Agostino d'Ippona

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(LA)
« Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te. »
(IT)
« Ci hai creati per Te, [Signore,] e inquieto è il nostro cuore fintantoché non trovi riposo in Te.[1] »
(Confessioni, I, 1, 1[2])
Sant'Agostino d'Ippona
Agostino in un dipinto di Antonello da Messina
Agostino in un dipinto di Antonello da Messina

Vescovo e dottore della Chiesa

Nascita Tagaste, oggi Souk Ahras (Numidia, oggi Algeria), 13 novembre 354
Morte Ippona, oggi Annaba (Numidia, oggi Algeria), 28 agosto 430
Venerato da Tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 28 agosto
Attributi Abiti vescovili, cuore infiammato
Patrono di vedi elenco

Aurelio Agostino d'Ippona (latino: Aurelius[3] Augustinus Hipponensis; Tagaste, 13 novembre 354Ippona, 28 agosto 430) è stato un filosofo, vescovo e teologo latino.

Padre, dottore e santo della Chiesa cattolica, è conosciuto semplicemente come sant'Agostino,[4] detto anche Doctor Gratiae ("Dottore della Grazia"). Secondo Antonio Livi, filosofo, editore e saggista italiano di orientamento cattolico, è stato «il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell'umanità in assoluto».[5] Le Confessioni sono l'opera più celebre della sua vastissima produzione;[6] è ritenuta tra le più importanti anche La città di Dio.[7]

Biografia e sintesi del pensiero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pensiero di Agostino d'Ippona.
« Agostino non è soltanto un pilastro della cultura, della teologia e della spiritualità, ma anche l'uomo vivo che parla, da cuore a cuore, agli uomini del nostro tempo. »
(Giuliano Vigini, prefazione a Le Confessioni, RCS MediaGroup, 2010)
Compendio della dottrina agostiniana

Per comprendere la dottrina di Agostino non si può prescindere dal suo vissuto esistenziale: trovandosi a sperimentare un insanabile dissidio tra la ragione e il sentimento, lo spirito e la carne, il pensiero pagano e la fede cristiana, la sua filosofia consistette nel tentativo grandioso di riconciliarli e tenerli uniti. Fu proprio l'insoddisfazione per quelle dottrine che predicavano una rigida separazione tra bene e male, luce e tenebre, a spingerlo ad abbandonare il manicheismo e a subire l'influsso dello stoicismo e soprattutto del neoplatonismo,[8] i quali viceversa riconducevano il dualismo in unità.[9]

Recependo il pensiero di Platone filtrato attraverso quello di Plotino, Agostino rielaborò così la dottrina delle idee, o quella emanatistica dell'Uno, sulla base della concezione trinitaria del Dio cristiano, che è insieme Sapienza, Potenza, e Volontà d'amore. Essendo Dio principio unico e assoluto dell'Essere, non può esistere un principio a Lui contrapposto, per cui il male è soltanto "assenza", privazione del Bene, imputabile unicamente alla disobbedienza umana. A causa del peccato originale nessun uomo è degno della salvezza, ma Dio può scegliere in anticipo chi salvare, tramite il ricorso alla grazia, che sola consente alla nostra anima di ricevere l'illuminazione. Ciò non toglie comunque che noi possediamo un libero arbitrio.[10]

A differenza della filosofia greca, però, dove la lotta tra bene e male non prevedeva un esito escatologico, Agostino ebbe presente come questa lotta si svolge soprattutto nella storia. Ciò condusse a una riabilitazione della dimensione terrena rispetto al giudizio negativo che ne aveva dato il platonismo: ora anche il mondo e gli enti corporei hanno valore e significato, in quanto frutti dell'amore di Dio. Si tratta di un Dio vivo e Personale, che sceglie di entrare nella storia umana, e il cui amore infinito (agàpe) è la risposta all'ansia di conoscenza, tipica dell'eros greco, che l'uomo prova per Lui.[11]

La vita di Agostino è stata tramandata con grande dettaglio nella sua opera Confessioni, sua storia morale, nelle Ritrattazioni, che descrivono l'evoluzione del suo pensiero, e nella Vita di Agostino, scritta dal suo amico Possidio, che narra l'apostolato del santo.

Dalla nascita alla conversione (354-387)[modifica | modifica sorgente]

Agostino, di etnia berbera,[12] ma di cultura totalmente ellenistico-romana, nacque a Tagaste il 13 novembre 354. Tagaste, attualmente Souk Ahras in Algeria, posta a circa 70 km a sud-est di Ippona, era a quei tempi una piccola città libera della Numidia proconsolare recentemente convertita al Donatismo. Anche se molto rispettabile, la sua famiglia non era ricca, e suo padre, Patrizio, uno dei curiales (consiglieri municipali) della città, era un pagano; alla lunga però, per influenza di Monica sua moglie, e madre di Agostino, Patrizio giunse alla conversione.

Infanzia e adolescenza[modifica | modifica sorgente]

Agostino recepì dai suoi genitori due opposte visioni del mondo, da lui spesso vissute in conflitto tra loro. Sarà tuttavia la madre, venerata tutt'oggi come santa dalla Chiesa cattolica, ad esercitare un grande ruolo nell'educazione e nella vita del figlio. Agostino ricevette da lei un'istruzione cristiana e fu iscritto fra i catecumeni. Una volta, quando era molto malato, chiese il battesimo, ma, essendo presto svanito ogni pericolo, decise di differire il momento della ricezione del sacramento, adeguandosi, così, ad una diffusa usanza di quel periodo. La sua associazione con "uomini di preghiera" lasciò tre grandi concetti profondamente incisi nella sua anima: l'esistenza di una Divina Provvidenza, l'esistenza di una vita futura con terribili punizioni e, soprattutto, Cristo il Salvatore.

« Fin dalla mia più tenera infanzia, io avevo succhiato col latte di mia madre il nome del mio Salvatore, Tuo Figlio; lo conservai nei recessi del mio cuore; e tutti coloro che si sono presentati a me senza quel Nome Divino, sebbene potesse essere elegante, ben scritto, ed anche pieno di verità, non mi portarono via. »
(Confessioni, I, IV)

Africano di nascita, apprese e utilizzò il punico ed il latino, mentre ebbe difficoltà con il greco, l'altra grande lingua, insieme al latino, della cultura dell'epoca. Patrizio, orgoglioso del successo del proprio figlio nelle scuole di Tagaste e Madaura, decise di mandarlo a Cartagine per prepararlo alla carriera forense, ma ci vollero molti mesi per raccogliere il denaro necessario, ed Agostino passò il suo sedicesimo anno a Tagaste, in un ozio in cui si scatenò una grande crisi intellettuale e morale. Egli stesso avrebbe in seguito narrato come, dominato da una profonda inquietudine, venisse risucchiato in un vortice di passioni, e provasse quasi attrazione per il peccato, come avvenne ad esempio in occasione del celebre furto delle pere, che Agostino organizzò insieme ad alcuni coetanei:

« Ma io, sciagurato, cosa amai in te, o furto mio, o delitto notturno dei miei sedici anni? Non eri bello se eri un furto; anzi, sei "qualcosa" per cui possa rivolgerti la parola?[13] Belli erano i frutti che rubammo... ma non quelli bramò la mia anima miserabile, poiché ne avevo in abbondanza di migliori. Eppure colsi proprio quelli al solo scopo di commettere un furto. »
(Confessioni, II, 6, 12)

"Crisi" cartaginese[modifica | modifica sorgente]

Agostino e la madre Monica

All'inizio della crisi pregava, ma senza il sincero desiderio di essere ascoltato e, quando giunse a Cartagine, verso la fine del 370, ogni situazione che gli capitava lo portava a deviare sempre di più dall'antico corso della sua vita: le molte seduzioni della grande città che era ancora per metà pagana, la licenziosità degli altri studenti, i teatri, l'ebbrezza del suo successo letterario ed uno smisurato desiderio di essere sempre il primo, anche nel peccato.[14] In questa città, appassionandosi di filosofia, iniziò a studiare la maggior parte dei testi principali della cultura ellenistico-latina. Dotato di un forte senso critico e animato da un desiderio bramoso di verità, passò gli anni della sua gioventù nella ricerca insaziabile del senso della vita. Non molto tempo dopo essere giunto a Cartagine, però, Agostino fu costretto a confessare a sua madre Monica di avere una relazione con una donna, che gli aveva dato un figlio, Adeodato (372), e con la quale visse in concubinato per quindici anni. Si separarono nel 386, quando ella lo lasciò a Milano per recarsi in Numidia con la promessa che sarebbe tornata. Agostino non ne riporta il nome in alcun testo.

Esistono pareri contrastanti nella valutazione di questa crisi. Alcuni, come Theodor Mommsen, la evidenziano, altri come Friedrich Loofs rimproverano a Mommsen questa conclusione o si dimostrano clementi verso Agostino,[15] quando affermano che, a quei tempi, la Chiesa permetteva il concubinato. Agostino mantenne comunque una certa dignità e, fin dall'età di diciannove anni, mostrò un genuino desiderio di uscire da quella condotta dissoluta: nel 373, la lettura dell'Hortensius di Marco Tullio Cicerone, oggi andato perduto, provocò un cambiamento di direzione nella sua vita. Si imbevve dell'amore per la saggezza che Cicerone così eloquentemente encomiava e, da quel momento, Agostino considerò la retorica soltanto una professione, da esercitare in qualità di insegnante. Il suo cuore si era completamente volto alla filosofia.[16]

Approdo al Manicheismo[modifica | modifica sorgente]

Nel 373 la sua ansia per la ricerca dell'assoluto lo fece approdare al Manicheismo, di cui, insieme al suo amico Onorato, divenne uno dei massimi esponenti e divulgatori. Agostino stesso narra che fu attratto dalle promesse di una filosofia libera dai vincoli della fede; dalle vanterie dei manichei che affermavano di aver scoperto delle contraddizioni nelle Sacre Scritture; e, soprattutto, dalla speranza di trovare nella loro dottrina una spiegazione scientifica della natura e dei suoi fenomeni più misteriosi. La mente indagatrice di Agostino era entusiasta per le scienze naturali ed i Manichei dichiaravano che la natura non aveva segreti per Fausto di Milevi, il loro dottore.[17] Tuttavia, tale adesione non fu scevra da dubbi che l'attanagliavano: essendo torturato dal problema dell'origine del male, Agostino, nell'attesa di risolverlo, diede credito all'esistenza di un conflitto tra due principi. C'era, inoltre, un fascino molto potente nell'irresponsabilità morale che risultava da una dottrina che negava la libertà ed attribuiva la commissione di crimini ad un principio esterno. Una volta unitosi a questo gruppo, Agostino gli si dedicò con tutto l'ardore del suo carattere; ne lesse tutti i libri, adottò e difese tutte le sue idee. Il suo attivissimo proselitismo convinse anche i suoi amici Alipio e Romaniano, i suoi mecenati di Tagaste, gli amici di suo padre che stavano sostenendo le spese dei suoi studi.

Fu durante questo periodo manicheo che le facoltà letterarie di Agostino giunsero al loro pieno sviluppo, quando era ancora un semplice studente di Cartagine.

Insegnamento[modifica | modifica sorgente]

Al termine dei suoi studi sarebbe dovuto entrare nel forum litigiosum, ma preferì la carriera letteraria. Possidio narra che tornò a Tagaste per "insegnare la grammatica". Il giovane professore incantò i suoi alunni, uno dei quali, Alipio, appena più giovane del suo maestro, per non lasciarlo dopo averlo seguito tra i Manichei, fu in seguito battezzato insieme a lui a Milano, per poi, probabilmente, diventare vescovo di Tagaste, la sua città natale.

Monica era profondamente dispiaciuta per l'eresia di Agostino e non l'avrebbe neanche ricevuto in casa o fatto sedere alla sua tavola, se non fosse stata consigliata da un vescovo che dichiarò che "il figlio di così tante lacrime e preghiere non poteva perire". Poco tempo dopo Agostino tornò a Cartagine, dove continuò ad insegnare retorica. I suoi talenti gli furono anche di maggiore vantaggio su questo palcoscenico più grande e, attraverso un'infaticabile ricerca delle arti liberali il suo intelletto raggiunse la piena maturità. Qui vinse un torneo di poesia ed il proconsole Vindiciano gli conferì pubblicamente la corona agonistica.

Fu in questo momento di ebbrezza letteraria, quando aveva appena completato il suo primo lavoro sull'estetica (ora perso) che Agostino cominciò a ripudiare il Manicheismo. Anche quando era nel suo massimo entusiasmo, tuttavia, gli insegnamenti di Mani erano stati lontani dal calmare la sua inquietudine. Nonostante fosse stato accusato di essere diventato un prete della "setta", non fu mai iniziato o enumerato fra gli "eletti", ma rimase un "uditore", il grado più basso nella gerarchia. Egli stesso fornì le ragioni del suo disincanto: prima di tutto l'inclinazione della filosofia manichea - "Distruggono tutto e non costruiscono nulla" -; poi la loro immoralità in contrasto con la loro apparente virtù; quindi la debolezza delle loro argomentazioni nella controversia con i "cattolici", ai cui precetti basati sulle Scritture la loro unica replica era: "Le Sacre Scritture sono state falsificate". Ma la ragione principale fu che tra loro non trovò la scienza a cui anelava, ossia quella conoscenza della natura e delle sue leggi che gli avevano promesso. Quando li interrogava sui movimenti delle stelle, nessuno di loro era in grado di rispondergli. "Attendi Fausto", gli dicevano, "lui ti spiegherà tutto". Finalmente, nel 383, Fausto di Milevi, il celebre vescovo manicheo, giunse a Cartagine. Agostino gli fece visita e lo interrogò,[17] ma scoprì nelle sue risposte solo volgare retorica, assolutamente estranea a qualsiasi cultura astronomica e matematica.[18] L'incantesimo si ruppe e, anche se Agostino non abbandonò immediatamente il gruppo, la sua mente iniziò a rifiutare le dottrine manichee.

Ambrogio, arcivescovo di Milano

Incontro con Ambrogio[modifica | modifica sorgente]

Nel 383 Agostino, all'età di 29 anni, cedette all'irresistibile attrazione che l'Italia aveva per lui; a causa della riluttanza della madre a separarsi da lui, dovette ricorrere ad un sotterfugio ed imbarcarsi con la copertura della notte. Non appena giunto a Roma, dove continuò a frequentare la comunità manichea, si ammalò gravemente. Quando guarì aprì una scuola di retorica ma, disgustato dai trucchi dei suoi alunni, che lo defraudavano spudoratamente delle loro tasse d'istruzione, fece domanda per un posto vacante come professore a Milano. Il praefectus urbi Quinto Aurelio Simmaco l'aiutò ad ottenere il posto con l'intento di contrastare la fama del vescovo Ambrogio.[19] Dopo aver fatto visita al vescovo, però, si sentì attratto dai suoi discorsi e iniziò a seguire regolarmente le sue predicazioni.

Neoplatonismo e Cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Agostino tuttavia fu travagliato da tre ulteriori anni di dubbi, durante i quali la sua mente passò attraverso varie fasi. In un primo tempo si volse verso la filosofia degli Accademici, attratto dal loro scetticismo pessimistico, deluso com'era dal manicheismo e diffidando ormai di ogni forma di credenza religiosa. Lo tormentava più di tutti il problema del male: se Dio esiste ed è onnipotente, perché non riesce ad annientarlo?

« Tali pensieri volgevo nel mio petto infelice, gravato da preoccupazioni tormentosissime, perché temevo la morte e non avevo trovato la verità. Pure rimaneva ferma stabilmente nel mio cuore la fede cattolica nel «Cristo tuo, Signore e Salvatore nostro»[20], una fede ancora informe sotto molti aspetti, e fluttuante al di fuori della dottrina, eppure il mio animo non l'abbandonava. »
(Confessioni, VII,5)

Ma fu poi decisivo l'incontro con la filosofia neo-platonica, dalla quale rimase entusiasmato. Aveva a mala pena letto le opere di Platone e di Plotino, quando gli si accese nuovamente la speranza di trovare la verità. Ancora una volta cominciò a sognare che lui ed i suoi amici potessero condurre una vita dedicata alla ricerca di essa, una vita priva di tutte le aspirazioni volgari come onori, ricchezza, o piacere, e con il celibato come regola.[21] Ma era solo un sogno; le sue passioni lo rendevano ancora schiavo.

Dal dubbio alla Verità

Il passaggio attraverso la fase del dubbio non fu per Agostino un semplice incidente di percorso, ma fu determinante per fargli trovare la via della fede. Secondo Agostino infatti, solo chi dubita è animato da un desiderio sincero di trovare la verità, a differenza di colui che non si pone nessuna domanda. È la consapevolezza della propria ignoranza che spinge a indagare il mistero; eppure non si cercherebbe la verità se non si fosse certi almeno inconsciamente della sua esistenza. Un tema, questo, di lontana ascendenza socratica e platonica, ma Agostino lo inserisce nell'ottica cristiana del Dio-Persona: è Dio stesso che fa nascere nell'uomo il desiderio della verità. Un Dio inconscio e nascosto che vuole farsi conoscere dall'uomo. Solo l'intervento della Sua grazia permette alla ragione umana di trascendere i suoi limiti, illuminandola. Ed è così che avviene l'intuizione: essa è un comprendere, e al tempo stesso un credere, che non avrebbe senso dubitare se non ci fosse una Verità che appunto al dubbio si sottrae; e che non si cercherebbe Dio se non Lo si fosse già trovato.[22]

Monica intanto, che aveva raggiunto suo figlio a Milano, lo convinse a fidanzarsi, ma la sua promessa sposa era troppo giovane, ed anche se Agostino salutò la madre di Adeodato, il suo posto fu presto preso da un'altra. Dovette così attraversare un ultimo periodo di lotta e di angoscia, durante il quale la sua volontà di convertirsi non riusciva a prevalere del tutto sull'idea dei piaceri a cui avrebbe dovuto rinunciare. Finché, anche grazie ai preziosi contributi del vescovo Ambrogio, intuì come la verità, tema centrale del suo itinerario filosofico, non sia un semplice fatto in sé da dominare, quale egli la percepiva nei tribunali dell'impero romano, ma che da essa si viene dominati, perché è qualcosa di assoluto, totale e universale. Comprendendo come la verità non sia un oggetto ma un Soggetto, cioè un'entità viva e Personale, proprio come viene presentata nei Vangeli[23], ebbe la certezza che Gesù fosse l'unica via per giungervi, e che alla Verità l'uomo aderisce innanzitutto con il suo modo di vivere. Fu un colloquio con Simpliciano, futuro successore di Ambrogio, che raccontò ad Agostino la storia della conversione del celebre retore neo-platonico Vittorino,[24] a preparare la strada per la conversione. Questa sarebbe avvenuta all'età di 33 anni, in un giardino di Milano, dove si racconta che Agostino sentì la voce di una bimba che canterellava tolle lege, ossia «prendi e leggi», invito che egli riferì alla Bibbia, che a quel punto aprì a caso cadendo su un passaggio di Paolo di Tarso (settembre 386).

Alcuni giorni più tardi, Agostino, mentre era malato, sfruttando le vacanze autunnali, si dimise dal suo lavoro di insegnante, andò con Monica, Adeodato, ed i suoi amici a Cassisiacum, residenza di campagna di Verecondo.[25] Lì si dedicò alla ricerca della vera filosofia che, per lui, ormai era inseparabile dal Cristianesimo.

Dalla conversione all'episcopato (386-396)[modifica | modifica sorgente]

Agostino riceve il battesimo dalle mani di Ambrogio

Agostino, gradualmente, conobbe la dottrina cristiana e, nella sua mente, iniziarono a fondersi la filosofia platonica ed i dogmi rivelati. La solitudine di Cassiciacum gli permise di realizzare un sogno a lungo inseguito: nei suoi libri Contra academicos, Agostino descrisse la serenità ideale di questa esistenza, animata solamente dalla passione per la verità. Inoltre completò l'istruzione dei suoi giovani amici, ora con letture in comune, ora con conferenze filosofiche alle quali, qualche volta, invitava anche Monica, ed i cui racconti, trascritti da un segretario, furono la base dei "Dialoghi". Licenzio avrebbe ricordato in seguito nelle sue Lettere le mattinate e le serate di filosofia durante le quali Agostino era solito intraprendere disquisizioni che si elevavano molto al di sopra dei luoghi comuni. I temi favoriti di queste conferenze erano la verità, la certezza (Contra academicos), la vera felicità nella filosofia (De beata vita), l'ordine provvidenziale del mondo e la sua perfezione matematica (De Musica), il problema del male (De ordine) ed infine Dio e l'anima (Soliloquia, De immortalitate animae).

Verso l'inizio della quaresima del 387, Agostino si recò a Milano dove, con Adeodato ed Alipio, prese posto fra i competentes per essere battezzato da Ambrogio nella Veglia pasquale.[26] Fu a questo punto che Agostino, Alipio, ed Evodio decisero di ritirarsi nella solitudine dell'Africa. Agostino rimase a Milano fino all'autunno, continuando i suoi lavori (De immortalitate animae e De musica). Poi, mentre era in procinto di imbarcarsi ad Ostia, Monica morì. Agostino, allora, rimase per molti mesi a Roma occupandosi principalmente della confutazione del Manicheismo. Tornò in Africa solo dopo la morte dell'usurpatore Magno Massimo (agosto 388) e, dopo un breve soggiorno a Cartagine, ritornò a Tagaste.

Subito dopo il suo arrivo, decise di iniziare a seguire il suo ideale di vita perfetta, dedicata a quel Dio che era giunto ad amare in età adulta:

« Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Sì, perché tu eri dentro di me ed io fuori: lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle sembianze delle tue creature. Eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, respirai ed ora anelo verso di te; ti gustai ed ora ho fame e sete di te; mi toccasti, e arsi dal desiderio della tua pace. »
(Confessioni X, 27.38)

Cominciò vendendo tutti i suoi beni e dando gli incassi ai poveri. Poi lui ed i suoi amici si ritirarono nel suo appezzamento di terreno, che già era stato alienato, per condurre una vita comune in povertà, in preghiera, e nello studio della letteratura sacra. Il libro De diversis quaestionibus octoginta tribus è il frutto delle riunioni tenute durante questo ritiro, nel quale scrisse anche il De Genesi contra Manicheos, il De magistro ed il De vera religione.

Agostino non pensava di diventare sacerdote e, per paura dell'episcopato, scappava anche dalle città nelle quali era necessaria un'elezione. Un giorno, essendo stato chiamato ad Ippona da un amico, stava pregando in una chiesa quando un gruppo di persone improvvisamente lo circondò. Costoro lo consolarono ed implorarono Valerio, il vescovo, di elevarlo al sacerdozio; nonostante i suoi timori, Agostino fu ordinato nel 391. Il novello sacerdote considerò la sua ordinazione come una ragione in più per riprendere la vita religiosa a Tagaste e Valerio approvò così entusiasticamente che gli mise a disposizione delle proprietà della chiesa, autorizzandolo a fondare un monastero.

Il suo ministero sacerdotale durato cinque anni fu molto fruttifero: Valerio l'autorizzò a predicare nonostante l'uso africano che riservava quel ministero ai soli vescovi; combatté l'eresia, specialmente quella manichea ed il suo successo fu notevole. Fortunato, uno dei loro grandi dottori, che Agostino aveva sfidato in pubblico, fu così umiliato dalla sconfitta che fuggì da Ippona. Egli abolì anche l'uso di tenere banchetti nelle cappelle dei martiri. L'8 ottobre 393 prese parte al Concilio Plenario d'Africa presieduto da Aurelio, vescovo di Cartagine, dove, dietro richiesta dei vescovi, fu obbligato a comporre una dissertazione che, nella sua forma completa, in seguito, divenne il trattato De fide et symbolo.

Vescovo di Ippona (395-430)[modifica | modifica sorgente]

Agostino in un affresco di Sandro Botticelli

Indebolito dall'età ormai avanzata, Valerio, vescovo di Ippona, ottenne da Aurelio, Primate d'Africa, che Agostino fosse associato alla sua sede in qualità di coadiutore. Pertanto Agostino si dovette rassegnare alla consacrazione dalle mani di Megalio, Primate di Numidia. Aveva quarantadue anni, ed avrebbe occupato la sede di Ippona per i successivi 34. Il nuovo vescovo comprese bene come combinare l'esercizio dei suoi doveri pastorali con l'austerità della vita religiosa e, sebbene avesse lasciato il suo monastero, la sua residenza episcopale divenne un monastero dove visse una vita di comunità con il suo clero, che osservava una religiosa povertà. La casa episcopale di Ippona divenne un vero vivaio per i nuovi fondatori di monasteri che presto si diffusero in tutta l'Africa e per i vescovi che occupavano le sedi vicine. Possidio[27] elencò dieci amici e discepoli del santo che furono elevati all'episcopato. In questo modo Agostino si guadagnò il titolo di patriarca dei religiosi e rinnovatore della vita ecclesiastica in Africa.

Le sue attività dottrinali, l'influenza delle quali era destinata a durare molto a lungo, furono molteplici: predicava frequentemente, a volte per cinque giorni consecutivi; scrisse lettere che trasmisero a tutto il mondo conosciuto la sua soluzione per i problemi dell'epoca; lasciò la sua impronta su tutti i concili africani ai quali partecipò, per esempio quelli di Cartagine del 398, 401, 407, 419 e di Milevi del 416 e 418; infine, lottò infaticabilmente contro tutte le eresie.

Controversia manichea ed il "problema del male"[modifica | modifica sorgente]

Dopo che Agostino divenne vescovo, lo zelo che, fin dai tempi del suo battesimo, manifestava nel portare i suoi ex correligionari all'interno della Chiesa, assunse una forma più paterna senza però perdere il suo antico ardore. Fra gli eventi più memorabili che avvennero durante questa controversia è da ricordare la grande vittoria del 404 su Felice, un "eletto" e grande dottore manicheo. Questi stava predicando ad Ippona e Agostino lo invitò ad una disputa pubblica, al termine della quale Felice si dichiarò vinto, si convertì e, insieme ad Agostino, sottoscrisse gli atti della disputa.

Nelle sue opere Agostino confutò successivamente: Mani (397), Fausto di Milevi (400),[17] Secondino (405) e (intorno al 415) i Priscillianisti, di cui gli aveva parlato Paolo Orosio. Queste opere contengono le sue opinioni sul "problema del male", opinioni basate sull'ottimismo derivante dall'idea che ogni opera di Dio è buona e che l'unica fonte del male è la libertà delle creature.[28] Agostino difese il libero arbitrio, anche nell'uomo, con tale ardore che i suoi lavori contro i Manichei sono una ricca fonte di argomentazioni per questo problema.

Agostino operò una prima distinzione fra il male fisico del corpo e il male morale dell'anima, legato al peccato. In questo modo superò una convinzione diffusa nel periodo precedente, che concepiva la malattia e il dolore come una conseguenza e una sorta di punizione divina delle azioni umane. Agostino escluse questa possibilità poiché "Dio è Amore", ed un'eventuale espiazione dei peccati si colloca in una vita ultraterrena. Dolore, fame, malattia e peccato hanno però la stessa origine metafisica, ontologica, sono mancanza di essere, nell'anima e nel corpo, così come teorizzava la filosofia classica. Il male non è concepibile da parte di Dio, mentre lo è da parte dell'uomo, che può attuarlo poiché è creato libero, "a immagine e somiglianza di Dio", come afferma la Genesi. In questo senso l'uomo può fare il male, mentre Dio no. Ciò non significa che l'uomo è più libero, o che la divinità cristiana non è onnipotente, ma che l'uomo, errando, può commettere atti che lo rendono imperfetto e infelice. Non commettere il male non è un limite, ma un segno di perfezione.

Agostino, come Socrate, sostenne l'intellettualismo etico, ossia che il male si manifesta per ignoranza, ed esclude nuovamente il male dalla natura divina perché questa è onnisciente. In altre parole, Dio non può fare il male per un motivo ontologico, perché il male è mancanza di essere, mentre lui è "Essenza", che non ha nulla fuori di sé, e per uno gnoseologico-etico, per il quale chi ha la conoscenza ed è veramente libero non commette atti legati all'ignoranza del proprio bene, e che negano la propria libertà. L'uomo è libero al punto di negare la propria libertà innata, compiendo il male; la fonte dell'essere e della conoscenza sono la medesima, e da entrambe deriva l'esclusione di una deviazione etica in un essere perfetto.[29]

La controversia donatista e la teoria della Chiesa[modifica | modifica sorgente]

Ritratto dipinto da Filippino Lippi

Lo scisma donatista fu l'ultimo episodio delle controversie montaniste e novazianiste che agitavano la Chiesa dal II secolo. Mentre l'oriente stava investigando sotto vari aspetti il problema divino e cristologico della "Parola", l'occidente, indubbiamente a causa della sua vocazione più pratica, si poneva il problema morale del peccato in tutte le sue forme. Il problema principale era la santità della Chiesa; il peccatore avrebbe potuto essere perdonato e rimanere al suo interno? In Africa la questione riguardava in particolar modo la santità della gerarchia. I vescovi di Numidia che, nel 312, avevano rifiutato di accettare come valida la consacrazione di Ceciliano alla sede di Cartagine da parte di un traditore, avevano dato il via ad uno scisma che aveva posto queste gravi questioni: i poteri gerarchici dipendono dalla dignità morale del presbitero? Come può l'indegnità dei suoi ministri essere compatibile con la santità della Chiesa?

Essendo stato identificato con un movimento politico, forse con un movimento nazionale contro la dominazione romana, al tempo dell'arrivo di Agostino ad Ippona, lo scisma aveva raggiunto proporzioni immense. Comunque, al suo interno è facile scoprire una tendenza di vendetta antisociale che gli imperatori dovevano combattere con leggi severe. La setta nota come "Soldati di Cristo", e chiamata dai cattolici "Circoncellioni" ("briganti", "vagabondi"), associata agli scismatici, fu caratterizzata da fanatica distruttività, causando una severa legislazione da parte degli imperatori.

La storia delle lotte di Agostino con i Donatisti è anche quella del suo cambio di opinione sull'utilizzo di misure rigide contro gli eretici. Anche la Chiesa d'Africa, dei cui concili era stato l'anima, lo seguì in questo cambio. Agostino, inizialmente, tentò di ritrovare l'unità attraverso conferenze e controversie amichevoli. Nei concili africani ispirò varie misure conciliatrici, spedì ambasciatori presso i Donatisti per invitarli a rientrare nella Chiesa o, almeno, esortarli ad inviare deputati ad una conferenza (403). I Donatisti accolsero questi inviti dapprima col silenzio, poi con insulti ed infine con tale violenza che Possidio, vescovo di Calama e amico di Agostino, sfuggì alla morte per puro caso, il vescovo di Bagaïa fu lasciato ricoperto di orribili ferite e la vita del vescovo di Ippona subì vari attentati.[30] Questa violenza dei Circoncellioni richiese una dura repressione, ed Agostino, apprendendo delle molte conversioni che ne seguirono, da allora approvò l'impiego di leggi rigide, pur non volendo mai che l'eresia fosse punibile con la morte.[31]

Nonostante ciò, i vescovi erano ancora favorevoli ad una conferenza con gli scismatici e, nel 410, un editto promulgato dall'imperatore Onorio pose fine al rifiuto dei Donatisti. Nel giugno 411, alla presenza di 286 vescovi cattolici e 279 vescovi donatisti, fu organizzato a Cartagine un solenne Concilio. I portavoce dei Donatisti erano Petiliano di Costantina, Primiano di Cartagine ed Emerito di Cesarea, gli oratori cattolici Aurelio di Cartagine ed Agostino. Alla questione storica in discussione, il vescovo di Ippona provò l'innocenza di Ceciliano e del suo consacratore Felice, sostenendo, nel dibattito dogmatico, la tesi cattolica che la Chiesa, finché esiste sulla terra, può, senza perdere la sua santità, tollerare i peccatori al suo interno nell'interesse della loro conversione. A nome dell'imperatore il proconsole Marcellino sanzionò la vittoria dei cattolici su tutti i punti in discussione.

Controversia pelagiana[modifica | modifica sorgente]

La questione della volontà

La disputa con Pelagio riguardava essenzialmente la natura della volontà. Contro di lui Agostino sosteneva che la volontà umana è stata irrimediabilmente corrotta dal peccato originale, che ha inficiato per sempre la nostra libertà. Quest'ultima consiste nella capacità, oramai andata perduta, di dare realizzazione ai nostri propositi, e va distinta perciò dal libero arbitrio, che è invece la facoltà razionale di scegliere, in linea teorica, tra il bene e il male. L'uomo, che è dotato di libero arbitrio, vorrebbe per natura tendere al bene, ma è incapace di perseguirlo, perché nel momento concreto della scelta la sua volontà si ritrova dilaniata:[32] una condizione di duplicità che Agostino esemplifica nell'espressione «vorrei volere».[33] Solo Dio con la sua grazia può redimere l'uomo, non solo illuminando i suoi eletti su cosa è bene, ma anche infondendo loro la volontà effettiva di perseguirlo, volontà che altrimenti sarebbe facile preda dell'incostanza e delle tentazioni malvagie. Solo in questo modo l'uomo potrà ritrovare la sua libertà.

La fine della controversia donatista coincise pressappoco con l'inizio di una nuova disputa teologica che impegnò Agostino fino alla sua morte. L'Africa, dove Pelagio ed il suo discepolo Celestio si erano rifugiati dopo il sacco di Roma da parte di Alarico, era diventato il principale centro di diffusione del movimento pelagiano. Già nel 412 un concilio tenuto a Cartagine aveva condannato i Pelagiani per le loro opinioni sulla dottrina del peccato originale, ma, grazie all'attivismo di Agostino, la condanna dei Pelagiani, che avevano avuto il sopravvento in un sinodo tenuto a Diospolis in Palestina, fu reiterata dai successivi concili tenuti a Cartagine e a Milevi, e confermata da papa Innocenzo I nel 417. Un secondo periodo di attivismo pelagiano si sviluppò a Roma; papa Zosimo fu inizialmente convinto da Celestio ma, dopo essere stato convinto da Agostino, nel 418 pronunciò una solenne condanna contro i Pelagiani. In seguito la disputa fu proseguita per iscritto contro Giuliano di Eclano, che aveva assunto la guida del gruppo ed attaccava violentemente Agostino.

Verso il 426 nacque il movimento dei Semipelagiani, i cui primi membri furono i monaci di Hadrumetum, in Africa, seguiti da quelli di Marsiglia guidati da Giovanni Cassiano, abate di San Vittore. Essi cercarono di mediare tra Agostino e Pelagio sostenendo che la grazia dovesse essere concessa solo a coloro che la meritano e negata agli altri. Informato delle loro opinioni da Prospero d'Aquitania, il santo scrisse il De praedestinatione sanctorum, nel quale spiegava che qualsiasi desiderio di salvezza era dovuto alla "Grazia di Dio" che, perciò, controllava completamente la nostra predestinazione.

Controversia ariana e ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Nel 426, all'età di 72 anni, desiderando risparmiare alla sua città il tumulto di un'elezione episcopale dopo la sua morte, Agostino spinse sia il clero che il popolo ad acclamare come suo ausiliare e successore il diacono Eraclio.

In quegli anni l'Africa fu sconvolta dalla rivolta del comes Bonifacio (427); i Visigoti inviati dall'imperatrice Galla Placidia per contrastare Bonifacio ed i Vandali che questi aveva chiamato in suo aiuto erano tutti Ariani e, al seguito delle truppe imperiali, entrò ad Ippona Massimino, un vescovo ariano. Agostino difese la propria fede in una conferenza pubblica (428) e con vari scritti. Essendo profondamente addolorato per la devastazione dell'Africa, lavorò per una riconciliazione tra il comes Bonifacio e l'imperatrice; la pace fu ristabilita, ma non con Genserico, il re vandalo. Bonifacio, cacciato da Cartagine, cercò rifugio ad Ippona, dove molti vescovi si erano già rifugiati per cercare protezione in questa città ben fortificata, ma i Vandali l'assediarono per ben diciotto mesi. Cercando di controllare la sua angoscia, Agostino continuò a confutare Giuliano di Eclano, ma, all'inizio dell'assedio, fu colpito da una malattia fatale e, dopo tre mesi, il 28 agosto 430, morì all'età di 75 anni.

Nel 718 il suo feretro, venerato per secoli a Cagliari dove era stato portato da esuli fuggiti all'invasione vandala del Nordafrica,[34] fu fatto trasportare dalla Sardegna a Pavia, ad opera del re longobardo Liutprando.[35]
Da allora le sue spoglie sono custodite nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro.

Le opere[modifica | modifica sorgente]

Agostino in un dipinto di Simone Martini

Agostino fu un autore molto prolifico, notevole per la varietà dei soggetti che produsse, come scritti autobiografici, filosofici, apologetici, dogmatici, polemici, morali, esegetici, raccolte di lettere, di sermoni e di opere in poesia (scritte in metrica non classica, bensì accentuativa, per facilitare la memorizzazione da parte delle persone incolte). Bardenhewer ne lodava la straordinaria varietà di espressione ed il dono di descrivere gli avvenimenti interiori, di dipingere i vari stati dell'anima e gli avvenimenti del mondo spirituale. In generale, il suo stile è nobile e casto; ma, diceva lo stesso autore, "nei suoi sermoni e negli altri scritti destinati al popolo, intenzionalmente, il tono scendeva ad un livello popolare".

Autobiografia e corrispondenza[modifica | modifica sorgente]

  • Le Confessioni, scritte intorno al 400, sono la storia della sua maturazione religiosa. Il nocciolo del pensiero agostiniano presente nelle Confessioni sta nel concetto che l'uomo è incapace di orientarsi da solo: esclusivamente con l'illuminazione di Dio, a cui deve obbedire in ogni circostanza, l'uomo riuscirà a trovare l'orientamento nella sua vita. La parola "confessioni" viene intesa in senso biblico (confiteri), non come ammissione di colpa o racconto, ma come preghiera di un'anima che ammira l'azione di Dio nel proprio interno.
  • Le Retractationes, o "Ritrattazioni" (composte verso la fine della sua vita, tra il 426 e il 428), sono una revisione, un riesame dei propri lavori ripercorsi in ordine cronologico, spiegando l'occasione della loro genesi e l'idea dominante di ognuno. Rappresentano una guida di inestimabile valore per comprendere l'evoluzione del pensiero di Agostino.
  • Le Epistolae, o "Lettere", che nella raccolta benedettina ammontano a 270 (53 dei corrispondenti di Agostino), sono utili per la conoscenza della sua vita, della sua influenza e della sua dottrina.

Scritti filosofici[modifica | modifica sorgente]

Queste opere, in gran parte composte nella villa di Cassisiacum, dalla conversione al battesimo (388-387), continuano l'autobiografia di Agostino iniziando il lettore alle ricerche ed alle esitazioni platoniche della sua mente. Sono saggi letterari, la cui semplicità rappresenta il culmine dell'arte e dell'eleganza. In nessun'altra opera lo stile di Agostino è così castigato e la sua lingua così pura. La loro forma dialogica dimostra che erano di ispirazione platonica e ciceroniana. le principali sono:

  • Contra Academicos o "Contro gli Accademici", l'opera filosofica più importante;
  • De Beatâ Vitâ o "La Vita Beata";
  • De Ordine o "L'Ordine";
  • Soliloquia o "Soliloqui", in due libri;
  • De Immortalitate animae o "L'immortalità dell'Anima";
  • De Magistro o "Il Maestro", un dialogo tra Agostino e suo figlio Adeodato;
  • De Musica o "La Musica", in sei libri.

Scritti apologetici[modifica | modifica sorgente]

Le sue opere apologetiche rendono Agostino il grande teorico della fede, e delle sue relazioni con la ragione. «Lui è il primo dei Padri» - affermava Adolf von Harnack (Dogmengeschichte, III 97) - «che sentì il bisogno di costringere la sua fede a ragionare».

  • La città di Dio (De civitate Dei contra Paganos, "La città di Dio contro i Pagani"), in 22 libri, fu iniziato nel 413 e terminato nel 426; esso rappresentava la risposta di Agostino ai pagani che attribuivano la caduta di Roma (410) all'abolizione del Paganesimo. Considerando il problema della Divina Provvidenza applicato all'Impero romano, egli allargò l'orizzonte e creò la prima filosofia della storia, abbracciando con uno sguardo i destini del mondo raggruppati intorno alla religione cristiana. La città di Dio è considerata il più importante lavoro del vescovo di Ippona. Mentre le Confessioni sono teologia vissuta nell'anima e rappresentano la storia dell'azione di Dio sugli individui, La città di Dio è teologia incastonata nella storia dell'umanità che spiega l'azione di Dio nel mondo; l'opera costituisce una vera e propria apologia del Cristianesimo messo a confronto con la civiltà pagana, oltre a fornire riflessioni sulla "grandezza e l'immortalità dell'anima". In essa Agostino cerca di dimostrare che la decadenza della cosiddetta città degli uomini (contrapposta a quella di Dio e da lui identificata proprio con l'Impero romano d'Occidente) non poteva essere imputata in alcun modo alla religione cristiana, essendo il frutto di un processo storico teleologicamente preordinato da Dio.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce La visione escatologica della storia nel pensiero di Agostino.
  • De vera religione o "La vera religione" fu composto a Tagaste tra il 389 ed il 391;
  • De utilitate credendi o "L'utilità di credere", del 391;
  • De fide rerum quae non videntur o "La fede nelle cose che non si vedono", del 400;
  • Lettera 120 a Consenzio.

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Contro i Manichei[modifica | modifica sorgente]

  • De moribus Ecclesiae catholicae et de moribus Manichaeorum o " I costumi della Chiesa e i costumi dei Manichei", scritto a Roma nel 368;
  • "De duabus animabus contra Manichaeos" o "Le due anime contro i Manichei", scritto prima del 392;
  • Acta seu disputatio contra Fortunatum manichaeum o "Atti della disputa contro il manicheo Fortunato", del 392;
  • Contra Felicem manichaeum o "Contro il manicheo Felice", del 404
  • De libero arbitrio o "Il libero arbitrio", opera importante per la trattazione dell'origine del male;
  • Contra Adimantum manichaei discipulum o "Contro Adimanto, discepolo manicheo";
  • Contra epistolam Manichaei quam vocant Fundamenti o "Contro la lettera di Mani che chiamano della Fondazione";
  • Contra Faustum manichaeum o "Contro il manicheo Fausto";
  • Contra Secundinum manichaeum o "Contro il manicheo Secondino";
  • De Genesi contra Manichaeos o "La Genesi contro i Manichei";
  • De natura boni contra Manichaeos o "La natura del bene contro i Manichei";

Contro i Donatisti[modifica | modifica sorgente]

  • Psalmus contra partem Donati o "Salmo contro la fazione di Donato", scritto intorno al 395, è semplicemente un canto ritmato per uso popolare, il più antico esempio del genere;
  • Contra epistolam Parmeniani o "Contro la lettera di Parmeniano", scritto nel 400;
  • De baptismo contra Donatistas o "Il battesimo contro i Donatisti", scritto intorno al 400, una delle opere più importanti scritte durante questa controversia;
  • Contra litteras Petiliani o "Contro le lettere di Petiliano";
  • Contra Cresconium grammaticum Donatistam o "Contro il grammatico donatista Cresconio";
  • Breviculus collationis cum Donatistas o "Sommario della conferenza coi Donatisti";
  • Contra Gaudentium Donatistarum episcopum o "Contro Gaudenzio vescovo dei Donatisti";
  • De gestis cum Emerito Donatistarum episcopo o "Gli atti del confronto con Emerito vescovo dei Donatisti";
  • Epistola ad Catholicos contra Donatistas o "Lettera ai Cattolici contro i Donatisti";
  • Post collationem ad Donatistas o "Ai Donatisti dopo la conferenza".
  • De unico baptismo contra Petilianum o "Il battesimo unico contro Petiliano";
  • Un buon numero di epistolae sull'argomento.

Contro i Pelagiani[modifica | modifica sorgente]

  • De peccatorum meritis et remissione et de baptismo parvolorum o "Il castigo e il perdono dei peccati e il battesimo dei piccoli", scritto nel 412, tratta del merito e del perdono;
  • De Spiritu et litterâ o "Lo Spirito e la lettera", scritto nel 412;
  • De perfectione iustitiae hominis o "La perfezione della giustizia dell'uomo", scritto nel 415 ed importante per la comprensione del pensiero pelagiano;
  • De gestis Pelagii o "Le gesta di Pelagio", scritto nel 417, narra la storia del Concilio di Diospolis, di cui riproduce gli atti;
  • De gratia Christi et de peccato originale contra Pelagium o "La grazia di Cristo ed il peccato originale contro Pelagio", scritto nel 418;
  • De nuptiis et concupiscentiâ o "Le nozze e la concupiscenza", scritto nel 419;
  • Contra duas epistolas Pelagianorum o "Contro due lettere dei Pelagiani";
  • De natura et gratia contra Pelagium o "La natura e la grazia contro Pelagio";
  • Contra Iulianum haeresis pelagianae o "Contro Giuliano dell'eresia pelagiana", ultimo della serie, interrotta dalla morte del santo.

Contro i Semipelagiani[modifica | modifica sorgente]

  • De correptione et gratiaâ o "La correzione e la grazia", scritto nel 427;
  • De praedestinatione sanctorum o "La predestinazione dei santi", scritto nel 428;
  • De dono perseverantiae o "Il dono della perseveranza", scritto nel 429.

Contro gli Ariani[modifica | modifica sorgente]

  • Contra sermonem Arianorum o "Contro il sermone degli Ariani", del 418;
  • Collatio cum Maximino Arianorum episcopo o "Conferenza con Massimino vescovo degli Ariani";
  • Contra Maximinum haereticum episcopum Arianorum o "Contro Massimino vescovo eretico degli Ariani".

Altre eresie[modifica | modifica sorgente]

  • De haeresibus o "Le eresie";
  • Contra Priscillanistas et Origenistas o "Contro i Priscillanisti e gli Origenisti".

Scritti esegetici[modifica | modifica sorgente]

I più notevoli dei suoi lavori biblici illustrano o una teoria dell'esegesi (generalmente approvata) che si diletta nel trovare interpretazioni mistiche ed allegoriche, o lo stile della predicazione che si fonda su quei punti di vista. La sua produzione strettamente esegetica è ben lontana, tuttavia, dall'eguagliare il valore scientifico di quella di Girolamo: la sua conoscenza delle lingue bibliche era insufficiente. Comprendeva il greco con qualche difficoltà e, per quanto riguarda l'ebraico, tutto ciò che si può desumere dagli studi di Schanz e Rottmanner è che aveva familiarità con il punico, una lingua simile all'ebraico. Inoltre, le due grandi qualità del suo genio, la prodigiosa sottigliezza e l'ardente sensibilità, lo portarono a destreggiarsi tra interpretazioni che a volte erano più ingegnose che realistiche. Tra le sue opere vanno ricordate:

  • De doctrina christiana o "La dottrina cristiana", iniziato nel 397 e terminato nel 426, fu il primo vero trattato esegetico della storia, poiché Girolamo scrisse piuttosto come controversialista; esso si occupa della predicazione, dell'interpretazione della Bibbia e dei rapporti fra retorica classica e retorica cristiana.
  • De Genesi ad litteram o "La Genesi alla lettera", composto tra il 401 ed il 415;
  • Enarrationes in Psalmos o "Commenti ai Salmi", un capolavoro di eloquenza popolare;
  • De sermone Domini in monte o "Il discorso del Signore sulla montagna", scritto durante il suo ministero sacerdotale;
  • De consensu evangelistarum o "Il consenso degli evangelisti", scritto nel 400;
  • In evangelium Ioannis o "Nel vangelo di Giovanni", scritto nel 416 e, generalmente, considerato una delle opere migliori di Agostino;
  • Expositio Epistolae ad Galatos o "Esposizione della Lettera ai Galati";
  • Annotationes in Iob o "Annotazioni in Giobbe";
  • De Genesi ad litteram imperfectus o "La Genesi alla lettera incompiuta";
  • Epistolae ad Romanos inchoata expositio o "Inizio dell'esposizione della Lettera ai Romani";
  • Expositio quarundam propositionum ex Epistola ad Romanos o "Esposizione di alcune frasi dalla Lettera ai Romani";
  • In Epistolam Ioannis ad Parthos o "Nella Lettera di Giovanni ai Parti";
  • Locutiones in Heptateuchum o "Locuzioni nell'Ettateuco".

De doctrina cristiana[modifica | modifica sorgente]

Da quando Agostino fu ordinato sacerdote cominciò seriamente a interessarsi all'esegesi delle Sacre Scritture. Quest'opera, redatta in quattro libri, raccoglie la sua esperienza di commentatore biblico: i primi tre libri trattano della comprensione dei contenuti (res) e delle parole (signa), il quarto discorre della corretta esposizione dei contenuti (proferre).

Il commentatore dei testi sacri, in questo caso della Bibbia, deve ponderare bene le proprie ipotesi e obbligatoriamente valutarle alla luce della gemina caritas o «duplice carità» cristiana,[36] presente in ogni parte della Sacra Scrittura: questo duplice amore, quello per Dio e quello per il prossimo, ne rappresenta il valore portante. Il lettore deve inoltre prestare molta attenzione alla comprensione delle parole che possono risultare sconosciute, spiegabili attraverso il confronto con le lingue greco-ebraiche, oppure quelle ambigue, che possono essere veramente comprese ricorrendo al testo originale o in alternativa consultando altre traduzioni a disposizione. Agostino dimostra qui uno spirito filologico di sensibilità molto elevata, ed elabora concetti di scientificità basilari per l'approccio alla comprensione di un testo.

Per quanto riguarda il proferre, l'autore ammette, a differenza di altri autori cristiani, l'uso della retorica classica purché miri alla creazione di una nuova retorica cristiana, che per essere tale deve essere esercitata da uomini meritevoli e integerrimi, ricordando il pensiero di Catone (un buon cittadino è un ottimo oratore).

All'interno del componimento si trovano molte riflessioni interessanti, come la differenza tra frui ("godere") e uti ("usare"), basata su una concezione che vede l'uomo bearsi di tutto ciò che provoca diletto ed usa ogni mezzo che è necessario per raggiungere tale piacere.[37] Nel sistema del godimento creato da Agostino, Dio naturalmente occupa il posto massimo, dunque l'uomo per raggiungere tale letizia deve impiegare gli strumenti che possiede, ossia l'anima e il corpo. L'altra riflessione che emerge è di carattere linguistico-culturale e consiste nella differenza tra res (la cosa in sé) e signum (ciò che rimanda ad altro). La parola è sicuramente un segno, afferma Agostino, pertanto la teoria platonica di un linguaggio naturale viene sostituita da quella di un linguaggio convenzionale, ossia frutto di un accordo comune tra gli uomini. Il filosofo chiude l'opera esprimendo la sua idea di nuova retorica cristiana: un'opera non dev'essere giudicata attraverso canoni prefissati (cioè quelli della retorica classica) ma, più propriamente, in base a ciò che essa realmente contiene.

Opere dogmatiche e morali[modifica | modifica sorgente]

  • De Trinitate o "La Trinità", in 15 libri, scritto dal 400 al 416, è l'opera più complessa e profonda di Agostino. Gli ultimi libri sulle analogie che il mistero della Trinità ha con la nostra anima sono molto discussi;
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Il problema trinitario nel pensiero di Agostino.
  • Enchiridion de fide, spe et charitate o "Manuale sulla fede, sulla speranza e sull'amore", scritto nel 421 su richiesta di un pio romano, Laurenzio, è una sintesi della teologia di Agostino, ridotta alle tre virtù teologiche. Padre Faure ne ha elaborato un dotto commentario, mentre Harnack un'analisi particolareggiata (Storia dei dogmi, III, 205 221);
  • De diversis quaestionibus ad Simplicianum o "Diverse domande a Simpliciano", scritto nel 397, dove Agostino torna sul tema della grazia salvatrice, ritenuta un dono gratuito che non dipende da meriti ma esclusivamente «da Dio che usa misericordia»,[38] secondo una prospettiva echeggiante la predicazione di Paolo;
  • Quaestiones Evangeliorum o "Domande sui Vangeli";
  • Quaestiones in Heptateuchum o "Domande sull'Ettateuco";
  • Quaestiones septemdecim in Evangelium secundum Matthaeum o "Diciassette domande sul Vangelo secondo Matteo";
  • De diversis quaestionibus octoginta tribus o "Ottantatré diverse questioni";
  • De octo Dulcitii quaestionibus o "Le otto domande di Dulcizio";
  • De octo quaestionibus ex Veteri Testamento o "Otto domande sull'Antico Testamento";
  • De bono coniugali o "Il bene del matrimonio";
  • De bono viduitatis o "Il bene della vedovanza";
  • De coniugiis adulterinis o "Le unioni adulterine";
  • De continentia o "La continenza";
  • De cura pro mortuis gerenda o "La cura che dev'essere riservata ai morti";
  • De mendacio o "La menzogna";
  • De patientia o "La pazienza";
  • De quantitate animae o "La grandezza dell'anima";
  • De utilitate ieiunii o "L'utilità del digiuno";
  • De sancta virginitate o "La santa verginità".

Pastorali e predicazioni[modifica | modifica sorgente]

Oltre alle omelie sulle Scritture, i Benedettini hanno raccolto 363 sermoni di provata autenticità; la loro brevità suggerisce che sono stenografici, spesso revisionati da Agostino stesso. Se il Dottore che era in lui predominava sull'oratore, aveva meno colore, meno opulenza, meno attualità e meno fascino orientale di Giovanni Crisostomo, ma, d'altra parte, dimostrava una logica più nervosa, paragoni più arditi, maggiore elevazione e maggiore profondità di pensiero e, a volte, nei suoi scoppi d'emozione e nelle sue cadute nella forma dialogica, raggiungeva il potere irresistibile dell'oratore greco. Tra queste opere:

  • De catechizandis rudibus o "I novelli catechizzandi", scritto nel 400, in cui viene spiegata la teoria della predicazione e dell'istruzione religiosa delle persone;
  • De disciplina christiana o "La disciplina cristiana", in 4 libri;
  • Sermo ad Caesariensis Ecclesiae plebem o "Discorso al popolo della Chiesa di Cesarea";
  • Sermones o "Sermoni", caratterizzati dalla chiarezza d'esposizione e dall'efficacia della nuova retorica teorizzata nel De doctrina christiana.

Altre opere[modifica | modifica sorgente]

  • Adversus Judaeos o "Contro i Giudei", in quest'opera Agostino attacca i giudei, accusati di avversare la nuova fede cristiana; le disgrazie patite dai giudei attraverso la diaspora e le loro sciagure rappresentavano, per Agostino, la testimonianza della «validità della religione cristiana e dunque la giustezza della nuova interpretazione delle Sacre Scritture». Agostino avanzava verso i giudei l'accusa gravissima di aver crocifisso ed ucciso Cristo: «... i giudei lo tengono prigioniero, i giudei lo insultano, i giudei lo legano, lo incoronano di spine, lo disonorano con gli sputi, lo flagellano, lo coprono di ingiurie, lo appendono alla Croce, lo trapassano con una lancia, alla fine lo seppelliscono». In quest'opera Agostino tracciava anche una netta divisione tra cristiani ed ebrei giudei: una cesura dettata dall'esigenza dello Spirito con riferimento alla comune discendenza da Abramo. Per i giudei era un'origine carnale, non originata dalla Fede in Dio, come è invece per i cristiani: «È la stirpe dei giudei che trae origine dalla sua carne, - scrive Agostino - non la stirpe dei cristiani: noi discendiamo da altre genti e tuttavia imitando la sua virtù, siamo divenuti figli di Abramo. [...] Noi siamo dunque fatti discendenti di Abramo per grazia di Dio. Dio non fece suoi eredi i discendenti carnali di Abramo. Anzi questi li ha diseredati per adottare quegli altri».
  • Contra adversarium Legis et Prophetarum o "Contro l'avversario della Legge e dei Profeti";
  • Contra mendacium o "Contro la menzogna";
  • De agone Christiano" o "Il combattimento cristiano";
  • De anima et eius origine contra Vincentium Victorem o "L'anima e la sua origine contro Vincenzo Vittore";
  • De divinatione demonum o "La divinazione dei demoni";
  • De excidio urbis Romae o "La rovina della città di Roma";
  • De fide et operibus o "La fede e le opere";
  • De fide et symbolo o "La fede e il simbolo";
  • De Gratia et libero arbitrio o "La Grazia ed il libero arbitrio";
  • De opera monachorum o "L'opera dei monaci";
  • De Scriptura Sacra speculum o "Specchio della Sacra Scrittura";
  • De symbolo ad Catechumenos o "Il simbolo ai Catecumeni";
  • Regula ad servos Dei o "Regola ai servi di Dio".

Culto[modifica | modifica sorgente]

Agostino è venerato come santo dalla Chiesa cristiana da tempo immemorabile.

Nel 1298 fu annoverato fra i primi quattro dottori della Chiesa.[39]

In occasione del XV centenario della morte papa Pio XI ne commemorò la figura nell'enciclica Ad Salutem Humani del 20 aprile 1930. In occasione del XVI anniversario della conversione, papa Giovanni Paolo II pubblicò la lettera apostolica Augustinum Hipponensem, del 28 agosto 1986.

Il 22 aprile 2007 papa Benedetto XVI si recò a Pavia, nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, a pregare presso la tomba del santo.

Sant'Agostino è santo patrono delle seguenti città:

È santo compatrono di Pavia (a partire dal 16 settembre 2007, dal decreto stipulato il 28 agosto 2007)

Ordini religiosi ispirati ad Agostino[modifica | modifica sorgente]

Ad Agostino si rifanno numerose forme di vita religiosa, tra i quali l'Ordine di Sant'Agostino (OSA), chiamato degli Agostiniani: diffusi in tutto il mondo, insieme agli Agostiniani scalzi (OAD) e agli Agostiniani Recolletti (OAR), costituiscono nella Chiesa cattolica la principale eredità spirituale del santo di Ippona, alla cui Regola di vita si ispirano anche numerose altre congregazioni, come ad esempio i Domenicani, oltre ai Canonici Regolari di Sant'Agostino.

A lui si deve la nascita delle varie regole del monachesimo, come la Regula Magistri e la Regola di San Benedetto. Cesario d'Arles, infatti, si ispirò ai suoi scritti sia per le sue prediche che per la fondazione di alcuni ordini monastici.

Anche alcune Chiese scismatiche africane, fenomeni a metà tra le cosiddette "Piccole Chiese" ed il sincretismo (in particolare quelle fornite di successione apostolica), sorte nel corso del XIX e del XX secolo, si sono auto-definite Agostiniste, in considerazione dell'origine africana del santo.

Opere d'arte dedicate ad Agostino[modifica | modifica sorgente]

Pittura[modifica | modifica sorgente]

Scultura[modifica | modifica sorgente]

Film e fiction[modifica | modifica sorgente]

  • Agostino d'Ippona, film-tv, regia di Roberto Rossellini (Italia 1972), con Dary Berkany e Virginio Gazzolo.
    Questo film esiste anche in DVD edito da Is. Luce nel 2005, con una durata di 115 minuti.
  • Sant'Agostino, miniserie televisiva, regia di Christian Duguay (Italia 2009), con Alessandro Preziosi, Monica Guerritore, Franco Nero, Katy Louise Saunders, Serena Rossi. Prodotto da RAI Fiction con Alessandro Preziosi e Franco Nero nella parte del protagonista.
    La sceneggiatura, in parte di fantasia, si fonda su dati storici, o quanto meno realistici: ad esempio, non c'è documentazione del fatto che Agostino abbia ottenuto la liberazione di prigionieri dal re dei Vandali, ma l'avvenimento in sé non è improbabile, dato che altri vescovi, in simili occasioni, l'avevano fatto, com'è il caso di San Mercuriale, vescovo di Forlì, che aveva ottenuto, pochi anni prima, la liberazione dei suoi concittadini prigionieri dei Visigoti.

Opere teatrali[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

  • Marco Bargagna, Agostino d'Ippona, Italia 2001, Oratorio per Soli, Coro e Orchestra - 2CD - Interpreti: Maria Billeri, Soprano, Giancarlo Ceccarini, Baritono, Salvatore Ciulla, Voce recitante. Dir. Stafano Barandoni. Testi tratti dagli scritti di Agostino, dalla Vita di Agostino di Possidio e dai libri liturgici
  • Corrado Cicciarelli, Aldino Leoni, Il Sacco di Sant'Agostino, Italia 1994 (I edizione, esecuzione prima in San Pietro in Ciel d'Oro) e 2009 (II edizione) Oratorio (musicassetta e libretto edizioni Joker, 1994) - Interpreti: Corrado Cicciarelli, Aldino Leoni, Mario Martinengo, Andrea Negruzzo, Giorgio Penotti (Gruppo dell'Incanto).

Romanzi filosofici[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://books.google.it/books?id=9p_3hfDLwJYC&pg=PT41&hl=it&source=gbs_toc_r&cad=4#v=onepage&q&f=false
  2. ^ Versione bilingue.
  3. ^ Il nome "Aurelio" gli fu dato, per errore, nel Medioevo.
  4. ^ Sant'Agostino, in San Carlo Borromeo, I Santi di Milano, Il Club di Milano, 2012 ISBN 978-88-97618-03-4 (dove Agostino viene annoverato da Carlo Borromeo tra i santi di Milano).
  5. ^ Citazione tratta da Antonio Livi, Storia Sociale della Filosofia, Vol I, pag.242, Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 2004, ISBN 88-534-0267-9
  6. ^ Giuseppe Lorizio, Teologia fondamentale, vol. I, p. 273, Roma, Città Nuova, 2004.
  7. ^ Poujoulat, Storia di Sant'Agostino: sua vita, sue opere, vol. III, p. 132, Losanna, S. Bonamici, 1845.
  8. ^ «L'aggancio con le dottrine stoiche in Agostino è mediato attraverso Cicerone e Varrone», dai quali egli riprende, tra le altre cose, l'idea della felicità come scopo della filosofia (Luigi Manca, Il primato della volontà in Agostino e Massimo il Confessore, p. 57, Roma, Armando editore, 2002 ISBN 88-8358-385-X). Sull'influsso dello stoicismo sul giovane Agostino, che se ne discosterà soltanto nella vecchiaia, cfr. anche L'originalità del Verbum nel De Trinitate di Agostino d'Ippona, articolo di Gaetano Piccolo, Mondodomani, 2011.
  9. ^ Oggi infatti gli studiosi concordano sul fatto che la filosofia agostiniana è sostanzialmente di stampo neoplatonico (cfr. Werner Beierwaltes, Agostino e il neoplatonismo cristiano, prefazione e introduzione di Giovanni Reale, traduzione di Giuseppe Girgenti e Alessandro Trotta, Milano, Vita e pensiero, 1995). Gli studi del professor Reale ad esempio hanno contribuito a rimuovere le interpretazioni medievali del pensiero di Agostino, riconducendolo entro la cornice di un autentico neoplatonismo (cfr. Sant'Agostino erede di Platone).
  10. ^ «Nessuna altra cosa può rendere la mente compagna del desiderio disordinato se non la propria volontà e il libero arbitrio» (Agostino, Il libero arbitrio, libro I, 11, 21).
  11. ^ Heinz Heimsoeth, I grandi temi della metafisica occidentale, pp. 110-111, Milano, Mursia, 1973.
  12. ^ Henri-Irénée Marrou, Crise de notre temps et réflexion chrétienne de 1930 à 1975, Beauchesne, 1978, p. 177; Étienne Gilson, Le philosophe et la théologie (1960), Vrin, 2005, p. 175; Encyclopedia Americana, Scholastic Library Publishing, 2005, volume 3, p. 569; Guy Bedouelle, L'Histoire de l'Eglise, Rouergues, 2004, p. 34; Norman Cantor, The Civilization of the Middle Ages, Harper Perennial, 1994, p. 74; François Mauriac, Bloc-notes, 1952-1957, Flammarion, 1958, p. 320; Claude Lepelley, Saint Augustin et le rayonnement de sa pensée dans Histoire du Christianisme, Seuil, 2007. p. 122; Grand Larousse encyclopédique, Librairie Larousse, 1960, tomo 1, p. 144.
  13. ^ Emerge qui velatamente il pensiero di Agostino sulla natura del male, concepito come un semplice non-essere: il furto, opera malvagia, è privo di consistenza. «Qualcosa» erano le pere, ma non da esse egli era attratto, bensì dal desiderio di rubare fine a se stesso.
  14. ^ «Venni a Cartagine, dove da ogni parte mi strepitava intorno una ridda di turpi amori. [...] Cercavo un oggetto da amare, amando di amare, e detestavo la tranquillità e la via senza trappole, perché avevo un vuoto, dentro di me, di cibo interiore. [...] Perciò l'anima mia era malata e, piena d'ulceri, si gettava al di fuori, sulle creature, miserabilmente avida di essere sfregata dal contatto con le realtà sensibili» (Confessioni, III, 1, 1).
  15. ^ F. Loofs, Realencyklopädie, 3a edizione, II, 268.
  16. ^ «L'Ortensio mi piaceva perché non m'incitava a seguire questa o quella setta, ma ad amare, cercare, conseguire, possedere e abbracciare con forza la sapienza stessa, quale essa fosse; e mi accendeva e m'infiammava» (Confessioni, III, 4).
  17. ^ a b c Sul vescovo manicheo Fausto di Milevi, cfr. Heinrich Kraft, La teologia dei padri [1966], V, pag. 168, a cura di Gaspare Mura, trad. it., Città Nuova Editrice, Roma 1987 ISBN 88-311-9205-1; e Francesco Adorno, La filosofia antica: cultura, filosofia, politica e religiosità II-VI secolo d.C., IV vol., pag. 359, Feltrinelli, Milano 1992 ISBN 88-07-81138-3.
  18. ^ Confessioni, V, 6, 10.
  19. ^ Servitium. Quaderni di spiritualità XXIV (1990), pp. 31-42.
  20. ^ Citazione della seconda epistola di San Pietro, II, 20.
  21. ^ Confessioni, VI.
  22. ^ Esprimendo un concetto che sarà ripreso da Pascal, Agostino scriveva che «l'intelletto cerca Colui che ha già trovato» (De Trinitate, 15, 2, 2).
  23. ^ «Io sono la Via, la Verità e la Vita», vangelo di Giovanni 14,6.
  24. ^ Confessioni, VIII, I II.
  25. ^ Località che corrisponderebbe all'attuale Cassago Brianza, secondo F. Meda, Controversia sul Rus Cassiciacum, in «Miscellanea Agostiniana», vol. II, pagg. 49-59, Roma 1931. Dello stesso avviso Rinaldo Beretta, Dov'era Cassiciaco che ospitò S.Agostino?, Carate 1928, che si contrappone alla tesi di Carlo Massimo Rota, La villeggiatura di S. Agostino, Varese 1928, dove Cassiciacum è identificata invece con Casciago.
  26. ^ La tradizione che vuole che in quell'occasione fu cantato il Te Deum alternativamente dal vescovo e dal neofita è infondata.
  27. ^ Vita Sancti Augustini, XXII.
  28. ^ De civitate Dei, XIX, c. XIII, n. 2.
  29. ^ Sant'Agostino, Confessioni, VII, 12-20.
  30. ^ Epistola LXXXVIII, a Gennaro vescovo donatista.
  31. ^ Vos rogamus ne occidatis Epistola c, al proconsole Donato.
  32. ^ Non si tratta di un conflitto tra ragione e volontà, ma di un conflitto tutto interno alla volontà, che risulta sdoppiata: «Non è un'assurdità quella di volere in parte e in parte non volere; è piuttosto una malattia dello spirito, sollevato dalla verità ma non raddrizzato del tutto perché accasciato dal peso dell'abitudine» (Confessioni, 8, 9, 21: Nuova Biblioteca Agostiniana [= NBA], I, 241, Città Nuova, 1965).
  33. ^ Si tratta di un concetto che rievoca le parole di Paolo di Tarso: «C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; io infatti non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me» (Paolo, Lettera ai Romani 7, 18-20).
  34. ^ In particolare da San Fulgenzio, cfr. Giuseppe Cossu, Della città di Cagliari, notizie compendiose sacre e profane, Cagliari, Reale Stamparia, 1780, p. 97, dove si fa menzione dell'epistola De translatione corporis B. Augustinii, di Giacomo Oldrado.
  35. ^ Gabriele Del Grande, Il mare di mezzo, Infinito, 2010, p. 24.
  36. ^ Con l'espressione «gemina caritas» Agostino riassume il contenuto del duplice comandamento di amare Dio e il prossimo come se stessi (cfr. De doctrina cristiana 2, 6, 7).
  37. ^ «Chiamo carità l'atto spirituale volto al godimento di Dio in se stesso, e di sé e del prossimo in vista di Dio. [...] L'atto col quale la carità giova a se stessa si chiama invece utilità» (De doctrina cristiana 3, 10, 16; trad. di L. Alici (LCPM 7), Milano 1989, pag. 239).
  38. ^ Ad Simplicianum I, 2, 13.
  39. ^ Victor Saxer, Il culto dei martiri romani durante il Medioevo centrale nelle basiliche Lateranense, Vaticana e Liberiana, in AA.VV., Roma antica nel Medioevo, pag. 155, Milano, Vita e Pensiero, 2001 ISBN 88-343-0686-4.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Catholic Encyclopedia, Volume II. New York 1907, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1907. Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York
  • Rinaldo Beretta, Il Rus Cassiciacum di S.Agostino, tipografia Moscatelli, Carate Brianza 1947
  • Peter Brown, Augustine of Hippo, Berkeley, University of California Press, 1967 ISBN 0-520-00186-9 (trad. ital. Agostino d'Ippona, Torino, Einaudi, 1971. Nuova ed. ampliata, 2005).
  • Norman Cantor, The Civilization of the Middle Ages, A Completely Revised and Expanded Edition of Medieval History p74, Harper Perennial, 1994 ISBN 0-06-092553-1
  • Gabriel Camps, Les Berbères, Editions de France, 1995 ISBN 978-2-87772-221-6
  • Antonio Casamassa, "Agostino" in AA.VV., Enciclopedia Biografica Universale, Roma, Istituto Enciclopedia Italiana, 2006, pp. 144–166.
  • Giovanni Catapano, Agostino, Roma, Carocci, 2010 ISBN 978-88-430-5005-5.
  • Marcus Dods, The City of God by St Augustine (preface), Modern Lib edition, 2000 ISBN 0-679-78319-9
  • Costantino Esposito e Pasquale Porro (acura di), Agostino e la tradizione agostiniana, Quaestio. Annuario di storia della metafica, 6, 2006.
  • Kurt Flash, Agostino d'Ippona. Introduzione all'opera filosofica, Bologna, Il Mulino, 2002.
  • Brunero Gherardini, La Cattolica. Lineamenti d'ecclesiologia agostiniana, Lindau, Torino 2011 ISBN 978-88-7180-929-8.
  • Etienne Gilson, Introduzione allo studio di sant'Agostino, Genova, Marietti, 1998.
  • Etienne Gilson, Filosofia e Incarnazione secondo sant'Agostino, Casa editrice Leonardo da Vinci, Roma 1999.
  • Etienne Gilson, Le metamorfosi della "Città di Dio" , Siena, Catagalli, 2010.
  • Vittorino Grossi, La Chiesa di Agostino: modelli e simboli , Bologna, EDB, 2012.
  • Patricia Hampl, The Confessions by St Augustine (preface), Vintage, 1998 ISBN 0-375-70021-8
  • Christoph Horn, Augustinus, München, Beck, 1995 (trad. it. Sant'Agostino, Il Mulino, Bologna 2005).
  • Gaetano Lettieri, Il senso della storia in Agostino d'Ippona. Il «Saeculum» e la gloria nel De civitate dei, Borla, 1988 ISBN 88-263-0467-X.
  • Gaetano Lettieri, L'altro Agostino. Ermeneutica e retorica della grazia dalla crisi alla metamorfosi del De doctrina christiana, Morcelliana, 2002.
  • Henri Irenée Marru, L'ambivalenza del tempo della storia in Sant'Agostino , Bologna, CLUEB, 2009.
  • Jean-Luc Marion, Sant'Agostino. In luogo di sé, Milano, Jaca Book, 2014.
  • Virgilio Pacioni, Agostino d'Ippona. Prospettiva storica e attualità di una filosofia, Milano, Mursia, 2004 ISBN 88-425-3306-8.
  • Aberto Pincherle, Vita di Sant'Agostino, Roma-Bari, Laterza, 1988.
  • Possidio, Vita di Agostino. Catalogo di tutti i libri, sermoni e lettere del vescovo Sant'Agostino, a cura di Elena Zocca, Milano, Paoline, 2009.
  • Joseph Ratzinger, Popolo e casa di Dio in Sant' Agostino, Milano, Jaca Book, 1978.
  • Giorgio Santi, Agostino d'Ippona filosofo, Roma, Lateran University Press, 2003 ISBN 88-465-0269-8.
  • Vincent Serralda, Le Berbère...lumière de l'Occident, Nouvelles Editions Latines, 1989 ISBN 2-7233-0239-3
  • Agostino Trapé, Introduzione generale a sant'Agostino, Roma, Città nuova, 2006.

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