Prima lettera di Pietro

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Prima lettera di Pietro
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Manoscritto miniato del 1407 conservato all'abbazia di Malmesbury, in Inghilterra. È raffigurata la lettera maiuscola 'P', posta all'inizio della Prima lettera di Pietro, con all'interno un'immagine di Pietro apostolo.
Datazione 90-95
Attribuzione Pietro apostolo
Luogo d'origine Roma
Manoscritti Papiro 72 (300 circa)
Destinatari comunità cristiane dell'Asia Minore

La Prima lettera di Pietro è una delle lettere cattoliche incluse nel Nuovo Testamento. Insieme alla Seconda lettera di Pietro è tradizionalmente attribuita a Pietro apostolo, anche se gli studiosi moderni rigettano questa attribuzione e la considerano l'opera di un cristiano di grande cultura ellenistica.

Indice

[modifica] Composizione

[modifica] Autore

La tradizione cristiana identifica l'autore di questa lettera con Pietro apostolo, sia pure ammettendo una collaborazione da parte di "Silvano" (5,12), identificato col "Sila", collaboratore di Paolo noto attraverso gli Atti degli apostoli e le lettere di Paolo.

I critici biblici moderni ritengono invece che l'autore della lettera non possa essere identificato col pescatore galileo. La lettera fu scritta da un autore di lingua greca di grande cultura, che impiegò un vocabolario molto elaborato e inserì in quest'opera molti hapax legomena, mostrando anche una certa conoscenza delle tecniche retoriche ellenistiche e della versione greca dell'Antico Testamento (la versione dei Settanta); al contrario Pietro, sebbene potesse conoscere un po' di greco, era illetterato (Atti degli apostoli 4,13) ed era verosimilmente pratico del Targum aramaico o ebraico.[1]

Inoltre, la teologia presupposta dalla Prima lettera di Pietro è chiaramente paolina, sia in quanto assume che gli Ebrei cristiani non siano più interessati in problemi sul rispetto della Legge mosaica, sia in quanto presuppone che la salvezza sia stata compiuta con la morte di Gesù per la remissione dei peccati, e questo sembra difficile per Pietro.[2]

Riguardo alla possibilità che l'autore dell'epistola sia stato Silvano, sulla base di 5,12, Werner Georg Kümmel afferma che «molti studiosi [...] assumono che Silvano sia il vero autore al quale Pietro diede la responsabilità dell'effettiva stesura. Alcuni ritengono di poter provare chiaramente elementi comuni nel linguaggio della Prima e della Seconda lettera ai Tessalonicesi, della Prima lettera di Pietro e in Atti 15,29, che indicherebbero una comune paternità di Silvano. Ma questi contatti linguistici sono troppo insignificanti per il peso loro assegnato, e inoltre la differenza stilistica tra 1 e 2 Tes e 1 Pt è importante. [...] Inoltre, se [Silvano avesse scritto Pietro], allora Pietro non sarebbe il vero autore di 1 Pietro in nessun senso».[2]

[modifica] Data e luogo di composizione

La lettera è indirizzata ai fedeli delle province centrali e nord-occidentali dell'Asia Minore. È opinione comune che la lettera sia stata scritta intorno all'ultimo quarto del I secolo, probabilmente nel 90-95 durante il regno di Domiziano, a Roma, chiamata metaforicamente Babilonia (5,14).[2]

Altri indizi suggeriscono una datazione lontana dall'epoca della morte di Pietro (tradizionalmente datata al 64) e della predicazione paolina. La lettera è indirizzata a quattro vaste provincie, di cui due, la Cappadocia e la Bitinia-Ponto, non erano state raggiunte dalla predicazione di Paolo; presume dunque che sia passato il tempo necessario alla costituzione di comunità locali in questa vasta area. I temi trattati mostrano il passaggio dai problemi iniziali delle comunità giudeo-cristiane, il rispetto della Legge mosaica, ad una situazione in cui al centro delle preoccupazioni sono i rapporti tra cristiani e non-cristiani; questa evoluzione indica che la lettera fu scritta diverso tempo dopo la predicazione paolina. Infine, si può notare un sostanziale mutamento di opinione sulle autorità romane, che non sono più «ministri di Dio» (Lettera ai Romani 13,6) ma sono viste in un senso più neutro (2,13-17): si tratta di una visione compatibile con una situazione in cui i cristiani non sono in aperto pericolo ma hanno imparato dalle persecuzioni neroniane, in cui lo stesso Pietro perse, secondo la tradizione, la vita.[3]

[modifica] Contenuto e teologia

  • 1,3-5 L’opera del Padre implica una rinascita spirituale, nel battesimo segno della resurrezione. La rinascita ha per fine il possesso eterno della salvezza, nell’ultimo giorno.
  • 1,6-9 La salvezza è il passaggio dalla morte alla vita. Tale salvezza non esclude le sofferenze e le tribolazioni terrene, che anzi stabiliscono un’intima comunione tra la vita dei credenti e quella di Cristo.
  • 1,10-12 Prima della venuta del Salvatore, lui stesso era già in azione attraverso lo Spirito che opera attraverso i profeti biblici. Per i profeti Cristo era oggetto di ricerca.
  • 1,22-25 La fede è obbedienza a Dio. Questa fede opera una purificazione interiore, mortificando il peccato e la carne, ed esaltando l’esercizio dell’amore fraterno che si esprime con la sincerità, la cordialità, l’intensità e la costanza. La rinascita spirituale avviene attraverso la parola e la fede che, penetrando nel cuore dell’uomo, lo fa partecipe con l’essere di Dio.
  • 2,11-3,12 Il brano ha una notevole unità, parte dal trattare i doveri verso lo Stato (2,13-17), poi quelli dei servi (2,18-25), infine i doveri dei coniugi (3,1-17). L’insegnamento di Pietro è uno solo: l’invito alla sottomissione. Non intesa come servilismo ma come atteggiamento spirituale di donazione e rispetto. La consapevolezza di non avere stabile dimora sulla terra e lo sguardo verso la città celeste, non devono essere motivi di alienazione, i cristiani si devono impegnare a rinnovare l’ordine della società e a realizzare l’ideale di vita celeste in terra.
  • 4,10-11 Questi versetti trattano in breve i doni di grazia e carisma (tali argomenti sono più ampiamente sviluppati nelle lettere di Paolo). Carisma è la personale chiamata di Dio ad un determinato servizio nella comunità cristiana. Le attività che caratterizzano questo servizio sono le opere di misericordia spirituale e corporale, che rivelano nel mondo la presenza dello Spirito.

[modifica] Note

  1. ^ Eric Eve, The Oxford Bible Commentary, p. 1263
  2. ^ a b c Werner George Kümmel, Introduction to the New Testament, p. 424.
  3. ^ John H. Elliott, "First Epistle of Peter", The Anchor Bible Dictionary.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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