Melendugno

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Melendugno
comune
Melendugno – Stemma Melendugno – Bandiera
Chiesa di Maria SS. Assunta
Chiesa di Maria SS. Assunta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Lecce-Stemma.png Lecce
Amministrazione
Sindaco Marco Marcello Niceta Potì (lista civica Passione e Impegno) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate 40°16′00″N 18°20′00″E / 40.266667°N 18.333333°E40.266667; 18.333333 (Melendugno)Coordinate: 40°16′00″N 18°20′00″E / 40.266667°N 18.333333°E40.266667; 18.333333 (Melendugno)
Altitudine 36 m s.l.m.
Superficie 92,31 km²
Abitanti 9 830[1] (30-11-2011)
Densità 106,49 ab./km²
Frazioni Borgagne, Roca Vecchia, San Foca, Torre dell'Orso, Torre Sant'Andrea, Torre Saracena, Torre Specchia[non chiaro]
Comuni confinanti Calimera, Carpignano Salentino, Otranto, Vernole
Altre informazioni
Cod. postale 73026
Prefisso 0832
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 075043
Cod. catastale F101
Targa LE
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 1 147 GG[2]
Nome abitanti melendugnesi
Patrono san Niceta il Goto
Giorno festivo 15 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Melendugno
Posizione del comune di Melendugno all'interno della provincia di Lecce
Posizione del comune di Melendugno all'interno della provincia di Lecce
Sito istituzionale

Melendugno è un comune italiano della provincia di Lecce, in Puglia, che conta 9.832 abitanti. Situato nel Salento centro-orientale, è posizionato a metà strada tra il capoluogo e Otranto, distanti rispettivamente 18 km e 22 km. Centro agricolo, possiede un vasto feudo e beneficia del notevole flusso turistico legato alle sue marine, poste lungo la costa adriatica salentina.

Comprende sei frazioni: Borgagne, Roca Vecchia (sede di rilevanti scavi archeologici), San Foca, Torre Specchia, Torre dell'Orso e Torre Sant'Andrea.[Chiarire, dallo statuto comunale risulta frazione solo Borgagne, le altre sono località] Nel 2011 e 2013 le marine melendugnesi hanno riconfermato il riconoscimento della Bandiera Blu[3].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Puglia.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La cittadina di Melendugno, situata nell'entroterra a sud-est di Lecce, sorge a 36 m s.l.m. e dista 6,5 km dalla costa adriatica. Il territorio comunale, il quarto più esteso della provincia dopo Lecce, Nardò e Ugento, occupa una superficie di 91,03 km² e confina a nord con il comune di Vernole, a est con il Mare Adriatico, a sud con il comune di Otranto, a ovest con i comuni di Carpignano Salentino e Calimera.

Si affaccia sul mare con un litorale di oltre 15 km compreso fra Torre Specchia, a nord, e Torre Sant'Andrea, a sud. Il litorale, caratterizzato da un susseguirsi di spiaggette, insenature, dune e calette e dalla presenza di piatti isolotti nella zona settentrionale e di faraglioni in quella meridionale, ospita ampie aree pinetate e diverse specie arbustive della macchia mediterranea. Dalla costa melendugnese talvolta è possibile vedere ad occhio nudo l'isola di Saseno e i rilievi montuosi dell'Albania.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Salento e Storia della Puglia.

Le prime testimonianze abitative nel territorio di Melendugno sono riconducibili all'età del Bronzo; risalgono a quest'epoca i due dolmen Placa e Gurgulante individuabili nelle immediate campagne della cittadina in direzione di Calimera.
Il primo insediamento abitativo vero e proprio è rappresentato invece da Roca Vecchia. Il sito, frequentato sin dalla preistoria, sorse come città fortificata già nel XV-XI secolo a.C. Ricostruita dalle popolazioni messapiche nel IV-III secolo a.C., il cui nome pare fosse Thuria Sallentina, venne abbandonata in epoca romana e nuovamente abitata nell'Alto medioevo da anacoreti, provenienti perlopiù dall'Impero Romano d'Oriente, che col tempo costituirono una comunità, abitando in una serie di grotte scavate nel calcare. Agli inizi del XIV secolo, Gualtieri di Brienne, conte di Lecce, ricostruì Roca facendone una città fortificata, ma nel 1480 subì le incursioni turche. Liberata nel 1481, divenne successivamente rifugio di corsari barbareschi, tanto che nel 1544 Ferrante Loffredo, governatore della provincia di Terra d'Otranto, dette l'ordine di raderla al suolo.

La distruzione di Roca Vecchia determinò la nascita, nell'entroterra, di un piccolo villaggio Roca Nuova abitato fino al XIX secolo, quando fu abbandonato definitivamente a causa delle condizioni malsane della zona circostante.

Per quanto riguarda il centro urbano di Melendugno, pare abbia avuto origine verso l'XI secolo con l'arrivo dei Normanni, successivamente al periodo delle guerre tra Saraceni e Greci. Sotto i Normanni, i monaci basiliani si stanziarono sul territorio costruendo cripte e abbazie e sviluppando l'agricoltura e la letteratura. A Melendugno fondarono l'Abbazia di San Niceta, i cui resti sono rappresentati dalla piccola chiesa situata nei pressi del cimitero.
Come per gli altri centri del Salento, anche Melendugno conobbe le vicende feudali. Intorno al 1335 apparteneva ai Garzya, poi fu la volta dei Del Saba e dei De Palacis. Nel XIV secolo fu acquistato dai Paladini, il cui ramo principale si estinse con la morte di Giorgio Antonio nel 1656. Passò ai Maresgallo e quindi nel 1680 ai D'Afflitto che regnarono per breve tempo in quanto costretti a vendere il casale ai D'Amely per saldare i debiti contratti. I D'Amely regnarono su Melendugno fino al 1806, anno in cui Giuseppe Bonaparte abolì la feudalità nel Regno di Napoli.

Toponomastica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la leggenda Malennio avrebbe fondato Syrbar, primo nome della località costiera Roca, che significa Città del Sole, nonché Lyppiae (attuale Lecce) e Rudiae.

 Perciò il toponimo di Melendugno nasce dalla radice del suo nome, Malen-nio.

In seguito si trasformò da Malandugno (portatore di sventura) a Melendugno (portatore di dolcezza).
Un'altra ipotesi, supportata anche dallo stemma comunale, riconduce l'origine del nome al miele e all'attività delle api; il miele viene chiamato in dialetto locale mele.

Simboli

Melendugno-Stemma.png

Descrizione dello stemma:

« Lo stemma raffigura un albero di pino d'aleppo con al centro del tronco un insieme di alveari da cui fuoriescono tre api svolazzanti in cerchio. Lo scudo sannitico è sovrastato dalla corona di città. »

 

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Clima della Puglia e Stazione meteorologica di Lecce Galatina.

Dal punto di vista meteorologico Melendugno rientra nel territorio del Salento orientale che presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +24,7 °C. Le precipitazioni, frequenti in autunno ed in inverno, si attestano attorno ai 626 mm di pioggia/anno. La primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento orientale sono influenzati fortemente dal vento attraverso correnti fredde di origine balcanica, oppure calde di origine africana[4].

Melendugno Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,6 13,2 15,0 18,3 22,6 26,8 29,2 29,6 26,2 21,8 17,6 14,2 13,3 18,6 28,5 21,9 20,6
T. min. mediaC) 5,6 5,8 7,2 9,5 13,1 17,0 19,5 19,9 17,3 13,7 9,9 7,1 6,2 9,9 18,8 13,6 12,1
Precipitazioni (mm) 71 60 65 40 33 20 16 22 49 80 97 74 205 138 58 226 627
Umidità relativa media (%) 78,7 78,2 77,8 77,3 76,2 72,9 70,9 72,4 76,5 79,2 80,5 80,3 79,1 77,1 72,1 78,7 76,7

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa madre di Maria SS. Assunta[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa madre di Maria SS. Assunta, risalente al XVI secolo, presentava in origine una sola navata, l'attuale centrale, con pianta a croce latina. Al suo interno, sotto il piano pavimentale, trovano posto diciannove sepolture. Il Settecento rappresentò un periodo di grandi trasformazioni per l'edificio sacro che venne allargato con le due navate laterali e dotato di campanile (1696). Nel 1774, come rivela l'epigrafe sotto la statua dell'Assunta, fu rielaborato il prospetto a due ordini mentre, sul finire del XIX secolo, l'interno venne arricchito da un nuovo coro e dalle cappelle dedicate al Crocifisso, al Sacramento e a San Niceta. All'interno sono da ammirare i seicenteschi altari come quello dedicato alla Madonna del Rosario, opera di Aprile Petrachi che realizzò anche il crocifisso ligneo, il paliotto in pietra leccese dipinta raffigurante l'Ultima Cena, parte dell'antico altare maggiore e la cinquecentesca porta della sacrestia.

Abbazia di San Niceta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abbazia di San Niceta.
Abbazia di San Niceta

L'abbazia di San Niceta, secondo le fonti dello storico Ferrari, sarebbe stata fondata nel 1167 da Tancredi d'Altavilla e fu retta dai monaci basiliani. Dell'antica abbazia, dipendente dal Monastero di San Nicola di Casole presso Otranto, rimane solo la chiesa e qualche rudere del monastero visibile nella zona presbiteriale.
La chiesa, a pianta rettangolare e con presbiterio quadrato, presenta tre archi gotici che sostengono la copertura a volta. La ristrutturazione gotica deve essere avvenuta intorno alla fine del '400, ipotesi confermata dalla datazione dei trittici affrescati nelle arcate della parete sinistra. Cominciando dalla prima arcata sono raffigurati Sant'Antonio da Padova a destra, San Paolo al centro, San Nicola a sinistra, con una impostazione tipicamente quattrocentesca. Nell'arcata centrale si distingue una Santa di difficile identificazione, una Crocifissione e San Rocco. L'ultima arcata ospita gli affreschi della Madonna col Bambino, di San Vito e di Sant'Antonio Abate. In fondo alla parete del coro si trovano gli affreschi datati per ben due volte al 1563: la Crocifissione con la Vergine e San Giovanni Evangelista, il Cristo piagato con l'iscrizione Mors mea vita tua e la Madonna di Loreto raffigurata col Bambino in braccio, secondo la tradizionale iconografia.

Chiesa dell'Immacolata[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dell'Immacolata

La chiesa dell'Immacolata fu costruita nel 1666 ai margini delle mura della città e in prossimità della porta che conduceva a San Foca. Essendo quindi periferica ed in una posizione esposta si ritenne necessario dotarla di qualche elemento difensivo. Fu dotata di un robusto ed alto parapetto, tuttora esistente, che, inutile dal punto di vista estetico, si presentava adattissimo a offrire riparo a chi, prendendo la mira delle feritoie praticate lungo i prospetti di tramontana, ponente e scirocco, aveva il compito di reagire contro gli assalitori.
Il portale, datato 1678, aprendosi sul prospetto est mostra sulla trabeazione i minuti caratteri che tramandanoin quattro righe l'originario titolo della chiesa: OLIM BAPTISTAE NUNC SUM SACRATA MARIAE/IN VENTRE HIC SANCTUS, SED MARIA ANTE FUIT/IMMACULATA DEI MATER CONCEPTA: REFECIT/HAEC PATRIA HOC TEMPLUM; GLORIA SUMMA DEO. L'intera parete del lato ovest occupa l'altare maggiore, che, datato al 1698, incastona in un capriccioso intreccio di fiori, frutti, angeli e uccelli, la tela di San Giovanni Battista, originario titolare e quelle della Vergine Immacolata, di Santa Lucia e Santa Marina. Di epoca successiva è l'altare laterale intitolato a San Donato, innalzato nel 1777 a spese dei devoti.

Chiesa dei Santi Medici

Altre architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Edicola della Madonna del Buon Consiglio
  • Cappella dell'Annunziata (Via Roma) (costruita nel XVII secolo dai Paladini)
  • Chiesa detta dei Santi Medici, dedicata all'Addolorata (1759) All'interno dei locali ad uso sacrestia è possibile visitare una mostra fotografica permanente dedicata ai Santi Medici.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Il centro storico di Melendugno è caratterizzato dalla presenza di frequenti case a corte medievali costituite da un cortile centrale sul quale si affacciano i vari ambienti abitativi.
  • I frantoi ipogei (detti "trappiti") sono degli antri sotterranei privi di luce e scavati nel banco calcareo utilizzati per la produzione dell'olio di oliva. Venivano costruiti sotto terra per poter sfruttare la maggiore costanza termica e proteggere il prodotto dagli sbalzi della temperatura.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Baronale D'Amely[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo baronale D'Amely
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Melendugno.

Il Palazzo Baronale D'Amely, chiamato anche castello, si presenta come una grande torre poligonale edificata su progetto del celebre ingegnere militare Gian Giacomo dell'Acaya nella seconda metà del XVI secolo su commissione di Pompeo Paladini, settimo barone di Melendugno e Lizzanello. La pianta stellare dell'edificio trova solo tre confronti in tutta la Puglia. La torre, un tempo circondata dal fossato, sorgeva isolata rispetto alla cerchia delle mura medievali, divenuta probabilmente un sistema difensivo poco efficace.

Alta 12,50 metri con mura di 4,5 metri, presenta una base scarpata e una facciata divisa da due tori marcapiano. L'accesso era possibile attraverso un ponte levatoio, protetto sulla verticale da una caditoia. Con l'avvento dei baroni D'Amely, il ponte levatoio fu sostituito con uno in muratura chiuso da un portale di foggia cinquecentesca sormontato dall'emblema nobiliare: due leoni addossati e coricati che sostengono sul dorso una torre merlata. Al di sopra dello stemma troneggia la statua della Madonna Immacolata. Nei pressi della torre si collocavano le carceri baronali, i magazzini per i viveri, la torre con guardiola e la piccola cappella al pian terreno che conserva ancora gli affreschi del Cristo Crocifisso e di una Madonna col Bambino.

Torri costiere di avvistamento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Torri costiere di avvistamento del Salento.

Il litorale del comune di Melendugno ospita cinque Torri d'avvistamento tutte realizzate nella seconda metà del XVI secolo.

Torre dell'Orso

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Dolmen Placa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monumenti megalitici della provincia di Lecce.
Dolmen Placa
Torre di Roca Nuova

Scoperto dal Palumbo nel 1909, il dolmen posa su un banco di roccia affiorante ed è alto 85 cm. Presenta una lastra di copertura irregolare (secondo i rilievi di Cosimo De Giorgi di 205 x 160 x 158 x 170 cm) che poggia solo su 4 dei 7 piedritti osservati dal De Giorgi. Tale lastrone è variabile in spessore da 40 cm sul lato a W fino a 17 cm su quello a E. Due dei 4 ortostati presentano lesioni verticali e un albero di ulivo selvatico si è sostituito nella funzione statica di sostegno al piedritto a S che ha spostato di alcuni  cm di distanza dal lastrone. Una cuppella di 15 cm di diametro e di 20 cm di profondità è scavata sulla superficie del lastrone a W. L'apertura del megalite è collocata a SW. Si rinviene sulla provinciale per Calimera nel fondo Placa.

Dolmen Gurgulante[modifica | modifica wikitesto]

Il dolmen è collocato su un banco di roccia affiorante ed è alto 90 cm. Presenta un'apertura a NW e una superficie piena di formazioni licheniche e fortemente corrosa. Il lastrone di copertura a forma di rettangolo irregolare (200 x 150 cm circa) presenta uno spessore medio di 30 cm e poggia su 5 piedritti monolitici; lo spigolo smussato ad E non ha più il contatto con l'ortostato di sostegno. Si rinviene sulla provinciale per Calimera nel fondo Gurgulante. [6]

Roca Nuova[modifica | modifica wikitesto]

Roca Nuova è un villaggio cinquecentesco fondato dai profughi di Roca Vecchia, città distrutta nel 1544 per ordine di Ferrante Loffredo, governatore della provincia di Terra d'Otranto. Il villaggio, situato nelle campagne dell'entroterra lungo la strada provinciale che collega Melendugno a Torre dell'Orso, era costituito da modesti ambienti abitativi, comprendenti anche stalle e fienili, e da una piccola chiesa dedicata a San Vito martire con funzione parrocchiale dal 1589 al 1925, quando la parrocchia fu soppressa con l'abbandono dell'insediamento avvenuto nella seconda metà del XIX secolo per cause legate alle condizioni malsane del territorio e trasferita nella vicina San Foca con il titolo di Parrocchia di Roca Nuova in San Foca. Un'imponente torre rettangolare fu eretta a difesa dell'abitato. Il casale nel 1646 contava 60 anime, 95 anime nel 1699, nel 1720 gli abitanti erano 130, nel 1805 contava 150 famiglie, scese a 105 nel 1850. Nel 1879 le famiglie erano scese addirittura a sole 2, residenti nelle masserie intorno al centro. In ogni caso risulta improbabile che un centro composto da sole 20 abitazione potesse ospitare 150 famiglie. Ma il territorio parrocchiale era ben più ampio, comprendendo Roca Nuova, Roca Vecchia, San Foca, Torre dell'Orso e Sant'Andrea. Sicuramente si trattava quindi di una tipica parrocchia rurale in cui la popolazione era sparsa su un territorio assai vasto, sparsa nelle varie masserie. Quindi Roca Nuova non era altro che la capitale di quella quindicina di masserie che da Melendugno occupavano l'area fino al litorale. La torre aveva mura bastionare a scarpa e si componeva di 3 piani. Al piano terra vi era un grande sala dalla volta a botte adibita a sala da pranzo dai locali baroni e diverse feritoie per la difesa. Al primo piano vi era un piccolissimo ambiente adibito a posto di guardia da dove i soldati potevano lanciare le saette e sparare con gli archibugi. Si vedono due altre stanze, il soggiorno estivo dei signorotti locali. Entrambe erano adibite a camere da letto, con un grande camino e diverse mensole. Nella seconda stanza si vede una scala che i castellani usavano per nascondersi e per portarsi silenziosamente al secondo piano senza essere visti. Al secondo piano, il più importante, sebbene oggi mancante di tetto, vi era la Santa Barbara del casale di Roca Nuova. Sui muri est e nord ci sono una serie di camini, i quali servivano per attizzare le micce della polvere per sparare con gli archibugi o con i cannoni attraverso fessure ricavate all'interno degli stessi camini e altre feritoie. Lungo tutta la muraglia esterna del castello si notano le caditoie da dove i soldati buttavano pietre, acqua e olio bollente contro gli eventuali invasori. Nei sotterranei sono presenti le prigioni baronali, in cui sono presenti diversi graffiti. Alcuni detenuti erano marinai, come svelano le raffigurazioni di barche e galeoni. Ma sui muri è presente anche San Niceta il Goto, Patrono di Melendugno, un vaso traboccante d'acqua, il sole, i cui raggi indicano i giorni di permanenza in prigione.

Roca Vecchia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Roca Vecchia.

Roca Vecchia è una località costiera dell'Adriatico, importante sito archeologico. La località ospita una cinquecentesca torre di avvistamento, le rovine del castello, il Santuario della Madonna di Roca del XVII secolo e le due grotte Posia (erroneamente note come Poesia). Queste ultime sono delle grotte carsiche invase dall'acqua del mare in cui, le iscrizioni messapiche (ma anche latine e greche) presenti sulle sue pareti fanno ipotizzare che fossero anticamente un luogo di culto del dio Taotor. Roca venne frequentata a partire dall'età del Bronzo come rilevato dagli scavi effettuati che hanno evidenziato un imponente sistema di fortificazioni risalente al XV-XI secolo a.C. Subì numerosi saccheggi e distruzioni e fu definitivamente rasa al suolo nel 1544.

Grotta di San Cristoforo[modifica | modifica wikitesto]

La grotta di San Cristoforo è situata nella baia di Torre dell'Orso. Si apre nella parete di roccia sul lato sud-orientale della baia e si presenta come un'escavazione a pianta rettangolare, probabilmente eseguita tra il IV e il III secolo a.C. La grotta fu frequentata in diversi periodi storici e le pareti interne conservano ancora alcune iscrizioni greche, latine e medievali. La cavità fu frequentata da navigatori e mercanti che si apprestavano ad attraversare (o avevano appena attraversato) il canale d'Otranto, esprimendo al Dio, attraverso queste iscrizioni, voti, dediche ed invocazioni.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2009 a Melendugno risultano residenti 169 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono:[8]

  1. Albania - 44
  2. Romania - 34
  3. Cina - 13
  4. Marocco - 12
Diffusione del dialetto Salentino

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dialetto salentino.

Il dialetto parlato a Melendugno è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca Comunale, centro culturale Koinè dedicata a Rina Durante poetessa contemporanea natia di Melendugno.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

  • Scuola Materna Statale (Melendugno)
  • Scuola Materna Comunale (Melendugno)
  • Scuola Materna Statale (Borgagne)
  • Scuola Primaria (Melendugno)
  • Scuola Primaria (Borgagne)
  • Scuola Secondaria di I grado (Melendugno)
  • Scuola Secondaria di I grado (Borgagne)

Persone legate a Melendugno[modifica | modifica wikitesto]

  • Rina Durante, giornalista e scrittrice italiana.
  • +Mons. Oronzo Durante Arcivescovo, di Santa Romana Chiesa, vescovo della diocesi di San Severo in provincia di Foggia nato a Melendugno e ricordato da tutti con particolare affetto, la piazza antistante alla Chiesa Madre è a Lui dedicata.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

FESTIVITA' RELIGIOSE COMUNE MELENDUGNO:

  • +Festa del patrono San Niceta 15 e 16 settembre (Presso Chiesa Madre Maria SS. Assunta;
  • +Festa dei Santi Medici (presso Cappella dell'Addolorata) - 26 settembre;
  • +Festa della Madonna di Roca (Roca Vecchia) - prima domenica di agosto;
  • +Festa di Sant'Antonio presso l'edicola a Lui dedicata (Via Borgagne);
  • +Festa di San Luigi presso l'edicola a Lui dedicata (S.P. Melendugno-San Foca);
  • +Festa di Sant'Antonio patrono di Borgagne (Borgagne) - 28 e 29 di agosto;
  • +Festa della Madonna del Carmine (Borgagne) - 15 e 16 luglio;
  • +Festa di San Foca (San Foca) - 18 e 19 agosto;
  • +Festa di San Vito 15 giugno (Roca Nuova);

FESTIVITA' CIVILI COMUNE DI MELENDUGNO:

  • Sagra te lu purpu (Melendugno) - prima decade di agosto, edizione n° 16 nel 2014;
  • Sagra delle Quattro Stagioni (Torre dell'Orso) - agosto;
  • Sagra ortofrutticola (Borgagne) - dal 6 all'8 agosto;
  • Sagra del pesce (San Foca) - 8 e 9 agosto;
  • Borgo in festa (Borgagne) - dal 30 maggio al 2 giugno, edizione n° 10 nel 2014;

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Puglia.

Melendugno e Borgagne (che si trovano nell'entroterra) hanno sviluppato maggiormente l'agricoltura con immensi uliveti disseminati in tutta la zona.

San Foca e Torre Sant'Andrea sono due località che hanno mantenuto la loro dimensione di piccoli villaggi di pescatori. San Foca possiede inoltre un nuovo porto turistico composto da una banchina di 200 metri e da 3 pontili galleggianti per un totale di 150 posti barca.

Torre dell'Orso e Torre Saracena sono due località prettamente turistiche, con un grande sviluppo di villaggi-hotel residenziali. Il forte sviluppo residenziale, tuttavia, non ha danneggiato il paesaggio e l'incontaminata natura, lasciando una costa intatta, dove rilievi rocciosi si alternano a spiagge dalla sabbia fine.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

I collegamenti stradali che interessano il comune sono:

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Elenco e foto delle spiagge italiane premiate con la Bandiera Blu 2011
  4. ^ Valori climatici del Salento orientale.
  5. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani.
  6. ^ Si veda: e, dello stesso autore,
    • I monumenti megalitici in Terra d'Otranto. Napoli, 1879
    • I Menhius in Terra d'Otranto. Roma, 1880
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Dati Istat

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cazzato Mario, Peluso Vincenzo, Sperti M. Rosaria Guida di Melendugno. Borgagne il territorio. Torre Specchia, S. Foca, Roca, Torre dell'Orso, Torre S. Andrea, Congedo Editore (collana Guide verdi) (1997)
  • L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Istituto Araldico salentino, Lecce, 1994
  • (AA.VV.): Salento. Architetture antiche e siti archeologici - Edizioni del Grifo, 2008
  • I monumenti megalitici in Terra d'Otranto, Napoli, 1879
  • Antonio De Ferrariis Il Galateo, Liber de situ Japigiae, Basilea, 1558.
  • Tommasi Franco, Canti rocani per una città distrutta: sacre rappresentazioni nel Salento, Capone Editore, 1979.
  • Liguori Pier Francesco, Roca Vecchia I: da città preromana a baluardo della Cristianità, Realtà Salentina, Maglie, 1978.
  • Liguori Pier Francesco, Roca Vecchia II: dalle laure basiliane ai covi dei pirati, Realtà Salentina, Maglie, 1978.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]