Caltanissetta

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Caltanissetta
Caltanissetta - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: bandiera Sicilia
Provincia: Provincia di Caltanissetta-Stemma.png Caltanissetta
Coordinate: 37°29′0″N 14°4′0″E / 37.48333, 14.06667Coordinate: 37°29′0″N 14°4′0″E / 37.48333, 14.06667
Altitudine: 568 m s.l.m.
Superficie: 416 km²
Abitanti:
60.157 2007 
Densità: 145 ab./km²
Frazioni: Borgo Petilia, Canicassè-Casale, Cozzo di Naro, Favarella, Prestianni, Santa Barbara, Santa Rita, Xirbi 
Comuni contigui: Canicattì (AG), Delia, Enna (EN), Marianopoli, Mazzarino, Mussomeli, Naro (AG), Petralia Sottana (PA), Pietraperzia (EN), San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sommatino
CAP: 93100
Pref. telefonico: 0934
Codice ISTAT: 085004
Codice catasto: B429 
Nome abitanti: nisseni 
Santo patrono: San Michele arcangelo 
Giorno festivo: 29 settembre 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
Il territorio del comune di Caltanissetta nella provincia

         

« Caltanissetta, cittadina ben situata e ben costrutta »

Caltanissetta (Nissa o Cartanissetta in siciliano) è un comune italiano di 60.157 abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia. Caltanissetta è il più importante centro della Sicilia Centrale, superando per dimensione la vicina Enna. Il comune ha un'estensione di 416,97 km² e con la contigua San Cataldo forma una conurbazione di quasi 90000 abitanti. La città si colloca al centoduesimo (102º) posto tra i comuni italiani per popolazione e al quattordicesimo (14º) come estensione tra i comuni italiani. In Sicilia è il secondo capoluogo di provincia più esteso dopo Ragusa e il quarto comune per estensione, dopo Noto, Monreale e Ragusa. La densità abitativa in città è di circa 144 ab./km². È il sesto comune capoluogo più alto d'Italia, ed il secondo dopo Enna in Sicilia. La città è sede di Corte d'appello[2].

Indice

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Michele Campisi (Il Popolo della Libertà) dal 22/06/2009
Centralino del comune: 0934 74111
Posta elettronica: sindaco@comune.cl.it

[modifica] Etimologia

Il nome Nissa si legge per la prima volta in un'epigrafe pregreca. Quando il villaggio fu conquistato dagli Arabi, questi ne mutuarono parte del nome ("nissa" in arabo significa donna) modificandolo in Qalat-an-Nissa, castello delle donne, come rilevato in seguito da Goffredo Malaterra: Calatenixet, quod, nostra lingua interpretatum, resolvitur Castrum foeminarum.

Successivamente, intorno al XI secolo quando la città divenne possedimento di Ruggero I di Sicilia, essa assunse il nome di Calatanesat, poi modificato in Caltanixettum.

[modifica] Geografia

[modifica] Tessuto urbanistico storico ed attuale

Veduta del Vallone da Caltanissetta

Il primo nucleo urbano nisseno è quello del villaggio di Sabucina, risalente al XII secolo a.C., distante circa quattro chilometri dall'attuale città. Altri importanti centri urbani furono quelli di Gibil-Gabib, Vassallaggi e Capodarso, tutti più o meno distanti dalla città, ma svuotatisi a causa del confluire dei loro abitanti nel nuovo insediamento di Nissa.

L'antico borgo arabo sorse intorno al Castello di Pietrarossa, sviluppandosi senza alcuna pianificazione seguendo l'andatura del declivio. Aveva un'importante funzione difensiva, in quanto era costruito su alti strapiombi, difeso da solide mura e protetto dal castello, che si trovava in posizione praticamente inespugnabile. Al borgo arabo corrisponde oggi il quartiere San Francesco (conosciuto impropriamente con il nome di Angeli), mentre le case più ricche si trovavano dove oggi sorge il quartiere San Rocco.

In seguito all'avvento dei Normanni venne edificata l'Abbazia di Santo Spirito, ed il centro della città si spostò presso la contrada Xibili (oggi Xiboli), finché, scoraggiati dalla sfavorevole posizione (in tale contrada venivano convogliate tutte le acque piovane provenienti dalle vicine colline), i suoi abitanti lo abbandonarono, trasferendosi nei pressi della chiesa di Santa Maria la Vetere (o Santa Maria degli Angeli). È questo il periodo in cui Caltanissetta si distacca dal suo vecchio nucleo urbanistico, e comincia ad assumere gli aspetti con i quali la si può tuttora ammirare.

Anche durante il periodo di dominazione sveva, però, la città si presenta ancora come un insieme di borghi aggregati intorno ad alcune emergenze architettoniche: il castello, l'abbazia, il palazzo del magistrato, ecc.

Il reale processo di crescita organica del tessuto urbano iniziò nel XVI secolo, dopo un devastante terremoto, quando si formarono i due assi principali della città: l'attuale Corso Vittorio Emanuele (in direzione Ovest-Est) e l'attuale Corso Umberto I (in direzione Nord-Sud).

Questa struttura si conservò intatta fino al dopoguerra: negli anni cinquanta, infatti, la quasi totalità della popolazione abitava nei quattro quartieri formati dall'incrocio delle due vie principali. Con il piano regolatore approvato nel 1967, fu "congelato" il centro storico, privilegiando le aree periferiche della città. In seguito a tale direzione dello sviluppo urbano, molti quartieri del centro storico hanno cominciato a disabitarsi, a partire dall'antico quartiere arabo di San Francesco.

Oggi, il centro cittadino si districa tra viottoli, salite, scalinate, stradine impervie e scoscese, anche se non mancano i grandi ed eleganti viali che ricordano la gloria di cui godette la città al tempo dei Borboni e dell'estrazione dello zolfo, e che oggi rappresentano il centro economico cittadino, pieni di negozi e locali. Il centro storico della città conserva ancora la funzione di centro amministrativo ed economico della città, sebbene l'estensione dei quartieri moderni e la progressiva conurbazione con la vicina San Cataldo abbia contribuito al decentramento di alcuni uffici amministrativi. In centro si trovano il teatro Regina Margherita e gli altri cinema della città, il Municipio, nonché le principali chiese e la Cattedrale. Il centro ospita anche il tipico e suggestivo mercato "storico" ortofrutticolo, denominato Strata 'a foglia, fulgido esempio di come le tradizioni locali siano tutt'oggi preservate, seppure con difficoltà. Nel centro storico si trovano anche numerosi monumenti di rilievo: la chiesa di San Domenico, la chiesa di Sant'Agata (ex colleggio dei Gesuiti), la Biblioteca Scarabelli e molti archi, ponticelli, terrazze, giardini. Il centro include i quattro quartieri storici della città: San Francesco, Santa Flavia, San Rocco e Zingari, separati dai due assi principali del centro storico, anocora oggi rappresentati da Corso Vittorio Emanuele e Corso Umberto I. Otre questo nucleo più antico di strade, si sviluppano altre importanti vie come Viale Trieste, Via Rochester, Via Niscemi, Via Napoleone Colajanni e Viale Regina Margherita che collegano la città antica con la nuova.

La parte nuova, assumendo queste strade come direttrici principali di sviluppo, ha creato nuovi quartieri, di pari passo con l'evoluzione demografica. L'urbanizzazione sempre più massiccia negli ultimi decenni ha enormemente cambiato l'assetto urbanistisco della città inglobando frazioni e borgate ed aggredendo le campagne circostanti. Da qui, dunque, lo sviluppo della periferia orientale della città con il quartiere di Pian Del Lago, dove hanno sede gli impianti sportivi della città e che è caratterizzato da un'edilizia fatta di ville e case di campagna. Sempre nella periferia orientale, ma in posizione più centrale è il quartiere San Luca, di recente costruzione e popoloso, ma che rappresenta un esempio di edilizia di scarso valore, vista la disposizione delle costruzioni una ridosso all'altra e la semiassenza di verde. Ancora nel settore orientale sorge la Zona Industriale, sviluppatasi alla fine degli anni cinquanta sulla direttrice Caltanissetta - Pietraperzia - Riesi - Gela.

Nella parte ovest della città - verso San Cataldo - si erge il Poggio Sant'Elia (ad un'altitudine di circa 600 m), elegante quartiere residenziale dove ha sede l'azienda ospedaliera locale e che rappresenta l'ingresso della città e da dove si snodano le direttrici di traffico principali per Canicattì, Agrigento, San Cataldo, per Santa Caterina Villarmosa, per l'autostrada Palermo-Catania, nonché punto di snodo della circonvallazione. Più a sud abbiamo i quartieri Pinzelli e Balate che contano circa 25.000 abitanti. Nel settore di Nord, sorgono le estensioni moderne del quartiere Redentore che lungo via Palmintelli si sviluppa biforcandosi a destra con via Pietro Leone (zona le Fontanelle, dove si trova il più importante circolo ippico della città) ed a sinistra con via delle Libertà (dove si trova il Palazzo di Giustizia e la Corte d'appello).

[modifica] Morfologia del territorio

Geograficamente Caltanissetta si colloca in posizione di rilievo dominante l'intera Valle del Salso, che si estende fino a includere la vicina Enna. Morfologicamente ricalca perfettamente le caratteristiche del territorio circostante, molto aspro e di composizione calcareo-argillosa.

[modifica] Geologia

Secondo la letteratura geologica l'area di Caltanissetta è conosciuta come "Bacino di Caltanissetta". La conformazione geologica del territorio nisseno è stata studiata in varie opere di settore. Dapprima nel XIX secolo da Luigi Baldacci [3] e Sebastiano Mottura [4]. Successivamente, intorno agli anni trenta è stata materia di studio del geologo tedesco Behermann[5], soprattutto per la sua importanza quale sede di giacimenti zolfiferi. Ancora, nel 1965 ne troviamo descrizione nell'opera di Paolo Schmidt Di Friedberg, interessato alle potenzialità di estrazione petrolifera [6] ed infine, nel 1971 compare in un'opera di Decima e Wezel, interessati alla presenza di rocce evaporitiche [7].

[modifica] Clima

Il clima è piuttosto continentale, rigido e secco d'inverno, ma ventilato, d'estate.

Il vento è sicuramente l'elemento climatico caratteristico della città. Nebbia, foschia, ghiaccio e anche neve non sono inusuali per la città durante il breve ma intenso inverno. Le precipitazioni si concentrano nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile, ottobre e dicembre, quasi del tutto assenti in estate.

La temperatura varia molto: le massime invernali sono in media di 9º/12º, mentre quelle estive di 30º/35º; le minime variano dalla media di 4º/6º invernale a quella di 15º/20º estiva. I picchi sono stati di -7º - minimo registrato nel 1934 - e di 44.0º - massima raggiunta nell'estate del 1983.

[modifica] Storia

Di origine antica, addirittura pre-greca, sicuramente sicana, situata nella zona del monte Gabal al Habib (forse "la montagna di Habib"), è attestata da un'epigrafe sicuramente falsa nella quale si legge per la prima volta il nome Nissa, che sarebbe stata fondata nel 123 a. C. dai Romani, guidati dal console Lucio Petilio, che avrebbe fondato una colonia chiamata in suo onore "Petiliana".

I primi ad abitare nell'attuale luogo della città furono i Bizantini che nella seconda metà dell'VIII secolo probabilmente edificarono il castello di Pietrarossa.

Successivamente arrivarono gli Arabi, intorno all'846, che aggiunsero all'originario nome di probabile derivazione bizantina, il prefisso Qal'at (castello) da cui Qal'at al-nisa'. Il termine nisâ, che in arabo significa donne, ha portato a credere che il nome della città fosse totalmete arabo e significasse il "Castello delle donne".

Nel 1087, la Città venne strappata agli Arabi e divenne possedimento di Ruggero I di Sicilia normanno. La città, cominciò a chiamarsi in diverse maniere come Calatanesat, successivamente modificato in Caltanixettum, e venne trasfomata in feudo per vari membri della sua famiglia.

Condivise le sorti della Sicilia, particolarmente nel periodo spagnolo durante il quale soffrì spesso la carestia.

Nel 1407 passò ai Moncada di Paternò e ad essi rimase fino alla soppressione della feudalità in Sicilia, nel 1812. Nel febbraio del 1567 il castello di Pietrarossa crollò a causa di un terremoto e rimasero in piedi solo i resti di due torri, visibili ancora oggi.

Nel 1718 Caltanissetta fu uno dei centri della rivolta antisavoiarda in Sicilia, costringendo l'esercito sabaudo ad abbandonare la città.

Nel 1816, in pieno periodo borbonico, Caltanissetta fu elevata a capoluogo di provincia.

Nel 1820 si rifiutò di partecipare ai moti liberali siciliani, e subì un tentativo di saccheggio da parte di alcune bande capitanate da Salvatore Galletti, principe di Fiumesalato e marchese di San Cataldo.

Ma nel 1848-1849 aderì alla rivoluzione, seguì le sorti della Sicilia, e venne annessa al Regno d'Italia nel 1860, quando fu interessata da un grande boom economico dovuto soprattutto ad un'intensa attività mineraria.

Durante la Seconda guerra mondiale, nel quadro dello sbarco degli Alleati in Sicilia, subì diversi bombardamenti (7-10-11-13-17 luglio 1943) culminati con la conquista della città da parte delle forze anglo-americane (18 luglio 1943).

[modifica] Edifici di Culto

[modifica] Abbazia di Santo Spirito

Vista esterna delle absidi dell'abbazia di Santo Spirito

Il luogo in cui oggi sorge l'Abbazia normanna di Santo Spirito era, probabilmente, un luogo di culto già in epoca bizantina, come ci fa supporre la dedicazione allo Spirito Santo. Le chiese siciliane di origine bizantina, infatti, sono spesso dedicate allo Spirito Santo, a San Basilio o San Nicola, mentre quelle di origine normanna alla Madonna, a San Pietro o agli altri Apostoli. Inoltre, sembra ormai certo che l'attuale biblioteca fosse un tempo un casolare arabo, inglobato nella struttura normanna.

Commissionata dal conte Ruggero e da sua moglie Adelasia, la chiesa fu consacrata nel 1153 ed affidata nel 1178 ai canonici regolari agostiniani, anche se fu soltanto nel 1361 che iniziò la serie degli abati. La chiesa fu restaurata una prima volta già nel 1568, ad opera di Fabrizio Moncada, figlio di Francesco I conte di Caltanissetta; in seguito furono effettuati altri restauri nell'ultimo trentennio del XIX secolo, fino a quelli recentissimi, conclusisi negli anni passati. Nel 1759 la contessa Ruffo Moncada affidò l'Abbazia ai padri cappuccini, l'ultimo dei quali morì nel 1904.

Non conosciamo con esattezza le date di fondazione nè della chiesa, nè dell'abbazia, ma è certo che quella di Santo Spirito fu la prima parrocchia della città. La data di consacrazione 1153, invece, ci è pervenuta grazie ad una lapide commemorativa, posta sul pilastro sinistro dell'abside maggiore.

Il Cristo Benedicente

La struttura volumetrica dell'edificio è molto semplice: è costituita dal parallelepipedo della chiesa, sormontato da un tetto a capanna; dal parallelepipedo del campanile sormontato dalla piramide a base quadrata che lo ricopre; dai volumi semicilindrici delle absidi, in fondo alla chiesa, sormontate da coperture a quarto di sfera.

Numerosi sono, inoltre, gli elementi che l'abbazia ha mutuato dall'antico casale arabo: la parete di destra e quella dietro il fronte battesimale erano mura esterne del casale; la biblioteca occupa proprio l'interno del casale, mentre la sacrestia era un tempo una guardiola, come testimoniano le quattro feritoie ancora presenti.

Notevoli sono il fonte battesimale, presumibilmente già presente nell'antecedente chiesa bizantina; la cantoria, costruita nel 1877, decorata con gli stemmi dell'allora vescovo Mons. Giovanni Guttadauro dei Principi di Reburdone e dell'abate; l'affresco di Sant'Agostino, del XV secolo, di cui ci sono giunti purtroppo solo alcuni frammenti; l'affresco della Messa di San Gregorio, anch'esso del XV secolo, raffigurante la visione di un incredulo durante una Messa celebrata dal Papa San Gregorio Magno: il Cristo che emerge dal sarcofago e gli strumenti della Passione, che durante il Sacrificio Eucaristico si ripresenta per la salvezza delle anime; l'affresco del Cristo benedicente, ancora del XV secolo; l'affresco del Panthocrator, ridipinto nel 1964 dal pittore catanese Archimede Cirinnà; la statua della Madonna delle Grazie, del XVI secolo, in terracotta policroma, che è la più antica raffigurazione mariana di Caltanissetta; il Crocifisso dello Staglio, realizzato con tempera grassa su tavola e ritenuta l'opera più preziosa presente nell'abbazia; l'altare maggiore, la Protesis ed il Diaconicon, tutti ricavati da grossi blocchi di pietra di Sabucina; un'urna cineraria romana, risalente al I secolo, appartenente ad un certo Diadumeno, liberto dell'imperatore Tito Flavio Cesare e probabilmente proprietario del fondo dove in seguito sorse l'abbazia.

[modifica] Chiesa di Santa Maria degli Angeli

La chiesa di Santa Maria degli Angeli (detta la Vetere) sorge a ridosso del Castello di Pietrarossa, sul lato settentrionale di quest'ultimo. Fu la seconda parrocchia della città, divenuta sede parrocchiale cittadina nel 1239 ed, in seguito, regia cappella di Casa Sveva.

Il nome originale sembra essere quello di Maria Santissima Assunta, poi cambiato in quello attuale, in seguito alla donazione di un dipinto della Madonna degli Angeli, oggi conservato nella chiesa del Collegio di Maria.

Costruita in epoca Normanna, successivamente all'edificazione dell'abbazia di Santo Spirito, sembra sia stata consacrata nel 1100. Intorno al 1400 la parrocchia fu trasferita ad altre chiese, a causa delle sue ridotte dimensioni e, nel 1622 venne definitivamente assunta dalla chiesa di Santa Maria la Nova. Nel 1601, la chiesa di Santa Maria degli Angeli venne concessa ai Frati Minori Osservanti che, grazie alle generose offerte della Contessa Luisa de Luna y Vega, costruirono il proprio cenobio nel 1604. Con l'occasione, venne eseguito un riammodernamento ed ingrandimento dell'antica chiesa. Nel 1636 il convento dei minori subì un crollo parziale in seguito al quale fu approntata un'altra opera di restauro facendo uso, per ripristinare la parte crollata, delle pietre del vicino castello. Storia travagliata fu anche quella della costruzione del noviziato, inizata nel 1688 e terminata soltanto nel 1709 a causa della mancanza di fondi. Un ulteriore restauro ed ampliamento della chiesa fu condotto dal 1740 al 1771, come testimoniato da un'iscrizione che si trovava nell'arcata tra l'abside e la navata e riportata dallo storico nisseno Camillo Genovese.

Nel 1867, durante un'epidemia, il convento venne adibito ad ospedale per colerosi e successivamente, nel 1873, la chiesa venne definitivamente chiusa al culto, per passare alla proprietà del Ministero della Guerra, che la adibì a caserma e magazzino militare. Questo passaggio segna l'inizio di un periodo di completo abbandono della chiesa che culminò con il crollo parziale del tetto, nel 1964 e la successiva realizzazione, nel 1972, di un solaio in cemento armato.

Purtroppo, dell'interno dell'edificio non rimane più nulla, ma possiamo ancora ammirarne l'impianto planimetrico, tipicamente normanno, che consta di una singola navata. Inoltre, si trovano nella parte esterna, alcuni preziosi elementi decorativi, purtroppo spesso rovinati dalle sopraedificazioni e dagli inappropriati restauri condotti.

Degna di particolare rilievo è la porta maggiore occidentale, a causa dei particolari fregi che la adornano: costruita in pietra arenaria, possiede un archivolto a sesto acuto in tre livelli, sostenuto da quattro colonnine cilindriche dotate di capitelli.

[modifica] Duomo di Santa Maria la Nova

La cattedrale di Caltanissetta, situata nel centro storico della città, venne costruita tra gli anni 1560-1620 e fu aperta al pubblico nel 1622. Venne intitolata così per distinguerla dalla chiesa madre, eretta nel Cinquecento ai piedi della fortezza di Pietrarossa, e che venne conseguentemente soprannominata “la Vetere”.

Presenta una larga facciata spartita da lesene affiancate da due campanili e domina tutta la centralissima piazza Garibaldi. L'interno, a croce latina, è diviso in tre navate sostenute da quattordici arcate, ciascuna dedicata ad un personaggio dell'Antico Testamento. Nel punto di intersezione fra i due bracci della croce, al di sopra dell'altare, si trova una cupola.

La straordinaria serie di affreschi che orna la navata centrale è opera del pittore fiammingo Guglielmo Borremans (1670-1744) che lavorò nel capoluogo nisseno nel 1720. Le tre scene centrali costituite dalle scene dell'Immacolata Concezione di Maria, dell'Incoronazione della Vergine e del trionfo di San Michele, si presentano allo spettatore insieme a raffigurazioni di angioletti, nuvolette e stucchi dorati a tema floreale. Nella seconda cappella di destra è notevole, invece, la presenza della splendida Immacolata, una statua lignea del 1760 con preziosi panneggi in lamina d'argento. Nella cappella situata a fianco di quella maggiore trovano posto le rappresentazioni dell'Arcangelo Michele, statua in legno nata dall'abilità dell'autore Stefano Li Volsi, e gli Arcangeli Gabriele e Raffaele, sculture marmoree opera dell'artista Vincenzo Vitaliano. Sull'altare maggiore si può ammirare l'Immacolata e Santi, una grande pala del Borremans. A completamento del duomo troviamo anche un prezioso organo intagliato e decorato, una tela raffigurante la Madonna del Carmelo di Filippo Paladini (1544-1614) e un Crocifisso attribuito a fra' Umile da Petralia (1580-1639).

[modifica] Chiesa di San Giovanni

Situata nella parte più antica del centro storico, non lontano dalla chiesa di San Domenico, venne fondata intorno al 1100. Completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale, fu ricostruita nel 1945. Presenta una sola navata nella quale trovano posto tre scomparti laterali con annessi altari. Nel prospetto realizzato in pietra arenaria spicca un asse determinato dalla sovrapposizione degli elementi portale-edicola-finestrone. L'interno della chiesa, invece, è decorato con gli affreschi del Pollaci. Tra le opere presenti ricordiamo: l'Immacolata, piccola statua opera del Biancardi; il San Giuseppe in legno realizzato nel XVIII secolo ed infine un dipinto di San Giuseppe realizzato dal Pollaci.

[modifica] Chiesa di San Sebastiano

Sorta intorno al Cinquecento come omaggio al Santo da parte della popolazione per la liberazione dalla peste, la chiesa di San Sebastiano è situata in Piazza Garibaldi, proprio di fronte la Cattedrale.

La chiesa fu più volte ridimensionata e restaurata. Nel 1711, ad esempio, fu modificata nel senso della lunghezza per cedere spazio all'antistante piazza. In quella occasione fu abbellita sia all'interno sia nel prospetto principale. L'elegante facciata, progettata dall'architetto Pasquale Saetta sul finire dell'Ottocento, è arricchita da colonne appartenenti a tutti e tre gli ordini classici: nella parte inferiore le doriche, al centro le ioniche ed in cima le corinzie. Vi sono inoltre bifore e nicchie in cui sono collocate alcune statue dello scultore Biancardi. Le sculture della parte centrale rappresentano i santi Pietro e Paolo, mentre nella fascia superiore, si può ammirare San Sebastiano trafitto dalle frecce, posta in memoria del suo martirio.

[modifica] Chiesa di San Domenico

La chiesa di San Domenico è stata fondata nel 1400 dopo l'arrivo dei Moncada a Caltanissetta. L'edificio venne costruito al centro del quartiere Angeli, dove allora non esistevano altre chiese.

La costruzione della chiesa si intreccia con la storia della città e della famiglia Moncada. Antonio Moncada, infatti, nel 1458 per ereditare il suo titolo, dovette rinunciare all'abito talare e, pertanto, come "risarcimento" all'ordine domenicano, cui apparteneva, fece costruire una chiesa con annesso convento. La chiesa continuò ad essere arricchita e migliorata nel tempo. Il prospetto della chiesa, convesso nella parte centrale e concavo lateralmente, fu costruito, ad esempio, nel Seicento, ed allo stesso periodo risale la preziosa tela del toscano Filippo Paladini, dipinto che ritrae la Madonna del Rosario. Questa tela ha un'importante valenza storica, oltre che artistica, in quanto vi sono ritratti i figli del conte Francesco Moncada.

[modifica] Chiesa di Sant'Agata e Collegio agli Studi della Compagnia di Gesù

Sul finire del Cinquecento, Donna Luisa Moncada e suo figlio, il principe Francesco, decisero di rendere Caltanissetta uno dei centri culturali più importanti della Sicilia e, tra le loro molteplici iniziative, invitarono in città l'ordine dei Gesuiti ai quali affidarono la chiesa di Sant'Agata ed il relativo collegio. I lavori di costruzione delCollegio iniziarono l'1 gennaio 1589 e terminarono, con alterne vicende, solo nella seconda metà del XIX secolo, mentre la Chiesa fu iniziata nel 1600, e terminata nel 1610, mentre il suo abbellimento si perpetuò nei secoli. Il Collegio, poderosa opera di migliaia di mq di superficie, è oggi sede della Biblioteca Comunale Luciano Scarabelli e del Liceo Musicale.

La chiesa è a croce greca. Ha, cioè, quattro bracci di uguale lunghezza e quattro cappelle laterali. La chiesa è certamente una delle più ricche di Caltanissetta: tutto al suo interno è ricoperto di decorazioni di marmo o da stucchi che fingono marmi, ed ovunque, al suo interno, è presente la sigla "IHS" identificativa dell'ordine gesuitico. La facciata della chiesa risale al '600, tranne il portale di Marabitti che risale al '700. Esso si presenta come un elemento diverso rispetto al resto della facciata. Infatti, mentre la chiesa è costruita con la caratteristica pietra di Sabucina o con pietra arenaria rossa, il portale invece è stato realizzato con pietra bianca. Inoltre esso possiede il timpano spezzato, con al centro uno stemma sostenuto da due puttini. All'interno della chiesa troviamo anche un affresco di Luigi Borremans, figlio di Guglielmo Borremans. Anche in questo affresco ammiriamo la tecnica del "tetto sfondato" con sullo sfondo il paradiso e la cornice che racchiude l'immagine come se fosse una finestra aperta verso il paradiso; le nuvole, in questo caso, costituiscono l'elemento di collegamento tra il cielo e la terra. Delle quattro cappelle, quella dedicata a Sant'Ignazio di Loyola, fondatore dell'ordine, è certamente una delle più rilevanti. Situata nel transetto di sinistra, presenta un bassorilievo che si dispone su un'intera lastra di marmo, attribuito allo scultore siciliano Marabitti, in cui spicca la figura del Santo. Egli viene rappresentato sul mondo insieme ad una serie di raggi dorati. Accanto alla sua figura, spicca quella di un puttino che tiene un libro recante la scritta "anno domini 1600". Al di sopra di Sant'Ignazio è situato un triangolo (simbolo della Trinità) recante la scritta in ebraico "Yahwe" e al di sotto quattro figure femminili che rappresentano i quattro continenti allora conosciuti: una donna con il cammello rappresenta l'Asia, una donna con una testa di leone rappresenta l'Africa, a sinistra una donna seduta con la tiara papale sembra rappresentare l'Europa ed, infine, una donna con la faretra rappresenta l'America. I quattro continenti sono qui rappresentati con intento metaforico, poiché i missionari gesuiti si spinsero in tutto il mondo allora conosciuto per diffondere il Vangelo.

Nella parte inferiore dell'altare, vi è uno splendido paliotto costituito da un intarsio di marmi e pietre dure che rappresentano fiori ed uccellini i cui nomi sono indicati nei nastri bianchi posti intorno a loro. Anche attraverso queste opere d'arte i gesuiti continuavano la loro missione di diffusione culturale. Intorno all'altare sono presenti le statue di San Stanislao e San Luigi Gonzaga di Francia. Dietro l'altare Maggiore dedicato a Sant'Agata, si trova un quadro del pittore Agostino Scilla che ritrae la senta durante il martirio. Nelle pareti laterali, infine, troviamo due tele del pittore nisseno Vincenzo Roggeri, che ritraggono Santa Rosalia e le Sante Vergini da una parte, e le Sante Monache dall'altra.

[modifica] Edifici Civili e Monumenti

Molti sono i palazzi di interesse storico, presenti nel centro storico ed abitati in passato da importanti famiglie cittadine. Tra di essi ricordiamo:

  • Palazzo Testasecca, realizzato durante il XIX secolo in stile neoclassico dalla famiglia del Conte Ignazio Testasecca. Si trova in Corso Vittorio Emanuele, di fronte al Palazzo Benintende.
  • Palazzo Benintende, realizzato dall'architetto Giuseppe di Bartolo, che presenta un'interessante sovrapposizione di ordini architettonici: le colonne al piano nobile sono in stile ionico, mentre quelle del secondo piano in stile dorico; numerosi sono anche i medaglioni e le lesene che aumentano il valore architettonico del palazzo. Nel 1862 vi alloggiò Giuseppe Garibaldi. È sito in Corso Vittorio Emanuele.
  • Palazzo Provinciale, la cui realizzazione fu iniziata dallo stesso Giuseppe di Bartolo nella prima metà del XIX secolo. L'architetto voleva costruire un enorme edificio che fosse sede sia degli uffici provinciali che di quelli comunali. La complessità dell'opera, però, risultò tale che nel 1870 il palazzo era ancora ben lungi dall'essere completato. Il progetto fu allora ridimensionato dall'ingegnere Agostino Tacchini e fu destinato ad ospitare i soli uffici della Provincia. Tra gli artisti che contribuirono alla realizzazione del palazzo, si ricordano: il nisseno Luigi Greco che realizzò l'aula consiliare e lo scalone principale; un altro nisseno, Michele Tripisciano, per le sculture che ornano il palazzo; il catanese Pasquale Sozzi per le decorazioni interne.

[modifica] Palazzo del Carmine

La costruzione del palazzo iniziò intorno all'anno 1371. La zona in cui sorge attualmente, all'epoca, si trovava ben fuori dalle mura cittadine ed ospitava una chiesetta rurale dedicata a San Giacomo. Per volere di Guglielmo Peralta e di sua moglie Eleonora d'Aragona (c.a. 1346 – 1369), figlia del marchese di Randazzo, vicino la chiesetta fu edificato il convento dei Carmelitani scalzi e l'annessa chiesa di Maria Santissima Annunziata, comunemente chiamata Madonna del Carmine.

Con l'espansione urbanistica che ebbe la città nei secoli successivi (ed in particolare nel XVI secolo), il complesso conventuale si trovò inglobato nel tessuto cittadino, affiancato dalla nuova chiesa di San Giacomo e dalla chiesa di San Paolino.

Durante il XIX secolo, a causa della soppressione degli ordini religiosi, i Carmelitani Scalzi lasciarono il convento che fu adibito a sede municipale; le chiese che lo affiancavano furono demolite e, al loro posto, fu costruito il teatro cittadino (il Teatro regina Margherita). Attualmente il palazzo ospita il Municipio della città ed è stato, negli anni, talmente arricchito nel prospetto che l'unica traccia dell'antico convento è costituita dall'ampio cortile centrale.

[modifica] Palazzo Moncada

Il palazzo Moncada detto anche Beauffremont fu edificato nella prima metà del XVII secolo dal Conte Guglielmo Moncada e doveva essere uno dei più importanti palazzi signorili della Sicilia, come testimoniano l'imponenza dell'edificio e i pregiati fregi (antropomorfi e zoomorfi) dei balconi. Tuttavia, la sua costruzione non venne portata a termine, in quanto Guglielmo ricevette la nomina a Vicerè di Valenza e si trasferì in Spagna.

Restato proprietà dei Moncada fino agli inizi del XX secolo, nel 1915 fu acquistato dalla Principessa Maria Giovanna di Beauffremont, la quale lo privò del suo uso residenziale e vi fece costruire un'ampia sala con galleria in stile liberty, che fu adibita alla rappresentazione di spettacoli teatrali.

Nel 1938 il palazzo fu acquistato dalla famiglia Trigona della Floresta ed in seguito adibito alla rappresentazione di spettacoli cinematrografici. Tuttora asserve a questo ruolo, con il nome di Cineteatro Beauffremont.

[modifica] Castello di Pietrarossa

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Castello di Pietrarossa.
Vista dei ruderi del castello di Pietrarossa

Il castello di Pietrarossa sorge a ridosso della chiesa di Santa Maria degli Angeli, nei pressi del vecchio quartiere arabo della città, e domina, dall'alto del burrone sul quale si erge, tutta la vallata fino al fiume Salso. L'origine del suo nome è controversa, ma sembra che esso indicasse il colore dei mattoni che un tempo rivestivano le sue torri e di cui oggi rimane qualche traccia.

Anche l'origine del castello stessa è tuttora oggetto di dibattito. Molti storici lo giudicano di origine Saracena, mentre altri lo datano addirittura al periodo pregreco, asserendo che le lettere graffite che si possono trovare su alcuni baluardi, siano simboli dell'alfabeto sicano. Un terzo filone di storici vuole il castello nato da avanzi di fabbriche Romane, mentre per altri i ruderi del castello sono da considerarsi di origine gotica. In ultimo, alcuni storici pensano che la rocca fu edificata dai siracusani ed infruttuosamente attaccato dagli ateniesi. In realtà, più che probabilmente il castello fu edificato dai bizantini tra il 750 e l'800.

Le uniche notizie certe che abbiamo sul castello, riguardano il periodo successivo all'insediamento di Ruggero I d'Altavilla. Ad esempio, sappiamo che nel castello fu seppellita la nipote di Ruggero, Adelasia. E, ancora, che esso fu teatro di resistenza da parte di Nicolò Maletta, contro le armate angioine condotte da Guglielmo d'Estendard, finché, tradito dai suoi, fu costretto a cedere il castello al francese, finendo poi impiccato.

Ma il periodo di maggior prestigio, il castello lo visse sotto il dominio degli Aragonesi: durante questo periodo, infatti, fu scelto come sede dei tre Parlamenti generali di Sicilia, negli anni 1295, 1361 e 1378.

Nel 1407, il castello passò in proprietà alla famiglia Moncada, nella persona di Matteo II, ed iniziò il suo periodo di decadenza in quanto, adibito ormai alle sole funzioni militari, fu ritenuto inadatto come residenza nobiliare. Sul finire del XV secolo i sotterraneri del castello vennero addirittura adibiti a carceri.

Nella notte del 27 febbraio 1567, forse a causa di una violenta scossa di terremoto, gran parte dell'inespugnabile fortezza rovinava, lasciando soltanto un alto muro, una torre di guardia ed alcuni terrapieni.

Nel 1591 vennero iniziati dei lavori di manutenzione, ma questi finirono per trasformare il castello in una cava di pietra da costruzione. In seguito a questo progressivo smantellamento, nel 1600 fu trovato il cadavere di Adelasia, cinta da una corona di rame che ne indicava il nome e la progenie.

[modifica] Fontana del tritone

La fontana del tritone (sullo sfondo è visibile il duomo di Santa Maria la Nova)

La fontana del tritone è costituita da un gruppo bronzeo raffigurante un tritone che conduce un cavallo marino e da due mostri marini che lo insidiano.

Fu scolpita dal nisseno Michele Tripisciano nel 1890 ed inizialmente posta nell'androne di Palazzo del Carmine e nel 1956 trasferita nella sua attuale locazione, al centro di Piazza Garibaldi, in sostituzione ad un vecchio lampione in ferro.

Tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009, l'intera piazza Garibaldi è stata sottoposta a lavori di pavimentazione in basole di pietra lavica per impedire il passaggio di automobili e consentire il libero transito dei pedoni. Anche la fontana del tritone è stata restaurata e vi sono stati istallati impianti di illuminazione, riportandola così all'antico splendore.

Spesso la fontana, anche stilizzata, viene usata come simbolo distintivo della città.

[modifica] Il monumento al Redentore

Il monumento al Redentore si trova sulla vetta più alta del Monte San Giuliano, che sovrasta tutta Caltanissetta. Si tratta di un piedistallo contenente nel suo interno una cappella, che inizia a pianta quadrata e diventa circolare per concedere un adeguato appoggio alla statua del Redentore.

Quest'opera è stata voluta da papa Leone XIII e infatti all'inizio del XX secolo dovevano essere costruiti monumenti a Gesù Redentore in tutte le regioni d'Italia. Una delle poche regioni che risposero all'appello del Papa fu la Sicilia che scelse come luogo per l'erezione del monumento la vetta più alta del Monte San Giuliano. Il progetto fu affidato all'architetto Ernesto Basile, figlio di Giovan Battista Filippo Basile (l'architetto del Teatro Massimo di Palermo).

La prima pietra venne posata il 13 maggio 1900. La statua del Redentore arrivò da Roma il 30 luglio 1900 ma non furono fatti grandi festeggiamenti perché il re d'Italia Umberto I era stato assassinato a Monza ed era stato proclamato il lutto nazionale. Sempre per questa ragione l'inagurazione del monumento venne rimandata: dalla fine di agosto fino al 30 settembre del 1900 in città vi furono grandi festegiamenti e l'inagurazione avvenne alla presenza di cardinali, vescovi, clero e popolo venuti da tutta la Sicilia.

[modifica] La Settimana Santa

[modifica] Domenica delle Palme

La Barca Infiorata del Gesù Nazareno

La barca infiorata e la statua prima di essere portate in processione
La barca infiorata entra dentro la chiesa di Sant'Agata al Colleggio

La processione di Gesù Nazareno ha l'intento allegorico di rievocare l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. La statua del Cristo è posta su una barca ornata da numerosi fiori, detta abbarcu.

Tutti i fiori sono raccolti dai contadini nei giorni immediatamente precedenti alla processione; sono gerbere, mimose, ciclamini, margherite, l'abbarcu (fiore che da il nome alla barca), o semplici fiori di campo. La domenica mattina, i fiori vengono intrecciati e disposti sulla barca, per creare un suggestivo effetto scenografico. Prima dell'uscita dal cortile della biblioteca comunale nel pomeriggio, sulla barca viene posta la statua di Gesù Nazareno, con i vestiti di stoffa e circondata dai numerosi ex voto. Attraversata, così, la porta della biblioteca, come fosse la porta di Gerusalemme, ha inizio la processione che si snoda lungo le principali vie del centro storico.

WGN: Viva Gesù Nazareno

Durante tutto il percorso, la processione viene accompagnata da numerosi bambini, recanti ramoscelli d'ulivo e palme intrecciate, da due bande musicali e dai componenti della confraternita organizzatrice che avanzano in due schiere, vestiti con un abito caratteristico, portando i bilannuna, dei grossi ceri.

In serata, a conclusione della processione, l'abbarcu viene sollevato a spalla lungo le scalinate antistanti la chiesa di Sant'Agata al Colleggio e, prima di entrare, viene salutato con un imponente serie di giochi pirotecnici.

Le origini di questa processione sono antichissime. Si tramanda che essa sia stata voluta dai contadini di Caltanissetta che, essendo stati estromessi dalle altre processioni della Settimana Santa, volevano avere il ruolo di protagonisti almeno nel giorno della Domenica delle Palme. Tuttavia, prima del finire del XIX secolo, in processione veniva portato un simulacro del sepolcro interamente ricoperto di fiori, simbolo della civiltà contadina. Successivamente, quando il barone Vincenzo di Figlia di Granara fece notare l'incongruenza di tale simulacro con la leggenda biblica, la processione assunse l'aspetto con cui la si può ammirare oggi.

[modifica] Martedì Santo

[modifica] La Scinnenza

La Scinnenza è una sorta di rappresentazione teatrale, che si svolge per le vie del centro storico e che rievoca i momenti della Via Crucis. Accompagnati dalle bande musicali, gli attori rievocano i vari momenti della Passione di Gesù, che culminano nella vera e propria Scinnenza, ovvero la deposizione di Gesù dalla croce. Molti anni fa la manifestazione si svolgeva il Sabato Santo.

[modifica] Mercoledì Santo

[modifica] La Real Maestranza

Un momento della sfilata della Real maestranza in Corso Umberto I

La Real Maestranza era anticamente una milizia cittadina formata da artigiani (mastri, appunto), che perse il suo carattere militare, per diventare un'associazione di artigiani di diverse categorie. Il titolo di Reale le fu attribuito nel 1806 da Ferdinando IV di Borbone, restato impressionato dalla bellezza della processione a cui i suoi membri danno vita nella mattinata del Mercoledì Santo.

Il Capitano riceve il Crocifisso velato di nero

Il fulcro attorno al quale ruota la processione, e tutti gli altri avvenimenti della Settimana Santa, è il Capitano, un artigiano scelto ogni anno in una categoria diversa, che durante tutta la settimana gode di alcuni privilegi: ha in consegna le chiavi della città; porta con se la spada, simbolo di comando; si cinge della fascia tricolore; riceve la nomina a Cavaliere della Repubblica.

Il Capitano è preceduto, durante la processione dallo Scudiero, che porta innanzi lo scudo e la lancia. Ancora davanti allo Scudiero è l'Alfiere Maggiore, che apre il corteo portando il vessillo raffigurante tutti i Santi Patroni delle categorie. Per ogni categoria, poi, è nominato un Portabandiera, che ne porterà il vessillo, ed un Alabardiere.

Il rito della vestizione del Capitano

Oltre a queste cariche, rinnovate di anno in anno, ve ne sono altre che hanno mandato più lungo: il Gran Cerimoniere, solitamente il Mastro più anziano, il Maestro Cerimoniere, il Cerimoniere Ecclesiastico, il Responsabile di Corteo, il Console Generale, i Membri del Direttivo, i Consoli di Categoria. Infine, tutti gli altri artigiani, sono i Milizioti, termine che ricorda l'antica origine della Maestranza.

Il Capitano ed il Paggetto, con le chiavi della città

I preparativi per la cerimonia iniziano sin dalla prima mattina, seguendo una rigorosa tradizione. I Mastri della categoria che ha espresso il Capitano si recano in corteo a prelevare l'Alabardiere, il Portabandiera, l'Alfiere Maggiore e lo Scudiero dalle loro abitazioni. Successivamente, tutte le categorie si riuniscono in Piazza e si recano a rendere omaggio al Capitano, davanti la sua abitazione. Il Maestro Cerimoniere sale a casa del Capitano e può iniziare la vestizione, con il tipico abito settecentesco, sotto l'attento occhio dei Capitani degli anni precedenti, del Console Generale e dei Cerimonieri. Dopo un breve saluto dal balcone, il Capitano scende in strada, annunciato da tre squilli di tromba ed accolto da un caloroso applauso.

Qui è accolto dal Presidente della Real Maestranza, che lo invita a passare in rassegna la milizia schierata davanti l'abitazione del Capitano, con la formula: Capitano, la Milizia è schierata. La onori passandola in rassegna. Durante questa fase il Capitano usa il saluto militare, retaggio delle origini miliziane della Maestranza.

Dopo la rassegna, il corteo, composto in genere da circa quattrocento Mastri, si reca in Municipio, dove il Sindaco consegna al Capitano le chiavi della città, investendolo simbolicamente della responsabilità della città fino alla domenica di Pasqua.

Da qui, tutto il corteo si sposta nell'atrio della Biblioteca comunale, dove vengono accesi i ceri, si alza il gonfalone e, non appena il Capitano abbia ricevuto il Crocifisso velato di nero, parte la processione Penitenziale fino in Cattedrale, accompagnata dal solo suono dei tamburi.

Al termine dell'intensa mattinata, il Capitano si ritira nuovamente a casa, dove per tutto il pomeriggio e buona parte della sera riceverà le categorie di artigiani (Panificatori, Idraulici e Stagnini, Barbieri, Pittori Decoratori, Muratori, Marmisti, Falegnami ed Ebanisti, Carpentieri e Ferraioli, Calzolai Tappezzieri e Pellettieri, Fabbri), le autorità civili, quelle ecclesiastiche ed infine gli amici ed i parenti.

[modifica] Le Varicedde

La Pietà (realizzata nel 1924 da Giuseppe Emma)

Le Varicedde (o i Variceddi, letteralmente piccole Vare) sono diciannove gruppi statuari che vengono portati in processione la sera del mercoledì santo. Sedici di queste altro non sono che riproduzioni più piccole delle sedici Vare, a cui si aggiungono altri tre gruppi raffiguranti scene della passione di Cristo.

La maggior parte delle Varicedde sono state realizzate da Salvatore Capizzi, artista nisseno, mentre alcune altre da artisti della famiglia Emma, di San Cataldo (Italia). I materiali sono generalmente gli stessi per tutti i gruppi sacri: terracotta per visi, mani e piedi; legno per le intelaiature e cartapesta per i panneggi.

Usualmente le Varicedde sono conservate nelle abitazioni di alcuni cittadini nisseni (i proprietari). Durante il primo pomeriggio di mercoledì vengono sistemate in vari punti della città e vengono preparate per la processione, con decorazioni floreali e luci. All'approssimarsi del vespro, accompagnate dalle bande musicali, tutte le Varicedde confluiscono in Piazza Garibaldi, da dove prenderà il via la processione, che segue lo stesso itinerario di quella delle Vare del giovedì sera. Lungo tutto il tragitto numerosi devoti, in gran parte ragazzi e bambini, accompagnagno la processione con candele, ceri ed in particolare i tradizionali bilannuna, dei ceri di grandi dimensioni.

La processione termina diverse ore dopo in Piazza, la dove era iniziata. In seguito, le Varicedde vengono esposte per tutta la durata della Simana Santa presso Palazzo del Carmine, sede del Municipio.

Lista delle Varicedde

  • La Cena (realizzata nel 1958 da Salvatore Capizzi)
  • L'Orazione nell'Orto (realizzata nel 1952 da Salvatore Capizzi)
  • La Cattura (realizzata nel 1939 da Giuseppe Emma)
  • Il Sinedrio (realizzato nel 1947 da Salvatore Capizzi)
  • La Flagellazione (realizzata nel 1947 da Giuseppe Emma, scultore)
  • L'Ecce Homo (realizzato nel 1933 da Salvatore Capizzi)
  • La Condanna (realizzata nel 1950 da Giuseppe Emma)
  • La Prima Caduta (realizzata nel 1885 dai Biangardi)
  • Gesù incontra la madre (realizzata nel 1987 da Giuseppe Emma)
  • Il Cireneo (realizzato nel 1924 da Giuseppe Emma)
  • La Veronica (realizzata nel 1949 da Salvatore Capizzi)
  • Lo Spoglio (realizzato nel 1955 da Salvatore Capizzi)
  • Gesù inchiodato alla croce (realizzato nel 1995 dai fratelli Emma)
  • Il Calvario (detto anche "Il Crocifisso", realizzato nel 1924)
  • La Deposizione (realizzata nel 1965 da Savatore Capizzi)
  • La Pietà (realizzata nel 1924 da Giuseppe Emma)
  • La Traslazione (realizzata nel 1924 da Salvatore Capizzi)
  • L'Urna (realizzata nel 1948 da Salvatore Capizzi)
  • La Desolata (detta anche "Addolorata", realizzata nel 1934 da Salvatore Capizzi).

[modifica] Giovedì Santo

[modifica] Le Vare

La vara della Crocifissione in sosta in piazza Garibaldi

Le Vare sono sedici gruppi statuari che vengono portati in processione la sera del giovedì santo, in quello che è di gran lunga il momento più importante della Settimana Santa nissena, e che l'ha resa famosa in tutto il mondo.

Quasi tutti i gruppi statuari (ben quindici su sedici) sono opera di due soli artisti: Francesco e Vincenzo Biangardi, che le realizzarono durante la seconda metà del XVIII secolo. L'unica Vara a non essere opera dei due artisti napoletani è quella della Traslazione.

Già dalla prima mattina le vare vengono disposte nelle vie cittadine, usualmente di fronte l'abitazione dei rispettivi proprietari e vengono addobbate con fiori e lumi, mentre le bande contribuiscono a rendere allegra l'atmosfera di preparazione. Con l'arrivo del tramonto, però, il registro della musica cambia di colpo, lasciando spazio alle marce funebri ed ai canti della passione. Le Vare vengono, così, accompagnate verso la Piazza Garibaldi, dove si dispongono circondate da un vero e proprio mare di gente. Verso le ore 21,00, quando tutti gruppi hanno raggiunto la loro posizione, formando un cerchio intorno alla Fontana del Tritone, la processione ha inizio ed il primo gruppo, La Cena si mette in marcia.

Durante il tragitto, ogni Vara è quasi scortata da numerose persone: la banda, le congregazioni, i ragazzi che vestiti con un saio bianco recano in mano i ceri ed i bilannuna, la famiglia che possiede la vara. In vari momenti della serata le Vare si fermano e sono salutate da imponenti giochi pirotecnici. Molto belli e densi di significato sono i passaggi nella Via Re d'Italia (dove una volta abitavano i Biangardi); nel Corso Vittorio Emanuele dove la processione si interrompe per permettere ai processionali ed ai musicisti di mangiare e bere quanto offerto dai proprietari delle vare; nella Via XX Settembre, dove notevole è lo sforzo compiuto per far salire le Vare lungo la ripida salita.

Infine, verso le 5:00 di mattina, le Vare si dispongono nuovamente tutte in Piazza Garibaldi e, dopo la Maschiata atto finale dei giochi pirotecnici, iniziano a diperdersi disordinatamente in ogni direzione per tornare ai luoghi in cui sono custodite, dando luogo alla "Spartenza".

Lista delle Vare

  • La Cena (costruita nel 1885, appartiene ai panificatori)
  • L'Orazione nell'Orto (costruita nel 1884, appartiene ai mugnai)
  • La Cattura di Gesù (costruita nel 1884, appartiene ai Fratelli Biagio)
  • Il Sinedrio (costruito nel 1886, appartiene al Municipio)
  • La Flagellazione (costruita nel 1909, apparteneva ai minatori di Gessolungo)
  • L'Ecce Homo (costruito nel 1892, appartiene agli ortofrutticoli)
  • La Condanna di Gesù (costruita nel 1902, appartiene ai tipografi)
  • La Prima Caduta (costruita nel 1886, appartiene ai marmisti)
  • Il Cireneo (costruito nel 1886, appartiene ai gessai)
  • La Veronica (costruita nel 1883, apparteneva alla miniera di Gessolungo)
  • La Crocifissione (costruita nel 1891, appartiene ai macellai)
  • La Deposizione (costruita nel 1885, appartiene ai commercianti d'abbigliamento)
  • La Pietà (costruita nel 1888, appartiene alla banca nissena "S.Michele")
  • La Traslazione (costruita nel 1853 da uno scultore napoletano ignoto, appartiene ai muratori)
  • La Sacra Urna (costruita nel 1892, appartiene ai preti e "Devoti Sacra Urna")
  • L'Addolorata (costruita nel 1896, appartiene ai trasportatori).

[modifica] Venerdì santo

[modifica] Il Cristo Nero

Un momento della processione del Cristo nero

Il Cristo Nero, o Signore della città, è una statua in legno di ebano che viene portata in processione nella sera del venerdì santo. La sua origine è incerta, ma sembra che questo simulacro non sia opera di uno scultore, ma bensì di un semplice devoto, come testimoniano alcune notevoli sproporzioni nel corpo del Cristo.

La processione inizia al calare del sole, quando il Cristo Nero viene uscito a fatica dal portone della Chiesa del Signore della Città. Ad aspettarlo, oltre i numerosi fedeli, c'è la Real Maestranza al completo (con le bandiere abbrunate e le lance avvolte da nastri neri) e soprattutto i Fogliamari. Sono, questi ultimi, i raccoglitori di erbe selvatiche che accompagneranno la processione con i loro tipici canti: le Lamentanze. La statua è sormontata da un pesantissimo baldacchino dorato e, per tutto il tragitto, viene portata a spalla proprio dai Fogliamari e seguita dai numerosi fedeli scalzi. Lungo tutto il tragitto, i balconi e le finestre sono rivestiti da coperte purpuree e, a parte le Lamentanze è difficile sentire un altro suono, che rompa l'atmosfera di devozione che si crea attorno alla processione.

[modifica] Siti archeologici

I principali parchi archeologici presenti sono:

  • Scavi Archeologici di Sabucina
  • Scavi Archeologici di Gibil-Habib

[modifica] Sito Archeologico di Sabucina

Le tombe a grotticella

Il parco archeologico di Sabucina, sito sul monte omonimo, è tra i più importanti della Sicilia. Il villaggio originario ha sicuramente origini pregreche: fu, infatti, costruito dai Sicani, i quali sfruttarono l'agevole posizione del monte che domina l'intera vallata del Salso.

Il villaggio subì, in seguito, alcune ricostruzioni nell'VIII e nel V secolo a.C., per essere poi abbandonato sul finire del V secolo a.C.

Nella zona ai piedi della montagna, sono state rinvenute alcune tombe a grotticella, risalenti all'età del bronzo; altri importanti ritrovamenti furono quelli di una capanna adibita a santuario e quello del famoso sacello di Sabucina. È, questo, un modello in terracotta risalente al VI secolo a.C., trovato nei pressi della necropoli, che rappresenta un tempietto con pronao in antis, un tetto spiovente sormontato da due figure di cavalieri e con il basso timpano ornato da due maschere di tipo gorgonico.

La scoperta di questo sito archeologico è relativamente recente, infatti fu solo negli anni sessanta che venne intrapresa la prima campagna di scavi, guidata da Piero Orlandini, che condusse alla scoperta del villaggio capannicolo del Bronzo Tardo, risalente al tredicesimo - decimo secolo a. C.; questa scoperta fu di straordinaria importanza, in quanto si trattò del primo villaggio di questo tipo individuato in Sicilia.

[modifica] Sito Archeologico di Gibil-Habib

A circa cinque chilometri dal capoluogo nisseno, su una collina dalla quale si domina il versante sud-orientale della valle del Salso è situato il parco archeologico di Gibil-Gabib. Il sito, costituito da tre piattaforme digradanti verso sud-est, fu sede di insediamenti preistorici indigeni e di età greca. Gli scavi in quest'area furono iniziati alla metà dell'Ottocento e vennero ripresi con maggiore vigore negli anni cinquanta del secolo scorso, con le ricerche condotte da Dinu Adamesteanu. L'ultima, infine, risale al 1984. Proprio intorno alla metà del Novecento vennero portati alla luce alcuni ambienti risalenti al VI secolo a.C., parti della cinta muraria e alcuni oggetti di ceramica riferibile alla facies di Castelluccio Bronzo Tardo, mentre negli anni ottanta è stato riportato alla luce un vero torrione di difesa della metà del sesto secolo a.C.. Tale scoperta si è rivelata di notevole importanza, poiché ha consentito di chiarire la destinazione delle cinte murarie rinvenute quasi trenta anni prima. Dagli scavi presso gli ambienti sono stati rinvenuti vasi, oggetti di uso quotidiano, piatti e lucerne. Sono state inoltre ritrovate anche una statua di divinità fittile femminile e una testina fittile di offerente che testimoniano l'esistenza di vari spazi dedicati al culto ed alla venerazione nell'abitato. Ai piedi dell'altura si estendevano due necropoli da cui provengono i corredi con ceramica a figure rosse siceliota.

[modifica] Musei

In città sono presenti vari musei:

  • Museo archeologico - A partire dal 2006, ha sostituito il Museo civico, che si trovava nei pressi della stazione centrale. Ora è sito accanto all'abbazia di Santo Spirito, nell'omonima contrada, ospitato in un moderno stabile. Nel museo sono raccolti una gran numero di reperti archeologici relativi ai primi insediamenti nell'area della Valle del Salso e del territorio limitrofo. I siti da cui proviene la maggioranza delle testimonianze sono le necropoli di Mazzarino e i siti indigeni di Gibil Gabib e Sabucina, situati a pochi chilometri dal centro abitato di Caltanissetta. Essi erano posti su alture a controllo del fiume Salso, una delle principali vie di penetrazione commerciale e militare dell'antichità. Le collezioni, tra le più importanti della Sicilia, comprendono corredi, vasi attici decorati a figure rosse, utensili e manufatti di bronzo e di ceramica. Al suo interno è custodito il celebre Sacello di Sabucina.
  • Museo mineralogico - Ospitato all'interno dell'ITI S. Mottura, il museo, mediante l'esposizione di minerali (in particolare campioni di zolfo, rocce, fossili ed attrezzature specifiche) testimonia l'attività svolta in passato di sfruttamento delle varie miniere per l'estrazione dello zolfo presenti sul territorio nisseno. Sono inoltre esposti anche cartine geologiche e piani topografici delle zolfare. Presente anche una collezione di macrofossili, catalogati in ordine stratigrafico, dal periodo Siluriano al Quaternario.
  • Museo diocesano - Sito in Viale Regina Margherita, presso il Vescovado, ospita diverse collezioni, provenienti da molte chiese del territorio che offrono un'ottima testimonianza del fermento culturale degli artisti locali fra Seicento e Settecento. All'interno sono custoditi numerosi dipinti, vasi d'argento, paramenti sacri, arredi e preziosi codici miniati.
  • Museo della Settimana Santa - Presenta i meravigliosi gruppi scultorei in gesso e cartapesta che sfilano per le antiche vie del centro storico durante le manifestazioni della Settimana Santa.
  • Galleria "Michele Tripisciano" - Il museo, visitabile soltanto sotto previa richiesta, ospita all'interno alcune opere dello scultore nisseno Michele Tripisciano (1860-1913).
  • Museo Nazionale del vino "Luigi Veronelli" - Dal 1990, anno dell'apertura, il museo si è dedicato alla promozione di tutto il comparto vinicolo italiano di cui conserva una raccolta di oltre tremila bottiglie, donate dai più importanti produttori italiani. Promuove iniziative ed eventi di turismo enologico, per valorizzare anche il territorio d'appartenenza. Il museo, visitato in passato da importanti personalità provenienti da tutto il mondo, custodisce bottiglie contemporanee, storiche, d'asta e provenienti da collezioni private. Sono inoltre presenti vari accessori per il vino, sale di degustazione e un'area books, con archivio storico e fototeca dedicati al mondo dell'enogastronomia.

[modifica] Cultura

Il momento di massima crescita culturale a Caltanissetta è stato indubbiamente quello vissuto tra gli anni 1880 e 1940, quando vi risiedevano personalità quali Leonardo Sciascia, Pier Maria Rosso di San Secondo e Ruggero Settimo.

Negli ultimi anni - anche grazie alla ristrutturazione ed alla conseguente riapertura della Biblioteca Comunale Luciano Scarabelli, la città sta conoscendo un moderato momento di rilancio a livello culturale.

I teatri ed i cinema della città contribuiscono allo sviluppo del movimento culturale; in particolare, le stagioni teatrali del Teatro Regina Margherita riscuotono un buon consenso di pubblico.

Caltanissetta è, inoltre, sede del Parco letterario Regalpetra, dedicato a Leonardo Sciascia.

[modifica] Personalità legate a Caltanissetta

[modifica] Università

Già dal 1996 Caltanissetta è diventata sede di svariati corsi di laurea universitari attivati dagli atenei di Palermo, Catania e della Lumsa di Roma. Attualmente, tra i corsi più importanti, si contano:

Ateneo di Catania

  • Scienze dell'amministrazione

Ateneo di Palermo

  • Medicina e chirurgia
  • Ingegneria elettrica per la realizzazione e la gestione di sistemi automatizzati
  • Ingegneria elettronica
  • Scienze Biologiche
  • Organizzazione del terzo settore

Lumsa

  • Educatore professionale
  • Scienze e tecniche Psicologiche

[modifica] Economia

L'economia della città si basa principalmente sul settore primario; nel territorio comunale esistono numerose aziende agricole che producono grano, mandorle, olive ed ortaggi. Di notevole rilievo è anche la produzione vinicola locale; tra i prodotti di maggior rilievo vi è il nero d'Avola, un vino molto apprezzato.

Altro settore economico cittadino è quello artigianale, soprattutto nel campo dei dolciumi e del torrone. A Caltanissetta ha anche sede il Gruppo Averna che produce il famoso amaro.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Zolfo di Sicilia.

Tuttavia, la città raggiunse la massima prosperità economica agli inizi del '900, con lo sfruttamento dei giacimenti di zolfo; tale attività ben presto divenne primaria. Caltanissetta fu, infatti, tra le maggiore esportatrici di zolfo a livello mondiale. In seguito, però, la concorrenza estera e lo sviluppo di nuovi metodi estrattivi segnarono il declino di Caltanissetta quale capitale dello zolfo, fino alla completa chiusura di tutte le miniere.

[modifica] Trasporti e vie di comunicazione

Data la sua posizione di centralità all'interno dell'isola, Caltanissetta ed il suo territorio limitrofo sono attraversati da un gran numero di strade extraurbane(incluso un tratto dell'A19 Palermo - Catania). Nell'ambito dei trasporti su rotaia, invece, riveste un'importanza fondamentale la Stazione di Caltanissetta Xirbi, che “smista” il movimento ferroviario verso le quattro direttrici fondamentali di Palermo - Agrigento - Catania.

[modifica] Autobus urbani

L'azienda che si occupa del trasporto urbano su gomma è la S.C.A.T.. Il capolinea comune alle sei linee ordinarie che attraversano il centro abitato ed alle quattro linee speciali è quello situato in piazza Roma, proprio di fronte alla stazione ferroviaria Caltanissetta C.le.

[modifica] Autobus extraurbani

Il terminal dei bus extraurbani è situato in via Rochester in una posizione strategica, a pochi passi dalla stazione ferroviaria, dal capolinea bus e dal centro storico della città.

[modifica] Strade extraurbane

Le principali arterie extraurbane che mettono in comunicazione la città con il resto della provincia e della regione sono:

[modifica] Ferrovia

Il movimento ferroviario nisseno si snoda tra le due stazioni di Caltanissetta Xirbi e di Caltanissetta Centrale.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stazione di Caltanissetta Xirbi.

La prima, posta a diversi chilometri di distanza dall'agglomerato urbano vero e proprio, è utilizzata soprattutto per il trasporto di merci in quanto il flusso di passeggeri è molto basso a causa del suo decentramento che la porta ad essere vicina soltanto alle due borgate di Xirbi (dalla quale prende il nome) e di Borgo Petilia ed al comune di Santa Caterina Villarmosa. La sua importanza nel sistema ferroviario siciliano è però notevole in quanto mette in comunicazione la linea Palermo-Catania con la linea per Agrigento (diramazione sud in direzione di Canicattì).

La stazione centrale invece, pur avendo una minore importanza dal punto di vista logistico, ha un maggiore volume di traffico, essendo utilizzata soprattutto da pendolari.

[modifica] Elisuperficie

All'interno dell'Ospedale Sant'Elia è situata un'elisuperficie utilizzata per il servizio di elisoccorso. La struttura è attrezzata per avere operatività sia diurna che notturna.

[modifica] Lo sport

[modifica] Calcio

Tifoseria nissena allo stadio Palmintelli, ai tempi della Serie C/2

La storia calcistica nissena ha le proprie radici negli anni venti, quando la Nissa Calcio partecipava al campionato provinciale ULIC ed arrivò nel 1933 ad un soffio dalla promozione in Serie B, senza però raggiungerla. Negli anni quaranta, l'eredità calcistica viene raccolta prima dalla Spal Caltanissetta (nata su iniziativa della divisione Sabauda di stanza in città), poi dall'Associazione calcistica Caltanissetta e successivamente, nel 1947, dall'Unione Sportiva Nissena.

È però solo nel 1962 che nasce la Nissa Football Club, ad opera di Luigi Cannistraci, Liborio Savoja e Raimondo Collodoro, ai quali poi si aggiunse Antonio Territo. La squadra visse il suo apice tra il 1984 ed il 1987, quando militò per tre anni consecutivi in Serie C/2, ottenendo addirittura il sesto posto nella stagione 1985/1986.

Oggi, la principale squadra di calcio cittadina è ancora la Nissa, vincitrice (stagione 2007/2008) del campionato di Eccellenza regionale e attualmente militante in serie D. Presente anche il settore femminile della società.

L'Atletico Caltanissetta milita, invece, nel campionato di Prima categoria, mentre la Juvenissa attualmente disputa il campionato di Seconda Categoria.

È anche presente una compagine di calcio a cinque, la Nissa 5 che attualmente disputa il campionato di serie C2(stagione 2009/2010).

[modifica] Sollevamento pesi

Dopo il calcio, un altro sport molto importante per la città è il Sollevamento pesi. La città di Caltanissetta infatti, gode di una gran tradizione e la maggior parte dei migliori pesisti sono pressoché nisseni come l'ex pesista Giovanni Scarantino, che ha disputato le olimpiadi di Barcellona nel 1992 e l'attuale pesista Genny Pagliaro che ha partecipato alle olimpiadi di Pechino 2008 nella categoria 48kg. Molti record Italiani sono nisseni. Tra questi ricordiamo i record di Genny Pagliaro, Mirco Scarantino, Pietro Giovanni Noto e Carmelo Saia. Le migliori società sportive nissene sono la Polisportiva Audax CL 1946, il Club Atletico Ercole, il Gruppo sportivo Parla e l'A.S.D. Hardsport.

[modifica] Pallacanestro

Le due compagini di pallacanestro di Caltanissetta sono L'Invicta 93 cento e la Roge, militanti nel campionato di Serie C (stagione 2009/2010).

[modifica] Pallavolo

Le formazioni nissene di pallavolo sono l'Albaverde,la Kanguro e la Nissa Volley. Le prima milita attualmente in Serie D (stagione 2009/2010) mentre la Nissa Volley avendo vinto i play-off di Serie C ha ottenuto la promozione in Serie B2, un risultato molto importante per tutta la pallavolo nissena impreziosita dal trionfo ottenuto a pochi giorni di distanza in Coppa Sicilia di C. La Kanguro attualmente milita invece in Serie D.

[modifica] Altri sport

L'arrivo della seconda edizione della Coppa Nissena, 1923

Di grande rilievo è la tradizione automobilistica nissena: ben tre importanti competizioni si svolgono annualmente in città e nelle contrade limitrofe. Esse sono la Coppa nissena, il Rallye Città di Caltanissetta e lo Slalom del Borgo. Altro importantissimo appuntamento sportivo è il "Torneo Internazionale Città di Caltanissetta" di tennis, giunto alla sua undicesima edizione, che nel 2009 è stato promosso alla categoria Challenger.

In città sono poi presenti numerosissime società sportive: la (Nova Audax) (Pallamano) che disputa il campionato di Serie B1, la Imera Bike, la Open Bike (Ciclismo), la Swimming (Nuoto), il Gruppo Schermistico Nisseno (Scherma). Dal 2008 è presente anche una squadra di Rugby, la Nissa Rugby, militante nel campionato italiano in Serie C (stagione 2009/2010).

Ogni anno, inoltre, viene organizzato dall'amministrazione comunale il Festival dello Sport, una manifestazione che ha lo scopo di avvicinare i giovani allo sport e di promuovere le realtà sportive locali.

[modifica] Impianti sportivi

Piscina comunale

Numerosissimi gli impianti sportivi presenti in città. A partire dai due stadi, lo storico stadio Palmintelli (che offre 5000 posti a sedere), nel centralissimo Viale della Regione, ed il moderno stadio Marco Tomaselli (ex Pian del lago), che dispone di ben 12000 posti a sedere.

Poi, ben tre palazzetti: il PalaCarelli, il PalaChiarandà ed il PalaCannizzaro, in cui si praticano vari sport indoor, tra cui basketball, pallavolo e pallamano.

Notevoli anche i campetti all'aperto di Pian del Lago, la pista di pattinaggio e la piscina comunale. Durante l'estate viene anche approntato un campo di beach volley, sempre in zona Pian del Lago.

Vi è inoltre - su demanio militare - un poligono del Tiro a Segno Nazionale che opera sin dal 1882. Il poligono comprende uno stand a 10 per pistole e carabine ad aria compressa e un impianto a 50 metri dove si può sparare con armi che erogano una energia cinetica non superiore a 63 Kgm. Vi si svolge anche l'attività istituzionale demandata dalla Legge alle sezioni del TSN sull'addestramento di tutte le persone che svolgono servizi armati presso enti pubblici e privati.

Infine, sono disponibili: una pista di atletica leggera ed una sala scherma, nel complesso di Pian del Lago; due bocciodromi, nel quartiere Angeli ed in Via Turati; un kartodromo, un miniautodromo ed alcuni maneggi.

[modifica] Trasmettitore di Caltanissetta

L'antenna

L'impianto radiotrasmettitore di Caltanissetta è un impianto, ora inattivo, per la radiodiffusione in onde lunghe, medie e corte. Il suo principale elemento è un'antenna omnidirezionale di 286 metri di altezza, che detiene il primato per la struttura più alta d'Italia.

La struttura è situata sul Colle Sant'Anna. È costituita una torre autoportante a traliccio, provvista di tiranti. Il trasmettitore in onde lunghe ha una potenza di 10 kW.

L'impianto, di proprietà della RAI, fu inaugurato nel 1951 e utilizzato per la trasmissione in onde lunghe sui 189 kHz. Gestito nell'ultimo periodo da Rai Way, è stato spento nell'agosto 2004, a causa del progressivo allontanamento dell'audience dalla radio AM e del costo di mantenimento degli impianti, che ha spinto numerose emittenti ad abbandonare le trasmissioni in queste bande.

L'impianto ad onde corte, costituito da antenne separate dalla struttura principale, operava sulle frequenze di 6060 kHz con 3 kW di potenza, mentre sui 7175 e 9515 kHz con 5 kW. In precedenza, l'impianto sui 6060 kHz era usato con una potenza di 25 kW.

È stato utilizzato anche per le trasmissioni di un notiziario in lingua araba trasmesso in onde medie (Caltanissetta 1 - 567 kHz).

Fino al 1965 deteneva anche il primato di struttura più alta d'Europa battuto dalla Belmont Transmitting Station alta 388 metri situata in Gran Bretagna, tuttora la più alta struttura di tutta l'Unione Europea. L'antenna è visibile da più di 30 km di distanza dal capoluogo nisseno. Per la manutenzione periodica sono costantemente presenti tecnici specializzati per i lavori ad alte quote.

Da alcuni anni l'amministrazione comunale ha in progetto l'illuminazione dell'antenna con suggestivi giochi di luce che la renderanno un'opera unica nel panorama siciliano ed anche italiano. Per questa iniziativa si aspetta il parere della RAI.

[modifica] Le Maccalube di Terrapelata

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Vulcano di fango e Santa Barbara (Caltanissetta).

Le Maccalube (dall'arabo maqlub, terra che si rivolta) sono un un particolare quanto raro fenomeno di vulcanesimo sedimentario che si manifestano nella zona nissena di Terrapelata, la cosiddetta Collina dei vulcanelli, vicino Santa Barbara.

Tale collina è un'area brulla, di un colore che varia dal biancastro al grigio scuro, in cui si trovano una serie di vulcanelli di fango alti intorno al metro che sono i protagonisti del vulcanesimo sedimentario. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto ad una certa pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico. In queste zone, la consistenza dei fanghi argillosi è così liquida da non permettere la formazione di veri e propri coni vulcanici.

[modifica] Gemellaggi

Caltanissetta è gemellata con le seguenti città:

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • Gaufredo Malaterra. De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae Comitis et Roberti Guiscardi Ducis fratris eius.
  • Luigi Santagati. Storia di Caltanissetta 1989-2001
  • Alunni del Liceo Scientifico Alessandro Volta. La cultura arabo-normanna a Caltanissetta.
  • Canonico Segneri. Storia di Caltanissetta.trascritta da Luigi Santagati
  • Vincenzo Falzone. La Sacra Urna, le Vare del Giovedì Santo.
  • Francesco Biondo. Civiltà preistoriche, protostoriche e storiche nel territorio di Caltanissetta. Edizioni Lussografica 1998. ISBN 8882430219
  • Salvatore Mirisola. Antichità ignorate del Nisseno. Editore Sciascia 2009. ISBN 8882412458
  • Rosanna Zaffuto Rovello. Storia di Caltanissetta. Arbor 2008. ISBN 8886325355
  • Luigi Santagati. Fatti politici di Caltanissetta - 1993
  • Filippo Falcone. Antifascisti nisseni. Edizioni Lussografica.
  • Claudio Torrisi. Ottocento nisseno. Istituzioni e società. Edizioni Lussografica 1997. ISBN 8882430006

[modifica] Note

  1. ^ Si veda il sito dell'ISTAT
  2. ^ Si veda il sito del Ministero di Grazia e Giustizia
  3. ^ Luigi Baldacci (1886) - “Descrizione geologica dell'isola di Sicilia” - Memorie Carta geologica d'Italia, Roma
  4. ^ Sebastano Mottura (1871) - Sulla formazione terziaria della zona solfifera siciliana
  5. ^ Behermann R.B.(1938) - Appunti sulla geologia della Sicilia centro-meridionale
  6. ^ Paolo Schimdt Di Friedberg (1965) - Litostratigrafia petrolifera della Sicilia
  7. ^ Decima A., Wezel F.C. (1971) - Osservazioni sulle evaporiti messiniane della Sicilia centro-meridionale

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[modifica] Collegamenti esterni

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