Forlì

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Forlì
comune
Forlì – Stemma Forlì – Bandiera
(dettagli)
Forlì – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Forlì-Cesena-Stemma.png Forlì-Cesena
Amministrazione
Sindaco Davide Drei (PD) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 44°13′21″N 12°02′27″E / 44.2225°N 12.040833°E44.2225; 12.040833 (Forlì)Coordinate: 44°13′21″N 12°02′27″E / 44.2225°N 12.040833°E44.2225; 12.040833 (Forlì)
Altitudine 34 m s.l.m.
Superficie 228,19 km²
Abitanti 116 403[1] (30-09-2013)
Densità 510,11 ab./km²
Frazioni vedi elenco frazioni
Comuni confinanti Bertinoro, Brisighella (RA), Castrocaro Terme e Terra del Sole, Faenza (RA), Forlimpopoli, Meldola, Predappio, Ravenna (RA), Russi (RA)
Altre informazioni
Cod. postale 47121-47122
Prefisso 0543
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 040012
Cod. catastale D704
Targa FC, FO (fino al 1999)
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti forlivesi, liviensi
Patrono Madonna del Fuoco. Compatroni:san Valeriano martire, san Mercuriale e san Pellegrino Laziosi
Giorno festivo 4 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Forlì
Posizione del comune di Forlì nella provincia di Forlì-Cesena
Posizione del comune di Forlì nella provincia di Forlì-Cesena
Sito istituzionale
« La terra che fé già la lunga prova

e di Franceschi sanguinoso mucchio,

sotto le branche verdi si ritrova »

(Dante Alighieri[2])
« Forlì e la sua provincia sono il cuore della Romagna… il carattere romagnolo qui si presenta più integrale »
(Guido Piovene[3])

Forlì (Furlè in romagnolo[4], Forum Livii in latino, chiamata anche Forlivio, Furlì, o con varianti simili, in italiano antico) è un comune italiano di 116.271 abitanti, capoluogo della provincia di Forlì-Cesena[5] in Romagna. In particolare, Forlì è il centro linguistico del dialetto romagnolo (il termine che usa Dante Alighieri nel De vulgari eloquentia è meditullium). È sede vescovile della diocesi di Forlì-Bertinoro.

Dopo essere stata, fin dall'inizio del Regno d'Italia sabaudo e per quasi tutto il XX secolo, capoluogo della provincia di Forlì, nome sotto il quale era compreso anche il territorio di Rimini, dal 1992 condivide con Cesena il nome della provincia, della quale comunque Forlì resta unico capoluogo.

La città è nota anche con il soprannome dialettale di "Zitadon", il "Cittadone", per essere a lungo stata la città più popolosa della Romagna (ad esempio, lo era all'epoca dell'unificazione italiana). Nella storia è stata anche chiamata con il nome di Livia.

Forlì è situata nella regione storica della Romagna, di cui è, come dice Dante nel De Vulgari eloquentia, "meditullium", cioè l'area centrale. Questo primato è, quindi, anche linguistico, nel senso che il forlivese costituisce il dialetto romagnolo tipico: nelle altre parlate, a mano a mano che ci si allontana dal centro della regione linguistica, si vanno via via perdendo alcune delle caratteristiche.

La città, fondata secondo la tradizione nel 188 a.C., nel 2012-2013 ha festeggiato i suoi 22 secoli di vita. Lo storico Sigismondo Marchesi[6], comunque, retrodata la fondazione al 208 a.C.

Secondo la tradizione il segno zodiacale di Forlì è il Capricorno[7].

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Forlì sorge nella pianura padana, più precisamente in Romagna, a 5 km di distanza dalle prime colline del Preappennino Tosco-Romagnolo e a circa 26 km dalla riviera adriatica. La periferia è bagnata dal fiume Montone, che presso il quartiere Vecchiazzano riceve le acque del fiume Rabbi, per poi lambire le mura urbane presso Porta Schiavonia, e dal fiume Ronco che attraversa l'omonimo quartiere periferico della città.

Geologia e storia geologica[modifica | modifica sorgente]

Nel bacino dei Fiumi Uniti le rocce tendono a divenire sempre più recenti procedendo da monte verso valle. Quelle più antiche di origine locale sono, infatti, rappresentate dal macigno, una potente successione di banchi arenarici con intercalazioni marnose, formatisi tra i 37 e i 18 milioni di anni fa, affiorante nel crinale appenninico. Nella montagna e nella collina domina invece la formazione marnoso-arenarica, sedimentatasi tra i 15 e i 7 milioni di anni fa. Durante l'accumulo di questa formazione, dello spessore di 5300 m, la profondità del fondo marino veniva mantenuta praticamente costante da una progressiva subsidenza.

Verso la fine del miocene medio, cessata la subsidenza, il braccio di mare in esame tende a colmarsi, inizia al di sotto delle profondità marine il corrugamento delle rocce sedimentate e pervengono nelle aree romagnole le prime coltri alloctone. Esse prendono nome di liguridi, perché il loro nucleo principale si è formato nel dominio ligure durante il cretaceo. Queste rocce, a casa dei successivi movimenti, sono ridotte in uno stato caotico e hanno trascinato con sé anche formazioni più recenti depositatisi su di esse durante le varie stasi del movimento. Nel Comune di Forlì solo un modesto lembo alloctono affiora attualmente sulla riva destra del fiume Ronco.

Nel miocene superiore, circa di 5 milioni di anni fa, l'orogenesi e il concomitante abbassamento del livello marino, conseguente al disseccamento del Mediterraneo in seguito alla chiusura dello stretto di Gibilterra, hanno determinato una vasta emersione di terre. Le aree montane e collinari erano solcate da corsi d'acqua, che hanno dato origine ai depositi deltizi che si trovano a monte del Comune di Forlì al confine con quello di Pradappio. Laghi e lagune occupavano le parti più depresse del territorio e, specie queste ultime, erano soggette a forti e prolungate evaporazioni, che hanno dato origine alle rocce della formazione gessoso-solfifera, tipiche ancora oggi delle zone collinari. Nelle terre emerse mi verdeggiava una ricca flora, ed era popolata da cavalli, carnivori, insettivori, scimmie, uccelli e rettili, tutti animali di cui sono pervenute resti fossili.

All'inizio del Pliocene, ristabilitesi definitivamente le comunicazioni tra Mediterraneo e oceano Atlantico, un mare ricco di vita vegetale, il mare è tornato ad avanzare fino alle attuali aree di bassa collina ed ha abbandonato sedimenti argillosi e sabbiosi a seconda dei luoghi e delle profondità. In questo periodo si è depositato anche lo spugnone, pietra tipica locale, costituita da un calcare del Pliocene inferiore medio, prodotto da una scogliera sottomarina ricca di vita.

Durante il Pliocene superiore e gran parte del pleistocene inferiore, con cui inizia circa 1,8 milioni di anni fa l'era quaternaria, continua nella bassa collina la sedimentazione dell'argille marine il cui inizio della nuova era è indicato dalla comparsa di fossili, testimoniante il raffreddamento del Mediterraneo. Successivamente la profondità del mare è progressivamente diminuito fino a dare luogo nella zona precollinare, tra 1,45 e 1,1 milioni di anni fa, alla spiaggia delle sabbie gialle, interrotta qua e là dai delta dei fiumi appenninici. Sulle terre emerse allora crescevano rigogliose vegetazioni arboree e il mare era ricco di molluschi e di altri organismi. Alla fine del pleistocene inferiore lungo questa costa vivevano gli homo erectus, che hanno lasciato numerosi reperti nella zona del Monte Poggiolo.

Alla fine del pleistocene medio, su una superficie di erosione raccordante la pianura all'antica superficie collinare, si è venutasi formandosi una costa di limi di origine eolica, definiti loess, attribuibile alla glaciazione rissiana, terminata circa 150.000 anni fa. L'ambiente era allora arido e piuttosto freddo, ed il suolo coperto da piante erbacee e da rari alberi, grossi erbivori (elefanti, rinoceronti, bisonti) che erano preda di piccoli gruppi di cacciatori nomadi.

Durante l'ultima parte dell'era quaternaria i fenomeni erosivi hanno completato il modellamento attuale del rilievo collinare e montano, in cui dominano forme di tipo piramidale negli affioramenti della formazione marnoso-arenacea e dolci ondulazioni della collina argillosa, spesso interrotte da ripidi ventagli di vallecole dei calanchi. Contemporaneamente nella pianura si sono formate potenti coltri alluvionali in seguito al deposito di sedimenti erosivi dei rilievi e trasportati dei fiumi nelle parti depresse del territorio. Al di sotto di Forlì, il loro spessore è superiore a 200 m. Anche nelle pendici collinari montane i corsi d'acqua hanno lasciato tracce della loro attività di sedimentazione.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi stazione meteorologica di Forlì.
FORLÌ Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 5,4 8,2 13,0 17,2 22,3 26,6 29,2 28,4 24,6 18,4 11,4 6,5 6,7 17,5 28,1 18,1 17,6
T. min. mediaC) 0,8 2,7 6,2 9,5 13,9 17,7 20,2 19,9 16,7 11,9 6,5 2,0 1,8 9,9 19,3 11,7 10,7
Piazza Saffi innevata, inverno 2008-2009

Il clima di Forlì è condizionato dalla sua posizione geografica, situato al centro della zona temperata settentrionale, al margine meridionale della pianura padana e a ridosso del crinale appenninico il quale, insieme ai contrafforti montani tra le valli, orientate da sud-ovest a nord-est, influenza notevolmente l'andamento dei venti al suono.ne risulta una situazione climatica con fisionomia piuttosto continentale, con precipitazioni che tendono ad essere deficitarie dalla pianura accampate la zona collinare mentre un andamento diverso si rileva al di sopra degli 800 m di quota, altezze che comunque si rinvengono nei comuni collinari.

Il clima dell'area in cui Forlì sorge è sostanzialmente di tipo sub-continentale, moderatamente mitigato dalla relativa vicinanza della città al mare.

Forlì è caratterizzata da estati calde, poco piovose e piuttosto afose, mentre gli inverni sono freddi, umidi, con nebbie diffuse e piuttosto frequenti che possono presentarsi anche in forma intensa. Le estati possono presentarsi anche in forma decisamente calda ed umida, tali da causare un notevole abbassamento dei corsi d'acqua che attraversano la città.

La stagione nella quale si verificano maggiori precipitazioni è l'autunno, mentre in inverno le piogge diminuiscono in maniera anche considerevole. Nelle zone montuose del forlivese, a cavallo tra autunno e inverno, si possono evidenziare precipitazioni a carattere nevoso anche in quantità rilevante, mentre la neve sulla città si presenta in misura molto minore. Le nevicate, un tempo numerose ed abbondanti anche in città e in tutta la pianura che la circonda, tendono a presentarsi in misura sempre meno significativa. Di solito le nevicate in città sono circoscritte a un numero ristretto di giornate e la presenza della neve varia da pochi giorni (2-3 in città) a massimo un mese (alcuni residui nevosi possono permanere a lungo nelle zone collinari meno soleggiate vicino alla città). La zona tra Forlì e Faenza viene considerata la più nevosa di tutta la Romagna ed una delle più nevose di tutto il Nord Italia, dopo la zona tra Modena e Bologna e le zone collinari del Piemonte, in particolare per quanto riguarda la frequenza e la qualità delle precipitazioni (quantificabili, mediamente, in un totale di circa 3 o 4 nevicate all’anno). A Forlì la media di cm. di neve caduti tra l'inverno '98/'99 e l'inverno '12/'13 è pari a 35,96 cm (dato relativo alla zona N/E della città; rimanendo in città, nella zona S/O, la media sale a circa 40 cm.). Questa caratteristica è spiegabile in parte con la lontananza non eccessiva dal mare e in parte con la relativa vicinanza della città agli Appennini. Solitamente infatti le nevicate si verificano a causa di quello che è definito effetto stau, a causa del quale si registra l'irruzione di masse di aria fredda e secca proveniente da nord-est che, passando sul mare, si caricano di umidità e si dirigono verso gli Appennini. Lo scontro dell'aria carica di umidità con le vette montuose causa un ulteriore e repentino raffreddamento della stessa, generando le nevicate che possono ricoprire la città. Gli Appennini, oltre a raffreddare ulteriormente le nubi, fungono da diga per il fluire dell'aria, facendo quindi perdurare il maltempo e generando condizioni di freddo piuttosto rilevante al suolo. Di rado ci sono giornate di clima primaverile in pieno inverno, durante le quali si riscontra, per 24-36 ore, l'irruzione di vento caldo, definito pseudo-foehn, proveniente da sud-ovest. Il persistere troppo a lungo di tali condizioni può risultare dannoso per le coltivazioni, che tendono a germogliare precocemente per poi essere danneggiate dal ritorno del gelo e del maltempo.

Inoltrandosi nel mese di marzo le temperature tendono al rialzo, sebbene non risultino rari improvvisi ritorni del gelo anche a marzo inoltrato. La primavera, dal punto di vista delle precipitazioni piovose, è simile all'autunno, sebbene spesso possano registrarsi intensi abbassamenti di temperatura che possono essere causa di improvvise nevicate e gelate. Le piogge tendono a diminuire addentrandosi nel mese di maggio, tanto che, alla fine del mese, non di rado è possibile rilevare anticipi d'estate, ai quali generalmente seguono le prime due settimane di giugno con piogge diffuse e abbassamento considerevole delle temperature.

La temperatura più alta registrata a Forlì è stata di +39,3 °C nel 2000 mentre quella più bassa è di -19 °C registrata nel gennaio del 1985. Durante l'inverno 2011/2012, a cavallo tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio si è registrato il più alto picco di nevosità degli ultimi 100 anni, con 170 cm accumulati, in città, in poco meno di 13 giorni. L'evento, paragonabile solo al Grande Inverno del 1985, ha fatto piombare Forlì e gran parte della provincia in un clima siberiano, con temperature che sono rimaste per diversi giorni sotto lo zero, anche nelle ore centrali della giornata. Nelle periferie e nelle campagne gli accumuli di neve, che è caduta incessantemente anche per più di 72 ore, hanno toccato i 200 cm in pianura e i 400 cm in località collinari come Predappio. Per il tipo di clima a cui Forlì è abituata questa improvvisa ondata di gelo rimane un evento del tutto eccezionale, che ha costretto la città e i suoi abitanti a rinunciare anche alle più semplici azioni, come recarsi in centro e mettersi alla guida. Le scuole e molti uffici pubblici rimasero chiuse per più di 11 giorni, sotto ordinanza straordinaria del Sindaco.[8].

A Forlì le temperature medie annue indicativamente ai 14 °C. La diminuzione della temperatura con l'aumentare dell'altitudine è in realtà relativamente modesta soprattutto tra le aree di pianura e quelle collinari le temperature medie mensili minime si presentano in gennaio e le massime in luglio-agosto.

L'escursione annua, data dalla differenza tra la temperatura media del mese più caldo è quello del mese più freddo, oscilla tra i 18 ed i 23°. Le temperature estreme massime possono raggiungere i +39,7°, con punte che possono superare anche i 40° (luglio-agosto).

Annualmente la media dei giorni in cui la temperatura scende sotto i 0° centigradi è di 23 giorni. Di questi, solo una parte compresa tra il 10 il 18% è senza disgelo.

Precipitazioni[modifica | modifica sorgente]

Le precipitazioni medie annue di Forlì sono all'incirca di 745 mm di pioggia, ed il numero di giorni piovosi è in media di 75. Le precipitazioni medie mensili sono di 30 mm ed il numero di giorni piovosi per mesi è indicativamente di 3-4. Il mese meno piovoso è generalmente luglio mentre ad agosto, in particolare a fine mese, insorgono le prime instabilità meteorologica che portano le prime acque.

Per quanto riguarda la permanenza media della neve al suolo, a Forlì questa è mediamente di 8 giorni, aumentando spostandosi verso le zone collinari, e analogamente si può osservare anche il numero medio di giorni nevosi variabile da 5 a 18.

Il fenomeno della nebbia si presenta, regolarmente, ogni anno soprattutto nei mesi invernali, o a fine autunno, manifestandosi a diversi livelli di intensità e di frequenza con prevalente accentuazione delle zone di pianura nelle depressioni morfologiche e diradandosi più a sud a partire dalle propaggini appenniniche. Ciò rallenta rende pericoloso il transito del traffico sulle strade ed in particolare ne risentono 2 assi via dei più importanti: l'autostrada A 14 e la strada statale numero 9.

Per quanto riguarda la rugiada e la brina, questi sono fenomeni che si verificano di frequente, il secondo nei mesi di pieno inverno (dicembre e gennaio). non è grado talvolta che si verifichi, questo periodo, la cosiddetta galaverna che può arrivare a coprire le piante con strati anche notevoli di ghiaccio. In particolare la brina può dare origine ai gravi danni, specialmente alla frutticoltura (intorno ad aprile) quando la vegetazione è già sviluppata.

Vento[modifica | modifica sorgente]

I dati sui venti al suolo, basati su rilevazioni e osservazione dell'aeronautica.vengono considerati giorni di vento quelli in cui la velocità dell'aria supera i 5 km all'ora, di calma quelli in cui siamo velocità inferiori a tale limite. A Forlì predominano i venti di Nord-Ovest, di est e di sud-ovest. Le calme riguardano il 64,4% dell'anno. A Forlì in primavera, in estate e l'autunno prevale il vento di est, mentre l'inverno quello di Nord-Ovest.

Indici climatici[modifica | modifica sorgente]

L'indice di Lang (che indica il rapporto tra la precipitazione annua e la temperatura media annua) esprime approssimativamente le condizioni climatiche ed è posta in relazione alla costituzione dei suoli. Per Forlì dall'indice dato da 745/14,1=53. Gli indici pluviometrici mensili presentano valori minimi in luglio-agosto e valori massimi in gennaio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Forlì.

Origini[modifica | modifica sorgente]

La Venere di Schiavonia, dal nome del rione cittadino presso la quale fu rinvenuta. È il reperto più prezioso di età romana rinvenuto in città

La località dove Forlì sorge fu abitata sin dal Paleolitico, come dimostrano i copiosi ritrovamenti di Monte Poggiolo, con migliaia di reperti datati a circa 800.000 anni fa. Nel 2010, durante i lavori per la costruzione del nuovo carcere cittadino, è stata trovata la più grande necropoli preistorica dell'Emilia-Romagna, risalente a 4.000 anni fa, il che dimostra che già l'area era stabilmente abitata a tale epoca[9].

La città in effetti è sorta su un antico insediamento commerciale, sito sulla linea di confine che separava il territorio controllato dai Lingoni da quello dei Senoni e chiamato dagli Etruschi Ficline (Figline), cioè terra di vasai (ma anche di produzione laterizia), per le ceramiche che vi venivano prodotte e che saranno famose anche nei secoli XIV-XVI[10]. Nel Quattrocento, anzi, la produzione forlivese "batteva per fama e prestigio quella della vicina Faenza, divenuta celebre solo dal secolo scorso in poi"[11].

Il nome attuale è di origine romana, Forum Livii: il castrum fu probabilmente fondato nel 188 a.C., secondo la tradizione, da Caio Livio Salinatore, figlio del console Marco Livio Salinatore che, nel 207 a.C., sconfisse l'esercito cartaginese guidato da Asdrubale nella battaglia del Metauro. La città, dunque, ha celebrato nel 2012 i 22 secoli di storia. Della città romana rimangono pochi resti, specialmente sotterranei (ponti, strade lastricate, fondazioni). Il forum doveva essere all'altezza dell'attuale piazza Melozzo, mentre è probabile l'esistenza di un castrum nella zona dei Romiti, sulla via per Faenza. Il castrum chiamato Livia e il forum detto Livii rifondarono l'etrusca Ficline, dando luogo a Forlì. Un importante pagus, risalente agli anni in cui era Imperatore Costanzo II, è stato rinvenuto nei pressi della località Pieveacquedotto, dove transitava l'acquedotto di Traiano.

Antichità e Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Forlì: San Mercuriale

Caduto l'Impero Romano d'Occidente, dopo il breve dominio di Odoacre, Forlì fece parte del regno degli Ostrogoti, poi dell'impero di Bisanzio. Rimase bizantina ai tempi dell'invasione longobarda, nel VI secolo, poi fece parte delle donazioni di Pipino il Breve alla Chiesa.

Nata, ovviamente per motivi di difesa, su un'isola alla confluenza di due fiumi, Forlì fu però lungamente travagliata dalle inondazioni, così, intorno al 1050, venne risistemato l'impianto dei corsi d'acqua con vari lavori di ingegneria che allontanarono dal centro abitato il rischio di nuovi allagamenti.

La città fu protagonista delle vicende del territorio romagnolo durante il Medioevo: il complesso stemma allude a diversi momenti della sua storia: la città ebbe dai Romani lo scudo vermiglio, su cui poi fu posta, in ricordo della partecipazione dei Forlivesi alla Prima Crociata, una croce bianca; un secondo scudo, bianco, attraversato dalla scritta LIBERTAS, testimonia dei periodi in cui la città si erse a repubblica (la prima volta nell'889, l'ultima nel 1405): i colori della città, pertanto, sono il bianco ed il rosso; l'aquila sveva in campo d'oro fu invece concessa da Federico II, per l'aiuto datogli nella presa di Faenza (1241), essendosi Forlì schierata dalla parte dei ghibellini. Queste benemerenze consentirono ai forlivesi di intercedere poi a favore dei faentini e di convincere Federico a risparmiare la città di Faenza, che egli intendeva invece distruggere.

L'Imperatore elargì alla città di Forlì, nell'occasione, anche un'ampia autonomia comunale, compreso il diritto di battere moneta.

Il passaggio dal libero comune alla signoria fu piuttosto tormentato: emersero, fra gli altri, i tentativi di Simone Mastaguerra, Maghinardo Pagani e Uguccione della Faggiola, ma il successo nel dominio cittadino arrise alla dinastia della famiglia Ordelaffi, che resse, sia pure con qualche interruzione, la città dalla fine del XIII fino all'inizio del XVI.

Nel 1353, Papa Innocenzo VI dalla cattività avignonese incaricò un suo Vicario, il cardinale Egidio Albornoz, di riappropriarsi delle Romagne che vennero messe a ferro e fuoco. Nel 1355, per sconfiggere definitivamente la resistenza ghibellina giudata dagli Ordelaffi, Innocenzo VI lanciò Crociata contro i Forlivesi capitanata da Luigi I d'Ungheria. La crociata si concluse nel 1359 con un accordo tra gli Ordelaffi ed il papa, che rimise la Romagna sotto la potestà dello Stato Pontificio.

Dal punto di vista tecnico, si può segnalare il fatto che Forlì, nel XIV secolo, fu una delle prime città a dotarsi di orologio meccanico, posto nella torre civica.

La Forlì medioevale vide anche la presenza di una fiorente comunità di Ebrei: si ha notizia dell'esistenza d'una scuola ebraica in città fin dal XIII secolo, mentre il più antico esempio italiano di immagine araldica ebraica (1383) proviene da Forlì; inoltre, uno statuto civico forlivese del 1359 ci testimonia la stabilità della presenza degli Ebrei e dei loro banchi. Ad esempio, è noto il fatto che, nel 1373, Bonaventura Consiglio e socio prestarono 8.000 ducati ad Amedeo VI di Savoia, avendone come garanzia la corona ed altri valori[12]. Va poi notato che, nel Medio Evo, gli Ebrei a Forlì potevano possedere terreni e fabbricati. Con il Cinquecento, però, la possibilità si restrinse ai soli fabbricati, anche a causa del passaggio della città al dominio diretto dello Stato della Chiesa.[13]

Agli anni 1390 e 1393 risalgono due libri di preghiera ebraici, illustrati, provenienti rispettivamente da Bertinoro e da Forlì, conservati attualmente in Gran Bretagna[14].

Da ricordare è anche il fatto che a Forlì operò e morì il rabbino Hillel da Verona, che con i suoi scritti poté influenzare anche l'immaginario di Dante, ospite in città poco dopo la sua scomparsa.

Forlì fu, dunque, un importante centro di affari e di vita culturale ebraica.

Da segnalare, a tal proposito, è l'importante congresso dei delegati delle comunità ebraiche di Padova, di Ferrara, di Bologna, delle città della Romagna e della Toscana, nonché di Roma, che fu convocato a Forlì il 18 maggio 1418: vi si presero decisioni sul comportamento (etico e sociale) che gli Ebrei avrebbero dovuto tenere e si inviò una delegazione al Papa Martino V per la conferma degli antichi privilegi e la concessione di nuovi.

Nel Medio Evo prende avvio anche quella che sarebbe diventata un'importante tradizione nel campo della medicina. In effetti, Forlì, come tutta la Romagna altomedioevale mantiene vive le conoscenze della cultura classica, in particolare in campo medico, in quanto terra bizantina. Così che gli stessi Carolingi "hanno potuto beneficiare delle conoscenze mediche presenti nell'esarcato di Ravenna"[15]. Nei secoli successivi, poi, troveremo medici forlivesi di grande rilievo, come ad esempio Iacopo della Torre, più noto come Iacopo da Forlì.

L'11 aprile del 1425 Alberico (o Alberigo) da Barbiano apre la prima scuola laica in Forlì: primo studente è Cristiano, il figlio del pittore e storico Giovanni di Mastro Pedrino.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Forlì: Torre civica

Durante il Rinascimento la città vantò molteplici intrecci con la storia nazionale italiana: sua signora fu Caterina Sforza, che, vedova di Girolamo Riario (nipote di Papa Sisto IV), sposò, nel 1497, Giovanni de' Medici (detto "il Popolano"), matrimonio dal quale nacque, l'anno successivo, Ludovico (poi Giovanni) detto Giovanni dalle Bande Nere, il famoso capitano di ventura, padre di quel Cosimo I de' Medici che sarà il primo Granduca di Toscana. Caterina, nonostante un'eroica resistenza nella rocca di Ravaldino, in Forlì, fu sconfitta da Cesare Borgia nel piano di espansione dei possedimenti papali in Romagna.

Dopo un effimero tentativo di ritorno degli Ordelaffi, il Papa Giulio II, di passaggio a Forlì nel 1506, riuscì ad imporre, almeno provvisoriamente, la pace tra i guelfi e i ghibellini.

Tornata sotto il dominio papale, Forlì costituì il centro della Romagna pontificia. Il governo papale garantì alla città e ai suoi abitanti un periodo di traquilla vita civile, soprattutto dopo l'istituzione della magistratura dei Novanta Pacifici. A questo proposito, Adamo Pasini scrive: "Qualunque sia il giudizio che si vuol dare del governo che in quel secolo venne a consolidarsi, sta di fatto che il cinquecento segna il sorgere della nostra aristocrazia, della nostra edilizia, della nostra letteratura. Dire che sono morti per la storia i tre secoli XVI, XVII e XVIII, per dedicare dei volumi ai secoli XIII - XIV - XV, significa dare troppa importanza alla guerra civile e poca o nessuna importanza all'economia, allo studio, al lavoro"[16]

A riprova di quanto dice Pasini, nel 1522 nacque a Forlì un apposito Collegio che laureava alla carica di notaio[17].

Sono da ricordare i vescovi Pier Giovanni Aleotti (1551-1563) ed Antonio Giannotti (1563-1578), la cui incisiva azione portò la città ad essere "citata come esempio di ortodossia e di zelo religioso"[18] ed influenzò la stessa scuola artistica forlivese, ponendola in sostanziale anticipo perfino sull'evoluzione della scuola romana[19].

Nel 1630, la città sfuggì alla peste, che pure aveva devastato il resto d'Italia e la Romagna. La popolazione ne attribuì il merito ad un intervento miracoloso della Madonna del Fuoco, in onore della quale venne innalzata una colonna celebrativa nel Campo dell'Abate (oggi piazza Saffi).

Dal punto di vista generale, pur tra varie vicissitudini, come il saccheggio operato dagli Austriaci nel 1708, la situazione politica rimase sostanzialmente immutata fino all'Unità d'Italia, eccetto che per un breve periodo di indipendenza politica dallo Stato Pontificio attorno al 1797, quando Forlì divenne capoluogo del dipartimento del Rubicone nella nuova divisione amministrativa dettata dalle truppe di Napoleone al seguace Regno d'Italia. Tra le leggi imposte dal nuovo codice civile napoleonico c'era la possibilità di divorzio e un cittadino di Forlì ne fece richiesta (prima causa di divorzio a oltre 150 anni dalla legge attuale).

Inoltre, i funzionari napoleonici si occuparono di indagare gli usi e costumi delle popolazioni sottomesse, producendo una notevole mole di dati sulle tradizioni popolari di questa parte di Romagna. Un forlivese riuscì a recuperare parte di quelle indagini (per la verità in gran parte provenienti da Sarsina, ma in uso anche a Forlì) e ne pubblicò un testo che è uno dei primi lavori sulle tradizioni romagnole, poi seguito dall'opera del Pergoli verso la fine dell'Ottocento, che si occupò della raccolta di canti anche a Forlì e a San Martino in strada (frazione di Forlì).

Nella prima metà del XIX secolo, la legazione pontificia di Forlì, affidata ad un Cardinale legato, comprendeva anche le città di Cesena e Rimini.

È da ricordare, durante la Repubblica Romana del 1849, l'iniziativa dei banchetti patriottici, che si tennero, a suo sostegno, a Forlì, e fu l'unico caso in tutt'Italia: si trattò di pubblici banchetti patriottici, che videro una massiccia partecipazione di pubblico pagante[20].

Dal punto di vista culturale, il Rinascimento vede nascere e fiorire, con Melozzo e Marco Palmezzano, la scuola forlivese d'arte, portata avanti poi da autori come Francesco Menzocchi e Livio Agresti nel XVI secolo, e dai loro epigoni dei secoli successivi. Si segnalano anche importanti produzioni di maioliche e ceramiche: da ricordare almeno il nome di Leucadio Solombrini, che il re Francesco I di Francia volle invitare ad aprire una bottega presso la sua corte di Amboise.

Prosegue anche l'illustre tradizione medica forlivese, con personaggi come Girolamo Mercuriali e Giovan Battista Morgagni.

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Nella seconda metà del XIX secolo Forlì diventa il "zitadòn" (cittadone) della Romagna: un centro grande rispetto alle altre realtà urbane limitrofe, la cui prosperità deriva dall'agricoltura - molto diffuso il tipico contratto di mezzadria - e dal commercio del sale tramite la via diretta verso Cervia e le sue saline, nonché dal suo posizionamento sulla strategica via Emilia, a metà strada fra Bologna e Rimini. La città, però, conosce anche i primi fenomeni di industrializzazione: la fabbrica di biliardi; la birreria di Gaetano Pasqui; le fornaci della prima metà del XIX secolo; la Becchi, per la realizzazione di stufe in cotto divenute poi celebri; la Società Anonima Bonavita per la produzione del feltro; le importanti Officine Forlanini[21]. Dal punto di vista culturale, Forlì è una città attiva, con presenza di alcune testate giornalistiche[22].

Non mancarono personalità di spicco durante il Risorgimento: Aurelio Saffi, repubblicano mazziniano e Piero Maroncelli, amico di Silvio Pellico e imprigionato come lui per il suo ideale di un'Italia unita e libera da dominazioni straniere o religiose.

La città piange i suoi martiri della Grande Guerra e nel primo dopoguerra dimostra una notevole vivacità intellettuale, ad esempio con l'inaugurazione del Cenacolo Artistico Forlivese (1920). Ma è con l'ascesa del Fascismo e la Seconda guerra mondiale che Forlì torna a far molto parlare di sé. A 15 km dalla città, a Predappio, nasce Benito Mussolini: quando egli diviene prima presidente del consiglio, poi duce, inevitabilmente Forlì gode di una certa fama di ritorno, cominciando a essere presentata nella propaganda ufficiale come "la città del Duce"[23]. Questo ha comportato conseguenze negative negli anni del dopoguerra, quando si poté assistere, a mo' di contrappasso, a quella che uno storico ha definita un'implicita conventio ad tacendum: tutte le volte che non fosse proprio inevitabile citarla, Forlì non doveva essere nemmeno menzionata[24]. Per esprimere il particolare stato d'animo presente a Forlì nei decenni successivi alla guerra, Giorgio Bocca parla di complesso del Duce[25].

Durante il regime, comunque, Forlì si sviluppò oltre il suo ambito territoriale ed economico tradizionale: gli architetti del regime si sbizzarrirono nel progettare nuovi edifici corrispondenti al gusto del momento, come ad esempio la nuova stazione ferroviaria, il nuovo Palazzo delle Poste e quello degli Uffici Statali (la cui architettura ricorda una "M", come Mussolini) nella centrale piazza Saffi, viale Benito Mussolini (ora Viale della Libertà), lungo il quale sorse l'Istituto Tecnico Statale, con la pianta a forma di enorme "B" (come Benito)[26]. tutto questo fervore edilizio qualifica Forlì, secondo Ulisse Tramonti (dell'Università di Firenze), come "vetrina nazionale dell'architettura razionalista"[27].

Crebbero poi le industrie locali (Forlanini, Mangelli); nel 1936 venne inaugurato l'aeroporto "Luigi Ridolfi", allora il più grande aeroporto militare d'Italia, scalo che, nel dopoguerra, fu a lungo polo di traffici commerciali con i Paesi dell'Europa comunista.

La città pagò il suo conto di vite umane alla guerra, sopportando inoltre la perdita di inestimabili tesori artistici, come la chiesa di San Biagio o il teatro comunale; anche la Torre civica fu bombardata, per poi venire ricostruita in seguito. Il campanile della Basilica di San Mercuriale venne invece risparmiato dai tedeschi in ritirata, le voci del popolo indicano per intercessione e supplica del parroco don Giuseppe Prati detto, amabilmente, don Pippo. Certa è l'opera del vescovo di allora della città, monsignor Giuseppe Rolla, che sicuramente pagò un prezzo molto consistente in termini di vettovaglie e bestiame per l'esercito tedesco in ritirata. Recentemente alcuni voci "nostalgiche" vorrebbero indicare nell'intervento diretto di Benito Mussolini la causa del salvataggio del campanile. Questa possibilità è in realtà remota. All'inizio del '900 lo stesso Mussolini, fervente anticlericale, diede alle fiamme il portone della medesima chiesa subendo anche una condanna riportata dalle cronache di allora.

Tra i momenti tragici della guerra, va anche ricordato l'eccidio di Forlì, nel quale, presso l'aeroporto cittadino, furono uccise 42 persone, nel settembre del 1944. Altri eccidi furono consumati nel forlivese: l'eccidio di San Tomè[28] e l'eccidio di Branzolino[29].

Gonfalone comunale con appuntata la Medaglia d'Argento al Valor Militare

Forlì venne liberata relativamente presto, rispetto alle altre zone del Nord Italia: il 9 novembre 1944, dopo un'accanita battaglia per il valore simbolico che Forlì aveva in quanto "città del Duce", tanto che Hitler aveva ordinato di non cederla facilmente, le truppe alleate britanniche ed indiane entravano in città, provenienti da Cesena, con l'appoggio delle brigate partigiane. Proprio in quanto città-simbolo, i britannici vollero riservare a sé l'onore di entrare a Forlì, precedendo sia gli stessi partigiani sia i Polacchi di Władysław Anders, che già avevano preso Predappio. Ancora oggi è presente e visitabile, quasi di fronte al Cimitero Monumentale, il ben curato Cimitero degli Indiani, a ricordo di quanti di loro persero la vita in questa occasione.

Ad un mese dalla liberazione, il 10 dicembre del 1944, Forlì fu sconvolta da un bombardamento dell'aviazione tedesca, che sperimentava per la prima volta l'effetto su un centro abitato di un nuovo tipo di bomba, la Grossladungsbombe SB 1000, con sviluppo esplosivo orizzontale anziché a "a imbuto" (e con la relativa mancanza del cratere)[30]. A questo bombardamento si deve, oltre a numerosi morti, la perdita della Chiesa di San Biagio.

Primo sindaco della Forlì liberata fu Franco Agosto, cui oggi è dedicato il Parco Urbano, polmone verde urbano sull'ansa che il fiume Montone forma nei pressi di Porta Ravaldino.

Casa di Roberto Ruffilli

Forlì è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici e il coraggio delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale[31]

Nel dopoguerra la città si è stabilizzata nelle sue attività tradizionali legate al settore agricolo e artigianale, sviluppando una dinamica realtà di piccole imprese artigianali o cooperative.

Forlì fu anche teatro di un omicidio targato Brigate Rosse. Il 16 aprile 1988 (a dieci anni dall'assassinio di Aldo Moro, e proprio pochi giorni dopo la nascita del nuovo governo presieduto da De Mita, che Ruffilli aveva contribuito a creare), assassinarono il senatore Roberto Ruffilli nella sua casa di Corso Diaz, nel rione Ravaldino.

Il 5 aprile 2009, intorno alle ore 22,20, fu avvertita una scossa tellurica di magnitudo 4,7 tra le città di Forlì e Faenza, che anticipò il terribile terremoto del 6 aprile 2009 de L'Aquila.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stemma di Forlì.

Lo stemma, riconosciuto con decreto del 15 maggio 1931, ha la seguente blasonatura:

« D'oro, all'aquila spiegata di nero, coronata e membrata del campo, tenente nell'artiglio destro uno scudetto ovale posto in banda di rosso alla croce d'argento, e in quello sinistro uno scudetto pure ovale posto in sbarra d'argento alla fascia dello stesso, bordata e caricata del motto Libertas, il tutto di nero. Ornamenti esteriori da città. »

Il gonfalone comunale, con al centro lo stemma cittadino, è diviso in due metà: la superiore bianca, l'inferiore rossa.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiese scomparse[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiese scomparse di Forlì.

Numerose sono le chiese, sia nel centro cittadino che all'interno del suo comune, che sono scomparse nel corso dei secoli. La scomparsa di tali edifici religiosi ha molteplici motivazioni, le principali rintracciabili nelle devastazioni causate da guerre a seguito delle quali non è stata approntata alcuna riedificazione, nonché nella soppressione di ordini religiosi o nel riutilizzo degli edifici ad uso diverso da quello religioso.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Forlì: particolare del Palazzo Paolucci de Calboli

Nel Novecento, larga parte dell'architettura forlivese è stata segnata dagli interventi del fascismo. Per questo, la città partecipa, come capofila, al progetto europeo "ATRIUM", che ha "come obiettivo principale quello di indagare e gestire il patrimonio architettonico, archivistico ed immateriale dei regimi del ‘900, per la costruzione di un itinerario culturale transazionale, con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento di “Rotta Culturale europea""[32].

I Cimiteri[modifica | modifica sorgente]

Un posto a sé, per l'importanza sia religiosa sia civile, meritano i cimiteri:

Le mura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura di Forlì.
Resti della cinta muraria

Come in numerose altre città italiane, a Forlì le mura cittadine furono quasi totalmente rase al suolo all'inizio del '900 per poter liberare nuovi spazi da dedicare all'edilizia e permettere lo sviluppo della città al di fuori dell'antico nucleo cittadino. La demolizione delle mura fu quasi totale, e solo alcuni tratti dell'antica cinta muraria tuttora sopravvivono. Lo spazio liberato ha fornito la superficie per l'edificazione di tratti stradali che oggi costituiscono i viali di circonvallazione.

Le porte[modifica | modifica sorgente]

Sebbene non ne sia rimasta traccia, è ovvio pensare che la Forlì dell'epoca romana fosse cinta da una cerchia difensiva e che fosse possibile accedere all'interno della città attraverso specifiche porte o quantomeno attraverso valichi sorvegliati. Non è possibile indagare sia l'evoluzione che la struttura della primitiva cerchia difensiva, così come non è possibile identificare il sistema difensivo nell'alto medioevo, se non ipotizzare, tramite i toponimi locali sopravvissuti, il percorso delle mura e la localizzazione delle porte medievali. Per citare un esempio, la tradizione tramanda il nome di porta Merlonia, vivente nel nome della via che da essa prese il nome, probabile porta della cerchia muraria altomedievale. È comunque necessario precisare che, con il passare delle epoche e a seconda delle esigenze del momento, era abbastanza comune aprire nuove porte e chiuderne altre, a seconda delle necessità. Così facendo di molte porte si è perso il ricordo, di altre rimane il toponimo e solo delle più importanti e delle più fortunate permane il nome, la descrizione o la struttura.

Secondo la Descriptio Romandiolae del cardinale Anglico de Grimoard nella città di Forlì sunt quatuor porte magistre, que custodiuntur: Ravaldini, Cudignorum, San Petri, Clavanie... Ma nella toponomastica antica di Forlì si comprendevano i nomi di altre porte che Francesco Ordelaffi fece abbattere o rinforzare: Porta Merlonia, Porta San Biagio (poi chiamata Santa Chiara e chiusa nel 1356 da Francesco Ordelaffi) e Porta della Rotta, tutte queste facenti parte dell'antico circuito difensivo romano. In epoca alto-medievale, con l'ampliamento della cinta muraria, vennero aperte nuove porte. Vengono tramandati i nomi di Porta Liviense, Porta di Santa Croce e Porta San Mercuriale.

Le porte che si aprivano ad occidente del ponte dei Morattini, in direzione Faenza, erano due: Porta Liviense (detta anche Valeriana), che sorgeva in fondo a via dei Battuti Verdi e attraverso la quale passava l'antica via Consolare, e Porta Schiavonia. La prima venne chiusa da Francesco Ordelaffi nel 1356 durante l'assedio dell'Albornoz e, in tale occasione, venne anche abbattuto il ponte che varcava il fiume Montone. Né la porta né il ponte furono mai più riaperti, così l'antico percorso della strada consolare fu dirottato in direzione di Porta Schiavonia.

Le porte più importanti, che hanno segnato la storia della città e sono legate alla cinta muraria eretta tra la metà del XV secolo e gli inizi del XVI sono quattro: Porta Schiavonia, Porta San Pietro, Porta Cotogni e Porta Ravaldino. Di queste, solo Porta Schiavonia è arrivata ai nostri giorni.

Porta San Pietro
Barriera Mazzini, primi del '900
La porta e la rocchetta di San Pietro prima del 1714
Porta di San pietro come appare raffigurata in un affresco ottocentesco
Un eccezionale reperto fotografico che riprende la porta prima del suo abbattimento nel 1862
Porta San Pietro

Collocata sulla strada per Ravenna, sorgeva in fondo all'attuale Corso Giuseppe Mazzini, un tempo chiamato Borgo San Pietro. Presentava un vera e propria rocca fortificata e in questa furono tenuti prigionieri Caterina Sforza e i suoi figli dai congiurati che avevano assassinato Girolamo Riario.

La porta si apriva su uno dei contrafforti delle mura e la rocca, posta al suo fianco, rafforzava la sorveglianza sulla porta. La rocchetta, di cui si ignora la data di costruzione, era il baluardo del lato settentrionale della città e già nel XIV secolo la porta si ergeva con il nome derivante dalla vicina chiesa di San Pietro in Scottis, oggi scomparsa. Nel 1360 la porta fu parzialmente demolita dall'arrivo dell'Albornoz, mentre rimaneva attiva la rocchetta che ospitò Caterina Sforza nel 1488 dopo l'uccisione di Riario ordita dalla famiglia Orselli. Ulteriormente atterrata poi nel 1741,[33] rimase intatto solo il mastio della rocchetta. Si sa che nel 1764 la porta vera e propria era murata e l'ingresso avveniva direttamente attraverso un'apertura effettuata nella rocca che fungeva da porta civica. Nel 1862 gli ultimi avanzi della porta e la rocchetta furono demoliti per far posto alla nuova porta urbana, definita Barriera Mazzini, che l'ingegnere Callimaco Missirini, costruitala a spese del comune, disegnò in forme neoclassiche e che fu aperta al transito il 5 giugno 1864. Venne utilizzata come sala d'attesa per la tramvia che univa Ravenna a Meldola e, dal 1901, fu usata come ufficio postale. Questa porta fu completamente rasa al suolo nel primo bombardamento aereo subito dalla città nella seconda guerra mondiale il 19 maggio 1944[34] e non venne più ricostruita.

È importante notare come in tempi più antichi l'uscita in direzione di Ravenna avveniva tramite la Porta di Santa Chiara, di cui oggi rimane solo un piazzale ad essa dedicato.

Porta Cotogni
La porta ad inizio Novecento
Porta Cotigni all'inizio del '900. Le colonne con i leoni vennero dopo abbattute per ampliare la sede stradale
Porta Cotogni, primi anni '20
Ingresso al centro storico dopo la demolizione della porta e la costruzione delle Palazzine Gemelle nel 1933

Porta Cotogni

La porta sorgeva su quella che era chiamata Strada petrosa - poi Borgo Cotogni, più recentemente Corso Vittorio Emanuele e attualmente Corso della Repubblica - ed era a sorveglianza della strada in direzione di Cesena. Fino ai primi anni del XX secolo ospitava la porta daziaria, per poi essere sostituita, durante il Ventennio, dagli edifici gemelli Bazzani e Benini.

Le cronache ricordano come spesso le parate ed i solenni ingressi in città avvenivano per porta Cotogni; fra questi l'ingresso di Giulio II e dei Riario. Fino al 1825 presso la porta era collocato il busto del cardinale Stefano Augustini, ora collocato presso la pinacoteca.

La Barriera e gli annessi fabricati vennero costruiti su disegno dell'architetto Giacomo Santarelli nel 1825, in seguito alla demolizione dell'antica Porta Cotogni, ed assunse il nome di Barriera Vittorio Emanuele con funzione di porta daziaria.

Nel 1906, con l'avvio degli scavi per la costruzione degli impianti dell'acquedotto, vennero scoperti i resti e le fondamenta del torrione e delle aree vicine fortificate.

Porta Ravaldino
Porta Ravaldino e, sullo sfondo, la Rocca di Ravaldino, in una incisione di inizio Ottocento
Porta Ravaldino e, sullo sfondo, la Rocca di Ravaldino in un affresco presso il Palazzo Orsi-Mangelli
Fotografia del 1874 che riprende la nuova porta di Ravaldino
Porta Ravaldino

Era la porta che si apriva in direzione di San Martino in Strada e, da lì, verso Firenze. La porta si trovava alla fine dell'attuale Corso Diaz, ma fino al '300 la cinta muraria era più arretrata e quindi la porta si trovava circa a metà dell'attuale corso e si chiamava Porta Merlonia. Tra Ottocento e Novecento ebbe anche il nome di Barriera Aurelio Saffi.

Al termine di corso Diaz, sul lato sinistro, sorgeva una rocca, detta Rocca Vecchia, perché in seguito demolita ad eccezione di un torrione che sopravvisse fino al '600. È probabile che fosse chiamato anche Ravaldino, da cui il nome della porta e della rocca, che tuttora esiste, e che si chiama Rocca di Ravaldino. Fonti diverse[35] affermano che il nome deriverebbe dal castello che sorgeva nell'attuale frazione di Ravaldino in Monte, a circa 10 km dalla città.

Secondo la cronaca del Novacula la porta fu edificata nel 1494 per volere di Caterina Sforza che investì il consiglio degli anziani dell'esecuzione dell'opera. La costruzione della porta, con la tracciatura di un fosso che giungeva fino alla Torre dei quadri, si rese necessaria in occasione del campo posto dai francesi presso San Martino ed in altre frazioni vicine.

La porta fu poi lasciata andare in disuso e, non più soggetta a manutenzione, cominciò a crollare. Nel terremoto del 1870 subì ulteriori danni e, diventata pericolante nonché pericolosa, se ne decise l'atterramento della parte centrale. Vennero lasciati in piedi i fabbricati necessari a mantenere attivi gli uffici daziari, sostituiti dalla nuova barriera, chiamata Barriera Saffi, edificata nel 1874 su disegno dell'ingegnere Gustavo Guerrini.

A cavallo poi degli anni trenta, fu demolita anche la barriera per sistemare il palazzo secondo le linee del piano regolatore che prevedevano un ampliamento della città oltre i confini della vecchia cinta.

Porta Schiavonia prima del 1903. La fotografia risale a prima di quell'anno perché la città è ancora cinta dalle sue mura che furono abbattute nel 1903
Porta Schiavonia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porta Schiavonia.

Unica porta sopravvissuta al tempo sorvegliava la strada in direzione di Faenza. In passato era affiancata da torrioni che la proteggevano. È probabile che sorga sul luogo dove anche l'antica città romana apriva la propria strada in direzione di Faenza, anche se è stata più volte rimaneggiata e riedificata. L'attuale struttura risale al 1743 anche se nei primi del Novecento ne sono state abbattute alcune strutture come l'androne retrostante.

Altri luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Piazza Aurelio Saffi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piazza Aurelio Saffi.
Abbazia di San Mercuriale
Forlì, Piazza Saffi

Ai tempi del forum romano, la piazza Aurelio Saffi era solo un largo spazio ai confini della centuriazione, lungo la via Emilia verso Rimini.

Diventa, come è tutt'oggi, luogo centrale della città nel Medioevo, con il nome di Campo dell'Abate (il riferimento è all'Abbazia di San Mercuriale) e poi di piazza Maggiore.

Dopo l'unificazione d'Italia, viene dedicata a Vittorio Emanuele II e di seguito ad Aurelio Saffi, sostituendo la colonna della Madonna (spostata presso il duomo) con un monumento dedicato a Saffi. Al termine della seconda guerra mondiale, durante la permanenza delle truppe anglo-americane a Forlì (successiva alla liberazione della città dai nazi-fascisti), la piazza è ribattezzata St. Andrew's Square ("piazza di S. Andrea"). Con il ritorno alla normalità, i danni della guerra furono risanati e fu ripristinato il monumento a Saffi andato distrutto durante i bombardamenti.

Il risultato è una piazza che Antonio Paolucci ha definito "uno scenario metafisico alla Giorgio De Chirico".

Sulla piazza si affacciano:

Via delle Torri[modifica | modifica sorgente]

Si tratta della strada che collega piazza Saffi con piazza Ordelaffi e piazza del Duomo, costeggiando il lato settentrionale del Palazzo del Comune. Percorrerla verso oriente, concede una suggestiva vista sull'Abbazia di San Mercuriale, mentre, nell'altro senso, la via prospetta sulla Chiesa del Corpus Domini, con l'attiguo Monastero.

Presso il Palazzo della Prefettura, sullo stesso lato, la via si apre sulla piazza delle Erbe, con il suo mercato agricolo alimentare[36].

Piazza del Duomo e piazza Ordelaffi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Duomo di Forlì.
Esterno del Duomo
  • Piazza del Duomo/piazza Ordelaffi: i due spiazzi contigui sono sovrastati dalla fabbrica del Duomo, già chiesa di Santa Croce, la cattedrale cittadina.
  • A nord di piazza Ordelaffi si trova l'imponente palazzo Piazza Paulucci o Paulucci-Piazza, dal nome delle due antiche famiglie nobiliari già sue proprietarie, ora sede della Prefettura: si tratta di un palazzo del XVII secolo costruito in modo da ricordare il Palazzo del Laterano e il Palazzo farnese, a Roma.
  • Al centro di piazza del Duomo si erge la colonna votiva della Madonna del Fuoco, protettrice della città; fu eretta originariamente in piazza Saffi, da dove fu spostata alla fine dell'Ottocento per lasciar posto al monumento commemorativo del patriota forlivese Aurelio Saffi.
  • Il 1º maggio 2007, una parte di piazza del Duomo ha preso il nome di piazza Giovanni Paolo II, in ricordo della visita che il Papa fece a Forlì l'8 maggio 1986.

Corso della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

L'interno della chiesa di Santa Lucia

Il Corso della Repubblica, forse la principale strada moderna della città, costituisce il ramo della via Emilia verso est interno al centro storico. È la spina dorsale del rione chiamato tradizionalmente "Borgo Cotogni" per un antico insediamento dei Goti (da "Gotogni") che vi si erano stanziati nel V secolo. Appare come un lungo rettilineo di aspetto moderno, al termine del quale si scorge l'obelisco del monumento ai caduti di piazzale della Vittoria. Negli anni 30 si chiamava corso Vittorio Emanuele.

  • Proprio all'inizio del corso, quasi ancora in piazza Saffi, si nota la bella mole, di pianta ellittica, della Chiesa di Santa Maria della Visitazione, meglio conosciuta come Chiesa del Suffragio.
  • Vi sorge anche, poco più avanti sul lato opposto, la barocca chiesa di Santa Lucia, protettrice della vista e festeggiata il 13 dicembre.
  • Vi si affacciano anche la biblioteca comunale (con la raccolta storica Piancastelli)[37] e la sede dei principali musei comunali, compresa la pinacoteca nell'imponente palazzo Merenda, già sede dell'antico ospedale cittadino. Sempre nel palazzo del Merenda nelle sale dell'armeria Albicini sono visibili affreschi (1924) del pittore forlivese Francesco Olivucci (1899-1984).
  • In Corso della Repubblica si trova anche la prestigiosa Scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori, facoltà dell'Università di Bologna.
  • Forse l'unico complesso realizzato a Forlì nel Dopoguerra da un maestro internazionale dell'architettura è L'Hotel della Città et de la Ville con il Centro Studi Fondazione Livio e Maria Garzanti. È opera dell'architetto milanese Giò Ponti su incarico di Aldo Garzanti, il famoso editore. Progettato nel 1953 e terminato nel 1957 è, con i suoi spioventi invertiti, le finestre esagonali, gli spazi aperti ed il respiro fra i corpi, un'icona degli anni cinquanta.

Corso Giuseppe Mazzini[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corso Giuseppe Mazzini.

Questo corso, via di porticati e negozi, congiunge piazza Saffi con la via Ravegnana (per Ravenna), verso nord, dove un tempo sorgeva la Porta di San Pietro. L'antica chiesa, ora scomparsa, di San Pietro in Scottis, rifugio per pellegrini scozzesi, dà nome al rione "San Pietro".

  • Appena imboccato il Corso, provenendo da piazza Saffi, dopo il Palazzo degli Uffici Statali si trova, in una via a sinistra, la Torre Numai, ricordo di un'antica famiglia nobiliare.
  • Importante è la Chiesa del Carmine, che ospita il convento dei carmelitani: l'ingresso presenta un pregevole fregio in marmo d'Istria, in origine abbellimento dell'entrata del Duomo.

Corso Giuseppe Garibaldi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corso Giuseppe Garibaldi (Forlì).

Si tratta del corso più lungo, che da piazza Saffi arriva a Porta Schiavonia e costituisce la parte di via Emilia verso ovest, cioè verso Faenza e Bologna, attraversando la zona più antica della città, dove notevoli palazzi signorili si sono conservati fino a oggi. È la strada più antica della città, attorno alla quale Forlì ha cominciato a svilupparsi. Il nome "Schiavonia", ampliato tuttora all'intero rione (il vecchio "Borgo Schiavonia"), deriva dal ricordo degli schiavi forlivesi deportati in Spagna dal barbaro Alarico e liberati dal vescovo Mercuriale. Per magnificare l'epopea risorgimentale, su proposta dell'onorevole forlivese Tito Pasqui, il corso fu poi dedicato a Giuseppe Garibaldi.

Corso Armando Diaz[modifica | modifica sorgente]

Forlì: chiesa di Sant'Antonio Vecchio

Questo corso porta da piazza Saffi al piazzale di Porta Ravaldino (porta non più esistente), e al viale dell'Appennino che, verso sud, collega la città a Predappio e Castrocaro Terme, dirigendosi poi a Firenze. È l'asse portante del rione "Ravaldino", nome di origine incerta, ma noto fin dal Medioevo. Esiste, nelle prime colline forlivesi, anche una località chiamata "Ravaldino in Monte".

  • Vicino al centro sorge il palazzo Orsi Mangelli
  • Sempre all'inizio del Corso, si trova il Teatro Comunale intitolato al drammaturgo forlivese Diego Fabbri.
  • Più avanti, si trova la Chiesa di Sant'Antonio Vecchio (secolo X), oggi Sacrario dei Caduti
  • Interessante è anche la Chiesa di Sant'Antonio Abate in Ravaldino, degli inizi del XVIII secolo, che ospita, tra altri bei dipinti e statue lignee, una Visitazione di Marco Palmezzano; si segnala anche un organo di Alessio Verati.
  • Il tratto finale affianca la possente Rocca di Ravaldino, cittadella centrale nel sistema difensivo delle mura medievali già ai tempi degli Ordelaffi e centro di governo, in particolare sotto Caterina Sforza: la Rocca fu il principale teatro dello scontro con le truppe francesi e pontificie di Cesare Borgia. Ne L'Arte della Guerra, Machiavelli descrive la Rocca così: "Era tutta quella fortezza piena di luoghi da ritirarsi dall'uno nell'altro, perché vi era prima la cittadella, da quella alla rocca era uno fosso, in modo che vi si passava per uno ponte levatoio; la rocca era partita in tre parti, e ogni parte era divisa con fossi e con acque dall'altra, e con ponti da quello luogo a quell'altro si passava".
  • In questa via abitava il senatore Roberto Ruffilli dove nella sua casa venne ucciso dalle brigate rosse del partito comunista combattente.

Piazzale della Vittoria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piazzale della Vittoria (Forlì).

Proseguendo per corso della Repubblica da piazza Aurelio Saffi si arriva al piazzale della Vittoria, che funge sia da grande rotatoria sia da svincolo tra Corso della Repubblica, Viale Roma, Via Corridoni, Viale Matteotti e Viale della Libertà. Al centro emerge su un'alta colonna il monumento ai caduti, costruito nel 1932. Sul piazzale si affaccia il palazzo dell'ex collegio aeronautico, in stile razionalista, ora adibito a scuole. Ai due lati dell'imbocco di corso della Repubblica vi sono le Palazzine gemelle, costruite nel 1933. Vi si affaccia anche la facoltà di economia dell'Università di Bologna e l'istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Dal piazzale inoltre, si accede all'ingresso monumentale del parco della Resistenza.

Viale della Libertà[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Viale della Libertà (Forlì).

Proseguendo dal piazzale della Vittoria verso la stazione ferroviaria si attraversa il viale della Libertà. Con una larghezza di quaranta metri e l'orientamento perpendicolare alla Via Emilia, presenta una nutrita rappresentanza di edifici che costituiscono importanti esempi dei vari stili architettonici del Ventennio.

Palazzi di interesse architettonico ubicati sul viale:

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Prima dell'abbattimento della cinta muraria una consistente area a ridosso delle mura formava un anello, interno le mura stesse, quasi completo a 360°, di verde pubblico destinato alla coltivazione. Questi orti, presenti nel medioevo, dovevano fornire l'area necessaria per essere coltivati e quindi produrre il sostentamento necessario in caso di eventuale assedio della città. Quest'area verde per la città si è sempre mantenuta fino all'inizio del novecento quando, decidendo di ampliare città oltre le mura, cominciarono ad essere edificate. Oggi di questi orti rimangono solo pochi tratti.

Il territorio comunale e cittadino è comunque decisamente ricco di piccole aree verdi e di quattro grandi parchi pubblici:

Sul territorio comunale sono tuttora presenti molte vecchie piante di gelso, ultimi testimoni di un periodo in cui questo tipo di albero era molto diffuso. Le sue foglie fatte venivano raccolte utilizzate per nutrire i bachi, il cui allevamento era fiorente ed alimentava la solida industria della seta.

alcune strade cittadine ed altre extraurbane sono poi caratterizzate ai lati da filari di alberi, come quelle della via lughese (la strada che conduce a Lugo) e le Via cervese (la strada che conduce a Cervia), anche se da anni tale alberatura e messe in discussione per motivi di sicurezza stradale.

In base alla legge regionale 2 / 1977 sono stati individuati anche alcuni alberi monumentali di pregio, tra cui una roverella di oltre duecento anni, 3 pioppi neri di oltre 130 anni ed un platano orientale di oltre 170 anni di età. Quest'ultimo è in realtà l'albero più noto, ammirato e conosciuto ed è ricordato come l'albero di Giosuè Carducci. Dagli alberi degni di nota possono essere ricordate anche 2 piante da frutto: un giuggiolo secolare ed una pianta di albicocco di sessant'anni.

Vi sono poi 3 relitti boschivi di notevole importanza naturalistica presente nel territorio comunale. Il più importante è la Selva di Ladino, di proprietà del Comune, e considerata la superstite della Selva Litana. L'integrità di tale bosco è comunque minato dalla strada provinciale (via del partigiano) che la taglia in 2. La Selva di Ladino è un'area boschiva di circa 5 ettari con reverenza di roverelle, il cui ultimo taglio risale al 1946, di altezza media di oltre 15 metri. La Selva di Ladino si fonda con la vegetazione spontanea del vicino fiume Montone, costituendo un sito naturalistico botanico di notevole importanza e riconosciuto come Sito di Importanza Comunitaria (S. I.C.).

Vi è un altro piccolo bosco che si trova nella frazione di Ravaldino in Monte più giovane di quello di Ladino.

un 3º sito boschivo è un querceto che si trova a Farazzano, al confine con il territorio di Meldola che possiede cerri di circa 80 anni di età.

Un parco di notevole interesse naturalistico è l'oasi di protezione di Magliano, istituita nel 1984 dall'amministrazione provinciale per la salvaguardia dell'avifauna acquatica. Quest'area si estende per 680 ettari ed è compresa tra i comuni di Forlì, Forlimpopoli e Bertinoro.

Uno spazio verde poco conosciuto è quello che si trova sulle sponde del fiume Ronco e che viene chiamato Ronco lido. Ai primi dell'Ottocento i forlivesi, che non avevano in mare vicino, pensarono di utilizzare le sponde del fiume quale surrogato del mare. Vennero così costruiti sulla sponda del fiume un'area balneabile costituito da una piccola spiaggia, una strada i piccoli stabilimenti balneari.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[38]

La più antica fonte dalla quale sia possibile estrarre elementi di demografia locale è la Descriptio provinciæ Romandiolæ, un rapporto statistico redatto per volere del cardinale Anglico de Grimoard, legato pontificio della Provincia Romandiolæ. Il documento, datato 9 ottobre 1371, contiene una minuziosa descrizione topografica e amministrativa dei luoghi, dei tributi fissi e delle persone che avevano capacità contributiva. La Descriptio provinciæ Romandiolæ era soprattutto uno strumento per la riscossione delle tasse, ma indirettamente fornisce utili indizi circa la popolazione. Il documento censisce solo i fuochi, quindi i nuclei familiari (e non il numero delle persone) in grado di pagare un censo. I focularia presenti a Forlì erano 2300, e questo la rendeva la città più popolosa della Romagna. Poiché vengono indicati solo i focolari e non il numero degli abitanti, è difficile stabilire un numero esatto della popolazione. Indicativamente 2300 focolari dovevano corrispondere ad una popolazione compresa tra i 10000 ed i 13000 abitanti, a cui si dovevano aggiungere qualche centinaio di religiosi che, non essendo sottoposti a tassazione, non rientravano nel numero censito dalla Descriptio provinciæ Romandiolæ.

Ai fini erariali, furono condotti studi demografici anche nella Forlì pre-unitaria. Nel 1770 la città contava 10.632 abitanti, nel 1786 ne contava 11.619 più 13.380 nelle zone rurali

Secondo l'almanacco del Dipartimento delle Rubicone del 1811, conservato nell'archivio di Stato, Forlì era la città più popolosa della Romagna con 12.955 abitanti (13.565 considerando il Comune), seguita da Faenza con 12.512, Ravenna 10.244, Cesena con 8110 e Rimini con 8082.La popolazione complessiva del dipartimento del Rubicone era di 271.091 abitanti.

Nel 1820 vengono contati 13.471 abitanti, nel 1828 vengono censiti 17.192 abitanti solamente nelle zone rurali mentre nel 1830 gli abitanti della città sono 13.390. Nel 1834 si registrano 17.417 abitanti nelle zone rurali nel 1840 vengono censiti 15.637 abitanti all'interno della città. Nel 1850, ultima rilevazione nella Forlì pre-unitaria, si registrano, all'interno della città, 15.902 abitanti

La popolazione cittadina, dopo l'incremento più sostenuto degli ultimi decenni del settecento, mostrava un tasso di crescita assai più contenuto a partire dai primi anni della restaurazione, in concomitanza con la crisi del 1816-1817. Il tasso di crescita così basso destò preoccupazione nella locale commissione del primo censimento dell'Italia unita nel 1861. La commissione infatti sottolineava come nel lungo periodo il tasso di incremento della popolazione appariva del tutto insoddisfacente, essendosi attestato, nel trentennio 1830-1860, a poco più dello 0,4%, con un saldo positivo di soli 4335 individui in termini assoluti. I morti infatti erano stati 33.342 e le nascite erano 37.349.

Nel censimento effettuato nel 1881 il numero degli abitanti del comune era di 40.934 suddivisi, secondo il luogo di dimora, in 16.016 in città, 2023 nei sobborghi e 22.895 nelle campagne. Tenuto conto degli abitanti riuniti nelle frazioni rurali, la popolazione agglomerata era all'incirca di 19.000 persone.

Dall'ufficio di stato civile risulta che la popolazione del comune di Forlì all'ultimo dell'anno 1892 era di 44.285 persone. Tale ufficio tiene distinta la popolazione in urbana, cioè quella che vive all'interno della cinta muraria, e di rurale, vale a dire quella che si trova al di fuori delle mura cittadine. Tale divisione porta a 16.000 persone all'interno della città e 28.085 nelle aree rurali.

Il censimento del 1881 contava a Forlì 14.000 persone addette all'agricoltura, 5.600 industriali o molto più spesso artigiani, 600 commercianti, e 1400 benestanti o inattivi, 1400 impiegati, 1000 militari, 370 impiegati governativi e comunali, 160 religiosi, 25 fra avvocati e notai, 85 addetti alle professioni sanitarie (medici, chirurghi, farmacisti veterinari e infermieri), 200 insegnanti, 46 fra ingegneri e architetti, 140 facchini, 225 mendicanti e 5000 senza professione, la maggior parte erano donne addette alle cure domestiche e 3000 che non si classificavano in alcuna di queste categorie. In questo censimento non venivano considerati bambini al di sotto degli 8 anni.

Il censimento del 1901 fu il primo, nell'Italia unita, a suddividere la popolazione del comune secondo l'area di residenza; in totale vi erano 43.325 abitanti di cui 15.465 residenti in città e 27.860 nelle campagne. La popolazione perciò era prevalentemente ubicata nelle campagne e, confrontando i dati con i censimenti successivi, si denota un progressivo abbandono delle campagne a favore della città.

Dopo il 1860, a seguito di una lenta ma progressiva meccanizzazione delle campagne e la nascita delle prime fabbriche, un numero sempre maggiore di braccianti si orientò verso la città che quindi cominciò a crescere di abitanti. L'amministrazione comunale nel 1862 avvia uno studio per classificare la popolazione dividendola per età. Nella città i maschi da zero a 15 anni sono 2013, le femmine 2031. Fra i 15 e i 30 anni i maschi sono 3652 e le femmine 2178. Tra i 30 e di sessant'anni i maschi sono 2940 e le femmine 3156 mentre tra i 60 e i 93 anni i maschi sono 799 e le femmine 954. In linea generale perciò la popolazione del comune era composta in grande maggioranza da bambini (circa il 30%) e da adulti, mentre gli anziani erano circa il 7-8% del totale

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2013 la popolazione straniera residente era di 13.338 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate erano:

Pos. Cittadinanza Popolazione
1 Romania Romania 3001
2 Albania Albania 1920
3 Cina Cina 1607
3 Marocco Marocco 1421
5 Ucraina Ucraina 640
6 Burkina Faso Burkina Faso 598
7 Tunisia Tunisia 560
8 Polonia Polonia 512
9 Macedonia Macedonia 457
10 Bangladesh Bangladesh 297

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

Il primo ospedale cui si abbia memoria a Forlì, sorse tra l'XI e XII secolo ed era noto con il nome di casa di Dio. Per tutto il medioevo gli ospedali, erano in prevalenza delle confraternite di carità o congregazioni di carità. Erano istituzioni a carattere laico e, essendo numerose, si distinguevano per il colore del saio, lo stesso dell'ordine che appartenevano. Queste pubblicazioni avevano degli ospizi e possedevano una loro piccola chiesa. Le più importanti congregazioni erano quelle dei battuti.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Fra gli antichi luoghi di cultura forlivese, vanno certamente citate le Accademie:

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Istituto Musicale “Angelo Masini"[modifica | modifica sorgente]

L'Istituto Musicale “A. Masini”, denominato "Liceo Musicale" fino al 2011, anno nel quale venne istituito nella città di Forlì un Liceo Musicale Statale, venne istituito nel 1926 per iniziativa dell’omonimo tenore forlivese e del Comune di Forlì. Nel 1932 fu emanato un Regio Decreto che sanciva la sua trasformazione in Ente Morale con il fine statuario di “istruire i giovani nelle varie discipline musicali, di abilitarli all’esercizio della professione e di diffondere la cultura musicale”, status e mission che sono stati confermati nel 1982 con apposito Decreto del Presidente della Repubblica.

Attualmente l’istituto conta 30 docenti e 300 allievi, che frequentano 18 corsi principali (Canto, Chitarra, Clarinetto, Clavicembalo, Composizione, Contrabbasso, Corno, Fagotto, Flauto, Oboe, Organo, Pianoforte, Propedeutica, Saxofono, Tromba, Trombone, Violino, Violoncello, Corsi per adulti). Oltre che allo sviluppo della cultura strumentale i corsi sono finalizzati alla formazione professionale seguendo i programmi ministeriali dei Conservatori. Gli allievi sono seguiti individualmente nelle lezioni di strumento e partecipano a corsi collettivi di solfeggio, storia della musica, armonia complementare e alle attività di musica d’insieme.

L'Istituto “A. Masini” promuove la divulgazione della cultura musicale anche attraverso il coordinamento della stagione concertistica comunale e l’organizzazione di master class, corsi per adulti di guida all’ascolto, conferenze, pubblicazioni storico - musicali, ed incontri musicali con le scuole primarie e secondarie del territorio.

Liceo Scientifico Fulcieri Pulucci di Calboli[modifica | modifica sorgente]

È stato istituito con regio decreto del 9 settembre 1923 e, inizialmente, ha avuto sede nei locali del Palazzo dei Signori della Missione, al tempo chiamato palazzo degli studi. La scuola fu sovvenzionata dalla cassa scolastica o elargizioni del senatore Raniero Paulucci di Calboli, in memoria del figlio Fulcieri, per un totale di 10.000 lire. Negli anni sessanta l'istituto fu poi trasferito nell'attuale sede, nella periferia di città, formando il centro studi insieme all'Istituto tecnico commerciale e all'Istituto geometri.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Musei Civici di Forlì.

Teatri[modifica | modifica sorgente]

Eventi e festival[modifica | modifica sorgente]

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina romagnola.

Persone legate a Forlì[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Personalità legate a Forlì.

Sono numerose le persone di ogni epoca che a Forlì sono nate, morte, vissute per periodi significativi della loro vita, che vi hanno operato in modo degno di nota oppure che hanno stabilito dei saldi rapporti con la città o i suoi dintorni:

Antichità
Medioevo
XVI secolo
XVII secolo
XVIII secolo
XIX secolo
XX secolo
Viventi

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Circoscrizioni e quartieri[modifica | modifica sorgente]

Circoscrizione 1: Barisano, Branzolino, Coriano C1, Cotogni, Durazzanino, Foro Boario, Grandi Italiani C1, Malmissole, Pianta, Pieve Acquedotto, Poggio, Ravaldino C1, Roncadello, San Benedetto, San Giorgio, San Martino in Villafranca, San Pietro, San Tomè, Schiavonia/San Biagio, Spazzoli C1, Villafranca

Circoscrizione 2: Bussecchio C2, Ca' Ossi, Carpena, Castiglione, Cava, Ciola, Collina, Grisignano, Ladino, Lardiano, Magliano, Massa, Petrignone, Ravaldino C2, Ravaldino in Monte, Resistenza, Romiti, Rovere, San Lorenzo in Noceto, San Martino in Strada, San Varano, Vecchiazzano, Villagrappa, Villanova

Circoscrizione 3: Bagnolo, Bussecchio C3, Campo di Marte/Benefattori, Carpinello, Casemurate, Castellaccio, Coriano C3, Durazzano, Forniolo, La Selva, Musicisti/Grandi Italiani, Pievequinta, Ronco, Rotta, San Leonardo, Spazzoli[39]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Bagnolo, Barisano, Borgo Sisa, Branzolino, Bussecchio, Carpena, Carpinello, Casemurate, Caserma, Castiglione, Collina, Durazzanino, Fornò, Forniolo, Grisignano, Ladino, Magliano, Malmissole, Massa, Pescaccia, Petrignone, Pieve Acquedotto, Pievequinta, Poggio, Ponte Vico, Quattro, Ravaldino in Monte, Roncadello, Ronco, Rotta, San Giorgio, San Lorenzo in Noceto, San Martino in Strada, San Martino in Villafranca, San Tomè, San Varano, Vecchiazzano, Villafranca, Villagrappa, Villanova, Villa Rovere, Villa Selva

Economia[modifica | modifica sorgente]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Forlì è collegata alla rete autostradale nazionale tramite l'omonimo casello della Autostrada A14 Bologna-Taranto. Altre strade importanti che toccano la città sono la Strada statale 9 Via Emilia che la collega con tutti i capoluoghi della Regione Emilia-Romagna, tranne Ravenna e Ferrara, più Lodi e Milano e la Strada statale 67 Tosco Romagnola che la collega sia con le città toscane di Firenze e Pisa sia con la vicina Ravenna.

Sistema Tangenziale di Forlì[modifica | modifica sorgente]

Sistema Tangenziale di Forlì in costruzione

È attualmente in fase avanzata di realizzazione il Sistema Tangenziale di Forlì, progetto che porterà alla realizzazione della tangenziale, ovvero un anello di strade extraurbane ad alto traffico attorno alla città, denominato dall'ANAS Strada statale 727

Il progetto è stato suddiviso in tre parti distinte, a loro volta divise in lotti che verranno realizzati con tempistiche e gestioni differenti:

  • La costruzione della Tangenziale Est, divisa in cinque lotti, non in ordine di progressiva chilometrica:
  1. Zona industriale di Coriano (incrocio via Golfarelli/via Mattei) - Ronco (viale Roma)
  2. Ronco (viale Roma) - San Martino in Strada (incrocio via Placucci/via Bargossi)
  3. San Martino in Strada (incrocio via Placucci/via Bargossi)- San Varano (incrocio via Firenze/via del Guado)
  4. Pieve Acquedotto (casello A14) - Zona industriale di Coriano (incrocio via Golfarelli/via Mattei)
  5. San Martino in Strada (incrocio via Placucci/via Bargossi)- Collina (incrocio viale dell'Appennino - via Malguaia)
  • La costruzione ed in parte l'ammodernamento dell'Asse di Arroccamento, diviso in due lotti
  1. Villanova (viale Bologna) - Cimitero (incrocio via Ravegnana/via Solombrini)
  2. Cimitero (incrocio via Ravegnana/via Solombrini)- Zona industriale di Coriano (incrocio via Golfarelli/via Mattei)
  • La costruzione della Tangenziale Ovest

I progetti definitivi della Tangenziale est e dell’Asse di Arroccamento sono stati sottoposti, nel 2000-2001, a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, che ha avuto esito positivo con decreto Ministeriale DEC/VIA 725 del 10 maggio 2002.

Il 19 novembre 2007 risulta consegnato ed aperto al traffico il primo lotto della Tangenziale Est di Forlì, che collega la zona industriale di Coriano a viale Roma.

Il secondo lotto è stato consegnato il 4 giugno 2009 e si estende fino alla frazione di San Martino in Strada; la particolarità del secondo lotto è la galleria, lunga 450 m, che transita al di sotto della pista dell'Aeroporto di Forlì.

Il terzo lotto non è stato invece ancora inserito dall'ANAS nella propria programmazione, e dovrebbe collegare San Martino in Strada a via Firenze.

Il quarto lotto, collega la zona industriale al casello dell'A14, da cui inizia la progressiva chilometrica. L'apertura al traffico è datata 26 giugno 2014.[40]

Aperto al traffico dal 2012 è invece il quinto lotto, da San Martino in Strada a Collina, collegamento con la strada provinciale del Rabbi, per la cui realizzazione è stata competente la Provincia di Forlì-Cesena. Tale tratto, al contrario di tutti gli altri, è classificato come strada extraurbana secondaria, avendo una sola corsia per senso di marcia.

Per quanto riguarda i lavori sull'Asse di Arroccamento, l'apertura completa del primo lotto, da Villanova al Cimitero è datata 18 luglio 2013[41]. Esso è aperto, con una corsia per senso di marcia, sin dal 1992, con i due svincoli per Cava e San Benedetto. I lavori realizzati in anni recenti hanno completato l'opera, costruendo le due corsie mancanti e un terzo svincolo, denominato Pianta.

Il secondo lotto, dal Cimitero alla zona industriale si innesta sulla Tangenziale Est con un ampio svincolo a quadrifoglio. L'importante opera d'arte di questo tratto è la galleria, lunga 984 m, che sottopassa via Ravegnana, via Macero Sauli e via Bertini. Il tratto è stato inaugurato il 13 dicembre 2013.[42][43]

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La stazione di Forlì è posta sulla ferrovia Bologna-Ancona che collega i due capoluoghi regionali passando per molti capoluoghi di provincia e altri centri minori. Oltre che al servizio ferroviario regionale, la stazione è interessata anche da quello a lunga percorrenza: vi fermano molti treni Frecciabianca, Intercity e Intercity Notte diretti in località come Torino, Milano, Bari, Pescara e Lecce. Esiste anche un collegamento giornaliero regionale, solo in arrivo, da Genova. Da giugno 2013 è una fermata del treno Frecciarossa Milano-Ancona.[44]

Tra il 1883 e il 1929, la città fu collegata al vicino capoluogo provinciale di Ravenna da una tranvia interurbana a vapore.

Aeroporto[modifica | modifica sorgente]

Forlì è dotata di un proprio aeroporto sito a circa 4 km dal centro cittadino, intitolato a Luigi Ridolfi, che ha chiuso il 29 marzo 2013 ed era il secondo della regione e il ventiquattresimo in Italia per traffico di passeggeri, con un significativo aumento rispetto al passato.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

La gestione dei servizi di trasporto locale è affidata a Start Romagna che gestisce tutte le linee sia urbane che interurbane della provincia di Forlì-Cesena, della provincia di Ravenna e della provincia di Rimini. Questa società di gestione dei trasporti pubblici è stata creata dall'unione delle aziende provinciali di Ravenna (A.T.M.), Forlì-Cesena (A.V.M) e Rimini (TRAM servizi).

In passato Forlì ha avuto anche un effimero servizio tranviario, realizzato grazie a una breve diramazione urbana delle tranvie Forlì-Ravenna e Forlì-Meldola, che furono in esercizio fra il 1881 e il 1930. Questo si svolgeva fra Piazzale della Vittoria e Piazza Vittorio Emanuele II (attuale Piazza Aurelio Saffi), lungo l'allora Corso Vittorio Emanuele (poi Corso della Repubblica)[45].

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Fino al 1880 il suffragio fu molto ristretto, poiché la legge elettorale del 23 ottobre 1859 (legge sull'ordinamento comunale e provinciale) impediva espressamente ai salariati, braccianti, mezzadri e operai di essere elettori. La legge dava il primato del suffragio al censo, concedendo il diritto di voto solo ai maggiorenni maschi (la maggiore età era raggiunto 25 anni) che pagavano tasse annue superiore a 140 lire e che sapevano leggere e scrivere. Questo significava dire che solo i benestanti potevano votare e la maggior parte di questi era nobile.

Nel 1874 gli elettori a Forlì erano 1199 e di votanti totali furono 322.

Per tutto l'Ottocento esisteva una sostanziale differenza tra la legge elettorale amministrativa e quella politica: quest'ultima infatti era molto più restrittiva e consentiva di votare ad un minor numero di cittadini. I più penalizzati erano i socialisti, la cui forza, composta dagli strati più poveri della popolazione, era escluso dalle competizioni elettorali. In tutta Italia ciò faceva cresce l'agitazione di socialisti e di repubblicani che conducevano una diffusa campagna popolare a favore del suffragio universale.

Nel 1882, con la riforma De Pretis entrata in vigore il 22 gennaio, il diritto di voto venne steso ad un maggior numero di cittadini e l'età abbassata 21 anni, ma rimase la pregiudiziale del sesso, della povertà e dell'analfabetismo. Ne fu così avvantaggiata la media e piccola borghesia, soprattutto professionisti, impiegati, insegnanti, commercianti e artigiani, tanto che gli elettori salirono da 1199 a 1705. Una ulteriore riforma amministrativa del dicembre 1888 consentì ad un numero maggiore di cittadini di recarsi alle urne. Gli elettori passarono così a 4523. Infatti venivano riconosciuti elettori tutti i cittadini che erano in grado di pagare annualmente nel comune una contribuzione diretta di qualunque natura, o comunque di essere in grado di pagare 5 lire in tasse comunali. La legge comunque non riconosceva come elettori né come e eleggibili gli analfabeti, le donne, gli inabili, i mendicanti o coloro che erano a carico abitualmente degli istituti di pubblica beneficenza e delle congregazioni di carità. In questo modo donne, braccianti poveri erano ancora esclusi dall'attività politica.

Nel 1902 il censo hanno fu abbassato a 5 lire e nel 1912 il diritto di voto fu esteso a tutti cittadini di sesso maschile. Nel 1914 gli elettori di Forlì salirono a 12.840 anche se i votanti totali furono solo 2045. Tale disaffezione alla vita politica era anche dovuto al fatto che la vita politica cittadina era estremamente instabile. Il governo cittadino e l'amministrazione comunale, causa la loro instabilità, richiedeva una frequenza elevata di chiamata alle urne: i consiglieri comunali restavano in carica 6 anni, ma si rinnovavano per un terzo ogni 2 anni, attraverso le elezioni amministrative suppletive. Il meccanismo era tale che tutti gli anni gli elettori erano chiamati alle urne per eleggere i loro amministratori.

Geografia politica di Forlì[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Forlì.

Storicamente la città di Forlì ha avuto una geografia elettorale ben precisa che ancora oggi pur con tutti i cambiamenti politici degli ultimi anni è rimasta quasi immutata.

Da sempre i partiti moderati sono stati forti nella zona del centro storico (che nella prima repubblica era la roccaforte democristiana a Forlì) e nei quartieri limitrofi come Spazzoli, Musicisti nonché in talune enclavi di campagna come S. Tomè e San Martino in Villafranca.

I quartieri della cintura intorno al centro come Resistenza, Coriano, Romiti o Foro Boario sono sempre stati incerti. La sinistra invece è sempre stata forte nelle zone periferiche (Ospedaletto, Bussecchio, Ca' Ossi) e nelle frazioni come il Ronco, S. Martino in Strada, Vecchiazzano, Pievequinta, Carpena, Carpinello.

Nel dettaglio nel corso della prima repubblica nella rossa Forlì la Democrazia Cristiana era di gran lunga il partito predominante a Spazzoli, Musicisti e in Centro Storico (esclusa la zona di Ravaldino che era maggiormente orientata a sinistra ed è sempre stata incerta) Il Pri invece aveva le sue roccheforti nelle zone di campagna come Pievequinta (dove aveva un consenso di massa e ancora alle ultime amministrative ha ottenuto il 12% a fronte di un misero 2.4% a livello comunale), Carpinello o Villafranca insieme a talune zone cittadine come il Foro Boario nord. Il Pci invece era forte in tutte le altre zone dove sfondava spesso il 50%; vere e proprie cittadelle rosse erano quartieri come il Ronco, Vecchiazzano, S. Martino in Strada, Villa Rotta, S.lorenzo in Noceto o la Cava dove il partito comunista spesso sfiorava o superava il 60%.

Attualmente la geografia è rimasta quasi immutata e vede un PD erede dell'insediamento comunista molto forte nella periferia e nelle frazioni e che alle ultime regionali ha ottenuto risultati superiori al 50% a Roncadello e Villa Rotta e compresi fra il 45 e il 50 al Ronco, a Pievequinta, a S. Martino in Strada, alla Cava e a Vecchizzano.

Molto inferiori sono i risultati del PD nelle zone centrali dove, pur rimanendo primo partito, è sotto il 38% al Foro Boario, a Coriano e a Musicisti mentre a Spazzoli e nel centro storico è addirittura minoritario con una percentuale di voti inferiore al 33% minore di quella del PDL nelle stesse zone. Altre zone in cui il PD è debole sono le ex roccheforti bianche di campagna con S. Tomè e San Martino in Villafranca.

Il PDL risulta primo partito nei 4 quartieri del centro storico (con risultati che vanno dal 42% di Cotogni al 34.7% di Ravaldino), di Spazzoli (36.9%) e di S. Martino in Villafranca (33,1%). Inoltre è vicino al 30% in quartieri vicini al centro come Coriano, Resistenza e Musicisti. È invece di gran lunga minoritario finendo sotto il 25% dei voti nei quartieri rossi come Villafranca, Barisano, il Ronco, Pievequinta o Carpena e tocca il suo minimo score a Villa Rotta dove ottiene un misero 19.2%.

Gli altri tre partiti che in città hanno una certa consistenza, Lega Nord e Italia dei Valori, e Movimento a 5 stelle hanno insediamenti molto diversi.

La Lega è più debole nelle zone centrali come Spazzoli(11%), Cotogni(11.9%) e resistenza (11.9%). Ha invece percentuali superiori alla media cittadina nelle zone periferiche come Coriano, S. Benedetto o Musicisti dove si attesta fra il 14 e il 15% ed è molto forte nelle frazioni come S. Tomè(18.2%), Villafranca(18.1%), S. Martino in Villafranca(18.6%) per raggiungere il suo massimo a Collina (19.8%) L'Idv invece ha una base varia e stratificata ed ottiene buoni risultati sia in quartieri centrali che in frazioni (Foro Boario 7,9%, Villafranca 8,3% S. Leonardo 8,9%), viceversa è debole sia in zone centrali come Musicisti che in zone periferiche come S. Lorenzo.

Risultati delle ultime elezioni comunali (2009)[modifica | modifica sorgente]

  • Balzani Roberto (PD, IDV, RC, Verdi, civiche di centrosinistra) 49.39 %/ 55.05% al ballottaggio
  • Rondoni Alessandro (PDL, Lega Nord, UDC) 40.34 %/44.95% al ballottaggio
  • Pirini Raffaella (DestinAzione Forlì) 4.39 %
  • Biondi Lauro (PRI) 2.33 %
  • Valenti Denis Loris (Comunisti Italiani) 1.46 %
  • Minutillo Francesco (La Destra) 0.95 %
  • Mirshokraei Noushin (Donne di Forlì) 0.47 %
  • Pezzi Gianluca (Partito Comunista dei Lavoratori) 0.34 %
  • Baldini Daniele (Libertà e Futuro) 0.29 %

Voti ai partiti[modifica | modifica sorgente]

  • Partito Democratico 38.25 % (22 seggi)
  • Popolo delle Libertà 25.21 % (10 seggi)
  • Lega Nord 9.40 % (3 seggi)
  • Unione di Centro 5.18 % (2 seggi)
  • Italia dei Valori 4.57 % (2 seggi)
  • DestinAzione Forlì 4.34 % (1 seggio)
  • Partito Repubblicano Italiano 2.41 %
  • Rifondazione Comunista 1.59 %
  • Sinistra - Per Forlì 1.53 %
  • Partito dei Comunisti Italiani 1.43 %
  • Civica di centrosinistra - Nuova Romagna 1.43 %
  • Civica centrosinistra - Apriti Forlì 1.31 %
  • Verdi 1.18 %
  • La Destra 0.95 %
  • Civica delle Donne 0.49 %
  • Partito Comunista dei Lavoratori 0.34 %
  • Libertà e Futuro 0.30 %

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Forlì è gemellata con queste città:

Sport[modifica | modifica sorgente]

La città di Forlì è rappresentata in diverse discipline sportive.

In particolare, eccelle storicamente nella pallavolo, sia maschile (Volley Forlì, campionato di B1) che femminile (Volley 2002 Forlì, campionato di A1), e nel basket (la Fulgor Libertas Forlì milita attualmente in Legadue). Sempre per quanto riguarda il basket, in passato la Libertas 1946 Forlì ha disputato diversi campionati di serie A negli anni 80 e 90.

Inoltre è sede della squadra di calcio Forlì Football Club, erede della storica squadra fondata nel 1919 e recentemente chiusa per fallimento, che è impegnata nel campionato di Lega Pro Seconda Divisione (Girone A). Per quanto riguarda il calcio a 5 la città è rappresentata dall'A.S.D. Forlì Calcio a Cinque; fondata nel 1998, che nella stagione 2013-14 disputa per la prima volta nella sua storia il campionato di serie A2, secondo livello nazionale della disciplina.

A Forlì è presente anche una squadra di softball femminile che milita da anni nel massimo campionato italiano e che è riuscita a laurearsi campione d'Italia per ben tre volte (2002, 2006, 2008).

Inoltre viene rappresentata anche da una squadra di Football Americano con sede a San martino in strada (Titans Romagna, Campionato A2) composta da alcuni veterani e da alcuni nuovi arrivati, provenienti anche da Cesena, Meldola, Rimini. È guidata dal Coach Davide Galassi, con l'aiuto di Stefano Gozzi, Fabio Fiordoro e Enrico Mazzolani. Altra realtà sportiva forlivese è il Rugby Forlì 1979. La società si occupa della divulgazione del gioco del rugby fra i più giovani, ed ha una squadra senior in Serie C1, guidata da Coach Marco Zuccherelli. Il settore giovanile è composto da ben 7 squadre (dall'Under 6 all'Under 18). Particolarmente vivo anche il settore femminile con le squadre Under 14, Under 16 e Seniores che partecipano alla Coppa Italia di rugby a 7. La squadra Femminile Under 16 sotto la guida di Coach Marco Zuccherelli e capitanata da Weronika Zajac ha vinto il campionato italiano Under 16 di Rugby Femminile pari merito alla Benetton Treviso al termine di un incontro terminato 7 pari e rimasto in parità dopo la serie di 10 calci di trasformazione realizzati da Chiara De Thomasis e Laura Lamberti. Alla Presidenza del club, con oltre 200 tesserati, è in carica il Dott. Gianluca Mordenti.

Nel capoluogo romagnolo è presente anche la squadra di Hockey inline chiamata "Libertas Hockey Forlì". L’hockey in line è presente a Forlì da 20 anni, prima in forma puramente amatoriale con la squadra originariamente chiamata "War Pigs", poi sempre più organizzata e agonistica con una squadra gestita dalla sezione pattinaggio della Libertas ed iscritta al Campionato Nazionale di serie A2. Nella stagione 2000-01 la società viene rifondata come “Libertas Hockey Forlì” e sotto la guida del Presidente Giovanni Boni raggiunge nel 2002-03 i playoff promozione, che la stagione successiva la proiettano nel Campionato Nazionale di serie A1. Nella massima serie la Libertas Hockey Forlì permane per 6 stagioni consecutive, migliorando il suo piazzamento di anno in anno, fino ad approdare ai playoff scudetto nelle stagioni 2007-08 e 2008-09. Viene avviato anche il settore giovanile e per permettere la crescita del florido vivaio forlivese la Libertas Hockey Forlì dal 2007 iscrive anche una formazione al Campionato Nazionale di serie B. Proprio la convinzione che il futuro risieda nello sviluppo della disciplina sul territorio locale ha indotto la Libertas Hockey Forlì a puntare tutto sugli atleti forlivesi, potenziando il settore giovanile e iscrivendo per la stagione 2009-10 la sola formazione di serie B, completamente composta da giocatori del proprio vivaio. La scelta ha subito ripagato la Società, non solo con la formazione senior capace di centrare al primo colpo la promozione in A2 e anche ivi (stagione 2010-11) di dare del filo da torcere a tutte le avversarie piazzandosi a metà classifica, ma soprattutto con un settore giovanile sempre più florido, che conta formazioni Under 10, Under 15 e Under 17, regolarmente iscritte ai campionati nazionali di categoria.

Il giuoco del pallone[modifica | modifica sorgente]

Prima che il calcio si difondesse, lo sport più praticato in Italia fino agli anni venti del XX secolo era quello che veniva definito il giuoco del pallone, oggi conosciuto come pallone col bracciale che fu popolarissimo in tutta Italia nel XIX secolo e i primi decenni del XX. Anche a Forlì questo sport era molto diffuso e popolare ed i suoi giocatori erano estremamente ammirati. Nel 1781 vengono pubblicati i Capitoli generali che regolavano il gioco e nel 1803 vengono pubblicati i Capitoli speciali. Il gioco veniva praticato per strada e per le piazze e in un documento del 1810 ci dice che molte partite si disputavano nel Campo di San Pellegrino, l'attuale Piazza Morgagni, con la partecipazione anche di giocatori forestieri. Solo nel 1823 il Consiglio generale della Città decretò l'edificazione di un edificio consono alla disputazione delle partite, finanziata a spese dei cittadini tramite una pubblica sottoscrizione. Fu l'ingegnere Giacomo Santarelli a progettare lo sferisterio nei pressi della vecchia barriera daziaria e venne inaugurata il 30 maggio 1824. Il 18 luglio 1824 il famoso pallonista Carlo Didimi, di Macerata, batteva, tra l'entusiasmo della popolazione, il muro di rimessa con una volata diventata storica.

Lo sferisterio era uno dei più grandi d'Italia, 99 metri di lunghezza e 12 di larghezza, ed attirava giocatori da numerose parti della penisola. Per tutto l'Ottocento presso lo sferisterio si alternarono famosi pallonisti ed il 20 luglio 1924 Enrico Collina, come attestato dalla lapide presso lo sferisterio, riuscì a battere il record oramai secolare di arlo Didimi. Da quel momento lo sport andò declinando a favore del sempre più diffuso calcio fino a sparire quasi completamente.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  2. ^ Commedia, Inferno, Canto XXVII
  3. ^ Viaggio In Italia, Baldini Castoldi Dalai, 2007, pag. 311.
  4. ^ Dialetti Romagnoli in rete, dialettiromagnoli.it. URL consultato il 17 dicembre 2011.
  5. ^ Statuto della Provincia di Forlì-Cesena.
  6. ^ S. Marchesi, Supplemento istorico dell'antica città di Forlì, Forlì 1678.
  7. ^ P. Moressa, L'aquila e il capricorno, Foschi, Forlì 2007, p. 11. Cf. Leone Cobelli, Cronache Forlivesi, Regia Tipografia, Bologna 1874, p. 62.
  8. ^ Emergenza neve. La più grande nevicata degli ultimi 100 anni. Il bilancio di Forlì
  9. ^ Le amazzoni di Forlì. Sotto il nuovo carcere i resti di due donne guerriere
  10. ^ Per un'introduzione allo studio della ceramica forlivese, si può vedere: Carola Fiocco - Gabriella Gherardi, Forlì detta anche "Figline", per una storia della ceramica forlivese
  11. ^ Museo della ceramica
  12. ^ Jewish Virtual Library, voce Forlì (in inglese).
  13. ^ M. Tabanelli, Una città di Romagna nel Medio Evo e nel Rinascimento, Magalini Editrice, Brescia 1980, p. 204.
  14. ^ Jewish Virtual Library, voce Maḥzor (in inglese).
  15. ^ S. Gouguenheim, Aristotele contro Averroè, Rizzoli, Milano 2009, p. 49.
  16. ^ A. Pasini, Introduzione, in Sebastiano Menzocchi, Cronaca, a cura di Mons. Adamo Pasini, Forlì, Bordandini 1929.
  17. ^ P. Moressa, L'Aquila e il Capricorno, Foschi Editore, Forlì 2007, p. 24.
  18. ^ G. Viroli (a cura di), Palazzi di Forlì, Nuova Alfa Editoriale, 1995, p. 11.
  19. ^ Cf. G. Viroli, Ibidem.
  20. ^ R. Balzani, Il banchetto patriottico: una "tradizione" risorgimentale forlivese, ne Il tempo libero bell'Italia unita, CLUEB, Bologna 1992, pp. 21-33. Il 4 giugno 2011, in occasione del 150° dell'unità d'Italia, è stato organizzato a Forlì, per iniziativa del sindaco Roberto Balzani, il “Pranzo Patriottico”, allo scopo di rievocare e riattualizare le iniziative risorgimentali Cultura Forlì.
  21. ^ Cf. R. Fregna, Forlì città del duce, dal I dopoguerra alla crisi del '29, in Parametro, 1972, n. 14, pp. 26-47, citato in G. Viroli, Per un modello di cultura figurativa. Forlì, città e museo, Istituto per i beni artistici culturali naturali della Regione Emilia-Romagna - Comune di Forlì, 1980 (?), p. 19, nota.
  22. ^ Si veda qui:Testate e cronaca e qui:Il Giornalismo a Forlì.
  23. ^ R. Fregna, Forlì città del Duce. Dal primo dopoguerra alla crisi del '29, in Parametro n. 14, 1972, pp. 27-47.
  24. ^ M. Landi, Propaganda e antipropaganda. Il caso Forlì.
  25. ^ La Forlì di Giorgio Bocca Informa Forlì
  26. ^ Cf. M. Staglieno, Arnaldo e Benito, Mondadori, Milano 2003, p. 425.
  27. ^ Ulisse Tramonti 'battezza' Forlì "vetrina nazionale dell'architettura razionalista"
  28. ^ Heinrich Nordhorn, Eccidio di San Tomè su difesa.it.
  29. ^ Heinrich Nordhorn, Eccidio di Branzolino su difesa.it.
  30. ^ Sessantasette anni fa la bomba che distrusse san Biagio
  31. ^ Motivazione su istitutonastroazzurro.it.
  32. ^ Progetto Europeo Atrium: seminario sulle architetture dei regimi totalitari del XX secolo nella gestione urbana
  33. ^ Ettore Casadei, Forlì e dintorni, Forlì 1928, p. 168. Secondo Gilberto Giorgietti, in Borgo San Pietro, p. 23, la data di abbattimento risale al 1714.
  34. ^ Gilberto Giorgietti, in Borgo San Pietro, p. 24.
  35. ^ Ettore Casadei, Forlì e dintorni, Forlì 1928, p. 376.
  36. ^ Mercato agricolo Alimentare su avicola-forli.com.
  37. ^ La Raccolta Piancastelli racconta la storia e la cultura della Romagna su culturaitalia.it.
  38. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  39. ^ ::: Rete civica del Comune di Forlì Quartieri e Circoscrizioni di Forlì
  40. ^ Forlì Today
  41. ^ Tangenziale Forlì apertura Asse di Arroccamento 18 luglio 2013
  42. ^ Sistema Tangenziale Forlì
  43. ^ In via di ultimazione i lavori in Tangenziale. Ma la data di apertura resta un mistero
  44. ^ orario ferroviario RFI
  45. ^ Gian Guido Turchi, Romagna in tram, in "I Treni" n. 164, ottobre 1995, pp. 18-21
  46. ^ città gemellate dal sito ufficiale di Szolnok. URL consultato il 7 gennaio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Bonoli, Storia di Forlì, Bordandini, Forlì, 1826.
  • Egidio Calzini, Giuseppe Mazzantini, Guida di Forlì, Bordandini, Forlì, 1893.
  • Aldo Garzanti, Un banco ebreo in Forlì, La Tipografica Jesina, Jesi, 1908.
  • Sigismondo Marchesi, Supplemento Istorico dell'antica Città di Forlì, Selva, Forlì, 1678.
  • Arnaldo Mussolini, Forlì, Tiber, Roma, 1929.
  • Ulisse Tramonti, Le radici del razionalismo in Romagna, Menabò, Forlì, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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