Giuda Iscariota

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Il bacio di Giuda di Caravaggio

Giuda Iscariota (ebraico: יהודה איש־קריות, Yəhûḏāh ʾΚ-qəriyyôṯ; ... – 26-36) è stato uno dei dodici apostoli di Gesù, quello che, secondo il Nuovo Testamento, lo ha tradito per trenta denari (Matteo 26,14-16) attraverso il gesto di un bacio. È stato quindi una figura chiave durante la Passione di Gesù (la notte del Giovedì Santo). Perseguitato dalla colpa, successivamente si è suicidato. È passato alla storia come l'uomo "simbolo" del tradimento.

Giuda Iscariota, figlio di Simone, non deve essere confuso con Giuda Taddeo, un altro dei dodici apostoli fratello di Giacomo il Minore.

L'esatto significato del nome "Iscariota" è sconosciuto; alcune interpretazioni hanno suggerito che il termine potrebbe indicare "uomo di Kariot" (Ish Kariot).[1]. Secondo altri potrebbe derivare dal persiano Isk Arioth, ovvero "colui che serve" oppure "colui che sa". È possibile collegarlo al termine Iskariot (che in aramaico, non scrivendo le vocali come consuetudine, sono omografi -S-q-r-t-), i killer zeloti.[non chiaro]

Eventi narrati nei testi canonici[modifica | modifica wikitesto]

Giotto, Cappella degli Scrovegni, Giuda riceve il pagamento per il suo tradimento; alla sinistra di Giuda è Satana, che si è impossessato di lui, secondo la versione del Vangelo secondo Luca.

Tra i testi canonici, Giuda è menzionato nei vangeli sinottici, nel Vangelo secondo Giovanni e all'inizio degli Atti degli Apostoli.

Nel Vangelo secondo Marco, Giuda Iscariota è esplicitamente incluso tra i dodici apostoli, e indicato come «quello che poi lo tradì».[2] Questa versione è ripresa con precisione dagli altri due vangeli sinottici, Matteo (10,4) e Luca (6,16). Assieme all'episodio dell'arresto di Gesù e della morte di Giuda, questi sono gli unici riferimenti a Giuda nei sinottici.

Nel Vangelo secondo Giovanni, invece, ci sono diversi riferimenti a Giuda. Gesù in particolare definisce Giuda «un diavolo», riferendosi al suo futuro tradimento (6:70).

Arresto di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Vangelo secondo Marco[modifica | modifica wikitesto]

Nel Vangelo secondo Marco è narrato che i sommi sacerdoti volevano arrestare Gesù, ma temevano che se l'avessero fatto durante la festa, la gente si sarebbe rivoltata (14,1-2). Mentre Gesù era a Betania, una donna versò dell'olio profumato sul capo di Gesù, tra lo scandalo di alcuni apostoli (14,3-9); a seguito di questo episodio:

« Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. Quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo. »   (Marco 14:10-11)

Alla fine dell'episodio della preghiera nell'orto di Getsemani, Gesù dice ai suoi discepoli che colui che lo tradisce è vicino e subito avviene l'arresto di Gesù:

« E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. »   (Marco 14:43-46)

Vangelo secondo Matteo[modifica | modifica wikitesto]

Anche nel Vangelo secondo Matteo si narra della cospirazione dei sommi sacerdoti e degli anziani del popolo contro Gesù, e del loro timore che l'arresto avrebbe causato tumulti.[3]

Dopo l'episodio della donna che versa l'olio prezioso sul capo di Gesù, l'evangelista riporta il tradimento di Giuda, precisando il prezzo del tradimento:

« Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo. »   (Matteo 26:14-16)

L'evangelista inserisce Giuda anche all'interno della narrazione dell'Ultima cena. Messosi a tavola con i dodici discepoli, Gesù afferma:

« «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto». »   (Matteo 26:21b-25)

Come nella narrazione marciana, segue l'episodio dell'orto dei Getsemani, al termine del quale avviene l'arresto di Gesù, da parte di una folla capeggiata da Giuda:

« Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. »   (Matteo 26:21b-25)

Vangelo secondo Luca[modifica | modifica wikitesto]

Il bacio di Giuda di Cimabue. Giuda bacia Gesù e così facendo lo indica alla folla armata, secondo la versione dell'arresto di Gesù riportata dai vangeli sinottici.

Anche il Vangelo secondo Luca riprende l'impianto dei due precedenti (dai quali deriva, come suggeriscono moderne teorie di critica biblica come l'ipotesi delle due fonti). Anche qui sono i sommi sacerdoti e gli scribi che cercano il modo di togliere di mezzo Gesù, «poiché temevano il popolo».[4]

Nella narrazione lucana non c'è riferimento all'episodio di Betania, con la donna che versa olio prezioso sul capo di Gesù, come ragione del tradimento di Giuda. L'evangelista propone una lettura che trascenda da un evento materiale: fu satana ad entrare in Giuda, prima che questi si recasse dai sommi sacerdoti a tradire Gesù:

« Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici. Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani. Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro. Egli fu d'accordo e cercava l'occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla. »   (Luca 22:3-6)

Durante l'Ultima cena, Gesù fa un riferimento al tradimento, ma in termini differenti dalla narrazione di Matteo e senza nominare esplicitamente Giuda:

« «Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell'uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell'uomo dal quale è tradito!». Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò. »   (Luca 22:21-23)

Dopo l'orazione nel Getsemani, Gesù viene arrestato. La versione in Luca è simile alle altre due:

« Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?». »   (Luca 22:47-48)

Vangelo secondo Giovanni[modifica | modifica wikitesto]

Carl Bloch, L'ultima cena (fine del XIX secolo). Giuda si allontana dalla mensa dove Gesù celebra l'ultima cena; si tratta di un episodio narrato dal solo Vangelo secondo Giovanni.

Anche in Giovanni è narrato l'episodio dell'unguento, ma qui la donna è identificata esplicitamente con Maria la sorella di Lazzaro. L'apostolo che si lamenta con Giuda, di cui si dice che era un ladro:

« Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. »   (Giovanni 12:4-6)

Anche il quarto vangelo contiene un riferimento a satana come istigatore di Giuda («già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo» 13,2b). Durante la cena, Gesù indica esplicitamente Giuda come il traditore e gli dice di fare presto ciò che deve fare; Giuda si allontana:

« Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di', chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. »   (Giovanni 13:21-30)

L'ultimo riferimento a Giuda nel quarto vangelo è presente nell'episodio dell'arresto, in cui Giuda arriva a capo di un distaccamento di soldati e non bacia Gesù, che invece si fa avanti da solo:

« Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. »   (Giovanni 18:2-5)

Morte di Giuda[modifica | modifica wikitesto]

La morte di Giuda è riportata nel Nuovo Testamento da Matteo e Luca (Atti). Le due versioni sono differenti e in contrasto tra loro: secondo molti teologi cristiani, gli autori forniscono una lettura teologica dell'evento, piuttosto che un resoconto storico dettagliato[5], anche se altri, come Giuseppe Ricciotti (1890-1964), conciliano le due narrazioni attribuendole a due momenti differenti, l'impiccagione con rottura del ramo o della corda e conseguente caduta mortale[6].

Vangelo secondo Matteo[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentazione medioevale di Giuda impiccato assediato dai demoni (Autun, cattedrale). L'impiccagione di Giuda è ripresa dal racconto della sua morte inserito nel Vangelo secondo Matteo.

Il solo Matteo narra, all'interno degli eventi del processo di Gesù, che venuto a conoscenza della condanna di Gesù, Giuda si pentì del proprio tradimento, gettò via il denaro ricevuto e si andò ad uccidere.

« Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!». Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. »   (Matteo 27:3-5)

Nella narrazione del Vangelo secondo Matteo, la morte di Giuda è messa in relazione con una profezia di Geremia.

« Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato "Campo di sangue" fino al giorno d'oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore. »   (Matteo 27:6-10)

Le monete, abbandonate nel tempio, vennero utilizzate dai sommi sacerdoti per comprare il cosiddetto «Campo del vasaio» (in ebraico Akeldamà), riservato alla sepoltura degli stranieri. L'evangelista sottolinea che ciò avvenne come per adempimento di una profezia di Geremia; in realtà la profezia è contenuta nel libro di Zaccaria: «Essi allora pesarono trenta sicli d'argento come mia paga. Ma il Signore mi disse: "Getta nel tesoro questa bella somma, con cui sono stato da loro valutato!". Io presi i trenta sicli d'argento e li gettai nel tesoro della casa del Signore.». (11:12b-13).

Atti degli Apostoli[modifica | modifica wikitesto]

Negli Atti degli Apostoli è data un'altra versione della morte di Giuda. Nel primo capitolo è infatti riferita la storia narrata da Pietro apostolo dinanzi a un centinaio di seguaci, poco tempo dopo la risurrezione di Gesù. L'occasione è l'estrazione a sorte necessaria per decidere il sostituto di Giuda nel gruppo dei Dodici:

« In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli (il numero delle persone radunate era circa centoventi) e disse: «Fratelli, era necessario che si adempisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fece da guida a quelli che arrestarono Gesù. Egli era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere. La cosa è divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel terreno è stato chiamato nella loro lingua Akeldamà, cioè Campo di sangue. Infatti sta scritto nel libro dei Salmi:
La sua dimora diventi deserta,
e nessuno vi abiti,
il suo incarico lo prenda un altro.
 »   (Atti 1:15-20)

Secondo la versione di Pietro tramandata da Atti, Giuda non gettò via il denaro avuto per il suo tradimento, ma ci comprò il campo poi noto come Akeldamà, lo stesso che nella versione riportata dal Vangelo secondo Matteo era stato acquistato dai sacerdoti. Pietro non parla esplicitamente di impiccagione.

A seguito dell'estrazione, il posto di Giuda fu preso da Mattia.

Eventi narrati in altre fonti[modifica | modifica wikitesto]

Prima pagina del Vangelo di Giuda, dal Codex Tchacos

Giuda Iscariota è il protagonista del Vangelo di Giuda, un vangelo in lingua greca datato tra il 130 e il 170, avente una spiccata impronta gnostica. In questa opera, «il tradimento dell'apostolo è dipinto come un atto di obbedienza» e poiché «il sacrificio del corpo carnale di Gesù è la chiave della redenzione» in effetti «Giuda nel testo si profila come un eroe, che finisce per essere invidiato ed addirittura maledetto».[7] In questo vangelo, Giuda muore lapidato dagli altri apostoli.

Lo scrittore cristiano Papia di Ierapoli, attivo all'inizio del II secolo, narra che Giuda, dopo il tradimento, andò in giro vagabondando, con il corpo così gonfio da non poter passare lì dove un carro poteva passare con facilità; e morì travolto da un carro, con le viscere che uscirono dal suo corpo.[8]

Nel IV secolo, il vescovo persiano Afraate narrò che Giuda si era legato una pietra al collo e si era gettato nel mare, morendo.[9]

Nel Vangelo di Barnaba, un testo medioevale di matrice islamica attribuito a Barnaba apostolo, si narra che fu Giuda, e non Gesù, ad essere processato e crocifisso.[10] Anche questo testo riprende la tradizione giovannea secondo la quale Giuda era il depositario delle elemosine ricevute, e come tale Gesù si rivolge a lui per avere una moneta nell'episodio del "Date a Cesare...", ma che rubava una parte del denaro affidatogli;[11] anche il riferimento al tradimento di Giuda durante l'ultima cena e il suo ruolo giocato nell'episodio dell'olio profumato sono ripresi dal quarto vangelo dall'autore del Vangelo di Barnaba.[12] La narrazione diverge da quella canonica quando Giuda guida le guardie nell'arresto di Gesù: Dio manda i suoi arcangeli a nascondere Gesù, e muta le sembianze del traditore in modo che siano uguali a quelle del ricercato, tanto che le guardie lo catturano e lo portano dinanzi al tribunale.[13]

Questioni teologiche[modifica | modifica wikitesto]

Giuda è stato una figura di grande interesse per molti gruppi esoterici e molte sette gnostiche, a causa dell'apparente contraddizione nell'idea del "tradimento di Dio". Infatti questa idea implica una delle seguenti alternative:

a) Gesù non poté prevedere il tradimento di Giuda;
b) Gesù non fu in grado di impedire la sua azione;
c) Gesù consentì a Giuda di tradirlo;
d) Giuda fu un complice informato sul destino programmato di Gesù.

Ireneo registra il pensiero di una setta gnostica, i cainisti, i quali credevano che Giuda fosse uno strumento della Sophia, perciò avvantaggiato dall'odio del Demiurgo. Il suo tradimento di Gesù fu perciò una vittoria sul mondo carnale. I cainisti successivamente si divisero in due gruppi, entrambi lodanti Giuda sopra Gesù Cristo, ma in disaccordo circa il significato di Gesù nella loro cosmologia.

I Vangeli canonici suggeriscono che Gesù fosse a conoscenza del tradimento di Giuda e che lo consentì o che sapesse semplicemente che doveva accadere così "per destino"; l'apocrifo Vangelo di Giuda lascia intendere addirittura che vi fosse un'intesa in proposito tra Cristo e il discepolo.

Questioni filosofiche[modifica | modifica wikitesto]

Il bacio di Giuda del Beato Angelico

Giuda è inoltre il soggetto di molti trattati filosofici, compreso "The Problem of Natural Evil", Il problema della malvagità naturale di Bertrand Russell e "Three Versions of Judas", Tre versioni di Giuda, una breve storia di Jorge Luis Borges. Entrambi dichiarano le varie contraddizioni ideologiche problematiche, con la discrepanza fra le azioni di Giuda e la sua punizione eterna.

  • Se Gesù prevede il tradimento di Giuda allora Giuda non ha nessun libero arbitrio e non può evitare di tradire Gesù.
  • Se Giuda non può controllare il suo tradimento di Gesù, allora, la sua punizione e rappresentazione come traditore nella cultura occidentale non è meritata.
  • Se Giuda è stato mandato all'Inferno per il suo tradimento, ed il suo tradimento era un gradino necessario nella morte di Gesù Cristo per la salvezza umana, allora Giuda è stato punito per la salvezza umana.
  • Se Gesù ha sofferto soltanto mentre moriva sulla croce ed è quindi asceso al Paradiso, mentre Giuda deve soffrire per l'eternità nell'Inferno, allora Giuda ha sofferto per i peccati dell'umanità molto più di Gesù ed il suo ruolo nella penitenza è quindi molto più importante.

La Bibbia inoltre dichiara che sulla croce Cristo perdonò coloro che avevano contribuito alla sua morte, dicendo che "non sanno quello che fanno", tuttavia Giuda sembra non essere incluso in questo perdono, poiché invece di chiederlo si suicidò. Ciò nonostante si pensa che Giuda dovesse tradire Gesù "per destino", altrimenti non avrebbe potuto portare a termine il suo compito di togliere i peccati del mondo.

Interpretazioni moderne[modifica | modifica wikitesto]

Il bacio di Giuda, Bom Jesus di Braga (XVII secolo)

La maggior parte dei cristiani moderni, siano essi laici, facenti parte del clero o teologi, considerano ancora Giuda come un traditore. Infatti il termine Giuda è entrato nel linguaggio comune come sinonimo di traditore. Tuttavia, alcuni studiosi hanno abbracciato una teoria alternativa secondo cui Giuda sarebbe stato solamente il negoziatore di un prestabilito scambio di prigionieri (susseguente alla rivolta dei cambiavalute) che consegnò Gesù alle autorità romane di comune accordo, e il successivo ritratto di Giuda come traditore sarebbe una alterazione storica. Nel suo libro Il complotto di Pasqua, il teologo britannico Hugh J. Schonfield sostiene che la crocifissione di Cristo è stato un auto-complotto, mirato al riavverarsi della profezia biblica, e che Giuda agì di concerto con Gesù, il quale consentì al discepolo di consegnare il suo maestro alle autorità.

L'ipotesi di Schonfield - che trova anche riscontro nell'apocrifo Vangelo di Giuda - riconosce nelle note azioni di Giuda l'avverarsi della profezia, senza ammettere che le profezie si siano realmente avverate nella storia. Questa interpretazione divenne molto conosciuta al pubblico dal controverso film L'ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese. Nel film Dracula 2000, si suggerisce che Dracula fosse Giuda Iscariota.

Nel film di Norman Jewison Jesus Christ Superstar (1973), tratto dal musical di A. L. Webbern e T. Rice, l'apostolo traditore - interpretato dal cantante di colore Carl Anderson - si mostra dapprima confuso dall'amicizia fra Gesù e Maria Maddalena e poi preoccupato dalla commozione generale che il Maestro sta creando a Gerusalemme. Si disse che il film gettava una luce favorevole su Giuda, il più saggio e moralista dei personaggi che tra l'altro nella scena precedente la crocifissione torna dal paradiso (dove era evidentemente salito in seguito al suicidio di poche ore prima...) e chiede a Gesù di spiegargli il perché del suo comportamento da superstar. Ma la scena più controversa è quella dell'ultima cena: quando Gesù dice agli apostoli (brilli) che qualcuno di loro sta per andare a tradirlo, Giuda gli risponde: "Sei tu a volere che lo faccia. Meriteresti che restassi qui a rovinare le tue ambizioni".

Perfino lo sceneggiato Gesù di Nazareth (1977) di Franco Zeffirelli, realizzato con la consulenza di un monsignore e di un reverendo, ridimensionò notevolmente la malvagità presunta dell'apostolo. Giuda (interpretato da Ian McShane) si presenta al Maestro come erudito (traduce testi latini e greci in ebraico e aramaico), lo rappresenta presso gli zeloti (e accoglie per primo il futuro apostolo Simone il Cananeo, dopo la sua decisione di non condividere l'ostilità dei compagni) e desidera che Gesù si metta d'accordo con Caifa e i Farisei; per questo decide di costringerlo ad andare con le guardie del tempio. Ma quando chiede allo scriba Zerah di essere ammesso a quello che credeva un dibattito, ottiene come risposta che ci sarà invece un processo per bestemmia. In aggiunta, Zerah decide solo in quel momento di consegnargli i trenta denari, facendo capire che non erano stati affatto messi in conto. Dapprima sbalordito e incredulo, poi presa coscienza dell'inganno, Giuda non può fare a meno di provare rimorso: benché le sue intenzioni fossero buone, la conseguenza è stata comunque un tradimento. Giuda si impicca all'alba del giorno della crocifissione. La scena termina col particolare dei trenta denari sparsi sull'erba. Dopo la crocifissione, poi, allorché gli apostoli si trovano nascosti nel cenacolo per sfuggire agli arresti (e sono restii a credere a Maria Maddalena che rivela loro che Cristo è risorto), Pietro dice: "Anche noi abbiamo tradito il Maestro".

È stato anche ipotizzato che i sacerdoti, per ottenere l'aiuto di Giuda, potrebbero avergli prospettato la minaccia di un arresto di Gesù da parte dei Romani e la possibilità di evitarlo se il Sinedrio avesse potuto interrogare preventivamente Gesù[14].

In una omelia pronunciata il giovedì santo del 1958, don Primo Mazzolari, pur senza discostarsi dalla tradizionale versione della Chiesa cattolica, propone un'interessante riflessione sulla figura dell'apostolo, appellato "Giuda, fratello nostro"[15].

Studiosi moderni hanno invece tentato di cogliere anche nell'atto del suicidio la ricerca di ripristinare la propria fedeltà nei confronti del maestro, pagando persino con la propria vita questa sua ricerca di perdono. Secondo Andrea Tornielli all'origine di questo gesto estremo non ci fu tanto il tradimento di Gesù, quanto piuttosto il ritenere che il Maestro non l'avrebbe perdonato, al contrario di quanto fece Pietro dopo il triplice rinnegamento[16]. C'è addirittura chi riesce a considerare sotto una luce positiva il suicidio, come fa ad esempio l'avvocato parigino Remy Bijaoui ritenendo che il suicidio di Giuda fosse non una negazione della misericordia divina, bensì un atto di speranza e di fede nel perdono[17].

Anna Katharina Emmerick, le cui rivelazioni ispirarono Mel Gibson nel suo "La Passione di Cristo" svela in una delle sue visioni: "Giuda giunse in una zona fangosa piena di immondizie e, in questo lurido luogo, Satana la fece finita con lui sussurrandogli: Lo stanno conducendo a morte perché tu l'hai venduto! Miserabile, come potrai sopravvivere?. Spinto dall'estrema disperazione, il traditore prese la cintura e si impiccò a un albero. Subito dopo il suo corpo crepò e io vidi le sue viscere spargersi per terra"[18]. Secondo la santa tedesca il traditore è dunque inevitabilmente dannato.

Papa Benedetto XVI, nel corso dell'udienza generale di mercoledì 18 ottobre 2006, cerca di delineare la figura di Giuda Iscariota: colui che è sempre nominato per ultimo nelle liste dei Dodici Apostoli. Il Romano Pontefice definisce la "sorte eterna" dell'apostolo traditore, "un mistero" sconosciuto al giudizio dell'uomo in considerazione del fatto che Giuda "si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente»" (Mt 27,3-4). Anche se il suo pentimento è degenerato in disperazione e così è divenuto autodistruzione (suicidio), spetta solo a Dio, nella sua Infinita Misericordia, misurare il suo gesto.

Sempre Papa Benedetto XVI, nel corso dell'Angelus del 26 agosto 2012, rintraccia i prodromi del tradimento di Giuda nella volontà di Gesù di non mettersi a capo di alcuna rivolta armata contro i Romani, (proponendo un'inedita immagine di un Giuda che diventa traditore in quanto politicamente tradito dal suo Maestro) allinenando di fatto l'apostolo al gruppo politico-religioso degli Zeloti. "Giuda", ha affermato il pontefice, " voleva un Messia vincente, che guidasse una rivolta contro i Romani, ma Gesù aveva deluso queste aspettative. Così, sentendosi tradito da Gesù, Giuda decise che a sua volta lo avrebbe tradito". Gesù, consapevole di questo, tuttavia, non fece nulla per allontanare da sé il futuro traditore, che quindi rimase con il Maestro "non per fede, ma con il segreto proposito di vendicarsi"[19]. Una variante di quest'interpretazione è che Giuda, consegnando Gesù ai sacerdoti, voleva metterlo con le spalle al muro costringendolo a rivelarsi come messia, cosa che non avvenne e che provocò il suo rimorso[20].

Etimologia di "Giuda Iscariota"[modifica | modifica wikitesto]

Conscious, Judas di Nikolaj Ge, (1891)

In greco, nel Nuovo Testamento, Giuda Iscariota è chiamato Ιουδας Ισκαριωθ (Ioudas Iskariôth) e Ισκαριωτης (Iskariôtês).

"Judas" è la forma greca del nome comune Giuda (יהודה, Yehûdâh, in ebraico "lodato"). Cosa significhi "Iscariota" non è chiaro, a parte il suffisso greco "-otes", che è simile all'italiano "-iano" o "'-iota". Tuttavia nessun territorio di nome "Iscaria" è mai esistito.

Un possibile luogo di nascita è Keriot-Chezron, menzionato solo nel libro di Giosuè (15, 25): era una delle città poste all'estremità della tribù dei figli di Giuda, verso il confine di Edom, nel Neghev. Keriot non è comunque ricordato in nessun altro testo.

Ci sono due ipotesi principali sul significato di questo nome, ciascuna delle quali deve soddisfare alcune aspettative per essere credibile: una etimologia deriva "Iscariota" dall'ebraico איש־קריות, Κ–Qrîyôth, cioè "uomo di Kerioth", la città (o più probabilmente l'insieme di città) di Kerioth, in Giudea, in nessun altro modo collegata a nessun evento o personaggio nel Nuovo Testamento, né menzionata in alcun documento del periodo. Poiché l'aramaico era la lingua del tempo, e tutti gli altri personaggi biblici hanno cognomi e soprannomi aramaici, questo nome ebraico-giudaico avrebbe marcato Giuda come diverso rispetto agli altri discepoli della Galilea.

Nella seconda, "Iscariota" sarebbe la traduzione dall'ebraico di Ekariot che significa sicario. Durante la dominazione romana della Palestina, il soprannome di Ekariots veniva dato agli zeloti più oltranzisti i quali eseguivano azioni di terrorismo anche in forma isolata.

« In Gerusalemme nacque una nuova forma di banditismo, quella dei così detti sicari (Ekariots), che commettevano assassini in pieno giorno nel mezzo della città. Era specialmente in occasione delle feste che essi si mescolavano alla folla, nascondevano sotto le vesti dei piccoli pugnali e con questi colpivano i loro avversari. Poi, quando questi cadevano, gli assassini si univano a coloro che esprimevano il loro orrore e recitavano così bene da essere creduti e quindi non riconoscibili »
(Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica II- 12)

Al tempo di Gesù, anche a seguito della dominazione straniera in atto per opera dell'Impero Romano, la maggior parte di coloro che attendevano il Messia supponeva che si sarebbe trattato di una personalità in grado di restituire l'autonomia politica agli Ebrei e di restaurare il Regno di Israele. La fede in un Messia-Liberatore era propria, probabilmente, di tutte le principali correnti spirituali giudaiche, sebbene con differenti implicazioni e sfumature. Gli Zeloti ritenevano che occorresse in ogni modo favorire le circostanze dell'avvento del Messia, anche con il ricorso alla violenza. Il gesto di Giuda, può essere allora visto come un metodo per indurre Gesù a scatenare la rivolta contro i romani.

I termini che indicano i combattenti messianisti sono:

  • in ebraico: Qanana e Bariona,
  • in greco: Zelotes e Lestes,
  • in latino: Sicarii, Latrones e Galilaei (Sicari, Ladroni e Galilei).

È possibile che la voce latina sia stata tradotta in aramaico in un termine simile a "Iscariota". Per certo sappiamo che su alcuni manoscritti antichi anche a questo apostolo si affianca l'appellativo Zelotes (vedi S.G.F. Brandon, Gesù e gli Zeloti, Rizzoli Editore, 1983, Milano e vedi anche Novum Testamentum Graece et latine, E. Nestle, Stuttgart, 1957, in cui l'apostolo è definito Ιονόας ζελοτες).
Giuda, assieme a Simone Zelota, è il secondo apostolo da annoverare nella cerchia dei messianisti. Inoltre, prova della familiarità con l'uso delle armi nella cerchia degli apostoli, di seguito sono riportate alcune citazioni:

« ...Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro... »

Gv18,10

« ... Poi disse loro: "Quando vi mandai senza borsa, senza sacca da viaggio e senza calzari, vi è forse mancato qualcosa?" Essi risposero: "Niente". Ed egli disse loro: 36 "Ma ora, chi ha una borsa, la prenda; così pure una sacca; e chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. 37 Perché io vi dico che in me dev'essere adempiuto ciò che è scritto: "Egli è stato contato tra i malfattori". Infatti, le cose che si riferiscono a me, stanno per compiersi". 38 Ed essi dissero: "Signore, ecco qui due spade!" Ma egli disse loro: "Basta!"... »

Lc22,35-38

Infine "Iscariota" potrebbe anche derivare dall'aramaico sheqarya' o shiqrai, che indica una persona che froda; "un falso" può essere tradotto come ishqaraya. Un'altra ipotesi fa derivare il termine da sakar, cioè colui che consegna.

A causa del suo ruolo nel tradimento di Gesù, il nome di Giuda, che fu molto comune al tempo in cui visse, ha quasi interamente perso il suo uso di nome proprio presso i cristiani, mentre è ancora utilizzato in Ebraico (Yehuda) ed esiste il nome Jude, che ha la stessa etimologia.

Da notare infine, l'interessante assonanza del nome -Giuda- con l'attuale "giudizio" o "judex" giudice, in latino, ossia "colui che ha capacita' di "jus" giustizia, diritto, e "dic-ere", dire, pronunciare."

Giuda nei testi sacri ortodossi[modifica | modifica wikitesto]

Negli inni del Mercoledì santo degli ortodossi (il mercoledì prima di Pasqua), Giuda è messo in contrasto con la prostituta che ha unto Gesù con dei profumi costosi e ha lavato i suoi piedi con le proprie lacrime. Secondo i Vangeli Giuda protestò a questa apparente stravaganza, insinuando che il denaro speso per il costoso profumo poteva essere dato ai poveri, sebbene fosse in realtà seccato di non poterli intascare di nascosto. Dopo di ciò Giuda si recò dai Capi del Sinedrio ed offrì di tradire Gesù per denaro. L'inno del Mercoledì santo pone le due figure a contrasto, incoraggiando i fedeli a non seguire l'esempio del falso discepolo e a seguire l'esempio di pentimento della prostituta. Il mercoledì è tradizionalmente un giorno di astinenza da carne, latticini, vino e olio di oliva in memoria del tradimento di Giuda. Le preghiere per prepararsi a ricevere l'Eucaristia menzionano il tradimento di Giuda: Non rivelerò i tuoi misteri ai tuoi nemici, né, come Giuda, ti tradirò con un bacio, ma testimonierò la mia fede in te come il Buon Ladrone.

Giuda e l'antisemitismo[modifica | modifica wikitesto]

Duccio di Buoninsegna, Patto di Giuda, retro della Maestà, 1308-1311, Siena, Museo dell'Opera del Duomo.

Alcuni studiosi ipotizzano che il personaggio di Giuda Iscariota sia una personificazione mitologica antiebraica, che riassumerebbe in sé gli ebrei, ritenuti responsabili della condanna a morte di Cristo. La parola "Giuda" deriva dal latino "Judaeus", che come il Greco Ιουδαιος ("Ioudaios") poteva anche significare "Giudeo". Tuttavia il nome Giuda è un nome comune nell'ambiente ebraico, ed anche un altro apostolo, considerato santo, porta questo nome.

Secondo l'ipotesi mitologica antisemita nel Vangelo di Giovanni l'autore o un redattore successivo potrebbe aver cercato di tracciare un parallelo tra Giuda, la Giudea, e i giudei (o ebrei) nei versetti 6:70 e 7:1:

6:70 Rispose Gesù: "Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!" Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi, infatti, stava per tradirlo, uno dei Dodici..
7:1 Dopo questi fatti, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più girare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.

In greco, la lingua dei Vangeli, le parole "Giuda", "Giudea", "giudei" hanno questa forma: Ιουδας (Ioudas) -- Ιουδαια (Ioudaia) -- Ιουδαιοι (Ioudaioi). In latino, la lingua della Bibbia in uso in occidente, (la Vulgata), esse hanno la forma seguente:Judas -- Judaea -- Judaei. Qualunque fossero le intenzioni originali degli autori o redattori originari del Vangelo di Giovanni, tuttavia, la somiglianza fra il nome "Giuda" e le parole che significano "giudeo" in varie lingue europee può avere contribuito all'antisemitismo. Nel tedesco troviamo Judas -- Judäa -- Jud; in spagnolo Judas -- Judea -- judío; e in francese Judas -- Judée -- juif.

Nel tempo, Giuda finì con l'essere visto come l'archetipo dell'Ebreo. Si disse che aveva i capelli rossi, chiamati proverbialmente "color di Giuda", e l'antico stereotipo degli Ebrei era che avessero essi pure i capelli rossi: si dice che l'usuraio ebreo Shylock nel Mercante di Venezia di William Shakespeare sia stato rappresentato con i capelli rossi sulla scena elisabettiana. Il tradimento di Cristo operato da Giuda per denaro fu anche visto come un esempio tipico di venalità ed avidità degli Ebrei.

Qualche critico moderno della cultura europea afferma che in dipinti ed opere d'arte del Medioevo e del Rinascimento Giuda era raffigurato con caratteristiche dello stereotipo ebraico, mentre gli altri apostoli erano ritratti come nordeuropei dalla corporatura solida. Questa ipotesi non è suffragata da prove.

Interpretazioni nell'arte e nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Nella cultura occidentale, Giuda è diventato l'archetipo del traditore, con alcuni ruoli in quasi tutte le letterature che raccontano la storia della Passione di Cristo. Nella Divina Commedia di Dante Alighieri, è condannato al più basso cerchio dell'Inferno (canto XXXIV), la Giudecca, dove è una delle tre anime dannate che vengono masticate per l'eternità da Lucifero. Gli altri due sono Bruto e Cassio, traditori di Giulio Cesare che rappresenta la Maestà Terrena. Mentre questi due subiscono la masticatura delle gambe e del basso ventre, Giuda, che ha tradito la Maestà Divina, è infilato al contrario, cioè per la testa, nelle fauci del diavolo, e agita all'esterno solo le gambe: "Quell'anima là sù c'ha maggior pena", / disse 'l maestro, "è Giuda Scarïotto, / che 'l capo ha dentro e fuor le gambe mena" (vv. 61-63).

Ne Il Riscatto di Adamo nella morte di Gesù Cristo (popolarmente detto il Mortorio, 1750) di Filippo Orioles Giuda, inseguito dalla Speranza, dal Pentimento, dal Perdono e dalla Fede, mentre s'impicca in preda al rimorso, prega la terra di aprirsi e così accade, sprofondando nell'Inferno.

Nella cultura contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Altri autori hanno dato all'apostolo un'immagine diversa, attribuendogli un valore positivo. È il protagonista del discusso romanzo Memorie di Giuda (1870) di Ferdinando Petruccelli della Gattina, in cui viene raffigurato come un rivoluzionario intento a liberare gli Ebrei dai Romani.

Le Tre versioni di Giuda di Jorge Luis Borges danno alcune interpretazioni alternative della storia di Giuda e una di esse conclude che Giuda è il vero salvatore dell'umanità, in quanto essenziale per il sacrificio salvifico di Gesù Cristo.

Nel capolavoro Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov, l'intera storia di Cristo è rappresentata in maniera diversa. Per quanto riguarda Giuda, Bulgakov presenta una parodia del traditore di Cristo, come se la Gerusalemme del I secolo fosse la Mosca degli anni venti-trenta. Ponzio Pilato, parlando di Giuda con il capo dei suoi servizi segreti, commenta: «Mi aspetto che tu faccia del tuo meglio per aiutarlo». Dopo l'uccisione di Giuda («Un peccato, capisco che hai fatto del tuo meglio...»), Pilato si chiede retoricamente «può essersi ucciso?», cominciando il racconto biblico del suo suicidio.

Nel romanzo La gloria di Giuseppe Berto (1978) la figura di Giuda è vista come quella di uno strumento di Dio perché si realizzi la storia della salvezza.

Nel 2007 lo scrittore Jeffrey Archer, aiutato dal professor Francis J. Moloney, dottore in teologia, ha scritto Il Vangelo secondo Giuda, una personale versione immaginaria degli eventi della passione di Cristo visti dal punto di vista di Giuda. Il libro non ha nulla a che vedere, in ogni caso, con i contenuti del Vangelo di Giuda.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Nel film musicale Jesus Christ Superstar (1973) Giuda, impersonato dall'attore afroamericano Carl Anderson, viene rappresentato come un uomo che crede e ama Gesù, ma vuole un'organizzazione di carità duratura più che un ordine religioso. Ha paura dell'emergenza che una religione incentrata su Gesù causerebbe una reazione dei romani su tutti gli ebrei. Dilaniato dall'amore per Cristo e dalla paura della distruzione imminente, preferisce tradire Gesù.

La canzone di Bob Dylan With God on Our Side (1964) contiene alcuni versi riferiti a Giuda.

La compilation di brani B-side degli Smashing Pumpkins è chiamata in suo onore Pisces Iscariot. Nell'album di Rick Wakeman Criminal Record vi è una canzone di 10 minuti chiamata Judas Iscariot. Jovanotti, nelle canzoni Penelope e Fuori due contenute nel doppio album Buon sangue-Extra F.U.N.K., canta ...e Giuda non si è mai capito bene / se quel bacio fu un tradimento o la più grande fedeltà....

Antonello Venditti ha scritto una canzone, Giuda appunto, in cui dall'inferno parla a Gesù.

Nella canzone del singolo Judas di Lady Gaga (2011) si possono trovare diverse interpretazioni: una più immediata che vede la cantante ricoprire il ruolo di Maria Maddalena, che segue il prototipo della donna che preferisce il "bello e maledetto" (Giuda) al "virtuoso" (Gesù), pur riconoscendo i difetti del primo e i pregi del secondo; la seconda vede invece Giuda come la parte di noi che riteniamo ingiustamente maligna, riallacciandosi quindi alla teoria gnostica che vedrebbe Giuda come un salvatore più che un traditore.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Nel manga Hellsing, Iscariota è il nome della squadra omicida del Vaticano, conosciuta anche come la Sezione XIII, il Giuda Zelota e il Giuda Assassino. Questo appare dal loro giuramento.

Nel fumetto L'uomo del Sertão, per la collana Un uomo un'avventura, Hugo Pratt presenta la vicenda anche dal punto di vista di uno dei compagni del protagonista: lo tradisce per farlo diventare un martire, un'icona, e nel farlo si richiama alla figura di Giuda, tracciando un parallelo tra sé stesso e quest'ultimo.

Nel fumetto Vampirella il Papa Nero è un vampiro che si scopre essere, oltre al primo vampiro, anche l'Iscariota in persona.

Nel film Il corvo 2, il personaggio di Judah è l'Iscariota perché il protagonista gli dice "Va all'Inferno" e Judah risponde "Ci sono già stato!"

Nel film Dracula's Legacy - Il fascino del male, il personaggio di Dracula è la reincarnazione di Giuda Iscariota. Questo spiega perché Dracula teme la croce, l'argento e la Bibbia, e perché sia condannato a stare nel mondo in eterno. L'Adamo dei vampiri è interpretato dall'attore scozzese Gerard Butler.

Nella miniserie Barabba (2012), Giuda Iscariota è interpretato dall'attore-cantante Matteo Branciamore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alcune interpretazioni di Iscariota (file pdf) di G. Bastia
  2. ^ Vangelo secondo Marco 13,19.
  3. ^ Vangelo secondo Matteo 26,3-5.
  4. ^ Vangelo secondo Luca 22,2.
  5. ^ F. J. Bergen New Catholic Encyclopedia 2005 New York, pag.15
  6. ^ "Della fine di Giuda abbiamo una doppia relazione con interessanti divergenze, le quali sono di particolare valore nel confermare l'identità sostanziale del fatto" [...] "Le due relazioni sembrano riferirsi a due momenti diversi dello stesso fatto: dapprima Giuda si impiccò, quindi il ramo dell'albero o la corda cui egli era appeso si stroncò, forse per le scosse convulsive, e allora il suicida precipitò in basso", in Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, 1962.
  7. ^ Craig Evans, http://www.ngcitalia.it/explore/judas/index.aspx
  8. ^ Papia, frammento 3, 1742-1744.
  9. ^ Afraate, Demonstratio XIV: Exhortatoria 10 (citato in Arie W. Zwiep, Judas and the choice of Matthias: a study on context and concern of Acts 1:15-26, Mohr Siebeck, 2004, ISBN 978-3-16-148452-0, p. 1).
  10. ^ Vangelo di Barnaba, 217, citato in Zwiep.
  11. ^ Vangelo di Barnaba, capitoli XIV e XXXI.
  12. ^ Vangelo di Barnaba, capitoli LXXII, CCV e CCXIII.
  13. ^ Vangelo di Barnaba, capitoli CCXV-XXVII.
  14. ^ Vittorino Andreoli, Il Gesù di tutti, Piemme, 2013
  15. ^ Riflessioni su Giuda Iscariota, nostro fratello
  16. ^ Andrea Tornielli, La Passione, cap.1 pag.49
  17. ^ Remy Bijaou, Processo a Giuda, Marietti 1820 editore
  18. ^ Anna Katherine Emmerich, La Passione del Signore, edizioni San Paolo 2004
  19. ^ "Gesù ha tradito Giuda": l'Angelus choc di Benedetto XVI - papa, ratzinger, benedetto xvi, giuda, gesu', cristo, gesu' cristo - Libero Quotidiano
  20. ^ Vittorio Messori, I denari e il potere

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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