Prima lettera di Giovanni

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Prima lettera di Giovanni
End of 2 Peter and Beginning of 1 John in Alexandrinus.JPG
Inizio della Prima lettera di Giovanni, dal Codex Alexandrinus (V secolo)
Datazione 100 circa
Attribuzione Giovanni apostolo ed evangelista
Fonti Vangelo secondo Giovanni
Manoscritti \mathfrak{p}9

La Prima lettera di Giovanni è una lettera tradizionalmente attribuita a Giovanni apostolo ed evangelista e inclusa tra i libri del Nuovo Testamento; è considerata la quarta delle cosiddette «lettere cattoliche». È datata attorno al 100[1].

L'autore[modifica | modifica wikitesto]

Le testimonianze della tradizione concordano nell'attribuire questa lettera a Giovanni l'evangelista. Il contenuto, il vocabolario e lo stile della lettera presentano infatti delle evidenti affinità con il Vangelo secondo Giovanni. Alcuni studiosi moderni ritengono che l'autore della Prima lettera e del "quarto vangelo" siano quindi la stessa persona.[2] Secondo altri, il lavoro di redazione potrebbe invece essere stato realizzato a più mani.[3]

Datazione e destinatari del testo giovanneo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione, la lettera nella sua redazione finale dovrebbe essere stata scritta verso la fine del I secolo, probabilmente ad Efeso. Gli studiosi moderni concordano per una datazione attorno al 100[4], come conseguenza della sua dipendenza dal Vangelo secondo Giovanni e della mutazione nell'atteggiamento nei confronti della parusia; il terminus ad quem per la composizione è costituito da Policarpo, che nella sua Lettera ai Filippesi (7:1) cita 4:2.

Nel II secolo, tra tutti gli scritti attribuiti a Giovanni, solo la "Prima lettera" era riconosciuta da tutte le chiese come "Sacra Scrittura".

I destinatari della lettera sono pagani delle comunità dell'Asia Minore che si sono convertiti al Cristianesimo. Lo scopo che l'autore si prefigge è quello di richiamare le comunità cristiane all'amore fraterno e di metterle in guardia verso i falsi maestri gnostici ed eretici, che negavano l’incarnazione di Gesù Cristo (2,18-19). La comunione con Dio e con suo Figlio, che si realizza con la verità (1,6), l'obbedienza (2,3), la purezza (3,3), la fede (3,23; 4,3; 5,5) e l'amore (2,7.8; 3,14; 4,7; 5,1), è al centro della dottrina della prima lettera.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

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La lettera si apre con un prologo (1,1-4) che richiama la testimonianza di Giovanni e chiarisce la natura di annuncio e di comunione dello scritto.

La luce e i comandamenti[modifica | modifica wikitesto]

L'autore riprende quindi il tema della luce, già centrale nel vangelo giovanneo, e lo collega al valore liberatorio del sacrificio di Gesù ("Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato." 1,7). Segue quindi un invito a osservare i comandamenti: in particolare viene sollecitata la fedeltà al Verbo e viene ribadito l'invito all'amore fraterno ("Chi ama suo fratello, rimane nella luce" 2,10). Dopo un appello ai padri, ai giovani e ai figlioli, Giovanni ricorda quindi la caducità delle cose del mondo ("E il mondo passa con la sua concupiscenza, ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno", 2,17)

L'ultima ora e l'Anticristo[modifica | modifica wikitesto]

Il passo successivo è dedicato all'ultima ora. Il termine di "Anticristo" appare per la prima volta proprio in questo scritto e subito dopo nella sola seconda lettera giovannea. Queste due lettere trovano la loro giustificazione nel precisare il modo corretto e quindi non gnostico, di interpretare il precedente scritto di Giovanni, il vangelo, togliendo ogni possibilità di fraintendimento.

Sono state proprio queste due lettere di precisazione a permettere al vescovo di Lione Ireneo originario proprio della patria di apostolato di Giovanni, l'Asia Minore, di perorare la causa di accettazione del vangelo giovanneo nel canone dei testi sacri della Grande Chiesa, la nascente chiesa cattolica. Giovanni infatti non convinceva molto per le simpatie che mieteva proprio fra il cristianesimo più elitario di matrice gnostica[senza fonte].

Con il termine "Anticristo" Giovanni si riferisce a quelli che lui ritiene "falsi maestri", impegnati attivamente in un apostolato in cui insegnano una concezione dualista della relazione Padre-Figlio, che ha come conseguenza quella di separare il Figlio dal Padre. In questa lettera e nella seguente Giovanni ribadisce quanto già aveva scritto nel suo vangelo. Già dal vangelo di Giovanni si evince, infatti, che il Padre e il Figlio sono uno pur essendo due. Quando Filippo chiede a Gesù di mostrargli il Padre, di cui parla continuamente, Gesù gli risponde che è lui stesso, Gesù, il Padre e che le parole che lui pronuncia non vengono dalla sua mente, ma che è il Padre, che è in lui, che parla attraverso di lui. L'Anticristo, quelli cioè che Giovanni definisce falsi maestri nell'insegnare la natura del Cristo, negano anche l'incarnazione del Cristo, che cioè il Figlio del Padre pur essendo Dio sia nello stesso tempo vero uomo. La negazione dell'umanità di Gesù appare a Giovanni come la caratteristica principale che permette di individuare l'Anticristo.

Il comandamento dell'amore[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni invita quindi i lettori a riconoscersi come figli di Dio ("Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!", 3,1) nell'attesa della sua piena manifestazione.

Il comandamento centrale diventa quindi quello dell'amore ("Chi non ama, rimane nella morte", 3,14)), anche a costo del sacrificio ("Da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.", 3,16).

L'amore che i cristiani vengono chiamati a praticare viene quindi messo in relazione con l'amore di Dio che si è sacrificato per la salvezza degli uomini. Lo stesso amore diventa inoltre una chiave per la conoscenza di Dio: "Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi." (3,16).

La riflessione finale è quindi dedicata alla fede, dove nuovamente la figliolanza da Dio trova una sua espressione nella pratica dell'amore: "Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato." (5,1).

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La lettera si conclude con un epilogo (5,13-21) che riprende sinteticamente alcuni dei temi affrontati nella lettera: la fiducia in Dio, la minaccia del peccato, la sicurezza del credente e la conoscenza di Dio come garanzia della vita eterna.

Uso liturgico[modifica | modifica wikitesto]

Nel rito cattolico, la lettura di brani della Prima lettera di Giovanni è comune nel tempo di Natale e nel tempo di Pasqua. Alcuni passi vengono poi utilizzati nei riti della penitenza (1,5-10 e 2,1-11), delle esequie (3,14-16) e del matrimonio (4,7-13)[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bruno Maggioni, Introduzione all'Opera giovannea, in La Bibbia, Edizioni San Paolo, 2009. Rinaldo Fabris propone una datazione comunque anteriore al I secolo (Rinadlo Fabris, "Lettere di Giovanni", Città Nuova, 2007). William Barclay ha invece proposto una data di poco successiva al 100 (Barclay, The letters of John and Jude, 1976).
  2. ^ Così, ad esempio, Werner Georg Kummel in Introduction to the New Testament, pp. 442-5.
  3. ^ Norman Perrin, The New Testament: An Introduction, pp. 222-3.
  4. ^ Ad esempio, Brown propone una datazione tra il 90 e l'inizione del II secolo, cfr. Raymond Brown, An Introduction to the New Testament, pp. 389-390; citato in Kirby, Peter, «1 John», Early Christian Writings 2 febbraio 2006 <http://www.earlychristianwritings.com/1john.html>.
  5. ^ La Bibbia, Edizioni San Paolo, 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Brown, R.E., Lettere di Giovanni, Assisi 1986.
  • Bultmann, R., Le lettere di Giovanni, Brescia 1977.
  • Giurisato, G., Struttura e teologia della Prima Lettera di Giovanni, Roma 1998.
  • Maggioni, B., La prima lettera di Giovanni, Assisi 1989.
  • Thusing, W., Le tre lettere di Giovanni, Roma 1972.
  • Laplace, J., Discernimento per un tempo di crisi : la prima lettera di Giovanni, Roma, Edizioni Borla.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]