Nardò
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| Nardò | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 45 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 190 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 164 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Boncore, Cenate, Santa Caterina, Santa Maria al Bagno, Sant'Isidoro, Villaggio Resta | ||||||||
| Comuni contigui: | Avetrana (TA), Copertino, Galatina, Galatone, Leverano, Porto Cesareo, Salice Salentino, Veglie | ||||||||
| CAP: | 73048 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0833 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 075052 | ||||||||
| Codice catasto: | F842 | ||||||||
| Santo patrono: | San Gregorio Armeno | ||||||||
| Giorno festivo: | 20 febbraio | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Nardò è una città di 31.185 abitanti del Salento in provincia di Lecce. Sorge a sud-ovest del capoluogo, dopo il quale è il secondo centro della provincia per popolazione e per territorio, ed è adagiata in piano appena 37 metri sul livello del mare. È una delle maggiori città della Puglia meridionale.
[modifica] Onorificenze
Medaglia d'oro al Merito Civile
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi le voci Storia del Salento e Storia della Puglia. |
[modifica] Origini
Secondo la tradizione, la città di Nerìton fu fondata da un gruppo di cretesi-micenei. Come tutte le città antiche, anche Nardò avrebbe origini leggendarie. Una leggenda narra che la città fu fondata nell'anno 3559 a.C. del Calendario Ebraico dal mitologico Nereo, proveniente dall'isola greca di Leucade. Un'altra leggenda racconta che a fondare Nardò furono Egizi, sulla base dello stemma civico della città, che per alcuni era il Dio Sole, da essi adorato. La terza leggenda vuole che, durante il governo italico di Enotro, un gruppo di abitanti dell'Epiro chiamati "Chones" giunse nella Japigia e fondò Gallipoli e Nardò. Si dice, inoltre, che la città fu edificata là dove un toro, raspando il terreno con lo zoccolo, fece zampillare acqua, facendo risalire l'etimologia del nome all'illirico "NAR" che vuol dire proprio acqua. Lo stemma araldico della città è composto "d'argento, al toro di rosso contornato d'oro, sulla pianura erbosa, con la zampa anteriore destra sollevata, su di uno zampillo d'acqua. Sotto lo scudo su lista bifida d'argento, la scritta in nero: "TAURO NON BOVI". Ornamenti esteriori da Città". La città ha radici antichissime e forti testimonianze di ogni epoca, dalla preistoria in poi. Numerosissimi i reperti e le testimonianze ritrovate su tutto il territorio, in particolare nella Baia di Uluzzo, nelle diverse grotte, soprattutto in quella di "Uluzzu" e "del Cavallo". Gli elementi archeologici rinvenuti in queste due grotte sono considerati come le prime manifestazioni di arti figurative esistenti in Europa, catalogati nel Paleolitico Medio e Superiore. L'unicità di tali ritrovamenti ha determinato il nome del periodo preistorico definito, appunto, "Uluzziano".
[modifica] Dal VII secolo a.C.
Si ipotizza che la nascita di Nardò come centro abitato risalga al VII secolo a.C. con la presenza di un insediamento messapico. Nel 460 a.C. i salentini-messapi di "Neriton" si allearono con Atene nella lotta contro Siracusa. Nel III secolo a.C., la città divenne alleata di Pirro e dei Tarantini nella guerra contro i Romani. Nel 266 a.C., però, la città fu completamente occupata dai Romani, che la saccheggiarono e la distrussero. Nel 216, in seguito alla vittoria di Annibale sui Romani a Canne, tutta l'Apulia, col Salento e Nardò, passarono sotto il controllo dei cartaginesi. Tra il 90 e l'88 a.C. la guerra sociale vide il Salento diviso tra le città latine e italiote, fedeli a Roma, e quelle ribelli dei Peucezi e Messapi, in seguito duramente punite. La sconfitta subita nella cosiddetta Guerra Sociale dagli alleati italici contro Roma, portò Nardò alla rovina in cui giacque per tutta la durata della Repubblica. Nel 26 a.C., abbandonata per decenni, Nardò fu riedificata sotto l'impero di Ottaviano Augusto con il nome di "Neretum". In meno di un secolo, Neretum prosperò e si riappropriò dell'antica importanza, tanto che gli imperatori Traiano e Adriano la inclusero in un programma di ampliamento della rete viaria dell'Impero. La nuova strada, che doveva creare un'alternativa alla via Appia, era la "Traiana Salentina" e doveva collegare le città di Taranto, Manduria, Nardò, Alezio, Ugento e Veretum. Alcune iscrizioni rendono noto che la città, già nel III secolo d.C. era ascesa a municipium romanum con un "emporium nauna", da essa dipendente. Questo Emporium è probabilmente identificabile con una grossa borgata di pescatori e mercanti situata sulla costa e dipendente da Nardò: Santa Maria al Bagno oppure Porto Cesareo.
[modifica] Dopo la caduta dell'Impero romano
In seguito alla caduta dell'Impero romano (476) e alle battaglie tra Bizantini e Goti (544), a Nardò si stabilì la dominazione bizantina (552-4), e solo per un breve periodo che va dal 662 al 690, quella dei Longobardi di cui rimase qualche traccia nel linguaggio e nei contratti nuziali eseguiti secondo lo "Jure Longobardorum".
Nel 761, alcuni monaci basiliani provenienti da Oriente, spinti da un forte vento di scirocco, approdarono sulla costa neretina. Accolti dalla cittadinanza, secondo la leggenda riportata dallo storico neretino Giovan Bernardino Tafuri, i monaci donarono al paese le reliquie di San Gregorio Armeno, evangelizzatore dell'Armenia e fondatore dell'omonima chiesa, le reliquie di San Clemente e il Simulacro del Crocifisso Nero. I monaci diffusero il rito e il culto orientale e svilupparono un sistema di diritto privato ed agrario derivato dai loro paesi d'origine. Nel centro abitato i monaci fondarono l'Abbazia di Santa Maria di Nerito. In seguito alla dominazione bizantina e alla fondazione dell'abbazia basiliana, la lingua greca divenne la principale lingua di Nardò e tale abbazia, divenne l'elemento di congiunzione giurisdizionale con la Chiesa greca e con l'Impero d'Oriente, e resse la città per più di due secoli, non solo spiritualmente, ma anche socialmente e culturalmente. Alle dipendenze dell'abbazia fu creata la "Scholae Scriptoriae" e le grafie greche, allora molto decadute, furono corrette, migliorate e perfezionate al punto che si parlò di "litterae Neretinae" come di un nuovo stile di grafia ellenica. Nardò si inserì saldamente nel tessuto storico-politico della società e della civiltà ellenico-orientale-bizantina con la quale condivideva ormai, lingua, religione e civiltà. Tra il 901 e il 924 Nardò fu attaccata e saccheggiata dai Saraceni provenienti dalla Sicilia. Nelle cronache dello storico arabo Ibn al-Athir si legge che il principe aglabita Abd Allah, fautore della guerra santa e figlio del feroce Ibrahim ibn Ahmad, si recò a "Naritinu" il 20 luglio 901, e se ne insignorì, dando esempi di giustizia e buona condotta nei confronti dei sudditi.
[modifica] Dopo il 1000
Nel 1055 i Normanni portarono a termine la conquista di quasi tutto il Salento. Nel 1058Goffredo d'Altavilla, nipote di Roberto il Guiscardo, si impadronì di Nardò e Lecce. Per due anni le vittorie e le sconfitte si alternarono fino al Concilio di Melfi, allora capoluogo dei domini normanni, in cui Papa Niccolò II palesò la sua intenzione di avvalersi del sostegno normanno per ripristinare il proprio potere sulle terre bizantine. Tra il 1088 e il 1092, per ordine dello stesso Goffredo, si ricostruirono le mura della città e fu edificato un castello (non più visibile), mentre ai monaci benedettini fu concesso di insediarsi al posto dei basiliani nell'Abbazia di Santa Maria di Nerito. Nel 1133 re Ruggero di Sicilia conquistò la città e, nel medesimo periodo, il geografo arabo Edrisi compilò la mappa e il libro con la descrizione delle città del Regno di Sicilia, e in esso comprende Nardò. Fra il 1148 e il 1212 la contea di Nardò fu consegnata al Regio Demanio, venendo a dipendere direttamente dalla corona. Con le nozze della principessa Costanza d'Altavilla con lo svevo Enrico VI del 1186, anche la Puglia e la contea di Nardò passarono sotto la giurisdizione degli Svevi, e questo comportò mutamenti fondamentali nella storia feudale di tutto il Salento. Nel 1212 Nardò fu infeudata dall'imperatore Federico II di Svevia al fedele vassallo Simone della nobile famiglia dei Gentile. Così emerse in città una nuova aristocrazia fedele agli Svevi: per la prima volta la parte ghibellina assume la guida della città. Nel 1250, dopo la morte di Federico II e il passaggio dello scettro reale a Manfredi, il popolo rimase fedele agli ordini degli Svevi, rifiutando ogni obbedienza alla Santa Sede e difendendo i vassalli, fra cui il conte Tommaso Gentile e i suoi familiari; per questo motivo le truppe papali, radunarono un forte esercito e lo inviarono contro Manfredi, che però lo sconfisse. In seguito, lo stesso Manfredi inviò un esercito per riconquistare le città sottratte al proprio potere, fra cui Nardò. La città fu, dunque, riconquistata dai mercenari saraceni e restituita al conte Tommaso e ai suoi vassalli. Non appena l’esercito di Manfredi lasciò la Terra d'Otranto, le città di Brindisi, Mesagne e Otranto, fedeli al pontefice, attaccarono nuovamente Nardò per destituire il conte e saccheggiare la già tormentata città; ma Manfredi, appena appresa la notizia, tornò immediatamente indietro, assediò e distrusse Brindisi, città a capo della rivolta, e liberò Nardò, ove fece restaurare le mura diroccate in seguito agli attacchi subiti. Tutto ciò avvenne il 12 febbraio 1255, mentre nel 1256 Tommaso Gentile muore. Le storie riguardanti la fedeltà papale di Nardò e la leggenda del miracolo del Cristo Nero riportate in questo periodo, sono delle falsificazioni storiche. Nel 1266, alla morte del padre, arrivò al governo neretino Simone Gentile, ultimo discendente della nobile famiglia. Nello stesso anno, Carlo I d'Angiò, nominato re di Sicilia da papa Clemente IV, scese nel meridione per combattere l’esercito di Manfredi a Benevento, riuscendo a sconfiggerlo. Questo segnò, per tutta la Puglia, l’epilogo di un’epoca fra le più fulgide e creative della storia politica, artistica e culturale. L’eroico tentativo della famiglia Gentile contro gli Angioini fu represso col sangue e, secondo la tradizione, il conte Simone Gentile, nel febbraio 1269, fu decapitato nella pubblica piazza con altri nobili ghibellini. Nel 1271 Carlo I d'Angiò assegnò il feudo neretino e altri territori alla signoria di Filippo de Toucziaco o Toucy, suo consanguineo, che resse la contea fino al 1283, anno del suo decesso, e i territori furono assegnati a casate vicine alla corte francese. In questo periodo, la città subì notevoli trasformazioni amministrative, sociali e politiche, e di conseguenza, anche urbanistiche. Di questo periodo, la nascita del concetto di "Universitas", intesa come istituzione aristocratica a carattere consultivo, subordinato al reggente. Nel 1284 la reggenza della città passa a Guidone d’Alemagna che sostituisce Giovanni di Chantilly. L’anno dopo, alcuni abati e baroni neretini prestarono giuramento al nuovo re di Napoli, Carlo II, al parlamento di Melfi: tra questi, il reggente Filippo Cinard e il sindaco di Nardò Ruggero cavaliere de Ruggero. Nel 1289 la città passò dalla nobildonna Mobilia de Cotigny, moglie di Guglielmo Cinard, fratello di Filippo, e poi, di nuovo, al cavaliere Guidone d’Alemagna che dovette far fronte ad alcuni tafferugli tra la popolazione neretina e la comunità ebraica. Nel 1369, alla morte di Filippo II di Taranto Nardò passò sotto la guida del nipote, Giacomo del Balzo, che oltre al titolo di conte di Nardò, ebbe quello di principe di Taranto e di pretendente al trono di Costantinopoli. Giovanna, regina di Napoli, gli aveva usurpato ogni diritto, sia sul principato di Taranto, sia sulla contea di Nardò, che dopo oltre due secoli tornò alla diretta dipendenza della sovranità regale. Durante lo scisma della chiesa cristiana, l'antipapa Clemente VII trasformò la sede abbaziale di Nardò in episcopato, nominando primo vescovo della città il neretino fra Matteo de Castello. La città parteggiava per l'antipapa e per la regina Giovanna che concedeva molti privilegi. Tra il 1385 e il 1400, i conti Sanseverino, potenti patrizi salernitani, acquistarono la città.
[modifica] Dal 1400
Nel 1400 il vescovo de Castello fu cacciato, l'episcopato tornò ad essere sede abbaziale e la città demaniale. Nel 1406, alla morte di Raimondo Orsini del Balzo, la vedova contessa Maria d'Enghien sposò Ladislao I d'Angiò Re di Napoli, portando in dote il principato di Taranto con la contea di Nardò. Il matrimonio riportò la pace nella città, oltre che una serie di privilegi tra cui l'indulto generale e la riconferma dei privilegi di cui godeva in precedenza. Nel 1413 l'antipapa Giovanni XXIII elevò l'abbazia neretina a sede episcopale. Nel 1414, alla morte di re Ladislao, il regno passò alla sorella Giovanna II, ma un anno dopo Nardò fu assaltata da Luigi Sanseverino che, però, governò con giustizia e benevolenza. Proprio con il suo governo rifiorirono le palestre per la ginnastica e l'esercizio delle armi, ma soprattutto le Scuole Neretine in cui studiarono gli intellettuali locali più rappresentativi dell'epoca, in cui insegnavano dotti maestri di grammatica, teologia, filosofia "scientifica" aristotelica. Il Galateo decantò l'importanza di tali scuole. Nel 1420 Giovanna II conferma con privilegio la contea di Nardò al principe Luigi Sanseverino, conte di Copertino ma, nel 1422 in seguito alla rivolta contro la regina ad opera dello stesso Sanseverino, la contea fu infeudata ai domini degli Orsini Del Balzo. Alla morte di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, nel 1463, Nardò tornò al principato tarantino di Ferdinando I d'Aragona, che venne a visitarla e, data la benevolenza dei cittadini, concesse loro privilegi come il passaggio al demanio diretto della corona. Nel 1480 l'armata ottomana, dopo aver saccheggiato e occupato Taranto, assalì Gallipoli e Nardò. Nel 1483, a causa della pressante situazione economica del regno, Ferdinando I fu costretto a vendere il feudo di Nardò ad Anghilberto del Balzo Orsini, conte di Ugento e Presicce per la cifra di 11mila ducati. Il 19 maggio 1484 la flotta veneziana, occupata Gallipoli, cinse le mura neretine e la popolazione, colta alla sprovvista priva di soldati e armi, stremata, si consegnò agli ammiragli veneti filofrancesi. Nardò fu considerata colpevole di lesa maestà, declassata a casale e passata alle dipendenze di Lecce, dopo l'abbattimento delle mura. La città rimase alla giurisdizione di Lecce da marzo a novembre del 1485, quando fu temporaneamente restituita ad Anghilberto del Balzo, lo stesso che l'aveva abbandonata e consegnata al nemico. Per rientrare in possesso della città, egli tradì i suoi complici nella Congiura dei Baroni, e per questo fu decapitato la notte del 12 agosto 1486 dal re aragonese. La città tornò alle dipendenza della corona fino al ducato degli Acquaviva.
Nel 1497 Federico I d'Aragona, ultimo re della dinastia aragonese di Napoli, assegnò il feudo di Nardò al conte Belisario Acquaviva, figlio di Giulio Antonio, duca d'Atri, morto nella battaglia di Otranto del 1481, e di Caterina del Balzo Orsini. A lui rimase la città quando, nel 1510, fu elevata a ducato. Egli riabbellì la città architettonicamente, rifece strade e scuole, favorì accademie e altre pubbliche istituzioni. Nel 1507, sotto il suo influsso, fu rifondata l'Accademia del Lauro, ma nonostante le sue qualità, rimase comunque un despota e un oppressore per i neretini, pretendendo che tutta la giurisdizione civile, penale ed ecclesiastica ricadesse nelle sue mani. Nel 1528 le truppe francesi del capitano Lautrec, al fianco di Francesco I nella guerra tra Francia e Spagna per il Regno di Napoli, assediarono e occuparono Nardò, distruggendo interi tratti di mura e alcune chiese. Subito dopo però, i francesi fuggirono a causa della peste e la città tornò a essere feudo demaniale grazie all'intervento dell'imperatore Carlo V che aveva riscontrato nei neretini un'avversione nei confronti degli Acquaviva. Nel 1532, tuttavia, la città tornò alle dipendenze della casata, nella persona di Giovan Bernardino Acquaviva, figlio di Belisario, e rimase sotto il dominio fino al 1806, quando il feudalesimo fu abolito. Nel 1635 Fabio Chigi, patrizio senese e futuro papa Alessandro VII, fu nominato vescovo anche se non mise mai piede nella diocesi neretina. In quell'anno Nardò era governata da donna Caterina Acquaviva, che però morì l'anno successivo, il 1636, passando il testimone a suo figlio, Giovan Girolamo Acquaviva. Questi passò alla storia della città con il soprannome di Guercio di Puglia e fu la causa di una rivolta del popolo nel 1647. La sommossa fu repressa col sangue.
[modifica] Dal 1700
La città impiegò molti anni per riprendersi dalle orrende vicende della rivolta e solo agli inizi del settecento tornò alla normalità, soprattutto all'elezione del vescovo Antonio Sanfelice del 1708 che nei trent'anni del suo vescovado incentivò innumerevoli attività culturali. La spinta culturale data dal vescovo alle arti fu talmente considerevole che portò alla manomissione di scritti e documenti da parte dell'archivista e bibliotecario Pietro Polidori e dallo storico Giovan Bernardino Tafuri, allora sindaco di Nardò e collaboratore del vescovo. Tali manomissioni furono effettuate per assecondare i progetti ambiziosi dell'alto prelato e dimostrare l'antichità dell'istituzione vescovile di Nardò rispetto a quella di Gallipoli e Otranto e per giustificare la stretta dipendenza dalla Santa Sede romana. Del 1724 è la rinascita dell'accademia neretina chiamata degli "Infimi Renovati". Ma il rifiorire della cultura locale fu disastrosamente interrotto la sera del 20 febbraio 1743, quando un terribile terremoto scosse la città.
Il 29 aprile 1797 la città ricevette la visita del re Ferdinando IV. Con l'abolizione del feudalesimo, la città non fu più soggetta alla tirannia della famiglia Acquaviva, che rimase però titolare di numerose proprietà. Furono eletti commissari governativi Mattia de Pandi, Antonio Tafuri e Giuseppe Bona. Nel 1810 anche a Nardò si diffuse la Carboneria con la setta della Fenice Neretina. Nel 1818 vi furono gli scontri fra i Carbonari e le truppe dei Borbone nelle campagne tra Nardò e Copertino. In seguito all'unificazione del 1861, si procedette all'elezione del primo sindaco del Regno d'Italia, Nicola Giulio.
[modifica] Nardò nel '900
Una fase importante per la storia contemporanea di Nardò fu l'immediato dopoguerra quando, tra il 1943 e il 1945, la popolazione neretina accolse a Santa Maria al Bagno un campo profughi di ebrei scampati ai campi di concentramento nazisti, organizzato dagli Alleati. I neretini, pur con le difficoltà della guerra, accolsero i profughi non protestando quando ad alcuni di essi furono requisite la case della villeggiatura, per ospitare gli ebrei. Anzi, i neretini furono solidali con gli ebrei e legarono con essi rapporti d'amicizia che tutt'ora durano. I profughi lasciarono impresse le tracce della loro permanenza attraverso dei Murales che narrano quegli anni.
Il 14 gennaio 2009 il Sindaco di Nardò Antonio Vaglio, alla presenza del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, dell'assessore al Mediterraneo della Regione Puglia Silvia Godelli, ha tagliato il nastro del Museo della Memoria e dell'Accoglienza, che all'interno custodisce i Murales Ebraici realizzati da Zivi Miller, sottoposti ad un'attenta e scrupolosa opera di restauro. Il Museo della Memoria e dell'Accoglienza è situato a Santa Maria al Bagno, sul Lungomare Lamarmora. Un'associazione culturale, l'APME (Associazione Pro Murales Ebrei), ha svolto opera di sensibilizzazione per circa vent'anni per realizzare il museo della memoria che si occupi di salvaguardare quei murales e di conservare la memoria di quegli anni di solidarietà e fratellanza grazie ai quali, nella commemorazione della Giornata della Memoria del 2005, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì, motu proprio, alla Città la Medaglia d'Oro al Merito Civile con la seguente motivazione: “Negli anni tra il 1943 ed il 1947, il Comune di Nardò, al fine di fornire la necessaria assistenza in favore degli ebrei liberati dai campi di sterminio, in viaggio verso il nascente Stato di Israele, dava vita, nel proprio territorio, ad un centro di esemplare efficienza. La popolazione tutta, nel solco della tolleranza religiosa e culturale, collaborava a questa generosa azione posta in essere per alleviare le sofferenze degli esuli, e, nell'offrire strutture per consentire loro di professare liberamente la propria religione, dava prova dei più elevati sentimenti di solidarietà umana e di elette virtù civiche.” Il gonfalone della città è stato insignito del massimo riconoscimento il 25 aprile dello stesso anno, in occasione del LX anniversario della Liberazione, nel Palazzo del Quirinale. Dal campo profughi di Nardò inoltre, transitarono importanti personaggi della storia del futuro Stato di Israele (una tra tutti Golda Meir) e per questi motivi la Città, oggi, è gemellata con quella israeliana di Hof Hacarmel Atlit, dove approdarono i profughi, una volta ripartiti dal campo di Nardò.
Fino al 1975 il territorio di Nardò comprendeva anche quello dell'attuale Comune di Porto Cesareo e della frazione di Torre Lapillo. In quell'anno, grazie alla volontà dei residenti cesarini, Porto Cesareo ottenne l'autonomia e divenne Comune a tutti gli effetti.
[modifica] Curiosità
Nardò ha dato i natali a importanti figure storiche e sociali tra cui Renata Fonte martire della mafia e dell'ingiustizia. La Diocesi di Nardò è stata guidata da Papa Alessandro VII, al secolo Fabio Chigi.
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Chiese e Conventi
- Basilica Cattedrale Santa Maria Assunta
- Sant'Antonio
- Santa Famiglia
- Santa Maria degli Angeli
- Santa Maria Incoronata
- Madonna del Carmelo
- San Giuseppe Patriarca
- San Francesco di Paola
- San Francesco D'Assisi
- San Trifone
- San Domenico
- Santi Medici Cosimo e Damiano
- Madonna della Purità
- Santa Chiara
- Santa Caterina d'Alessandria
- Beata Maria Vergine del Rosario
- Beata Vergine Maria Addolorata
- Maria Santissima Assunta
- San Gerardo Maiella
- Sacro Cuore di Gesù
- Santa Maria Immacolata
- San Giovanni Battista
- Santa Teresa
[modifica] Istruzione Secondaria Superiore
- I.I.S.S. "Galileo Galilei" Liceo Classico
- I.I.S.S. "Galileo Galilei" Liceo Scientifico
- I.I.S.S. "Galileo Galilei" Liceo Socio Psico Pedagogico
- Istituto Tecnico "Ezio Vanoni" sezione Commerciale
- Istituto Tecnivo "Ezio Vanoni" sezione Geometri
- Istituto Professionale " N. Moccia" indirizzo Alberghero
- Istituto Professionale " N. Moccia" indirizzo Servizi Sociali
- Istituto Professionale " N. Moccia" indirizzo Abbigliamento e Moda
- Istituto Professionale " N. Moccia" indirizzo Meccanico
- Istituto Professionale " N. Moccia" indirizzo Termico
- Istituto Professionale " N. Moccia" indirizzo Industria e Artigianato
- Istituto D'Arte
- Istituto Scienze Religiose "San Gregorio Armeno
[modifica] Università
- Unitre Università della terza età
- Università Telematica Guglielmo Marconi
- Armonium Scuola Superiore di Musica
[modifica] Musei
- Museo della Memoria e dell'Accoglienza, (primo museo in Italia che raccolga testimonianze dei deportati ebrei, II° guerra Mondiale)
- Museo del Mosaico Oggi (fondazione Fernanda Tollemeto)
- Museo Diocesano
- Museo Didattico (G.S.N. Gruppo Speleologico Neretino)
[modifica] Monumenti
I monumenti principali di Nardò sono il teatro comunale risalente al 1800, Piazza Salandra con la Guglia dell'Immacolata, il sedile e il Palazzo di Città e la chiesa di San Domenico rispondenti tutti allo stile barocco, la Cattedrale e il palazzo vescovile col seminario e i vari palazzi signorili o le abitazioni a corte tipico esempio abitativo del Salento.
[modifica] Gemellaggi
La città è gemellata con:
[modifica] Turismo
Nardò ha un territorio vasto e diversificato ed una presenza importante e molto qualificata nel turismo italiano e salentino, con le sue marine d'eccellenza che da Santa Maria al Bagno, passando da Santa Caterina, Porto Selvaggio e Palude del Capitano (col suo magnifico Parco Naturale Regionale) e Torre dell'Inserraglio, arrivano fino a Sant'Isidoro (con le sue gradevoli spiagge con bassi fondali a sabbia chiara e finissima, ed il nuovo villaggio turistico). A parte il fascino della costa e della natura, che hanno in Porto Selvaggio con le sue insenature e le sue pinete mediterranee ricche di biodiversità caratteristiche uniche, il nuovo centro turistico di Torre Inserraglio offre ogni possibile attrattiva turistica esaltando ambiente (mare, scogliera bassa, torre storica, ulivi antichi e palme), sport, accoglienza (alberghi, residences e case private), cucina locale, soggiorno d'avanguardia e d'elevata qualità, con un clima che per tutto l'anno è gradevolissimo ed in estate per tutti e quattro i mesi il sole ha la prevalenza e garantisce un soggiorno gradevole e favorevole ai bagni marini per tutte le età. Nel 2007 2008 e nel 2009 la Città ha conseguito il prestigioso riconoscimento delle cinque vele di Legambiente per il grande rispetto dell'ambiente, con l'istituzione del Parco di Portoselvaggio e della Palude del Capitano, del Parco Marino Protetto, per la lotta all'abusivismo edilizio e per la depurazione delle acque e per il turismo eco-compatibile.
[modifica] Film girati a Nardò
La città di Nardò ha ospitato il set di alcuni film. tra i più famosi:
[modifica] Comunicazioni e Trasporti
[modifica] Strade
Strada Statale 101 Salentina di Gallipoli, con diversi svincoli a servire Nardò e la sua Zona Industriale.
SP17A per Copertino
SP19 per ss 101 km 18,7
SP 359 (dir Nord Ovest)poi SS 174 per Avetrana
SP115 per Leverano
SP 359 (dir Sud-Est) per Galatone
[modifica] Ferrovie
Nardò è servito da due stazioni ferroviarie delle FSE (Ferrovie del Sud Est) la stazione Nardò Città e la stazione Nardò Parco Sud che lo mettono in comunicazione con il Salento e con la stazione di Lecce, attraverso la quale si realizza l'interconnessione con la rete nazionale delle Ferrovie (RFI).
[modifica] Aeroporti
Nardò è servita da due vicini aeroporti:
- Brindisi-Casale, distante 70 km e collegato tramite la SS 613 Brindisi-Lecce, una superstrada di buona scorrevolezza e raramente congestionata.
- Taranto-Grottaglie, distante 75 km che si percorrono in un'ora circa lungo la cosiddetta Strada Avetrana, stretta e a non bassissimo tasso di incidentalità. I progetti di sviluppo del Grande Salento ne prevedono tuttavia la riqualificazione.
[modifica] Economia
| Per approfondire, vedi la voce Economia della Puglia. |
I settori tradizionali dell'economia neretina sono:
- l'agricoltura: ulivo, frantoi, Oleificio Cooperativo "Riforma Fondiaria" e l'olio d'oliva, la vite con uva da tavola, da taglio e da vino, Cantina Sociale Cooperativa con i vini pregiati locali, e la produzione di pomodori, patate, angurie, meloni, primizie e ortaggi tradizionali; e l'allevamento del bestiame in particolare ovini e la produzione di formaggi locali;
- l'artigianato: lavorazione della pietra di Carparo, del vetro e dell'arredamento;
- l'edilizia;
- l'industria meccanica, uno scatolificio e la produzione di segnaletica, tessile (Ricamificio del Salento),una importante azienda di articoli religiosi (Gorgoni Plastek srl.);
- il turismo si è sviluppato molto, grazie alla accresciuta qualità ambientale e alla pregiata ed incantevole costa, alla bellezza di luoghi e dei paesaggi tipici dell'entroterra salentino ricchi di storia, alla cura dei centri storici e delle marine, e con infrastrutture turistiche di alto livello ed attrattive per i giovani; questo comparto sta assumendo un posto rilevante nell'economia locale ed ha ancora significative potenzialità da sviluppare e margini di crescita.
- il commercio con le sue caratteristiche botteghe storiche dove possono essere acquistati i prodotti tipici del Salento, sia alimentari che artigianali;
C'è poi una grande pista di collaudo autovetture della Prototipo (Ex-FIAT). La pista è di forma circolare, adatta per prove ad alta velocità di lunga durata.
[modifica] Sport
La principale squadra di calcio della città è la Nuova Nardò Calcio che milita nel campionato di Eccellenza Pugliese; la squadra disputa le sue gare interne allo Stadio Giovanni Paolo II. Squadre di volley e basket, maschili e femminili, militano nelle serie pugliesi dei campionati di categoria e per disputare gli incontri viene utilizzato il "Tensostatico" di via Giannone.Tra le società pallavolistiche più importanti come la Dream Team Volley Nardò, spicca la nuova società la Esseti Pallavolo Nardò fornita di un eccellente settore giovanile e di tecnici di esperienza.La città però paga lo scotto della cronica carenza di impianti sportivi che frenano le attività agonistiche. Sono nati a Nardò il celebre calciatore Fabrizio Miccoli in quanto San Donato è sprovvisto di Ospedale. A Nardò è presente la prima associazione sportiva di Triathlon nel Salento (A.P.D. Messapia Salento) che nel 2006 organizzò il 1° Triathlon del Salento a Santa Maria al Bagno. Con la presidenza di Gianni Casaluce vi sono state altre due edizione con un folta presenza di atleti professionisti provenienti da tutta Italia.
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Antonio Benedetto Vaglio (centrosinistra) dal 12/06/07
Centralino del comune: 0833 838111
Posta elettronica: municipio@comune.nardo.le.it
| Centro destra 10
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Centro sinistra 18
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Lista civica 2
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Composizione attuale del Consiglio Comunale
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Coalizione Centrosinstra
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Coalizione Centrodestra
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Lista Civica
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[modifica] Proverbi neretini
Allu squagghiare ti la nee si edinu li strunzi:alla fine viene tutto a galla
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate
- Dodecapoli messapica
- Acquaviva (famiglia)
- Nuova Nardò Calcio
- Fabrizio Miccoli
- Masserie nella Terra d'Arneo
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Nardò
[modifica] Collegamenti esterni
- "Anello di Nardò" visto dal satellite con Google Maps
- PortadiMare: portale di news in tempo reale
- Nardò in video: Natura, suoni e colori
- Nardocalcio.com: il portale dei tifosi della Nuova Nardò Calcio
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