Homo neanderthalensis

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Uomo di Neandertal
Stato di conservazione: Fossile
Periodo di fossilizzazione: Pleistocene superiore
(Paleolitico superiore)

Ricostruzione di un giovane di Neandertal
al Anthropological Institute, Università di Zurigo [1]
Classificazione scientifica
Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Sottoregno: Eumetazoa
Ramo: Bilateria
Superphylum: Deuterostomia
Phylum: Chordata
Subphylum: Vertebrata
Infraphylum: Gnathostomata
Superclasse: Tetrapoda
Classe: Mammalia
Sottoclasse: Theria
Infraclasse: Eutheria
Superordine: Euarchontoglires
(clade): Euarchonta
Ordine: Primates
Sottordine: Haplorrhini
Infraordine: Simiiformes
Parvordine: Catarrhini
Superfamiglia: Hominoidea
Famiglia: Hominidae
Sottofamiglia: Homininae
Tribù: Hominini
Sottotribù: Hominina
Genere: Homo
Specie: H. neanderthalensis
Nomenclatura binomiale
Homo neanderthalensis
King, 1864
Sinonimi

Homo sapiens neanderthalensis

Nomi comuni

Uomo di Neandertal, Neanderthal, Paleantropo

Partecipa al Progetto:Forme di vita
« Se si potesse reincarnare un Neanderthal, e porlo nella metropolitana di New York, opportunamente lavato, sbarbato e modernamente vestito, si dubita che potrebbe attrarre alcuna attenzione. »

Il periodo detto paleolitico medio, compreso tra i - 200 000 anni e i - 40 000 anni anni fa, vide l’ascesa e l'inizio del declino dell'Homo neanderthalensis (Uomo di Neandertal o, nei testi meno recenti Uomo di Neanderthal). Convissuto nell'ultimo periodo della sua esistenza con Homo sapiens, la sua scomparsa, in un tempo relativamente breve, è un enigma scientifico oggi attivamente studiato.
Documentata fra - 130 000 anni (per le forme arcaiche) e - 25 /- 30 000 anni anni fa in Europa, Africa e Asia, questa specie si è presumibilmente evoluta dall'Homo heidelbergensis.

I resti che diedero il nome alla specie furono scoperti da Johann Fuhlrott nel 1856 in una grotta di Feldhofer nella valle di Neander in Germania, che prende il nome dalla traduzione in greco antico del cognome dell'organista e pastore Joachim Neumann, a cui i suoi concittadini di Düsserdolf intitolarono la piccola valle.

Indice

[modifica] Sintesi dell'aspetto esteriore

Rimandando più sotto ai dettagli, l'aspetto fisico esteriore dei neandertaliani classici è quello di un uomo di altezza media di 1,60 m perfettamente eretto e muscolarmente molto robusto; la testa è allungata antero-posteriormente, e ha un volume cerebrale di 1500 ml in media, del 10% superiore agli uomini attuali. Ha uno spiccato prognatismo e spesso il mento sfuggente, sempre negli individui classici. Col tempo, in alcune zone e verso la fine del paleolitico si diffonde un tipo più gracile, e con un mento osseo più pronunciato, mentre gli zigomi sono molto meno accentuati che nell'uomo e le arcate sopraccigliari al contrario più sporgenti. Una tesi esposta nel 2006 e confermata nel 2007[2] è basata su ricerche avanzate con tecniche di biologia molecolare e ipotizza che la specie, in Europa, abbia sviluppato individui di carnagione bianca con capelli rossi: il tipo di pigmentazione è in accordo con la scarsa irradiazione ultravioletta del territorio colonizzato.[3] Nonostante ciò, si è evidenziato come la variabilità genetica della popolazione neandertaliana[4][5] suggerisca comunque che il fenotipo di questa specie fu variabile, come lo è attualmente l'intera gamma di sfumature nella nostra specie.
Recenti studi basati sull'analisi di alcune sequenze geniche di mtDNA, suggeriscono che, senza arrivar a parlare di sottospecie, vi fu sicuramente una suddivisione in tre (o forse quattro ma il metodo non riesce a chiarire quest'ipotesi) diversi grandi gruppi di popolazioni[6]. La reale esistenza dei gruppi, sud europeo (sud iberico, subalpino, balcanico), centro-est europeo (dalla zona nord iberica fino al mar Caspio) e medio-asiatico (fino ai confini orientali Kazaki), era stata precedentemente frequentemente messa in discussione sulla base dei soli reperti fossili.

[modifica] Tecnica, cultura ed arte

L'uomo di Neandertal inizia ad evolvere in un contesto culturale Acheuleano superiore, dove i manufatti bifacciali cambiano forma, migliorano la punta e diminuiscono di spessore.

Punta Musteriana

Nell'industria litica compare la nuova tecnica di scheggiatura Levalloisiana (da Levallois, alla periferia di Parigi). Da un nucleo litico iniziale, sgrossato fino a portarlo ad una forma biconvessa, lateralmente su di una faccia si staccano parallelamente ad un piano di base schegge di forma regolare. Questa tecnica evolve, e le forme chiamate amigdale (a mo' di mandorla) dell'Acheuleano scompaiono, anche se a sud del Sahara continuerà fino al 50 000 a.C. circa.
In Europa, territorio principale del Neandertal si parla di cultura Musteriana, da ritrovamenti a Le Moustier, in Dordogna. Abbiamo punte triangolari, raschiatoi (per la preparazione delle pelli) molto rifiniti, col bordo tagliente finemente ritoccato. Il Musteriano si articola in diverse culture, geografiche e cronologiche (Musteriano Achuleano, Musteriano tipico, Denticolato, Musteriano Pontiniano nel Lazio, etc). Le culture litiche che poi evolveranno, Castelperroniano Aurignaziano e molto dubbiosamente Gravettiano condivise sicuramente dai sapiens sono tuttora allo studio per la sicura eventuale attribuzione ai neandertal.

In sintesi generalizzando possiamo dire che la cultura neandertaliana dominante fu il Musteriano, e che il limite convenzionale (attuale) superiore si situa tra il castelperroniano e l'Aurignaziano
Molto diffuso l'utilizzo delle pelli, anche per la costruzione di ripari estivi all'aperto, contrapponendosi alla pratica troglodita invernale. Si ritrovano strutture di pietre o di ossa atte ad assicurare i bordi delle pelli al suolo.
Abbondanti tracce di ocra rossa fanno pensare ad usi rituali e religiosi. Anche in tale ottica si evidenzia l'inumazione come pratica diffusa, in fosse di forma ovale, con corredi funerari (cibo, corna e strumenti litici), spesso ricoperte da lastroni per sottrarre i corpi alle fiere, deposizioni di fiori (studi sui pollini in ritrovamenti in Asia Minore). Il fuoco, in cerchi di contenimento di pietre é largamente utilizzato.

il flauto

Forse, e gli studi sono attuali, con i Neanderthalensis abbiamo il primo esempio di strumento musicale non percussivo ma intonato (in dettaglio con quattro note compatibili[7] con la naturale scala diatonica greca), dal ritrovamento di un frammento di flauto in osso nell'attuale Slovenia. Inizia anche l'arte figurativa, in senso stretto, considerata prerogativa di sapiens sapiens ma dalla stratigrafia recentemente attribuita anche ai Neanderthalensis.
I recenti progressi molecolari nello studio delle popolazioni neandertaliane, e la loro localizzazione geografica, uniti a quelli sull'industria litica e degli altri manufatti, permetteranno in futuro di chiarire meglio i rapporti tra le diverse culture e la loro evoluzione nello spazio e nel tempo.

[modifica] Distribuzione territoriale[8],[9]

Cartina di distribuzione dei principali siti pre-neandertaliani e neandertaliani antichi, e massima espansione dei ghiacci

L'uomo di Neandertal è un genere strettamente connesso al territorio europeo, poi emigrato sulla via del medio oriente, sugli attuali territori di Iraq, Siria e d'Israele, con pochi individui fino in Asia centrale (Uzbekistan) e in Siberia.

L’evoluzione che ha condotto alla comparsa dell'Homo neanderthalensis, o «neandertalizzazione», è stata lenta e progressiva, da gruppi europei isolati (Homo erectus, Homo georgicus, Homo antecessor). Può essere seguita partendo dai pre-Neandertaliani e a seguire fino ai Neandertaliani recenti.

I pre-Neandertaliani antichi
La prima tappa corrisponde a fossili generalmente attribuiti a Homo heidelbergensis , possibile antenato, secondo alcune teorie anche dei sapiens moderni : è il caso dell’Uomo di Tautavel (- 400 000 anni), rinvenuto a Corbières in Francia, della mandibola di Mauer (- 600 000 anni), trovato vicino a Heidelberg in Germania, o del cranio di Petralona (Grecia).
I pre-Neandertaliani recenti
La prima tappa corrisponde ai fossili di Swanscombe (Inghilterra), di Steinheim (Germania) o della Sima de los Huesos à Atapuerca (Spagna).
Cartina di distribuzione dei principali neandertaliani classici
I Neandertaliani antichi
I successivi fossili con tratti innegabilmente Neandertaliani hanno un'età compresa tra i - 250 000 e - 110 000 anni. Si può citare il cranio Biache-Saint-Vaast (Pas-de-Calais), i resti de la Chaise (Charente), la mandibole di Montmaurin (Alta-Garonna), i crani italiani di Saccopastore Lazio o l'abbondante materiale di Krapina in Croazia.
I Neandertaliani classici
I Neandertaliani tipici, con caratteri derivativi più marcati hanno un'età compresa tra - 100 000 anni e - 28 000 anni, data degli ultimi rinvenimenti fossili, e presumibilmente della loro sparizione.
Cranio d'Homo neanderthalensis di La Ferrassie

Inoltre, oltre ai fossili di Neandertal stesso (circa - 42 000 anni), si ricordano gli scheletri di La Chapelle-aux-Saints, di Moustier, di La Ferrassie, di La Quina, di Saint-Césaire nel sud-ovest della Francia o della Spy in Belgio.

Gli ultimi Neandertaliani noti son stati rinvenuti in Portogallo, in Spagna (Zafarraya, -30 000 anni[10],[11]), in Croazia (Vindija, - 32 000 anni[12],[13]) e nel nord-ovest del Caucaso (Mezmaiskaya, - 29 000 anni). Come già visto queste date son da considerare con precauzione, e son spesso controverse.

Alcune ricerche condotte dal 1999 al 2005 sulla grotta di Gorham a Gibilterra suggeriscono che i Neandertaliani le hanno abitate dai - 28 000 - 24 000 anni [14],[15]. Dunque una lunga coabitazione con Homo sapiens, geograficamente presente dai - 32 000 anni. Joao Zilhao, dell'università di Bristol critica fermamente questi ultimi risultati.

[modifica] Storia dei principali reperti fossili europei

Copia del cranio de la Chapelle aux saints in norma frontale
Il cranio de la Chapelle aux saints in norma laterale

I resti rinvenuti da Johann Fuhlrott nel 1856 della valle di Neander consistevano nella parte superiore del cranio, alcune ossa, parte dell’osso pelvico, alcune costole, e ossa del braccio e della spalla.

In precedenza erano stati scoperti altri fossili, infatti già nel 1829 nel Belgio venne trovato parte di un cranio di un bambino di due anni e mezzo. Questi, però, venne riconosciuto come arcaico soltanto nel 1836. Nel 1848 a Gibilterra venne trovato un cranio adulto, ma la sua esistenza rimase sconosciuta alla scienza fino al 1864, quando venne riconosciuto come appartenente agli uomini di Neandertal.

Altri due scheletri di Homo neanderthalensis, risalenti ad almeno 60 000 anni, vennero trovati in Belgio nel 1886 da Marcel de Puydt e Max Lohest. Altri rinvenimenti importanti vennero fatti in Croazia nel 1899 da Dragutin Gorjanovic-Kramberger e nel 1908 in Francia a La-Chapelle-aux-Saints da Jean Bouyssonie che rinvenne lo scheletro di un uomo anziano, risalente a 50 000 anni, in possesso di un cranio di 1620 centimetri cubi.

Nel 1939 venne rinvenuto nella grotta Guattari a San Felice Circeo, un cranio presumibilmente appartenente a Homo neanderthalensis.

Nel secondo dopo guerra emersero ancora altri resti importanti, tra il 1953 e il 1960 nella grotta di Shanidar in Iraq vennero scoperti 9 scheletri di uomini di Neandertal, risalenti ad un periodo compreso tra i 70 e i 40 mila anni fa, e nel 1979 nel villaggio di Saint-Césaire in Francia uno scheletro completo risalente a 35 000 anni fa.

Ricordiamo nel 1868 a Cro-Magnon in Francia vennero trovati da alcuni operai i resti di un uomo risalenti a 28 000 anni fa, era venuto alla luce uno dei più antichi progenitori della nostra specie (Homo sapiens). Era un rappresentante della nostra specie umana, che proveniente dall’Africa o dall'Asia, migrando stava insediandosi in Europa, confinando verso la penisola iberica gli ultimi Neandertal.

[modifica] Resti neandertaliani rivenuti in territorio italiano

Non sono troppo numerosi i resti portati alla luce in Italia, rispetto all'Europa continentale, comunque molti degni di nota. Dobbiamo distinguere in ogni caso tra ritrovamenti di fossili (rari) e ritrovamenti di tracce e manufatti, non sempre univocamente associati. Nel secondo caso, alcuni sono in discussione. Infatti alcune culture furono condivise con altri appartenenti al genere Homo. Per i siti con solo reperti litici rimandiamo alle sezioni di Paleolitico. Elenchiamo le regioni e i siti di ritrovamento comprendenti anche reperti fossili più o meno attribuiti.

I 20 siti tardo Pleistocenici con reperti ominidi fossili in Italia, definibili di caratterizzazione Neandertaliana.

  1. Riparo Tagliente, Verona, Veneto: denti
  2. Grotta di Fumane, Verona, Veneto: denti
  3. Grotta San Bernardino Vicenza, Veneto: falange, denti
  4. Monte Fenera (Ciota Ciara, Ciutarun) Vercelli, Piemonte: frammenti cranici, denti
  5. Caverna delle Fate, Finale Ligure (Savona), Liguria: elementi cranici e postcranici, denti
  6. Buca del Tasso, Camaiore (Lucca), Toscana: femore
  7. Grottoni di Calascio, (L'Aquila), Abruzzo: testa femorale
  8. Saccopastore, Roma, Lazio due crani
  9. Grotta Breuil, Monte Circeo,(Latina), Lazio: cranio parziale, denti
  10. Grotta del Fossellone, Monte Circeo, (Latina), Lazio: mandibola
  11. Grotta Guattari, Monte Circeo, (Latina), Lazio: cranio, mandibola
  12. Grotta di Santa Croce, Bisceglie, (Bari), Puglia: femore
  13. Grotta del Cavallo, Baia di Uluzzo, (Lecce), Puglia: denti
  14. Fondo Cattie, Maglie, (Lecce), Puglia: dente
  15. Cava Nuzzo, Melpignano (Lecce), Puglia: dente
  16. Grotta del Bambino, Leuca, (Lecce), Puglia: dente
  17. Grotta Taddeo, Marina di Camerota, (Salerno), Campania: denti
  18. Il Molare, Scario, (Salerno), Campania: mandibola
  19. Iannì di S. Calogero, Nicotera, (Reggio Calabria), Calabria porzione cranica
  20. San Francesco di Archi, (Reggio Calabria), Calabria: mandibola

Reperti ominidi fossili


[modifica] Veneto

  • Riparo Tagliente, Monti Lessini, Verona [16].

[modifica] Toscana

  • Buca del Tasso, presso Camaiore Toscana nord-occidentale. La presenza dei resti scheletrici neandertaliani è documentata dal femore di un bambino di circa 9 anni di età [17] [18]

[modifica] Liguria

  • Grotte dei Balzi Rossi. Caverne e grotte a strapiombo sul mare, rosse dalla ricchezza di composti ferrosi nel terreno, vicino al confine francese, monte Bellinda a Grimaldi, frazione di Ventimiglia. Ritrovamenti litici appartenenti al Musteriano. Abitate in successione da diverse culture e popolazioni, dal paleolitico medio fino al neolitico. Sepolture, principalmente Sapiens, utensili litici, arte rupestre, spesso di incerta attribuzione. I pochi fossili ritrovati sono di tipo pre-neandertaliano o neandertaliano antico medio pleistocenico
  • Grotta delle fate,[19] manufatti Litici di tipo Levallosiano e Musteriano datazione 100 000 - 50 000 a.C., ancora allo studio per una datazione palinologica. Frammenti ossei vari, di scavo recente (anni novanta)
  • Grotte di Toirano, tra Albenga e Savona, molto vaste e concrezionate. Nella Grotta delle streghe, o della Basura, si rinviene un'impronta fossile di un piede giovane[20], (ma alcune datazioni radiometriche correlate alle impronte hanno stimato un'età di 12K, nel qual caso sarebbero allo stato attuale delle conoscenze, attribuibili solamente a Homo sapiens sapiens)[senza fonte] e molti resti animali (Ursus spelaeus). Le grotte e le loro testimonianze fossili, frequentate sicuramente dall'Homo heidelbergensis sino ai sapiens del neolitico, sono tuttora allo studio.

[modifica] Lazio

  • Monte Circeo, Grotta Guattari. Il ritrovamento nel 1939 da parte del prof. Alberto Blanc fece a lungo discutere per l'interpretazione inizialmente errata di un cranio con segni di aggressione e svuotamento encefalico. Per mezzo secolo si discusse sull'antropofagia rituale della specie. Studi tafonomici successivi dimostrarono lo svuotamento encefalico causato dalle iene[21] [22] allora diffuse sul sub-tropicale territorio italiano. Il cranio era deposto al centro di un cerchio rituale di pietre, in una grotta rimasta isolata dall'ambiente esterno, per un crollo improvviso dell'accesso, alcune decine di migliaia di anni.
  • Monte Circeo, Grotta Breuil: al suo interno, gli scavi del 1986 hanno rinvenuto una porzione postero-inferiore di parietale, una corona di primo molare inferiore di adulto ed il terzo molare inferiore di un individuo giovane (circa 13 anni).
  • Roma, Grotta di Saccopastore. Ritrovamento nel 1929 e 1935 di 2 soggetti, di tipo arcaico databili circa 120 000anni.

[modifica] Campania

  • Grotta Taddeo (Marina di Camerota) Salerno
  • Il Molare (Scario) Salerno, dove si ritrova una mandibola.
  • Grotta di Vallicelli, Comune di Montesangiacomo (SA)

[modifica] Abruzzo

  • Grottoni di Calascio L’Aquila, si rinviene una testa di femore.

[modifica] Puglia

  • Sulla costa del Salento (Grotta Romanelli).
  • A Capo di Leuca la Grotta delle Tre Porte. Nella sala denominata 'Antro del bambino' insieme a resti di fauna pleistocenica si ritrova di il molare fossile appartenuto a un bimbo Neanderthal di circa dieci anni [23][24][25].
  • Grotta di Santa Croce (Bisceglie,Bari).
  • Grotta del Cavallo (Nardò, Lecce)
  • Grotta-Riparo Uluzzo (Nardò, Lecce)

[modifica] Calabria

  • Contrada Ianni di San Calogero (Catanzaro).


Solamente reperti litici


[modifica] Campania

  • Grotta dei Vallicelli (Monte San Giacomo - SA), industria litica.

[modifica] Antropologia fisica

Quella che segue è una lista di tratti fisici che distinguono i Neanderthal dagli esseri umani moderni; comunque, non tutti possono essere utilizzati per distinguere specifiche popolazioni di Neanderthal, provenienti da varie aree geografiche o periodi di evoluzione, da altre specie di uomini estinte. Inoltre, molti di questi tratti si manifestano occasionalmente negli uomini moderni, specialmente tra certi gruppi etnici. Non si sa ancora nulla riguardo al colore della pelle, o alla forma di parti morbide come gli occhi, le orecchie e le labbra dei Neanderthal, se non per modellistica. Comparati ai moderni esseri umani i Neanderthal erano di costituzione più robusta e avevano caratteri morfologici distintivi, specie per quanto riguarda il cranio, che gradualmente accumulava più aspetti derivati (in senso cladistico), specialmente in regioni geografiche relativamente isolate. Anche qui è da notare che le popolazioni anatomicamente moderne del paleolitico medio (vicino oriente come a Skul e Qafzeh), erano ugualmente massicce. Si pensa che la loro statura relativamente alta ma robusta sia un adattamento al clima freddo dell'Europa durante il Pleistocene, (legge di Allen) anche se in realtà questi tratti paiono già presenti in periodi caldi.
La seguente tabella è una sintesi, con integrazioni, della review su Sc.American di E.Trinkaus & W.W.Howells sul Neandertal.

Tratti fisici Neandertaliani
Cranico Sub-cranico
Fossa soprainiaca, una scanalatura sopra l'inion o linea superiore della nuca. In genere sensibilmente robusto, ma sapiens coevi erano similmente robusti.
Bozzo occipitale , una protuberanza dell'osso occipitale che appare quasi come un muccio Estremità delle dita(tuberosità) larghe ed arrotondate, inserzioni robuste dei relativi tendini.
Viso allungato ed un certo prognatismo, margine del I molare più avanzato dello zigomo Gabbia toracica tendenzialmente cilindrica
Teschio basso piatto (platicefalia) ed elongato antero posteriormente Rotule grandi
Base cranica piatta, vista posteriormente di forma tondeggiante, contrapposta a quella sapiens pentagonale Ossa del collo lunghe
Toro sopraorbitale, una prominente, trabecolata (spongiforme) arcata sopracigliare Scapola con cavità dorsale, contrapposta a quella moderna con cavità in prevalenza(4/5) ventrale, per una migliore inserzione del muscolo piccolo rotondo
1200-1750 cm³ di capacità cranica (10% maggiore della media umana attuale) Femore spesso ed incurvato, indicante una buona potenza muscolare
Mento osseo poco prominente, in realtà spesso mascherato dal prognatismo; negli esemplari più recenti il carattere non si evidenzia Tibia e fibula corte, idem radio e ulna
Cresta del processo mastoideo dietro l'apertura auricolare Osso pubico di entrambi i sessi gracile ed allungato (ramo pubico superiore), probabile aumento dimensionale del canale del parto
Nessuna scanalatura sui denti canini Espansione delle superfici articolari dell'astragalo
Diastema posteriore al terzo molare, conseguenza dell'allungamento mascellare Robuste inserzioni muscolari sull'arcata plantare del piede (forte spinta nella corsa)
Proiezioni ossee ai lati dell'apertura nasale
Particolare forma lel labirinto , nell'orecchio interno
Grande forame mandibolare per il circolo ematico fornito di ponte osseo, nei sapiens in genere di doccia.
Naso ampio ma non schiacciato

Un'accurata statistica, basata sull'analisi multivariata di forma e dimensioni del cranio, tuttavia, pur rilevando un habitus tipico del Neandertal, mostra sorprendenti vicinanze con crani attuali di forme estreme (C.Stringer, del British Museum). Da uno studio del 2001 alcuni commentatori speculano sul fatto che i Neanderthal dimostrino un tipo a capelli rossi, condividendone l'eredità con uomini attuali di tipo lentigginoso e di pelo rosso.[26]in ogni caso altri ricercatori dissentono.[27] Gli studi molecolari del 2007 citati nel paragrafo iniziale Sintesi dell'aspetto esteriore sciolgono comunque ogni dubbio.

[modifica] Ricostruzioni dell'aspetto

Prima ricostruzione dell'uomo di Neanderthal datata anno 1888.

Nulla si può dire di certo del vero aspetto di questo ominide ricostruendolo dai suoi resti fossili. Storicamente è stato rappresentato come lo stereotipo dell'uomo cavernicolo, tale ricostruzione ripete ne più ne meno la figura dell'uomo selvatico presente nella tradizione popolare europea e raffigurata sin dal Medioevo. In particolare sembra improbabile che il Neanderthal avesse barba e capelli lunghi del tipo dell'uomo europeo moderno. Inoltre al Neanderthal mancava la tecnologia per cucire le pelli per realizzare vestiti, per questo motivo era completamente nudo come un animale. Secondo alcuni studiosi poteva essere di aspetto scimmiesco [28], dotato di un fitto villo pilifero distribuito su tutta la superficie del corpo che lo proteggeva dal clima freddo europeo.

Forse l'unica immagine del Neanderthal che ci rimane, è una rappresentazione preistorica nella caverna di Isturits sui bassi Pirenei francesi, frequentata da 80 000 a 10 000 anni fa prima dai Neanderthal e poi dai Cromagnon. Vi compare la rappresentazione di una testa-trofeo di un essere antropomorfo con la testa simile ad quella di un bradipo o di un giovane di nasica : testa ovale senza fronte e mento, collo grosso, occhi a mandorla infossati sotto grandi arcate frontali, con un grosso naso porcino con le narici espose sul davanti, orecchie piccole, con capelli corti a spazzola e dritti a cresta sulla testa che proseguivano sulla schiena in una sorta di criniera equina, e peli fitti simili su quasi tutta la faccia e collo simili al manto di un cervo.

[modifica] Sottospecie di Homo sapiens?

Scheletro di neandertaliano

Nel corso della seconda metà del XX secolo si è assai dibattuto in ambito accademico se l'uomo di Neandertal sia da considerare una sottospecie estinta di Homo sapiens (denominata Homo sapiens neanderthalensis), con la conseguente possibilità di incrocio e ibridazione tra i due, oppure se sia una specie autonoma (Homo neanderthalensis). Comunque sia, i due gruppi convissero per migliaia di anni in Europa ed Asia Minore. Recenti risultati di indagini genetiche, eseguite su DNA fossile recuperato su alcuni resti di uomo di Neanderthal, sembrano indicare che i due tipi umani parzialmente contemporanei apparterrebbero a due diverse specie.[29]

[modifica] Analisi del DNA

Il biologo molecolare svedese Svante Paabo ha testato almeno 70 campioni provenienti da Neandertaliani prima di trovarne uno sufficiente per le analisi del DNA. inizialmente sequenze da ossa di 38 000 anni provenienti dal sito Croato di Vindija mostrano una condivisione del 99.5% del DNA con sapiens. i due appartenenti al genere Homo da ciò divergerebbero da circa 500 000 anni. Un articolo sulla rivista Nature stima la divergenza a 516 000 anni, dove le prove paleontologiche, sufficientemente concordi, mostrano un periodo di 400 000 anni. Svante Paabo ha proposto un progetto per la ricostruzione totale del patrimonio genetico di Homo neanderthalensis. Edward Rubin del Lawrence Berkeley National Laboratory di Berkeley, California dimostra che il genoma dei Neanderthal è simile al nostro dal 99.5 al 99.9 percento.[30][31]

Nel novembre 2006, un nuovo articolo viene pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, dove si ripropone, a cura di un gruppo di ricerca europeo, il tema dell'ibridazione [32]. Contemporaneamente il 16 November 2006 Science Daily pubblica la tesi opposta, a cura dell' U.S. Department of Energy’s Lawrence Berkeley National Laboratory (Berkeley Lab) e dell' Joint Genome Institute (JGI): non vi sono evidenze di incroci tra i due gruppi umani, e la sovrapposizione genetica non supera il 99.5%. Edward Rubin, direttore di entrambi gli istituti (JGI e Berkeley Lab’s Genomics Division) conclude:
“While unable to definitively conclude that interbreeding between the two species of humans did not occur, analysis of the nuclear DNA from the Neanderthal suggests the low likelihood of it having occurred at any appreciable level”.

La più accurata analisi molecolare condivisa, attualmente confermata stima che H. sapiens e H. Neanderthal si separarono da non più di 800 000 anni, e non vi sono ancora evidenze accettate dalla maggioranza della comunità scientifica su un eventuale ricongiungimento. [33]

[modifica] Le tracce neandertaliane piú recenti

Si dibatte lungamente sugli ultimi rappresentanti noti dei nostri parenti più prossimi. Quest'argomento, assieme al mistero della scomparsa della popolazione neadertaliana, è forse uno dei più controversi della scienza paleoantropologica ed il più soggetto ad evoluzione. Le datazioni di Fred Smith ed Erik Trinkaus, (Northern Illinois University e Washington University rispettivamente), da scavi di Vindija (Croazia) tramite spettrometria di massa portano a 28 000 anni i reperti più recenti, con articoli pubblicati a cavallo del 2000. Nuove datazioni ricollocano indietro [34] a 32 000 anni i reperti. Vengono scoperti altri fossili recenti sulle coste atlantiche del Portogallo, e si riscontrano evoluzioni morfologiche verso una maggiore modernità. Contemporaneamente viene messa in discussione l'associazione di alcune culture litiche (Aurignaziano, Musteriano) ai vari Homo.

[modifica] La scomparsa dell'intera popolazione neandertaliana

Mappe che simulano la progressiva espansione in Europa dell'uomo moderno a partire dal medio oriente. L'areale dell'uomo moderno e' colorato in grigi scuro e quell'uomo di Neanderthal in grigio chiaro, i numeri indicano la distanza temporale stimata in numero di generazioni trascorse

Si dibatte anche sulla completa scomparsa della popolazione, non perfettamente spiegabile sulla base delle sole caratteristiche fisiche degli individui. Si trattava di una specie lungamente adattata all'ambiente colonizzato, con un volume cranico pari o superiore ai sapiens attuali, e di cultura tecnica almeno inizialmente sovrapponibile nelle due popolazioni. Le prime ipotesi teorizzate parlano di lenta ibridazione con Sapiens moderni, eliminazione fisica (genocidio), competizione, o selezione sessuale. La difficoltà ad analizzare lo scarso materiale genetico sopravvissuto completa il quadro[35]. Certamente la lunga coesistenza di uomo di Neandertal e uomo moderno pongono sul tavolo della discussione molti problemi irrisolti, e l'argomento è in costante riscrittura.

Nel 2005 sul Journal of Economic Behaviour and Organization Jason Shogren, economista dell'Università del Wyoming di Laramie, pubblica un articolo con i suoi collaboratori in cui avanza una teoria sulla scomparsa dell'uomo di Neandertal[36]. Lo studioso avanza l'ipotesi che H. neanderthalensis si sia dovuto scontrare con la particolare cultura dell'H. sapiens: questa cultura si basava su tecniche avanzate di commercio, cosa che portava più tempo libero rispetto ad una cultura basata sulla caccia. Il tempo libero ottenuto avrebbe permesso lo sviluppo di specializzazioni non strettamente legate alla sussistenza, come costruire utensili sempre più complessi o dedicarsi all'arte. La complessità e la versatilità di una tale cultura avrebbe avuto esito fatale per la più "tradizionale" cultura dei Neandertal.

Stephen Kuhn e Mary Stimer dell'università dell'Arizona, sulla rivista Current Anthropology, propongono, documentandola, le tesi per cui principale causa di estinzione fu la mancata suddivisione dei lavori tra i sessi. I più organizzati sapiens, più efficientemente, poterono competere affidando alle donne compiti stanziali, e meno gravosi, affidando ai maschi i ruoli di cacciatori ed approvvigionatori di materiali. La prole, protetta e anch'essa stanziale, avrebbe avuto più possibilità di sopravvivenza[37].

Due caratteristiche dei neanderthalensis vanno rimarcate. La prima è che il loro fisico era strutturato per esprimere al meglio la forza, mentre quello di alcuni, ma non tutti i sapiens loro contemporanei come i Cromagnonoidi a gambe più lunghe e a bacino più stretto e compatto privilegiava le capacità di resistenza nella corsa. Quindi quei sapiens sarebbero stati più resistenti nel percorso di sensibili distanze con quel tipo di andatura, ma svantaggiati nella forza fisica e nella lotta. Una caratteristica che si pensava differenziasse sapiens e neandertal, la diversa alimentazione, con sapiens marcatamente onnivori e neandertal carnivori si è variamente rivelata parziale e dipendente esclusivamente da singole situazioni. Entrambi ad esempio erano specie ben adattate agli ambienti costieri[38] con un'alimentazione basata su frutta e verdura, prodotti della pesca, raccolta di molluschi e caccia[39].

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

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[modifica] Bibliografia

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  • Richard E. Green, Johannes Krause, Susan E. Ptak, Adrian W. Briggs, Michael T. Ronan, Jan F. Simons, Lei Du, Michael Egholm, Jonathan M. Rothberg,Maja Paunovic,Svante Pääbo Analysis of one million base pairs of Neanderthal DNA, Nature 444, 330-336 (16 November 2006) online

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Università di Zurigo. Ricostruzione con tecniche tomografiche e di computer grafica, stereolitografia e successiva realizzazione fisica dell'aspetto di un soggetto giovane.

"Il Neanderthal non era 'inferiore' al Sapiens" - Fonte: La Repubblica, 27.08.2008

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