Alezio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Alezio
Alezio - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Puglia
Provincia: stemma Lecce
Coordinate: 40°4′0″N 18°3′0″E / 40.06667, 18.05Coordinate: 40°4′0″N 18°3′0″E / 40.06667, 18.05
Altitudine: 75 m s.l.m.
Superficie: 16 km²
Abitanti:
5.521 novembre 2008
Densità: 327 ab./km²
Comuni contigui: Gallipoli, Matino, Parabita, Sannicola, Tuglie
CAP: 73011
Pref. telefonico: 0833
Codice ISTAT: 075003
Codice catasto: A185 
Nome abitanti: aletini 
Santo patrono: Madonna della Lizza 
Giorno festivo: 15 agosto 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Alezio (Alytia in Greco e Messapico) è un comune di 5.521 (novembre 2008) abitanti della provincia di Lecce.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Le origini messapiche

Alezio ha origini antichissime poiché c'è chi la dice fondata da Lizio Idomeneo (mitico re di Creta), e chi dai Messapi che, per ricordare la loro patria e la loro capitale, la città di Alytia, nell'Acarnania, la chiamarono similmente Alytia.

Plinio descrive la topografia della Japigia è indica la città di Alezio fra le più importanti della Regione. Secondo il noto storico latino gli Aletini discendevano dagli Japigi, derivati questi dagli Osci (popolo italico insediatosi in Campania tra il XI e VIII secolo a. C.), come hanno poi confermato le molte epigrafi rinvenute ad Alezio, scritte con caratteri Osci (Messapici).

È stata rinvenuta e in parte indagata, a pochi metri dal centro urbano, in località Monte d'Elia una necropoli messapica utilizzata tra il VI ed il II secolo a.C. sono state scoperte vari tipi di sepoltura: dalla semplice fossa scavata nella terra o nella roccia, coperta da una pietra appena sbozzata, in uso in età arcaica; all'impiego del sarcofago monolitico ricavato da un unico pezzo di pietra con copertura di lastroni, talvolta con un gradino sul fondo come cuscino; infine la cassa di lastroni, costituita da lastre parallelepipedi unite tra loro attraverso un sistema ad incastro.

Successivamente, ed almeno sino al II secolo a.C., mancano in questo sito tracce di strutture abitative; gli scavi condotti non hanno rilevato nessun dato sicuro sulla presenza di zone di culto ed edifici pubblici. I rinvenimenti tombali riferibili al periodo messapico non offrono indicazioni utili per definire l'estensione del moderno centro abitato, in quanto le tombe sono state rinvenute sia all'interno che all'esterno del territorio aletino; secondo l'uso di seppellire i defunti vicino le abitazioni proprio delle popolazioni indigene del Salento. Dalle ricerche a tutto oggi effettuate l'insediamento di Alezio nel VI secolo a.C. risulta un centro importante grazie ai contatti e i continui scambi culturali, con la città greca di Taranto spesso alleata e nemica.

Rispetto ad altri insediamenti messapici (Oria, Cavallino, Ugento, Vaste) Alezio non fu caratterizzata dagli stessi fenomeni di urbanizzazione, benché fosse inserita in una rete di traffici commerciali lungo la via Traiana, che metteva in comunicazione i centri più importanti della Messapia.

[modifica] L'epoca romana

La città conobbe continuità di vita almeno dal VII secolo a.C. al VI secolo d.C.

Nella prima epoca romano - imperiale il nome della città ricorre in varie forme:

  • Aletia in Strabone (64 a.C. - I secolo d.C)
  • Aletium nei passi di Plinio il Vecchio (24 - 79 d.C.)
  • Aletion in Tolomeo (100 - post 165 d.C.)
  • Baletiun nella "Tavola di Peutinger", la più antica rappresentazione cartografica del mondo (IV secolo)

In tutte le fonti il centro viene definito popoloso (70.000 ab) e fortunato, collegato com'era al vicino scalo marittimo di Gallipoli e attraversato da importanti vie di comunicazione. Anche durante la dominazione romana sulla Messapia, Alezio conservò il proprio peso economico e culturale, traendo ulteriore vantaggio dalla costruzione della via Traiana che collegava la città ed altri centri salentini a Roma.

[modifica] Dal Medioevo alla rinascita

Intorno all'anno 1000, la civilissima Alezio venne distrutta dai Saraceni e i suoi abitanti si rifugiarono nella vicina isola di Gallipoli. Il sito versò in stato di abbandono sino al XII - XIII secolo, periodo in cui venne edificato il tempio dedicato a Santa Maria della Alizza o Lizza (fastosamente festeggiata il 15 agosto di ogni anno) ad opera di alcuni monaci basiliani. Venne così ricostruito Casal d'Alezio, un vallaggio di modeste dimensioni che restò tale sino al XVII secolo.

Per registrare una ripresa del casale bisogna arrivare al 1714-1715, quando due proprietari terrieri, Antonio Coppola prima e Francesco Alemanno (detto "picciotto") poi, concessero in enfiteusi il terreno ad alcuni contadini. La tradizione vuole che in onore di quest'ultimo, Casal d'Alezio venne chiamato Villa Picciotti. Secondo un'altra ipotesi, il nome sarebbe derivato dalle presenza nel porto di Gallipoli di molti pescatori siciliani che alloggiavano con le loro famiglie in alcuni casolari intorno alla chiesa della Lizza.

Nel 1854 il piccolo centro ottenne l'autonomia amministrativa e nel 1873, re Vittorio Emanuele II autorizzò la sostituzione del nome di Villa Picciotti in quello messapico di Alezio.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] L' economia

L'economia di Alezio è legata principalmente ad attività di tipo agricolo e alla produzione di ottimo olio d'oliva e vino di alta qualità e al turismo, il cui sviluppo è stato favorito nel tempo dall' attraente e vicina città di Gallipoli.

[modifica] Luogi di interesse

[modifica] Museo civico messapico

Il museo civico messapico è ubicato in via Kennedy, nello splendido palazzo settecentesco dalla nobile famiglia Tafuri di Gallipoli. Voluto dall'Amministrazione Comunale in seguito ai rinvenimenti casuali nel moderno centro abitato e dopo gli scavi della necropoli messapica, è stato dichiarato monumento nazionale nel 1981 e inaugurato nel 1982, evitando così la dispersione dei preziosi oggetti. I corredi funerari esposti provengono da rinvenimenti occasionali sotto la città e dalla zona di Monte d'Elia, collocabili tra gli inizi del IV e gli inizi del III secolo a.C. Si tratta per lo più di oggetti in ceramica acroma o decorata a fasce brune di produzione locale, tra cui è in vetrina una trozzella, degli unguentari, un cratere, delle fibule in bronzo, coppe di tipo ionico, un Guttus a vernice nera, resti di guscio d'uovo, Skyphos a vernice nera, un vaso antropomorfo e altri oggetti utilizzati nell'ambito funerario. Di notevole importanza è la documentazione epigrafica risalente allo stesso periodo e limitata alle iscrizioni funerarie. Interessante è l'epigrafe messapica, esposta in museo, con andamento bustrofedico; una delle poche databili VI secolo a.C. Merita grande attenzione la vetrina degli ori, splendidi gioielli del I secolo a.C. appartenenti ad una fanciulla.Senza trascurare il plastico che riproduce in scala la necropoli di Monte D'Elia, posto al centro della sala ottagonale, circondato da vetrine espositive e da pannelli informativi che offrono approfondimenti didattici alla visita.Antistante il Museo è il parco archeologico all'aperto. Il parco espone diverse tipologie di tombe messapichedatabili tra il VI ed il II secolo a.C., rinvenute durante gli scavi alla necropoli e occasionalmente nel centro abitato.

[modifica] Il santuario S. Maria della Lizza

Chiesa Madonna della Lizza

Non si conosce la data esatta di costruzione della chiesa ma l'ipotesi più accreditata, da circa quarant'anni, suggerisce varie fasi di edificazione tra la seconda metà del XII e la prima metà del XIII secolo durante le dominazioni normanna e sveva. La presenza dei resti di un affresco (sicuramente il più antico della chiesa) raffigurante un volto di Madonna (immagine a sinistra), di evidente matrice bizantina accrediterebbe, d'altro canto, una retrodatazione di circa due secoli. In seguito all'assedio di Gallipoli (1268-69) da parte di Carlo I d'Angiò, la chiesa aletina fu elevata a sede episcopale e intitolata a Santa Maria de Cruciata e naturalmente a Sant'Agata come la cattedrale di Gallipoli. L'episodio è documentato da una lettera di papa Giovanni XXII che da Avignone esortava Milezio, vescovo di Gallipoli, e tutti i fedeli, a raccogliere fondi per "edificare et reconstruire" la cattedrale ad Alicia (Alezio). Il pronao Addossato alla facciata ovest (la principale), divide ancora gli studiosi sulla sua esatta datazione. Vi è maggiore concordanza nel riconoscere la sua costruzione successiva a quella della chiesa. Alcuni lo ritengono opera di Carlo d'Angiò e gli attribuiscono funzioni difensive che, peraltro, troverebbero riscontro nell'altissima e massiccia mole. Secondo altri, al contrario, la torre venne elevata dai gallipolini come atto di devozione alla Madonna che aveva protetto la loro città assediata dalle truppe di Carlo. Gli affreschi Un tempo, probabilmente, la decorazione pittorica ricopriva tutto l'interno. Attualmente si possono distinguere almeno tre fasi ornamentali, tra il X ed il XVI secolo: dall'arte dei monaci basiliani a quella di gusto rinascimentale. Peraltro, da alcune presenti su alcuni dipinti emergono tracce di quella che doveva essere la decorazione originaria delle pareti.

  • X secolo: in occasione del restauro del 1959 venne avanzata l'ipotesi dell'origine basiliana del Santuario (che anticiperebbe di circa due secoli la datazione corrente), sulla base dell'analisi dell' "unico brandello di dipinto originario" (il volto della Madonna). In seguito alla rimozione dei due altari in marmo ai lati del transetto, prevista dal progetto di restauro del 2000, è stato recuperato uno tra i più antichi frammenti tuttora osservabili nella Chiesa, che convalida le osservazioni dei restauratori. Si riconoscono due figure, prive delle teste, probabilmente Santi della Chiesa d'Oriente di cui i monaci eremiti basiliani ne introdussero il culto.
  • XIII secolo: sul limite della controfacciata sinistra, adiacente alla figura della Santa, si può osservare una malconservata "Annunciazione" dove l'Arcangelo Gabriele con un giglio in mano visita la Vergine intenta a pregare. Versano in discreto stato, invece, i due affreschi conservati in due nicchie nel transetto. Anch'essi databili al XIII secolo, raffigurano Santo Stefano protomartire e il profeta Elia (raffigurato a destra). I nomi dei due santi sono riportati dalle iscrizioni in greco antico, ai lati delle figure. Il cartiglio nella mano sinistra del profeta contiene parole di consolazioni per gli esuli.

Una parte considerevole della superficie interna doveva essere occupata da immagini di Maria e scene della sua vita: il poco che ci resta lascia immaginare l'originario sviluppo. Tra gli affreschi più significativi ma peggio conservati, la "Dormitio Virginis" che si può osservare in fondo alla parete sinistra della navata. Ne resta un frammento che corrisponde a circa un terzo della scena originaria: si distinguono le figure dei quattro Apostoli, ai piedi della Vergine distesa sul letto di morte, con i piedi coperti da un manto blu. Al centro della stessa parete, una "Vergine col Bambino" benedicente che pare sia stato adottato come logotipo della chiesa, anche per l'iscrizione riportata sulla cornice "SANTA MARIA DELA LICZA". Giusto di fronte, sulla parete opposta, una Natività sovrastante una "Madonna col Bambino" che colpisce per la vivacità della scena.
Il modello in 3d della chiesa è visualizzabile su googe earth attivando il livello edifici 3d, altrimenti direttamente nella galleria di immagini 3d di google a questo link Chiesa di santa maria dell'alizza

[modifica] Tradizioni

Patrona di Alezio è la Madonna dell'Assunta che si festeggia il 15 agosto. Nello stesso periodo si svolge una importante fiera che fu istituita il 25 luglio 1810 da Gioacchino Napoleone allora re delle Due Sicilie, che tolse dazi e gabelle per gli otto giorni in cui si svolgeva la fiera. Un tempo era diffuso tra le donne che rendevano omaggio alla Vergine l'usanza di giungere a piedi camminando sulle ginocchia dall'ingresso del paese fino alla chiesa. Ancora si rinnova la consuetudine di annunciare per tutta la novena l'avvicinarsi della festa con il suono di un fischietto e di un tamburo. Una tradizione antichissima vuole che, in passato sino alla fine dell'800, si accompagnasse cantando "la tiara" canto popolare religioso in onore dell'Assunta.

[modifica] La Lizziceddra

Oltre alla festa del 15 agosto vi è una celebrazione minore ma non meno importante per gli aletini la cosidetta Lizziceddra che si svolge il 27 dello stesso mese per ricordare, secondo la tradizione popolare, la patrona che fu artefice di un miracoloso evento, accaduto il 27 agosto 1886. La sera di quel giorno Alezio venne colpita da un terremoto di tale intensità e durata da far temere la distruzione del paese; nonostante fosse stato così impetuoso non ci furono danni alle costruzioni e neppure nessuna vittima e i danni furono di lieve entità. Tra la popolazione avvenne il riconoscimento che il miracolo dello scampato pericolo fosse avvenuto per intercessione dell'Assunta patrona del paese.

In segno di ringraziamento si organizzarono solenni festeggiamenti, divenuti da quell'anno una tradizione molto sentita , appunto la Lizziceddra. Inoltre si racconta che la stessa vergine Assunta mentre lasciava Alezio, dopo averla liberata dal terremoto, giunta sulla strada per Gallipoli, si fermò in un podere a riposare, chiamato appunto "Croce te la Lizza", che era probabilmente un segnale di confine di proprietà. Da questo episodio realmente avvenuto la leggenda ha tramandato che quella stele fu eretta proprio a ricordo della sosta della Vergine ed in seguito nelle vicinanze fu costruita una cappelletta a Lei dedicata, dove il 27 agosto i fedeli si recano in processione.

[modifica] Arte

[modifica] Matteo Perez

Per approfondire, vedi la voce Matteo Perez d'Aleccio.

[modifica] La chiesa matrice e altri monumenti principali

La costruzione della parrocchiale su disegno dell'ingegnere Turco fu iniziata nel 1838 in una posizione più centrale rispetta a quella in cui si trova la Lizza. La chiesa dedicata alla Madonna Addolorata fu terminata nel 1875. Nel frattempo tra il 1838 e il 1840 fu costruito l'orologio pubblico che costò lire 3.825 anticipate dal cittadino benemerito Saverio Muia. Ricordiamo palazzo Tafuri con il suo stemma che rappresenta un albero di quercia con due fulmini che non riescono a colpirlo e che campeggia sul portone di ingresso e con le volte delle stanze una diversa dall'altra di cui una a croce di Malta. Della nobile famiglia Tafuri rimane un dipinto, attribuito a Reni, che forma la pala nell'altare destro della chiesa della Addolorata. Il palazzo è ora sede di un museo civico messapico che con altre prerogative del paese come i giardini delle ville, la lavorazione artigianale del carparo, gli agrumeti, ed infine ma non per ultimi i vini corposi (infatti, la zona di Alezio ha la denominazione d'origine controllata (D.O.C.), prodotto nelle qualità che vanno dal rosato al rosso, al rosso riserva raccolto anche nelle campagne di Tuglie, Sannicola e Gallipoli) può sviluppare in paese un forte richiamo turistico che può portare nuova linfa ad Alezio con una migliore organizzazione e promozione del territorio. Vogliamo qui ricordare un passo del romanzo di Maria Corti "L'ora di tutti" edito da Bompiani, in cui si fa menzione del dolce e corposo vino di Alezio che Ayerbo d'Aragona, governatore spagnolo ad Otranto, in quel terribile 1480, consuma in gran quantità brindando nelle occasioni più importanti.

[modifica] Sport

Nel 1998 è nata la Volley Alezio con squadre maschili e femminili di tutte le età. Vi è anche una società calcistica (A.C. ALEZIO) più anziana ma di minore rilevanza, che attualmente milita nel campionato dilettantistico regionale di seconda categoria. È presente anche una Associazione Sportiva Dilettantistica denominata "Polisportiva Don Bosco", impegnata con attività calcistica dei minori fino all'età di circa 16 - 17 anni. Ad Alezio è presente dal gennaio 1997 una Sezione di Tiro a Segno Nazionale (sede Via Andrea Costa 70 - telefono 328/3658931) istituita a cura dell’Unione Italiana Tiro a Segno di Roma (Ente Pubblico e Federazione Sportiva Nazionale del C.O.N.I.), che cura i corsi di idoneità al maneggio delle armi per coloro che sono obbligati per legge a svolgere servizio armato presso Enti Pubblici e/o Privati (Guardie Giurate, Portavalori, Polizie Locali, ecc.) e per coloro che richiedono un porto d’armi, con rilascio di apposita certificazione di idoneità; detta Sezione del T.S.N., pur essendo priva di una sede e di un poligono di tiro, pratica anche l’attività sportiva del tiro a segno, partecipando ai vari campionati provinciali, regionali e nazionali, raggiungendo spesso risultati di rilievo. Importante è anche la presenza di una società sportiva di "Tiro con l'arco" che partecipa al campionato nazionale.

[modifica] Trasporti

Alezio è servita da una stazione ferroviaria posta sulla linea Lecce - Gallipoli delle Ferrovie Sud Est. Sono inoltre presenti diverse fermate bus sempre delle Ferrovie Sud Est e dell'agenzia di trasporti locali Borman

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Vincenzo Romano (lista civica Uniti per Alezio) dal 15/04/2008 (1º mandato)
Centralino del comune: 0833 281020
Posta elettronica: info@comunedialezio.le.it

[modifica] Voci correlate

Il Tafaluro a Torre Sant'Andrea, marina di Melendugno (LE)

Salento - Tacco d'Italia

Brindisi · Lecce · Taranto · Grecìa Salentina · Elenco completo dei comuni


Storia · Cultura · Economia · Tradizioni · Enogastronomia · Luoghi · Eventi

Ulivi e muretti a secco a San Vito dei Normanni (BR)
Strumenti personali