Carosello (gastronomia)

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Carosello e barattiere
Vari ecotipi di carosello e barattiere
Vari ecotipi di carosello e barattiere
Origini
Altri nomi
  • barattiere (barese)
  • carusidd (barese)
  • casorello
  • cianciuffo
  • pagnottella
  • meloncella
  • minunceddhra
  • melone insipido
  • pupuneddhra
  • poponessa
  • popone insipido
  • cocomerazzo
  • pagghiotta
  • cucumbrazzu
  • mulinazzo
  • spuredda (leccese nera, bianca o pelosa)
Luogo d'origine Italia Italia
Regione Puglia
Zona di produzione Provincia di Barletta-Andria-Trani, Provincia di Lecce, Provincia di Brindisi, Provincia di Taranto, Provincia di Bari
Dettagli
Categoria ortofrutticolo
Riconoscimento P.A.T.
Settore prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati
 

Il carosello ed il barattiere appartengono alla specie Cucumis melo L., della quale rappresentano due ecotipi. L'organo edùle è rappresentato dal frutto immaturo (peponide) che viene normalmente consumato come alternativa al cetriolo[1], rispetto al quale risulta più digeribile a causa dell'assenza della cucurbitacina[2]. La loro coltivazione è molto diffusa in Puglia (alcune stime parlano di circa 100 ettari[3]), e risale a diversi secoli fa. Cenni sulla coltivazione e consumo si possono trovare tra alcuni documenti, tra i quali si possono citare l'"Apprezzo alla città di Gravina" del 1608, in cui si parla di "cocumeri", con riferimento probabilmente ai caroselli, e quelli che riportano gli alimenti consumati nel seminario di Otranto nel 1833, nei quali si rivela che nel periodo giugno-agosto sono servite le cosiddette "poponelle", voce che sta ad indicare un tipo di carosello.[4]. Carosello e barattiere vengono normalmente considerati, erroneamente, come un unico ecotipo (non è raro trovare, anche nel catalogo di alcune ditte sementiere, voci del tipo "melone barattiere" o "carosello barattiere" o "carosello barattiero"). In realtà le due popolazioni differiscono sia per alcuni caratteri botanici (ad es. la biologia fiorale) che per forma, dimensione e composizione del frutto.[5][6]. Il carosello è consumato anche nella provincia di Agrigento in Sicilia dove è conosciuto con il nome di "battagliuni".[7] Il carosello è molto apprezzato anche nella provincia di Messina e di Trapani.

Morfologia e biologia fiorale[modifica | modifica sorgente]

Entrambi gli ecotipi hanno accrescimento indeterminato, formano uno stelo principale e numerosi steli laterali di ordine diverso (primari, secondari, terziari). Il polimorfismo che caratterizza le popolazioni è notevole, e si estrinseca sia per quanto riguarda gli aspetti morfologici della pianta (habitus, vigore, biologia fiorale, precocità di produzione) che dei frutti (forma, dimensione, colore, consistenza della polpa, quantità di seme, tomentosità). La notevole variabilità osservata nelle piante e nei frutti si ritrova anche nel nome delle popolazioni, le quali normalmente prendono il nome dalle zone di coltivazione, dal colore e dalla forma dei frutti: 'Carosello barese', 'Mezzo lungo barese', 'Carosello di Polignano', 'Mezzo lungo di Polignano', 'Tondo liscio di Manduria', 'Locale di Brindisi', 'Verde chiaro di Casamassima', 'Mezzo lungo scopatizzo', 'Verde scuro', 'Spuredda bianca leccese', 'Spuredda nera', 'Carosello di Fasano cianciuffo', 'Barattiere di Fasano'.

Denominazioni[modifica | modifica sorgente]

L'ortaggio risale al periodo delle città stato e per questo in Puglia esistono diversi termini dialettali a seconda delle zone: ad esempio, viene indicato come 'peponcine', 'melongedde', 'paddotti', 'spuredde' o 'spureddhre' (nell'areale leccese), 'scattoni' (forse per il caratteristico rumore che essi producevano quando, per mangiarli, i contadini li rompevano sbattendoli sul ginocchio). Curiosa la denominazione diffusa nella zona di Andria, dove viene chiamato 'casorello', ovvero con la s e la r invertite; la denominazione è così abituale che nella zona è opinione diffusa che sia la denominazione corretta e il termine dialettale ('casridd') viene utilizzato anche in modo figurativo (ad esempio per indicare il capo rasato). Per il barattiere, che viene chiamato anche 'cianciuffo', 'pagnottella' e in qualche caso 'cocomerazzo' la denominazione è forse dovuta alla facilità con cui in passato veniva barattato in campo.[2]

Carosello: morfologia dei fiori e dei frutti[modifica | modifica sorgente]

La pianta è quasi sempre andromonoica anche se, in alcune popolazioni, sono presenti fiori maschili e femminili piuttosto che maschili ed ermafroditi. I fiori maschili sono presenti su tutti gli steli, mentre quelli femminili sullo stelo principale, ma solo a partire dal 10°-12° nodo, e su quelli di ordine superiore. I frutti possono assumere forme diverse (dalla cilindrica alla sferica), hanno un peso variabile fra 50 e 300 g, un colore dell'epicarpo che varia dal verde chiaro al verde scuro (con presenza o meno di macchie) e possono presentare striature e tomentosità[2].

Barattiere: morfologia dei fiori e dei frutti[modifica | modifica sorgente]

Il barattiere è andromonoico. Sullo stelo principale si trovano solo i fiorio maschili, mentre gli ermafroditi si formano sui getti primari (a partire dal 10-12° nodo) e su quelli di ordine superiore. La forma dei frutti è sferica o subsferica con superficie glabra, il colore può variare dal grigio al verde, più scuro delle 10 - 12 linee meridiane in cui è segmentato, ed il peso varia fra 200 e 1000 g[2].

Tolleranza all'oidio[modifica | modifica sorgente]

Come molte popolazioni appartenenti a Cucumis melo (L.), anche carosello e barattiere sono molto sensibili all'oidio. La principale difficoltà nel controllo di questa malattia deriva dal fatto che, in entrambi gli ecotipi, la raccolta è frequente e non simultanea, con la conseguenza che è molto difficile effettuare un controllo chimico contro questi funghi e non avere residui al momento della raccolta. Riguardo agli ecotipi, da studi effettuati sembra che il carosello sia più sensibile all'oidio rispetto al barattiere[8] e che la severità dell'incidenza di questo fungo possa essere ridotta aggiungendo silicio, sotto forma di K2SiO3[8], all'interno della soluzione nutritiva (nel caso di colture idroponiche) o dell'acqua di irrigazione.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

La regione Puglia ha inserito il carosello nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani col nome di carosello di Manduria, carusella ed il barattiere con il nome di barattiere, cianciuffo, pagnottella, cocomerazzo[9]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Carosello e barattiere sul sito degli ortaggi tipici pugliesi
  2. ^ a b c d Conversa G., Gonnella, M., Santamaria P., Bianco, V.V., 2005. Caratterizzazione e valorizzazione di due tipici ortaggi pugliesi: carosello e barattiere. Colture Protette, 5 (speciale biodiversità): 4-13.
  3. ^ Parente A., Buttaro D., Conversa G., Serio F., Santamaria P., 2005. Confronto tra sistemi di coltivazione di carosello e barattiere in serra. I. Aspetti produttivi. Colture Protette, 5 (speciale biodiversità): 19-27.
  4. ^ Antonicelli, M., Bianco, V.V., 2005. Due ortaggi tipici pugliesi. Colture Protette, 5 (speciale biodiversità): 3.
  5. ^ Parente A., Buttaro D., Conversa G., Serio F., Santamaria P., 2005. Morfologia e produzione di quattro popolazioni di melone da consumo verde. Colture Protette, 5 (speciale biodiversità): 14-18.
  6. ^ Ricciardi, L., De Giovanni, C., Dell'Orco, P., Lotti, C., Marcotrigiano, A.R. 2003. Phenotypic and genetic characterization of Cucumis melo L. landraces collected in Apulia (Italy) and Albania
  7. ^ I battagliuna | Siciliafan
  8. ^ a b Effect of silicon in the nutrient solution on the incidence of powdery mildew and quality traits in carosello and barattiere (Cucumis melo L.) grown in a soilless system
  9. ^ Prodotti agroalimentari tradizionali pugliesi

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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