Esaù

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Esaù è un personaggio dell'Antico Testamento, figlio di Isacco e Rebecca e fratello gemello di Giacobbe, le cui vicende sono narrate nella bibbia nel libro della Genesi.

Il nome Esaù in lingua ebraica significa "peloso"[1] o "ruvido, rude"[2].

Racconto biblico[modifica | modifica sorgente]

Isacco respinge Esaù.
Dipinto di Giotto, Assisi.

Il libro della Genesi ci racconta che quando Esaù nacque, prima di suo fratello gemello Giacobbe, era rossiccio e peloso (cfr. Genesi 25,25).

Crescendo, Esaù si dimostrò abile nella caccia e uomo della steppa, e per questo era prediletto dal padre (cfr. Genesi 25,27-28).

Una volta, rientrato affamato dalla campagna, vide Giacobbe che aveva cotto un piatto di lenticchie. Quando gli chiese da mangiare poiché era sfinito, Giacobbe chiese in cambio la primogenitura, e Esaù accettò (cfr. Genesi 25,29-34).

In seguito perse anche la benedizione di Isacco in punto di morte, riservata al primogenito. Infatti Giacobbe, prima di lui, aveva indossato i suoi abiti e ingannato il padre, che era quasi cieco e riconosceva i figli dall'odore, e aveva cotto un animale del gregge facendolo passare per sua selvaggina (cfr. Genesi 27,1-29).

Quando si accorse di aver perso anche la benedizione, ottenne da Isacco una benedizione secondaria (cfr. Genesi 27,30-40).

Inizialmente determinato ad uccidere il fratello che l'aveva ingannato, molti anni dopo che Giacobbe era sfuggito per evitare la sua ira si riconciliò con lui.

Esegesi ebraica[modifica | modifica sorgente]

Esaù è anche noto col nome di Edom e i suoi discendenti sono gli idumei, identificati secondo la tradizione ebraica con il popolo principale stanziatosi stabilmente per primo nella zona dell'Italia, e quindi con l'Impero Romano e successivamente con la Cristianità in generale: una delle fonti è anche Bereshit Rabbah, la raccolta dei Midrashim riguardante il primo libro del Pentateuco del Tanakh, Genesi.

Sposò Giuditta Ittita (cfr. Genesi 26,34-35), Basemath figlia di Elon, anch'essa ittita il che fu causa di amarezza ad Isacco e Rebecca 26,35 (a tal proposito Rashi spiega che, sapendo ciò, Esaù cercò di ingannare il padre Isacco cambiando il nome della propria sposa ittita scegliendo quello di Yehudit, che significa ebrea, ma ella era appunto ittita e non ebrea), oltre ad un'Ismaelita; ebbe anche Aholivama, dei chivvei.

Per volontà divina Giacobbe, il cui nome si traduce “colui che soppianta” (lett. che tiene il tallone del piede: quando Esaù venne partorito per primo, poi Giacobbe uscì dal "ventre" della madre Rebecca nell'atto di afferrare il tallone del primo: Giacobbe viene considerato comunque primogenito dei due gemelli anche se Esaù uscì per primo), aveva comprato la primogenitura del fratello Esaù, vendita conclusa anche con il dono di un piatto di lenticchie e del pane; dopo aver lottato una notte intera con un Angelo - si ritiene che quest'angelo sia stato Samae-l, l'angelo di Esaù - e riuscito sino all'alba a vincerlo, Giacobbe ebbe il suo nome mutato in Israel, ”colui che contende con Dio” poiché aveva combattuto anche con esseri divini ed era riuscito.

Per la Torah Esaù viene considerato ebreo apostata.

Citazioni letterarie[modifica | modifica sorgente]

Nella Divina Commedia, secondo alcuni critici,[senza fonte] Esaù potrebbe essere "colui / che fece per viltade il gran rifiuto" nel Canto III. L'identificazione di tale personaggio è comunque difficile, e ad esempio nel commento a cura di Emilio Pasquini e Antonio Quaglio viene attribuito "scarso fondamento" a questa particolare ipotesi (ed. Garzanti, Milano 1988).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Easton, M. Illustrated Bible Dictionary, (ISBN 1596059478, ISBN 978-1-59605-947-4 ), 2006, p.236
  2. ^ Mandel, D. The Ultimate Who's Who in the Bible, (ISBN 0882703722, ISBN 978-0-88270-372-5), 2007, p. 175

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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