Lettera ai Romani

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Lettera ai Romani
Codex claromontanus greek.jpg
Lettera ai Romani 7,4-7 in lingua greca, dal Codex Claromontanus
Datazione 55-58
Attribuzione Paolo di Tarso
Manoscritti \mathfrak{p}46 (175-225 circa)
Destinatari comunità cristiana di Roma
« A quanti sono in Roma amati da Dio e santi per vocazione, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo. Anzitutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi, perché la fama della vostra fede si espande in tutto il mondo. »
(Lettera ai Romani, CEI, Romani 1,7-8)

La Lettera ai Romani[1] è un testo in lingua greca del Nuovo Testamento scritto da Paolo di Tarso, l'apostolo dei Gentili (Romani 11,13) e indirizzata ai cristiani di Roma, da lui definiti come noti "in tutto il mondo" (Romani 1,8) per la loro grande fede. La lettera, la più lunga tra quelle composte da Paolo, è considerata la sua più importante eredità teologica.[2][3][4]

La lettera[modifica | modifica sorgente]

La lettera fu scritta dall'apostolo Paolo sotto dettatura a Terzo (Romani 16,22), cristiano di Corinto. È stata definita dagli studiosi biblici in vari modi. Per l'accademico e gesuita Joseph Fitzmyer "travolge il lettore per la densità e la sublimità del tema a cui è legato"[5], per lo studioso e teologo anglicano Nicholas Thomas Wright la lettera rappresenta "il capolavoro" di Paolo e inoltre : "[.....]quello che nessuno mette in dubbio è che ci troviamo di fronte ad un lavoro di consistente sostanza che costituisce una sfida intellettuale formidabile, offrendo una visione teologica e spirituale mozzafiato"[6]. Per il biblista Gerd Theissen, infine, la lettera, che riprende e riformula il pensiero espresso in scritti precedenti, può essere considerata come un "testamento di Paolo"[7].

Data[modifica | modifica sorgente]

La lettera è stata scritta da Paolo di Tarso a Corinto tra il 55[8] e il 58[9][10] La lettera fu probabilmente scritta mentre Paolo era in Corinto e mentre si trovava nella casa di Gaio avvalendosi dell'aiuto di Terzo come scrittore materiale sotto dettatura di Paolo.[11] [12] [13]

Paolo scrive le sue lettere opera (probabilmente) di Valentin de Boulogne, 17° secolo (Blaffer Foundation Collection, Houston, Texas)

Ci sono anche altre ragioni che ci aiutano ad identificare Corinto come luogo in cui fu scritta la Lettera. Secondo il racconto di Atti ((Atti 20,3) Paolo soggiornò per tre mesi in Grecia e probabilmente Corinto era inclusa fra le città greche che lo ospitarono.[14]

Inoltre la cristiana Febe di Cencrea, un porto a 11 km[15] da Corinto poteva benissimo essere il latore (o l'accompagnatrice) della sua lettera salpando con una nave proprio dal porto della sua città[14] Si confronti al proposito anche la raccomandazione di Paolo ai cristiani Romani (Romani 16,1-2) per la cristiana Febe[16].

Come fa rilevare in una sua pubblicazione lo studioso biblico Frederick Fyvie Bruce FBA, fellow della British Academy, il riferimento a Erasto (Romani 16,23), economo della città, che si unisce a Paolo nel mandare i saluti a Roma, indica chiaramente che Paolo era a Corinto al tempo in cui fu composta la Lettera ai Romani.[17][18]

Esistono comunque pareri di altri studiosi che per la composizione della lettera propongono date diverse. Infatti mentre la maggior parte degli studiosi attestano la composizione della lettera alla fine del 55-56 o al massimo nel 56-57[19] considerando che anche le date del 58 e del 55 possono essere reali, lo studioso del Nuovo Testamento tedesco Gerd Lüdemann propone una data del 51-52 (o 54-55) sulla scia di Knox che propone il 53-54[20].

Scopo e destinatari[modifica | modifica sorgente]

Paolo scrisse la lettera ai cristiani romani in vista della sua missione nella capitale dell'Impero. Il testo affronta alcuni temi chiave, che possono essere variamente articolati. Qual è l'atteggiamento giusto per l'uomo di fronte a Dio e alla Legge? Esisteva nel cristianesimo costituito una differenza fra credenti giudei e credenti gentili? Paolo con la sua lunga lettera mise chiaramente in risalto l'imparzialità di Dio sia verso Giudei sia verso i Gentili evidenziando come la fede cristiana e la misericordia di Dio siano ciò che ora rende possibile l'accoglienza di tutti nel cristianesimo. Un cristianesimo, quindi, imparziale e tollerante in cui l'amore adempie 'la legge' (Romani 13,10).

Corinto e Roma in una mappa geografica del I secolo

La lettera si rivolge alla comunità cristiana di Roma, che Paolo non aveva ancora conosciuto direttamente. Non si hanno dati sicuri sulla composizione di tale comunità al tempo della lettera. Questa probabilmente aveva in origine una composizione prevalentemente giudeo-cristiana ma, dopo l'editto di Claudio, è probabile che i cristiani rimasti fossero quasi esclusivamente di origine pagana. I frequenti riferimenti ai "gentili" contenuti nella lettera confermano questa interpretazione, anche se non mancano indizi di una presenza giudeo-cristiana[21].

D'altronde altre considerazioni avvalorano la tesi che la composizione della comunità cristiana di Roma comprendesse una corposa componente ebraica. Infatti, non solo dalla conquista di Gerusalemme da parte di Gneo Pompeo Magno nel 63 a Roma era presente una folta comunità ebraica, ma i dati più attendibili sulla composizione della comunità cristiana di Roma ci vengono forniti proprio da questa lettera di Paolo.

Dalla lettera infatti si evince che quella comunità era composta da cristiani ebrei e non ebrei la cui fede era nota a tutto il mondo cristiano e la cui ubbidienza era nota a tutti (Romani 1,8), (Romani 16,19).

Svetonio, in un suo scritto nel II secolo asserisce che durante il regno di Claudio (41-54) i giudei furono espulsi da Roma, per poi tornarvi in seguito, come indicherebbe l'esperienza dei giudei Aquila e Priscilla (Prisca) conosciuti da Paolo a Corinto e che al tempo del decreto di Claudio avevano lasciato la capitale. La lettera di Paolo indica chiaramente che quando scrisse la lettera Aquila e Priscilla (Prisca) erano ritornati a Roma. (Atti 18,2),(Romani 16,3)[22]

È opinione del teologo tedesco Gerd Theißen che una copia della lettera, oltre che ai romani fu probabilmente destinata anche ai corinzi, con i quali Paolo prosegue il suo dialogo, e un'altra ancora fosse indirizzata ai cristiani di Efeso, ai quali è rivolto l'intero sedicesimo capitolo[23].

Scrittore, autenticità e canone[modifica | modifica sorgente]

La lettera, con la sola eccezione di pochissimi critici, è attribuita dalla quasi totalità degli studiosi, all'apostolo Paolo. Essa fa molti riferimenti alle Scritture Ebraiche, dimostrando la profonda conoscenza dello scrittore per l'Antico Testamento, per cui Paolo (precedentemente Saulo), fariseo, giudeo naturalizzato, versato nella legge, discepolo del maestro Gamaliele, e quindi versato nelle più rigide norme della legge paterna (Atti 5,34), (Atti 22,3) poteva ben essere lo scrittore. Anche la stragrande maggioranza di commentari della Bibbia e di autorevoli biblisti indicano Paolo come lo scrittore della lettera. Infatti, sia The Blackwell Companion to The New Testament di David E. Aune, sia Eerdmans Commentary on the Bible di James d.G. Dunn identificano Paolo come autore[24][25][26]

Il P. Chester Beatty II, meglio noto come \mathfrak{p}46, contenente alcune lettere di Paolo; questo frammento contiene parte della Seconda lettera ai Corinzi

D'altronde, il teologo, filosofo e biblista inglese William Paley, esprimendosi sull'autenticità della lettera di Paolo, asserisce: "Troviamo com'è naturale in un vero scritto di S. Paolo indirizzato a dei veri convertiti l'ansia di convincerli della propria persuasione; ma ci sono una premura e una impronta personale, se così posso esprimermi, che una fredda contraffazione, a mio avviso non avrebbe mai potuto concepire né sostenere"[27][28][29]

Inoltre, il C.E.B. Cranfield commentando la Lettera ai Romani conferma che: "oggi nessuna critica responsabile contesta la sua origine paolina". L'uso della Lettera da parte dei Padri Apostolici ne è una chiara prova. L'evidenza interna alla stessa Lettera, d'altronde, conferma che Paolo ne fu lo scrittore grazie ad elementi di prova quali lo stile linguistico, letterario, storico e teologico. [30][31]

Personaggi cristiani che vissero nei primi due secoli non nutrirono alcun dubbio che la lettera ai Romani fosse da attribuire a Paolo. Fra questi ci sono Clemente Romano, Policarpo di Smirne e Ignazio di Antiochia, i quali nei loro scritti fecero non pochi riferimento alla lettera paolina.

Inoltre la lettera ai Romani, con altre otto lettere di Paolo, si trova nell'antico papiro Chester Beatty II (Papiro 46) e a tal proposito il noto paleografo e accademico britannico Frederic George Kenyon nel suo libro Our Bible and the Ancient Manuscripts scrive: "Abbiamo qui un manoscritto quasi completo delle Epistole Paoline, scritto a quanto pare verso l’inizio del III secolo".[32][33][34]

Lo stesso autore scrive anche: "Pertanto uno dei papiri Chester Beatty, della prima metà del terzo secolo, quando era completo conteneva tutt'e e quattro I Vangeli e gli Atti; un altro che è almeno altrettanto antico e può essere della fine del secondo secolo conteneva tutte le epistole di S. Paolo; un altro conteneva il libro di Ezechiele, Daniele ed Ester"[35].

Oltre al Papiro 46, anche il Codex Sinaiticus e il Codex Vaticanus del IV secolo contengono come libro biblico la lettera ai Romani.[36]

La canonicità della Lettera ai Romani, è inoltre confermata dal Canone muratoriano, probabilmente la più antica lista dei libri del Nuovo Testamento. L'importrante manoscritto dell'VIII secolo, appartenente alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, scoperto da Ludovico Antonio Muratori e pubblicato nel 1740, sulle lettere paoline asserisce: "[....] Ora le epistole di Paolo, quali sono da dove o per quale ragione furono mandate, esse stesse si rendono chiare a chi capirà. Prima di tutto scrisse estesamente ai Corinti per proibire lo scisma dell'eresia, quindi ai Galati [contro] la circoncisione e ai Romani sull'ordine delle Scritture, accennando che Cristo è in esse la materia principale, ciascuna delle quali è necessario che consideriamo, visto che il benedetto apostolo Paolo stesso, seguendo l'esempio del suo predecessore Giovanni scrive a non più di sette chiese per nome nel seguente ordine: ai Corinti (primo), agli Efesini (secondo), ai Filippesi (terzo), ai Colossesi (quarto), ai Galati (quinto), ai Tessalonicesi (sesto), ai Romani (settimo) [.....]"[37]

Composizione[modifica | modifica sorgente]

Genere e stile[modifica | modifica sorgente]

Scritto in greco, il testo ha la forma di una lettera ma, per la sua complessità, non può essere classificata in uno specifico genere epistolare, retorico o letterario[38]. Si è quindi parlato, ad esempio, di "trattato in forma di lettera"[23].

Lo stile della lettera, spesso conciso, presenta bruschi cambiamenti di argomento. Sono presenti numerosi riferimenti impliciti alla Scrittura, rendendo spesso la lettura non facile[21]. Il fascino esercitato dalla lettera non dipende dalla ricchezza dello stile o del vocabolario, meno ricercato che in altri testi neotestamentari, ma dalla tensione che Paolo riesce a evidenziare in relazione ad aspetti riguardanti, ad esempio, la consapevolezza umana e l'interpretazione della legge[38].

Struttura e contenuto[modifica | modifica sorgente]

La lettera, con le sue 34.410 lettere (versione in greco)[23] è la più corposa di tutto l'epistolario paolino. È composta da 16 capitoli. I primi 11 contengono insegnamenti sull'importanza della fede in Gesù per la salvezza, contrapposta alla vanità delle opere della legge. Il seguito è composto da esortazioni morali: Paolo, in particolare, fornisce indicazioni di comportamento per i cristiani all'interno e all'esterno della loro comunità. La lettera si chiude con informazioni sui progetti dell'apostolo, i saluti e una dossologia nella quale si ringrazia Dio per quanto dispone per il bene dell'uomo.

Il testo, che presenta la responsabilità dell'uomo e la buona notizia (o l'evangelo) della salvezza, può essere divisa secondo il piano che segue:

  1. introduzione (capitolo 1, versetti 1 - 15);
  2. lo stato dell'umanità davanti a Dio (cap. 1, v. 16 al cap. 3, v. 20).
Moneta di Nerone - Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto. - Romani 13,7
  1. La responsabilità di tutti gli uomini davanti a Dio è stabilita, che siano:
    • pagani (l'uomo senza la rivelazione di Dio) (cap. 1 v. 19-32);
    • filosofi o moralisti (l'uomo ateo che rispetta una morale) (cap. 2 v. 1-16);
    • Giudei (l'uomo religioso) (cap. 2 v. 17 - cap. 3 v. 8).
    Paolo conclude che ogni essere umano è peccatore e colpevole davanti a Dio (cap. 3 v. 9-20);
  2. il perdono e la giustificazione dei peccati (cap. 3, v. 21 al cap. 5, v. 11).
    Questa parte si occupa dei peccati al plurale, cioè gli atti di peccati oppure i frutti.
    La risposta proposta da Dio per risolvere questo problema dei peccati è la giustificazione:
    • per mezzo della grazia (cap. 3 v. 24);
    • per mezzo della fede (cap. 3 v. 28);
    • per mezzo del sangue di Gesù Cristo (cap. 5 v. 9).
  3. la liberazione del peccato (cap. 5 v. 12 al cap. 8 v. 39).
    Questa parte si occupa del peccato al singolare, cioè dell'albero che produce i frutti. Alla domanda: "Perché colui di cui i peccati sono stati perdonati continua a peccare?" l'apostolo Paolo risponde che tutto questo viene dalla natura peccatrice dell'uomo che si è trasmetta a tutti gli uomini da Adamo (cap. 5 v. 12-21).
    La soluzione di Dio al problema di questa radice di peccato che si trova nell'uomo, è la morte con Cristo (cap. 6 v. 8).
    Il peccato al singolare (vedere anche l'espressione 'la carne', o 'il vecchio uomo') non è perdonato come i peccati al plurale, ma è condannato alla croce (cap. 8 v. 3).
    La liberazione della potenza del peccato che abita ancora nel cristiano (cap. 7 v. 17) non può venire che da una potenza superiore e esterna: la potenza dello Spirito Santo (cap. 8);
  4. Israele e l'evangelo (capitoli 9, 10 e 11).
    Questi tre capitoli spiegano come conciliare un evangelo annunziato a tutti gli uomini e le promesse esclusive fatte a Israele;
  5. esortazioni pratiche e sottomissione ai poteri civili (cap. 12 al cap. 15 v. 7);
  6. il servizio dell'apostolo Paolo (cap. 15 v. 8-33);
  7. saluti e conclusione (cap. 16). Paolo saluta 26 cristiani, uomini e donne chiamandoli tutti per nome. Che le donne nella chiesa primitiva avessero un ruolo importante e portate come esempio di fede da imitare, lo dimostrano nella lunga lista di saluti, i saluti particolari alla cristiana Perside : "Salutate Perside, nostra diletta (la carissima Perside - CEI), poiché ha compiuto molte fatiche nel Signore" (16,12).

Sottoscrizione di alcuni manoscritti contenenti la Lettera ai Romani[modifica | modifica sorgente]

Codex Vaticanus B, con parte di due lettere di Paolo
  • Alcuni manoscritti hanno una sottoscrizione[39] alla fine della lettera paolina:
  • προς Ρωμαιους ("Ai Romani"), si trova in questi manoscritti: Codex Sinaiticus, Codex Alexandrinus, Codex Vaticanus, Codex Ephraemi Rescriptus, Codex Bezae;
  • προς Ρωμαιους εγραφη απο Κορινθου ("Ai Romani scritta da Corinto"): B2, D2,(P);
  • προς Ρωμαιους εγραφη απο Κορινθου δια Φοιβης της διακονου (" Ai Romani scritta da Corinto da Febe la diaconessa"):42, 90, 216, 339, 462, 466*, 642;
  • εγραφη η προς Ρωμαιους επιστολη δια Τερτιου επεμφτη δε δια Φοιβης απο Κορινθιων της εν Κεγχρεαις εκκλησιας ("L'epistola ai Romani scritta da Terzio e inviata da Febe dai Corinti della chiesa di Cencre"): solo nel 337;
  • προς Ρωμαιους εγραφη απο Κορινθου δια Φοιβης της διακονου της εν Κεγχρεαις εκκλησιας ("Ai Romani scritta da Corinto da Febe la diaconessa della chiesa di Cencrea"): 101, 241, 460, 466, 469, 602, 603, 605, 618, 1923, 1924, 1927, 1932, dal Textus Receptus.[40]

Influenza sulla teologia cristiana[modifica | modifica sorgente]

La lettera ha avuto un ruolo molto importante per lo sviluppo della teologia cristiana: come ha affermato un critico biblico, «quasi tutti i cristiani pensatori più importanti hanno studiato Romani. Origene, Tommaso d'Aquino e Filippo Melantone, per menzionarne solo alcuni, composero importanti commenti a Romani. E numerose nozioni teologiche sono state derivate interamente o in parte da Romani. Agostino d'Ippona acquisì la sua idea di peccato originale da Romani 5, Lutero ricevette la sua comprensione della giustificazione da sola fede da Romani 3-4, Giovanni Calvino ottenne la sua dottrina della doppia predestinazione da Romani 9-11, John Wesley derivò il suo distintivo insegnamento sulla santificazione da Romani 6 e 8, e Karl Barth imparò l'importanza della rettitudine di Dio da Romani 1 e 2. In breve, questa lettera ha esercitato una potente influenza su tutti i rami della Chiesa cristiana, e il suo impatto nel tempo sulle vite e sui pensieri di importanti pensatori cristiani è stato secondo solo ai vangeli canonici».[41]

Il cristiano "trasformato" e "rinnovato" nell'essenza di Romani 12,2[modifica | modifica sorgente]

«  E cessate di conformarvi a questo sistema di cose, ma siate trasformati rinnovando la vostra mente per provare a voi stessi la buona e accettevole e perfetta volontà di Dio, NWT, Romani 12,2 »

Uno dei passi 'principi' della lettera di Paolo ai Romani è quello di Romani 12:2 dove il convertito di Tarso spiega il processo di "trasformazione del cristiano". Un cristiano deve essere diverso da un pagano e lo si deve notare. Secondo Paolo, il cristiano deve subire un processo di 'trasformazione' rinnovando la sua stessa "mente". Ciò significa che scopo della vita, mentalità, e interessi, una volta cristiano, non dovevano essere più gli stessi. Un cristiano doveva essere 'diverso' con un 'processo' di cambiamento radicale tale, da cambiare la sua stessa "essenza". il Dizionario esegetico del Nuovo Testamento commentando il passo di Romani 12,2 infatti spiega: <<Come contrario a una conformazione [....] a questo mondo [....] Romani 12,2 richiede un cambiamento mediante un rinnovamento della mentalità>>. Il dizionario aggiunge che Paolo <<pensa chiaramente a un cambiamento costante, progressivo, dell'essenza inferiore>>[42][43]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Esiste anche un'altra lettera intitolata "Lettera ai Romani". Non fa parte del canone biblico e fu scritta ai credenti romani da Ignazio di Antiochia durante il suo viaggio che lo portò da Antiochia a Roma per la sua esecuzione. Lettera ai Romani di Ignazio di Antiochia : [1]
  2. ^ Statistiche del Nuovo Testamento
  3. ^ Catholic Resources of Bible, Liturgy, Art, and Theology
  4. ^ Bible. N.T. Romans-Commentaries-Romans Demythologized di James Park
  5. ^ Anchor Bible Commentary - Libro biblico di Romani, di J.A. Fitzmeyr, Doubleday, New York 1992
  6. ^ The New Interpreter's Bible: A Commentary in Twelve Volumes, di Leander E. Keck e altri, pag. 395, Abingdon Press, Nashville 2002
  7. ^ Gerd Theissen, Il Nuovo Testamento, Carocci, 2003, pag. 79.
  8. ^ Gerd Theissen colloca la redazione della lettera durante il soggiorno a Corinto dopo la riconciliazione con quella comunità (55-56)
  9. ^ William Barclay, The Letter to the Romans, 1975.
  10. ^ La Lettera ai Romani di William Barclay (inglese)
  11. ^ Word Bible Commentary - Romans 1-8, di J.D.G. Dunn, Word Books Publisher, Dallas 1988
  12. ^ Paul's Letter to the Romans: A Commentary, di P. Stuhlmacher, John Knox Press, Westminster 1994
  13. ^ Romani 16:22 : (Romani 16,22)
  14. ^ a b Dunn, xliv
  15. ^ Perspicacia nello Studio delle Scritture - Lettera ai Romani - volume 2 - pag. 798 , Watch Tower, New York 1988
  16. ^ (Romani 16,1-2)
  17. ^ The Epistle of Paul to the Romans: An Introduction and Commentary - Tyndale New Testament Commentaries, di Frederick Fyvie Bruce, Inter-Varsity Press, Leicester (England), 1983
  18. ^ Studi Biblici sulla Lettera ai Romani di Frederick Fyvie Bruce
  19. ^ Bruce, 12; Dunn, xliii
  20. ^ Dunn, xliii-xliv
  21. ^ a b Alessandro Sacchi, Lettera ai Romani, 2000.
  22. ^ Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile - Lettera ai Romani - pag. 203, Watch Tower, New York 1971
  23. ^ a b c Gerd Theissen, Il Nuovo Testamento, 2002.
  24. ^ The Blackwell Companion to The New Testament by David E. Aune ISBN 1-4051-0825-8 page 9 "While seven of the letters attributed to Paul are almost universally accepted as authentic (Romans, 1 and 2 Corinthians, Galatians, Philippians, 1 Thessalonians, Philomen), four are just as widely judged to be pseudepigraphical, i.e. written by unknown authors under Paul's name: Ephesians and the Pastorals (1 and 2 Timothy and Titus)
  25. ^ The Blackwell Companion to The New Testament
  26. ^ Eerdmans Commentary on the Bible by James D. G. Dunn (Nov 19, 2003) ISBN 0-8028-3711-5 page 1274 "There is general scholarly agreement that seven of the thirteen letters beariing Pau's name are authentic, but his authorship of the other six cannot be taken for granted... Romans, 1 and 2 Corinthians, Galatians, Philippians, 1 Thessalonians and Philomen are certainly Paul's own."
  27. ^ William Paley in Horæ Paulinæ, pag. 50
  28. ^ The Horæ Paulinæ of William Paley
  29. ^ Il libro Horæ Paulinæ di William Paley
  30. ^ Cranfield, C. E. B. - The Epistle to the Romans 1-8 (Vol. 1) - International Critical Commentary Series - King's Lynn: T&T Clark Ltd, 2004, p.1-2
  31. ^ La lettera ai Romani nel C.E.B. Cranfield [2]
  32. ^ Our Bible and the Ancient Manuscripts, di Frederic George Kenyon] 1958, p. 188. (1 ediz 1895) Edizioni Eyre and Spottiswoode, Londra
  33. ^ Our Bible and the Ancient Manuscripts, di Frederic George Kenyon
  34. ^ Our Bible and the Ancient Manuscripts, di Frederic George Kenyon
  35. ^ The Story of the Bible di Frederic George Kenyon, pag. 29
  36. ^ Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile - Lettera ai Romani - pag. 204, Watch Tower, New York 1971
  37. ^ The New Schaff-Herzog Encyclopedja of Religious Knowledge, 1956, volume VIII, pagina 56
  38. ^ a b Antonio Pitta, Lettera ai Romani, 2001.
  39. ^ Treccani : Vedi significato 'b' per sottoscrizione riguardanti i manoscritti
  40. ^ Bruce M. Metzger, A Textual Commentary on the Greek New Testament (2001), p. 477.
  41. ^ Charles D. Myers, The Anchor Bible Dictionary, v. 5, p. 817
  42. ^ Dizionario esegetico del Nuovo Testamento, di Horst Balz e Gherard Schneider; Edizione italiana a cura di O. Soffritti, edizioni Paidea, Brescia 19998, volume 2, coll. 352-353, ISBN 978-88-394-0676-7
  43. ^ Google books sul Dizionario esegetico del Nuovo Testamento

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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