Prima lettera ai Tessalonicesi

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Prima lettera ai Tessalonicesi
POxy1598 (1Th 5.8-10).jpg
\mathfrak{p}30, 5:8-10
Datazione circa 50
Attribuzione Paolo di Tarso
Luogo d'origine Corinto
Manoscritti \mathfrak{p}46 (175-225 circa)
Destinatari cristiani di Tessalonica
Tema parusia di Gesù

La Prima lettera ai Tessalonicesi è uno dei testi del Nuovo Testamento. È stata scritta da Paolo di Tarso verso il 50[1].

La lettera è il più antico scritto del Nuovo Testamento a noi pervenuto[2][3][4].

Composizione[modifica | modifica sorgente]

Autore[modifica | modifica sorgente]

Un ritratto di Paolo di Tarso.

La lettera è scritta da Paolo di Tarso. La sua autenticità non è messa in dubbio da nessuno dei padri apostolici della Chiesa. Lo scritto si trova incluso già nelle prime raccolte di scritti cristiani (Canone marcionita del 140 e Canone muratoriano del 170). Risulta inoltre citato o usato in vario modo negli scritti di Ignazio di Antiochia, di Policarpo di Smirne, di Ireneo di Lione in Adversus Haereses, di Giustino martire, come pure in Clemente Alessandrino, Tertulliano, Origene, Eusebio di Cesarea, Agostino di Ippona, in Dionigi Alessandrino, oltre ad essere usata nella Didaché.

L'attribuzione paolina è oggi considerata sicuramente autentica[5][6]. Nell'Ottocento un dibattito sull'autore era stato aperto da Ferdinand Christian Baur[7].

La lettera consente di delineare una personalità dell'autore, evidenziando una evoluzione nella quale Paolo passa dal confidare sulle proprie risorse al fidarsi sempre più di Dio. Da questo punto di vista, è possibile distinguere due profili psicologici: l'uomo Paolo e il Paolo trasformato dalla fede[5].

Data e luogo di composizione[modifica | modifica sorgente]

Il soggiorno a Corinto permette di datare la lettera con precisione: infatti qui Paolo venne arrestato e condotto davanti a Gallione il proconsole dell'Acaia, cugino di Seneca (Atti, 18,12). Il ritrovamento di un’iscrizione romana a Delfi riguardante un decreto dell’imperatore Claudio diretto a Gallione, e che riporta la data relativa, permette di situare il soggiorno di 18 mesi di Paolo nella città (secondo quanto affermato in Atti, 18,12-18) tra la metà del 50 e il 52.

Gli studiosi propongono quindi una datazione intorno all'anno 50[1]: in particolare, la Prima lettera ai Tessalonicesi è del 50, se scritta ad Atene, del 51 se scritta a Corinto.

Lingua e stile[modifica | modifica sorgente]

La lettera è scritta in greco. Il testo è redatto nella forma della lettera privata, ma viene espanso fino a farlo diventare una lettera ad una comunità[8]: l'intento è infatti quello di comunicare alla comunità riunita ("Vi scongiuro, per il Signore, che si legga questa lettera a tutti i fratelli", 5,27)[2].

Nella lettera appare, per esprimere il concetto di "amore fraterno", il termine filadelfìa, qui utilizzato per la prima volta nel significato che diverrà poi usuale[8].

Destinatari[modifica | modifica sorgente]

Scavi archeologici a Tessalonica.

La lettera è destinata ai membri di una comunità cristiana fondata pochi mesi prima da Paolo a Tessalonica. La città nel I secolo era la capitale della provincia romana di Macedonia ed era un importante centro di affari commerciali, anche grazie alla sua posizione strategica sulla via Egnazia, che dall'Adriatico arrivava fino alle porte dell'Asia.

L'occasione per la composizione della lettera è un chiarimento di un insegnamento di Paolo ai suoi discepoli sulla parusia (seconda venuta) di Gesù alla fine dei tempi. Paolo aveva affermato che ciò sarebbe accaduto presto, entro la fine della generazione corrente, e i suoi discepoli si erano interrogati sul destino di coloro che erano morti nel frattempo: a questi Paolo spiega che i morti sarebbero risorti e insieme ai vivi per unirsi a Gesù.

La lettera si rivolge a una comunità cristiana in buona parte costituita da persone provenienti dal paganesimo: non si fa quindi uso dell'Antico Testamento e l'annuncio si concentra sulla risurrezione di Gesù e sulla liberazione dei credenti[3]. Nella parte centrale Paolo si sofferma, in particolare, sulla natura dell'identità cristiana nei confronti dell'ambiente esterno: essa ha il suo fondamento nella fede, nella carità e nella speranza[8].

Paolo e Tessalonica[modifica | modifica sorgente]

Paolo giunse a Tessalonica in compagnia di Sila e Timoteo, dopo i fatti di Filippi. Come sua consuetudine cercò la sinagoga e vi predicò per tre sabati con buoni risultati: alcuni Giudei

« furono convinti e aderirono a Paolo e a Sila, come anche un buon numero di Greci credenti in Dio e non poche donne della nobiltà. »
(Atti 17,4)

La comunità ebraica reagì con violenza incitando il popolo ad assaltare la casa di Giasone, che ospitava Paolo e Sila; Giasone venne condotto davanti ai politarchi, magistrati della città, davanti ai quali dovette pagare una cauzione. Temendo il peggio però i fratelli, di notte, fecero andar via Paolo e Sila.

Il ruolo di Timoteo[modifica | modifica sorgente]

Arrivati a Berea, Paolo e Sila predicarono con successo fino all'arrivo dei Giudei che, avendo sollevato un tumulto, li costrinsero ad andarsene: mentre Sila e Timoteo restavano a prendersi cura della comunità appena nata, Paolo venne scortato da alcuni fratelli fino ad Atene. In 3,1-2 si ricorda che Timoteo si recò ad Atene a visitare Paolo e a riferirgli notizie sulle chiese fondate di recente. Da Atene Paolo lo rimandò a Tessalonica, non potendovisi recare di persona. Al suo ritorno Timoteo gli portò notizie incoraggianti assieme ad un certo numero di quesiti da risolvere: furono questi che spinsero Paolo a scrivere la prima lettera ai Tessalonicesi.

In seguito Paolo si trasferì a Corinto, dove lo raggiunsero Timoteo e Sila; da lì si suppone sia stata inviata la sua seconda epistola, scritta a chiarimento di alcuni equivoci insorti sulla seconda venuta di Cristo.

Struttura e contenuto[modifica | modifica sorgente]

Valentin de Boulogne o Nicolas Tournier, San Paolo che scrive le sue lettere, XVI secolo circa, Blaffer Foundation Collection, Houston.

La lettera, particolarmente interessante per studiare il clima che si respirava nelle chiese delle origini[6], è organizzata in cinque capitoli e può essere divisa in e in relazione alle prove che questa ha affrontato e al modo in cui è diventata per molti un modello di fede.

Missione di Paolo[modifica | modifica sorgente]

Il testo descrive quindi il ministero di Paolo a Tessalonica, evidenziando le difficoltà della missione, la coerenza della sua condotta e la disponibilità a fare tutto per i membri di quella chiesa, come una madre o un padre (2,7-12). L'interesse dell'apostolo per le vicende della comunità è costante: per questo è stato inviato Timoteo, che è tornato con buone notizie sulla fede e sulla carità dei tessalonicesi, dalle quali Paolo è confortato.

Carità e vigilanza[modifica | modifica sorgente]

Dopo un invito alla santificazione e alla purezza dei costumi, Paolo esorta quindi i lettori a crescere nella carità ("Riguardo all'amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri", 4,9) e a vivere operosamente, così da condurre una vita decorosa di fronte agli estranei .

Il tema centrale è però quella della parusia: Paolo, dopo essersi occupato della sorte dei fedeli morti, invita ad essere vigili nell'attesa del Signore, confortandosi e aiutandosi vicendevolmente.

Raccomandazioni e saluti finali[modifica | modifica sorgente]

La lettera si conclude quindi con una serie di raccomandazioni ed esortazioni che illustrano i temi centrali dell'impegno cristiano per una vita comunitaria fraterna ("esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono", 5,21). Lo scritto termina quindi con le formule di saluto e benedizione.

Possibili interpolazioni[modifica | modifica sorgente]

Lo studioso Burton Mack ha avanzato dubbi sull'autenticità del passo 2,14-16:

« 14 Voi infatti, fratelli, siete diventati imitatori delle Chiese di Dio in Gesù Cristo, che sono nella Giudea, perché avete sofferto anche voi da parte dei vostri connazionali come loro da parte dei Giudei, 15 i quali hanno perfino messo a morte il Signore Gesù e i profeti e hanno perseguitato anche noi; essi non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini, 16 impedendo a noi di predicare ai pagani perché possano essere salvati. In tal modo essi colmano la misura dei loro peccati! Ma ormai l'ira è arrivata al colmo sul loro capo. »

Secondo Burton Mack si tratterebbe dell'interpolazione di qualcuno che intendeva dirigere sugli Ebrei l'apocalitticismo di Paolo e, nel fare ciò, li accusa di avere messo a morte Gesù, tanto da meritare la punizione divina. Questa interpolazione potrebbe essere successiva all'anno 70, quando, con la conquista romana di Gerusalemme, venne distrutto il Tempio di Erode («Ma ormai l'ira è arrivata al colmo sul loro capo»).[9] Udo Schnelle considera invece il passo originale, mentre altri, come Raymond Edward Brown bilanciano le prove a favore e contro l'autenticità.[10][11]

Un'altra possibile interpolazione potrebbe essere presente nei versetti 5,1-11, che riguardano la parousia, la seconda venuta di Gesù alla fine del mondo, che Paolo, in altre parti delle sue opere, afferma essere prossima: Gesù sarebbe dovuto tornare prima della morte di tutte le persone vive in quell'epoca, quindi prima della fine della generazione corrente, e il cui ritardo impose successivamente una rielaborazione di tale tematica. Secondo Schnelle 5,1-11 è «un'aggiunta post-paolina che ha molte caratteristiche del linguaggio e della teologia lucani e che serve come una correzione apologetica all'attesa paolina della parousia e quindi riflette già il problema del ritardo della parousia».[10]

Uso liturgico[modifica | modifica sorgente]

Nel rito cattolico brani della lettera vengono letti in alcune domeniche del tempo ordinario e del tempo di avvento[12].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Pochi mesi sembrano separare l'evangelizzazione di Tessalonica dalla composizione della lettera, che può essere quindi collocata quasi con certezza intorno al 50, cfr. Giuliano Vigini, Lettere e Apocalisse, 1998. Datazione analoga anche in P. Stefani, La Bibbia, 2004, Giuseppe Pulcinelli, L'apostolo Paolo, 2008.
  2. ^ a b Piero Stefani, La Bibbia, Il Mulino, 2004.
  3. ^ a b Giuliano Vigini, Lettere e Apocalisse, 1998.
  4. ^ "È in assoluto lo scritto cristiano più antico che conosciamo, quello che Paolo invia verso il 50 alla comunità di Tessalonica, da lui fondata pochi mesi prima, durante il secondo viaggio missionario.", in Giuseppe Pulcinelli, L'apostolo Paolo, Edizioni San Paolo, 2008.
  5. ^ a b Giulio Cirignano, Ferdinando Montuschi, La personalità di Paolo, EDB, 1996.
  6. ^ a b Giuseppe Pulcinelli, L'apostolo Paolo, Edizioni San Paolo, 2008.
  7. ^ Baur, caposcuola della corrente più radicale della scuola esegetica di Tubinga, mise in dubbio la paternità paolina della Prima lettera ai Tessalonicesi e l'autenticità della Seconda. Egli affermava al riguardo che non vi era originalità di pensiero, che mancavano dei veri elementi dogmatici, e che Paolo non vi si qualificava apostolo come nelle altre lettere.
  8. ^ a b c Gerd Theissen, Il Nuovo Testamento, Carocci, 2002.
  9. ^ Mack, p. 613.
  10. ^ a b Schnelle, p. 48
  11. ^ Brown, p. 463.
  12. ^ La Bibbia, Edizioni San Paolo, 2009

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Burton Mack, Who Wrote the New Testament? The Making of the Christian Myth, San Francisco, CA: HarperCollins, 1996, pp. 106–113.
  • Raymond Edward Brown, An Introduction to the New Testament, New York: Doubleday, 1997, pp. 456–466.
  • Udo Schnelle, tradotto da M. Eugene Boring, The History and Theology of the New Testament Writings, Minneapolis: Fortress Press, 1998, pp. 43–55.
  • Enrico Bosio, Le prime epistole di San Paolo, 1914, Editrice Claudiana, Firenze
  • Donald Guthrie e J.A. Mothyer, The New Bible Commentary Revised, 1970, Inter Varsity Press, Londra.
  • Leon Morris, Le Epistole di Paolo ai Tessalonicesi, 1984, Ed. G.B.U., Roma
  • E.R. Pigeon, La prima epistola ai Tessalonicesi, Il Messaggero Cristiano, Valenza
  • A. Taverna, Introduzione al Nuovo Testamento, Vol. II, 1995, C.C.E. Gravina

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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