Cappadocia

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Coordinate: 38°40′N 34°51′E / 38.666667°N 34.85°E38.666667; 34.85

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Parco nazionale di Göreme ed enclave rupestri della Cappadocia
(EN) Göreme National Park and the Rock Sites of Cappadocia
Goreme valley.jpg
Tipo Culturale, naturalistico, architettonico
Criterio (i) (iii) (v) (vii)
Pericolo  ?
Riconosciuto dal 1985
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

La Cappadocia (in turco: Kapadokya; greco: Καππαδοκία) è una regione storica dell'Anatolia, un tempo ubicata nell'area corrispondente all'attuale Turchia centrale, che comprende parti delle province di Cesarea, Aksaray, Niğde e Nevşehir.

La Cappadocia si caratterizza per una formazione geologica unica al mondo e per il suo patrimonio storico e culturale. Nell'anno 1985 è stata inclusa dalla UNESCO nella lista dei siti patrimonio dell'Umanità, con una superficie protetta di 9576 ha.

La regione che attualmente prende il nome di Cappadocia è molto più piccola di quello che era l'antico regno di Cappadocia di epoca ellenistica.

Il parco nazionale di Göreme e i siti rupestri della Cappadocia sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Per migliaia di anni, e fino ad oggi, la regione è sempre stata luogo di insediamenti umani. Vi fiorirono alcune antiche civiltà, come quella degli Ittiti, o altre ancora provenienti dall'Europa o dalle stesse regioni dell'Asia Minore, e ognuna di esse ha lasciato in Cappadocia la propria impronta culturale. Le peculiarità geologiche del sito hanno fatto sì che i suoi paesaggi siano spesso descritti come "lunari". La formazione geologica tipica, un tufo calcareo, ha subito l'erosione per milioni di anni, acquisendo forme insolite ed è abbastanza tenero da consentire all'uomo di costruire le sue abitazioni ricavandole dalla roccia, dando vita a insediamenti rupestri, piuttosto che a edifici innalzati da terra. In questo modo, i suoi paesaggi lunari sono pieni di cavità e grotte, sia naturali che artificiali, molte delle quali continuano ad essere frequentate e abitate ancora oggi. La posizione geografica ha fatto per secoli della Cappadocia un crocevia di rotte commerciali, oltre che l'oggetto di ripetute invasioni. Gli abitanti della regione hanno costruito rifugi sotterranei (esempi ancora visitabili sono le città di Kaymaklı e Derinkuyu) che permettevano a intere città di rifugiarsi nel sottosuolo, e di sopravvivervi per molti mesi, senza necessità di arrischiare sortite esterne.

La costruzione di queste città sotterranee si articolava su più livelli (la città di Kaymaklı ne ha nove sotterranei, anche se solo quattro o cinque, è difficile dirlo con precisione perché non tutti i livelli sono in orizzontale e si intersecano tra di loro, sono accessibili ai turisti, mentre i restanti sono riservati alla ricerca archeologica e antropologica) ed erano equipaggiate con fori di aerazione, stalle, forni, pozzi d'acqua e tutto quanto fosse necessario ad ospitare una popolazione che poteva arrivare, contando tutte le città sotterranee scoperte, fino a 20.000 abitanti.

Geografia e geologia[modifica | modifica wikitesto]

Abitazioni rupestri.

La regione della Cappadocia può essere approssimativamente considerata come un quadrato di settanta chilometri di lato, che comprende, tra le altre, le città di Aksaray e Nevşehir e grandi abitati. Gli abitanti dell'area non raggiungono la soglia del milione di abitanti, ma gli insediamenti sono così vicini gli uni agli altri, che danno l'impressione di essere una sola città estesa su una regione molto vasta.

In molte cartine, il nome Cappadocia non è nemmeno menzionato perché non si tratta di una delimitazione politica in quanto tale, ma piuttosto di una regione storica che comprende porzioni di varie province.

Il paesaggio unico della Cappadocia è il risultato del dispiegarsi di forze naturali nel corso di millenni. Circa 60 milioni di anni fa, si formò la catena montagnosa del Tauro nell'Anatolia meridionale, nella stessa epoca in cui si formava in Europa la catena alpina. La formazione delle cordigliera del Tauro creò numerosi burroni e depressioni in Anatolia centrale. Dieci milioni di anni fa, queste depressioni sono state riempite da magma vulcanico e altre materiali provenienti dai numerosi vulcani in eruzione in Anatolia centrale, in particolare i vulcani Erciyes, Keciboyduran, Develi, Göllü Dagi e Melendiz.

Camini delle fate

Gradualmente, le depressioni andarono scomparendo, trasformando la regione in un altopiano. Tuttavia, il minerale che colmò la depressione non è molto resistente all'azione erosiva del vento, della pioggia, dei fiumi, e alle escursioni termiche, di modo che l'erosione è stata in grado di "scolpire" le numerose valli delle quali la Cappadocia va famosa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Çatal Hüyük e Maàìlan[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione dell'interno di un'abitazione di Çatalhöyük.

Çatalhöyük è un sito che risale all'epoca neolitica, circa 60 km a sud-est di Konya quindi fuori dai confini della Cappadocia indicati in precedenza, nel quale è stato trovato quello che si considera come l'inizio della storia dell'Anatolia.
Si tratta di un affresco murale dell'anno 6200 a.C., che mostra, in primo piano, le case della località, con sullo sfondo un vulcano fumante in eruzione, che si ritiene essere Hasandağ. L'affresco, esposto al Museo delle civiltà anatoliche di Ankara, è forse la pittura paesaggistica più antica del mondo.

Tra il 5000 e il 4000 a.C., la Cappadocia ospitava diversi principati indipendenti. La città più importante di tale periodo fu Puruskanda. Diciassette di questi principati si coalizzarono nel XXIII secolo a.C., per lottare contro il re sumero Naram Sin, andando a costituire la prima di una serie di alleanze nella storia dell'Anatolia.

Epoca delle colonie commerciali assire[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio assiro, dal Museo Archeologico di Ankara.

All'inizio del II millennio a.C., l'Anatolia attraversò un'epoca di splendore durante la quale attrasse molti abitanti. Gli Assiri, celebri per la loro abilità di commercianti, si stabilirono nella regione, attratti dalle sue ricchezze, e vi organizzarono degli empori chiamati Karuma. Il Kârum più importante fu quello della cittadella di Kanesh (oggi Kültepe). Gli Assiri portavano in Anatolia stagno, tessuti e profumi, e vi acquistavano oro, argento e rame.

Questa forma di commercio durò centocinquanta anni, fino a quando non fu disperso dalle guerre tra i regni della regione. Nel 1925, un'equipe di archeologi scoprì a Kültepe le "tavole di Cappadocia", che descrivono la colonia mercantile ai tempi degli Assiri, e costituiscono il più antico documento scritto sulla storia della Cappadocia.

Periodo ittita[modifica | modifica wikitesto]

Copia del trattato egizio-ittita, da Hattusa (ora al Museo di Istanbul).

Sebbene vi sia poca certezza circa l'origine della civiltà ittita, si sa con sicurezza che essa fiorì in Anatolia centrale nel II millennio a.C., avendo Hattusa (oggi Bogazköi) quale centro di potere nella regione, che essi chiamavano Tabal. Gli Ittiti fondarono diverse città, insieme agli abitanti della regione, e diedero forma a un impero che si estendeva fino a Babilonia. L'impero durò da sei a sette secoli e mise fine al dominio della dinastia semitica di Hammurabi.
Una particolare importanza rivestono, nella storia ittita, i secoli XV e XVI a.C., che segnarono il culmine dello sviluppo della civiltà. Alla fine del millennio, le guerre con l'Egitto (culminate nel trattato di pace di Kades, del 1286 a.C.) destabilizzarono l'impero hittita, che cedette infine agli invasori provenienti dai paesi dell'Europa orientale.

Con il crollo del regno ittita, la Cappadocia si avviò verso il periodo più buio della sua esistenza, tra il X e il VII secolo a.C.

Periodo persiano[modifica | modifica wikitesto]

La Cappadocia cadde in mano persiana nel VI secolo a.C., uno status mantenuto fino alla conquista di Alessandro Magno due secoli più tardi. I persiani divisero l'Anatolia in province (satrapie), assegnando a ciascuna un governatore (satrapo).

I principati erano collegati al porto di Efeso (presso la città turca di Kuşadası) tramite la "Via Reale di Persia", che iniziava proprio in quella città e, passando attraverso le città di Sardi e Mazaka (ora Kayseri), raggiungeva la Mesopotamia e Susa, capitale della Persia. I satrapi rimettevano alla Persia le imposte da loro riscosse, sotto forma di oro, pecore, asini o dei famosi cavalli della Cappadocia.

Periodo ellenistico[modifica | modifica wikitesto]

Nel IV secolo a.C., Alessandro Magno intraprese la conquista dell'Asia Minore, dopo il famoso episodio del nodo gordiano, prendendo la Cappadocia dalle mani dei persiani. Lasciò sul posto il suo luogotenente Sabictas[1] (o Abistamenes), perché tenesse il controllo della regione, che rimase sotto dominazione macedone fino alla morte di Alessandro, nel 323 a.C. L'anno successivo la Cappadocia riacquistò indipendenza e sovranità sotto la guida di Ariarate I. Fu in questo periodo che Cappadocia ha acquistato un forte carattere culturale ellenistico che rimarrà vivo fino all'epoca bizantina.

vedi anche: Ellenismo e Dialetto greco-cappadocico

Periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

La Cappadocia iniziò la lunga storia dei suoi rapporti con Roma sotto il regno di Ariarate IV, dapprima come nemica, sostenendo la causa di Antioco III il Grande nella Guerra siriaca, quindi come alleata, nella lotta contro Perseo di Macedonia durante la Terza guerra macedonica. Da quel momento, la Cappadocia fu sempre alleata con la Repubblica romana.

Nel 130 a.C., Ariarate V marciò a fianco del console romano Publio Licinio Crasso Dive Muciano contro Eumene III (Aristonico), che accampava pretese regali sul Regno di Pergamo. Ma la sua sconfitta, e la liquidazione del suo esercito, portò dietro di sé uno strascico di lotte intestine che decretarono la fine della sua dinastia.

La Cappadocia scelse allora un leader locale di nome Ariobarzane I, sostenuto da Roma nel 93 a.C. Ariobarzane, tuttavia, non poté iniziare effettivamente il suo regno se non trent'anni più tardi, quando Roma, con Lucio Cornelio Silla come generale, gli spianò la strada mettendo ai margini il re armeno Tigrane II. Durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, che precedette l'ascesa al potere di Giulio Cesare, la posizione della Cappadocia oscillò tra i due contendenti, dapprima in favore di Pompeo per poi volgersi in favore di Cesare.

Provincia romana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Provincia romana di Cappadocia.

In seguito la dinastia di Ariobarzane ebbe fine, e la regione manterrà la sua indipendenza tributaria fino all'anno 17 d.C., quando l'imperatore Tiberio, ridusse la regione al suo dominio elevandola a provincia romana. Due legioni romane garantirono un presidio permanente sotto l'imperatore Vespasiano, che cercava di proteggere la sua provincia da Levante. Le guarnigioni militari si accrebbero e si convertirono in fortezze sotto Traiano, che costruì anche strade militari nella regione. Nel III secolo le relazioni commerciali tra la Cappadocia e le regioni di Smirne ed Efeso si fecero così intensi che furono battute monete con i nomi delle tre città.

Periodo bizantino[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa oscura (Karanlik Kilise) di Göreme.

A partire dal IV secolo, la Cappadocia iniziò una trasformazione, questa volta influenzata dai monasteri greco-ortodossi di Palestina ed Egitto, i cui modelli furono seguiti nell'introduzione della religione cristiana, sotto il patrocinio dell'Impero bizantino.

Nei secoli VI e VII, apparvero le prime chiese dipinte. Queste chiese, come la maggior parte delle case nella regione, non erano costruite in forma di edifici, ma venivano - piuttosto - "intagliate" nella roccia. Le grotte artificiali così ottenute venivano poi decorate e sistemate secondo necessità. Esistono nella regione più di seicento chiese con queste caratteristiche.

Anche le chiese della Cappadocia subirono gli sfregi del periodo iconoclasta della storia bizantina (725-843), e molte pitture parietali soffrirono danneggiamenti a causa del divieto di riprodurre qualsiasi figura sacra.

Vedi anche: Impero bizantino e Iconoclastia

Periodo selgiuchide[modifica | modifica wikitesto]

I Selgiuchidi, turchi oghuz come gli Ottomani che abbatterono l'Impero bizantino nel 1453, cominciarono a penetrare in Cappadocia a partire dall'XI secolo, dopo la Battaglia di Manzicerta del 1071, in cui sconfissero l'esercito bizantino, dando inizio alla progressiva conquista del territorio spingendo le popolazioni greco-bizantine cristiane verso la costa ionica con il passare dei secoli. Dopo la presa di Cesarea nel 1082, i Selgiuchidi diedero inizio a una grande espansione urbanistica nella regione, costruendo moschee a Cesarea, Aksaray, Niğde e in altre città, a cui si aggiunse un'Accademia di Medicina nel 1206.

Osman I, fondatore della dinastia ottomana.

Inoltre, edificarono numerosi caravanserragli (kervansaray, letteralmente alberghi per carovane), che fornivano alloggio e rifugio alle carovane che percorrevano la Via della Seta, permettendo un sicuro pernottamento luogo il tragitto; alcuni offrivano servizi aggiuntivi a quelli di ospitalità, come infermerie, scuderie e moschee. I caravanserragli erano diffusi in tutta l'Anatolia, distanziati di circa 30 km l'uno dall'altro, potendo altresì servire come postazioni difensive del territorio in tempo di guerra. Tra queste costruzioni, spicca il caravanserraglio di Agzikarahan, costruito nel XIII secolo.

Nei secoli che seguirono, l'Anatolia fu teatro di conflitti tra i Selgiuchidi, Bizantini e Crociati. Questi ultimi, nel 1097, durante la Prima crociata, presero Nicea (Iznik), capitale selgiuchide, e obbligarono gli avversari a emigrare fino a Iconio (Konya), in Anatolia centrale. I Selgiuchidi posero le radici di quello che, dal XV secolo, sarebbe sorto come Impero ottomano, le cui origini provenivano da uno dei sultanati - nucleo originario del futuro impero - staccatosi dallo stato selgiuchide sotto il comando di un capo di nome ʿOthmān I Ghāzī (Osman I), che diede il suo nome alla dinastia ottomana, in turco detta degli Osmanli.

Abitazioni rupestri

XX e XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

La Cappadocia è da sempre una zona di importanti attrattive turistiche, con afflusso di visitatori provenienti dalla regione e da paesi vicini. La regione attirò l'attenzione dell'Europa e del resto del mondo negli anni trenta e quaranta del XX secolo, con la diffusione dell'opera del sacerdote francese Guillaume de Jerphanion, che pubblicò i suoi studi sulle chiese in Cappadocia. Questi fatti hanno portato a una grande crescita della domanda turistica nella seconda metà del XX secolo.

Prodotti dell'artigianato tessile in Cappadocia.

Durante i due decenni degli anni ottanta e novanta, la regione si trovò di fronte a un'esplosione del movimento turistici che non poteva essere soddisfatto con la ventina di alberghi presenti nella regione. Gli abitanti dei villaggi iniziarono ad affittare camere e a trasformare le loro proprietà per poter dare ospitalità ai visitatori, mentre nuove strutture di accoglienza venivano costruiti, nel rispetto del paesaggio e della natura, e senza cancellare il folklore locale. Secondo cifre ufficiali, nel 2005 la regione è stata visitata da 850 000 turisti stranieri e da un milione di turisti nazionali.

Questa domanda ha rivitalizzato l'attività economica della regione, poiché non ne beneficiano solo l'industria del turismo e della gastronomia, ma anche i produttori locali del settore della ceramica e del tessile, i cui artigiani incontrano di un mercato ampio e ricettivo.

Cristianesimo in Cappadocia[modifica | modifica wikitesto]

Affresco sulla parete sud della Chiesa Oscura di Göreme.

La Cappadocia ha avuto un ruolo speciale nella tradizione cristiana, per diversi motivi.

  • Durante i primi anni del cristianesimo, la Cappadocia fu terreno fertile per la diffusione di quella religione, in parte per la sua prossimità alle Sette chiese dell'Asia (menzionate nell'Apocalisse del Nuovo Testamento), e in particolare Antiochia, la prima comunità cristiana fondata da San Pietro.
  • Durante il periodo di persecuzione romana contro i primi cristiani, le grotte e i passaggi sotterranei scavati dai Frigi tra l'VIII e il VII secolo a.C. divennero una vera e propria città sotterranea nella quale i cristiani trovarono rifugio fino alla cessazione delle persecuzioni con il regno di Costantino. Scoperta negli anni sessanta, la città di Derinkuyu, una delle 36 città sotterranee trovate, ha una profondità di circa 60 metri, per un totale di 13 piani; ha un'estensione di alcuni chilometri e poteva ospitare approssimativamente 3.000 persone. Le sale sono interconnesse tramite gallerie e il complesso comprende numerosi camini di ventilazione, pozzi per l'acqua, servizi sanitari, magazzini per le provviste, sale per le riunioni e luoghi di preghiera.

Molti dei primi cristiani vissero in Cappadocia nel corso del II e III secolo, mentre quattro santi vi sono nati nel IV secolo: San Mamete, san Basilio Magno (nato a Cesarea), san Gregorio Nazianzeno il Vecchio e san Gregorio Nazianzeno il Giovane.

Nel Medioevo, prese forma la leggenda di San Giorgio e il drago e il santo divenne patrono molti stati e corone dell'Europa, compresi, tra l'altro, la Corona d'Aragona, e i regni del Portogallo e d'Inghilterra. La croce di San Giorgio si incontra ancora nelle bandiere di Genova, Georgia e Inghilterra oltre che nello scudo di Barcellona e in quello d'Aragona.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Arriano, Anabasis Alexandri, II.4

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In spagnolo
In francese
  • Jerphanion, Guilliaume de: Les Eglises Rupestres de Cappadocia. París: Librairie Orientaleste Paul Geuther, 1925.
  • Thierry, Nicole: La Cappadoce de l'antiquité au moyen âge. Turnhout, 2002. (ISBN 2-503-50947-9.)
In inglese
  • Demir, Omer: Cappadocia: cradle of history. Promat, 1997. (ISBN 975-7334-07-3.)
  • Kostof, Spiro & Carpenter, Malcolm C.: Caves of God: Cappadocia and its churches. Oxford University Press, 1989. (ISBN 0-19-506000-8.)
  • Rodley, Lyn: Cave monasteries in Bizantyne Cappadocia. Cambridge University Press, 1986. (ISBN 0-521-26798-6.)
  • Van Dam, Raymond: Kingdom of snow: Roman rule and Greek culture in Cappadocia. University of Pennsylvania Press, 2002. (ISBN 0-8122-3681-5.)

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