Seconda lettera di Giovanni

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Seconda lettera di Giovanni
P074-Act-27.14-21-VII.jpg
Frammento del \mathfrak{p}74, contenente anche la Seconda lettera di Giovanni
Datazione 100 circa
Attribuzione Giovanni apostolo ed evangelista
Manoscritti Codex Vaticanus; \mathfrak{p}74

La Seconda lettera di Giovanni è una lettera tradizionalmente attribuita a Giovanni apostolo ed evangelista e inclusa tra i libri del Nuovo Testamento; è considerata la quinta delle cosiddette «lettere cattoliche». È stata scritta attorno al 100[1].

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

La Seconda e la Terza lettera di Giovanni sono, tra le lettere del Nuovo Testamento, quelle più simili alle lettere private ellenistiche.[2]Inoltre, «usano lo stesso linguaggio, concordano in lunghezza e nella forma epistolare (indirizzo, introduzione, conclusione)» e anche per questo motivo si ritiene che furono scritte dallo stesso autore.[3] La lingua è quella della popolare della Koiné, come avviene per il quarto vangelo[4].

All'inizio della lettera (1) l'autore si identifica semplicemente come "ο πρεσβυτερος", «il presbitero». Secondo gli studiosi, o questo è un titolo generico, che indica l'appartenenza al presbiterio, oppure è un riferimento ai "presbiteri" che, secondo Ireneo di Lione, Papia di Ierapoli e Clemente di Roma, erano guardiani della tradizione apostolica.[5] La lettera è datata attorno al 100, come risulta anche dai temi dagli insegnamenti in essa contenuti.

Nel V secolo nacque la tradizione che l'autore della Seconda lettera di Giovanni fosse Giovanni apostolo ed evangelista; gli studiosi moderni ritengono tuttavia che l'autore non sia lui.[6]

I destinatari della lettera sono cristiani provenienti dal paganesimo, membri di una comunità, definita "signora eletta". Come per le altre lettere giovannee, anche questa si prefigge il fine di sostenere la purezza della fede, di invitare alla pratica dell'amore e della carità fraterna, e di mettere in guardia verso i falsi maestri gnostici ed eretici, che insidiano la fede dei cristiani.

Struttura e contenuto[modifica | modifica wikitesto]

La lettera è formata da un unico capitolo, per un totale di 245 termini, suddivisi in 13 versetti[4]. Il testo può essere suddiviso in quattro parti.

Saluto iniziale[modifica | modifica wikitesto]

L'indirizzo iniziale presenta l'autore (il "Presbitero") e la comunità cui lo scritto è destinato, che viene indicata con il termine di "Signora eletta"(1), di cui non è oggi possibile una sicura identificazione.

Esortazione alla carità[modifica | modifica wikitesto]

L'autore si rallegra quindi per i progressi della comunità e la invita a continuare nell'obbedienza ai comandamenti e nella pratica dell'amore: "E in questo sta l'amore: nel camminare secondo i suoi comandamenti. Questo è il comandamento che avete appreso fin dal principio; camminate in esso." (6).

Falsi dottori[modifica | modifica wikitesto]

La lettera prosegue quindi con un invito a guardarsi dai falsi dottori. Ritorna anche il termine di Anticristo, riferito a quello che per Giovanni era un falso insegnamento sulla vera natura di Gesù.

Saluti[modifica | modifica wikitesto]

Lo scritto si conclude quindi con una formula di congedo e con l'auspicio di potersi vedere di persona.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rinaldo Fabris colloca le lettere giovannee, in particolare, nell'ultimo decennio del primo secolo (Rinaldo Fabris, Lettere di Giovanni, Città nuova, 2007).
  2. ^ Kummel, p. 446.
  3. ^ Kummel, p. 449.
  4. ^ a b Rinaldo Fabris, Lettere di Giovanni, Città nuova, 2007
  5. ^ Kummel, p. 451.
  6. ^ In tale linea si pone anche papa Benedetto XVI (Jesus von Nazareth. Von der Taufe im Jordan bis zur Verklärung, Herder, 16 aprile 2007, ISBN 978-3-451-29861-5, pag. 268: «Dieser Presbyter Johannes erscheint im Zweiten und Dritten Johannes-Brief als Absender und Verfasser des Briefes schlicht unter dem Titel "der Presbyter"...Er ist offensichtlich mit dem Apostel nicht identisch»; Gesù di Nazaret, Milano, Rizzoli, 2007, ISBN 978-88-17-01659-9), che distingue l'identità dell'apostolo da quella di Giovanni il presbitero.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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