisce questa tendenza. La presenza di una torre presso la masseria è una evoluzione delle prime torri di vedetta che furono erette un po' ovunque nella zona dell'agro: di solito la torre ha pianta quadrata a tre superfici, con un piccolo ponte levatoio e una scala esterna. Presenti spesso caditoie per gettare olio bollente sui probabili nemici e invasori.

La differenza allora strutturale fra le torri di avvistamento lungo la costa e le torri delle masserie fortificate è praticamente assente. Nemico per eccellenza da cui la fortificazione doveva proteggere la masseria, i suoi abitanti e le sue derrate, erano i turchi: attorno alla fine del Seicento la maggior parte delle masserie passarono nelle mani di enti ecclesiastici, trasformandosi da elementi difensivi a strutture ricche di ogni decoro: scalinate monumentali, balaustre, finestre timpanate, cappelle baroccheggianti. Attorno agli inizi dell'Ottocento la masseria subì un duro colpo, a causa dei sistemi ancora antiquati dell'agricoltura rispetto alla industrializzazione veloce in tutti gli altri settori. La crisi agraria del 1820 provocò inoltre molti problemi al mercato interno di olio e vino, e dal quel momento la masseria conobbe un declino inarrestabile, decretato anche dal richiamo della città che in quel secolo e nel Novecento fu superiore al fascino della Masseria stessa.[27]

Masseria Caramanna[modifica | modifica sorgente]

Caratterizzata da una singolare scala circolare, anteposta in maniera anomala al prospetto orientale quasi a circondare una palma secolare, è forse la più conosciuta e la più famosa fra le masserie fortificate di Monopoli. Risale al 1659 e ancora oggi conserva inalterato l'antico nucleo: è ancora presente la torre quadrangolare con ponte levatoio, campanile, feritoie e caditoie. Fino al 1754 furono aggiunte una cappella, una rimessa e altre strutture commerciali e abitative. Importante la presenza fino al 1820 della casata monopolitana degli Affatati.

Masseria Spina Grande[modifica | modifica sorgente]

Masseria caratterizzata dal forte contrasto fra colori rosso e bianco con cui è dipinta: oggi è di proprietà della nobile famiglia dei Meo Evoli. Sviluppata su tre piani, fu radicalmente trasformata nel 1762 quando venne sovrapposto un porticato alla struttura originale. Singolare la posizione del complesso, che pur essendo vicino al mare, presenta il prospetto rivolto ai monti. Molto diverse le stanze padronali e quelle del colono: le prime caratterizzate da volte a botte, grandi stanze e ricche decorazioni. Materiale di costruzione è il carparo, di colore rosaceo, con le decorazioni in pietra naturale. Oggi sono stati allestiti alcuni spazi di vetrina, dove sono in mostra oggetti ed utensili della civiltà contadina. La chiesetta risale al 1700, dedicata alla Vergine la cui statua spicca sul frontale, con in mano la masseria in miniatura.

Masseria Caramanna - prospetto

Masseria Spina Piccola[modifica | modifica sorgente]

Situata a ridosso del centro cittadino, è una semplice torre di fortificazione a due piani e a base quadrangolare, risalente alla fine del Quattrocento. Riprende lo schema delle semplici torri costiere, con una caditoia per ogni facciata. Nel Seicento venne costruito il muro di cinta, interrotto da un piccolo arco di ingresso, con una piccola caditoia. Presente anche un primitivo insediamento rupestre con i resti di una croce e l'affresco di una Vergine con i Santi, molto rovinato. Poco lontano sorge un tratto della Via Traiana.

Masseria Garrappa[modifica | modifica sorgente]

È costituita da un originario edificio a torre, risalente al XVI secolo, poi ampliata e arricchita. La zona inferiore presenta decorazioni a stucco sul tema della Fuga in Egitto, di San Francesco in preghiera e di Sant'Antonio. Sulla grande caditoia dell'ingresso vi appare la scritta IHS (Iesus Hominum Salvator). Vari archi con motivi floreali conferisce dinamicità alle forme della struttura. Nel timpano della chiesetta annessa presente una Vergine in trono, e attorno un vasto agrumeto con la presenza di ipogei, alcuni adibiti a frantoi. Oggi è diventata una struttura turistica.

Masseria Conchia[modifica | modifica sorgente]

La costruzione risale al XVII secolo, ed è dal 1931 di proprietà della famiglia Palmieri. Il doppio campanile e la scala imponente danno l'idea della ricchezza e della magnificenza degli antichi proprietari, così come la presenza di quattro garitte pensili, feritoie, caditoie in gran numero segnalano i diversi assalti a cui la masseria era soggetta a causa della sua ricchezza. L'area padronale e quella colonica hanno in comune solo un pozzo, per il resto nettamente separate. Attorno alla masseria è presente un grande ovile lastricato a chianche, e vicino molti ipogei adibiti a ricovero di ovini e a frantoio. Al centro della corte sorge un'icona antica della Madonna della Madia.

Masseria Cavallerizza[modifica | modifica sorgente]

Sorge su una collinetta in ottima posizione strategica, costruita per ordine di Alfonso di Aragona, dal 1495 al 1530. Qui venivano allevati i cavalli di Venezia, e proprio qui sarebbe nato, da un incrocio tra cavalli locali e arabi, il morello pugliese, razza ottima per la battaglia. L'addestramento avveniva nel vicinissimo Canale di Pirro. La presenza veneziana è testimoniata dal bassorilievo raffigurante San Marco posto sull'entrata. Priva di torre, comprende terrazzi strategici e una chiesa con decorazioni settecentesche forse di Giovanni Sgobba.

Masseria Petrarolo[modifica | modifica sorgente]

Caratterizzata da un grande accesso verso la corte, ricoperta di chianche, comprende stalle in cui le mangiatoie sono decorate ad arco, nicchie sul muro come colombaie e un vasto agrumeto a cui si giunge tramite una stretta porta. Priva di torre, è circondata da melagrane, pianta caratteristica e tipica anche della contrada omonima, insieme a fichi e piccole vigne. La chiesetta annessa risale al 1698 ed è dedicata a Maria Santissima della Grazie, con una tela del XVIII secolo a cui gli abitanti del luogo riservano altissima devozione.

Antichi casali[modifica | modifica sorgente]

La Monopoli medievale era ricca di villaggi agricoli detti "casali", poi distrutti o abbandonati a causa delle scorrerie delle truppe bizantine che intorno ai primi anni del mille contendevano la zona ai Normanni. Probabilmente la localizzazione delle attuali contrade corrisponde in parte a quella degli antichi "casali".

  • La chiesa di Sant'Angelo in Francisto o San Michele di Frangesto o più esattamente Ecclesia S.Angeli de Frangestro, parte di un monastero Benedettino femminile attivo fino alla fine del XIV secolo, costituisce l'ultimo resto del grande e antico casale di Frangestro, abitato sin dal neolitico ma distrutto dal generale bizantino Giorgio Maniace nel 1042. Attualmente la zona dell'antico casale corrisponde alla Loggia di Pilato, in contrada Tortorella.
  • Casali di S.Lucia, S.Cataldo, S.Simeone, S.Maria de Genna, S.Maria de Termineto, S.Maria de Bernis, Cisternino, S.Gio: di Fagiano, Talona, S.Pietro di Ottava, Barsento, Castro, citati in una bolla di papa Alessandro III tra il 1179 e il 1180.[28]

Società[modifica | modifica sorgente]

Drappo palato di quindici strisce verdi e bianche.[17]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[29]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 788 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Lingua e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Il dialetto monopolitano è un dialetto di famiglia barese caratterizzato da alcune particolarità morfologiche e fonologiche derivate dal latino, dal francese e soprattutto dalla lunga dominazione spagnola a cui la città adriatica è stata sottoposta.

Notevoli sono però le influenze longobarde nei toponimi, negli antroponimi e soprattutto nel campo del diritto. Un esempio per tutti: in molti documenti del Codice Diplomatico Brindisino, quasi tutti posteriori al 1076, viene riportato in atti di compra vendita, il termine pizzulo o latinizzato in pizulus riferibile a angolo di un muretto o di una parte sporgente di un edificio[30]. Attualmente nel dialetto monopolitano pizzulo ha esattamente lo stesso significato

Tuttavia, ad oggi, il dialetto monopolitano sopravvive nel pieno del suo fulgore soltanto nel centro storico della città. Nel resto di Monopoli si assiste ad un progressivo processo di italianizzazione dello stesso. Molte sono le produzioni poetiche in vernacolo, tra le quali ricordiamo in particolare quelle di Luigi Reho, autore anche del dizionario Etimologico del Monopolitano, e di Tonio d'Arienzo.

Religione[modifica | modifica sorgente]

La religione di gran lunga più diffusa è il cattolicesimo. La città è stata per secoli sede di una diocesi di rito romano, unita nel 1986 a quella di Conversano, a formare la diocesi di Conversano-Monopoli. Monopoli conta dieci parrocchie urbane (oltre alla Basilica concattedrale di Maria Santissima della Madia, quelle di Santa Maria Amalfitana (ora presso la Chiesa di San Francesco d'Assisi), Regina Pacis, Sant'Antonio, Sacro Cuore, Santa Maria del Carmine, Santi Pietro e Paolo, Santissima Trinità, San Francesco d'Assisi, Sant'Anna e San Francesco da Paola) e quattro dell'agro (Santa Maria del Rosario a Cozzana, Santuario di Maria Santissima Regina del Mondo ad Antonelli, Sacra Famiglia a Sicarico e Santa Lucia ai Monti nella contrada omonima). Vi sono poi una decina di altre chiese, equamente ripartite fra il centro urbano e le contrade.

Enogastronomia[modifica | modifica sorgente]

La cucina monopolitana ha sempre vissuto una storia a sé stante, data la presenza di boschi rigogliosi e del pescoso Adriatico. I piatti in realtà differiscono leggermente tra città e campagne, vista la diversa inclinazione delle attività della popolazione: marittima da un lato, agricola dall'altro.

Tra i piatti più popolari vanno menzionati:

Orecchiette pugliesi
Le carrube.

Focacce e salato:

  • I taralli: anellini fatti con pasta di pane.
  • I panzerotti: pietanze preparate con la pasta fatta in casa. Si fanno delle pizzette circolari, si riempiono di mozzarella e pomodoro e si chiudono a metà. Poi si friggono in olio bollente. Esistono alcune varianti casalinghe (con ricotta forte o farciti secondo i gusti).
  • La focaccia barese: pane particolare con pasta fatta in casa, simile ad una pizza molto spessa e più morbida, che può essere ricoperta di pomodori e olive, oppure farcita con cipolle o rape. Il giorno in cui tutti i monopolitani mangiano focaccia è il giorno della Festa della Madonna della Madia, solitamente farcita con mortadella e formaggio.

Primi piatti:

  • Patate, riso e cozze: piatto principe della cucina barese (detta anche Tiella, dalla comune teglia usata per cucinarla) ed anche monopolitana.
  • Le orecchiette preparate con semola di grano duro o con il "grossetto", condito con cime di rape, pomodoro, basilico e cacio ricotta, nonché con il sugo del fungo che nasce ai piedi o sul tronco del Carrubo, il rarissimo Laetiporus sulphureus.
  • le polpette di pane

Secondi Piatti:

  • La braciola, involtino di carne di cavallo o più spesso vitello al sugo
  • Pesce arrosto, fritto, al forno
  • Polpo in pignatta

Dolci:

  • le cartellate (n'cartddet): dolce natalizio di origine greca, a base di sfoglie di pasta a forma di nastro tagliato con tagliapasta dentellato, fritti e ricoperti di vincotto.
  • Le pettole: pallottole di pasta lievitata molto morbida (farina, patata, lievito di birra, acqua e sale) fritte nell'olio bollente. Vengono servite calde, con zucchero o con vino cotto o miele, il 7 dicembre in occasione della Vigilia dell'Immacolata e il 24 dicembre, e in alcune delle feste patronali nelle contrade.
  • I pruciddi: dolci di pasta con miele o vincotto.
  • I boconotti: dolci di pasta ripieni di marmellata e pasta di mandorle.
  • Le zeppola di San Giuseppe, dolce tipico del Mezzogiorno: ciambelle fritte o al forno, decorate esternamente con crema, amarena e un po' di cannella; vengono fatte in occasione della festività di San Giuseppe.
  • I cherrocl, grandi frollini di forma umana con le braccia che stringono un uovo sodo. Tipico delle festività di Pasqua, preparato da nonne e mamme, per nipoti e figli, raffigurando le sembianze di maschi o femmine a seconda del sesso degli stessi.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Monopoli è sede delle seguenti strutture di istruzione secondaria di secondo grado

  • Liceo Classico, Linguistico, delle Scienze Umane Galileo Galilei
  • Liceo Scientifico e delle Scienze Applicate Marie Curie
  • Istituto Professionale di Stato per l'industria e le attività marinare IPSIAM San Francesco da Paola
  • Liceo Artistico Luigi Russo
  • Istituto Tecnico e Commerciale e Turistico Aldo Moro
  • Istituto Tecnico Industriale Leonardo da Vinci
  • Conservatorio di Musica "Nino Rota"

Ricerca[modifica | modifica sorgente]

Da giugno 2007 Monopoli ospita l'Università dell'Idrogeno, centro d'eccellenza non profit per la formazione, la ricerca e l'informazione sui temi delle nuove energie.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Scorcio apocrifo di Cinta Muraria presso il Castello di Carlo V

Media[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

  • Telespazio (1978/79).
  • Teleram (1979-1997).
  • Telebip_Video 5 (1987-1989).
  • Telenova (1989-1990).
  • Canale 7 (1988)

Radio[modifica | modifica sorgente]

  • Radio Antenna Monopoli (1976-1984).
  • Radio Dyria (1976-1982).
  • Radio San Francesco (1977-1983).
  • Radio Delta (1978-1982).
  • Radio l'Assunta (1978-1982).
  • Radio Emme 5 (1979-2001).
  • Radio In (1979-1981).
  • Radio Luna (1979-1981).
  • Radio Panda (1979-1980).
  • Radio Duna (1979-1980).
  • Radio Sabbia (1980-1985).
  • Radio L'Una Sud Levante (1981-1985).
  • Radio Elle 2^ rete (1981-1984).
  • Radio City (1981-1985).
  • Radio Centro (1982-1986).
  • Radio Studio 54 (1984-1989).
  • Reti Unificate Meridionali (1985-1986).
  • Radio Mafalda (1989-1990).
  • Radio Elle (1978)_in attività.
  • Radio Argento (1983)_in attività.
  • Radio Blu (1988)_in attività.

Giornali[modifica | modifica sorgente]

Copertina del primo numero de La Stella di Monopoli
  • La Stella di Monopoli (1962-1966), a cura del santuario della Madonna della Madia.
  • Eco del Sud (1964-1968), mensile.
  • Il Biancoverde (1968-data incerta), periodico sportivo.
  • Portanuova (1982-2006?), trimestrale.
  • L'Informatore (1982-oggi), settimanale.
  • Emme 5 Notizie (1986-1988), periodico d'informazione.
  • Il Borgo (1994-oggi), mensile di informazione.
  • Fax - ediz. Monopoli (1996-oggi), settimanale.
  • Blu - ediz. Monopoli (2001), settimanale.
  • Monopoliweek (2003-2004), settimanale.
  • Il Biancoverde news (2003-2013), periodico sportivo gratuito.
  • Cuore Biancoverde (2004-oggi), periodico sportivo.
  • Il Gazzettino Immobiliare (dal 2004), rivista di annunci.
  • Il Levante (2007-2008), quotidiano di informazione.
  • M10 (2008), mensile.
  • l'Eco del sudest (2008-2011), settimanale.
  • Report M (2010-2013), mensile.
  • Maestrale (2014-oggi) quindicinale.

News on line[modifica | modifica sorgente]

  • Informonopoli - (2006-2010)
  • Monopolitimes.com - (2013-oggi)

Editoria[modifica | modifica sorgente]

  • "Roberto Campanelli Editore"
  • "Edizioni Vivere In"
  • Tipografia Ippolito (inizi '900)

Cinema e Musica[modifica | modifica sorgente]

Monopoli è stata set di alcuni film:

La città ha ospitato - inoltre - i set di due fiction:

  • Professione vacanze, miniserie televisiva (6 episodi) di Vittorio De Sisti, con Jerry Calà e Mara Venier, prodotta da Rti e girata al Villaggio Cala Corvino in luglio / settembre 1986; in onda su Italia 1 nel 1987.
  • Tutta la musica del cuore (2010), che inizialmente si doveva chiamare "Una musica silenziosa", prodotta da Rai Fiction e diretta da Ambrogio Lo Giudice. La fiction si svolge in un paese del sud Italia chiamato "Montorso di Puglia", nome puramente fantasioso (infatti non esiste), ma il panorama e il set della fiction è la città di Monopoli. La fiction va in onda per la prima puntata l'4 febbraio 2013, riuscendo a raggiungere dati d'ascolto da 5.777.000 telespettatori, nella seconda puntata andata in onda il 5 febbraio, con tanto successo, si conferma a 5.778.000 spettatori il dato d'ascolto.

La città di Monopoli viene citata:

Persone legate a Monopoli[modifica | modifica sorgente]

  • Maio di Monopoli (?-1260), signore di Cefalonia Itaca e Zante, erroneamente confuso da una parte della storiografia con Matteo Orsini[34].
  • Dionigi di Borgo San Sepolcro,(1300?-1342), vescovo di Monopoli tra il 1340 e il 1342, amico e confessore di Francesco Petrarca, maestro di Giovanni Boccaccio.
  • Pastor Monopolitano, (1500 circa), autore di una commedia dal titolo Il Pignatto grasso, esempio di letteratura pedantesca.[35]
  • Romanello da Forlì (?-1525), capitano di ventura, fu uno dei 13 cavalieri partecipanti alla Disfida di Barletta (1503)
  • Camillo Querno (1470-1535), poeta
  • Giorgio Lapazaya (1495-1570), matematico
  • Anselmo Marzato (1543-1607), frate cappuccino, nominato cardinale da papa Clemente VIII nel 1604
  • Prospero Rendella (1553-1630), giureconsulto, poeta, scrittore, commediografo
  • Giacomo Insanguine (1728-1795), detto "Monopoli", musicista e compositore
  • Francesco Sorino (secolo XVIII), ingegnere e urbanista. Progetta nel 1794 l'espansione della città salvaguardando la cinta muraria
  • Michele De Martino, (1788-1860), mercante. Promosse l'adeguamento del porto di Monopoli ai grandi velieri
  • John Pitkin (1790-1880), mercante e console inglese a Monopoli
  • Ferdinando Palasciano (1815-1891), medico chirurgo
Orazio Comes, botanico

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • 19 marzo - Sagra di San Giuseppe, con l'accensione dei falò detti fanove.
  • Primo fine settimana di maggio San Francesco da Paola - processione a mare con la statua del Santo
  • Primo fine settimana di giugno - Festa dei Santi Medici[36]
  • 13 giugno Sant'Antonio da Padova - benedizione del pane e processione
  • 16 luglio Festa di Santa Maria del Carmine
  • 26 luglio Sant'Anna - sagra del panzerotto e processione
  • 14 agosto - Rievocazione del miracoloso approdo della Madonna della Madia. L'appuntamento estivo riprende quello del 16 dicembre (data effettiva del primo approdo) che in estate, oltre al programma religioso, prevede anche un nutrito programma civile.
  • 13 dicembre - Fiera di Santa Lucia
  • 16 dicembre - Sagra a mare, con arrivo in piena notte al porto di Monopoli della zattera miracolosa della Madonna della Madia e successiva processione per le vie della città, fino in Cattedrale dove si svolge all'alba una messa solenne.

Monopoli è nota anche per le numerose sagre che durante tutto l'anno vanno ad arricchire il panorama turistico cittadino, come la sagra del panzerotto, della frittella, del pesce fritto, delle orecchiette e degli altri prodotti tipici locali (pettole, zucchine ecc.).

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

Centro storico di Monopoli: da notare la differenza tra le viuzze di quest'ultimo e la pianta a scacchiera ottocentesca.

L'attuale conformazione urbanistica della città di Monopoli si deve all'architetto De Simone che nel 1795 vide approvato il proprio progetto dalle autorità napoletane. Il piano prevedeva l'abbattimento delle mura cittadine, che per secoli avevano garantito la sicurezza della città, ritenute allora obsolete e inutili e un'espansione urbana caratterizzata da uno schema a scacchiera, in evidente contrasto con la zona medievale formata da vie strette e tortuose. Il limite tra la città vecchia e la zona nuova è determinato dal circuito delle scomparse fortificazioni e i punti di accesso più evidenti sono in corrispondenza delle antiche porte.

Molto più interessante il precedente progetto (non approvato dalle autorità napoletane) redatto dell'ingegnere Francesco Sorino nel 1794, che prevedeva la conservazione delle mura e uno schema d'espansione urbana a raggera, a partire da una grande piazza rotonda. Si trattava di una soluzione moderna e rispettosa delle memorie storiche e architettoniche dell'antica città e delle sue molteplici direttrici di collegamento col territorio circostante. La Monopoli del Sorino avrebbe avuto molti riferimenti formali con l'attuale Lucca.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Puglia.

Settore primario[modifica | modifica sorgente]

L'economia di Monopoli è prevalentemente legata alla produzione alla trasformazione dei prodotti agricoli che hanno favorito lo sviluppo di una crescente industria olearia e conserviera. Discreto il movimento del porto e dell'industria peschereccia, che favorisce anche una qualificata attività cantieristica.

Industria[modifica | modifica sorgente]

La Città di Monopoli ha sempre avuto una certa vocazione industriale. Tra le industrie storiche della città sono da ricordare il cementificio dell'Italcementi, costruito agli inizi del secolo, e lo stabilimento della Tognana, costruito negli anni sessanta. Entrambi gli stabilimenti sono ora dismessi; ma, in compenso, negli ultimi anni si è sviluppata, nei pressi della tangenziale a nord della città, un'area industriale di discreto valore produttivo. Punta di eccellenza è la Mer Mec, leader mondiale nella costruzione di treni hi-tech e sistemi speciali per la diagnostica delle reti ferroviarie, il cui presidente e fondatore, Vito Pertosa, è stato nominato cavaliere del lavoro 2009 e imprenditore dell'anno Ernest&Young per la categoria innovazione 2009. Nel 2011 viene fondata la Blackshape, che ha progettato un aereo ultraleggero interamente in fibra di carbonio, il Blackshape Prime. Tra le altre industrie locali (perlopiù tessili, olearie, meccaniche e chimiche) vanno menzionate la conceria Eco Leather, l'Oleificio Italiano, produttrice di olii industriali, e la Plastic Puglia, produttrice di tubi in polietilene. Qui, nel 2007, l'incendio di notevoli quantità di polietilene ha sollevato una densa nube di fumo nero che per molte ore ha provocato fastidi respiratori agli abitanti della cittadina e dei comuni limitrofi, lasciando presagire il rischio di un disastro ambientale simile a quello verificatosi a Seveso nel 1976 (il rischio, fortunatamente, è stato scongiurato).

Artigianato[modifica | modifica sorgente]

La produzione e l'attività artigianale nella città di Monopoli e nell'agro soprattutto è stata una delle attività di punta fino alla metà del Novecento. Successivamente lo sviluppo del terziario e del turismo ha soppiantato molte delle antiche attività tipiche non solo di Monopoli ma dell'intera zona del sud-est barese. L'attività della falegnameria, per esempio, con la produzione di carri, carretti, sciaraballi da parte dei carradori, di botti, tini, tinozze da parte dei bottai (la pianura di Monopoli è ancora una delle poche zone dove si continuano a produrre tini), mobili realizzati dagli ebanisti e anche, a tutt'oggi, di strumenti musicali come chitarre, soprattutto nell'agro. La lavorazione del ferro battuto, ancora presente nel centro cittadino, è di pregio ma ormai di nicchia a causa della diffusione dell'acciaio inossidabile e dei materiali più facilmente gestibili. La cestineria è altra attività tipica della zona monopolitana, con la produzione di panieri, setacci, canestri, fuscelli e fiscoli per la spremitura delle olive. Una delle attività più diffuse è quella della lavorazione della pietra: la maggior parte delle abitazioni presenti in campagna sono nate dalle sapienti mani di muratori che svolgevano e svolgono quell'occupazione trasmettendo i segreti di padre in figlio. In particolare il cosiddetto maestro di parete era l'artigiano addetto alla costruzione e alla riparazione dei muretti a secco nell'agro, attività ormai scomparsa.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Turismo balneare[modifica | modifica sorgente]

Abbazia di Santo Stefano e Porto Ghiacciolo

I 13 km di costa, con oltre 25 calette e ampie distese sabbiose, sono vocati alla balneazione e all'esplorazione della vita sottomarina. Vi sono oltre dieci strutture alberghiere e villaggi turistici, dislocati per lo più in prossimità del mare, alcune delle quali di ragguardevoli dimensioni. Fra i numerosi stabilimenti balneari, per lo più a sud della città, si ricordano quelli di Santo Stefano (adiacente all'omonima abbazia), Lido Pantano, Lido Sabbiadoro, Torre Cintola, Porto Giardino, Porto Ghiacciolo, Torre Egnazia, Le Macchie, Baia del Sol. Molti degli stabilimenti si trovano in località Capitolo, a circa 6 km dal centro della città, centro della vita notturna monopolitana durante il periodo estivo.

Turismo culturale e folklorico[modifica | modifica sorgente]

La presenza di musei, di numerosi luoghi di culto e della masserie ha reso la città oltre che centro di turismo balneare, anche importante centro culturale: in particolare sono rinomate anche le usanze folkloriche, gli usi e i costumi che attirano turisti anche durante la stagione invernale. I presepi viventi sono un fiore all'occhiello della città: quello che si svolge presso la chiesa di San Francesco da Paola, quello che si estende su una superficie di diversi km² in contrada Cozzana, con la presenza di antichi mestieri svolti in campagna, e ancora le varie manifestazioni quali le Vie Crucis viventi, la Cavalcata dei Magi, la Mostra dell'Artigianato, il Mercatino dell'Antiquariato, con l'obiettivo di rinnovare l'interesse per una cultura contadina, rurale e artigianale ormai scomparsa.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade provinciali della provincia di Bari.

Monopoli è situata lungo la strada statale 16 Adriatica, interamente in superstrada, che collega Bari con Lecce e la funzione di tangenziale esterna per la città. Dista 58 km dall'aeroporto di Bari-Palese e 70 km da quello di Brindisi. La stazione ferroviaria fa parte della Ferrovia Adriatica sul tratto Bari-Lecce. Molti dei siti limitrofi di richiamo turistico[37] sono raggiungibili anche mediante servizi di autolinee regionali.

Il porto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi porto di Monopoli.

La storia del Porto di Monopoli si perde nella notte dei tempi, e si può affermare che coincida con la storia stessa della città di Monopoli. Sulla base degli scavi archeologici del 1985-2011, effettuati dalla Soprintendenza Archeologica, si ha certezza di un primo insediamento dell'età del bronzo: un villaggio del XV secolo a.C. con contatti commerciali con Creta e Micene, al quale si sovrappone una poderosa fortezza messapica del V secolo a.C. e la città romana del I secolo d.C., del cui nome non si ha alcuna certezza.

La cantieristica[modifica | modifica sorgente]

A cavallo del XX secolo erano presenti a Monopoli molte navi da carico i cui proprietari ed armatori furono anche monopolitani. Tra le più importanti:

  • Brick "Belle Elise", due alberi e una camera, Armatore: Don Florindo Gigante, capitano al comando Luigi Tito di Giovanni, comandanti Nicola Gigante, Giuseppe Guida;
  • Brick schooner: "Angela e Elisa", di fabbricazione veneziana, primo proprietario Vincenzo Comes, poi Don Girolamo De Martino (figlio di Don Michele De Martino).
  • Brick schooner "Stelnig" di fabbricazione austriaca, poi "San Luigi', proprietario Don Luigi Gigante.
  • Pielago Bragozzo "Esmeralda", 97 tonnellate, due alberi, pontato, con una camera, Armatori al 50% Don Michele De Martino e Luigi Tito di Giosuè, capitano al comando;
  • Pielago "Buon Figlio", proprietari: Domenico Bongiano, poi Agostino Giangrande, quindi Giuseppe Navach, capitano Alessio Guida,
  • Trabaccolo "Santissimo Crocifisso”, Armatori Stanisci e Francesco Mandriota;
  • Trabaccolo "Madonna della Madia", di Antonio La Penna;
  • Trabaccolo "San Vincenzo Ferreri", di Vincenzo Comes;
  • Trabaccolo "Madia Carmela", di proprietà del sacerdote Girolamo Ippolito, Giovanni Carbonelli, Donato Fiume e Angelo Zaccaria, comandante Andrea Ippolito;
  • Trabaccolo "Fortunato", proprietario Domenico Vadalà;
  • Battello "Sirius (peschereccio)", successivamente rinominato in "Dalin", proprietario Tenente Enrico Levi.

L'industrializzazione dello scalo marittimo[modifica | modifica sorgente]

Il Porto antico di Monopoli

L'importanza dello scalo di Monopoli nell'ultimo secolo si evince dalla presenza della Cementeria (di proprietà monopolitana fino alla fine della seconda guerra mondiale), dall'insediamento dello stabilimento petrolifero della Società Italo Americana per il Petrolio (Esso), dalla presenza dell'altro deposito petrolifero del gruppo SAROM, nonché dalla installazione del IV Deposito carburanti dell'Esercito Italiano (tuttora attivo). Le attività facenti capo al porto comprendevano anche numerosi stabilimenti industriali quali la Gaslini (sita a ridosso della Cementeria), gli oleifici De Martino, Pirrelli, Melpignano e Salerno; i mulini Pugliese, Rossani e Meo Evoli; gli stabilimenti per la lavorazione delle ciliegie solforate: Pareto e Penna Mastronardi.

Queste ultime aziende spedivano regolarmente via mare le ciliegie solforate in fusti di legno per gli Stati Uniti fino alla seconda guerra mondiale usando le navi di linea della American Export Lines. Per tutti gli anni cinquanta, la Ditta Santostasi spediva cipollacci selvatici ad aziende farmaceutiche austriache ed inglesi. La Cementeria, fino agli anni settanta, ha regolarmente ricevuto via mare pietra marna e pozzolana e spedito cemento sia in cabotaggio che verso paesi terzi. La città, sviluppatasi intorno allo stabilimento, ne ha decretato la chiusura sul finire degli anni ottanta, con le ovvie perdite occupazionali ma anche con un notevole beneficio per l'ambiente.

Per diversi decenni lo scalo di Monopoli è stato preferito per lo sbarco di fertilizzanti, di legumi, di lampascioni, di carrube, dì legname in tronchi e segati. I quantitativi di merci secche movimentati nel porto hanno oscillato (a seconda dell'andamento annuale delle campagne e dei mercati) tra le 200 e le 400 000 tonnellate annue. La riapertura dei mercati al di là dell'Adriatico, le industrie ed i commerci relativi hanno spinto le autorità competenti a porre mano ai lavori di riqualificazione e miglioramento delle strutture portuali; terminati nel 2004 i lavori di rinnovamento del Molo di Tramontana, il Porto di Monopoli ha ora a disposizione un nuovo attracco per le navi mercantili che si aggiunge ai due creati nei secoli passati. Al vaglio della Giunta comunale monopolitana vi è un progetto per la creazione di un vero e proprio porto turistico che rilevi i servizi, dati sino ad oggi, dai cantieri Dormio e dalla locale Lega Navale Italiana.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Fino al 2010 il Comune di Monopoli è stato membro del Consorzio Trulli Grotte Mare assieme ad altri 8 comuni della Provincia di Bari e della Provincia di Brindisi con affinità culturali, economiche e sociali e comune patrimonio ambientale, artistico e monumentale.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
26 maggio 2003 14 aprile 2008 Paolo Antonio Leoci Coalizione di Centro Sinistra Sindaco
15 aprile 2008 in carica Emilio Romani Il Popolo della Libertà Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Monopoli è gemellata con:

Sport[modifica | modifica sorgente]

  • La Società Sportiva Monospolis in Serie D,
  • Associazione Dilettantistica Scacchi Monopolitana Botvinnik di Monopoli milita in serie A2,
  • L'ASD Audace Calcio a 5 Monopoli milita nella serie C-2,
  • L'ADS MP Futsal Club milita nella serie C-2,
  • La squadra femminile Vis Nova Pallacanestro Monopoli milita nel girone D della serie B d'Eccellenza,
  • Il Circolo Canottieri Pro-Monopoli,
  • Canottieri Monopoli 2005,
  • L'Amatori Rugby Monopoli milita in Serie C,
  • La squadra maschile di Basketball Action Now Monopoli milita in serie D,
  • La squadra maschile di Basketball AP Monopoli,
  • La squadra maschile dell'U.S. Monopoli.,
  • La squadra maschile del Basket&Co Monopoli milita in Promozione,
  • La squadra maschile Apulia Volley Monopoli milita in Serie C,
  • La squadra di atletica leggera Libertas Monopoli,
  • La squadra di nuoto A.S.D. Monopoli Nuoto,
  • L'AC Monopoli Srl milita in terza categoria.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2013.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ citato nella Bibliografia di Monopoli nel s, Volume II.
  4. ^ Luigi Reho, Dizionario etimologico del monopolitano, Schena Editore, Fasano, 1988.
  5. ^ FSP - Federazione Speleologica Pugliese
  6. ^ la più grande caverna d'Italia è la "Grotta Gigante" in territorio di Trieste
  7. ^ vedi documentazione conservata presso l'archivio del Gruppo Speleologico Monopolitano. Gli esploratori erano: Sante Renna, i fratelli Luigi e Cosimo Reho, Giuseppe Pasquali e Giovanni Maccuro. Il Sante Renna, di professione muratore, organizzò la struttura lignea alla quale erano fissate le corde di fortuna e coraggiosamente discese per primo.
  8. ^ Il 28 luglio del 1948 la grotta fu visitata per la seconda volta da altra spedizione monopolitana, nel settembre del 1962 dall'Istituto Italiano di Speleologia, sotto la guida del prof. Franco Anelli, nell'estate del 1968, fu esplorata dal Gruppo speleologico Monopolitano che si formò per l'occasione
  9. ^ Un operatore del TG3 (Vito Cacucciolo) ha seguito e filmato l'ultima esplorazione dell'inverno del 2013.
  10. ^ L'esplorazione del novembre 2012 fu organizzata dividendo gli speleologi in quattro squadre, la prima composta da Cesare Raumer, Andrea Forni, Marisa Zaccaria e Nico Masciulli ha esplorato il percorso più profondo e la voragine che porta al lago, la seconda composta da Luca Benedetto, Moreno Girotto, e Igor Dalla Costa ha esplorato pozzi e gallerie laterali, la terza composta da Mauro Regolini e Marco Boarin ha eseguito i rilievi grafici, la quarta composta da Davide Stapazzon e Gabriella Grasselli ha effettuato i rilievi fotografici. L'esplorazione si è svolta dalle 18 all'alba del giorno seguente.
  11. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani
  12. ^ ARISTOT. Phys. 205a 17
  13. ^ Vedi i risultati degli scavi archeologici della Dott.ssa Miranda Carrieri della Soprintendenza Archeologica di Puglia; nella cripta della Cattedrale di Monopoli, nel Castello Carlo V, in corrispondenza delle mura cittadine lato nord-est, riportati anche su Monopoli nel suo passato, volume 3, Fasano 1987. Nel corso di questi scavi sono venute alla luce imponenti resti di mura messapiche, tombe messapiche ricche di corredi preziosi e inusuali come una rarissima (forse unica) trozzella di bronzo. In occasione dei restauri del sistema di fortificazioni monopolitano, del Castello Carlo V e della cripta della Cattedrale, il Progettista Arch. D.Capitanio ha reso visitabili i resti del sistema difensivo della città messapica, ricostruendone graficamente i limiti e la consistenza
  14. ^ Monopoly Italia
  15. ^ Historia di Monopoli del Primicerio Giuseppe Indelli con note di D. Cosimo Tartarelli, Schena Editore, 2000
  16. ^ Cedreno p. 756 Guglielmo Appulo
  17. ^ a b Stemma Comune di Monopoli
  18. ^ Il bilancio dell'incidente fu di 25 morti, 16 dispersi, 271 feriti, molti dei quali scampati alla morte grazie all'intervento dei pescherecci del luogo. L'episodio è ricordato con un altorilievo sulla facciata a mare del Castello di Carlo V, rappresentante la nave in fiamme e i marinai monopolitani nell'atto di salvarla.
  19. ^ ritenuta recentemente San Cataldo, dai documenti antichi risultante proprio come il santo napoletano.
  20. ^ Cfr. G.BARRELLA, pag.46, stessa ipotesi è presente nelle note di C.TARTARELLI alla "Cronaca Indelliana".
  21. ^ La piazza Vittorio Emanuele, chiamata anche borgo dai monopolitani, è il punto d'incontro e di riferimento per i cittadini da secoli. Si assiste tuttavia periodicamente al curioso fenomeno dello spostamento dei giovani dal borgo alla vicina Villa Comunale. Altrettanto periodicamente il luogo di incontro ritorna ad essere la Piazza Vittorio Emanuele.
  22. ^ Il Cardinale Orsini, divenuto Papa Benedetto XIII spesso, per motivi di salute, soggiornava a Monopoli nella masseria Belvedere situata sulla Lama Belvedere, alla periferia ovest della città.
  23. ^ Dedicata a Santa Maria delle Grazie
  24. ^ Oggi non più visibile se non parzialmente, all'interno del Castello Carlo V.
  25. ^ fondato da Bernardo Ysplues nel 1579 per l'attribuzione delle doti di maritaggio: il conferimento di detto beneficio avveniva con la semplice decisione degli amministratori indipendentemente dal censo dei beneficiari.
  26. ^ Stefano Carbonara, Monopoli nel Secondo Novecento, appendice statistica, pag.369. Dati aggiornati al 2004
  27. ^ Francesco Pepe. Alla corte della masseria, complessi fortificati in agro di Monopoli - Zaccaria Editore
  28. ^ Historia di Monopoli del Primicerio Giuseppe Indelli
  29. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  30. ^ Vedi La Terra di Bari al tempo dei Longobardi, Romano Colizzi, Editrice Tipografica, Bari 2009, pag. 65. Altri termini longobardi, recepiti direttamente nel dialetto monopolitano sono ad esempio zinna o zizza (seno), piscina (piccolo deposito d'acqua o d'olio), zippo (bastoncino), zeppa (cuneo)....
  31. ^ Alfonso Marrese, Apulia Film Commission.
  32. ^ Abantantuono E Stornaiolo In Piazza Garibaldi. Le Foto
  33. ^ Monopoli Nel Prossimo Film Di Ceccherini
  34. ^ Andreas Kiesewetter nella sua pubblicazione: Megareites di Brindisi, Maio di Monopoli e la signoria sulle isole ionie, «Archivio Storico Pugliese», 59, 2006,;46-90, solleva molti dubbi sul cognome "Orsini", con il quale Maio è indicato da una parte della storiografia che lo reputa appartenente alla famosa famiglia romana. In realtà in nessuna delle cinque lettere papali, a lui indirizzate, datate tra il 1207 e il 1238, viene nominato come Orsini, nemmeno nelle fonti narrative latine né nelle varie versioni della "Cronica di Morea" viene mai indicato col cognome "Orsini", anche il figlio Riccardo e il primigenito Giovanni, in nessun atto vengono mai nominati con il cognome "Orsini". Sappiamo solo con certezza che la prima dinastia dei conti di Cefalonia e di Zante era oriunda della Puglia e precisamente di Monopoli, come anche pare indicare un documento conservato nell'Archivio unico diocesano di Monopoli.
  35. ^ Il Pignatto grasso - Google Libri
  36. ^ La festa, sebbene non riguardi i santi patroni della città, riveste comunque le connotazioni di una grande festa patronale. Monumentali le luminarie in corso Umberto e in piazza Vittorio Emanuele. Sanciscono la solennità della festa, che trova il suo momento tipico durante la processione in onore dei Santi Medici. Le loro statue, insieme a quella di San Cataldo, vengono seguite dal clero, autorità e fedeli con candele accese in segno di devozione e riconoscenza per i prodigi che ancora oggi compiono i fratelli medici che intercedono verso Dio per guarire i malati.
  37. ^ Si ricordano Alberobello, Polignano a Mare, Castellana Grotte, Conversano.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Monopoli nel Secondo Novecento, Stefano Carbonara, Schena Editore.
  • Monopoli nell'età del Rinascimento, Domenico Cofano, Biblioteca Comunale Prospero Rendella.
  • Monopoli nel Medioevo e nel Rinascimento, Francesco Antonio Glianes, Schena Editore.
  • Monopoli Città Turistica, Giacomo Campanelli, Schena Editore.
  • Monopoli Città Unica, Francesco Pepe, Zaccaria Editore.
  • Mare d'Egnazia, Giuseppe Andreassi, Schena Editore.
  • Monopoli Illustre, Michele Pirrelli, Schena Editore.
  • Monopoli nel '900, Mimmo Muolo, Edizioni Vivere In.
  • Bella Minopolis, Luca Sorino, Zaccaria Editore.
  • Terre di Puglia, Alfredo Maiullari, Aliante Edizioni.
  • Puglia Insolita, Roberto Campanelli Editore.
  • Alla corte della Masseria, Complessi fortificati in agro di Monopoli, Francesco Pepe e Giuseppe di Palma, Zaccaria Editore.
  • Monopoli sintesi storico geografica, Sebastiano Lillo, Grafiche Colucci
  • La Terra di Bari al tempo dei Longobardi, Romano Colizzi, Editrice Tipografica, Bari 2009, pag. 65.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]