The New York Times

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The New York Times
Logo di The New York Times
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Lingua inglese
Periodicità quotidiano
Formato Broadsheet
Fondatore Henry Jarvis Raymond
George Jones
Fondazione 1851
Sede New York, al New York Times Building, 620 Eighth Avenue
Editore Arthur Ochs Sulzberger
Tiratura al giorno: 1.000.665
domenica: 1.438.585[1]
Direttore Dean Baquet
Sito web http://www.nytimes.com/
 

Il New York Times è un quotidiano pubblicato negli Stati Uniti, con sede a New York. Fu fondato il 18 settembre 1851 da Henry Jarvis Raymond e George Jones. Oggi appartiene a The New York Times Company, che pubblica giornali come l'International Herald Tribune e il Boston Globe.

La diffusione media è di 1.000.665 copie giornaliere.[2] Sul web i visitatori unici del sito ufficiale sono 31 milioni al mese (61 milioni per cookie stimati) per 250 milioni di accessi e 1,1 miliardi di pagine visualizzate. In Italia le pagine visualizzate sono 3,8 milioni al mese.[3]

Il New York Times è il primo quotidiano della città di New York ad essere ospitato in un edificio costruito appositamente per quest'uso. Nel 1904, infatti, si è insediato in un'area chiamata Long Acre Square e da allora rinominata Times Square, una delle piazze più celebri di New York.

Linea politica[modifica | modifica wikitesto]

Il giornale appartiene all'area liberal (termine della tradizione politica americana che indica un liberalismo progressista molto attento alle questioni sociali, ma nel contempo geloso custode del rispetto dei diritti individuali)[4].

Com'è consuetudine nella tradizione giornalistica americana, anche il New York Times dichiara pubblicamente il proprio sostegno a un candidato alle Elezioni presidenziali degli Stati Uniti.
Nel 1860 il quotidiano indicò agli elettori il candidato repubblicano, Abramo Lincoln, dato per sfavorito, che invece vinse.

Nel 1940 il NYT appoggiò il candidato repubblicano W. L. Willikie, che perse contro Roosevelt.

Nel 2004 il sostegno del quotidiano andò a John Kerry, che venne sconfitto da George W. Bush.[5]

Nel 2008 il sostegno del quotidiano andò a Barack Obama, che vinse contro John McCain.[6]

Nel 2012 il sostegno del quotidiano andò a Barack Obama, che vinse contro Mitt Romney.[7]

Fatti recenti[modifica | modifica wikitesto]

Il New York Times Building, nuova sede del The New York Times dal 2007, disegnato da Renzo Piano

Nel corso del 2007 la sede del Times è stata trasferita dallo storico edificio sulla 43a strada al nuovo grattacielo di 52 piani sull'ottava avenue disegnato da Renzo Piano e del quale il giornale possiede circa il 58%. Un anno dopo il trasferimento, la proprietà ha clamorosamente annunciato di avervi messo un'ipoteca di 225 milioni di dollari.

Alcune modifiche hanno interessato nello stesso periodo anche il giornale: il formato è stato ridotto, alcune sezioni sono state riorganizzate e soprattutto si è cominciato a preparare la risposta all'attacco lanciato nel 2008 dal nuovo Wall Street Journal di Rupert Murdoch con lo scopo di spodestare il NYT dalla posizione di quotidiano principale degli Stati Uniti. Il confronto NYT e WSJ online vede il primo raggiungere, nel mondo, 31 milioni di utenti unici al mese contro i 12 milioni del secondo.[8]

Per conservare e migliorare il proprio primato, il Times ha affidato la direzione della Book Review ("Rivista dei libri") e dell'inserto culturale della domenica al conservatore Sam Tanenhaus ed ha assunto l'editorialista Bill Kristol, di idee «neocon». Con Kristol gli editorialisti conservatori nel Times sono diventati due (il primo è stato David Brooks).

Oggi il grattacielo sede del NYT è al centro di una grossa operazione finanziaria, che ha l'obiettivo di reperire la liquidità necessaria soprattutto per azzerare l'indebitamento a lungo termine della casa editrice del quotidiano. Ventuno dei 52 piani dello stabile verrebbero acquistati per 225 milioni di dollari dal gruppo finanziario WP Carey. Trascorsi 10 anni, il Times potrà riacquistare parte dell'immobile alla stessa cifra incassata per il primo passaggio di proprietà. Nel frattempo pagherà un canone annuo variabile che, per il primo anno, ammonterà a 24 milioni.[9]

Il 5 gennaio 2009 il NYT ha per la prima volta venduto uno spazio pubblicitario sulla prima pagina, da sempre considerata lo spazio informativo più importante del giornale.[10] Si tratta di una striscia a colori di 6 cm, ceduta alla rete televisiva CBS.

Nel 2012 è stata nominata la prima donna direttore, Jill Abramson, che ha mantenuto la guida del giornale fino al maggio 2014.

Tiratura[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004 la tiratura media[11] era di:

  • 1.124.700 copie nei giorni lavorativi
  • 1.669.700 copie la domenica

Edizione Web[modifica | modifica wikitesto]

Il New York Times ha una presenza significativa sul Web fin dal 1995. Oggi il sito web del Times è uno dei più visitati siti giornalistici ed è il primo quotidiano online con sede negli USA (31 milioni di utenti al mese censiti a marzo 2009).[12]

Tra le novità introdotte nel 2008 vi è la collaborazione con CNBC per la condivisione di contenuti nelle aree business e technology, l'applicazione per iPhone, pubblicata a luglio 2008, la partecipazione con LinkedIn e il lancio (in versione beta) della rete sociale TimesPeople.[13] Nel marzo del 2009 i siti web di nytimes.com e iht.com (International Herald Tribune) si sono fusi in un'unica piattaforma digitale accessibile da entrambe le home page. Il nuovo sito, contenente le edizioni online di entrambi i quotidiani, è il primo al mondo nel numero di consultazioni online fra tutti i quotidiani in lingua inglese. Dal 14 settembre 2007 il sito web e l'immenso archivio sono stati resi accessibili integralmente,[14]; gli archivi sono consultabili sin dall'anno di fondazione. Nel corso del 2009 i visitatori unici al sito web hanno superato il numero di abbonati alla versione cartacea (1,5 milioni contro 1,1 milioni).

Dal 28 marzo 2011 la versione online del quotidiano non è più totalmente gratuita. I visitatori possono fruirne gratuitamente solo fino a 10 articoli ogni mese; per consultazioni più frequenti il servizio è disponibile solo su abbonamento.[15]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il quotidiano ha vinto più premi Pulitzer di qualsiasi altro giornale.
Nel 2006 il riconoscimento è stato attribuito a Nicholas D. Kristof per gli articoli che hanno portato all'attenzione del mondo il genocidio in atto nel corso del Conflitto del Darfur. Nel 2007 lo ha vinto Andrea Elliott per gli scritti sull'immigrazione negli USA.

Nel 2008 il Times ne ha vinti due, assegnati rispettivamente a:

  • Walt Bogdanich e Jake Hooker, per l'inchiesta sulla filiera farmaceutica (Toxic Pipeline Series), che ha svelato come ingredienti farmaceutici pericolosi siano entrati nel mercato globale a partire dalla Cina;
  • Amy Harmon per la serie "L'età del DNA" (The DNA Age), che ha spiegato l'impatto delle tecnologie genetiche sulla vita delle società occidentali.

Nel 2009 ne ha vinti cinque, superando quota 100 (ne ha vinti 101 dal 1917 ad oggi).[16]

Paul Krugman, editorialista per l'economia, ha vinto il premio Nobel per l'economia nel 2008.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Newspapers see sharp circulation drop of 4.8 pct (Jesdanun Annick), Associated Press. URL consultato il 5 novembre 2008.
  2. ^ Variazione da ottobre 2007 a settembre 2008.
  3. ^ Fonte: Google Ad Planner. Dati pubblicati nel marzo 2009.
  4. ^ Liberal, 1º novembre 2008.
  5. ^ Marco Contini, «La carica dei quotidiani per Obama», la Repubblica, 25 ottobre 2008, pagg. 16-17.
  6. ^ Marcello del Bono, «Il New York Times: Obama è la scelta giusta», http://blog.delbono.eu/new-york-times-obama/
  7. ^ Brennan, Allison (October 27, 2012). "The New York Times endorses Obama again". CNN. Retrieved October 27, 2012. http://politicalticker.blogs.cnn.com/2012/10/27/the-new-york-times-endorses-obama-again/
  8. ^ Fonte: Google.
  9. ^ Giornalisti, rivista dell'ODG dell'Emilia-Romagna, gennaio-marzo 2009, pag. 24.
  10. ^ Pubblicità sul Times - Articolo di La Repubblica http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/nyt-pubblicita/nyt-pubblicita/nyt-pubblicita.html
  11. ^ (EN) Dati forniti dalla New York Times Company
  12. ^ Fonte: Google Ad Planner.
  13. ^ The New York Times Company, "New York Times Timeline " http://www.nytco.com/company/milestones/timeline.html
  14. ^ The New York Times, Times to Stop Charging for Parts of Its Web Site, http://www.nytimes.com/2007/09/18/business/media/18times.html
  15. ^ Arther Ochs, Jr. Sulzberger, A Letter to Our Readers About Digital Subscriptions in The New York Times, 17 marzo 2011. URL consultato il 17 marzo 2011.
  16. ^ (EN) The Times Wins 5 Pulitzer Prizes, The New York Times Company. URL consultato il 20 aprile 2009.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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