Cultura acheuleana

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Utensile bifacciale acheuleano

Il termine acheuleano, che deriva da Saint-Acheul (quartiere di Amiens, Francia), indica una cultura del Paleolitico inferiore, (750.000-120.000 anni fa circa, cioè dal periodo glaciale di Mindel all'interglaciazione Riss-Würm), caratterizzato da manufatti litici a forma di mandorla e lavorati su due lati in modo simmetrico ("bifacciali" o "amigdale"), associati a diversi strumenti ricavati da schegge (raschiatoi e punte).

La tecnica acheuleana, in Europa, è usata per indicare il sistema di individuazione degli stadi più tardi (cioè post-abbevilliano) della tradizione dell'ascia a mano del Paleolitico inferiore. Il termine Abbevilliano deriva da una città francese, Abbeville, ed è stato introdotto da Henri Breuil nel 1932 in sostituzione di Chelleano per indicare una facies del Paleolitico inferiore, che ormai sostituisce il termine più generale di Acheuleano inferiore.

La distinzione convenzionale tra Abbevilliano e Acheuleano è indicata da una innovazione tecnica nella lavorazione degli utensili in pietra, l'uso cioè di un arnese con funzione scheggiante in materiale tenero (legno, osso, corno) al posto della pietra usata come martello.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine Acheuleano deriva il suo nome dal quartiere Saint-Acheul di Amiens, in Francia, dove è stato descritto per la prima volta da G. de Mortillet nel 1872[1] e dove peraltro si trova l'attuale parco archeologico.

L'industria litica[modifica | modifica wikitesto]

Bifacciale acheuleano (200.000 anni BP) trovato a Saint Acheul (Francia)

In una prima fase, le industrie litiche prodotte da Homo erectus non si differenziano dall'Olduvaiano, in quanto sono caratterizzate dall'associazione di choppers e di schegge. In seguito intervengono importanti innovazioni, che consentono la confezione di forme nuove. La prima forma innovativa è costituita dai bifacciali. Con questo termine vengono indicati strumenti ottenuti sia da blocchi di materiale grezzo sia da schegge grandi e spesse, elaborati mediante ritocco semplice o scagliato, ad ampi stacchi, in modo da ricavare due facce principali convergenti alle estremità. Ai bifacciali sono associati gli hacheraux, strumenti a tranciante o a fendente, ricavati da grandi schegge spesse mediante un ritocco periferico, di solito ad ampi stacchi, che risparmia un margine tagliente della scheggia (che diventa la parte funzionale dello strumento) e conferisce alla stessa una forma simmetrica. Bifacciali e hacheraux compaiono dapprima in Africa, nella fase di transizione dall'Olduvaiano all'Acheuleano (Pleistocene inferiore), e in un secondo tempo (Pleistocene medio antico) si diffondono in Europa e nell'Asia sud-occidentale.[2]

Altra fondamentale innovazione tecnologica è la scheggiatura con la tecnica Levallois, che si afferma nel Pleistocene medio recente, attorno a 0,30 Milioni di anni fa. Questa tecnica fu riconosciuta nell'industria proveniente dai depositi fluviali di Levallois-Perret presso Parigi. La scheggiatura levalloisiana è rivolta a ottenere dai nuclei schegge sottili e leggere, con margini taglienti, di forma predeterminata mediante una specifica preparazione dei nuclei. Il nucleo Levallois è caratterizzato da due superfici convesse, delle quali una presenta lungo tutto il perimetro una serie di stacchi di preparazione, coi quali il nucleo è stato messo in forma, mentre l'altra è la superficie di distacco delle schegge. Dopo il distacco della scheggia Levallois, di forma triangolare (“punta Levallois”), laminare (“lama Levallois”) od ovale (“scheggia Levallois”) è necessario, per ottenere altri prodotti Levallois, rimettere nuovamente in forma il nucleo. Accanto a questo procedimento c'è la scheggiatura levalloisiana ricorrente, a stacchi successivi, che consente di ottenere schegge di forma predeterminata, che a loro volta predeterminano le schegge ottenute con gli stacchi successivi.

Nel definire la tecnica di scheggiatura levalloisiana, Breuil[3] sostenne che la sua adozione, associata a una scarsa modificazione dei prodotti della scheggiatura, caratterizzava il Levalloisiano, un complesso autonomo che si sarebbe sviluppato tra Pleistocene medio recente e Pleistocene superiore. Nel Levalloisiano sarebbero riconoscibili degli stadi evolutivi successivi, in parte attribuiti al Paleolitico inferiore, in parte al Paleolitico medio.

Attorno al 1950-60 questa tesi fu criticata da Bordes,[4] sostenitore della tesi opposta, secondo la quale esiste una tecnica di scheggiatura levalloisiana, adottata nell'Acheuleano recente e nel Musteriano, ma non un complesso levalloisiano autonomo. La discussione investe problemi cronostratigrafici, di omogeneità e di significatività di vari insiemi litici.

Distribuzione geografica[modifica | modifica wikitesto]

Da un punto di vista meramente geografico esiste una suddivisione tra l'"acheuleano classico" (Francia settentrionale e Inghilterra) e l'"acheuleano meridionale" (Francia meridionale e Spagna). Da un punto di vista cronologico è invece diviso in due principali fasi:

  • "acheuleano antico" o "arcaico", che tende a sostituire i termini di Abbevilliano, dal sito di Abbeville, e di Chelleano, dal sito di Chelles, entrambi in Francia:
  • una seconda fase più articolata, comprende invece: "evoluto" (detta anche "superiore"[5], corrispondente tuttavia a un'età media. Dicesi anche Acheuleano medio), e "finale" (corrispondente ad un'età superiore) che continua nel Paleolitico medio.

Il territorio dei giacimenti acheuleani si stende su quasi tutta l'Africa, l'Europa occidentale e il Medio Oriente fino all'India.
Nella Francia meridionale si scoprirono capanne nella Grotte du Lazaret ed in Terra Amata, appartenenti a questo periodo, che prende il nome dalla località francese di Saint-Acheul, dove furono trovati insieme con utensili abbevilliani.

Africa e Vicino Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Vari siti dell'Africa orientale come (Olduvai), in (Tanzania),[6][7] o sulle rive del lago Turkana, in Kenya,[8][9] hanno dato resti scheletrici di Homo erectus associati a manufatti litici. Numerosi altri siti, datati tra 1,5 e 0,5 Ma, hanno dato insiemi litici simili, che sembrano rappresentare una lunga fase di transizione dall'Olduvaiano all'Acheuleano.

Si espanse poi in tutto il continente africano, in numerosi siti tra i quali si possono citare: Olorgesailie[10], Kilombe[11], Isenya[12][13] (Kenya), Melka Kunture[14], Gadeb[15] (Etiopia), La Kamoa[16] (Repubblica democratica del Congo), Kalambo (Zambia), Tighennif[17][18] e Tabelbala-Tachenghit[19] (Algérie).

Ad Olduvai, all'industria dell'Olduvaiano evoluto seguono industrie caratterizzate dall'associazione di choppers, sferoidi, strumenti su scheggia, bifacciali e hacheraux. In Africa l'Acheuleano propriamente detto si sviluppa successivamente, tra 0,5 e 0,1 Ma, caratterizzato da bifacciali perfezionati e da hacheraux su scheggia. In Africa non compaiono industrie costituite da soli manufatti su scheggia, prive di bifacciali.

I complessi del Paleolitico inferiore del Vicino Oriente[20][21], ricalcano il modello evolutivo africano.

Asia[modifica | modifica wikitesto]

Dell'Asia[22][23] vanno distinte le regioni meridionali, nelle quali si sviluppano industrie a bifacciali e hacheraux, e le regioni dell'Estremo Oriente, nelle quali i bifacciali sono sconosciuti. In esse sono presenti industrie a choppers e strumenti su scheggia.

Europa[modifica | modifica wikitesto]

In Europa le prime industrie, attribuite alla fine del Pleistocene inferiore e confrontabili con l'Olduvaiano,[24][25] sono caratterizzate da choppers e da strumenti ricavati da schegge; i bifacciali mancano del tutto. I siti più significativi si trovano nell'Europa meridionale.

Bifacciale del paleolitico rinvenuta presso Forlì

Tra quelli indagati a fondo, il sito all'aperto di Monte Poggiolo, presso Forlì, datato attorno a 1 Ma, del quale si è conservata soltanto l'industria litica, costituita per metà da choppers e per metà da strumenti su scheggia.

Il sito di Isernia La Pineta nel Molise, datato attorno a 0,7 Ma, si trovava presso un fiume, in un ambiente di praterie scarsamente arborate; vi sono state riconosciute quattro successive fasi di occupazione, corrispondenti ad altrettante concentrazioni di manufatti litici e di ossa di bisonti, rinoceronti ed elefanti. Le ossa mostrano numerose fratture intenzionali e altre tracce lasciate dallo sfruttamento delle carcasse. I manufatti comprendono choppers ricavati da grandi ciottoli di calcare e piccole schegge ottenute con la tecnica di distacco su incudine da selce locale.

Nel corso del Pleistocene medio, attorno a 0,5 Ma, in Europa compaiono i primi bifacciali, attribuiti all'Acheuleano, complesso col quale si fa iniziare il Paleolitico inferiore.

In Europa l'Acheuleano si sviluppa fino alla fine del Pleistocene medio; parallelamente ad esso compaiono anche complessi privi di bifacciali. L'Acheuleano antico (di età mindeliana) comprende una facies settentrionale “classica”, nota nel Nord della Francia e in Inghilterra, ricca di bifacciali associati a strumenti su schegge ottenute con la tecnica su incudine, e una facies meridionale nota nella Francia mediterranea, in Spagna e nella penisola italiana. In questa facies l'incidenza dei bifacciali è piuttosto variabile, e sono spesso presenti choppers e hacheraux: tra i siti italiani, Torre in Pietra e Castel di Guido nel Lazio. L'insieme di Castel di Guido, associato a resti di elefante, cavallo, uro, megacero, cervo e orso, si segnala per la presenza di scheggioni d'osso, elaborati mediante ritocchi: tra essi sono presenti anche alcuni bifacciali.

L'Acheuleano recente (di età rissiana) si caratterizza per la presenza di bifacciali più perfezionati, talora relativamente sottili e con margini accuratamente ritoccati; vi sono associati numerosi strumenti su scheggia, ottenuti con la tecnica levalloisiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mortillet, G. de (1872) - Classification de l'Âge de la pierre, Matériaux pour l'Histoire primitive et naturelle de l'Homme, huitième année, 2º série, T. 3, pp. 464-465.
  2. ^ Mourre, V. (2003) - Implications culturelles de la technologie des hachereaux, Université de Paris X - Nanterre, Thèse de Doctorat, 3 vol., 880 p.
  3. ^ Henri Breuil, Palaeolithic industries from the beginning of the Rissian to the beginning of the Wurmian glaciation, 1926
  4. ^ Bordes, F. e Bourgon M., Levalloisien et Moustérien, Bulletin de la Société Préhistorique Française, Volume 50, pagg. 226-235, 1953
  5. ^ A. Palma di Cesnola, F. Mallegni, L'Acheuleano evoluto e finale in Italia, in Il Paleolitico inferiore e medio in Italia, Museo Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi, 2001, p.140;
  6. ^ Leakey, M.D. (1971) - Olduvai Gorge - vol. 3: Excavations in Beds I and II, 1960-1963, Cambridge, Cambridge University Press, 306 p.
  7. ^ Leakey, M.D. (1994) - Olduvai Gorge - vol. 5: Excavations in Beds III, IV and the Masek Beds, 1968-1971, Cambridge, avec la coll. de D.A. Roe, Cambridge University Press, 327 p.
  8. ^ Isaac, G.L. (ed.) (1997) - Koobi Fora research project - Vol. 5: Plio-Pleistocene archaeology, Oxford, Clarendon Press, 596 p.
  9. ^ Roche, H. et Kibunjia, M. (1994) - « Les sites archéologiques plio-pléistocènes de la Formation de Nachukui, West Turkana, Kenya », Compte Rendu de l'Académie des Sciences, Paris, t. 318, série II, pp. 1145-1151.
  10. ^ Potts, R. (1989) - « Olorgesailie: new excavations and findings in Early and Middle Pleistocene contexts, southern Kenya rift valley », Journal of Human Evolution, 18, pp. 477-484.
  11. ^ Gowlett, J.A.J. (1993) - « Le site acheuléen de Kilombe: stratigraphie, géochronologie, habitat et industrie lithique », L'Anthropologie, t. 97, n° 1, pp. 69-84.
  12. ^ Roche, H., Brugal, J-P., Lefèvre, D., Ploux, S. et Texier, P-J. (1988) - « Isenya: état des recherches sur un nouveau site acheuléen d'Afrique orientale », The African Archaeological Review, 6, pp. 27-55.
  13. ^ Texier, P.-J. (1996) - « L'Acheuléen d'Isenya (Kenya), approche expérimentale des principales chaînes opératoires lithiques », in: La Vie Préhistorique, SPF, Ed. Faton, pp. 58-63.
  14. ^ Chavaillon, J. et Piperno, M. (2004) - Studies on the Early Paleolithic site of Melka Kunture, Ethiopia, Firenze, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, 2 vol. : 736 p. + 29 pl.
  15. ^ Clark, J.D. (1987) - « Transitions: Homo erectus and the Acheulian: the Ethiopian sites of Gadeb and the Middle Awash », Journal of Human Evolution, 16, 7-8, pp. 809-826.
  16. ^ Cahen, D. (1975) - Le site archéologique de La Kamoa (région de Shaba, rép. du Zaïre) de l'Age de Pierre ancien à l'Age du fer, Tervuren, Musée royal de l'Afrique centrale - Tervuren (Belgique) - Annales, série in 8º - Sciences humaines, 365 p. + fig.
  17. ^ Balout, L., Biberson, P. et Tixier, J. (1967) - « L'Acheuléen de Ternifine (Algeria), gisement de l'Atlanthrope », L'Anthropologie, t. 71, n° 3-4, pp. 217-237.
  18. ^ Geraads, D., Hublin, J-J., Jaeger, J-J., Tong, H., Sen, S. et Toubeau, P. (1986) - « The Pleistocene Hominid site of Ternifine, Algeria: new results on the environment, age, and human industries », Quaternary Research, 25, pp. 380-386.
  19. ^ Champault, B. (1966) - L'Acheuléen évolué au Sahara occidental - Notes sur l'homme au Paléolithique ancien, Faculté de Lettres, Paris, Thèse de doctorat soutenue le 17 nov. 1966, 2 vol., 1068 p.
  20. ^ Tchernov, E. (1985) - « Oubeidiyeh le jardin d'Eden ? », in: Préhistoire en Israël - Les premiers hommes au pays de la Bible, Dossiers Histoire et Archéologie, n° 100, 31, pp. 28-36.
  21. ^ Goren-Inbar, N. et Saragusti, I. (1996) - « An Acheulian biface assemblage from Gesher Benot Ya'aqov, Israel: indications of african affinities », Journal of Field Archaeology, vol. 23, n° 1, pp. 15-30.
  22. ^ Lioubine, V.P. (2002) - L'Acheuléen du Caucase, Liège, ERAUL 93, 140 p.
  23. ^ Bosinski, G. (1996) - Les origines de l'homme en Europe et en Asie, Paris, Editions Errance, 176 p.
  24. ^ Tuffreau, A. (1996) - « Avant-Propos », in: L'Acheuléen dans l'Ouest de l'Europe, Actes du Colloque de Saint Riquier, 6-10 juin 1989, Tuffreau, A., (Éd.), Lille, Publications du CERP, n° 4, Université des Sciences et Technologies de Lille, pp. 7-8.
  25. ^ Santonja, M. et Villa, P. (2006) - « The Acheulian of Western Europe », in: Axe Age - Acheulian tool-making from quarry to discard, Goren-Inbar, N., Sharon, G. et Levy, T. E., (Éds.), Equinox Publishing, Approaches to Anthropological Archaeology, pp. 429-478.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raghunath Pappu, Acheulean Culture in Peninsular India: An Ecological Perspective, D K Printworld, New Delhi, 2001
  • L. Adkins, The Handbook of British Archaeology, London, Constable, 1998
  • C. Butler, Prehistoric Flintwork, Tempus, Stroud, 2005
  • Ted Darvill, Oxford Concise Dictionary of Archaeology, Oxford, Oxford University Press, 2003
  • S. Milliken and J. Cook, A Very Remote Period Indeed. Papers on the Palaeolithic presented to Derek Roe, Oxford, Oxboe, 2001
  • C. Renfrew and P. Bahn, Archaeology, Theories Methods and Practice, London, Thames and Hudson, 1991
  • C. Scarre, The Human Past, London, Thames and Hudson, 2005
  • B. Wood, Human Evolution: A Very Short Introduction, Oxford, Oxford University Press, 2005

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