Benedizione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

La benedizione è un'invocazione della grazia e del favore di una o più divinità su qualcuno o qualcosa. Per estensione, è un'invocazione di bene per qualcuno o qualcosa.

Nella religione cristiana e in altre religioni, la benedizione è una formula rituale con cui il sacerdote (o ministro di Dio, ma anche il capofamiglia o patriarca) invoca la protezione e la grazia di una divinità su persone o cose. Per alcune religioni è l'azione che un uomo investito di uno speciale potere sacerdotale può esercitare su altre persone o cose affinché queste ultime abbiano il "favore divino". Come indica la parola, la benedizione può comprendere formule verbali, anche se spesso s'accompagna con gesti (nelle liturgie cristiane l'aspersione o il segno della croce fatto con tre dita).

Nella Bibbia[modifica | modifica wikitesto]

Nella Bibbia "benedizione" traduce, per l'Antico Testamento: בּרכה (berâkâh) e per il Nuovo Testamento εὐλογία (eulogia) e εὐλογέω (eulogeō), un "parlare bene di", raccomandare, da cui il nostro "elogio", adorazione riverente, beneficio.

Antico Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Antico Testamento la benedizione di Dio è spesso considerata sotto l'aspetto dell'agire di Dio sul piano della vita terrena: incremento della famiglia, abbondanza di figli, lunga vita, raccolti abbondanti, ecc. (Genesi 1:22; Deuteronomio 33:13 ss.; 2 Samuele 6:11 ecc). Non va, però, dimenticato che sotto la figura di beni terreni (fecondità della terra ecc.) vengono indicati anche beni che stanno "al di là" della sfera puramente terrena. Esempio tipico è Genesi 27, la benedizione di Isacco e Giacobbe, alla luce di Ebrei 11:20: "Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù, riguardo a cose future". Nei libri sapienziali, la Sapienza stessa viene considerata come la più ambita benedizione. Nei libri del basso Giudaismo (libri apocalittici), la giustizia e la pace sono considerati segni delle future benedizioni messianiche. In Gesù, il concetto di benedizione trova poi la sua espressione più profonda e spirituale soprattutto nelle beatitudini.

È Dio che benedice. Anche quando la benedizione è pronunciata da uomini, bisogna tener presente che si tratta pur sempre di benedizione divina. Dio si serve di uomini per elargire la sua benedizione; in questo senso l'uomo può essere "di benedizione" per altri. Così Melchisedec benedice Abramo (Genesi 14:18,19), Giosuè benedice Caleb (Giosuè 14:13), "tutte le nazioni saranno benedette in Abramo" (Genesi 18:18) e "Tutte le famiglie saranno benedette in te [Isacco] e nella tua progenie" (Genesi 28:14). Dio, così, benedice la casa dell'Egiziano "per amore di Giuseppe" (Genesi 39:5); ed infine in questo senso, che è Dio che benedice, va compresa l'affermazione di Zaccaria 8:13: "Sarete una benedizione".

Benedicendo determinate persone ed affidando loro una missione, Dio le lega a Sé in modo tutto particolare: "Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà" (Genesi 12:2-3). Sorge a tale proposito naturale l'idea del Patto. Che Dio resti sempre Lui il "Signore" della benedizione, risulta anche dal racconto di Balaam (Numeri 22-24). Dio impedisce a Balaam di benedire o maledire secondo il suo beneplacito; egli è costretto a benedire unicamente chi Dio ha determinato di benedire (23:20). La benedizione di Dio è irrevocabile (23:20); vedi pure Genesi 27: Isacco benedice Giacobbe. Anche negli altri casi enumerati dalla Bibbia appare chiaro che è sempre Dio che concede la benedizione (Genesi 39:5; Deuteronomio 33:1-7; 11:15; 33:13-23; Salmi 129:8; Proverbi 10:22). Dio ne è il dispensatore unico e sovrano (Levitico 25:21; Deuteronomio 28:8). In alcuni passi dell'Antico Testamento è posta in luce la stretta relazione fra osservanza della Legge e benedizione di Dio (Deuteronomio 7:13; 27:12 ss).

Come atto di culto. Il gesto di alzare le mani in atto di benedizione era frequente in Israele. In Levitico 9:22 è detto: "Poi Aaronne alzò le sue mani verso il popolo e lo benedisse; dopo aver fatto il sacrificio per il peccato, l'olocausto e i sacrifici di ringraziamento discese dall'altare". L'atto della benedizione era compiuto dai sacerdoti e dai leviti (2 Cronache 30:27) ed anche dai re (2 Samuele 6:18; 1 Re 8:14).

Una delle forme più antiche di benedizione cultuale può essere considerata quella in occasione dei sacrifici (1 Samuele 9:13). La formula classica di benedizione in Israele è contenuta nel libro dei Numeri 6:23-27: "L'Eterno ti benedica e ti custodisca! L'Eterno faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! L'Eterno rivolga il suo volto su di te e ti dia la pace!".

Nel Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Nel Nuovo Testamento rimaniamo nel medesimo ordine di idee dell'Antico Testamento (tenendo sempre presente il capovolgimento Evangelo-Legge). Vedi la benedizione di Simeone (Levitico 2:34) e in special modo nell'epistola agli Ebrei (6:7,14; 7:1,6,7; 11:20,21; 12: 17). Il passo di 1 Corinzi 14:16 va esaminato alla luce del problema della glossolalia. Per quel che concerne "il calice delle benedizioni" di 1 Corinzi 10:16 vedi Santa Cena.

Gesù benedice i fanciulli (Matteo 10:16) ed i suoi discepoli al momento dell'ascensione (Levitico 24:50-51). In Atti 3: 26 è detto che Dio ha "suscitato il suo Servitore e l'ha mandato per benedirvi". In Efesini 1:3 è detto che Dio "ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo". Paolo parla della "pienezza delle benedizioni di Cristo" (Romani 15:29).

Adempimento della promessa. Nella missione di Paolo alle genti si attua, in Cristo, l'adempimento della promessa fatta ad Abramo. Cfr. Genesi 12:3 e Galati 3:8: "Affinché la benedizione di Abramo venisse sui gentili", "in Cristo" (14). Cfr. pure Atti 3:25 con Genesi 22:18.

Nel culto cristiano. Il Nuovo Testamento contiene varie formule di benedizione che erano di frequente uso nelle assemblee delle chiese (Galati 6:18; Filippesi 4:23; 1 Corinzi 16:23; 2 Corinzi 13:13).

Nel Cattolicesimo[modifica | modifica wikitesto]

Esistono varie tipologie di benedizioni utilizzate per diversi momenti della vita o in relazione a diversi tipi di oggetti o beni, sacri o per uso profano. Le formule di benedizione, unitamente a stralci della Bibbia e preghiere appropriate sono raccolte in un rituale noto come Benedizionale.

Di particolare rilievo sono la:

Nell'Ebraismo[modifica | modifica wikitesto]

« Benedetto Tu, HaShem, che benedice il Suo popolo Israel con la pace, amen »
(Amidah, Siddur)

Ci si chiede quale sia il fine delle benedizioni recitate verso Dio: è il caso, come esempio per tutti, della domanda e richiesta fatte da Dio a Mosè. Dio chiese a Mosè di accoglierlo con la parola Shalom che, anche nome di Dio, significa Pace. In un primo momento Mosè non seppe del significato di questa richiesta immaginando che Dio, immutabile e perfetto, non avesse bisogno delle benedizioni dell'uomo ma Dio gli fece capire che ha bisogno dell'uomo perché il Suo mondo possa continuare a sussistere nel modo migliore. Secondo un insegnamento dei maestri ebrei la parola ebraica Shalom, nel significato di pace, si riferisce alle benedizioni verso Dio che favoriscono la diffusione e la discesa della misericordia e delle benedizioni stesse sul mondo e sulla Creazione tutta. Oltre a ciò le Benedizioni rivolte a Dio confermano ed affermano la Sua infinita Bontà e la Sua Onnipotenza come Re e Padrone del Mondo.
La fonte della benedizione è individuata nella Sefirah Chessed: Misericordia, Bontà, gentilezza e grandezza. Altre due Sefirot specificamente legate alla benedizione sono Yessod e Tiferet; una modalità elevata di benedizione risulta correlata alla bontà grazie allo spirito di pace nel suggello del bene.

Vi sono momenti specifici in cui è obbligo recitare certe benedizioni invece proibite in altri. Queste regole sono necessarie anche per evitare di incorrere nella trasgressione del divieto Halakhico[1] che deriva del terzo dei Dieci comandamenti: Non pronunciare il nome del Signore Dio tuo invano; perché il Signore non lascerà impunito chi avrà pronunciato il suo nome invano: secondo l'esegesi ebraica però questo divieto riguarda il giuramento falso e non la recitazione di Berakhot invano.

Nella religione ebraica esistono varie forme e diversi tipi di benedizione, in ebraico Berakhah, ברכה:

  • è prescritto l'obbligo che l'ebreo reciti delle benedizioni anche prima di compiere alcune azioni quotidiane come la preghiera appena svegliatisi, le benedizioni dopo il lavaggio delle mani e dopo le esigenze naturali fisiche corporali; dopo aver sentito il profumo da un albero, di piante o erbe e di un frutto, quando si sente un tuono, quando si vede un lampo o l'arcobaleno e dopo aver indossato capi d'abbigliamento nuovi, assaggiato frutti nuovi; o in occasioni liete specifiche, detta Shehecheyanu; liturgiche come prima di apprestarsi a leggere nel Sefer Torah o la Meghillah di Ester durante la festa di Purim, indossando il Talled ed i Tefillin, prima di affiggere una Mezuzzah, per suonare lo Shofar durante le festività ebraiche in cui è comandato farlo, prima di utilizzare il Lulav e l'Etrog, entrati in una Sukah o ancora per l'accensione dei lumi per lo Shabbat, per le feste ed in particolare per quelli della Chanukkiah a Chanukkà; ve ne sono anche prima di mangiare certi cibi: per molti cibi esistono benedizioni differenti. Incluse le tre preghiere quotidiane e la Birkat Hamazon l'ebreo deve effettuare, come stabilito da re David (Qitzur Shulchan Arukh), almeno le 100 benedizioni prescritte ogni giorno. Al fine di evitare la recitazione di esse inutilmente vi sono molte regole sull'obbligo o sul divieto della pronuncia di alcune benedizioni riferite a specifiche funzioni, anche prima o dopo altre che, in alcuni casi, esimono ad esempio da quelle più semplici;
  • le benedizioni dell'Amidah, come la Birkat Ha Minim, che devono essere recitate dagli ebrei tre volte ogni giorno: al mattino, al vespro e la sera. Necessarie anche le prime benedizioni nella Tefillah del mattino Shachrith nonché le altre presenti nella stessa;
  • Birkat Hamazon - benedizione dopo un pasto in cui ci si sia cibati di pane. Quando avvengano dei pasti in cui non sia presente del pane viene fatta una benedizione diversa dalla Birkat Hamazon al termine degli stessi, anche quando vengano consumati un solo cibo o soltanto dell'acqua; allo stesso modo vi è una Benedizione particolare dopo aver mangiato una delle sette specie di frutti con cui è stata benedetta la Terra d'Israele: essi sono grano ed orzo (i cinque cereali in genere), fichi, olive, uva, melograni e datteri. È preferibile effettuare prima la Benedizione definita Borè perì haEz su un frutto dell'albero di una di queste specie piuttosto che su frutti di altra origine, la cui alimentazione, nel caso avvenga successivamente, non richiede un'ulteriore Benedizione a meno che non ci si cibi di frutti di piante definita Borè perì haAdamà;
  • durante lo Shabbat vengono effettuate due preghiere con la benedizione sul vino e sul pane, una nella cena della sera del venerdì ed una nel pranzo del sabato: il Kiddush;
  • le Sheva Berakhot sono le sette Benedizioni effettuate per gli sposi ed in loro onore in ognuno dei primi sette giorni successivi al loro matrimonio; affinché possano essere recitate deve esservi un Minian ed ogni volta una persona del popolo d'Israele che non sia stata presente al matrimonio o nelle sere precedenti;
  • esiste una benedizione specifica che deve recitare chi si immerge in un Mikveh;
  • secondo l'Halakhah bisogna recitare una Benedizione anche per la Tevillah, la purificazione in acqua delle stoviglie e delle posate;
  • la benedizione per il prelevamento della Challah in considerazione di una quantità definita di pane fatto;
  • per molti eventi ed in gran parte delle festività ebraiche si usa benedire Dio per ringraziarlo della possibilità e dell'occasione da Lui concesse ed offerte;
  • importante la benedizione recitata alla fine dello Shabbat o di una Festa da un giorno all'altro per dividere il santo dal profano o distinguere tra santo e santo nel caso della fine dello Shabbat in coincidenza con una Festa;
  • tra gli eventi astronomici gli ebrei recitano la Benedizione del sole, ogni 28 anni, quando l'astro maggiore è presente nella stessa posizione del giorno della Creazione in cui venne creato visibile e riscontrabile anche dalla Terra, e la Benedizione della luna dal capomese sino al 15 di ogni mese del calendario ebraico;
  • importante la recitazione della Benedizione degli alberi da effettuare preferibilmente nel mese ebraico di Nissan quando inizia la primavera in Israele e prevalentemente anche negli altri Paesi e gli alberi presentano la propria fioritura (in alcuni casi poco prima o poco oltre il tempo succitato);
  • secondo i maestri bisogna recitare delle benedizioni sia per buone notizie sia per cattive notizie, anche in quest'ultimo caso perché Dio desidera sempre il bene del Suo popolo, anche se quel bene fosse inizialmente apparentemente nascosto;
  • da considerare anche le benedizioni da recitarsi vedendo un saggio del popolo d'Israele ma anche delle altre Nazioni o sia un re d'Israele sia un re di un altro popolo;
  • particolare la benedizione da recitare all'incontro con un amico se fosse trascorso molto tempo senza che vi sia stato più alcun contatto, neanche epistolare;
  • gli ebrei devono recitare una benedizione anche quando assistano ad una riunione di tanti ebrei, da qualche centinaio o 1000 in su, o quando, vedendo città ebraiche abitate, rientrano in Terra d'Israele dopo un lungo periodo di tempo;
  • l'ebreo deve recitare una benedizione specifica all'ingresso di cimiteri ebraici;
  • nella Torah è comandata una benedizione quando si passa in un luogo dove si sia verificato un miracolo;
  • molti gli esempi di benedizioni apportate da Dio al popolo d'Israele, alcune delle quali effettuate tramite i patriarchi, altri personaggi biblici ed angeli;
  • la Benedizione di chi compie il Ghiur, la conversione all'Ebraismo, nell'atto di effettuare l'abluzione completa nel Mikveh;
  • Il popolo d'Israele stesso è considerato e voluto da Dio come fonte di benedizione anche per le altre Nazioni. Dio disse ad Avraham: ...nella tua stirpe saranno benedette tutte le Nazioni[2] della Terra... Nel Pentateuco è inoltre riportata la promessa di Dio ad Avraham al quale disse: Sarai una Benedizione..., infatti nel nome Avraham è racchiusa la parola Berakhah.
  • Nella Torah ricorre spesso la locuzione allegorica "rugiada di benedizione".
« Benedetto Tu, HaShem, che protegge il Suo popolo Israel per sempre, Amen »
(Preghiera ebraica Hashkivenu)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo il Qitzur Shulchan Arukh quando si pronuncia una benedizione invano bisogna dire Barukh Shem Kevod Malchuto le'Olam vaed (esistono ulteriori precisazioni su tale Halakhah...); se non si fosse poi certi di aver detto una Berakhah per qualcosa come necessario, se cioè non si ricordi, la si deve recitare "a mente", solo col pensiero senza pronunciarla con la bocca o le labbra (secondo Maimonide); queste procedure non valgono per l'Amidah né per la Birkhat haMazon o altre liturgie particolari
  2. ^ Ghiur

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altro:

Anche:

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]