Atri
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| Atri | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 442 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 91,44 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 122,97 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Casoli, Fontanelle, San Giacomo, Santa Margherita, Treciminiere | ||||||||
| Comuni contigui: | Castilenti, Cellino Attanasio, Città Sant'Angelo (PE), Elice (PE), Montesilvano (PE), Montefino, Morro d'Oro, Notaresco, Pineto, Roseto degli Abruzzi, Silvi | ||||||||
| CAP: | 64032 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 085 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 067004 | ||||||||
| Codice catasto: | A488 | ||||||||
| Class. sismica: | zona 3 (sismicità bassa) | ||||||||
| Nome abitanti: | atriani | ||||||||
| Santo patrono: | Santa Reparata di Cesarea di Palestina | ||||||||
| Giorno festivo: | 8 giorni dopo Pasqua | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Atri è un comune di 11.354 abitanti (dati ISTAT Settembre 2008) della costa abruzzese, in provincia di Teramo, ma assai più vicina a Pescara, da cui dista solo pochi chilometri. Nel secolo scorso il suo vasto territorio comprendeva anche gli attuali Comuni confinanti di Pineto e Silvi Marina.
[modifica] Descrizione
Già Ducato, Città d'Arte, è un'antica cittadina del Medio Adriatico.
Nel suo comprensorio sono incluse le frazioni di Casoli (la più popolosa), Fontanelle, San Giacomo, Santa Margherita e Treciminiere. È inserita nel Comprensorio turistico delle Terre del Cerrano, la cosiddetta "Costa Giardino".
Parte del suo territorio ricade nel perimetro della Comunità montana zona "N" del Vomano, Fino e Piomba. La cittadina, che si trova nei pressi dell'area metropolitana di Pescara, è raggiungibile attraverso l'autostrada A/14 Adriatica, uscendo al casello Atri-Pineto.
Le stazioni ferroviarie più vicine sono quelle di Pineto-Atri (10 km) e Pescara Centrale (20 km).
L'aeroporto di Pescara dista circa 20 chilometri.
La città sorge su tre colli che s'affacciano sul mare Adriatico e su maestosi calanchi.
Dal centro di Atri si raggiungono in 10 minuti d'auto le belle spiagge di sabbia del Cerrano, dove sorge ancora la cinquecentesca Torre di Cerrano, fatta erigere da Carlo V nell'area dell'antico porto romano di Atri. La zona costiera è oggi area marina protetta.
In cinque minuti dal centro città si raggiunge la suggestiva Oasi Wwf dei Calanchi di Atri.
Soprattutto in estate Atri è meta di tanti turisti, che ne apprezzano i monumenti, i musei, le bellezze naturalistiche e gli eventi di arte, cultura e spettacolo.
Nella cittadina, inoltre, si tengono spesso convegni e tavole rotonde presso il suo ottocentesco Teatro Comunale ed il suo trecentesco Auditorium Civico di Sant'Agostino.
[modifica] Storia
La trimillenaria Atri è una delle città d'arte più antiche dell'Abruzzo adriatico e del Centro Italia.
Furono gli Illiri, provenienti dalla Dalmazia, durante le migrazioni tra il X e il IX secolo a.C., a dare il nome alla città, la cui forma più antica, Hatria, deriva da Hatranus o Hadranus, divinità illirica - sicula raffigurata sulle monete cittadine, le più antiche dei popoli italici, coniate, secondo molti studiosi, tra il VI e il IV secolo a.C. Atri si contende con Adria, in provincia di Rovigo, l'onore di aver dato il nome al mare Adriatico.
In seguito arrivarono le migrazioni umbro - sabelliche, a loro volta soppiantate dai Piceni, i cui corredi funerari possono farsi risalire al VII secolo a.C.
Atri ebbe una florida attività commerciale con gli Etruschi; i più interessanti monili etruschi qui rinvenuti sono conservati al British Museum di Londra.
Entrò a fare parte, con Ascoli Piceno ed Ancona, della Confederazione Picena. Il suo importante porto le permise di vantare una temuta flotta e di avere contatti con la Grecia. Ben presto, però, si staccò dalla Confederazione e si alleò strettamente con Roma, la quale cercava caposaldi e sbocchi sull' Adriatico. Nel 289 a.C. Hatria divenne colonia latina alla quale Roma permise, tra l'altro, di continuare a battere moneta. Si distinse in battaglia accumulando premi e privilegi.
Nel periodo imperiale la città continuò ad essere un centro importante dell'Italia centrale, diede origine alla famiglia dell'imperatore Adriano che la riteneva sua seconda patria ed in essa ricoprì la carica di quinquennale a vita e di curator muneris pubblici.
L'Ager Hatrianus si estendeva a nord fino al fiume Vomano, a sud fino al fiume Saline, mentre il confine occidentale coincideva con le pendici del Gran Sasso. Nel Basso Medioevo patì un lungo periodo di decadenza e di abbandono. Fino al XIII secolo si hanno scarse notizie della città che, sotto i Longobardi, faceva parte del Ducato di Spoleto e nel XII secolo era feudo principale dei Conti d'Apruzio.
Atri, per prima tra le città del Regno, si schierò dalla parte guelfa. Nel 1251 papa Innocenzo IV istituì la Diocesi e concesse autonomia comunale, con territorio corrispondente a quello dell'antico agro coloniale romano. L'anno successivo la Diocesi di Atri fu unita "ad invicem" a quella di Penne.
Nel 1305 fu completata la maestosa cattedrale, monumento nazionale, dedicata a Santa Maria Assunta e celebre per il pregevole ciclo di affreschi quattrocenteschi dell'artista abruzzese Andrea De Litio.
Nel 1384 si verificò un terremoto che scosse anche Teramo.
Nel 1395, Atri fu venduta per 35.000 ducati al Conte di San Flaviano Antonio Acquaviva, che fu il primo di 19 duchi, i quali dal 1455 ottennero per matrimonio la contea di Conversano, e Atri divenne capitale del Ducato. La famiglia Acquaviva dalla fine del XV secolo aggiunse al proprio cognome l'appellativo d'Aragona quale segno perpetuo di riconoscimento, da parte del re di Napoli Ferdinando I, del coraggio mostrato in battaglia da Andrea Matteo.
Nel 1563 (18 settembre) si verificò un terremoto di una certa intensità, che provocò la caduta del frontespizio della porta maggiore della cattedrale (cfr Sorricchio);
Nel 1757 Atri tornò sotto il dominio diretto del Regno di Napoli, fino al momento in cui entrò a fare parte del Regno d'Italia.
Il 10 giugno 1884 il terremoto che abbracciò tutto il versante adriatico creò conseguenze alle costruzioni di Atri come pure di Penne e Città Sant'Angelo.
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Luoghi d'interesse
Atri è famosa in tutto il mondo soprattutto per il suo centro storico ricco di monumenti e musei. Ogni palazzo, anche il più piccolo, ha una sua storia. La ricchezza e l'importanza dei monumenti,il centro storico ben ordinato e ricco di fiori (molte volte premiato da Italia Nostra,che ha una sua sede in Atri) hanno fatto sì che Atri venisse proclamata città d'arte. Il suo centro storico è un dedalo di viuzze e ha conservato l'antico aspetto medievale,in alcuni punti ricalcato sul modello della città romana. Il Corso Elio Adriano, per esempio, collega i due più importanti punti della città, Piazza del Duomo e Piazza del Comune (o Piazza Duchi Acquaviva, già Piazza Guglielmo Marconi), che nell'epoca romana erano precisamente le Terme e il Foro. Caratteristico soprattutto il rione di Santo Spirito (o Capo d'Atri), quello di Santa Maria e quello nei pressi di Porta San Domenico, con delle vie che ha volte permettono il passaggio di una sola persona per volta. L'aspetto di Atri è tipicamente medievale, fatte alcune eccezioni come alcune chiese e alcuni palazzi barocchi. L'architettura esterna dei monumenti di solito è rimasta medievale,mentre l'interno nel barocco ha subìto molti ritocchi come è successo alle chiese di San Domenico e Santa Chiara. Molti anche i musei (ben 6), con l'aggiunta del Museo Scenografico che dovrà essere aperto a breve, che ne fanno la città con il maggior numero di musei in Abruzzo. La ricchezza del patrimonio storico- artistico ed in genere culturale testimonia la grande importanza e la grande storia che Atri ha avuto nel passato.
[modifica] L'Antico Porto di Atri
Sulla costa antistante Atri, nei pressi della cosiddetta Torre di Cerrano, giacciono nelle acque del mare Adriatico, su un fondale sabbioso tra 5 e 15 metri, le rovine sommerse dell’antico porto di Atri. Si tratta di resti di un molo a forma di "L", opere murarie, lastroni in pietra d’Istria, colonne e vari manufatti. (vai alla voce Antico Porto di Atri).
[modifica] Chiese
[modifica] Il duomo di Atri: la basilica concattedrale dell'Assunta
| Per approfondire, vedi la voce Concattedrale di Santa Maria Assunta (Atri). |
La maestosa basilica concattedrale di Santa Maria Assunta, monumento nazionale, fu costruita a partire dal 1260 circa e finita nel 1305. La chiesa era stata costruita sull'Ecclesia de Sancta Maria de Hatria (IX secolo), a sua volta costruita su una cisterna romana che ne divenne cripta, costruita a sua volta su un tempio di Ercole poggiante su antichissime mura ciclopiche tuttora visibili nella cripta. Nel 1335, sul lato sud, fu edificata la chiesa di Santa Reparata, modificata nel '500. La facciata, un tempo forse cuspidata, presenta un grande portale, un grande rosone e una nicchia con una statua della Madonna con Bambino di Raimondo del Poggio e Rainaldo d'Atri (capostipiti di una florida scuola di scultura e pittura detta "Atriana"); sul lato sud si aprono tre portali del XIV secolo che presentano, nelle lunette, affreschi dello stesso periodo: il primo, di Raimondo del Poggio, è anche la Porta Santa; il secondo di Rainaldo d'Atri; il terzo di Raimondo del Poggio. Il campanile, sul lato nord, è il più alto d'Abruzzo (ben 57 metri). La prima parte, in pietra, fu iniziata nel '200 fino alla cella campanaria e completato in mattoni, con la cuspide ottagonale, da Antonio da Lodi (1502), che costruì campanili simili anche a Teramo, Campli, Corropoli. L'interno è a tre navate. Nella navata sinistra, vi è una serie di affreschi di vari artisti, tra cui Giacomo d'Atri, il Maestro di Offida, Andrea de Litio, del '300-'400 tra i quali spicca un affresco del trasporto della Santa Casa, del 1460, opera del più famoso dei pittori abruzzesi Andrea de Litio. Vi è anche un pregevole battistero rinascimentale del 1503,opera del lombardo Paolo de Garviis e la Cappella Arlini (1618), con una tela di scuola napoletana dello stesso periodo. Nella navata destra, si possono ammirare una serie di affreschi che vanno dal '200 al '400 opera di artisti locali come Luca d'Atri, Giovanni di Cristoforo e Giacomo d'Atri. Vi sono anche una serie di cappelle rinascimentali: Cappella de' Corvi (1503, Paolo de Garviis); la Cappella di San Nicola dei Sarti (eretta da un mercante arabo dopo esser scampato ad un naufragio); la cappella degli Acquaviva, eretta nel 1503 dal Duca Andrea Matteo III Acquaviva, è impreziosita da una tela di scuola fiorentina del XVII secolo, ora al Museo Capitolare. Nei pressi del coro, lato nord, è presente il noto affresco del XIII secolo rappresentante la leggenda francese de "L'incontro dei vivi e dei morti". Nella navata centrale, due acquasantiere, una delle quali (1400 o 1500) è retta da una scultura che rappresenta una donna in costumi locali. Sulle colonne vari affreschi del '300-'400, tra i quali una Trinità a tre volti (XIV secolo), una Madonna adorante il Bimbo (1460-70) di Andrea de Litio e del suo allievo Ugolino da Milano e una Madonna di Loreto (1450) di Andrea de Litio. Sul coro, il capolavoro di Andrea de Litio: le storie della Vita di Maria e Cristo (1480-81) e sulla volta le virtù teologali e negli spicchi i quattro evangelisti e i quattro dottori della Chiesa. Inoltre, molte raffigurazioni di santi. Questo ciclo di affreschi è il più grande d'Abruzzo e uno dei più grandi dell'Italia centro-meridionale.
[modifica] Santa Reparata
| Per approfondire, vedi la voce Chiesa di Santa Reparata (Atri). |
Si trova lungo Via Roma ed è annessa alla concattedrale; l'elegante chiesa ha due entrate, una lungo il marciapiede accanto alla concattedrale e un'altra, minore, lungo la navata destra del Duomo. Venne eretta nel 1355, in onore di Santa Reparata (martire di Cesarea), la quale era stata dichiarata patrona della città due anni prima; venne però ritoccata alla fine del '600 e intorno al 1740 da Gian Battista Gianni e oggi si presenta in veste barocca. La chiesa, a croce greca, ha una facciata con un portale settecentesco che ha una nicchia con una statua del '300 di Santa Reparata con la palma e la città di Atri sulla mano;la statua,però,si trovava sulla medievale Porta Macelli,che venne demolita nel 1859 dal sindaco per rendere più agevole il passaggio,ma gli atriani salvarono la statua che si trovava sull'arco e la misero sulla facciata della chiesa di S.Reparata. Se ci fate caso la statua risale al XIV secolo, mentre sappiamo che la punta ottagonale del campanile del Duomo venne costruito nel 1502; invece il modellino di Atri che la santa porta sulla mano presenta il campanile con la punta ottagonale: si deve pensare allora ad un rifacimento successivo. L'interno è ad una navata e presenta ricchi stucchi barocchi e, su un altare,le statue ottocentesche dell'addolorata e del Cristo morto, portati in processione il Venerdì Santo. Ma il vero tesoro della chiesa è il grande e pesantissimo baldacchino ligneo realizzato da Carlo Riccione nel 1690-92, noto intagliatore e scultore allievo dello stesso Bernini (infatti il Baldacchino è molto simile a quello del Vaticano). Anticamente il baldacchino era in concattedrale e fu spostato nel 1970.
[modifica] Sant'Agostino
Si trova lungo il centralissimo Corso Elio Adriano. Venne eretta probabilmente nel XIII secolo e modificata nel XIV secolo ma dedicata ai Santi Giacomo e Caterina. Venne poi modificata ancora e dedicata a Sant'Agostino; probabilmente subì un rifacimento barocco. Oggi la chiesa è sconsacrata ed è adibita ad auditorium civico, ma conserva ancora alcuni elementi antichi. La chiesa ha una facciata con uno splendido portale decorata con santi e motivi vegetali. È del 1420, opera di Matteo da Napoli, ed è considerato uno dei capolavori dell'artista; nelle decorazioni lo scultore scolpì una lumaca, perché era molto lento nei lavori tanto che gli atriani gli assegnarono il nome di "ciammaica", che in dialetto locale signfica lumaca e l'artista volle scolpire quell'animale a ricordo. Vi è poi un campanile simile a quello del Duomo, ma più piccolo, forse dello stesso Antonio da Lodi. L'interno è ad una navata e, anche se oggi è sconsacrata, presenta ancora gli elementi originari: le vetrate, gli altari barocchi, una cappella con resti di affreschi e, pezzo forte, un grande affresco della Madonna delle Grazie tra santi e devoti (XV secolo), opera di Andrea de Litio, che si trova accanto all'ingresso laterale sul lato sinistro.
[modifica] San Francesco d'Assisi
Si trova lungo Corso Elio Adriano, nei pressi di piazza Francesco Martella. La chiesa venne eretta poco prima o subito dopo la morte del Santo di Assisi (avvenuta tra il 3 e il 4 ottobre 1226); deve considerasi, quindi,una delle prime chiese francescane ed è considerata la piú bella e grande chiesa di Atri dopo il Duomo dell'Assunta. La costruzione fu fermamente voluta da Filippo Longo (settimo compagno di San Francesco e uno a lui più cari, che diede consigli anche a Santa Chiara) e da Frate Andrea, che morì in quel convento. Nel periodo barocco l'architetto Fontana di Penne, uno dei maggiori del barocco abruzzese, ricostruí la chiesa, creando la scenografica scalinata all'esterno; nel XIX secolo vennero realizzati gli affreschi della Cappella dell'Addolorata; al secolo scorso risalgono le vetrate e le statue di Don Bosco, San Giuseppe, del Crocifisso, dell'Immacolata Concezione, di Santa Barbara, del Sacro Cuore, di San Francesco e Sant'Antonio. La facciata barocca presenta la teatrale scalinata a doppia rampa, spesso scelta da molti fotografi (anche non atriani)come sfondi per le loro foto, in particolare di matrimonio. Sotto la balconata centrale,che si trova davanti il portone e che forma una specie di piazza,si trova una riproduzione molto graziosa della grotta di Lourdes,con la riproduzione in marmo della statua della Madonna. Alla grotta,dove nel periodo natalizio viene allestito il presepe che occupa anche la scalinata,si accede tramite una cancellata in ferro battutto,aperta in buona parte di tutta la giornata. Il portone centrale presenta un bassorilievo settecentesco raffigurante un miracolo di San Francesco. Sul lato sinistro, sotto un arco, si trova la tomba (1415) del giurista atriano Giacomo di Lisio: molto probabilmente la tomba si trovava in una cappella della chiesa che venne accorciata con il rifacimento barocco; sul lato destro, invece, si trova un piccolo portone (XV secolo), ora chiuso, che immetteva alla chiesa; siccome si trova in basso rispetto alla scalinata, è assai probabile che la chiesa medievale non avesse la scalinata esterna. L'interno, ad una navata, è in stile barocco e gli stupendi stucchi sono di scuola napoletana; presenta otto cappelle.
Lato sinistro:
- Cappella di Sant'Anna: è ornata da stucchi barocchi e al centro presenta una tela del XVIII secolo circa ("Sant'Anna educa la Vergine") e in basso una nicchia in cui doveva essere un dipinto, ora sostituito da un'immagine recente del Sacro Cuore, mentre sul lato destro della cappella una statua (XX secolo) di Don Bosco.
- Cappella dell'Immacolata Concezione: ornata con stucchi e la nicchia, presenta la statua, scolpita dalle ditte di Ortisei, dell'Immacolata con una corona argentea, mentre in basso si trovano due piccoli angeli che reggono torce, anche queste dell'Ortisei.
- Cappella dell'Addolorata: è una delle più semplici della chiesa, e peraltro i pochi stucchi furono ritoccati nel XIX secolo. Nella nicchia, decorata con fiori, si trova la statua della Madonna dei Sette Dolori(XVIII secolo.?), coperta da un vestito nero ricamato d'oro e con un cuore trafitto dalle sette spade d'argento (la statua dovrebbe essere quella che anticamente si portava in processione il Venerdì Santo); sulle pareti si trovano affreschi del XIX secolo raffiguranti angeli che reggono i simboli della Passione e il cuore di Maria.
- Cappella di San Francesco: è,insieme a quella che le sta di fronte, quella di Sant'Antonio, la più bella Cappella della chiesa. Qui l'abbondanza delle decorazioni e degli stucchi lascia veramente sorpresi; sulla nicchia un grande stucco del '700 raffigurante "San Francesco riceve le stigmate". Vi è anche una statua del Santo della ditta Sanitifaller di Ortisei (1960).
Lato destro:
- Cappella di San Giuseppe: è decorata da stucchi; l'altare presenta un dipinto del XVI-XVII secolo (probabile produzione abruzzese-napoletana) raffigurante "San Raffaele ordina a Tobiolo di pescare il pesce che risanerá il padre" e una piccola statua recente di San Giuseppe. Sul lato destro della cappella una grande scultura del Crocifisso, molto espressiva e drammatica (XX secolo), mentre sul lato opposto una nicchia che presenta un piccolo presepio (XX secolo).
- Cappella di Santa Barbara: è decorata da stucchi di stile abruzzese, presenta al centro una tela di scuola napoletana del XVIII secolo raffigurante "Maria ed il Bambino adorati da San Gaetano": il pittore non raggiunge alti livelli e si ispira alla tela (ben più pregiata) della bottega del Reni a Santa Chiara in Atri, ma è veramente graziosa. Si trova anche una piccola statua di Santa Barbara, un tempo portata in processione il 4 dicembre. Nella nicchia del lato sinistro, una statua "vestita" della Madonna del Carmine, non molto pregiata.
- Cappella del Sacro Cuore di Gesù: è la cappella piú recente, ma deve essere stata costruita su una barocca. È priva di qualche decorazione, tranne che una statua lignea del Sacro Cuore e una scritta a questo riferita.
- Cappella di Sant'Antonio: in stile barocco e con stupendi stucchi napoletani del '700, al centro vi è una nicchia con un grande stucco ("Sant'Antonio in Estasi") e una statua del 1960 che raffigura il Santo, realizzata dalla ditta Santifaller di Ortisei.
Dietro l'altare maggiore si trovano un grande organo a canne e un coro che presenta gli stucchi più belli della chiesa (XVII-XVIII secolo), opera di artisti napoletani. Sulla volta del coro dei piccolissimi resti di intonaci (XIV secolo) sono testimoni di un'antica decorazione medievale del tempio sacro. Anche in sagrestia si trovano resti di affreschi dello stesso periodo, purtroppo molto deteriorati.
[modifica] San Liberatore
Questa cappella votiva, che si trova in piazza dei Duchi Acquaviva, doveva già esistere nel XV secolo e doveva essere la cappella degli Acquaviva, dove il Beato Rodolfo Acquaviva amava pregare. Venne ristutturata dopo la Prima e Seconda Guerra mondiale in memoria dei Caduti della Patria; oggi non rimane più nulla dell'antica chiesa, se non l'antica pianta. la facciata,semplice,presenta un'iscrizione commemorativa ai Caduti atriani in guerra. L'interno,ad unica navata e sobrio,presenta alcune nicchie con reliquie (spade,medaglie e divise) di caduti atriani;sopra l'altare maggiore,una stupenda vetrata della Crocifissione della ditta Camper,ditta di vetrate atriana la cui fortuna iniziò nel secolo scorso,producendo stupende vetrate soprattutto a Silvi e ad Atri,ma attulamente molti paesi e città richiedono vetrate atriane.
[modifica] San Nicola
Si trova in via Picena. È una delle tre parrocchie cittadine assieme al Duomo e alla nuova chiesa di San Gabriele dell'Addolorata. Chiamata dagli atriani "Santa Nicola", è la chiesa più antica della città, risalente al 1181 (menzionata in una bolla di Papa Lucio III). Venne completamente rifatta da un certo Mastro Giovanni,anche se però un altro Mastro Giovanni si ritrova nella costruzione della chiesa del 1181 (si tratta,quindi,di due artisti con lo stesso nome ma diversi). Tra '300 e '400 venne decorata da affreschi (ne rimangono solamente 5),mentre nel '700 impreziosita da tre tele e da un pulpito;molti affreschi furono perduti per via di veari rifacimenti apportati alle pareti;in realtà in certi documenti si apprende che l'ignoto pittore doveva solo ritoccare alcuni affreschi rovnatissimi,ma sbaglio tutto e il rimedio era ridipingere. Nel secolo scorso nuove ma significative modifice sono state aggiunte alla chiesa,aggiungendo le statue di San Nicola,San Giuseppe e l'altare con la statua dell'Addolorata e fu smantellato l'organo settecentesco troppo ingombrante e di fattura molto grossolana e utilizzato rarissime volte. La facciata,con una piccola scalinata che introduce all'interno,è cuspidata,semplice,decorata da ciotole di ceramca di Castelli del '500;il campanile ha poderose campane che ad ogni processione (tranne quella del Venerdì Santo) suona sempre. L'interno è a tre navate;nella navata sinistra,sopra il fonte battesimale medievale,uno stupendo affresco del XV secolo di Andrea De Litio raffigurante "Madonna di Loreto tra Angeli e i SS. Rocco e Sebastiano";precedentemente si era molto discusso su questo affresco ,che veniva attribuito con molti dubbi al De Litio,mentre altri propendevano più per la sua bottega (osservando che il San Rocco non era molto preciso);vi era addirittura qualcuno che affermava che l'affresco era opera del figlio di De Litio,Francesco,ma ciò era solo falso perché pur non sapendo nulla su questo figlio del pittore sappiamo che non fu mai pittore. Alcuni propendevano addirittura ad attribuirla a un pittore discepolo di un discreto pittore allievo del De Litio. Solo oggi ha riacquistato il suo valore. Gli angeli che reggono un cartiglio non sembrano del De Litio e sono databili al XVI secolo. A lato dell'affresco un'iscrizione medievale;nella stessa navata vi sono un pulpito ligneo del '700,un affresco con "San Girolamo penitente" del '500 e una tela probabilmente settecentesca,con l'Annuncazione. Questa tela deve essere stata alterata nella sua composizione nel XIX secolo. Nella navata centrale,sopra un pilastro,un piccolo affresco (inizio XIV sec,) raffigurante un nobile. Nella navata destra,vicino all'acquasantiera,un affresco del XIV secolo con Santo in tunica verde da attribuire ad Antonio Martini di Atri (Antonio di Atri);un tela del '700 ora in restauro fuori Atri. Inoltre vi è un interessante affresco con Santa Lucia del XV secolo;accanto all'afffresco una crepa sembra apertasi volontariamente lasciando intravedere un frammento di uno o due affreschi:se si toglierebbe l'intonaco,si scoprirebbero molti affreschi. Vicino l'Altare dell'Addolorata una tela del XVIII secolo di pittore locale ma molto probabilmente con formazione napoletana.
[modifica] SS.Trinità
La chiesa è detta popolarmente di San Rocco,per via della statua del Santo che vi è all'interno al quale gli atriani hanno profonda venerazione. La chiesa si trova in un vicolo caratteristico di Atri,all'ingresso del giardino degli Acquaviva (pieno di erbacce),ed è per questo che le guide non la menzionano per niente e a volte i turisti la scoprono per caso,ma non potendo vedere l'interno perché spesso chiuso:apre solo in occasione di Santa reparata (Lunedì in Albis),San Rocco (16 agosto),qualche volta a Santa Rita (22 maggio) e a volte le domeniche primaverili ed estive. La costruzione della chiesa deve risalire al '200 e nel '300 divenne probabilmente Cappella degli Acquaviva;però per accedere alla chiesa bisognava passare per il giardino e inoltre era spesso usata dal popolo,cose che fecero cambiare idea alla famiglia che scelse come cappella privata quella di San Liberatore,a cui si poteva accedere da un corridoio interno. Tra '600 e '700 tutta la chiesa venne rifatta e l'altare maggiore divenne barocco,e vi furono aggiunte statue e dipinti barocchi. La facciata è semplice,con una vetrata della ditta Camper e un piccolo campanile;sul lato sinistro,una decorazione medievale scoperta di recente,mentre su quello destro vetrate della ditta atriana. L'interno è ad unica navata,molto semplice. Sul lato sinistro toviamo la nicchia con la venerata statua di San Rocco,con dei lumini accesi;sul lato sinistro,una nicchia con una piccola statua barocca di Sant'Antonio,il cui Bimbo sembra essere di fattura popolare e più recente;un tela del XVII-XVIII secolo (attr. scuola napoletana)con "Sant'Anna educa la Vergine",un piccolo altare con un quadro della Madonna di Pompei (XVIII secolo circa). L'altare maggiore è in stile barocco,ma anche questo è semplice e sono pochi gli ornamenti:timpano,colonne doriche e qualche puttino. Al centro una nicchia accoglie una statua della Madonna con Bambino (XVIII secolo,detta "delle SS.Grazie"),con ai lati due piccole tele di scuola napoletana (attrbuite alla scuola del Solimena),del '700,con San Michele Arcangelo e l'Angelo Custode. Alla chiesa è legato un miracolo avvenuto qualche anno fa:una donna,che aveva un problema alla gamba,venne consigliata da una lontana amica di recarsi in questa chiesa,e di friggere l'olio davanti la statua di San Rocco,pregando. La donna fece così come le aveva detto e in pochi giorni rimase guarita.
[modifica] Santo Spirito (detta Santuario di santa Rita)
La chiesa di santo Spirito si trova ai margini del centro storico,quasi di fronte alla Rocca di Capo d'Atri,un castello fatto costruire dagli Acquaviva e in parte distrutto durante una sommossa del popolo nel 1413. La chiesa fu edificata a partire dalla fine del XIII secolo,ad opera degli Agostiniani Scalzi,che la ebbero fino al '500,quando subentrarono i francescani per un breve periodo,per poi ritornare poco prima della fine del secolo agli Agostiniani Scalzi,che attuarono alcune trasformazioni. Gli Agostiniani Scalzi attuarono molte opere di modifica anche nel XVII secolo,fino a quando il la chiesa con l'annesso convento passarono alle monache agostiniane,che introdussero anche il culto di santa Rita da Cascia. Soprattutto a partire dalla seconda metà del XVIII secolo,le suore modificarono completamente la chiesa,almeno fino ai primi del XIX secolo,dotandolo di stucchi,altari,vetri,statue e altari. Nel 1800 la chiesa e il convento furono abbandonati,ma gli atriani che riservavano un grande amore verso santa Rita,continuarono a curare la chiesa ed è grazie a loro che oggi la chiesa è possibile ammirarla e non ha fatto la fine di certe chiese durante il periodo napoleonico. Il convento,invece,fu trasformato in ospizio (ancora oggi lo è)per gli anziani e fu dedicato a san Liberatore. La chiesa oggi si presenta nella veste dei restauri e rifacimenti barocchi. La facciata,che fu continuamente modificata fino all'inizio del 1800,si presenta in stile barocco,con lo stemma della morte e la scritta "Suffragio",forse in riferimento a qualche confraternita del Suffragio che vi doveva essere. Il campanile è dotato di campane del XVIII-XIX secolo,che si differenzia da quelli atriani in mattoni. Il portale d'ingresso,datato 1586 ed in puro stile rinascimentale,era in realtà sulla facciata della chiesa conventuale di Sant'Antonio dei Cappuccini,chiesa già in degrado prima dei depredamenti austriaci (1707) e napoleonici (inizi del XIX secolo): le uniche cose salvatesi della chiesa sono questo portale e il dipinto "Madonna con Bimbo e santi",1490 c.,della scuola di Antonio Solario,detto Lo Zingaro. Ma è l'interno che sorprende: in stile barocco,ad unica navata,dai soffitti decorati nella seconda metà del XVIII secolo pendono alcuni lampadari in vetro di Murano,opera di maestri muranesi. Sul lato destro:
- Natività con Agostiniani,Cappuccini,Minori Osservanti,1550-60. L'affresco,ritrovato in chiesa ed ora esposto in una parete del lato destro,presenta alcuni elementi di artisti locali,ma è molto più sicura un'attribuzione a scuola fiorentina.
- Altare del Giudizio,XVI-XVII secolo. L'altare,in stile barocco opera di marmorati locali influenzati dalla cultura veneta,è così chiamato per un singolare quadro,della fine del '500,generalmente indicato come un "Giudizio Universale"; caratterizzato dalla presenza di un morto coperto da scarafaggi,ragni e vermi.
- Altare di Sant'Anna,fine XVIII secolo. L'altare,che termina con un finto timpano dipinto,contiene in una nicchia la statua ottocentesca di sant'Anna che tiene per mano Maria bambina,coperte da preziosi veste ricamate in oro e argento.
Sul lato sinistro:
- Cappella di santa Rita da Cascia,XVIII-XIX secolo. Il grandioso cappellone fu realizzato tra il XVIII e il XIX secolo,abbellito da stucchi e soprattutto dalla preziosa statua della prima metà del XX secolo,con preziose vesti,di Santa Rita,issata il 22 maggio su un prezioso baldacchino e portata in processione nella città,a testimonianza della forte venerazione che gli atriani mostrano a santa Rita.
Inoltre la cappella è abbellita da quadri moderni e da alcuni vesti da sposa offerti dalle nuove spose come ex- voto.
- Altare di san Francesco di Paola,1770 c. L'altare è in stile barocco,e contiene una tela con "La Madonna che adora il bimbo con san Francesco di Paola",opera settecentesca di scuola napoletana.
- Altare della Madonna Addolorata,fine XVIII secolo. L'altare tardobarocco,modificato forse nel XIX sec,fu abbellito da una statua in parte in cartapesta del XIX secolo della Madonna Addolorata dentro una nicchia stellata,di scuola locale. Nella teca dell'altare vi è una patetica statua del Cristo morto,dello stesso periodo dell'Addolorata.
Nel presbiterio:
- San Giuseppe e Madonna del Suffragio,XIX secolo. Le due statue di cartapesta,attribuita alla scuola degli Avolio,sono contenute in due nicchie. La statua di san Giuseppe è anche vestita.
- Stucchi e croce dell'altare maggiore,seconda metà XVIII secolo. Gli stucchi del presbiterio e della volta sono stati restuarati di recente a foglia d'oro,e sono veramente realistici e stupendi. Alcuni li vogliono attribuire a scuola napoletana.
- Pentecoste,prima metà XVII secolo. Il quadro,sopra l'altare maggiore,rappresenta la scena della discesa dello Spirito santo su Maria e gli Apostoli (Pentecoste),immersa nel buio e irradiata dalla luca delle fiaccole e della colomba. E' attribuita ad Andrea dell'Asta
- Madonna con Bimbo,fine XVII secolo. La Madonna,seduta su una miriade di nubi,sorregge il bambino Gesù. Opera firmata di Andrea dell'Asta(Napoli,1673- 1721)
- Madonna con Bimbo e santi,XVIII secolo. L'opera è di influenza solimenesca,ed è stato assegnato al pittore atriano Giuseppe Prepositi (Atri,?- 1790 c.),allievo di Francesco Solimena; l'opera è databile attorno al 1770,subito dopo le tele di Cermignano e Appignano.
In sagrestia si trovano una statua del Cristo risorto del XX secolo e in alcune teche alcuni ex-voto in argento,ma anche capelli e oggetti quotidiani,del XIX e XX secolo,un tempo ospitati nella Cappella di santa Rita. Furono donati come ringraziamento dagli atriani a santa Rita. In sagrestia si trovavano anche due tele,del 1770,raffiguranti santa Rita e Sant'Agostino,oggi conservate al Museo capitolare di Atri.
La chiesa è nota anche come Santuario di santa Rita,considerato il secondo centro di culto della santa dopo Cascia,città natale della santa. L'affluenza di fedeli soprattutto nei giorni di festa 19-20-21-22 maggio non è tanto dovuta all'indulegenza plenaria proclamata dal Papa nel '900,ma soprattutto ai miracoli che la santa operò in Atri già dal XIX secolo,ma soprattutto a partire dagli anni '60,quando una donna guarì da un male incurabile nell'ospedale di Atri per intercessione della santa. I giorni di festa culminano il 22 maggio,con la processione di santa Rita per le vie della città,addobbate a festa e con grandiose luminarie.
[modifica] La chiesa di S.Chiara e il monastero delle Clarisse
Il monastero e la chiesa furono fondati nel 1260 da due Clarisse, compagne di Santa Chiara,grazie anche all'aiuto di Filippo Longo di Atri (costruttore anche del monastero dei Francescani in Atri),settimo discepolo del santo di Assisi e grande amico di S.Chiara. Nel corso del tempo tutto il monastero e la chiesa furono oggetto di diversi rifacimenti: il più importante fu quello avvenuto nel XVI secolo,quando i duchi Acquaviva modificarono sia la chiesa che il monastero,donando a quest'ulimo (come celle per le monache)le ex- scuderie che ormai non servivano più. Se l'aspetto esteriore è quello conferitogli nel '500,non si può parlare così per quello interno: la chiesa subì le trasformazioni barocche,mentre i vari locali del monastero,tra cui il chiostro,il giardino e la grotta di Lourdes,furono ristrutturati e rimessi a nuovo dalle suore negli anni '50 del '900,dopo alcuni danni causati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. La facciata della chiesa è semplice,tipica del territorio,quasi schiacciata da un lato dalle mura del monastero,mentre dall'altro ha respiro grazie alla via che c'è;presenta un portale cinquecentesco di maestranze locali,mentre sul lato sinistro c'è un piccolo portale che presenta un'eleborata decorazione in ferro battutto con il calice e l'ostia. C'è anche un campanile a vela. L'interno non è molto grande,a unica navata,ma ricco di sorprese. In fondo c'è l'altare maggiore (detto Capella Maggiore) che "copre" la cella del SS.Sacramento. È un trupudio di stucchi,opera di colte maestranze locali del XVII secolo,con raffigurazioni di putti,medaglioni con S.Caterina da Bologna,l'Immacolata e Gesù,oltre a due statue in stucco di san Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista. Tutto attorno alla nicchia con la statua lignea,di recente fattura,di S.Chiara. Sul lato destro vi sono:
- Altare dei tre santidel 1650, così chiamato perchè la pala centrale raffigura appunto tre santi: Santo Stefano, San Lorenzo e san Pietro da Verona. L'altare è ricco di stucchi,attribuito a mestranze napoletane. La Pala centrale è preziosissima,opera della "Scuola degli Illuminati", la scuola di pittura aperta a Bologna dai Carracci.
- Altare di San Gaetano da Thiene,realizzato nel 1766. Fu edificato sopra un altro, a spese di due clarisse, ricordate nell'iscrizione dell'altare. La doratura fu fatta in malo modo e perciò rifatta agli inizi del XIX secolo. Tutti gli stucchi sono di scuola napoletana,mentre la tela Madonna adorata da San Gaetano,opera del 1766 di Francesco De Mura e bottega,è copia della Madonna conservata in san Luca a Bologna,opera di Guido Reni: unica differenza il colore dell'abito del santo,che nel caso di Atri è nero.
Sempre sul lato destro un'iscrizione ricorda che nella chiesa fu sepolto Don Tracanna,parroco della vicina chiesa di san Nicola. Sul lato sinistro abbiamo:
- Altare della Madonna delle Grazie,opera di modesti artisti locali del XVII secolo. Sull'altare c'è la statua in cartapesta del XVII secolo della Madonna delle Grazie,opera di scuola umbro- abruzzese. Ma l'opera più preziosa di questo altare è L'incoronazione di S.Agnese alla presenza di S.Chiara,opera del 1856 di Gennaro Della Monica,il noto pittore teramano. Sostituì una precedente tela ormai invecchiata.
- Altare dell'Addolorata,della prima metà del XVIII secolo,con stucchi di scuola abruzzese. La nicchia, dove oggi c'è la statua vestita del '700, era un tempo occupato da una pala dipinta oggi conservata nel monastero. Alcuni riquadri sopra l'altare ospitano due tele di scuola napoletana della fine del '600.
Curiosità: tutti gli altari sono sormontati da "baldacchini" in legno con raffigurazioni di Dio e gli angeli. Da vedere,infine,le vetrate della ditta Camper e il pavimento realizzato nel 1852 dal veneziano Giovanni Pellarini. Il monastero,all'esterno,presenta un frammento di affresco del XVI secolo e un bassorilievo con lo stemma degli Acquaviva del 1460. Si entra e ci si trova in una grande stanza dove si trova un campanella,una grata e la "ruota girevole" dove fino a qualche secolo fa era uso mettere i bambini che erano poi presi dalle clarisse,mentre oggi si vengono a posare dolci,vestiti e cibo,mentre le suore ricambiano donando le ostie (sconsacrate) da loro preparate e alcuni buoni dolci. Gli altri locali del monastero non sono accessibili,perchè riservati alle sole suore. All'interno di alcuni locali sono conservate opere stupende e importanti,come: alcuni codici,con disegni del '700 delle Clarisse; un quadro del XIX secolo con la raffigurazione della Madonna che appare ad una clarissa (all'epoca della realizzazione era Suor Veronica de Petris;);una santa Chiara del '700,scuola napoletana; una tela con l'Addolorata del '600, attribuita a Carlo Dolci. Ma l'opera più importante è la Madonna del Rosario,modesta opera seicentesca di un artista locale, collocata nel Coro Superiore, a cui le suore sono molto devote. Tra la prima metà del XIX secolo e gli anni '50 del '900,il Monastero arrivò a situazioni di gravi difficoltà che ne stavano causando la chiusura. Soprattutto nel XIX secolo,con la soppressione dei monasteri da tutto l'Abruzzo si riversarono nel monastero di Atri le monache dei monasteri chiusi. Le Clarisse di Atri temevano di fare la stessa fine ed erano preoccupate. Suor Veronica de Petris,la più preoccupata,decise di pregare la Madonna conservata nel Coro Superiore. La Madonna cominciò a parlare, dicendo che "se tutti i monasteri del mondo dovessero finire, questo qui, per te, non lo farò mai finire". E tutto ciò che ha detto si è avverato. Pure dopo il secondo dopoguerra le suore non si diedero per vinte e ristrutturarono i loro locali. E oggi le Clarisse vivono nel monastero senza problemi,lavorando e pregando intensamente. Comunque,alla Madonna del monastero di Atri sono legate altre leggende,alcune delle quali parlano di briganti e ladri che fuggirono per intervento della Madonna. Altri locali interessanti sono il grande giardino,il chiostro e la Grotta di Lourdes. Interessante anche il presepe napoletano di fine '700, esposto in chiesa durante il periodo di Natale.
[modifica] Altre chiese
- Chiesa di San Giovanni Battista
- Chiesa di sant'Andrea
- Chiesa di San Gabriele dell'Addolorata
- Chiesa di Santa Maria delle Grazie
- Chiesa di Santa Croce
- Chiesa dell'Addolorata
- Chiesa di Santa Marina
[modifica] Monumenti
- Sparse nel territorio del comune, diverse fontane archeologiche sec. X a.C. (come la Canale e la Pila, sulla strada per Pineto).
- Palazzo Ducale (sede del municipio) con il torrione civico sec. XIV
- Il Teatro Romano (area archeologica) sec. III - II a.C.
- Il Teatro Comunale sec. XIX (progettato dall'architetto teramano Nicola Mezucelli)
- Palazzo Luigi Illuminati (oggi sede del tribunale) sec. XIX
- Palazzo Cardinal Cicada sec. XVI
- Monumento ai Caduti in piazza Francesco Martella
- Scuderie del Palazzo Ducale
[modifica] Parchi e zone panoramiche
- Villa Comunale dei Cappuccini sec. XVI (splendido parco con belvedere adriatico)
- Riserva naturale guidata Calanchi di Atri (oasi WWF alle porte del centro storico)
- Le grotte (parte di una grandioso sistema idrico di antichissima e incerta origine)
- Belvedere mare-monti di viale Vomano con sculture in pietra, frutto di simposi di scultura
- Parco Sorricchio (antico polmone verde collegato al giardino di Palazzo Ducale)
[modifica] Cultura
[modifica] Istruzione
[modifica] Biblioteche
- Biblioteca comunale
- Biblioteca capitolare
- Biblioteca del Centro servizi culturali
- Studio araldico atriano
- Archivio storico e pergamenaceo Comunale (n°300 pergamene, uniche e restaurate nel 2000)
[modifica] Scuole ed Università
Atri vanta istituti superiori (come lo storico Liceo Classico "Luigi Illuminati"), una sede periferica dell'Università degli studi di Teramo con il Corso di Laurea in Scienze Giuridiche economiche e manageriali dello Sport; Corso di Laurea Specialistica in Management dello Sport e delle Imprese Sportive; Master di Primo Livello in Diritto ed Economia dello Sport nell'Unione Europea, unica istituzione in Europa.
[modifica] Musei
- Il Museo Capitolare (con visita al chiostro del Duomo e alla attigua cripta, con affreschi databili ai primi decenni del sec. XV)
- Il Museo Etnografico
- Il Museo-Archivio Musicale "Antonio Di Jorio"
- Il Museo Archeologico Civico Capitolare "De Galitiis - De Albentiis - Tascini"
- Il Museo Didattico degli Strumenti Musicali Medievali e Rinascimentali
- "Casoli Pinta": Museo all'aperto di murales d'autore nella frazione di Casoli-"Museo sotto le stelle"
- Raccolta preziose Ceramiche (mattonelle) del Grue e del Gentile e frammenti della Casa Ducale, nonché Monete dell'antica Numismatica della città di Atri (sec. VI-V a.C.)
[modifica] Tradizioni folcloristiche ed eventi
[modifica] I Faugni (li Faégnë)
Ogni anno, all'alba dell'8 dicembre, ad Atri si ripete l'antichissima tradizione popolare dei faugni (dal latino "fauni ignis", cioè fuoco di Fauno). Essa nasce dalla fusione di una consuetudine pagana e contadina. Un tempo, nelle campagne attorno ad Atri, i contadini accendevano dei fuochi, a fini propiziatori prima del solstizio d'inverno, in onore di Fauno, divinità pagana associata alla fertilità della terra. Da questo magico rito deriva appunto la tradizione dei faugni, che consiste nell'accendere e portare in processione per la città, all'alba dell'8 dicembre, alti fasci di canne legati da lacci vegetali. La sera del 7 dicembre il parroco della concattedrale benedice il falò che servirà all'accensione dei Faugni all'alba del giorno dopo. Il giro dei faugni all'alba dell'8 Dicembre per vie e piazze dell'incantevole centro storico di Atri termina nella spettacolare piazza del Duomo, dove i fasci di canne ardenti formano un grande falò. Nei secoli l'originario rito pagano s'è mescolato a quello della festa cattolica per l'Immacolata Concezione di Maria, per cui oggi la processione dei fuochi e il grande falò davanti alla concattedrale sono seguiti dalla celebrazione della messa mattutina in onore della Madonna. Tra le 18.00 e le 19.00 c'è la processione con la statua dell'Immacolata,splendida statua vestita della Madonna del 1800 issata su un balfacchino dello stesso periodo (l'altezza della statua può essere di 2 m.) Nella sera dell'8 dicembre, infine,dopo la processione il tutto si conclude con l'accensione di due pupe, fantocci dalle fattezze femminili che vengono animati da due persone che si nascondono nell'interno cavo dei fantocci. Le pupe danzano al suono della musica della banda e si accendono di fuochi pirotecnici. Dopo questo spettacolo pirotecnico,diffuso in tutto l'Abruzzo ma che ad Atri assume una forma particolare per la presenza di due pupe e non una,ce n'è un altro,da terra,lanciati da particolari macchinari in legno che rischiarano il cielo notturno del giorno dell'Immacolata e danno appuntamento all'anno prossimo. Dal 2006,alla festa dei Faugni si è correlata una notte bianca,con l'apertua nottura di tutti i bar,locali,pub e anche musei e alcune chiese. Vi possono essere anche concerti, come è accaduto nell'edizione 2008. Ogni anno la manifestazione richiama un gran quantità di pubblico.
[modifica] Santa Reparata di Cesarea di Palestina
(Lunedì in Albis) I festeggiamenti, una volta molto più grandi, onorano la patrona santa Reparata. Il clou avviene il pomeriggio del lunedì, quando la processione muove dalla concattedrale, accompagnata dalla banda per portare il busto argenteo della Santa (1608,fratelli Ronci), per le vie cittadine. A mezzanotte gli stupendi fuochi artificiali.
[modifica] Santa Rita
(19-20-21-22 maggio) È una festa molto sentita dalla popolazione,anche perché la santa avrebbe fatto molto miracoli agli atriani affetti da malattie molto gravi. Il 22, nella piccola chiesa di santo Spirito, vi è un grande via vai di gente per salutare la santa, posta in un grande baldacchino dorato. Vi è la messa cantata, la benedizione delle rose, in sacrestia si danno dei petali benedetti e i preziosi ex-voto. Alle 19.00, i confratelli dell'Annunziata trasportano il simulacro per le vie cittadine piene di luminarie, accompagnati da tre bande. Durante la processione le strade diventano fiumi di petali di rose lancciati dai fedeli dai balconi. Ogni anno vi sono spettacoli musicali, bandistici e teatrali.
[modifica] Madonna delle Grazie
(2 luglio) La festa è molto sentita dagli atriani, che celebrano la patrona della contrada Cona. Nove giorni prima (novena),la Madonna e il Bambino indossano un vestito a festa con tanto di collane e orecchini. La mattina del 2 luglio,una processione dalla nuova chiesa di San Gabriele percorre 6 km per arrivare alla chiesetta barocca di Santa Maria delle Grazie, detta Madonna della Cona, dove la statua vestita della santa sta aspettando i fedeli, che assistono alla messa all'alperto e fanno una colazione collettiva. A sera,la processione. È considerata la festività religiosa più partecipata e famosa di Atri (dopo i Faugni e Santa Rita).
[modifica] Madonna del SS. Rosario
(primo sabato e prima domenica di ottobre) La festa è molto sentita dagli atriani,tanto che la statua della Madonna viene portata in processione sia il sabato che la domenica. Per l'occasione, una stupenda statua della Madonna del '700, conservata nella chiesa di San Domenico viene tolta dalla sua cappellina e il suo vestito le viene cambiato con uno più ricco, intermanete ricamato con fili d'oro. La statua, dopo la messa delle 18.00, viene portata in processione per le vie della città. Anticamente la statua era intermanete ricoperta di ori e gioielli ma, a causa di reiterati furti, fu vietato il rito del "dono degli ori alla Vergine".
[modifica] Madonna del Rosario
(Lunedì dell'Angelo) Viene festeggiata nella contrada Cona;il gruppo scultoreo (costituito dalle statue vestite della Madonna,San Domenico e Santa Caterina)è conservato in una cappella della chiesa ed esposto alla venerazione. A sera processione,banda e spettacoli di intrattenimento.
[modifica] Santa Croce (1-2-3 Maggio)
I festeggiamenti sono più che altri religiosi e si svolgono nella contrada santa Croce,dove si trova la chiesa del Crocifisso fatta ristrutturare negli anni '50 da un emigrato atriano tornato in patria. L'emigrato,partito da Atri per la guerra negli anni '40 e poi trasferitori negli Stati Uniti,fece voto al Crocifisso di ristrutturare la chiesa in suo onore all'epoca abbandonata se gli avrebbe portato fortuna nel viaggio. L'emigrato in America fece fortuna e tornato in Abruzzo ristrutturò la chiesa di S.Croce (che oggi si presenta nell'aspetto conferitogli intorno al 1950) e vi mise anche una piccola reliquia della Croce. I festeggiamenti principali interessano il 3 Maggio,quando il pomeriggio viene portata in processione nelle vie adiacenti la chiesa il Crocifisso (portato dal sacerdote,sotto un baldacchino di stoffa) e la reliquia della Croce. La piazza antistante la chiesetta è decorata da luminarie e bancarelle e si esibisce la banda della frazione Casoli di Atri.
[modifica] Madonna di Pompei (Madonna del Rosario)
(8 maggio) Viene anche questa festeggiata nella contrada Cona,ma è più semplice. Per l'occasione la Madonna indossa un vestito più bello.
[modifica] Sant'Antonio da Padova
(13 giugno) La statua del santo viene esposta giorni prima nella chiesa di San Francesco e la mattina del 13 giugno, durante la messa, vengono distribuiti i pani benedetti.
[modifica] Corpus Domini (Domenica dopo la SS. Trinità)
La festa del Corpus Domini, come nel resto d'Italia, è variabile ed è collegata alla data della Pasqua e quindi può capitare a maggio o a giugno, ma sempre dopo la festa della Santissima Trinità. Vi è la tradizionale Infiorata tipica di moltissime città italiane; fin dalla mattina donne e uomini preparano i petali e disegni per il grande tappeto floreale che verrà preparato in Piazza Duomo e dove passerà la processione. Sempre in piazza Duomo viene allestito il palco dove viene celebrata la messa all'aperto. Nel pomeriggio, verso le 17.00, parte la processione dal palazzo vescovile, con in testa tutti i preti della diocesi ,il vescovo, i bimbi della Prima Comunione (con il loro abito bianco) e infine il baldacchino di stoffa con il Corpus Domini, l'ostia contenuta in un ostensorio d'argento diverso ogni anno (spesso si tratta dei ricchi ostensori barocchi delle chiese di Atri). Si arriva quindi in piazza Duomo, con lo sfondo della magnifica concattedrale, si sale sul palco e si celebra la messa davanti tutti i fedeli (in caso di pioggia, la messa viene celebrata in concattedrale). Dopo la messa, verso le 18.30 inizia la processione del Corpus Domini con l'ordine già menzionato prima: questa volta, però, dietro al baldacchino ci sono tutti i fedeli. La processione passa sopra l'Infiorata, con un tema diverso ogni anno (ma sempre inneggiante a Cristo e all'Eucaristia), e attraversa tutte le vie del centro storico. La processione poi rientra nel Duomo.
[modifica] Processione del Cristo Morto
(Venerdì Santo) La processione è molto antica, anche se gli attuali simulacri sono dell'800. La processione si avvia dalla Cattedrale con i soli simulacri del Cristo morto (posto su un grande baldacchino dorato, coperto di veli e velluto nero, opera stupenda dell'800 di scuola napoletana,considerata la più bella bara d'Abruzzo) e dell'Addolorata, che si incontrano nella piazza antistante con la processione, proveniente da San Francesco della Croce con i simboli della Passione. Arrivati a San Domenico si unisce "il Calvario", gruppo scultoreo delle tre croci. La processione rientra in Duomo, mentre "il Calvario" riparte per ritornare a san Domenico, dov'è conservato.
[modifica] Festa dell'Assunta e apertura della Porta Santa
(14-15 agosto) La festa dell'assunta è molto sentita dagli atriani. La statua della Madonna viene esposta molti giorni prima nella concattedrale. Il 14 agosto vi è un grande corteo storico preceduto dal vescovo che, arrivato in Piazza Duomo, dopo gli spettacoli medievali, procede all'apertura della Porta santa (primo portale su lato destro, opera di Raimondo del Poggio, XIV secolo), istituita nel 1300 forse da Papa Celestino V (che aveva la madre originaria di Atri) o da Papa Bonifacio VIII. Un tempo, accanto alla Porta Santa, si trovavano le spoglie del Beato Nicola (povero errante morto in Duomo), ora spostate nel Museo Capitolare; la porta rimane aperta per i successivi 8 giorni.
[modifica] Sfilata dei carri trainati da buoi (Maggiolata)
(15 agosto) La sfilata è la riproposizione delle maggiolate che un tempo erano d'uso. La festa consiste nell'addobbare antichi carri aprutini e sfilare per la città al suono di canti e balli di gruppi foloristici proveniienti anche da altre regioni. Un tempo vi era anche una grande fiera del bestiame e la sagra delle cipolle per le provviste invernali.
[modifica] Atri a Tavola (12-13 Luglio e 12-13 Agosto)
La manifestazione è nata qualche anno fa grazie all'opera dell'Amministrazione Comunale e oggi rappresenta la maggiore manifestazione gastonomica dell'Abruzzo. Vi partecipano oltre 100 espositori,provienienti dall'Abruzzo ma anche dalle regioni limitrofe come l'Umbria. I vari stand sono dislocati da Viale Umberto I fino a Piazza del Comune,occupando tutto il Corso e Piazza Duomo. E' interessata anche buona parte del centro storico con vari spettacoli. In Piazza del Duomo si tengono anche spettacoli gastronomici e folcloristici o la riproposizione degli antichi mestieri. Durante i giorni di festa si tengono anche alcuni convegni,in cui si parla soprattutto di vari aspetti culturali della città di Atri e non solo. L'affluenza di persone,provenienti da molte parti,è grande anche perchè c'è l'occasione di visitare vari monumenti della città dove si svolgono alcune particolari eventi,come la chiesa di san Francesco dove sulla sua teatrale scalinata a doppia rampa si svolgono concerti di musica classica; l'affluenza di persone è maggiore soprattuto nei giorni del 12 e 13 Agosto,perchè precedono i festeggiamenti di Ferragosto il 14 e 15 Agosto.
[modifica] Prodotti tipici
- Formaggio pecorino di Atri
- Arrosticini
- Liquirizia
- Miele
- Maccheroni con la mollica
- Olio extravergine d'oliva Pretuziano delle colline teramane D.O.P.
- Dolce pan ducale
- Vini:Montepulciano d'Abruzzo,Trebbiano,Chardonnay
[modifica] Personalità legate ad Atri
- Adriano, quinquennale a vita ad Hatria, alia patria dell'imperatore romano
- Filippo Longo di Atri, (1???-1259), settimo discepolo di S. Francesco d'Assisi
- Beato Francesco Ronci, (1223-1394), Cardinale, primo Abate Generale dell' Ordine dei Celestini. Compagno fraterno, discepolo e consigliere di Papa Celestino V
- Antonio Martini di Atri, pittore
- Andrea Matteo Acquaviva, Duca d'Atri (1457-1529), capitano
- Claudio Acquaviva d'Aragona, (1543-1615), religioso
- Trojano Acquaviva d'Aragona, (1694-1747), cardinale
- Giovan Girolamo Acquaviva, Duca d'Atri (1679-1709), capitano e poeta.
- Pasquale d'Acquaviva d'Aragona (1718 - 1788), nominato cardinale da Clemente XIV, già vice-legato pontificio presso Avignone (1744 - 18 lug 1754) sotto Benedetto XIV
- Serafino Tamburelli,(Atri,1680- 1750),pittore
- Aurelio Grue, (1870-1896), combattente, medaglia d'oro
- Francesco Martella, (1898-1943), rivoluzionario, partigiano, martire per la libertà
- Carlo Delle Piane, (1936), attore e regista
- Antonio Di Jorio, compositore
- Beato Nicola Orsini, Monaco Cistercense, m. 1200;
- Beato Andrea d'Atri, dell'ordine dei Minoritico;
- Inoltre la famiglia Acquaviva ha dato sei cardinali, alcuni arcivescovi e vescovi, ed uno dei più celebri Generali Gesuiti, Claudio Acquaviva;
- Angelo Probi, fu Ambasciatore di Ferdinando l'Aragonese a Venzia;
- Vincenzo Rosati, archeologo e pittore. Direttore della locale scuola di arti e mestieri.
- Emilio Mattucci, politico. Primo presidente della Regione Abruzzo.
- Domenico Vecchioni, diplomatico e saggista.
- Avv. Luigi Vinditti, più volte amministratore benemerito della città in svariate cariche pubbliche.
- Prof. Dott. Domenico Vinditti, luminare dell'ortopedia, a lui si devono il "chiodo Vinditti" e il "metodo di Vinditti".
- Pietro Baiocchi, (Atri 1834, Palermo 1860), unico abruzzese tra i Mille che partirono da Quarto.
- Domenico Ricciconti, (Atri 1883, Napoli 1943), possidente, politico, benefattore.
- Anonimo fuochista, che nel 1682 venne chiamato nella città picena di Ripatransone in occasione di alcuni festeggiamenti,in cui ci sarebbe dovuto essere uno spettacolo pirotecnico: egli salì su di un cavallo cominciando a sparare i petardi ovunque, e da quel giorno nacque la seguitissima e famosa manifestazione del Cavallo di fuoco.
[modifica] Ospedale civile San Liberatore
Atri è nota anche per l'ospedale civile "San Liberatore", efficiente struttura sanitaria pubblica con un vasto bacino d'utenza, che interessa soprattutto l'area metropolitana di Pescara-Chieti e parte della provincia di Teramo.
[modifica] Attività musicali
La secolare tradizione canora, alla quale hanno dato un determinante contributo i frati Francescani, ha dato vita nei secoli nella cittadina a numerosi cori. In attività vi sono il Coro Folkloristico "A. Di Jorio" (1974), la Schola Cantorum "Aristotele Pacini" (1987), coro polifonico maschile e la Schola Cantorum "Don G. D'onofrio" (2003), coro della cappella della concattedrale di Atri.
[modifica] Media
L'emittente televisiva locale nasce nel 1975, in seno ad una Associazione Sociale e Culturale di volontariato, C.A.R.T.A. (Club Amatori Radio Televisione Atriani) ONLUS, concessionaria dell'emittente televisiva "TV ATRI" ; " la più antica d'Abruzzo e forse d'Italia". Ha una Testata Giornalistica "TELE ATRI Notizie" (registrata al Tribunale di Teramo 1989). La conduzione della struttura avviene con un benemerito volontariato che impegna mezzi e tempo libero. Le trasmissioni avvengono sui canali 32 UHF e H VHF con il sistema analogico di giorno e nelle ore notturne in digitale terrestre. NON E' CONOSCIUTA DAL COMUNE DI ATRI, non è presente nell'elenco delle Associazioni, anche se, correntemente utilizzata. Assente dall'elenco delle Associazioni pur essendo l'unica esistente in ATRI avente tutti i "CRISMA" di associazione Sociale e Culturale di Volontariato, operante da circa 35 anni, legalmente riconosciuta come struttura ONLUS, operante per fini sociali e culturali in forma assolutamente gratuita in favore dei Cittadini della nostra intera Comunità.
[modifica] Curiosità
- Il film Domani è un altro giorno con Ornella Muti e Katia Ricciarelli è stato girato in Abruzzo, per la maggior a Giulianova, ma altre scene sono state girate a Roseto degli Abruzzi e ad Atri, queste ultime in piazza Duomo, davanti alla concattedrale e nel Teatro Comunale.
- Le Clarisse, ancor oggi, abitano il Monastero di santa Chiara nel centro storico di Atri. Esse non possono uscire dal Monastero, come vuole la Regola (a parte casi eccezionali come andare dal medico), e non possono quindi partecipare alle processioni. Ad Atri però è tradizione che tutte le processioni che si svolgono nel centro di Atri passino davanti al complesso monastico di Santa Chiara. Perciò la porta principale del Monastero e quella della chiesa vengono spalancate e al passaggio della processione le suore si affacciano sulle grate che dal Monastero danno sull'interno della chiesa. Davanti all'altare dell'Addolorata uno dei tanti cori di Atri intona canti sacri. Arrivati davanti al portone della chiesa,la processione si ferma e il simulacro della santa o del santo portato in processione viene fatto girare su se stesso in modo che si "rivolga" all'interno della chiesa e in modo che le suore Clarisse lo possono vedere. Nella processione del Venerdì santo, tutti i tre simulacri del sacro corteo vengono fatti rivolgere all'interno della chiesa.
- Plinio il Vecchio decantava le galline di Atri e i vari prodotti della città.
- Atri è nota nel mondo per la produzione di vetri (per chiese e non) da parte di una ditta vetraria fondata nel secolo scorso, e per la sua liquirizia; la produzione di liquirizia risale a tempi antichi, forse già al tempo dei Romani. Furono poi i Domenicani a continuare la produzione di liquirizia,che si interruppe con la loro cacciata nel 1809. Nel 1836 il Cav. Menozzi ridiede avvio alla produzione, stabilendo la fabbrica nel convento dei Domenicani (dove si trova tuttora) e proprio dal 1836 la fama della liquirizia di Atri crebbe sempre più. Negli anni '50 il Cav. De Rosa aprì una propria fabbrica che poi si fuse con la Menozzi,dando origine alla liquirizia "Menozzi- De Rosa".
- Le Clarisse di Atri, prima di cadere in precarie condizioni economiche nella seconda metà del XIX secolo, producevano il saponetto di Atri, che era molto utile soprattutto come sbiancante. Durante il dominio degli Acquaviva la sua fama doveva già essere molto grande, tanto che nel 1667 il duca di Atri fece dono di un pacco di saponetti ad un cugino a Mantova che li richiedeva. Le stesse suore realizzavano le confezioni. La produzione del saponetto era nota solo alle suore e veniva insegnata alle nuove suore. Nel XIX secolo, però, ne vennero a conoscenza prima le monache benedettine del monastero di San Pietro di Atri (oggi distrutto), forse da una suora delle Clarisse che era stata trasferita in san Pietro, e poi tutti gli atriani. Nacque così un'industria che rese famosa Atri in tutto il regno di Napoli. Le materie prime per la produzione erano fornite dalle Clarisse. Intorno al 1860, le Clarisse caddero in una grave situazione economica, da cui si risollevarono solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. La produzione del saponetto si bloccò. Quando le suore uscirono dalla crisi economica che le aveva colpite era ormai troppo tardi per ricominciare la produzione del saponetto: non solo gli atriani si erano dimenticati di come si produceva, ma anche le stesse suore. E quindi il saponetto di Atri oggi non esiste più.
[modifica] Amministrazione comunale
Sindaco: Gabriele Astolfi (Centro-destra) dal 15/04/2008
Centralino del comune: 085 87911
Posta elettronica: sindaco@comune.atri.te.it
[modifica] Bibliografia
| Per approfondire, vedi la voce Bibliografia su Atri. |
- Luigi Illuminati, Un paese d'Abruzzo nella seconda metà dell'Ottocento, Pescara, Donato e Nicola De Arcangelis, 1946;
- Nicola Mattucci, Note di storia atriana, a cura di Francesco Barberini, Pescara, Ferretti, 1964;
- Giovanni Azzena, Atri, forma e urbanistica, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1987;
- Domenico Zincani, Immagini di vita atriana 1930-1975, s.l., Gildo e Cettina Di Febo, 1991;
- Giuseppe Di Filippo, Gli Uomini e la Storia - Personaggi illustri di Atri, Ass. Cult. L. Illuminati, Atri 1996
[modifica] Voci correlate
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