Vangelo di Giuda

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« Ma tu sarai maggiore tra loro. Poiché sacrificherai l'uomo che mi riveste. »
(Gesù, nel Vangelo di Giuda, riferendosi a Giuda rispetto agli altri apostoli)
Prima pagina del Vangelo di Giuda, corrispondente alla pagina 33 del Codex Tchacos.

Il Vangelo di Giuda è un vangelo gnostico che riporta alcune conversazioni tra Gesù e l'apostolo Giuda Iscariota, trascritte non da Giuda stesso, ma da cristiani gnostici seguaci di Gesù. Questo vangelo è riportato in un manoscritto in lingua copta risalente all'inizio del IV secolo; è stato suggerito che la versione copta sia la traduzione di un'edizione più antica in lingua greca, ma non c'è accordo tra gli studiosi su questo punto. Il Vangelo di Giuda fu composto tra il 130 e il 170 circa; la datazione si basa sulla maturità della teologia contenutavi, sul fatto che presume la conoscenza dei vangeli canonici e sulla testimonianza di Ireneo di Lione.

Secondo i vangeli canonici, Giuda tradì Gesù consegnandolo alle autorità del Tempio di Gerusalemme, le quali a loro volta lo consegnarono a prefetto Ponzio Pilato, massima autorità romana della regione, che lo mise a morte per crocifissione. Il Vangelo di Giuda, invece, presenta Giuda in una prospettiva molto differente, secondo la traduzione preliminare del 2006 della National Geographic Society: il gesto dell'apostolo non fu un tradimento, ma l'esecuzione di un ordine di Gesù stesso, che aveva bisogno di questo atto affinché il corso degli eventi che aveva progettato fosse messo in moto.

Questa raffigurazione è compatibile con gli insegnamenti dello gnosticismo, secondo i quali la forma umana è una prigione per l'anima; in tale ottica, il tradimento di Giuda (nel senso originale del termine, quello di traditio, "consegna") permise a Gesù di liberarsi dai suoi vincoli fisici. Secondo il Vangelo di Giuda questi insegnamenti, comprensivi della descrizione della cosmologia gnostica, non furono impartiti a tutti gli apostoli, ma rivelati privatamente da Gesù al solo Giuda, ritenuto più degno degli altri apostoli.

Si ritiene che fosse il testo sacro fondamentale dei Seziani, in quanto è citata la "stirpe di Set" come stirpe degli eletti, o comunque dei Cainiti, i quali tenevano in gran conto tutti i personaggi ritenuti riprovevoli nell'Antico Testamento, come Esaù, Cam, gli abitanti di Sodoma e Gomorra, lo stesso Giuda Iscariota e Caino, da cui la setta prese il nome, poiché essi avevano sofferto ed erano stati maledetti da Hysteraa, il Demiurgo, il Dio crudele veterotestamentario.[1] Infatti, in un passo di tale vangelo, Gesù deride i discepoli che pregano l'entità che loro credono essere il vero Dio, ma che è in realtà il malvagio Demiurgo.

Perduto per 1600 anni, un manoscritto, il Codex Tchacos, è stato ritrovato presso una caverna a Minya (Egitto) nel 1978, che dopo diverse peripezie e viaggi nel mondo è stato restaurato a partire dal 2001. Nel 2006 è stata pubblicata la prima versione in lingua italiana a cura della National Geographic Society.

Tradizione manoscritta[modifica | modifica wikitesto]

Il Vangelo di Giuda, al pari di molti altri vangeli gnostici, è andato perduto con l'estinguersi dello gnosticismo, fiorito nei primi cinque secoli del cristianesimo.

Per secoli di esso rimasero disponibili solo brevi citazioni indirette ad opera di alcuni Padri della Chiesa. In particolare il testo viene citato per la prima volta da Ireneo di Lione nella sua opera Adversus haereses ("Contro le eresie"), scritta attorno al 180:

« [...secondo i Cainiti] solo Giuda il traditore conosceva la Verità come nessun altro e che per questo ha realizzato il mistero del tradimento, in seguito al quale tutto, in terra e in cielo, rimase sconvolto. Essi hanno dunque prodotto una storia fondata su dette basi e l'hanno chiamata Vangelo di Giuda. »
(Adversus haereses, I. 31,1)

Verso la fine degli anni settanta ne fu ritrovato presso El Minya, in Egitto un manoscritto in copto redatto su papiro e legato da un laccio di pelle. Il manoscritto, chiamato Codice Tchacos, è composto da 66 pagine e 4 opere:

L'esame al carbonio 14 di alcuni campioni e del contenitore esterno del manoscritto, avvenuto nell'università dell'Arizona, hanno fornito datazioni diverse, la cui media si aggira tra il 220 e il 340, con un margine d'errore di 50 anni. Gli studiosi hanno proposto datazioni dello scritto oscillanti tra il III e il IV secolo, e vi è chi, sulla base del metodo paleografico, si spinge sino alla fine del quarto secolo.[senza fonte]

Il manoscritto, dopo lunghe peripezie e passaggi di proprietà, rimase in una cassetta di sicurezza a Long Island (USA) per 16 anni prima di venire acquistato dall'antiquaria di Zurigo Frieda Nussberger-Tchacos nel 2000 per circa 300.000 dollari. Dopo aver tentato per due volte di rivenderlo, Tchacos, preoccupata dal deterioramento del testo, lo affidò nel 2001 alla Maecenas Foundation for Ancient Art di Basilea per farlo conservare e tradurre.[2] Il manoscritto è stato autenticato e tradotto dopo un lavoro durato cinque anni. Alcune pagine ricostruite sono state mostrate in pubblico per la prima volta il 6 aprile 2006 a Washington (Usa), nella sede della National Geographic Society.

Datazione e caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Vangelo di Giuda fu composto prima del 180, anno indicativo della sua prima menzione da parte di Ireneo di Lione; se fosse effettivamente un'opera dei Cainiti e se questi fossero effettivamente dipendenti in qualche modo dagli insegnamenti di Marcione, il Vangelo di Giuda non potrebbe essere stato composto prima del 130 circa.[3]

Si tratta di un testo – l'unico fin qui noto - che prende le difese di Giuda Iscariota, discepolo di Gesù; il contenuto del vangelo mostra forti analogie con la dottrina dei Cainiti e dei seguaci di Basilide. Il Vangelo di Giuda interpreta differentemente il rapporto tra Gesù e Giuda: contrariamente a quanto raccontano Matteo, Marco, Luca e Giovanni nel Nuovo Testamento, dove Giuda è ritratto come un traditore, secondo questo vangelo Giuda consegna Gesù alle autorità su richiesta dello stesso Cristo.

Craig Evans, docente di Nuovo Testamento presso l'Acadia Divinity College dell'Acadia University di Wolfville, in Canada, spiega il testo in questo modo: è come se Gesù avesse segretamente dato istruzioni a Giuda affinché lo consegnasse alle autorità romane. Si spiega così la frase a lui rivolta e riportata dal Vangelo secondo Giovanni: «Qualunque cosa tu debba fare, falla in fretta». «Il tradimento dell'apostolo è dipinto come un atto di obbedienza» e poiché «il sacrificio del corpo carnale di Gesù è la chiave della redenzione» in effetti «Giuda nel testo si profila come un eroe, che finisce per essere invidiato ed addirittura maledetto»[4].

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il Bacio di Giuda di Giotto, particolare (Padova)

Lo scritto narra gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù in chiave del tutto diversa rispetto ai vangeli canonici. Gesù appare in contrasto con le usanze e i culti diffusi e con gli stessi discepoli, ritenuti incapaci di comprendere il vero spirito della religione. Tra essi solo Giuda è in grado di servire veramente Dio e di mettere in atto i suoi propositi. Il Maestro chiede quindi a Giuda di favorire la sua cattura e la sua morte, che lo libererà dal corpo - in questo contesto il corpo è considerato un involucro in opposizione alla vera spiritualità.

Gesù parla poi al suo discepolo prediletto (Giuda) del vero significato della Genesi, espone quindi una complicata cosmogonia dove compaiono numerosi esseri sovrumani: angeli, angeli del caos, eoni e luminari, tutti guidati dallo Spirito supremo. Vi sono due specie di esseri umani: i primi sono uomini dall'anima immortale (equivalenti ai cosiddetti "pleromatici" o "uomini di luce" dello gnosticismo), creati da Dio secondo l'archetipo; i secondi sono esseri mortali, discendenti da Adamo e generati da un angelo del caos. Gli ultimi, la maggioranza degli uomini, non sono in grado di raggiungere la salvezza e praticano culti in onore di un falso dio, non conoscendo affatto la natura del vero Dio.

Questo tipo di concezione antropologica è tipica delle dottrine esoteriche gnostiche, come pure la complessa cosmogonia articolata in gerarchie di emanazioni che si susseguono.

Traduzione e controversie[modifica | modifica wikitesto]

La traduzione del Vangelo di Giuda è stata curata da Rodolphe Kasser, filologo e archeologo, uno dei massimi esperti moderni di copto antico[senza fonte], e da Marvin Meyer, professore della Chapman University, considerato un'autorità nel campo degli studi gnostici.[da chi?]April D. DeConick, professoressa di studi biblici alla Rice University, ha pubblicato il libro The Thirteenth Apostle: What the Gospel of Judas Really Says nel quale mette in discussione la prima traduzione. Secondo la sua traduzione Giuda non appare come il discepolo preferito da Gesù ma come un demone (ovvero, il tredicesimo demone). Nella prima traduzione infatti la parola daimon venne tradotta con spirito (il tredicesimo spirito), senza nessuna connotazione né negativa, né positiva, mentre lei lo ha tradotto come demonio. In un altro passo è stata omessa una particella negativa che sovverte completamente il senso del testo. Giuda non sarebbe preservato per la santa generazione ma preservato dalla santa generazione,[5], errore che è stato riconosciuto dai primi traduttori.[6]In definitiva secondo la DeConick il vangelo di Giuda sarebbe stato scritto per deridere gli apostoli e che Giuda quindi non rappresenti proprio un eroe.[senza fonte]

Commenti[modifica | modifica wikitesto]

I teologi ed esegeti esponenti del cristianesimo tradizionale affermano che il Vangelo di Giuda non apporta modificazioni al corpus teologico classico circa il ruolo di Giuda e di Gesù: si tratterebbe infatti di un testo gnostico tardo, benché noto già ad Ireneo di Lione nel 180, e i principali teologi cristiani non lo considerano una nuova fonte dottrinale tale da potersi paragonare o contrapporre efficacemente alle fonti tradizionali, in particolare ai quattro vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Gli avvenimenti raccontati in questo vangelo, quindi, vanno ricondotti all'ambiente in cui questo vangelo è sorto, come già è stato fatto con gli altri testi gnostici finora ritrovati e già da tempo disponibili.

Papa Benedetto XVI, non abbandonando la tradizione della Chiesa cattolica in merito ai testi gnostici, rigetta, da un punto di vista teologico e dottrinale, la tesi espressa dal documento, condannandola al di là di ogni dubbio[Quando?]. Durante l'omelia del Giovedì santo 2006 ha dichiarato «Giuda fa il doppio gioco, è un bugiardo e un superbo»; anche se il riferimento era alla figura di Giuda nel Nuovo Testamento e non al vangelo che gli è attribuito, le sue parole sono state interpretate da alcuni[da chi?] come una condanna del testo e delle ipotesi che erano state recentemente espresse su di esso.

Nella letteratura contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1978 lo scrittore Giuseppe Berto ha scritto un romanzo, La gloria (Mondadori, Milano 1978), del tutto simile, quanto ai concetti espressi, al contenuto del Vangelo di Giuda. Nel 1951 lo scrittore Nikos Kazantzakis ha scritto un romanzo dal titolo L'Ultima Tentazione, da cui è tratto l'omonimo film diretto da Martin Scorsese (L'ultima tentazione di Cristo). Il libro, così come il film, presentano un analogo punto di vista sulla relazione tra Gesù e Giuda.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ireneo di Lione, Adversus haereses, I 31, I.
  2. ^ National Geographic, edizione italiana, maggio 2006, vol. 17 n. 5, "Il Vangelo di Giuda".
  3. ^ H.-C. Puech e Beate Blatz, New Testament Apocrypha, vol. 1, p. 387.
  4. ^ Craig Evans, http://www.ngcitalia.it/explore/judas/index.aspx
  5. ^ New York Times. April D. DeConick, "Gospel Truth", Op-Ed page, 1º dicembre 2007.
  6. ^ articolo di Maurizio Blondet

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniel Hamiche. L'imposture de l'Evangile de Judas: Contre-enquête, L'Homme nouveau, 2006, ISBN 2-915988-06-4
  • Rodolphe Kasser, Marvin Meyer, Gregor Wurst, Bart Ehrman (a cura di), Il Vangelo di Giuda, Vercelli, National Geographic Society - White Star, 2006. È la versione italiana della traduzione "ufficiale" del testo, accompagnata da alcuni saggi. ISBN 88-540-0556-8
  • Corrado Marucci, "Un vangelo apocrifo", in La Civiltà Cattolica, 244-254, 2007.
  • Elaine Pagels, Karen King, Il vangelo ritrovato di Giuda. Alle origini del Cristianesimo, Mondadori, 2007 e 2008.
  • E. Noffke, Il vangelo di Giuda. La verità storica tra scoop e pregiudizi, Torino, Claudiana, 2006
  • J.M. Robinson, I segreti del Vangelo di Giuda. Negli scritti ritrovati la verità sull'apostolo che tradì Gesù, Milano, Sperling & Kupfer, 2007. Questo noto esperto di letteratura gnostica dedica la prima parte del libro ad una ricostruzione giornalistica delle vicende che hanno portato alla pubblicazione del vangelo, in stridente opposizione e polemica con la presentazione ufficiale delle medesime fatta dalla National Geographic. Egli ritiene che questo apocrifo non offra nessun elemento per una comprensione storica del discepolo che tradì Gesù, dal momento che il manoscritto sembra derivare da un documento anteriore. Robinson suggerisce invece che il testo fornirà una migliore comprensione della situazione religiosa durante il II secolo e non della narrazione biblica in se stessa. In ciò la sua interpretazione differisce da quella diffusa dagli editori del vangelo.
  • Tom Wright, Giuda e il vangelo di Gesù. Comprendere un antico testo recentemente scoperto e il suo significato contemporaneo, Brescia, Queriniana, 2007.

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