Lettera a Tito

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Lettera a Tito
Vignette by Loutherbourg for the Macklin Bible 114 of 134. Bowyer Bible New Testament. Headpiece to Titus.gif
Vignetta ottocentesca per la Lettera a Tito
Datazione seconda metà del I secolo-prima metà del II secolo
Attribuzione Paolo di Tarso (tradizionale) pseudoepigrafa (accademica)
Destinatari Tito

La lettera a Tito è uno dei testi del Nuovo Testamento, attribuita a Paolo di Tarso e rivolta al suo discepolo Tito. Oggi la maggioranza degli studiosi ritiene comunque che questa lettera non sia opera diretta di Paolo, ma sia piuttosto riconducibile a una tradizione a lui successiva[1].

Tito era un greco, compagno e collaboratore di Paolo (Galati 2,1-3, Seconda lettera ai Corinzi 8,23), che nella lettera appare come il responsabile della comunità cristiana di Creta. Il soggetto dell'epistola è la sana dottrina e le buone opere che ne conseguono.

Sintesi del contenuto[modifica | modifica sorgente]

Nella lettera Paolo si rivolge a Tito, con cui aveva già collaborato a Corinto, per fornire indicazioni sull'organizzazione delle prime comunità cristiane. In particolare, l'apostolo si sofferma sul ruolo dei presbiteri, che vengono presentati a un livello pari a quello dei vescovi, indicando le qualità necessarie per coprire questo ruolo. Segue una riflessione sui falsi maestri e sulla necessità di controbattere le loro affermazioni, e una descrizione dei doveri di diverse categorie di cristiani.

L'autore propone quindi un brano dedicato all'incarnazione di Gesù come strumento di salvezza nel quale si manifesta la misericordia di Dio e si realizza la vita eterna.

La lettera si conclude con un breve saluto e alcune notizie e raccomandazioni finali per Tito.

Dibattito sull'autenticità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lettere pastorali.

Dalla fine del XVIII secolo si è solito raggruppare questo scritto, insieme alle due lettere a Timoteo, nelle cosiddette lettere pastorali. Queste presentano diversità di stile e vocabolario rispetto alle altre opere paoline, per cui in ambito accademico è da tempo aperto un dibattito sulla loro autenticità. La maggioranza degli studiosi tende oggi ad attribuire questi scritti a una tradizione paolina successiva (pseudoepigrafia), mentre altri sono comunque propensi a considerarle opera diretta dell'apostolo[2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Un approfondimento su questa posizione è disponibile nel paragrafo "The modern paradigm (The majority interpretation)", in Philip H. Towner, "The letters to Timothy and Titus", 2006.
  2. ^ Per approfondimenti sulle particolarità delle lettere pastorali cfr. AA.VV., "Introduzione" in "Le lettere di Paolo", EDB, 2008. Sulla posizione pseudoepigrafica cfr. ad es. Gerd Theissen, "Il Nuovo Testamento", Carocci, 2003.

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