Vangelo secondo Matteo

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Vangelo secondo Matteo
KellsFol034rChiRhoMonogram.jpg
Inizio del Vangelo secondo Matteo nel Libro di Kells
Datazione 70-100
Attribuzione Matteo evangelista
Luogo d'origine Antiochia di Siria
Fonti Vangelo secondo Marco, fonte Q
Manoscritti \mathfrak{p}104 (tardo II secolo)
Destinatari comunità di ebrei cristiani

Il Vangelo secondo Matteo (lingua greca: Κατὰ Ματθαῖον εὐαγγέλιον, Kata Matthaion Euangelion, o τὸ εὐαγγέλιον κατὰ Ματθαῖον, To Euangelion kata Matthaion) è uno dei quattro vangeli canonici del Nuovo Testamento e uno dei tre vangeli sinottici. Narra della vita e del ministero di Gesù: ne descrive la genealogia, la nascita virginale e l'infanzia, il battesimo e la tentazione, il ministero di guaritore e predicatore in Galilea, il viaggio a Gerusalemme, segnato dalla cacciata dei venditori dal Tempio e, infine, la crocifissione e risurrezione.

La tradizione cristiana attribuisce la composizione del vangelo a Matteo, uno degli apostoli di Gesù.[1][2] A partire dal XVIII secolo, i biblisti hanno sempre più frequentemente messo in discussione la tradizione, e la maggior parte degli studiosi moderni ritiene che Matteo non scrisse il vangelo che porta il suo nome;[3] l'autore è comunemente identificato con un anonimo cristiano che scrisse verso la fine del I secolo[4] un testo in lingua greca, piuttosto che in aramaico o in lingua ebraica.[5] La ricostruzione ampiamente prevalente tra gli esegeti biblici moderni è che l'autore del Vangelo secondo Matteo (come pure quello del Vangelo secondo Luca) abbia usato come fonte la narrazione del Vangelo secondo Marco per la vita e la morte di Gesù, più l'ipotetica fonte Q per i suoi detti. Una ricostruzione che ha avuto minore successo vuole che Matteo sia stato il primo vangelo ad essere scritto, che sia stato usato per la stesura di Luca e che Marco sia il risultato dell'unione di Matteo e Luca.[6] [4]

Dei quattro vangeli canonici, Matteo è quello più vicino all'Ebraismo del I secolo; una caratteristica di questo vangelo, ad esempio, è che si sottolinea ripetutamente come Gesù soddisfacesse le profezie ebraiche;[7] gli studiosi concordano sul fatto che l'autore di Matteo fosse un giudeo cristiano, piuttosto che un gentile.[8] L'autore ha disposto gli insegnamenti di Gesù in cinque sezioni: il sermone della montagna (5-7), il discorso della missione (10), la raccolta di parabole (13), le istruzioni per la comunità (18) e infine gli insegnamenti sul futuro (24-25). Similmente agli altri due vangeli sinottici e a differenza del Vangelo secondo Giovanni, in Matteo Gesù parla più del Regno dei Cieli che di sé stesso, e insegna principalmente attraverso brevi parabole o detti piuttosto che con lunghi discorsi.[9] Il racconto della nascita, con l'omaggio dei saggi, la fuga in Egitto e la strage degli innocenti, non ha paralleli negli altri vangeli ed è differente dal corrispondente racconto in Luca.

Tra le peculiarità del Vangelo secondo Matteo c'è il racconto dell'incarico dato da Gesù a Pietro apostolo, che ha avuto una grossa influenza nei secoli successivi.[10] Include molto materiale sugli insegnamenti di Gesù, e si distingue per l'ampio uso di citazioni dell'Antico Testamento e per l'attenzione alla comunità giudeo-cristiana[11], ma anche per affermazioni considerate anti-ebraiche.[12] Si tratta anche dell'unico vangelo che menziona la Chiesa (ecclesia); Gesù ne cita l'autorità e invita i propri discepoli a praticare il perdono (18).[7] Matteo possiede una prosa ritmica e spesso poetica;[13] tra i sinottici è quello più adatto alla lettura pubblica, e probabilmente anche il più noto:[10] integrando la narrazione degli insegnamenti di Marco con la sua peculiare enfasi sulla Chiesa, Matteo è stato il vangelo più popolare, quando i canonici circolavano separatamente.[7]

Indice

[modifica] Composizione

[modifica] Datazione

L'anno di composizione del vangelo non è noto con precisione. La maggioranza degli studiosi datano questo vangelo tra il 70 e il 100.[14][15] Le opere di Ignazio di Antiochia, in particolare la lettera agli Smirnesi presuppongono la lettura del Vangelo di Matteo[16] e presentano forti indizi «per la sua conoscenza delle lettere paoline e del Vangelo di Marco»,[17] fornendo un terminus ad quem intorno al 110.

L'autore della Didaché (scritta intorno al 100) conosceva a sua volta questo vangelo, probabilmente.[10] È stato notato, inoltre, che, poiché nel Vangelo secondo Matteo Gesù fa riferimento alla distruzione di Gerusalemme,[18] la sua stesura debba essere successiva all'assedio di Gerusalemme e la sua conseguente distruzione per opera dei Romani, nell'anno 70.[19]

Esistono tuttavia diversi studiosi che sostengono una data antecedente al 70, in particolare coloro che ritengono che il vangelo sia stato composto da Matteo apostolo;[20] tra questi uno dei più famosi è John Wenham, tra i maggiori sostenitori della ipotesi agostiniana.

[modifica] Autore

La tradizione cristiana antica attribuisce a Matteo apostolo la composizione dell'omonimo vangelo. Papia di Ierapoli, nella prima metà del II secolo[1][2], riferisce infatti che Matteo raccolse i detti di Gesù scrivendoli nella lingua degli Ebrei[21].

A partire dal XVIII secolo, però, gli esegeti biblici hanno sempre più messo in discussione la possibilità che Matteo abbia scritto il vangelo che porta il suo nome.[22] La maggior parte degli studiosi moderni ritiene l'autore di Matteo un anonimo cristiano che scrisse verso la fine del I secolo.[4] Secondo Howard Clark Kee, gli insegnamenti e i detti di Gesù furono tramandati oralmente finché non furono infine messi per iscritto; questa teoria è in parte basata sul «fatto che altri scritti cristiani, più tardi, includono detti attribuiti a Gesù che ricordano quelli inclusi nei vangeli, ma per i quali non vi sono equivalenti».[23]

Vi sono indizi a favore del fatto che Matteo sia stato scritto per una comunità di ebrei cristiani. In 18,15-17 Gesù istruisce i propri discepoli a trattare un membro ostile della comunità come un «gentile e un esattore delle tasse».[24] In 17,24-27 Gesù e Pietro discutono se sia giusto pagare la tassa del tempio, e dopo aver suggerito di non doverla pagare, Gesù fornisce miracolosamente una moneta a Pietro e gli dice di pagare la tassa per entrambi; dopo la prima guerra giudaica, i Romani utilizzarono i proventi della tassa del tempio per ripagare i costi della guerra: questo passaggio potrebbe essere un riferimento alle dispute interne alla comunità ebraica cristiana sull'opportunità di continuare a pagare questa tassa.[24]

Esiste un dibattito sull'identificazione dell'autore con Matteo. La prima prova a favore sarebbe quella fornita da Papia, il vescovo di Ierapoli del II secolo, la cui testimonianza è riportata da Eusebio di Cesarea:[25] «Matteo ordinò in lingua ebraica (o: aramaica) i detti, e ciascuno lo tradusse (o: interpretò) come meglio poté»;[26] il fatto che Matteo non sia espressamente indicato come l'autore all'interno del vangelo ha portato alcuni esegeti moderni a respingere l'ipotesi che abbia scritto il Vangelo[senza fonte]. D'altronde, non ci sono testimonianze di alcuna discussione sull'autenticità del Vangelo di Matteo nella chiesa dei primi tempi (a differenza, ad esempio, del Vangelo degli Ebrei).

[modifica] Matteo evangelista

Matteo che scrive un vangelo, miniatura dei Vangeli di Ebbone, IX secolo.

A partire dal II secolo, la tradizione cristiana attribuisce questo vangelo a Matteo apostolo.[1] Le ragioni fornite per rigettare l'attribuzione a Matteo includono l'opinione che il testo sia stato originariamente composto in greco, non in aramaico, e la forte dipendenza supposta dal Vangelo secondo Marco, condivisa da quasi tutti gli studiosi,[23] come pure la mancanza di caratteristiche solitamente attribuite al racconto di un testimone oculare.[27] Bart Ehrman sostiene che i manoscritti originali non recavano scritti i nomi degli autori, una conclusione provata dal fatto che i manoscritti greci sopravvissuti recano un'ampia varietà di nomi per i vangeli.[28] Se Matteo avesse scritto il vangelo, lo avrebbe intitolato qualcosa come "Il Vangelo di Gesù Cristo", mentre la scelta del titolo "Vangelo secondo Matteo" indica qualcun altro che cerca di spiegare quale sia la versione della storia contenuta nell'opera.[28] Inoltre il vangelo parla sempre alla terza persona, senza frasi del tipo «Io e Gesù», e quando parla dell'apostolo Matteo[29] lo fa senza indicare che si tratta della persona che sta scrivendo il testo.[28]

Alcuni sostenitori dell'attribuzione a Matteo dell'omonimo vangelo notano come il testo rifletta la professione dell'autore, che era un esattore delle tasse: il Vangelo secondo Matteo, infatti, fa riferimento al denaro molto più spesso degli altri, e lo fa utilizzando termini monetari specializzati.[30] Un esattore delle tasse romano come Matteo, inoltre, sarebbe stato in grado di riportare registrazioni accurate e dettagliate. Se fu Matteo a scrivere il vangelo, lo fece con umiltà, se descrive la festa che diede per Gesù come una cena,[31] quando l'autore del Vangelo secondo Luca parla di una grande banchetto.[32] Invece di tentare di nascondere la professione di Matteo, cosa che sarebbe stata segno di inaffidabilità, viene ammesso che egli era un esattore delle tasse, professione molto impopolare tra gli ebrei del I secolo, che spesso consideravano gli esattori traditori e sgherri dell'Impero romano.[33]

[modifica] La storia ecclesiastica di Papia

Il primo riferimento ad un testo scritto dal discepolo Matteo proviene da Papia, vescovo di Ierapoli in Asia Minore, negli anni 120. Papia discute dell'origine del Vangelo secondo Marco e aggiunge anche che «Matteo compose i logia in lingua ebraica e ciascuno li interpretò come poté». Secondo Bart Ehrman, questo non è un riferimento al vangelo, in quanto esso fu composto in greco e non in ebraico.[5] L'interpretazione della precedente citazione di Papia dipende dal significato del termine logia, che letteralmente significa "oracoli", ma il cui uso da parte di Papia è controverso. Tradizionalmente lo si è assunto come un riferimento al Vangelo secondo Matteo; alternativamente si è notato come gli scrittori del cristianesimo delle origini si riferiscano alle parole dell'Antico Testamento come ad "oracoli" per sostenere che si tratti di una lista di profezie dell'Antico Testamento compilata da Matteo; infine, questi logia sono stati interpretati come un elenco di detti (qualcosa di simile all'ipotetica fonte Q). In quest'ultimo caso non si tratterebbe del Vangelo secondo Matteo così come si è conservato, in quanto questo presenta molto materiale oltre ai detti.[34][5]

[modifica] Ireneo e i quattro vangeli

A parte Papia, il successivo scrittore a parlare dell'autore del Vangelo secondo Matteo fu Ireneo di Lione nel 185, il quale afferma che ci sono solo quattro vangeli ispirati da Dio, e che furono scritti da Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Secondo Ehrman, Ireneo aveva buone ragioni per convincere i suoi lettori dell'origine apostolica dei libri: assieme ad altri capi della Chiesa, Ireneo era coinvolto in un dibattito infuocato in materia dottrinale. Conosceva infatti, per esempio, un gran numero di persone che credevano che vi fossero due divinità separate, il Dio dell'Antico Testamento e il Dio del Nuovo Testamento. Ciascun gruppo giustificava la propria dottrina facendo riferimento a certi libri; per sostenere l'autenticità di vangeli prima anonimi, vi si apponevano dei nomi. L'insistenza nell'attribuire la composizione all'apostolo Matteo va quindi vista, secondo Ehrman, come parte di una campagna contro gli eretici.[2]

[modifica] Studi moderni

Gli studiosi moderni hanno suggerito diverse identità per l'autore del Vangelo secondo Matteo: uno scriba o un rabbi ebreo convertito, un giudeo ellenizzato, un gentile convertito che conosceva bene la fede ebraica, o il membro di una "scuola" di scribi all'interno della comunità giudeo-cristiana.[35][1] La maggior parte degli studiosi si orienta per un autore giudeo-cristiano, piuttosto che per un gentile.[8]

Alcuni studiosi hanno suggerito che l'autore, in Matteo 13,52, possa indicare di essere uno scriba istruito quando dice «Per questo, ogni scriba che diventa un discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie».[36] Secondo Browning, è possibile che l'autore venisse da una città la cui Chiesa fosse stata fondata dall'apostolo Matteo.[37]

[modifica] Fonti

Il Vangelo secondo Matteo appartiene al gruppo dei vangeli sinottici, assieme al Vangelo secondo Marco e al Vangelo secondo Luca: questi vangeli sono caratterizzati dal fatto di includere episodi simili, spesso nella stessa sequenza e spesso persino raccontati con le stesse parole; la relazione tra i tre vangeli sinottici prende il nome di "problema sinottico". Di 1.071 versetti totali, Matteo ne condivide 387 con Marco e Luca, 130 solo con Marco e 184 solo con Luca; solo 370 sono peculiari di Matteo. Le sovrapposizioni nella struttura delle frasi e nella scelta delle parole dei tre sinottici sono state spiegate sostenendo che gli autori dei vangeli copiarono l'uno dall'altro o tutti da una stessa fonte comune.

Sebbene l'autore di Matteo abbia composto il suo vangelo in accordo ai propri scopi e dal proprio punto di vista, la maggior parte degli studiosi concordano nel sostenere che abbia ampiamente preso a prestito brani del Vangelo secondo Marco (priorità marciana) e forse anche da una o più fonti ulteriori. La visione che raccoglie la gran parte del consenso tra gli studiosi è la teoria delle due fonti, secondo al quale l'autore di Matteo si è ispirato al Vangelo secondo Marco e ad una ipotetica raccolta di detti di Gesù, chiamata Q (dal tedesco Quelle, "fonte"). Una teoria simile ma meno comune, l'ipotesi Farrer, presuppone che Matteo abbia si sia ispirato a Marco, e che per ultimo sia stato composto Luca a partire dagli altri due sinottici.

Per la maggioranza degli studiosi, Q fornisce quanto Matteo e Luca hanno in comune, talvolta usando le stesse parole, ma che non è presente in Marco; ad esempio le tre tentazioni di Gesù, le beatitudini, il "Padre nostro" e molti singoli detti.[6][4][38] Matteo contiene la gran parte dei versetti di Marco, spesso nello stesso ordine,[39] ma spesso modifica Marco, rimuovendone o alterandone frasi ridondanti, parole inusuali o brani che potrebbero mettere Gesù in cattiva luce (ad esempio rimuovendo il commento che Gesù era «fuori di sé» presente in Marco 3,21 o il «non t'importa» in Marco 4,38, eccetera).[40]

In The Four Gospels: A Study of Origins ("I quattro vangeli. Uno studio delle origini", 1924), Burnett Hillman Streeter propose l'esistenza di una terza fonte, anche questa ipotetica e detta M, dietro il materiale di Matteo assente in Marco e Luca.[41] Per tutto il resto del XX secolo, ci sono state diversi raffinamenti e confutazioni dell'ipotesi di Streeter; ad esempio, nel suo libro del 1953 The Gospel Before Mark ("Il vangelo prima di Marco"), Pierson Parker propose una versione precedente di Matteo, detta proto-Matteo, come fonte primaria di Matteo e Marco, con il primo che avrebbe usato anche Q.[42]

Una minoranza di studiosi sostiene la tradizione cristiana, secondo la quale Matteo sarebbe stato il primo vangelo e Marco vi attingerebbe (ipotesi agostiniana e ipotesi Griesbach). Nel 1911, ad esempio, la Pontificia Commissione Biblica[43] asserì che Matteo era stato il primo vangelo, composto dall'evangelista Matteo in lingua aramaica.[44]

[modifica] Lingua

La maggior parte degli studiosi neotestamentari ritiene che il Vangelo secondo Marco sia stato composto in greco.[5] C'è stata, però, un'ampia discussione sulla possibilità che sia esistita una precedente edizione in aramaico.[45] All'interno del testo, è ravvisabile una diffusa dimensione giudaico-cristiana, la quale suggerisce un autore di estrazione giudaico-cristiana che scrisse per cristiani di simile estrazione, per i quali enfatizza il soddisfacimento in Cristo delle profezie dell'Antico Testamento. Gesù è raffigurato come il promulgatore di una nuova legge i cui miracoli sono una conferma della sua missione divina. Alcuni studiosi hanno suggerito che il riferimento di Papia ad una raccolta di detti di Gesù da parte di Matteo sia ad una versione più antica del vangelo scritto in lingua aramaica e che fu usata dall'autore del Vangelo secondo Matteo.[19]

Vi sono diverse testimonianze (Papia,[46] Ireneo di Lione,[47] Clemente Alessandrino,[48] Tertulliano,[49] Origene,[50] Panteno,[51] Eusebio di Cesarea,[52] Epifanio di Salamina,[53] Sofronio Eusebio Girolamo[54]) che Matteo scrisse originariamente in alfabeto ebraico e nel "dialetto ebraico", che si pensa sia l'aramaico. Nel XVI secolo Erasmo da Rotterdam, curatore della prima edizione della Bibbia greca, fu il primo a dubitare dell'esistenza di una versione originaria in ebraico o aramaico del Vangelo secondo Matteo, basandosi sull'assenza di testimonianze dirette, in quanto nessuno affermava di aver visto tale versione. La maggior parte degli studiosi, che ritengono Matteo scritto originariamente in greco e non la traduzione di una precedente versione in aramaico,[55] presumono che le testimonianze degli scrittori cristiani dei primi secoli facciano riferimento a uno o più documenti distinti dall'attuale Vangelo secondo Matteo.

Una minoranza di studiosi è sostenitrice della composizione in aramaico del Vangelo secondo Matteo, posizione che prende il nome di "priorità aramaica".[56] Questi studiosi generalmente considerano la Peshitta e le versioni del Nuovo Testamento in antico siriaco più vicine agli autografi originali. Secondo gli esegeti della Scuola esegetica di Madrid, il Vangelo di Matteo e il suo sostrato aramaico risalirebbe ai primi dieci anni successivi alla morte di Gesù, quindi prima del 45.[57]

Un testo ebraico del Vangelo secondo Matteo fu pubblicato nel XIV secolo dal polemicista ebraico spagnolo Ibn Shaprut; sebbene sia normalmente considerato la sua traduzione, vi sono indizi che stesse usando un testo preesistente, basato su qualcosa di più antico dell'attuale testo greco. Esiste anche un codice su papiro che contiene Matteo da 5,38 alla fine e che sembra contenere indizi di un testo più antico; alcuni passaggi hanno un senso più chiaro, come l'invocazione degli Ebrei a Gesù «Hoshanna nella casa di Davide» ("Salvezza, preghiamo, nella casa di Davide") invece che «Hoshanna al figlio di Davide» ("Salvezza, preghiamo, per il figlio di Davide") in Matteo 21,9 e 21,15.[58]

[modifica] Luogo di composizione

Il luogo di origine del Vangelo secondo Matteo è stato identificato con Antiochia di Siria, con un insieme di comunità urbane nelle sue vicinanze, o con uno degli insediamenti più grandi della Galilea.[37][59] Le ragioni di questa identificazione risedono nell'associazione con il giudaesimo palestinese e la sua interpretazione della Legge e, al contempo, nell'accettazione del mondo non-ebraico e nell'ammissione di pagani nella comunità cristiana dopo la Pasqua; inoltre la distruzione di Gerusalemme è importante ma non sembra vissuta in prima persona; infine, l'associazione con Antiochia deriva dal ruolo predominante di Pietro apostolo, specie nella sua interpretazione dei comandi di Gesù, che aveva lasciato Gerusalemme e si era recato ad Antiochia.[60]

[modifica] Strage degli innocenti

Soltanto il vangelo di Matteo riporta la strage degli innocenti compiuta da Erode distinguendosi così dagli altri tre vangeli canonici. Il gesto è compatibile con il carattere di Erode[61], le cui gesta[62] si ritrovano anche in altre fonti [63]: la strage ci è però nota solo tramite Matteo e la sua storicità è stata quindi messa in discussione.

[modifica] Struttura e contenuto

Inizio del Vangelo secondo Matteo in lingua latina, secondo un antico manoscritto.

Il Vangelo di Matteo, secondo la maggior parte degli studiosi,[64] appare strutturato in sette parti. Le cinque parti centrali presentano il ministero di Gesù mediante cinque sezioni narrative e cinque discorsi sul Regno dei Cieli, visto da varie angolazioni. A queste parti si aggiungono un inizio sull'infanzia di Gesù ed una conclusione sui fatti legati alla resurrezione di Gesù.

Ecco come si presenta la struttura del Vangelo:

  1. Nascita ed infanzia di Gesù: 1-2;
  2. La promulgazione del Regno dei Cieli:
    1. Sezione narrativa: 3-4
    2. Discorso della Montagna: 5-7
  3. La predicazione del Regno dei Cieli:
    1. Sezione narrativa: dieci miracoli: 8-9
    2. Discorso apostolico: 10
  4. Il mistero del Regno dei Cieli:
    1. Sezione narrativa: 11-12
    2. Discorso in parabole: 13,1-52
  5. La Chiesa, primizia del Regno dei Cieli:
    1. Sezione narrativa: 13,53-17,27
    2. Discorso ecclesiastico: 18
  6. L'avvento definitivo del Regno dei Cieli:
    1. Sezione narrativa: 19-23
    2. Discorso escatologico: 24-25
  7. Passione e Resurrezione di Gesù: 26-28.

[modifica] Caratteristiche

Il vangelo appare particolarmente accurato in materia di denaro, cifre e valori (vedi i vers. 17,27, 26,15, 27,3), il che appare compatibile con l'esperienza di esattore delle tasse da parte dell'Apostolo.

Ugualmente, Matteo mette molto in risalto la misericordia di Dio che aveva consentito a lui, disprezzato esattore di tasse, di divenire ministro della buona notizia e compagno intimo di Gesù. Questo è evidente dal fatto che egli è l'unico Evangelista che insiste ripetutamente sul fatto che oltre al sacrificio sia necessaria misericordia (cfr 9,9-13, 12,7, 18,21-35).

Il vangelo secondo Matteo è un eccellente ponte fra le Scritture ebraiche e quelle greche cristiane. Identifica in maniera inequivocabile il Messia e Re del promesso Regno di Dio, fa conoscere i requisiti per divenire seguaci di Gesù, e l'opera che essi devono compiere sulla terra. Egli mostra che prima Giovanni il Battezzatore, poi Gesù e infine i suoi discepoli annunciarono che "Il Regno dei Cieli si è avvicinato". Questo tema di insegnare la buona novella del Regno permea tutto il vangelo tanto che esso termina con le parole riportate in 28,18-20:

« Mi è stato dato ogni potere in cielo e terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo. »

[modifica] Il vangelo di Matteo nell'arte

[modifica] Note

  1. ^ a b c d Mills, p. 942.
  2. ^ a b c Ehrman (2001), p. 44.
  3. ^ Ehrman (2004), p. 92
  4. ^ a b c d Levine (2001), p.372-373.
  5. ^ a b c d Ehrman (2001), p. 43.
  6. ^ a b Howard Clark Kee (1997), p. 448.
  7. ^ a b c Harris, Stephen, Understanding the Bible. Palo Alto: Mayfield. 1985.
  8. ^ a b Paul Foster, "Why Did Matthew Get the Shema Wrong? A Study of Matthew 22:37", Journal of Biblical Literature, Vol. 122, No. 2 (Summer, 2003), pp. 309-333.
  9. ^ Levine (2001), p. 373.
  10. ^ a b c "Matthew, Gospel acc. to St." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
  11. ^ Daniel J. Harrington, The Gospel of Matthew, 1991.
  12. ^ Stanton (1989), p. 60.
  13. ^ Stanton (1989), p. 59.
  14. ^ Brown (1997), p. 172.
  15. ^ Ehrman (2004), p. 110 e Harris (1985) indicano l'intervallo 80-85.
  16. ^ Gerd Theissen, Il Nuovo Testamento, Carocci, 2003.
  17. ^ Foster, P. "The Epistles of Ignatius of Antioch and the Writings that later formed the NT," in Gregory & Tuckett, (2005), The Reception of the NT in the Apostolic Fathers OUP, p. 186 ISBN 978-0-19-926782-8.
  18. ^ 22,7
  19. ^ a b D. Moody Smith, "Matthew the evangelist", Encyclopedia of Religion, vol. 9, p. 5780.
  20. ^ Brown (1997), pp. 216-7.
  21. ^ Cfr. Giovanni Magnani, "Tu sei il Cristo: cristologia storica", 2002.
  22. ^ Ehrman (2004), p. 92.
  23. ^ a b Kee (1997), p. 447.
  24. ^ a b White, p. 246.
  25. ^ Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, 3,39.
  26. ^ Allison and Davies 2004, xi.
  27. ^ Ridderbos, Herman N. Matthew: Bible student's commentary. Zondervan, 1987. p. 7; earlychristianwritings.com
  28. ^ a b c Ehrman (2001), pp. 42, 248-249.
  29. ^ 9,9.
  30. ^ Werner G. Marx, "Money Matters in Matthew", Bibliotheca Sacra 136:542 (April-June 1979):148- 57
  31. ^ 9,9-10.
  32. ^ 5,29.
  33. ^ Thomas L. Constable, "Notes on Matthew" 3 - 5
  34. ^ Geoffrey William Bromiley, The International Standard Bible Encyclopedia, Wm. B. Eerdmans Publishing Publisher, p.281
  35. ^ Donald Harman Akenson, Surpassing Wonder: The Invention of the Bible and the Talmuds, 2001, University of Chicago Press, p.260
  36. ^ Anthony J. Saldarini (2003), p. 1000.
  37. ^ a b W.R.F. Browning, "Gospel of Matthew", A dictionary of the Bible, Oxford University Press, pp. 245-246.
  38. ^ Erhman (2001), pp. 80-81.
  39. ^ Stanton (1989), pp. 63-64.
  40. ^ Stanton (1989), p. 36.
  41. ^ Streeter, Burnett H. The Four Gospels. A Study of Origins Treating the Manuscript Tradition, Sources, Authorship, & Dates. London: MacMillian and Co., Ltd., 1924.
  42. ^ Pierson Parker. The Gospel Before Mark. Chicago: University of Chicago Press, 1953.
  43. ^ Commissio Pontificia de re biblicâ, fondata nel 1902.
  44. ^ Catholic Encyclopedia, "Synoptics".
  45. ^ "Gospel According to Matthew", Encyclopædia Britannica.
  46. ^ Papia, Esegesi dei detti del Signore, passo citato da Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica 3,39,19
  47. ^ Ireneo, Contro gli eretici 1,26; 3,1
  48. ^ Clemente, Stromata 1,21
  49. ^ Tertulliano, Contro Marcione 4,2
  50. ^ Citato da Eusebio, Storia ecclesiastica 6,25,3-4
  51. ^ Citato da Eusebio, Storia ecclesiastica 5,10,3
  52. ^ Storia ecclesiastica 3,24,5-6
  53. ^ Epifanio, Panarion 29,9,4
  54. ^ Girolamo, De viris illustris 3
  55. ^ Brown (1997), pp. 210-211.
  56. ^ I principali sostenitori della priorità aramaica sono Paul Younan, Andrew Gabriel Roth, Raphael Lataster, James Trimm, Steven Caruso, Primo Vannutelli (Vannutelli P., Quaestionis de synopticis Evangeliis, Roma, 1933), P. Martinetti (Martinetti P., Gesù Cristo e il cristianesimo, Milano, 1964), P. Gaechter (Gaechter P., Das Matthaus-Evangelium, Innsbruck, 1964), John A. T. Robinson (Robinson J. A. T., Redating the New Testament, London, 1976), R. H. Gundry (Gundry R. H., Mattew. A Commentary on His Literary and Theological Art, Grand Rapids, Mich., 1983), Jean Carmignac, S. Ben Chorin, R. A. Pritz (Pritz R. A., Nazarene Jewish Christianity From the End of the New Testament Period Until Its Disappearance in the Fourth Century, Magnes Brill, Jerusalem - Leiden, 1988), R. T. France (France R. T., Mattew, Evangelist and Teacher, Exeter, 1989), A. J. Saldarini (Saldarini A. J., Matthew's Christian-Jewish Community, University Press, Chicago, 1994), Marie Émile Boismard (Boismard M.-E., L'Évangile de Marc. Sa préistoire, Gabalda, Paris, 1994), H.J. Schulz, P. Lapide, e gli esegeti della Scuola esegetica di Madrid, come M. Herranz Marco, José Miguel García Pérez e Julián Carrón.
  57. ^ "[...] podemos afirmar que los oríginales semíticos de Mateo y Juan se escribieron en fecha no muy lejana de los hechos; sin duda alguna dentro de los diez primeros años después de la muerte y resurrección de Jesús." ¿Esperó Jesús un fin del mundo cercano? Mariano Herranz Marco, José Miguel García Pérez, Ediciones Encuentro. Madrid, 2003, p.35.
  58. ^ "Jewish Versions of the Gospel of Matthew" di Craig Evans, Mishkan 38 (2003), pp. 70-9.
  59. ^ Stanley P. Saunders, Eerdmans dictionary of the Bible, Wm. B. Eerdmans Publishing Company, 2000, pp. 871-873.
  60. ^ Eduard Schweizer, The Good News according to Matthew, pp. 15-16. Citato in "Gospel of Matthew".
  61. ^ Daniel J. Harrington, The Gospel of Matthew, 1991.
  62. ^ Linda Gunther, Erode il Grande, Salerno editrice. ISBN 978-88-8402-559-3
  63. ^ Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche
  64. ^ David L. Turner, Matthew, Baker, 2008, pp. 9.

[modifica] Bibliografia

  • (EN) Scott Gregory Brown, Mark's Other Gospel: Rethinking Morton Smith's Controversial Discovery, Wilfrid Laurier University Press, 2005, ISBN 0-88920-461-6.
  • (EN) Bart Ehrman, Jesus: Apocalyptic Prophet of the New Millennium, Oxford University Press, 2001.
  • (EN) Bart Ehrman, The New Testament: A Historical Introduction to the Early Christian Writings. New York: Oxford, (2004), ISBN 0-19-515462-2.
  • Gamba G.G., Vangelo di San Matteo. Una proposta di lettura. Parte Prima: Mt 1,1-4,16: Chi è Gesù Cristo, Roma, Libreria Ateneo Salesiano, 1998 (= Biblioteca di Scienze Religiose 137), 328 pp.
  • Stephen Harris, Understanding the Bible, Palo Alto: Mayfield, 1985.
  • (EN) Amy-Jill Levine, The Oxford History of the Biblical World, Oxford University Press, 2001.
  • (EN) Howard Clark Kee, The Cambridge Companion to the Bible, Cambridge University Press, 1997.
  • (EN) Watson E. Mills, Richard F. Wilson, Roger Aubrey Bullard, Mercer Commentary on the New Testament, Mercer University Press, 2003.
  • (EN) Anthony J. Saldarini, Eerdmans Commentary on the Bible, Editors: James D. G. Dunn, John William Rogerson, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2003, ISBN 0-8028-3711-5.
  • (EN) Graham N. Stanton, The Gospels and Jesus, Oxford University Press, 1989.

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