Tecnica Levallois

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La tecnica Levallois di scheggiatura preferenziale.

La tecnica Levallois è un metodo di scheggiatura della pietra utilizzato nella industria litica preistorica, soprattutto durante il Paleolitico medio.

Tale tecnica rappresenta un deciso progresso rispetto alla precedente scheggiatura semplice di un blocco di pietra silicea, in quanto implica una preparazione specifica del nucleo litico che andrà poi colpito con un apposito percussore.

I primi ritrovamenti associati a tale tecnica datano al Paleolitico inferiore, ma l'utilizzo si diffuse soprattutto con le industrie musteriane del Paleolitico medio e rimase in uso in Africa e nel Levante fin oltre il Paleolitico superiore.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La tecnica Levallois deriva il suo nome dal sito di Levallois-Perret, nella Hauts-de-Seine, non lontano da Parigi. Fu riconosciuta e descritta da Victor Commont tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.[1] Henri Breuil fu il primo a usare il termine levalloisiano.[2]

François Bordes ne ha proposto una definizione mettendo in rilievo l'importanza della preparazione del nucleo del campione, in quanto la forma finale del manufatto dipende dalla preparazione del campione.[3]

«La forma predeterminata del nucleo è l'unico criterio valido della tecnica Levallois». F. Bordes, 1953, pagina 226.

La scheggiatura Levallois[modifica | modifica wikitesto]

La scheggiatura Levallois implica una preparazione specifica del nucleo: il blocco iniziale di pietra è preparato in modo da ottenere due superfici convesse e secanti. Una delle due superfici è il piano di percussione, l'altra è il piano di scheggiatura. Quest'ultimo è disposto in modo da presentare due convessità che determineranno la forma e le dimensioni delle schegge, le quali hanno un piano di frattura parallelo al piano di intersezione delle due superfici iniziali del nucleo.

Sei criteri permettono di riconoscere un nucleo di tipo Levallois:[4]

  • il nucleo presenta due superfici, una convessa e l'altra piana, delimitate da un piano di intersezione;
  • le superfici hanno una gerarchia specifica: la superficie convessa serve da piano di percussione, mentre la superficie piana è quella da cui si ottengono le schegge predeterminate;
  • la convessità del piano di scheggiatura, preparato grazie alla predeterminazione delle schegge, permette di controllare il distacco delle schegge levallois;
  • il piano di percussione è preparato in modo opportuno per facilitare il distacco della scheggia;
  • il piano di fratturazione delle schegge Levallois è parallelo o sub-parallelo al piano di intersezione delle due superfici del nucleo;
  • la tecnica di colpitura è la percussione diretta dura.
Scheggiatura con la tecnica Levallois a colpi ricorrenti centripeti.

In base al metodo di scheggiatura impiegato si possono distinguere le seguenti varianti:

  • tecnica Levallois a singola scheggiatura preferenziale: viene staccata una sola grande scheggia dal nucleo iniziale già preparato;
  • tecniche a scheggiatura ricorrente: vengono ricavate successivamente varie schegge senza che ci sia bisogno di ripreparare ogni volta il nucleo.[5] Queste tecniche a loro volta presentano un'ulteriore sottodivisione in funzione della direzione di percussione:
    • tecnica a scheggiatura ricorrente centripeta: la scheggiatura converge verso il centro del nucleo di base;
    • tecnica a scheggiatura ricorrente unipolare: la scheggiatura procede per percussioni parallele che partono da un singolo piano di percussione;
    • tecnica a scheggiatura ricorrente bipolare: la scheggiatura procede per percussioni parallele partendo da due piani opposti.

Nel 1986, Éric Boëda[4] ha proposto di raggruppare l'insieme delle tecniche Levallois sotto un unico "concetto Levallois".[6][7]

Punte Levallois[modifica | modifica wikitesto]

Punta ottenuta con la tecnica di scheggiatura di Levallois.
Punta Levallois - da Beuzeville, Francia.

Rispetto ai precedenti e più primitivi metodi di scheggiatura, la tecnica Levallois consente un migliore controllo delle dimensioni e della forma delle schegge, che possono quindi essere impiegate per produrre lame,[8] raschiatoi, ma anche adattate ad ottenere le punte di lancia o freccia note come punte Levallois.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

La tecnica di scheggiatura Levallois fece la sua comparsa in Africa durante l'Acheuleano.[9] Nell'Europa nord-occidentale è attestata a partire dallo stadio isotopico 10, durante la cultura del medio acheuleano, ma si andò generalizzando in Eurasia soprattutto nel Paleolitico medio, durante il Musteriano (a partire dallo stadio isotopico 8).
Nel Levante, questa tecnica rimase in uso fino ad oltre il Paleolitico superiore e nell'Africa orientale fino alla media età della pietra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Commont, V. (1906), Les découvertes récentes à Saint-Acheul - L'Acheuléen, Revue de l'École d'Anthropologie, vol. XVI, p. 228-241.
  2. ^ Henri Breuil, Palaeolithic industries from the beginning of the Rissian to the beginning of the Wurmian glaciation, 1926
  3. ^ Bordes, F. e Bourgon M., Levalloisien et Moustérien, Bulletin de la Société Préhistorique Française, Volume 50, pagg. 226-235, 1953
  4. ^ a b Éric Boëda: Le concept Levallois : variabilité des méthodes, Monographie du CRA, CNRS (1994), ISBN 2-222-04772-2
  5. ^ Éric Boëda, Le débitage discoïde et le débitage Levallois récurrent centripète in Bulletin de la Société Préhistorique Française, vol. 90, nº 6, 1993, pp. 227-260, ISSN 0249-7638.
  6. ^ Balout, L. (1967) - Procédés d'analyse et questions de terminologie dans l'étude des ensembles industriels du Paléolithique inférieur en Afrique du Nord, in: Background to evolution in Africa, Bishop, W.W. et Clark, J.D., (Éds.), Chicago, pp. 701-735.
  7. ^ Dauvois, M. (1981) - De la simultanéité des concepts Kombewa et Levallois dans l'Acheuléen du Maghreb et du Sahara Nord-Occidental, in: Préhistoire africaine - Mélanges offerts au doyen Lionel Balout, Roubet, C., Hugot, H-J. et Souville, G., (Éds.), Paris, Ed. ADPF, pp. 313-321.
  8. ^ Benito del Rey e Luis y Benito Álvarez, José-Manuel, Núcleos Levallois para hojas in Métodos y materias instrumentales en Prehistoria y Arqueología (La Edad de la Piedra tallada más antigua). Tomo II.-Tecnología y tipología, Salamanca, Gráficas Cervantes, 1998, ISBN 84-95195-05-4.. Pag. 83-85.
  9. ^ C. Van Riet Lowe, The evolution of the Levallois technique in South Africa, 1945

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Éric Boëda : Le concept Levallois : variabilité des méthodes, Monographie du CRA, CNRS (1994) ISBN 2-222-04772-2
  • M.-L. Inizan, M. Reduron-Ballinger, H. Roche, et J. Tixier : Préhistoire de la Pierre Taillée - t. 4 : Technologie de la pierre taillée, Meudon, CREP, (1995) ISBN 2-903516-04-9
  • François Bordes: Le débitage Levallois et ses variantes. In: Bulletin de la Société Pré-historique Francaise. 77, 1980, pag. 45–49.
  • Gerhard Bosinski: Das Mittelpaläolithikum: Steinbearbeitung – Steinwerkzeugformen und Formengruppen – Bearbeitung von Holz, Knochen und Geweih – Schmuck. In: E.-B. Krause (Hrsg.): Die Neandertaler. Feuer im Eis. 250.000 Jahre europäische Geschichte. Gelsenkirchen 1999, pag. 74–104.
  • Harold L. Dibble, Ofer Bar-Yosef (Edit.): The Definition and Interpretation of Levallois Technology. Monographs in World Archaeology, Nr. 23. Prehistory Press, Madison, Wisconsin 1995.
  • Philip Van Peer: The Levallois Reduction Strategy. Monographs in World Archaeology, Nr. 13. Madison, 1992.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]