Passione di Gesù

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Con passione di Gesù si intendono la sofferenza e l'agonia di Gesù Cristo che hanno portato alla sua crocifissione. Insieme all'incarnazione e alla successiva risurrezione, forma uno dei due misteri centrali del Cristianesimo.

Gli avvenimenti della Passione vengono ancora oggi celebrati dai cristiani di tutto il mondo nella cosiddetta "Settimana Santa" (la settimana che precede la Pasqua).

Le "narrazioni della Passione", in latino Passio, hanno origine dai Vangeli. L'uso sottende la radice etimologica, dal verbo latino patior, "soffrire". In seguito il termine si è esteso per indicare il racconto del supplizio subito dai martiri.

Avvenimenti[modifica | modifica wikitesto]

I vangeli canonici rappresentano le principali fonti relative agli avvenimenti del processo e della passione di Gesù. Si nota tra i vangeli una sostanziale concordanza negli eventi narrati ma anche differenze, in particolare relativamente alla cronologia.

Cronologia tradizionale[modifica | modifica wikitesto]

Probabili tappe della passione di Gesù.

Secondo la tradizione cristiana, fondata soprattutto sui tre vangeli sinottici, la Passione di Gesù si svolse secondo le seguenti tappe:

  • la sera del giovedì, Gesù celebra la Pasqua ebraica con i suoi discepoli. Il presunto luogo di questa celebrazione (il Cenacolo) si trova sul monte Sion: oggi è poco al di fuori della città vecchia, ma al tempo di Gesù le mura seguivano un percorso diverso, più a Sud, ed esso si trovava al loro interno.
  • Terminata la cena, Gesù scende con i discepoli nella valle del torrente Cedron, appena fuori Gerusalemme, nel giardino del Getsemani, dove si ritira in preghiera. Nel frattempo Giuda Iscariota va ad avvisare i sacerdoti e li conduce al Getsemani, dove Gesù viene arrestato. È ormai notte, infatti i soldati portano "torce e bastoni". Una parte del giardino esiste tuttora, e contiene anche alcuni ulivi che, secondo i botanici, hanno più di 2000 anni e quindi esistevano già al tempo di Gesù.
  • Gesù viene condotto al palazzo del sommo sacerdote Caifa, dove viene processato dal Sinedrio. Giovanni riferisce anche di un primo interrogatorio in casa del suo predecessore Anna. I resti del palazzo di Caifa sono stati trovati sul luogo dell'attuale chiesa di San Pietro in Gallicantu, che ricorda il tradimento di Pietro apostolo: anche questo luogo si trova oggi fuori dalle mura, ma allora era all'interno. Vi si accedeva dalla valle del Cedron risalendo per una scala di cui un tratto si è conservato fino ad oggi.
  • Il processo si svolge durante la notte e termina al canto del gallo, quando l'alba è ormai vicina. Alcuni contestano l'attendibilità del resoconto dei Vangeli con l'argomento che il Sinedrio, normalmente, non si riuniva di notte. A questa obiezione si può rispondere che i sacerdoti temevano che, processando pubblicamente Gesù, la folla si sollevasse per liberarlo; per questo lo processarono in segreto e con la massima fretta.
  • La mattina del venerdì, appena si fa giorno, i sacerdoti conducono Gesù da Ponzio Pilato, che risiede nella Fortezza Antonia, all'angolo nord-occidentale della spianata del Tempio. Durante la mattina, secondo Luca, Pilato invia Gesù anche da Erode Antipa, il quale dopo averlo interrogato lo rimanda indietro. Secondo Giovanni, il processo presso Pilato si conclude "verso mezzogiorno", ma per i sinottici il processo davanti all'autorità romana fu più breve.
  • Il percorso dal palazzo di Pilato al Golgota, dove oggi sorge la Basilica del Santo Sepolcro, è di alcune centinaia di metri e si può coprire in mezz'ora al massimo; è quindi ancora mezzogiorno, o poco più tardi, quando Gesù viene crocifisso (ancora prima, secondo Marco: Erano le nove del mattino quando lo crocifissero, Mc 15,25[1]). Il Golgota, al contrario del Cenacolo e del palazzo di Caifa, allora si trovava fuori città (le esecuzioni e le sepolture erano vietate nei centri abitati), mentre oggi è dentro le mura.
  • Gesù muore alle tre del pomeriggio del venerdì. Secondo gli storici, la data più probabile è il 7 aprile 30 (altre date possibili sono il 27 aprile 31 e il 3 aprile 33).
  • Giuseppe d'Arimatea si reca da Pilato e gli domanda il corpo di Gesù. Pilato, stupito che fosse già morto, manda a chiamare il centurione sul Golgota per interrogarlo: in questo modo trascorre probabilmente circa un'ora. Giuseppe, quindi, va a procurarsi il lenzuolo funebre per seppellire Gesù, spendendo altro tempo. Quando infine, insieme a Nicodemo, Giuseppe depone Gesù dalla croce, il tramonto è ormai imminente, e con esso l'inizio del riposo sabbatico: il corpo di Gesù viene quindi deposto in un sepolcro lì vicino, per fare presto.

Il vangelo secondo Giovanni, però, presenta alcune discrepanze con la tradizione sinottica, innanzitutto a proposito della data della morte di Gesù. Mentre per i sinottici la morte sarebbe avvenuta il 15 del mese di Nisan, per Giovanni sarebbe avvenuta il 14 dello stesso mese, durante la vigilia della Pasqua ebraica, nel momento in cui si sacrificano gli agnelli secondo la tradizione giudaica: Gesù sarebbe dunque stato immolato come gli agnelli della Pasqua. Inoltre, alcuni studiosi preferiscono la versione giovannea anche in relazione alle vicende del sinedrio, ritenendo improbabile che il processo si sia svolto di notte (per altri sarebbe stato invece necessario per tenere Gesù nascosto alla folla). Secondo Giovanni una riunione del sinedrio si tenne infatti molti giorni prima della morte di Gesù e non in sua presenza: durante questa riunione i sacerdoti decisero di metterlo a morte per ragioni di stato, mentre dopo l'arresto avvenne solo un interrogatorio da parte del sommo sacerdote prima di condurlo, all'alba, da Pilato. Secondo questi stessi studiosi, i sinottici avrebbero comunque operato solo una semplificazione e non una distorsione dei fatti storici.

Cronologia lunga[modifica | modifica wikitesto]

È stata recentemente avanzata una cronologia alternativa, basata sull'ipotesi che Gesù abbia seguito per la cena pasquale il calendario degli Esseni, secondo il quale la Pasqua cadeva di mercoledì. In effetti, i vangeli narrano le varie fasi successive della Passione, ma non affermano mai esplicitamente a quali intervalli di tempo esse si siano succedute. L'unico dato affermato esplicitamente è la morte nella vigilia del sabato (che modernamente chiamiamo il venerdì). La Passione si sarebbe quindi svolta nell'arco di più giorni: Gesù avrebbe celebrato la Pasqua e sarebbe stato arrestato al martedì sera, quindi nei due giorni successivi si sarebbe svolto il processo davanti ai vari consessi (sinedrio, Pilato, Erode, Pilato) conclusosi con la sua crocifissione e morte il venerdì[2].

Sinossi evangelica[modifica | modifica wikitesto]

La narrazione della Passione di Cristo è contenuta nei seguenti capitoli dei vangeli canonici:

Sinossi degli eventi della passione[3]
Matteo Marco Luca Giovanni Voci correlate
La sera del "primo (giorno) degli Azzimi" ultima cena e istituzione dell'Eucaristia (26,17-35) La sera del "primo giorno degli Azzimi" ultima cena e istituzione dell'Eucaristia (14,12-26) "Il giorno degli Azzimi... quando venne l'ora" ultima cena e istituzione dell'Eucaristia (22,7-38) "Prima della festa di Pasqua" ultima cena con lavanda dei piedi e molte pericopi discorsive proprie (13-17) Ultima Cena, Lavanda dei piedi, Eucaristia
Con i discepoli al Getsemani, allontanamento con Pietro e i figli di Zebedeo, preghiera (26,17-35) Con i discepoli al Getsemani, allontanamento con Pietro, Giacomo e Giovanni, preghiera (14,32-42) Con i discepoli al Monte degli Ulivi, preghiera con ematoidrosi (22,39-46) Con i discepoli in un giardino al di là del Cedron (18,1) Arresto di Gesù
Arresto operato da molta folla da parte dei gran sacerdoti e anziani guidata da Giuda che bacia Gesù (26,47-56) Arresto operato da una folla da parte dei gran sacerdoti, scribi (farisei), anziani, guidata da Giuda che bacia Gesù (14,43-52) Arresto operato da una folla da parte dei sacerdoti, capi del tempio, anziani, guidata da Giuda che bacia Gesù (22,47-53) Arresto operato da una coorte (romana? giudea?) e uomini da parte dei gran sacerdoti e farisei, guidata da Giuda (18,2-11)
- - - Condotto prima all'(ex) sommo sacerdote Anna suocero di Caifa (18,12-13), interrogatorio (18,19-23) Processo di Gesù
Condotto al palazzo di Caifa, interrogatorio di fronte a lui, scribi (farisei), anziani (cioè "tutto il sinedrio"), Gesù si equipara a Dio, condanna capitale per bestemmia, maltrattamenti (26,57-68) Condotto al sommo sacerdote (Caifa), interrogatorio di fronte a lui, anziani, scribi (farisei) (cioè "tutto il sinedrio"), Gesù si equipara a Dio, condanna capitale per bestemmia, maltrattamenti (14,53-65) Condotto alla casa del sommo sacerdote (Caifa) (22,54-55), maltrattamenti (22,63-65) Anna lo invia da Caifa (18,24)
Triplice rinnegamento di Pietro (26,69-75) Triplice rinnegamento di Pietro (14,66-71) Triplice rinnegamento di Pietro (22,55-62) Triplice rinnegamento di Pietro (18,17.25-27)
Al mattino, consiglio di gran sacerdoti, anziani, popolo (27,1) Al mattino, consiglio di gran sacerdoti, anziani, scribi (farisei) (cioè tutto il sinedrio)(15,1) Al mattino, consiglio di anziani, gran sacerdoti, scribi (farisei) e lo conducono nel loro sinedrio (presso il tempio?), interrogatorio, Gesù si dichiara Figlio di Dio, condanna (22,66-71) -
Condotto da Pilato (27,1-2) Condotto da Pilato (15,1) Condotto da Pilato (23,1) Al mattino condotto da Pilato nel Pretorio (18,28)
Morte di Giuda (27,3-10) - - -
Interrogatorio di Pilato, Gesù Re dei Giudei (27,11-14) Interrogatorio di Pilato, Gesù Re dei Giudei (15,2-5) Interrogatorio di Pilato, Gesù Re dei Giudei, Pilato lo giudica innocente (23,2-5) Interrogatorio di Pilato in privato, Gesù Re dei Giudei, Pilato lo giudica innocente (18,28-38)
- - Pilato lo invia a Erode, maltrattamenti da parte sua e dei suoi soldati, rinvio da Pilato (23,6-12) -
Intervento della moglie di Pilato, liberazione di Barabba, il popolo invoca la crocifissione, Pilato lo trova innocente e si lava le mani, flagellazione (27,15-26) Liberazione di Barabba, il popolo invoca la crocifissione, Pilato lo trova innocente, flagellazione (15,6-15) Pilato lo trova innocente, annuncia di voler castigare severamente (flagellazione) Gesù e poi rilasciarlo, il popolo invoca la crocifissione, Pilato ribadisce la non colpevolezza, liberazione di Barabba (23,13-25) Liberazione di Barabba, flagellazione (18,39-19,1)
Maltrattamenti e coronazione di spine da parte della coorte (romana) nel pretorio (27,27-31) Maltrattamenti e coronazione di spine da parte della coorte (romana) nel cortile-pretorio (15,16-20) - Maltrattamenti e coronazione di spine da parte dei soldati (romani) (19,2-3) Coronazione di spine
- - - Ecce homo, nuovo colloquio privato Pilato-Gesù, i sacerdoti e il popolo invocano la crocifissione, ora sesta (mezzogiorno) (19,4-15) Ecce homo
Salita al Calvario con la croce, aiuto di Simone di Cirene (27,32) Salita al Calvario con la croce, aiuto di Simone di Cirene (15,21) Salita al Calvario con la croce, aiuto di Simone di Cirene, incontro con le pie donne (23,26-32) Salita al Calvario con la croce (19,16-17) Salita al Calvario
Crocifissione sul Golgota-Cranio con due briganti, buio dall'ora sesta (mezzogiorno), morte all'ora nona (tre di pomeriggio) (27,33-50) Crocifissione sul Golgota-Cranio all'ora terza (nove di mattino) con due briganti, buio dall'ora sesta (mezzogiorno), morte all'ora nona (tre del pomeriggio) (15,22-37) Crocifissione sul Cranio con due malfattori, buon ladrone, buio dall'ora sesta (mezzogiorno) con eclisse solare, squarcio del velo del tempio, morte (23,33-46) Crocifissione sul Cranio-Golgota con altri due, morte (19,18-30) Crocifissione di Gesù
Squarcio del velo del tempio, terremoto, risurrezioni di santi, testimoni (27,51-56) Squarcio del velo del tempio, testimoni (15,38-41) Testimoni (23,47-49) Colpo di lancia senza spezzare le gambe (19,31-37)
Deposizione nel sepolcro (27,57-61) Deposizione nel sepolcro (15,42-47) Deposizione nel sepolcro (23,50-56) Deposizione nel sepolcro (19,38-42) Deposizione di Gesù
Soldati (ebrei) di guardia alla tomba (27,62-66) - - -

Ciascun evangelista presenta la passione di Gesù in maniera corrispondente alla sua cristologia:

  • In Marco la passione e morte di Gesù, raccontate con crudezza, sono rivelazione della sua identità di Figlio di Dio, secondo quanto scopre il centurione romano (15,39).
  • In Matteo c'è attenzione al compimento della scrittura, e Gesù è mostrato pregando con il salmo 22(21) (27,46). Alla sua morte si compiono i segni escatologici della oscurità, dei sepolcri aperti e della risurrezione dei giusti.
  • In Luca il Gesù sofferente è il salvatore misericordioso, che perdona i suoi uccisori (23,34) e accoglie il malfattore pentito nel suo regno (23,43).
  • In Giovanni è il Signore che non mostra segni di sofferenza. Egli compie le scritture (19,24.28.36), mette a disposizione il dono dello Spirito (19,30), e si riveste dei segni della regalità, come appare dai seguenti versetti:
    • la corona di spine (19,2)
    • la porpora, tessuto regio (19,2)
    • Pilato lo fa sedere nel tribunale, nel luogo detto litostroto, che era la sede da cui venivano emessi i giudizi (19,13)
    • Le parole di Pilato: "Metterò in croce il vostro re?" (19,15)
    • L'annotazione della scritta "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei", che i giudei non vogliono e che Pilato conferma (19,19)
    • L'assenza di ogni grido dalla croce: invece colpisce la serenità con cui affida la madre al discepolo (19,25-27)

Verosimilmente ci sono altri racconti della passione nei vangeli apocrifi, che sono testi molto più tardi (III-IV secolo). Sono quindi ritenuti più incerti nei dati storici che forniscono, e in essi la prospettiva teologica assume una rilevanza ancora maggiore che nei vangeli canonici.

Discrepanze tra le versioni dei vangeli[modifica | modifica wikitesto]

Esistono alcune discrepanze difficilmente riconciliabili tra le narrazioni della passione di Gesù dei quattro vangeli, in particolare tra la narrazione del Vangelo secondo Marco (sulla quale si basano quelle di Matteo e di Luca) e quella del Vangelo secondo Giovanni. La principale differenza riguarda la data della crocifissione: in Marco Gesù muore il 15 nisan, in Giovanni il giorno prima, il 14 nisan.[4][5] Gli autori antichi peraltro lavoravano spesso senza poter consultare archivi o dati ufficiali, il che in parte spiega i margini di incertezza con cui devono confrontarsi gli studiosi moderni[6].

In tutti i vangeli canonici, la morte di Gesù avviene in occasione della festa della Pasqua ebraica, la Pesach. Questa festa, che ricordava l'uscita degli Ebrei dall'Egitto narrata nel libro dell'Esodo, prevedeva un giorno di preparazione alla festa, la cena della Pasqua e il giorno di Pasqua. Nel giorno di preparazione della Pasqua, gli Ebrei portavano un agnello al Tempio (o più frequentemente lo acquistavano lì) per farlo sacrificare, poi tornavano a casa e preparavano una cena particolare carica di simboli collegati all'esodo (carne di agnello, erbe amare per ricordare la schiavitù in Egitto, pane azzimo per ricordare la fretta nell'uscita dall'Egitto, e diverse coppe di vino rituali). Giunto il tramonto, che secondo la tradizione in vigore presso gli Ebrei indicava l'inizio del giorno di Pasqua, si consumava il pasto pasquale.

In Marco si dice chiaramente che le preparazioni per l'ultima cena avvennero il giorno prima di Pesach (14,12-16), e che si trattava della cena di Pesach, che viene consumata alla sera, quando è iniziato il giorno della Pesach (14,17-25). In Giovanni si dice esplicitamente che il pasto consumato è quello prima della festa di Pesach (13,1) e che il pasto di Pesach deve essere ancora consumato (13,29); inoltre si narra che coloro che arrestarono Gesù non vollero entrare nel pretorio di Pilato per non diventare ritualmente impuri e poter quindi mangiare il pasto di Pesach (18,28), e poi si dice esplicitamente che «era la Preparazione della Pasqua» (19,14).[5]

Questa differenza ha un significato teologico. Mentre in Marco Gesù mangia con i propri discepoli il pasto della Pasqua ebraica la sera prima di morire, durante il quale istituisce l'eucarestia, in Giovanni Gesù è identificato con l'agnello di Dio, e infatti muore sulla croce proprio nel momento in cui gli agnelli della Pasqua sono sacrificati nel tempio (Vangelo secondo Giovanni, 19,31); questo implica anche che l'ultima cena descritta in Giovanni non è la cena di Pasqua, come indicato in Marco.[4]

Gli studiosi sono divisi riguardo alla scelta della versione più corretta storicamente tra le due. Quelli che sostengono la versione di Giovanni fanno riferimento all'improbabilità che si tenessero giudizi ed esecuzioni durante la festa più importante degli Ebrei e affermano che la celebrazione della cena di Pasqua non sembra essere compatibile con la parte centrale del racconto di Marco (14,22-25) e di quelli delle altre tradizioni sull'ultima cena (Prima lettera ai Corinzi, 11,23-26; Didaché, 9-10).[4] Quelli che sostengono la datazione di Marco affermano che non sarebbe spiegabile il motivo per il quale l'autore avrebbe dovuto rimuovere la connessione tra Gesù e gli agnelli della Pesach e che la versione di Marco è quella più antica e meno carica di argomenti teologici successivi.[5]

Diversità nella narrazione dei Vangeli si hanno anche riguardo all'atteggiamento dei due malfattori crocifissi con Gesù e alle sue ultime parole. Nei Vangeli di Matteo e Marco entrambi i malfattori insultano Gesù, mentre in Luca uno dei due mostra compassione nei suoi confronti. Nei Vangeli di Matteo e Marco le ultime parole di Gesù sono ispirate a un salmo (21, "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"), secondo Luca Gesù disse "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito", mentre Giovanni riporta la frase "Tutto è compiuto"[7].

Strumenti della Passione[modifica | modifica wikitesto]

Gli strumenti della Passione sono quegli oggetti che, secondo la tradizione, furono usati per la crocifissione di Gesù, come la croce, i chiodi, la corona di spine.

Secondo un'antica tradizione cristiana,[8] gli strumenti della Passione furono ritrovati nel IV secolo da Elena, madre dell'imperatore Costantino I, poi considerata santa anche per questo motivo. Oggi diverse chiese in varie parti d'Europa affermano di possedere alcuni di questi oggetti.

La Passione nella tradizione e nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

La Via Crucis[modifica | modifica wikitesto]

Un momento della Via Crucis di Campi Bisenzio.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Via Crucis.

La Via Crucis è un pio esercizio della Chiesa cattolica e della Chiesa anglicana, con il quale i cristiani ricordano in preghiera il cammino di Gesù verso il Golgota portando la sua croce. Essa si compone tradizionalmente di 14 stazioni, ognuna delle quali rievoca un momento della Passione (alcuni di questi sono attestati dai Vangeli, altri sono aggiunti dalla tradizione).

Episodi della Passione nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Innumerevoli sono le opere d'arte che ritraggono episodi della Passione. Tra i più rappresentati:

Rappresentazioni popolari[modifica | modifica wikitesto]

Componimenti musicali[modifica | modifica wikitesto]

Film[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riguardo alla differenza di orari, comunque indicativi dati i mezzi del tempo, sono state proposte diverse teorie per la loro armonizzazione. In particolare, secondo alcuni studiosi, Marco seguirebbe l'usanza comune di fare riferimento a fasce temporali: la sua ora terza comprenderebbe quindi l'arco temporale dalle 9 alle 12 (mentre l'ora sesta coprirebbe il primo pomeriggio, dalle 12 alle 15), coincidendo quindi nella sostanza con i tempo indicati anche da Giovanni. Già in passato è stato inoltre ipotizzato un errore da parte degli amanuensi (solo un trattino distingue infatti la lettera gamma, che esprimeva il tre, dalla lettera digamma, che esprimeva invece il sei). Cfr. Giuseppe Ricciotti, "Vita di Gesù Cristo", Mondadori, 1962.
  2. ^ Autori di riferimento: Jaubert, Giglioli
  3. ^ Riadattamento riassuntivo di Angelico Poppi, Sinossi quadriforme dei quattro vangeli, 1992.
  4. ^ a b c Jürgen Becker, James E. Crouch, Jesus of Nazareth, Walter de Gruyter, 1998, ISBN 3-11-015772-1, p. 23.
  5. ^ a b c Andrew T. Lincoln, The Gospel according to Saint John, Continuum International Publishing Group, 2005, ISBN 0-8264-7139-0, pp. 44-45.
  6. ^ Sul tema delle limitazioni delle fonti nel mondo antico, cfr. E.P.Sanders."Gesù. La verità storica", Mondadori, 1995 (titolo originale "The Historical Figure of Jesus", 1993).
  7. ^ Vito Mancuso, Io e Dio, Garzanti, 2011
  8. ^ Gli storici moderni ritengono che non fu Elena a ritrovare la croce, ma che questa scoperta le sia stata attribuita in quanto lei, madre del primo imperatore cristiano, visitò la Palestina all'epoca della comparsa di queste reliquie (Drijvers, Jan Willem. Helena Augusta: The Mother of Constantine the Great and her Finding of the True Cross. Leiden & New York: Brill, 1992; Drijvers, Jan Willelm. "Helena Augusta (248/249-328/329 A.D.)", De Imperatoribus Romanis. 1997).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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