Nardò

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Nardò
comune
Nardò – Stemma Nardò – Bandiera
Nardò – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Lecce-Stemma.png Lecce
Amministrazione
Sindaco Marcello Risi (centrosinistra) dal 30/05/2011
Territorio
Coordinate 40°11′00″N 18°02′00″E / 40.183333°N 18.033333°E40.183333; 18.033333 (Nardò)Coordinate: 40°11′00″N 18°02′00″E / 40.183333°N 18.033333°E40.183333; 18.033333 (Nardò)
Altitudine 45 m s.l.m.
Superficie 193,24 km²
Abitanti 31 957[1] (31-05-2012)
Densità 165,37 ab./km²
Frazioni Boncore, Cenate, Santa Caterina, Santa Maria al Bagno, Sant'Isidoro, Villaggio Resta
Comuni confinanti Avetrana (TA), Copertino, Galatina, Galatone, Leverano, Porto Cesareo, Salice Salentino, Veglie
Altre informazioni
Cod. postale 73048
Prefisso 0833
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 075052
Cod. catastale F842
Targa LE
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 1 208 GG[2]
Nome abitanti neretini o neritini
Patrono san Gregorio Armeno
Giorno festivo 20 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Nardò
Posizione del comune di Nardò all'interno della provincia di Lecce
Posizione del comune di Nardò all'interno della provincia di Lecce
Sito istituzionale

Nardò (Neritum o Neretum in latino, Nerìton in greco, Naretòn in messapico) è un comune italiano di 31.957 abitanti[1] della provincia di Lecce in Puglia.

Secondo centro della provincia per popolazione ed estensione territoriale, dal 1952 si fregia del titolo di città[3]. Sorge in posizione pianeggiante a sud-ovest del capoluogo provinciale e include un tratto della costa ionica del Salento.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Puglia.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Nardò è posizionato nella parte nord-occidentale della provincia e occupa una superficie di 190,48 km². È posto sul versante ionico del Tavoliere Salentino, al limite settentrionale delle Serre omonime, in posizione subcostiera; il suo territorio è attraversato dal Canale dell'Asso, probabile traccia di un antico corso d'acqua. La città sorge a 45 m s.l.m.[4], mentre l'altitudine massima raggiunta nel territorio comunale è di 99 metri sul livello del mare. La parte settentrionale del territorio comunale è compresa nella Terra d'Arneo, ovvero in quella parte della penisola salentina compresa nel versante ionico fra San Pietro in Bevagna e Torre dell'Inserraglio e che prende il nome da un antico casale, attestato in epoca normanna e poi abbandonato, localizzabile nell'entroterra a nord-ovest di Torre Lapillo.
La fascia costiera, che si estende per 22 km, comprende le località balneari di Santa Maria al Bagno, Santa Caterina e Sant'Isidoro e ospita il Parco regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, un'area di grande interesse storico-naturalistico la cui costa rocciosa e frastagliata è caratterizzata da pinete, macchia mediterranea e zone umide.

Confina a nord con i comuni di Porto Cesareo, Avetrana (TA), Salice Salentino e Veglie, a est con i comuni di Leverano, Copertino e Galatina, a sud con il comune di Galatone, a ovest con il mare Ionio.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Lecce Galatina.

La stazione meteorologica di riferimento è quella di Lecce Galatina. Il clima di Nardò è quello tipico mediterraneo ma con punte continentali. I dati meteorologici dimostrano che gli inverni non sono molto freddi; tuttavia, nei mesi di gennaio e febbraio, non mancano gli episodi di freddo intenso con gelate notturne. Le estati sono calde, afose e siccitose. Le precipitazioni, concentrate soprattutto nel periodo invernale e autunnale, si attestano intorno ai 670 mm di pioggia annuali[5].

Nardò Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,4 13,0 14,8 18,1 22,6 27,0 29,8 30,0 26,4 21,7 17,4 14,1 13,2 18,5 28,9 21,8 20,6
T. min. mediaC) 5,6 5,8 7,3 9,6 13,3 17,2 19,8 20,1 17,4 13,7 10,1 7,3 6,2 10,1 19,0 13,7 12,3
Precipitazioni (mm) 80 60 70 40 29 21 14 21 53 96 109 83 223 139 56 258 676
Umidità relativa media (%) 79,0 78,9 78,6 77,8 75,7 71,1 68,4 70,2 75,4 79,3 80,8 80,4 79,4 77,4 69,9 78,5 76,3

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Nardò, Storia del Salento e Storia della Puglia.
Le origini del nome

Il toponimo deriva etimologicamente dal termine illirico "nar", che ha il significato di acqua, con probabile richiamo all'antica falda acquifera presente nel territorio; uno zampillo d'acqua è un elemento raffigurato anche nello stemma civico. Dal termine "nar" derivò il vocabolo greco Nerìton, il latino Neritum o Neretum fino all'attuale Nardò.

La città ha radici antichissime e testimonianze di ogni epoca, dalla preistoria in poi. Nelle grotte della Baia di Uluzzo sono state scoperti incisioni ed altri elementi di archeologia così importanti da far pensare che essi siano le prime manifestazioni di arti figurative esistenti in Europa, catalogati nel Paleolitico medio e superiore.

Mappa di Soleto - NAP corrisponde alla città di Nardò

La nascita di Nardò come centro abitato risale invece al VII secolo a.C. con la presenza di un insediamento messapico. Nel 269 a.C., insieme al suo porto di "Emporium Nauna" (l'attuale Santa Maria al Bagno), fu conquistata dai Romani e divenne municipium (Neritum o Neretum) dopo la guerra sociale. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente (476) ed in seguito alle battaglie tra Bizantini e Goti (544), fu assorbita dall'Impero bizantino (552-554) e, per un breve periodo (662-690), fu annessa al Regno longobardo. Durante i cinquecento anni di governo bizantino si incrementò la presenza dei monaci basiliani la cui influenza determinò la diffusione del rito e del culto orientale. Tra il 901 e il 924 Nardò fu attaccata e saccheggiata dai Saraceni provenienti dalla Sicilia. Nel 1055 i Normanni conquistarono la città ed ai monaci benedettini fu concesso di insediarsi al posto dei basiliani nell'Abbazia di Santa Maria di Nerito. Nella seconda metà del XIII secolo seguì la dominazione angioina che determinò la nascita e la diffusione del feudalesimo. Fu feudo dei Del Balzo e nel XV secolo fu coinvolta nelle lotte tra Aragonesi, Veneziani e Turchi. Nel 1413 l'antipapa Giovanni XXIII elevò l'abbazia neretina a sede episcopale. Dal 1497 fino al 1806, come ducato, fu feudo degli Acquaviva[7].

Con l'abolizione del feudalesimo, la città non fu più soggetta alla tirannia della famiglia Acquaviva, che rimase però titolare di numerose proprietà. Furono eletti commissari governativi Mattia de Pandi, Antonio Tafuri e Giuseppe Bona. Nel 1810 anche a Nardò si diffuse la Carboneria con la setta della Fenice Neretina. Nel 1818 vi furono gli scontri fra i Carbonari e le truppe dei Borbone nelle campagne tra Nardò e Copertino. In seguito all'unificazione del 1861, Nicola Giulio fu il primo sindaco del Regno d'Italia[8].

Tra il 1943 e il 1947, l'esercito Alleato decise di ospitare nella frazione di Santa Maria al Bagno oltre centomila Ebrei scampati ai campi di sterminio nazisti e in viaggio verso il nascente Stato di Israele. Qui alcuni edifici vennero convertiti alle nuove esigenze. In una casa nella piazzetta venne ospitata la sinagoga e nella masseria Mondonuovo venne realizzato il kibbutz Elia. Tra i numerosi ospiti figuravano anche i nomi di Ben Gurion, Moshe Dayan, e Golda Meir[9]. Per l'ospitalità dimostrata, il 27 gennaio 2005, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito alla città di Nardò, la Medaglia d'oro al merito civile.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Nardò-Stemma it.png

Descrizione araldica dello stemma:

« d'argento, al toro di rosso contornato d'oro, sulla pianura erbosa, con la zampa anteriore destra sollevata, su di uno zampillo d'acqua. Sotto lo scudo su lista bifida d'argento, la scritta in nero: "TAURO NON BOVI". Ornamenti esteriori da Città »
(D.P.R. 11 settembre 1952)

Descrizione araldica del gonfalone:

« Drappo di colore rosso riccamente ornato di ricami d'oro e caricato con lo stemma civico con al centro l'iscrizione in oro Città di Nardò »
(D.P.R. 6 ottobre 1953)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— D.P.C.M. dell'11 novembre 1952[10].


Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«Negli anni tra il 1943 e il 1947, il Comune di Nardò, al fine di fornire la necessaria assistenza in favore degli ebrei liberati dai campi di sterminio, in viaggio verso il nascente Stato di Israele, dava vita, nel proprio territorio, ad un centro di esemplare efficienza. La popolazione tutta, nel solco della tolleranza religiosa e culturale, collaborava a questa generosa azione posta in essere per alleviare le sofferenze degli esuli, e, nell'offrire strutture per consentire loro di professare liberamente la propria religione, dava prova dei più elevati sentimenti di solidarietà umana e di elette virtù civiche.[11]»
— Roma, 25 gennaio 2005.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basilica Cattedrale Santa Maria Assunta.

La cattedrale sorge sul luogo dove fu fondata l'antica chiesa basiliana di Sancta Maria de Nerito, ad opera di alcuni monaci orientali che nel VII secolo sfuggirono alle persecuzioni iconoclaste. Con la conquista normanna della città, avvenuta nel 1055, i monaci basiliani vennero lentamente sostituiti dai benedettini, ai quali furono affidati il monastero e la chiesa. Fu infatti nel 1080 che il conte normanno Goffredo fece ricostruire sui resti della preesistente chiesa basiliana, una nuova chiesa che per decisione di Urbano II venne dedicata a Maria SS. Assunta. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito diverse opere di rimaneggiamento, anche radicali, che ne hanno alterato l'originaria impostazione architettonica. Possiede un impianto basilicale a tre navate, divise da due ordini di archi a tutto sesto e a sesto acuto. Sulle pareti rimangono numerosi affreschi, tra i quali quelli di san Nicola e del Cristo in trono che benedice alla greca (XIV secolo), della Vergine col Bambino (1511), di sant'Agostino (XV secolo) e della Madonna delle Grazie (del 1249, opera di Baiulardo). Di notevole rilevanza è il Crocifisso ligneo del XIII secolo, detto il Cristo Nero per la particolare colorazione scura del legno di cedro[12]. Al periodo barocco risalgono alcuni altari e il Cappellone di San Gregorio Armeno, opera di Placido Buffelli del 1680[13]. È stata elevata a Basilica minore nel 1980[14].

Chiesa di San Domenico

Chiesa di San Domenico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Domenico (Nardò).

La chiesa di San Domenico, realizzata per l'ordine domenicano tra il 1580 e il 1594 da Giovanni Maria Tarantino e Gio Tommaso Riccio, fu intitolata inizialmente a Santa Maria de Raccomandatis. In origine aveva un impianto basilicale a tre navate che fu successivamente trasformato ad aula unica per meglio rispondere alle esigenze della predicazione, tipiche dell'ordine mendicante fondato da san Domenico di Guzman. In seguito al terremoto del 1743 la fabbrica fu quasi totalmente distrutta, ad eccezione della facciata, del muro laterale sinistro e di parte della sacrestia. La facciata è in carparo e fu realizzata in due momenti differenti; la parte inferiore è ricca di figure umane e cariatidi addossate le une alle altre, mentre la parte superiore presenta forme più leggere. L'interno, a croce latina con tre cappelle per lato, fu ricostruito dopo il 1743 seguendo i canoni architettonici della Controriforma. Tra i diversi altari spicca quello della Madonna del Rosario con i quindici misteri, opera del pittore neretino Antonio Donato D'Orlando. Adiacente alla chiesa è il convento dei Domenicani rimaneggiato da Ferdinando Sanfelice dopo il terremoto.

Chiesa dell'Immacolata

Chiesa dell'Immacolata[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa dell'Immacolata fu costruita nel 1580 sui resti di un edificio medievale. Originariamente intitolata a San Francesco d'Assisi, dal 1830 fu consacrata all'Immacolata e affidata all'omonima confraternita. Presenta un elegante prospetto in carparo diviso in due ordini da un aggettante cornicione e caratterizzato da coppie di lesene con festoni che inquadrano nicchie timpanate. Il portale d'ingresso, sormontato da una nicchia con la statua in pietra leccese dell'Immacolata, è posto in asse col rosone dell'ordine superiore. L'interno, ad unica navata terminante nel presbiterio, ospita tre altari laterali in stile barocco. L'attiguo convento dei Conventuali, acquistato da privati dopo la soppressione avvenuta nel 1809, è adibito a civile abitazione[15].

Chiesa di Santa Chiara

Chiesa di Santa Chiara[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Chiara (Nardò).

La chiesa di Santa Chiara è annessa al convento delle clarisse fondato nel XIII secolo. Il complesso monastico fu edificato sui resti di una preesistente fortezza, di cui sono ancora visibili motivi di merlatura. Le successive esigenze di crescita della comunità resero necessari, nel corso del XVII secolo, alcuni lavori di ampliamento, durante i quali venne inglobata, all'interno del complesso, l'attigua chiesetta di San Giovanni Battista, il cui portale è ancora visibile lungo il perimetro del monastero. Subì danni rilevanti con il terremoto del 1743. La chiesa, riedificata ex novo tra il XVII e il XVIII secolo, possiede una sobria facciata a due ordini, terminante con un frontone mistilineo. L'interno è a navata unica, con tre brevi cappelle in ciascun lato ospitanti altari barocchi. Questi sono dedicati a san Francesco d'Assisi, san Michele Arcangelo, al Crocifisso, a san Francesco Saverio, a santa Chiara, all'Immacolata e a sant'Antonio da Padova. Un grande arco trionfale introduce al presbiterio rettangolare decorato con paraste dipinte a marmi policromi[16].

Chiesa Beata Vergine Maria del Carmelo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Beata Vergine Maria del Carmelo
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa Beata Vergine Maria del Carmelo.

La chiesa Beata Vergine Maria del Carmelo, con l'annesso convento, rappresenta uno dei maggiori complessi monastici della città. Il documento più antico che attesta l'esistenza della chiesa, dedicata inizialmente all'Annunziata, è datato 1460. L'edificio subì varie fasi di ristrutturazione a partire dal 1532, a causa dei danneggiamenti provocati dall'assedio francese, fino al 1743, in seguito al terremoto. La facciata presenta motivi del periodo romanico. L'ordine inferiore è caratterizzato da un protiro che sovrasta il portale d'ingresso affiancato da due leoni in atteggiamento feroce. Al periodo cinquecentesco risalgono le statue dell'Angelo nunziante e della Madonna Annunziata, poste nelle nicchie, e i motivi ad archetti pensili con peduccio decorato che cingono il prospetto principale e laterale. L'interno, completamente decorato con stucchi barocchi, si sviluppa longitudinalmente, ritmato da sei arcate su pilastri e concluso da un vano presbiteriale quadrangolare che accoglie il coro. Le due navate laterali ospitano gli altari dedicati alla Trinità, alla Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, a sant'Eligio, al Crocifisso, a santa Caterina d'Alessandria, al Sacro Cuore e all'Annunciazione.

Chiesa di Santa Maria della Purità

Chiesa di Santa Maria della Purità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Maria della Purità (Nardò).

La chiesa di Santa Maria della Purità fu edificata per volontà del nobile vescovo Antonio Sanfelice (1708-1736), unitamente all'attiguo istituto per l'educazione delle giovani fanciulle a rischio. Essa fu realizzata tra il 1710 e il 1724 secondo i disegni e i modelli dell'architetto Ferdinando Sanfelice, fratello del vescovo.
La facciata, di ispirazione borrominiana, è modulata dalla alternanza di superfici concave e convesse, enfatizzate da modanature, ed è ricca di elementi decorativi tratti dal repertorio napoletano dell'epoca. L'interno si sviluppa su una pianta a croce greca, con bracci molto corti, evidenziati da quattro paraste, che incorniciano tre cappelloni, voltati a botte e decorati con esuberanti motivi a stucco; nell'intersezione della croce si eleva una grande cupola. Di particolare rilievo artistico è l'altare maggiore in marmo policromo sovrastato dalla tela raffigurante la Madonna tra Santi. Ai piedi dell'altare si trova la sepoltura del vescovo Sanfelice. Nei bracci laterali trovano posto le tele di San Nicola tra Santi e del Martirio di San Gennaro, opere superstiti dei distrutti altari barocchi.

Chiesa di Sant'Antonio da Padova

Chiesa di Sant'Antonio da Padova[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione della chiesa di Sant'Antonio da Padova risale al 1497 quando, in seguito alla cacciata degli Ebrei ad opera del conte Belisario Acquaviva, fu costruito il convento dei Frati Minori Osservanti sul sito dell'antica sinagoga. La facciata conserva chiari elementi manieristici ed è suddivisa in due ordini con coronamento mistilineo. L'interno presenta una pianta basilicale ripartita in una navata centrale e da due ambienti laterali intercomunicanti, è priva del transetto e la copertura è costituita da un soffitto ligneo a cassettoni in noce. Lungo i lati della chiesa si aprono le cappelle che accolgono pregevoli altari ospitanti tele e statue cinque-seicentesche, come la statua in legno di sant'Antonio da Padova (opera di Stefano da Putignano 1514) e il gruppo scultoreo della Crocifissione (opera del XVII secolo di scuola veneziana). Dietro l'altare maggiore è collocato il cenotafio del 1545 eretto in memoria di Belisario e Giovanni Bernardino Acquaviva. L'adiacente convento, di cui sopravvive solo il chiostro, con la soppressione dei beni ecclesiastici, nel 1866 fu trasformato dapprima in asilo e, successivamente in ospedale.

Chiesa di San Giuseppe Patriarca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Giuseppe Patriarca (Nardò).

La chiesa di San Giuseppe Patriarca fu riedificata nel 1758 in sostituzione di una preesistente chiesa costruita tra il XVI e il XVII secolo. L'edificio risente molto dell'influsso del panorama architettonico leccese, in particolare della chiesa di San Matteo e della sua facciata a tamburo, di chiara derivazione borrominiana. Presenta una facciata composta da un grande e slanciato avamposto a semicerchio, con nel mezzo un'artistica finestra e l'iscrizione De Domo David, il motto della Confraternita di San Giuseppe: a sinistra si eleva un piccolo campanile a vela. L'interno è a pianta ottagonale con altare maggiore valorizzato dal pregevole bassorilievo, di autore ignoto, rappresentante la Fuga in Egitto; la chiesa conserva tre altari in pietra con grandi pale su tela raffiguranti san Giuseppe nel maggiore, in quello a destra sant'Apollonio, in quello di sinistra sant'Oronzo. Due altri quadri su tela, posti su colonne, raffigurano il Beato Transito e lo Sposalizio di San Giuseppe. Accanto alla chiesa vi è l'oratorio e sala riunioni della Confraternita, con un altare dedicato al SS. Crocefisso, con una croce di legno e simulacro di Gesù Crocifisso, san Giovanni Evangelista e la Maddalena ai piedi.

Chiesa di San Trifone[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Trifone (Nardò).

La chiesa di San Trifone fu eretta agli inizi del XVIII secolo per volontà della popolazione che devotamente si rivolse al santo per la liberazione delle campagne dalla piaga dell'invasione dei bruchi. L'edificio presenta una facciata a due ordini con paraste corinzie e nicchie. L'interno, a navata unica, è scandito da quattro pilastri a sezione rettangolare per ogni lato, sormontati da archi a tutto sesto, al centro dei quali si aprono tre finestre per parte. L'area presbiteriale ospita l'unico altare della chiesa dedicato a san Trifone Martire, raffigurato nella pala del pittore napoletano Nicola Russo. Subito dopo la costruzione della chiesa, fu istituita la confraternita di San Trifone che ricevette il regio assenso di Ferdinando IV il 16 novembre 1798, e da allora officia la chiesa dedicata al martire.

Chiesa di Santa Teresa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Teresa (Nardò).
Chiesa di Santa Teresa

La chiesa di Santa Teresa, con l'annesso convento, fu innalzata nella metà del XVIII secolo. Il monastero fu edificato nel 1699 per volontà di Suor Teresa Adami di Nardò che, vestito l'abito dei Carmelitani, lo diresse per molti anni come superiora. Passati cinquant'anni dalla fondazione, le suore promossero l'erezione della chiesa dedicata a Santa Teresa di Gesù, in ricordo della loro fondatrice. La chiesa fu consacrata il 10 novembre 1769. La facciata, costruita intorno al 1750, è modulata secondo due ordini sovrapposti che si ripetono anche nelle due ali concave che contengono la scalinata. L'interno è a navata unica con cappelle incorniciate, entro le estremità concave, da paraste. Possiede una copertura con volta a crociera decorata con altorilievi a stucco. Sono presenti tre altari: quello maggiore conserva la pala raffigurante l'Estasi di Santa Teresa di Vincenzo Fato; nella cappella di destra è conservata la pala raffigurante Santa Teresa e San Giuseppe, sempre di Vincenzo Fato (1760); la cappella di sinistra è dedicata san Giovanni della Croce[17].

Cripta di Sant'Antonio Abate[modifica | modifica wikitesto]

Situata in aperta campagna, la cripta di Sant'Antonio Abate risale al XII secolo. Si presenta a navata unica rettangolare preceduta da un nartece scoperto. Le pareti interne accolgono una ricca decorazione pittorica di stile bizantino databile al XIII secolo ma in parte sbiadita. Le raffigurazioni presenti furono realizzate in un unico momento e dallo stesso pittore. Sono raffigurati san Francesco d'Assisi, l'Annunciazione, sant'Antonio Abate, una Madonna col Bambino, la Crocifissione, un Cristo Pantocratore, san Pietro, san Nicola, san Giorgio, san Demetrio e san Giovanni Battista[18].

Altre strutture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa dei Cappuccini (San Francesco d'Assisi) (XVI secolo)
  • Chiesa di Santa Maria Incoronata con annesso convento (XVI secolo)
  • Chiesa di San Francesco da Paola (XVIII secolo)
  • Chiesa si San Giovanni Battista (XVII-XVIII secolo)
  • Chiesetta di Santa Croce (XVIII secolo)
  • Chiesa di Santa Maria della Rosa (XVII secolo)
  • Chiesetta di San Lorenzo (XVII secolo)
  • Chiesa dei Santi Medici Cosimo e Damiano (XVI secolo)
  • Tempio de L'Osanna (1603)
  • Chiesa di San Gerardo
  • Chiesetta di Santa Lucia V. e M.
Seminario Vescovile[modifica | modifica wikitesto]

Il Seminario Vescovile fu fatto edificare nel 1674 dal vescovo Tommaso Brancaccio sul luogo dove sorgeva l'asilo di mendicità. Pochi anni dopo, per disporre un'adeguata formazione dei chierici, monsignor Orazio Fortunato ordinò l'ampliamento dell'edificio. Nei primi decenni del XVIII secolo furono aggiunte nuove aule. Danneggiato in seguito al terremoto del 20 febbraio 1743, il Seminario fu restaurato con il vescovo Francesco Carafa (1737-1754); questi dotò il cortile interno di un piccolo portico con volte a crociera, per facilitare la comunicabilità tra i diversi ambienti, e realizzò il cavalcavia che unisce il Seminario all'Episcopio. Nella prima metà del secolo scorso, per opera del vescovo Francesco Minerva, la facciata principale dell'edificio fu completamente rifatta in stile neoclassico, in accordo con i principali caratteri architettonici del Palazzo Vescovile. La facciata è divisa orizzontalmente da due lesene: la parte inferiore è caratterizzata da un bugnato levigato, mentre, nel piano superiore la parete liscia è interrotta dall'allineamento ritmico delle finestre architravate e dalla presenza del bugnato agli angoli. Il portale d'ingresso è sormontato da un balcone con una porta finestra circoscritta da cornici e coronata da un architrave con timpano.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Sedile[modifica | modifica wikitesto]

Sedile

La costruzione del Sedile è correlata alla fondazione dell'Università neretina, sorta nel periodo di ripresa socio-economica legato al casato della famiglia Acquaviva nella seconda metà del XV secolo. Di impianto rinascimentale, il sobrio volume parallelepipedo, formato da arcate a tutto sesto, fu arricchito da contaminazioni rococò (alla fine del XVII secolo) nel fastigio superiore con le statue di san Gregorio Armeno, al centro, san Michele Arcangelo e sant'Antonio da Padova ai lati. Ancora alla fine del XVII secolo, al suo interno, erano conservati i dipinti su tela dei santi protettori dell'epoca: la Vergine Incoronata con san Michele, san Gregorio Armeno e sant'Antonio da Padova.

Teatro Comunale[modifica | modifica wikitesto]

Il Teatro Comunale di Nardò fu edificato sul finire del XIX secolo su progetto dell'ingegnere Quintino Tarantino. Fu inaugurato nel 1909 con la messa in scena dell'opera Mefistofele di Arrigo Boito. Nonostante la funzionalità della struttura non fu costante, l'attività svolta fu intensa e venne anche utilizzato come sala da musica e da ballo in quanto, grazie al sistema di carrucole progettate dal Tarantino, la platea veniva sollevata fino all'altezza del palco. Nel 2006 sono stati completati i lavori di adeguamento alle norme antincendio, che hanno visto protagonisti gruppi di progettazione e maestranze locali. I paramenti tessili, in particolare, sono stati realizzati da un noto artigiano specializzato nell'arredo di spazi culturali, Agostino Indennitate. La cerimonia di inaugurazione fu affidata al celebre Maestro Francesco Libetta, che coinvolse Carla Fracci, Franco Battiato, Salvatore Cordella, Gianni Calignano ed i danzatori del Balletto del Sud.

Palazzo dell'Università

Palazzo dell'Università[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo dell'Università, o di Città, risale alla fine del XVI secolo e fu edificato per ospitare le autorità civili, ossia il Sindaco dei Nobili e quello del Popolo. Costruito tra il 1588 e il 1612, venne rifatto dopo il terremoto del 1743. Il nuovo edificio, completato nel 1772, presenta un'elegante facciata in stile trado barocco ed è diviso in due ordini: l'ordine inferiore è caratterizzato da un portico sostenuto da sette colonne; quello superiore, scandito da lesene e decorato con motivi floreali e piccole mensole, ospita quattro finestre e un ampio balcone. Sul lato destro si innalza la torre dell'orologio.
Il palazzo ha ospitato gli uffici municipali fino al 1934, anno in cui furono trasferiti presso il Castello Acquaviva. Il Palazzo ha ospitato anche il Tribunale Ordinario di Lecce, Sezione distaccata di Nardò.

Masserie[modifica | modifica wikitesto]

Tantissime sono le masserie, fortificate e non, disseminate su tutto il territorio comunale; alcune di queste sono[19]:

  • Masseria Abate Cola
  • Masseria Agnano
  • Masseria Ascanio
  • Masseria Bellanova (XV secolo)
  • Masseria Brusca con torri colombaie
  • Masseria Carignano Grande (XV secolo)
  • Masseria Carignano Piccola
  • Masseria Castelli Arene
  • Masseria Cicco Gatto
  • Masseria Console (XV-XVII secolo)
  • Masseria Corigliano
  • Masseria Corsari (XV secolo)
  • Masseria Corte Vetere
  • Masseria Donna Menga
  • Masseria Giudice Giorgio
  • Masseria Ingegna
  • Masseria La Grande
  • Masseria Le Stanzie
  • Masseria Le Tagliate
  • Masseria Li Pagani
  • Masseria Manieri D’Arneo
  • Masseria Nucci (XV-XVI secolo)
  • Masseria Olivastro o Ogliastro
  • Masseria Pantalei (XV secolo)
  • Masseria Puzzovivo
  • Masseria Roto Galeta (XVI secolo)
  • Masseria Santa Chiara
  • Masseria Sciogli (XV-XVI secolo)
  • Masseria Termide
  • Masseria Torre del Cardo
  • Masseria Torre Mozza
  • Masseria Torre Nova
  • Masseria Torsano
  • Masseria Trappeto (XVI secolo)

Ville[modifica | modifica wikitesto]

  • Villa Saetta (1892)
  • Villa Vescovile (1755)
  • Villa Taverna (seconda metà XVIII secolo)
  • Villa Vaglio (fine XIX secolo)
  • Villa Massa (inizi XX secolo)
  • Villa Maria Cristina (1920-1930)
  • Villa Personè (1910)
  • Villa Venturi (ricostruita nel 1927 sull'impianto di un edificio ottocentesco)
  • Villa Del Prete (1912)
  • Villa G. Zuccaro oggi De Mitri (1928)
  • Villa Muci oggi Fonte (1896)

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello Acquaviva[modifica | modifica wikitesto]

Castello Acquaviva

Le prime notizie sul castello risalgono alla seconda metà del XV secolo, quando la sua edificazione segnò il passaggio dalla dominazione angioina a quella aragonese, che in città coincise con l'affermazione della famiglia Acquaviva. La struttura fu opera dell'architetto Giulio Antonio Acquaviva, duca di Atri e allievo di Francesco di Giorgio Martini. Probabilmente l'edificio fu concepito come ampliamento di una costruzione precedente, e si caratterizzò con un impianto quadrangolare cinto da mura e circondato da un profondo fossato. Il maniero era completato agli spigoli da quattro massicci torrioni a mandorla sporgenti; uno dei quali fu poi fatto ricostruire dal Guercio di Puglia dopo la rivoluzione neretina del 1647 scoppiata in concomitanza con la rivolta popolare di Napoli guidata da Masaniello; sicuramente tutto l'edificio si sviluppava su quattro livelli in cui erano distribuite circa 49 stanze.
Il Castello perse parte della sua consistenza quando fu oggetto di un decisivo rimaneggiamento che lo portò alla trasformazione in residenza civile della famiglia Personè tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, su progetto dell'ingegnere Generoso De Maglie di Carpignano Salentino. Di mirabile fattura rimangono i cornicioni della parte più alta delle torri, lievemente aggettanti, che poggiano su piccoli beccatelli a mensola. Anche la facciata principale, decorata con motivo a bugnato, è frutto del rimaneggiamento ottocentesco, e caratterizza oggi l'aspetto definitivo di questo ormai nobile palazzo che ospita la sede del Municipio.

Torri costiere[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Torri costiere del Salento.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano[modifica | modifica wikitesto]

Palude del Capitano
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano.

Il Parco, istituito con Legge Regionale n.6 del 15 marzo 2006, si estende su 1.122 ettari e ricade interamente nel comune di Nardò. Comprende 300 ettari di zona pinetata attrezzata e circa 7 chilometri di costa rocciosa e frastagliata. Nella parte settentrionale si estende il sito di interesse comunitario della Palude del Capitano, uno specchio d'acqua alimentato da acque dolci sorgive e da acque salmastre ospitante numerose specie di animali acquatici e rarissime specie vegetali come la Sarcopoterium spinosum, comunemente conosciuta con il nome di Spinaporci.
Nel Parco ricadono anche i Siti di Interesse Comunitario "Torre Uluzzo" e "Torre Inserraglio" e numerose aree di interesse storico, archeologico, paleontologico e paesaggistico come le torri costiere, le masserie di Torre Nova e dell'Alto (quest'ultima sorta nel XVI secolo sui resti di un antico monastero italo-greco e poi benedettino fondato nel 1125 e di cui resta la chiesa, rimaneggiata in epoca barocca, che conserva ancora un affresco della Madonna col Bambino), le grotte emerse e sommerse, il pianoro di Serra Cicora con i reperti risalenti al periodo neolitico e la località Frascone in cui i recenti scavi hanno evidenziato un insediamento di età romana imperiale[20][21].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[22]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2010 a Nardò risultano residenti 436 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono[23]:

Diffusione del dialetto salentino
Regione ecclesiastica della Puglia

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dialetto salentino.

Il dialetto parlato a Nardò è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Sebbene simile per pronuncia e per la maggior parte dei termini al resto dei dialetti salentini, presenta numerose "anomalie". Vi sono infatti termini italiani che in quasi tutto il dialetto salentino trovano la stessa traduzione, mentre nel dialetto neretino trovano una traduzione differente, quasi unica.

Inoltre, differentemente da quanto accade per i dialetti dei paesi confinanti, ad esempio Porto Cesareo, Copertino, Leverano, i quali tra loro hanno stessa pronuncia e stessi termini, il dialetto neretino sembra quasi essere un caso a parte. La sostanziale differenza si trova nella desinenza dei verbi al gerundio e all'imperfetto delle 3° persone plurali.

Nel primo caso (verbi al gerundio) mentre in quasi tutto il territorio salentino è usata la desinenza -ne (sta bruciane = stanno bruciando; sta cucinane = sta cucinando), a Nardò è usata la desinenza -nu (sta brucianu = stanno bruciando; sta cucinanu = stanno cucinando).

Nel secondo caso, mentre a Lecce è usata la desinenza -bu (facitibu = fatevi; spustatibu = spostatevi), nei paesi del basso Salento è usata la desinenza -ve (facitive = fatevi ; spustative = spostatevi) a Nardò è usata la desinenza -be (facitibe = fatevi; spustatibe = spostatevi). Atra particolarità è il dialetto galatone, dove si usa dire facibbe = fatevi, spustabbe = spostatevi.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Nardò-Gallipoli.

Nardò è sede, insieme a Gallipoli, della diocesi di Nardò-Gallipoli (in latino: Dioecesis Neritonensis-Callipolitana), suffraganea dell'arcidiocesi di Lecce appartenente alla regione ecclesiastica Puglia, retta dal 16 luglio 2013 dal vescovo Fernando Filograna.

La diocesi nacque il 30 settembre 1986 quando alla diocesi di Nardò, eretta il 13 gennaio 1413, fu unita la diocesi di Gallipoli, che era stata eretta nel VI secolo.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a diverse scuole dell'obbligo, Nardò ospita quattro scuole superiori: un liceo classico, scientifico e socio-psicopedagogico, un istituto tecnico commerciale e per geometri, un istituto professionale, un liceo artistico. Vi hanno inoltre sede un istituto di scienze religiose, una scuola di musica e l'Università della terza età.[senza fonte]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo della Memoria e dell'Accoglienza, (primo museo in Italia che raccolga testimonianze dei deportati ebrei, II° guerra Mondiale)
  • Museo del Mosaico Oggi (fondazione Fernanda Tollemeto)
  • Museo Diocesano
  • Museo Didattico (G.S.N. Gruppo Speleologico Neretino)
  • Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari - Nardò Sparita

Media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

La città di Nardò ha ospitato il set di alcuni film, tra i quali:

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina salentina.

Vini[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Nardò[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Unica frazione del comune di Nardò è Santa Maria al Bagno[24].

Costa di Santa Maria al Bagno

Santa Maria al Bagno[modifica | modifica wikitesto]

Santa Maria al Bagno è situata sulla costa ionica a 8 m s.l.m. È posizionata a sud-ovest del comune capoluogo e dista da esso 7,5 km. La frazione si sviluppa inizialmente come un piccolo borgo di pescatori abitato in seguito anche dai Messapi. Nel 272 a.C., cadde, come tutto il Salento, sotto il controllo dei Romani che qui realizzarono il porto Emporium Nauna, gli edifici termali con le vasche per i bagni. Nel XII secolo era presente l'importante dimora dei Cavalieri Teutonici costituita da un'abbazia e un grande monastero. Nel medioevo dopo ripetuti attacchi e saccheggi da parte di pirati e Saraceni venne progressivamente abbandonata. Nel XVI secolo, Carlo V nell'ambito del programma di difesa delle coste, fece costruire la Torre del Fiume di Galatena. Dopo secoli di abbandono, sul finire del XIX secolo, cominciarono a sorgere residenze signorili, utilizzate soprattutto come residenze estive da parte delle famiglie nobili neretine, attrezzandola come località balneare e di villeggiatura. Tra il 1943 e il 1947 Santa Maria al Bagno ospitò oltre centomila Ebrei scampati ai campi di sterminio nazisti e in viaggio verso il nascente Stato di Israele[9].

Altre località del territorio[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Puglia.

I settori tradizionali dell'economia neretina sono:

  • l'agricoltura: ulivo, frantoi, Oleificio Cooperativo "Riforma Fondiaria" e l'olio d'oliva, la vite con uva da tavola, da taglio e da vino, Cantina Sociale Cooperativa con i vini pregiati locali, e la produzione di pomodori, patate, angurie, meloni, primizie e ortaggi tradizionali; e l'allevamento del bestiame in particolare ovini e la produzione di formaggi locali;
  • l'artigianato: lavorazione della pietra di Carparo, del vetro e dell'arredamento;
  • l'edilizia;
  • l'industria meccanica, uno scatolificio e la produzione di segnaletica, tessile, un'azienda di articoli religiosi che esporta in tutto il mondo (Gorgoni Plastek);
  • il turismo si è sviluppato molto, grazie alla accresciuta qualità ambientale e alla pregiata ed incantevole costa, alla bellezza di luoghi e dei paesaggi tipici dell'entroterra salentino ricchi di storia, alla cura dei centri storici e delle marine, e con infrastrutture turistiche di alto livello ed attrattive per i giovani; questo comparto sta assumendo un posto rilevante nell'economia locale ed ha ancora significative potenzialità da sviluppare e margini di crescita.
  • il commercio con le sue caratteristiche botteghe storiche dove possono essere acquistati i prodotti tipici del Salento, sia alimentari che artigianali.

C'è poi una grande pista di collaudo autovetture della Prototipo (Ex-FIAT). La pista è di forma circolare, adatta per prove ad alta velocità di lunga durata.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Nardò ha un territorio vasto e diversificato ed una presenza importante e molto qualificata nel turismo italiano e salentino, con le sue marine d'eccellenza che da Santa Maria al Bagno, passando da Santa Caterina, Porto Selvaggio e Palude del Capitano (col Parco Naturale Regionale) e Torre dell'Inserraglio, arrivano fino a Sant'Isidoro (con spiagge con bassi fondali a sabbia chiara e finissima, ed il nuovo villaggio turistico). A parte il fascino della costa e della natura, che hanno in Porto Selvaggio con le sue insenature e le sue pinete mediterranee ricche di biodiversità caratteristiche uniche, il nuovo centro turistico di Torre Inserraglio offre ogni possibile attrattiva turistica esaltando ambiente (mare, scogliera bassa, torre storica, ulivi antichi e palme), sport, accoglienza (alberghi, residences e case private), cucina locale, soggiorno d'avanguardia e d'elevata qualità, con un clima che per tutto l'anno è gradevolissimo ed in estate per tutti e quattro i mesi il sole ha la prevalenza e garantisce un soggiorno piacevole e favorevole ai bagni marini. Nel 2007, 2008, 2009 e nel 2010 la città ha conseguito il prestigioso riconoscimento delle cinque vele di Legambiente per il grande rispetto dell'ambiente, con l'istituzione del Parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, del Parco Marino Protetto, per la lotta all'abusivismo edilizio e per la depurazione delle acque e per il turismo eco-compatibile.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Le principali direttrici stradali di Nardò sono:

Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne:

Piste[modifica | modifica wikitesto]

Nei pressi della città di Nardò è presente una pista per effettuare vari test su auto, moto e camion. Realizzata negli anni cinquanta come pista di collaudo della FIAT, è oggi proprietà del Gruppo Volkswagen. Viene utilizzata soprattutto per sperimentare nuove soluzioni, prove di durata, di velocità massima, di rumorosità e di consumo. La pista principale ha una forma perfettamente circolare con un diametro di 4 km ed una circonferenza di 12,5 km, la carreggiata è inclinata in modo da non rendere necessario l'uso del volante fino alla velocità di 240 km/h. Ad essa si è aggiunto, nel 2008, il tracciato handling lungo 6222 metri, con 16 curve[25].

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Nardò è servito da due stazioni ferroviarie delle FSE (Ferrovie del Sud Est); la stazione Nardò Città e la stazione Nardò Parco Sud che lo mettono in comunicazione con il Salento e con la stazione di Lecce, attraverso la quale si realizza l'interconnessione con la rete nazionale delle Ferrovie (RFI).

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

La città è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è stata la Nuova Nardò Calcio, radiata dalla Serie D 2013/2014 il 5 novembre 2013; la squadra disputava le sue gare interne allo Stadio Comunale Giovanni Paolo II. Sabato 21 giugno 2014 è stata presentata la A.C.D. Nardò che parteciperà al campionato di Eccellenza a partire dalla stagione 2014/2015, avendo rilevato il titolo dell'A.S.D. Copertino. Squadre di volley e basket, maschili e femminili, militano nelle serie pugliesi dei campionati di categoria e per disputare gli incontri viene utilizzato il "Tensostatico" di via Giannone. Tra le società pallavolistiche più importanti come la Dream Team Volley Nardò, spicca la nuova società la Esseti Pallavolo Nardò[27] fornita di un eccellente settore giovanile e di tecnici di esperienza. Inoltre in città vi è una squadra di TennisTavolo, l'O.M.D.P TT Nardò che milita in serie D2 girone E, anch'essa fornita di un settore giovanile. La città però paga lo scotto della cronica carenza di impianti sportivi che frenano le attività agonistiche.

A Nardò è presente la prima associazione sportiva di Triathlon nel Salento (A.P.D. Messapia Salento) che nel 2006 organizzò il 1º Triathlon del Salento a Santa Maria al Bagno. Con la presidenza di Gianni Casaluce vi sono state altre due edizione con un folta presenza di atleti professionisti provenienti da tutta Italia. La manifestazione è giunta alla sua 8ª Edizione.

A Nardò è inoltre presente l’Associazione Sportiva Dilettantistica S.W.A.T. Nardò nata nel 2000 per lo sport del softair. L'attività si svolge presso masserie disabitate della zona regolarmente concesse dai proprietari e dietro regolare comunicazione alle forze dell’ordine con cui l’associazione intrattiene buoni rapporti. L’associazione a tutti i soci garantisce corsi di cartografia, movimento e pattuglia, primo soccorso, c.q.b (close quarter battle). Partecipa da sempre alle numerose tappe regionali e nazionali. Attualmente[quando?] l’Associazione S.W.A.T. conta circa 40 iscritti di vari paesi della provincia di Lecce, con presidente Cosimo Paglialunga; è riconosciuta dallo CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale) affiliato CONI.

È altresí presente il Circolo Tennis Nardó Apd in via Bonfante, al centro della città, che conta numerosi appassionati. Durante tutto l'anno si organizzano corsi di addestramento tennis con maestri federali. 

Il C.T. Nardò partecipa a tutte le competizioni federali con ottimi risultati. Ogni anno nel mese di giugno si svolge un importante torneo nazionale

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2012.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Comune di Nardò - Statuto Comunale D.P.C.M. 11 novembre 1952
  4. ^ Clima e dati geografici del comune su Comuni Italiani.it. URL consultato il 12 gennaio 2010.
  5. ^ http://clima.meteoam.it/AtlanteClimatico/pdf/(332)Lecce%20Galatina.pdf Tabelle climatiche 1971-2000 dall'Atlante Climatico 1971-2000 del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare
  6. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani.
  7. ^ L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto - Istituto Araldico salentino, Lecce, 1994
  8. ^ Emanuele Pignatelli, Civitas neritonensis. La storia di Nardò di Emanuele Pignatelli ed altri contributi
  9. ^ a b Ebrei a Nardò. Campo profughi nº 34. Santa Maria al Bagno (1944-1947), Mario Mennonna
  10. ^ Statuto del Comune
  11. ^ www.quirinale.it, 25 gennaio 2005
  12. ^ Il Cristo nero della Cattedrale di Nardò, Congedo, 2005
  13. ^ Mastrangelo M. Vittoria, Tra estro e tecnica. Storia e restauri del Duomo di Nardò
  14. ^ GCatholic.org Basilica minore di Nardò
  15. ^ Donato Giancarlo De Pascali, Chiesa e convento della B.V.M. Immacolata di Nardò
  16. ^ Guida di Nardò. Arte, storia, centro antico, Mennonna Mario
  17. ^ Nardò sacra, di Emilio Mazzarella
  18. ^ Insediamenti monastici italo-greci nel Salento normanno (repertorio per i secoli XI-XV), Poso Cosimo D.
  19. ^ [1] Masserie e siti architettonici della Terra d'Arneo
  20. ^ [2] Sito del Parco
  21. ^ Panoramica di Porto Selvaggio
  22. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  23. ^ Dati Istat
  24. ^ Suddivisione territoriale del comune di Nardò, art.2 dello Statuto Comunale
  25. ^ Pista di Nardò - ORA È PRONTA ANCHE PER LA F.1 - Quattroruote
  26. ^ Muore un 28enne sulla strada. Era stato nella rosa del Nardò di Serie C
  27. ^ Esseti Pallavolo Nardò

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emanuele Pignatelli, Civitas neritonensis. La storia di Nardò di Emanuele Pignatelli ed altri contributi, Congedo, 2001
  • L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Istituto Araldico salentino, Lecce, 1994
  • Rosi Fracella, I cappuccini a Nardò. Storia di un'impronta (1569-1866), Congedo, 2004
  • Mario Mennonna, Guida di Nardò. Arte, storia, centro antico, Congedo, 2001
  • Vittorio Zacchino, Storia e cultura in Nardò fra Medioevo ed età contemporanea, Congedo, 1991
  • De Pascalis Donato G., Nardò. Il centro storico, Besa, 2001
  • (AA.VV.): Salento. Architetture antiche e siti archeologici - Edizioni del Grifo, 2008
  • M. Cazzato, Guida ai castelli Pugliesi 1. La provincia di Lecce, Congedo editore, Martina Franca, 1997
  • C. D. Poso, Il Salento normanno. Territorio, istituzioni, società, Itinerari di ricerca storica, Galatina, 1988
  • Marcello Gaballo, Araldica Civile e Religiosa a Nardò, Edizioni Nardò Nostra, Nardò, 1996 (edizione a tiratura limitata numerata)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]