Ḫattuša

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Coordinate: 40°01′10.9″N 34°36′55.09″E / 40.019694°N 34.615302°E40.019694; 34.615302

Ḫattuša
La Porta dei Leoni di Ḫattuša a sud ovest della città.
La Porta dei Leoni di Ḫattuša a sud ovest della città.
Civiltà Hatti
Utilizzo Capitale di regno
Localizzazione
Stato Turchia Turchia
Provincia Çorum
Altitudine 1100 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 2684600
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Ḫattuša: Capitale degli Ittiti
(EN) Hattusha: the Hittite Capital
Tipo Culturali
Criterio (i)(ii)(iii)(iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1986
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Ḫattuša (Hattusha)[nota esplicativa 1] fu l'antica capitale dell'impero ittita. Oggi è un sito archeologico in Turchia, nei pressi dell'attuale villaggio di Boğazkale, nella provincia di Çorum, all'interno di un'ansa del fiume Kızılırmak (Marashantiya nelle fonti ittite ed Halys in quelle greche) nell'Anatolia centrale, a circa 145 km a nord-est di Ankara, ad una quota media di 1100 metri sul livello del mare. Il sito è stato inserito tra i Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO nel 1986[1].

Come capitale di uno dei più potenti regni del Vicino Oriente antico nel secondo millennio, la città disponeva di una importante serie di monumenti, riportati alla luce in oltre un secolo di scavi da vari archeologi, in particolare tedeschi. I principali luoghi di scavo di questo grande sito vasto oltre 160 ettari sono: la cittadella Buyukkale, l'area del Grande Tempio della Città Bassa, la zona del tempio della Città Alta e gli imponenti resti delle mura che proteggevano la città, a sud del sito e intorno alla collina Yerkapı. Hattusa non aveva solo una funzione politica, ma era anche un centro religioso di primo ordine, specialmente nei suoi ultimi anni, oltre che un importante centro culturale[2].

La parte più estesa del sito è costituita dalla Città Bassa che si estende a sud per circa 1 km²[3], ed è cinta da mura con porte decorate con rilievi raffiguranti guerrieri, leoni e sfingi[2]. Al suo interno sorgevano quattro templi, ognuno con annessa una corte con portico, numerosi edifici secolari e strutture residenziali[2]. Il più importante fu ultimato sotto il regno del re ittita Tudhaliya IV ed è decorato con bassorilievi raffiguranti due processioni divine, una femminile e una maschile; i due cortei convergono verso un pannello centrale raffigurante gli dei Teshub e Hebat[4]. Per lungo tempo la funzione di questo tempio è rimasta incerta, ora però, in base gli ultimi dati archeologici, alcuni autori pensano che la costruzione di questo tempio celebrasse l'introduzione degli dei hurriti nella religiosità ittita e che probabilmente fosse un luogo dedicato a riti purificatori e/o alla festa di Primavera; secondo altri autori sarebbe stato il santuario funebre del re Tudhaliya IV (vedi più avanti). All'esterno delle mura si trova la necropoli, contenente vari sepolcri. Le stime attuali indicano una popolazione tra i 20.000 ed i 40.000 abitanti nel periodo d'oro. Durante i primi tempi la città interna ospitava un terzo di questi abitanti. Le case comuni erano costruite in legno e mattoni di fango, e per questo motivo non restano altre testimonianze che le mura in pietra dei templi e dei palazzi.

Con più di 30.000 tavolette cuneiformi riportate alla luce ininterrottamente dall'inizio degli scavi, Hattusa rappresenta il sito dal quale provengono la maggior parte delle nostra conoscenze sulla civiltà ittita oltre che notevoli testimonianze, grazie all'importanza del regno, sulla situazione di tutto il Medio Oriente. Queste tavolette, scritte in caratteri cuneiformi, comprendono testi di natura molto varia (diplomatici, amministrativi, religiosi, tecnici, legali, ecc.) e sono compilate in diverse lingue, che riflettono il carattere multietnico dell'impero ittita: accadico (la lingua della Mesopotamia di quei tempi), hurrita, ma anche le lingue degli altri popoli dell'Anatolia come gli Hatti, i Luvi[5] e i Palaici.

Una tavoletta riporta i dettagli del trattato di pace fra ittiti ed egiziani, ai tempi del faraone Ramesse II, dopo la Battaglia di Qadeš attorno al 1283 a.C. Una copia è esposta presso le Nazioni Unite a New York quale esempio di uno dei primi trattati di pace internazionali (vedi più avanti).

Oltre alle circa 30.000 tavolette recuperate ad Hattusa, che formano il nucleo principale di quanto ci resta della letteratura ittita, altri archivi sono stati scoperti in seguito in altri centri dell'Anatolia, come Tabigga/Maşat Höyük (nella provincia di Tokat) e a Sapinuwa/Ortaköy. Questi importanti documenti sono attualmente divisi tra i musei archeologici di Ankara e Istanbul[4].

La città venne distrutta intorno al 1200 a.C., durante il collasso dell'impero ittita sotto la spinta dei popoli del mare. Il sito Boğazkale non fu però del tutto abbandonato anche dopo la caduta del regno ittita, ma fu regolarmente occupato nel corso dei secoli successivi, fino all'attuale villaggio turco, ma mai si avvicinò allo splendore della città ittita.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio che circonda la città includeva ricchi campi agricoli, colline per la pastorizia e boschi. Si possono ancora osservare piccoli boschi all'esterno della città, misero ricordo della grandiosità di un tempo. Questo significa che gli abitanti avevano a disposizione molto legname per la costruzione degli edifici[6]. I campi fornivano frumento, orzo e lenticchie. I boschi permettevano la caccia a vari tipi di cervi, ma probabilmente la cacciagione non costituiva una fonte alimentare primaria ma solo un'integrazione. La carne consumata proveniva principalmente dagli animali domestici. C'erano molti altri insediamenti nelle vicinanze, come ad esempio il santuario di roccia di Yazılıkaya e la città di Alaca Höyük (il centro religioso ittita corrispondente alla città di Arinna). Dal momento che i fiumi non erano navigabili, tutti i trasporti da e verso Hattusa erano effettuati via terra.

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

Il sito archeologico[modifica | modifica wikitesto]

mappa del sito: 1) le mura di cinta a ovest della città bassa 2) il grande tempio della città bassa 3) la cosiddetta casa sulla discesa (edificio amministrativo ricostruito) 4) Büyükkale 5) le mura interne 6) Sarikale 7) la porta dei leoni 8) la porta delle sfingi 9) il bastione di Yerkapi 10) la zona dei templi della città alta 11) la porta del re 12) Nisantepe 13) la camera 2 14) Büyükkaya

Il sito si trova presso la cittadina di Boğazkale nel nord dell'Anatolia centrale, 150 km a est di Ankara. Si tratta di una regione montuosa caratterizzata da un clima relativamente rigido ed oggi molto secco, anche se probabilmente era più umido durante il periodo ittita[nota esplicativa 2]. Gli inverni sono lunghi e freddi, le estati brevi e calde. Oggi c'è poca vegetazione intorno al sito, l'ambiente è roccioso e la vegetazione tipica della steppa[6]. Gli altopiani circostanti sono fertili e, se ben coltivati, sono in grado di sostentare anche una popolazione numerosa, come però non accadeva nei tempi antichi per mancanza di moderni attrezzi agricoli e di una forza lavoro adeguata. Le aree a nord di Boğazkale sono via via più umide mano a mano che ci si avvicina al Mar Nero e la copertura forestale è più densa.

Bastioni di Yerkapi a sud

Boğazköy / Boğazkale è una vasta area di oltre 160 ettari, divisa in più parti. Ci sono due grandi promontori rocciosi, Büyükkale ("grande fortezza") nella parte centro-orientale e Büyükkaya ("Grande Roccia"), 500 metri più a nord. A ovest di Buyukkale sorge la Città Bassa, il sito ove si sviluppò il primo agglomerato di Hattusa, su una superficie relativamente piatta. A sud di Buyukkale sorge invece la Città Alta, la parte di più recente costruzione della capitale[8]. Ci sono poi tre piccoli promontori rocciosi: Yenicekale, Nişantepe e Sarıkale[8]. Quello più a sud è Yerkapı, una collina artificiale elevata durante l'ultimo secolo della capitale ittita per sviluppare i bastioni[8]. Il sito è ben fornito di acqua, in quanto vi sono ben sette sorgenti naturali[6]. Diverse creste e promontori rocciosi furono utilizzati come utili punti di aggancio e rinforzo del sistema di difesa murario, mentre precipizi inaccessibili proteggono il sito dai lati nord ed est. Questo presentava quindi notevoli vantaggi per la sicurezza dei suoi abitanti[8]. Su una scala più piccola, Boğazkale si trova all'interno di una grande ansa tracciata dal corso del fiume Kizilirmak nel punto d'incontro di due valli percorse da due suoi affluenti[8]. Nei tempi antichi, nei pressi del sito passavano importanti vie commerciali, tra cui una che collegava la Cappadocia centrale alle rive del Mar Nero in direzione sud-nord e altre che si sviluppavano in direzione est-ovest[9]. Tuttavia, la città di Hattusa è sempre rimasta eccentrica rispetto all'antica civiltà ittita, che si sviluppò più a sud, ed anche in relazione al territorio dell'impero, che si estendeva soprattutto a sud-est e successivamente a sud-ovest. Inoltre, è sempre stata esposta agli attacchi delle popolazioni che abitavano le montagne più a nord e che non furono mai assoggettate dagli Ittiti: i Kaska[6].

Gli scavi archeologici hanno evidenziato almeno cinque livelli, corrispondenti a diverse epoche del sito. Il V strato (il più antico) risale ad un insediamento antecedente il 2000 a.C., il IV strato corrisponde ai primi tempi dell'epoca ittita, lo strato IIIa corrisponde alla prima ristrutturazione della capitale ed è nascosto dallo strato IIIb che corrisponde al tardo nuovo impero. Questo strato è separato da segni di un vasto incendio dallo strato II, che corrisponde all'epoca frigia, ed infine lo strato I corrisponde alla città ellenistica[10][11].

la scoperta di Hattusa[modifica | modifica wikitesto]

i primi esploratori[modifica | modifica wikitesto]

Il sito di Boğazköy fu riscoperto nel 1834 da un architetto francese esperto nell'esplorare le rovine classiche, Charles-Marie Texier, che si era recato anche a Yazılıkaya[12]. Egli identificò l'antica città con Tavio (o Tavion), capitale dei Galati citata da vari autori classici come Erodoto e Strabone. Texier si era recato in Anatolia proprio alla ricerca di questo sito[13]. Nel 1848 pubblicò un resoconto del suo lavoro con disegni e dettagliate descrizioni delle sue scoperte, che fu una guida per gli esploratori successivi. Due anni più tardi, un inglese, William John Hamilton, visitò a sua volta Boğazköy e, anche lui, confermò l'identificazione con la città di Tavio[13]. Nel 1861, un altro archeologo francese Georges Perrot, eseguì nuove indagini sul luogo con un gruppo di archeologi e mise in dubbio le ipotesi di Texier, preferendo identificare in quelle rovine la città di Pteria, citata da Erodoto durante il conflitto tra Creso di Lidia e Ciro II di Persia[13]. Fino a quell'epoca, gli Ittiti erano sconosciuti a tutti, dal momento che solo la Bibbia ne citava brevemente il nome in alcuni passi del libro della Genesi 23:3 e del libro dei Numeri 13:29. Ma, quando furono scoperte le Lettere di Amarna nel 1887, diventò chiaro che doveva essere esistito uno sconosciuto ma importante regno nell'Anatolia del secondo millennio a.C. anche perché tra queste tavolette d'argilla furono rinvenuti i primi testi in lingua ittita. Dal 1880 i tedeschi ebbero il ruolo più importante nella ricerca archeologica in Anatolia. Karl Humman, ingegnere ferroviario, realizzò un primo rilievo topografico del sito Boğazköy ed alcuni scavi esplorativi a Yazilikaya nel 1882[13]. Nel 1894, il francese Ernest Chantre diresse i primi scavi a Yazilikaya e Boğazköy (Buyukkale e Grande Tempio). Egli scoprì le prime tavolette degli archivi reali, che poterono essere confrontate con quelle scoperte a Tell el-Amarna[13].

Un secolo di scavi tedeschi[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1906, il Deutsche Orientgesellschaft (Società Tedesca dell'Oriente) assunse il controllo degli scavi ad Hattusa. Nello stesso anno l'archeologo tedesco Hugo Winckler e l'archeologo turco Theodor Makridi Bey si recarono sul sito per i primi scavi in grande stile[13][14]. Winckler era già un famoso assiriologo e ricercava tra le rovine di Boğazköy quelle della capitale ittita. Egli condusse campagne di scavo nel 1906, nel 1907 e dal 1911 al 1913, anno della sua morte, le quali confermarono la sua intuizione[13]. L'esplorazione degli edifici fu lasciata in secondo piano, dal momento che una delle scoperte più importanti, che sancì il successo delle spedizioni fu rappresentata dal ritrovamento degli archivi reali di tavolette d'argilla scritti in caratteri cuneiformi, contenenti la corrispondenza ufficiale, i contratti, i codici di leggi, procedure e riti religiosi, profezie degli oracoli e letteratura del Vicino Oriente[13]. È grazie alle tavolette ritrovate da Winckler che l'assiriologo ceco Bedrich Hrozný riuscì a decifrare e tradurre la lingua ittita tra il 1914 e il 1917.[15][16].

B. Hrozný nel 1915

Gli scavi a Boğazköy, interrotti dalla prima guerra mondiale e poi dalla grande depressione, ripresero nel 1931, sotto la direzione di Kurt Bittel[13] e s'interruppero nuovamente nel 1939 a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale[17]. Da quel momento passarono sotto la direzione dell'Istituto Archeologico Tedesco (DAI, Deutsches Archäologisches Institut). Bittel ritornò a dirigerli nel 1952, prima di consegnare gradualmente la direzione ad uno dei suoi studenti, Peter Neve[13], che ne prese la gestione effettiva nel 1978. Le prime campagne furono dedicate a portare alla luce i principali edifici capitale: la cittadella Buyukkale, il Grande Tempio e le sue dipendenze, le mura e le porte della città, con i più grandi templi di quest'ultima. Molte altre tavolette furono ritrovate, in particolare durante gli scavi del 1930. Il sito di Yazilikaya fu ugualmente obiettivo degli scavi allo scopo di spiegare la sua esatta funzione nel culto ittita. Peter Neve dirigerà gli scavi presso il sito fino al 1994[18] concentrandoli nella zona della Città Alta, dove furono messi alla luce un gruppo di una trentina di templi e altri monumenti, in particolare intorno a Nişantepe. Le misure di protezione del sito e la sua organizzazione per il turismo furono attivate in quegli anni. Il sito è stato classificato come Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO nel 1987.

il tratto di muro ricostruito ad Hattusa

Nel 1994, la direzione degli scavi passò a Jürgen Seeher[13], che proseguì la ricerca avviata da Neve sulla collina Büyükkaya ma si dedicò anche a scavare nella parte occidentale della Città Alta. Un originale programma di ricostruzione di un tratto del muro situato nei pressi del Grande Tempio fu attuato tra il 2003 e il 2005[19]. Dal 2006, gli scavi continuano sotto la direzione di Andreas Schachner[13].

La pubblicazione delle scoperte[modifica | modifica wikitesto]

Diverse collane e riviste tedesche hanno pubblicato la maggior parte delle scoperte fatte a Boğazköy, dai primi scavi di Winckler e dei suoi collaboratori fino ai giorni nostri. Le tavolette ritrovate prima del 1939, prima della seconda guerra mondiale, furono portate in un primo tempo in Germania, per poi essere restituite alla Turchia dopo il 1945 e depositate nei musei di Istanbul e Ankara; in questi musei sono conservate anche le tavolette ritrovate successivamente e classificate in varie serie[nota esplicativa 3]:

  • la serie Keilschrifttexte aus Boğazköy (KBO), pubblicata a Lipsia e Berlino, contenente la maggior parte delle tavolette ritrovate a Boğazköy sin dai primi scavi. In origine comprendeva le tavolette inviate in Germania, ma fu poi utilizzata anche per la pubblicazione delle tavolette restituite alla Turchia o scoperte dopo il 1952;
  • la serie Keilschrifturkunden aus Boghazkoi (KUB), pubblicata nel 1921 a Berlino, comprendente le tavolette inviate al museo di Pergamo ed in seguito restituite alla Turchia;
  • la serie Istanbul Arkeoloji Müzelerinde bulunan Boğazköy Tabletleri (IBOT), servita per pubblicare le tavolette restituite alla Turchia ad Istanbul e Ankara;
  • la serie Studien zur Boğazköy-Texten (StBoT), pubblicata a Wiesbaden, che include studi su tavolette trovate a Boğazköy, tra cui trascrizioni e traduzioni raramente incluse nelle altre edizioni delle tavolette;
  • dal 1978, i rapporti degli scavi sono pubblicati ogni anno dalla rivista dell'Istituto Archeologico Germanico, Archäologischer Anzeiger, e dalla rivista turca Kazi Sonuçlan Toplantisi;
  • Le serie Boğazköy-Hattusa, Ergebnisse der Ausgrabungen[21], e Boğazköy-Berichte[22] dell'Istituto archeologico tedesco contengono studi recenti sull'archeologia e l'arte di Hattusa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi millenni (dal VI al III millennio)[modifica | modifica wikitesto]

Le prime fasi di occupazione del sito di Boğazkale risalgono al VI millennio a.C. (Calcolitico), ed è, già fin d'allora, l'altopiano di Büyükkaya, il luogo privilegiato di insediamento[6]. Un altro sito coevo a questo è stato ritrovato nelle vicinanze, a Yarikkayai[6]. Però, per tutti i primi tre secoli di occupazione del sito, si sono rinvenute solo scarse tracce di insediamenti umani, perché quelle popolazioni erano costituite da cacciatori - raccoglitori seminomadi, che praticavano un'agricoltura molto primitiva e si spostavano una volta esaurite le risorse del territorio[23]. Il sito iniziò il suo sviluppo solo alla fine del terzo millennio, durante l'età del Bronzo antico[6]. L'agglomerato principale della regione in questo periodo storico era Alaca Höyük, a 25 km da Boğazkalei[6]. I punti principali di insediamento si trovano, anche in questo periodo, a Buyukkale, dove si è ritrovata una prima fortificazione, ma anche a Büyükkaya[24]. Le tracce degli edifici di questo periodo sono scarse e coperte da quelle dei periodi successivi[6]. Gli abitanti erano probabilmente quelli che saranno nominati Hatti[6] nei testi del millennio seguente; un popolo che parlava una lingua isolata e che sembra correlato a gruppi etnici dell'attuale Caucaso.

Hattush, capitale di Hatti e sede delle colonie commerciali assire (ca. 2000 - 1740 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Dunque Boğazkale, prima di essere un sito ittita, fu una città del popolo Hattii[6], a cui deve il suo nome. La città infatti è citata, nei testi storici antichi, fin dagli inizi del secondo millennio, con il nome di Hattush, soprattutto nella vasta documentazione dei mercanti assiri che commerciavano in Anatolia. La maggior parte di tali documenti sono stati trovati nel sito archeologico di Kültepe[6], in Cappadocia, l'antica città di Kanesh/Nesha, centro della civiltà ittita e principale punto di controllo dei commerci assiro anatolici, 160 km a sud est di Boğazkale[25]. È con l'arrivo di questi mercanti che la scrittura viene introdotta a Boğazkale, come altrove in Anatolia[6]. In questa regione i mercanti assiri acquistavano essenzialmente metalli (rame, argento, oro), scambiandoli con lo stagno e i tessuti che importavano dall'Assiria (vedi anche la pagina dedicata a Kanesh). Sono stati trovati vari insediamenti di questi commercianti assiri, denominati Karum (letteralmente porto), presso le principali città anatoliche. Quello di Hattusa sorgeva presso la Città Bassa, al V e IV livello, corrispondenti rispettivamente al XIX secolo e all'inizio del XVIII secolo. Il Karum di Hattusa veniva indicato, nella corrispondenza commerciale, con il simbolo sumero per l'argento, probabilmente ad indicare il tipo di merce che qui principalmente si poteva acquistare[26]. È a quest'ultimo livello che risalgono le tavolette assire trovate in loco[27]. Diciotto di queste documentano le attività del mercante Daya che stabilitosi ad Hattush vendeva i tessuti d'Assiria inviati da sua moglie rimasta in patria[28][29]. La città di Hattush costituiva un nodo importante nella rete commerciale degli Assiri in Anatolia, dato che si trovava sulla strada che conduceva da Kanes a Zalpa sul Mar Nero, attraverso Ankuwa (probabilmente l'odierna Alishar), un'altra città importante della regione. I testi commerciali ritrovati ad Hattusa sono contemporanei a quelli ritrovati al livello Ib di Kanesh, che corrisponde agli ultimi anni del periodo in cui operarono i mercanti assiri[9][30]. Hattush era la capitale di un regno relativamente grande, che apparentemente era il centro politico di Hatti e dominava il bacino del Kızılırmak. Il palazzo reale era situato sulla collina di Buyukkale, circondato dal principale nucleo della città. I re Hatti di Hattush dovettero affrontare l'espansione dei re "ittiti" (che ancora non erano uniti in un solo regno) provenienti da sud. Durante la prima metà del XVIII secolo, il re Anitta di Kussara fondò il primo grande regno anatolico precursore del futuro regno ittita[31]. Sulla base di un testo ittita risalente al XVI secolo che riferisce i fatti di quel tempo, il Proclama di Anitta, questo re ittita sconfisse il re di Hattush (forse Piyushti o un suo successore), distrusse la città, e maledisse il suolo della città stessa affinché non fosse più ricostruita se non con il rischio di incorrere nelle ire del Dio della Tempesta. Dal Proclama di Anitta:

« Di notte presi la città con la forza; ho sradicato il palazzo e seminato l'erbaccia. Se un re dopo di me tentasse di ricolonizzare Hattush, possa il dio del tempo fulminarlo. »

Reperti archeologici di un vasto incendio della città che datano al 18° secolo a.c. corrispondenti, negli scavi, alla fine del livello IVd, 8a sul pendio, e la fine del livello 4 nella città bassa (quindi una distruzione non solo della zona mercato, il Karum, ma di tutta la città) confermano la distruzione della città in quegli anni. Da quel momento, gli Hatti passarono sotto il dominio del popolo indo-europeo che conosciamo con il nome di Ittiti.

Alti e bassi della capitale del regno ittita durante l'Antico e Medio Regno (ca. 1750-1350 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Vasi da cerimonia in terracotta Rhyton raffiguranti dei tori, ritrovati ad Hattusa, risalenti all'antico impero ittita

Come abbiamo visto, durante la prima metà del XVIII secolo, il re Anitta di Kussara fondò il primo grande regno anatolico precursore del futuro regno ittita conquistando il regno di Hatti e distruggendo la sua capitale Hattush, maledicendone il suolo[32]. La capitale di questo primo regno ittita sarà Kanes, ma il regno fondato da Anitta avrà vita breve e dopo la sua morte la capitale fu riportata a Kussara. Un secolo dopo circa sarà un altro re di Kussara, Labarna II, a riuscire finalmente a conquistare un regno più stabile ed esteso a gran parte dell'Anatolia, spingendo i suoi attacchi fino alla Siria del nord[33]. Questi ebbe poco riguardo per la maledizione pronunciata da Anitta contro il suolo di Hattush, e spostò qui la sua capitale, ricostruendo la città e chiamandola Hattusa, lo stesso re Labarna II cambierà il suo nome in Hattusili I (cioè: di Hattusa) per sottolineare l'importanza dell'evento[34][35]. Dei particolari di questo programma di ricostruzione non sappiamo nulla, dal momento che non vi sono fonti scritte che lo riguardano, e che i monumenti del periodo non possono essere riportati alla luce perché sono stati distrutti o coperti dalle costruzioni dei secoli successivi. La città si estendeva sopra Buyukkale, che rimase il luogo del palazzo reale, sulla Città Bassa, ma anche su parti della Città Alta ove sono stati recentemente portate alla luce costruzioni di quell'epoca[36]. La città dunque mantenne la struttura urbanistica dei tempi del regno Hatti[37]. Il nipote, figlio adottivo e successore di Hattusili, Mursili I rese il regno ancora più esteso e potente arrivando a saccheggiare le capitali di due dei più potenti regni della mezzaluna fertile, Aleppo[38] e Babilonia[39][40], all'inizio del XVI secolo. Il successivo re Hantili I fece costruire o ricostruire la cinta muraria, la cui precisa collocazione è discussa: c'è generale accordo che comprendesse la parte che proteggeva la Città Bassa e la zona dei palazzi (inclusa nelle mura successive), ma probabilmente comprendeva anche parte delle mura a difesa della Città Alta[41]. La costruzione di questo primo tratto di mura sarà eseguita secondo criteri nuovi, diversi da quelli precedenti e da quelli dei popoli vicini (vedi più avanti)[42]. Non sappiamo molto di Hattusa negli anni successivi, tranne gli echi delle lotte e delle usurpazioni che scossero la corte ittita ed indebolirono il regno, compresi quelli che precedettero la presa del potere da parte di Telepino ultimo re dell'antico impero che tenterà una riforma politica.

Hattusa e i principali regni de l'Anatolia ittita.

Se pur favorito dall'indebolimento del potere centrale a causa delle dispute dinastiche, il pericolo maggiore per il regno proveniva dall'esterno; furono le incursioni delle popolazioni Kaska (o Gasga, Gasgas nella illustrazione a fianco)[43] che vivevano nelle montagne del nord dell'Anatolia e che non furono mai conquistate dagli Ittiti, a causare la distruzione ed il sacco della città in almeno due occasioni durante la storia dell'impero ittita, costringendo i re a spostarsi in un'altra città. La città di Hattusa era infatti relativamente protetta verso sud ma più facilmente raggiungibile da nord risalendo il corso del fiume Kızılırmak[44]. Verso il 1400 a.c. durante il regno di Tudhaliya I, in seguito al sacco della città, il potere centrale risultava notevolmente indebolito, prossimo al collasso ed il re fu costretto a spostare la capitale più a nord a Shapinuwa[45].

Dall'apogeo di Hattusa alla caduta del nuovo impero (1350 - 1200 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Dodici dei ittiti dei sotterranei nelle vicinanze di Yazılıkaya, santuario di Hattusa.

Il regno ittita fu salvato dal disastro dal re Suppiluliuma I, i cui successi militari riposizionarono il regno tra le grandi potenze del Medio Oriente. Non sappiamo se è a lui (o al padre Tudhaliya III) che si deve il ripristino Hattusa come capitale del regno; certo è però che, Suppiluliuma I non ebbe il tempo di avviare i lavori di ricostruzione della città e delle sue mura, per le numerose campagne militari in cui fu impegnato perché, non riescendo a proteggere il confine settentrionale del suo regno dalle incursioni dei Kaska, dovette recarsi ripetutamente a combatterli. La fine del suo regno fu segnata da una terribile pestilenza che devastò tutto l'impero e la sua capitale, provocando anche la morte del re[46]. Questi eventi drammatici sono noti dai testi delle preghiere di Mursili II (il figlio e successore di Suppiluliuma) invocante la guarigione[47].

Il nuovo re non ebbe maggiori possibilità del suo predecessore di intraprendere lavori di ricostruzione e ripristino.

Bassorilievo a Yazılıkaya con l'immagine dell'imperatore Tudhaliya IV.

Durante il regno del successivo sovrano, Muwatalli, la capitale fu trasferita in una nuova città, Tarhuntassa, probabilmente situata vicino al lago salato nell'Anatolia centrale[48]. Questo trasferimento fu probabilmente motivato da ragioni religiose: il nuovo re era devoto al Dio della pioggia Pihaššašši e quindi avrebbe preferito la città dove sorgeva il santuario del suo Dio personale, appunto Tarhuntassa. Ma la città sorgeva anche in una regione meno vulnerabile agli attacchi nemici rispetto ad Hattusa. L'amministrazione di Hattusa fu affidata al capo scribi Mittannamuwa, che assunse il titolo di Grande Scriba (GAL DUB.SAR), sotto il controllo del fratello del re, Hattusili, (futuro Hattusili III), che ebbe anche il compito di dirigere le operazioni militari verso i confini settentrionali del regno[49]. Il fatto che Muwatalli abbia corso il rischio di affidare compiti così importanti ed il comando di forze così ingenti al suo ambizioso fratello, per difendere la città di Hattusa, dimostra l'importanza che conservava questa città nel regno ittita, anche solo come centro religioso[50]. La città infatti aveva nel corso degli anni gradualmente assunto un assetto diverso, che rifletteva appieno il concetto di regalità e di divinità della cultura ittita; questo sia per la precisa distribuzione urbanistica dei templi e dei palazzi nella città alta e bassa (che rivela una precisa pianificazione architettonica), sia per il gran numero di templi (gli ittiti definivano se stessi anche come il popolo dei mille dei), che per la loro struttura (erano dedicati a due divinità e dotati di una finestra nella camera sacra cosa che li distingueva dai templi di altre civiltà vicine), che nella disposizione delle mura interne alla città, che nella disposizione e struttura dei palazzi (dotati di cortile interno ed esterno)[51].

Il Grande Tempio della città bassa

Alla morte di Muwatalli divenne re suo figlio Urhi-Teshub/Mursili III che riportò la capitale dell'impero ad Hattusa[52], ma fu ben presto spodestato dallo zio Hattusili III. È a lui ed a suo figlioTudhaliya IV, con la partecipazione della regina Puduhepa che si deve l'avvio delle grandi opere in Hattusa. La Cittadella di Buyukkale ed il Grande Tempio della città bassa vennero ripristinati e ampliati. Le mura esistenti vennero riparate e ne vennero costruite di nuove che ampliarono in modo significativo l'area della città verso sud, inglobando quello spazio che comprende l'area chiamata dagli archeologi Città Alta, se questa non risale ad un periodo più antico[41]. Questo settore divenne in ogni caso un importante complesso religioso con la costruzione di ulteriori templi, se ne contano ben trenta. Anche il santuario a cielo aperto di Yazilikaya venne sostanzialmente rimaneggiato in quel periodo e divenne il simbolo dell'introduzione degli dèi hurriti (prima Teshub poi Hebat ed il loro figlio Sharruma) nel cuore del paese di Hatti. Il tempio contiene raffigurazioni di processioni divine (sono rappresentate numerose immagini di dei, come abbiamo detto il panthon ittita era numerosissimo), una femminile e una maschile; i due cortei convergono verso un pannello centrale raffigurante gli dei Teshub e Hebat[53][4]. Questo periodo rappresenta il culmine dello splendore di Hattusa che diviene una capitale ricoperta da monumenti[54].

La fine della capitale e del regno ittita[modifica | modifica wikitesto]

Suppiluliuma II, figlio e successore di Tudhaliya IV completò i lavori di costruzione dei suoi predecessori, e lasciò molte iscrizioni nella capitale[55]. Ma fu nel periodo del suo regno che tutto lo splendore di cui era stata ornata Hattusa durante il regno di suo nonno dimostrò tutta la sua fragilità. In pochi anni, all'inizio del XII secolo a.C. caratterizzato delle invasione dei cosiddetti popoli del mare, il regno ittita collassò in un contesto internazionale caotico ancora mal compreso dagli storici, in cui vari potenti regni del vicino scomparvero o vennero ridimensionati (vedi anche storia dell'antico Egitto). La maggior parte dei regni vassalli degli Ittiti in Anatolia e Siria scomparvero assieme al potere centrale[55]. Recenti scoperte hanno modificato l'idea che si aveva del destino di Hattusa durante gli ultimi anni del regno ittita. Le tracce di distruzione nella struttura dei principali monumenti nei livelli archeologici corrispondenti ai primi anni del XII secolo a.C. dimostrano che la città fu presa e saccheggiata. Si pensava che questo evento avesse segnato la caduta del regno ittita[55]. In realtà ricerche successive confermano che Hattusa venne abbandonata prima della fine del regno ittita: la corte reale si era probabilmente trasferita di nuovo in un'altra capitale di cui cui non conosciamo la localizzazione per mancanza di fonti, questa volta senza ritornare più ad Hattusa. Si è infatti scoperto che alcuni templi della città furono svuotati delle loro suppellettili e della loro mobilia più preziosa prima della furia finale[55], come probabilmente il resto della città. Non è chiaro invece l'identità degli invasori. La soluzione più semplice sarebbe quella di indicare ancora i Gasgas o, tra i nuovi arrivati​​, i Frigi, che saranno i nuovi dominatori dell'antica terra di Hatti nei secoli successivi. L'impero ittita alla fine scompare, ma non sappiamo ancora in che modo ed in quali circostanze[55][56][57].

L'età del ferro (1200 - 330 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Statua della dea Cybèle ritrovata a Boğazkale, periodo frigio, VI secolo a.c..

Subito dopo la partenza degli Ittiti da Hattusa e la fine del loro regno, una piccola parte del sito fu occupata da una nuova popolazione appena arrivata nella regione, che si insediò sulla collina Büyükkaya. La loro cultura materiale era primitiva, non realizzarono ceramiche con il tornio e non conoscevano la scrittura. Erano verosimilmente legati alle culture del nord dell'Anatolia. A poco a poco, altre parti del sito vennero rioccupate, a partire Buyukkale fino alla Città Bassa. Durante l'ottavo secolo, la Città Bassa e Büyükkaya vennero progressivamente abbandonate, mentre Buyukkale venne fortificata e fu costruita una cittadella vicino Nişantepe, presumibilmente per contrastare le invasioni di popolazioni nomadi come quelle dei Cimmeri. Le popolazioni che occuparono il sito durante i secoli successivi ebbero una cultura materiale tipica dei Frigi, il cui centro d'irradiazione era Gordio in Anatolia occidentale. Sotto la porta sud-est dell'acropoli è stata ritrovata una statua di notevole fattura della dea Cibele, molto venerata da quella popolazione. Successivamente la regione passò sotto il dominio della Lidia, poi dei Persiani Achemenidi nel VI secolo. In questo periodo la densità abitativa di Boğazkale si ridusse notevolmente e le dimensioni dell'abitato rimasero modeste[58].

Dal periodo ellenistico all'impero bizantino (330 a.C. - 1071 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

L'Anatolia passò sotto la dominazione greco-macedone dopo le conquiste di Alessandro Magno nel 330 a.C. circa. Questo evento segnò l'inizio del periodo ellenistico[58]. Nei primi anni del terzo secolo a.C., il predominio greco-ellenistico terminò ad opera di tribù celtiche migrate in anatolia attravero i Balcani​​, i Galati. La regione Boğazkale passò probabilmente sotto il controllo dei Trocmi, una tribù di Galati, la cui capitale era Tavio (vedi sopra nel paragrafo sulla scopeta di Hattusa), circa 20 chilometri più a sud[58]. Risalenti a questo periodo sono state ritrovate ceramiche decorate sia con caratteristiche tipiche della cultura di Galati che ellenistica[58]. Durante questo periodo Hattusa tornò ad essere una cittadella fortificata ed abitata solo nella zona della Città Bassa[58]. Verso il 25 a.C., i Galati furono a loro volta conquistati dai Romani (i Galati sono ricordati anche nel Nuovo Testamento, nella Lettera ai Galati di san Paolo di Tarso). Qualche oggetto e tracce di monumenti di questo periodo sono stati ritrovati sul sito. Dopo il 395 d.c., l'Anatolia divenne parte dell'Impero Romano d'Oriente. Di questo periodo restano poche tracce a Boğazkale[58].

Sarà solo nel decimo ed undicesimo secolo d.C. che il sito rifiorirà durante il periodo di crescita economica e demografica dell'Impero bizantino[59]. L'insediamento di questo periodo si trova per lo più nella Città Alta e, in misura minore, nella Città Bassa[58]. La collina di Sarikale verrà protetta da mura, e probabilmente diverrà residenza di un governatore locale[58]. Sono state ritrovate una chiesa ed alcune tombe risalenti a questo periodo. A giudicare dalle monete ritrovate sul posto, l'occupazione bizantina si interruppe intorno al 1071 dC., dopo che i Bizantini furono sconfitti dai turchi selgiuchidi a Manzikert[58].

Un villaggio turco[modifica | modifica wikitesto]

Vista del grande tempio della città bassa e della città di Boğazkale

Dalla fine dell'XI secolo d.C. l'Anatolia centrale passò sotto il dominio turco. Boğazkale rimane scarsamente abitata per la maggior parte di questo periodo. Una popolazione di origini turkmene si stabilì nella regione nel XVI secolo. dC., insediandosi ai piedi dell'antica capitale ittita, con un villaggio chiamato Boğazköy ("villaggio della gola"), e che recentemente ha preso il suo nome attuale Boğazkale ("fortezza della gola ")[58].

Organizzazione, struttura e funzionamento della capitale ittita[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte degli edifici trovati negli scavi di Hattusa risulta costruita nel XIII secolo a.C.: le sue mura, estese più di sei chilometri, delimitano una superficie di oltre 165 ettari. Questo era il centro di governo di un impero militare, con una cittadella, dei bastioni e grandi riserve, raccolte all'interno del piano terra degli edifici.

La Città Bassa a nord e la più recente Città Alta, situata più a sud, erano circondate da possenti mura. Esse erano suddivise in quartieri anch'essi protetti da mura, caratteristica che rafforza il carattere militare della città. La Cittadella (Buyukkale) era arroccata in cima a uno sperone roccioso di 250 m per 150 m e comprendeva il palazzo, la residenza reale e il centro amministrativo dell'impero. Essa era attraversata da quattro viali di larghezza variabile, spesso fiancheggiati da portici, che erano distribuiti attorno ai principali monumenti dell'amministrazione, gli archivi, la sala di ricevimento a colonne, e la residenza reale, ai piani più alti. Il centro storico comprendeva un enorme tempio dedicato al Dio della Tempesta e alla Dea del Sole, organizzato attorno ad un cortile centrale rettangolare, dotato di due celle molto appartate, magazzini e annessi. Tutto ciò che rimane di questo monumento di questa antica città dell'Anatolia centrale non sono che alcune colossali pietre come la Porta dei Leoni, scavata nelle mura. Altri santuari minori si trovavano nella città nuova. Tutto questo faceva di Hattusa una città sacra.

Una città da rendere sicura[modifica | modifica wikitesto]

Le fortificazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le mura che circondavano la città di Hattusa, al massimo del suo potere, erano lunghe circa sei chilometri[60][61]. Erano dotate di tre porte: dei Leoni, della Sfinge e del Re. I suoi costruttori approfittarono il più possibile delle asperità del terreno del sito sul quale innalzarono le fortificazioni. Approfittarono anche dei lunghi picchi rocciosi per agganciarvi le mura e dei burroni per rendere più difficile l'assalto. Nei luoghi dove l'orografia naturale del terreno non forniva alcun vantaggio, costruirono un ampio terreno rialzato e scavarono fossati.

altra immagine dei bastioni di Yerkapi con una delle scale laterali

Lo sviluppo più impressionante si trovava all'estremità meridionale della città, a Yerkapı, nei pressi della porta della Sfinge. Qui il bastione di terra era largo circa 80 metri alla sua base rettangolare, lungo 250 metri e si assottigliava verso l'alto, sovrastando il fossato che lo circondava di oltre 30 metri. La superficie inclinata dei bastioni era pavimentata in modo da risultare liscia. Due strette scale si trovano sui due lati più corti, all'esterno della parete. Durante un assalto, gli assalitori dovevano affrontare una salita difficile per l'inclinazione, la mancanza di appigli ed inoltre si trovavano allo scoperto rispetto ai difensori della città. La funzione dei bastioni di Yerkapi non era strettamente difensiva, anche perché subito ad est ed ad ovest del bastione esistevamo punti della mura più bassi e più facilmente attaccabili, sicuramente questa imponente costruzione aveva anche lo scopo di impressionare i visitatori e gli ambasciatori che entravano da lì in città[62]. Le mura dunque s'innalzavano sopra a punti alti naturali o artificiali.

tratto del muro ricostruito che mostra l'incastro fra le torri e le mura

Le fondamenta delle mura interne ed esterne erano costituite da pietre di enormi dimensioni (mura ciclopiche), che erano collegate anche a muri interni ad intervalli regolari. Lo spazio all'interno del muro tra queste pareti (interne ed esterne) era riempito di macerie, in modo da rallentare ulteriormente l'assalitore che fosse riuscito ad arrivare fino a quel punto. Questo muro inferiore era alto 9 metri. La parte superiore era costruita con mattoni di fango, con una impalcatura di grandi travi di legno. Nel 2003 un tratto delle mura è stato ricostruito tramite un progetto sperimentale, utilizzando le tecniche di allora e miniature di tratti di mura in terracotta ritrovati ad Hattusa[63]

Yenicekale con i resti del fortino

Nei punti più critici (le porte principali), le mura erano rinforzate da un muro anteriore posto a 7,50 metri di distanza largo un metro. altre mura interne, separate dalle principali, proteggevano ulteriormente le diverse parti della città all'interno, soprattutto la cittadella di Buyukkale. Anche queste allo scopo di rallentare ed ostacolare ulteriormente gli assalitori che fossero riusciti a superare le mura principali: per conquistare la città avrebbero dovuto assaltare e sopraffare anche le difese interne dei suoi punti nevralgici. Il sistema difensivo era ulteriormente rinforzato da torri collocate ogni 30 metri lungo le pareti e vicino alle porte. Si trovano anche sul muro anteriore, nei punti più elevati. Queste torri erano a base quadrata (10 × 15 metri per quelli che sorgevano a difesa delle porte principali). È possibile che questo sistema difensivo fosse ulteriormente rinforzato all'interno della città da fortini situati su promontori rocciosi (Yenicekale, Nişantepe e Sarıkale)[64], ma questi edifici potrebbero anche aver avuto una funzione religiosa.

Le Porte e le Postierle[modifica | modifica wikitesto]

Le possenti mura di Hattusa erano attraversabili in tempo di pace grazie ad una serie di ingressi con una dislocazione ed una struttura architettonica ben pensata. Le porte meglio conservate si trovano nella sezione meridionale del muro[65]. Al centro, sul bastione a protezione di Yerkapı, si trova la porta chiamata dagli archeologi "Porta delle Sfingi", perché le quattro statue imponenti scolpite in un monolite che incorniciano la porta raffigurano creature ibride con la testa di donna, il corpo di leone e le ali di rapace[62].

Spada micenea ritrovata presso Hattusa conservata nel museo Corum

Questa è l'unica delle porte della città situata direttamente sotto una torre perché era accessibile solo dalle due strette scale citate sopra ed era riservata ai pedoni. A circa 500 metri a ovest e ad est si trovano rispettivamente la "Porta dei Leoni" e la "Porta del Re", le altre due porte principali. Esse sono accessibili da due rampe sulla parete. Entrambe le porte sono protette da due torri. La prima prende il nome da due grandi statue che rappresentano le parti anteriori di leoni (testa, torace e gambe anteriori) che la delimitavano[66]. Nei pressi di questa porta, nel 1991, fu ritrovata una spada di tipo miceneo risalente ai tempi del re Tuthalija I con una iscrizione incisa sulla lama[67]:

(ITTITA)
« i-nu-ma mDu-ut-ha-li-ia LUGAL.GAL KUR URU A-aš-šu-wa úhal-liq GIR HI.A an-nu-tim a-na dISKUR be- lí-šu u-še-li»
(IT)
« Quando Tuthalija il Gran Re annientò il paese di Assuwa, queste spade egli dedicò al dio della tempesta, Suo Signore »

.

La seconda non era decorata al suo ingresso, ma all'interno, con un bassorilievo raffigurante un dio armato di ascia e di spada (originariamente interpretata come la statua di un re guerriero)[68], probabilmente si tratta del dio Sharrumma (figlio del dio della tempesta Teshub e della dea del sole Hepat), protettore e patrono del re Tudalya IV[69]. Entrambe le porte erano costruite in modo simile coperte da un arco parabolico largo oltre 3 metri ed alto circa 5 metri. Le porte che le chiudevano erano di legno, con una armatura di bronzo[69][66]. Sul lato ovest della città alta, sono state individuate due porte adiacenti, anche queste erano fiancheggiate da due torri e coperte da un arco parabolico. Queste ultime sono mal conservate, e non sono state ritrovate decorazioni nei loro pressi[70].

Sotto le mura di Hattusa in alcuni punti strategici erano scavate delle gallerie. Si tratta di lunghi cunicoli sotterranei che mettevano in comunicazione l'interno con l'esterno della città: forse servivano per eseguire sortite offensive durante gli assedi. Ma il fatto che siano e fossero facilmente visibili rende problematica questa interpretazione, poiché gli aggressori potevano identificarle rapidamente. Sono costruiti con pietre di forma grossolana disposte a sbalzo.

La postierla di Yerkapı

Una postierla, probabilmente la più antica, si trova nel muro tra la Città Bassa e la Città Alta[71]. La più lunga galleria è invece quella costruita sotto la Porta della Sfinge (oltre 80 metri), proprio sotto il bastione di Yerkapi. È alla sua presenza che si deve il nome moderno del luogo Yerkapı che significa in turco "porta al pavimento"[62].

L'organizzazione della sicurezza: il ruolo dell'hazannu[modifica | modifica wikitesto]

La sicurezza del capitale ittita era responsabilità quotidiana di un funzionario nominato con il titolo accadico di hazannu, comunemente tradotto come "borgomastro" o "sindaco", anche se il suo ruolo non corrispondeva a questa moderna carica amministrativa[72]. Questi era assistito da due funzionari per ciascuno dei due distretti in cui era suddivisa la capitale. Da qui a seguire era un insieme di guardie addette all'ordine interno, alla sorveglianza delle torri e delle fortezze della città. Era compito dell'hazannu controllare che, allo scendere della notte, ciascuna delle porte della città fosse ben chiusa e sorvegliata. Lui o uno dei suoi subalterni aveva il compito di sigillare le porte con il suo timbro personale, e poi di controllare all'alba che i sigilli non fossero stati rotti e le porte aperte[73]. In caso di assedio, il comando delle operazioni passava ai comandanti militari del regno, e la guarnigione della capitale veniva rinforzata rafforzata. L'hazannu e la sua squadra erano anche responsabili del controllo degli incendi scoppiati in città. Questo era un pericolo frequente e permanente e numerosi incendi sono documentati nella capitale sia dai testi che dai dati archeologici.

L'approvvigionamento[modifica | modifica wikitesto]

Una città delle dimensioni di Hattusa doveva garantirsi non solo la sicurezza contro attacchi e incidenti gravi, ma anche la sicurezza alimentare. Il primo problema da risolvere era l'approvvigionamento idrico, essendo Hattusa situata in una zona a clima continentale secco. Da questo punto di vista il sito era in condizioni ideali poiché dotato di diverse fonti naturali. Questo però non era sufficiente e si dovettero costruire vari acquedotti che portavano l'acqua da fonti esterne alla città. Gli Ittiti avevano inoltre costruito dei bacini per la raccolta dell'acqua in due punti della città[74][75]. Due si trovano nella parte orientale della Città Alta, individuati dalle tracce residue dei loro bordi. Quello i cui quattro lati sono meglio conservati misura 60 × 90 metri. Questi bacini erano rivestiti di argilla impermeabile, e loro bordi erano rinforzati con lastre di calcare. Erano alimentati da fonti interne ed esterne alla città. Sono stati rinvenuti tubi di argilla per la fornitura di acqua proveniente dall'esterno della città, che passavano sotto Porta del Re[76]. Bisogna però aggiungere che, negli ultimi tempi, gli studiosi hanno avanzato ipotesi alternative sulla funzione di questi bacini osservando che si trovavano nei pressi di luoghi di culto e dunque avrebbero potuto avere una funzione religiosa. Cinque laghetti artificiali sono stati ritrovati a sud della Città Alta, vicino Yerkapı e scavati direttamente nella marna, terreno impermeabile in modo naturale. Questi bacini erano stretti, ma profondi (fino a 8 metri), e si trovavano su un'altura, cosa che a sua volta facilitava la redistribuzione dell'acqua. Ma non si sono trovate tracce di tubazioni nei dintorni: non sappiamo né da dove l'acqua provenisse, né dove fosse diretta[77].

Hattusa magazzini per cereali

Il secondo grande problema era l'approvvigionamento alimentare. Era legato soprattutto alle forniture di grano, alimento base della popolazione. Due importanti gruppi di silos sono stati trovati sul sito nella Città Bassa, vicino al muro tra il Tempio I e Buyukkale e su Büyükkaya[78]. Il primo era lungo 60 metri e largo 30-40 metri, e comprendeva sedici camere di stoccaggio, disposte in parallelo in due file di otto[79]. Undici silos sono stati identificati in Büyükkaya (vedi più avanti). La capacità di stoccaggio complessiva della città, grazie ai due gruppi di silos (supponendo che non ve ne fossero altri) è stata stimata tra i 7.000 e 9.000 m3, quasi 6.000 tonnellate di grano. Una simile quantità era sufficiente a sfamare per anno tra le 20.000 e 30.000 persone, e sappiamo che le stime di massima sul numero di abitanti di Hattusa variano tra i 10.000 e 40.000 abitanti a seconda delle epoche e del tipo di analisi, in Hattusa quindi erano conservate riserve alimentari sufficienti a sfamare per un anno l'intera popolazione. Ma questi silos non erano destinati solo ai rifornimenti della capitale, perché probabilmente erano magazzini per la conservazione del grano raccolto dallo Stato sui terreni demaniali o proveniente dalle tasse, e che poteva essere ridistribuito in tutto l'impero a seconda delle necessità. Hattusa doveva essere un punto di raccolta speciale a causa della sua importanza politica, strategica e demografica. La gestione dei magazzini alimentari era affidata ad amministratori (identificati nei testi con il termine sumero AGRIG) che venivano inviati nelle principali città[80]; inizialmente erano scelti fra servi fidati o nobili caduti in disgrazia, col tempo acquistarono più prestigio, senza mai entrare nella classe dei nobili, l'AGRIG di Hattusa era il più importante ed il più alto di rango[81]. Questi aveva anche il compito di fare distribuzioni di grano durante le principali feste religiose. Questo funzionario però non era responsabile della gestione del bestiame e del vino, che era affidata ad altri funzionari che avevano anche l'accesso ai magazzini di Stato (É.NA4KIŠIB, dove erano conservate anche delle armi). Si noti che ogni AGRIG provinciale aveva un magazzino in Hattusa, e questo indica chiaramente il ruolo della città come centro di redistribuzione per tutto il regno. La popolazione della città aveva accesso al grano tramite le razioni di cereali distribuite come compenso dalle grandi organizzazioni per cui lavorava, e che sfruttavano le valli circostanti ad Hattusa. Non ci sono informazioni sulla presenza di mercati alimentari.

Büyükkaya (la Grande Roccia) e la conservazione del grano[modifica | modifica wikitesto]

Viste dalla Città Bassa, le rocce frastagliate di Büyükkaya (Grande Roccia) sono impressionanti, ergendosi improvvisamente fino a circa 100 metri dal fondovalle. Già dal calcolitico esisteva piccolo insediamento sulla sua vetta, circa 4000 anni prima dell'arrivo degli Ittiti. Nell'età del Bronzo qui residettero popolazioni Hatti, successivamente i nuovi abitanti Ittiti costruirono un edificio monumentale proprio sulla sommità di Büyükkaya, di cui sopravvivono solo le fondamenta.

Büyükkaya

Il vero aspetto di Büyükkaya è visibile soprattutto raggiungendola da dietro; avvicinandosi da Yazilikaya si potrà notare che la salita è in realtà una lunga cresta alta racchiusa da un muro di fortificazione[82].

In origine, vale a dire circa nel XVI secolo a.C., le fortificazioni correvano solo lungo il lato sud-est, a partire dal passaggio nella gola a Ambarlikaya. Le mura furono in seguito allungate verso nord, sul crinale di Büyükkaya ed oltre, fino a a raggiungere il tratto nord delle mura della città, le quali, con ampio arco, si ricongiungono al muro posteriore della Città Bassa. Più tardi, circa nel 13° secolo aC, un altro muro di fortificazione fu eretto sul lato nord di Büyükkaya, fino al muro interno della città bassa. Così questa ripida collina fu trasformata in una fortezza eccezionalmente ben protetta[82]. Nel 13° secolo aC Büyükkaya fu trasformato in un granaio gigante. Le riserve di grano per la città e per tutto il paese erano conservati qui in cantine rettangolari con pavimenti lastricati scavate nella terra. Il più grande di questi contenitori di stoccaggio, dei quali ne sono stati finora scoperti undici ma sono senza dubbio più numerosi, misura 12 x 18 m ed aveva più di due metri di profondità quindi con una capacità di almeno 260 tonnellate di grano. Una volta che questi depositi erano pieni di grano, venivano ricoperti con uno spesso strato di terreno. Così sigillato dall'aria, il grano consumava ciò che rimaneva dell'ossigeno e saturava l'ambiente di anidride carbonica. L'atmosfera così modificata costituiva una protezione da eventuali danni da parassiti; nessun parassita dai ratti ai topi fino agli scarafaggi e neppure i funghi potevano lì sopravvivere. Era un sistema di conservazione ottimale che poteva mantenere il grano per anni. Questo stesso sistema di conservazione viene utilizzato oggi in molti paesi del terzo mondo ed è ancora praticato in alcune parti della Turchia[82][83].

Il centro politico del regno[modifica | modifica wikitesto]

La cittadella di Büyükkale[modifica | modifica wikitesto]

La cittadella di Büyükkale

Il cuore politico del regno ittita, con il palazzo reale, è costruito su un altopiano relativamente pianeggiante di 250 × 150 metri, conosciuto oggi come Buyukkale (in turco "Grande Fortezza")[84][85]. Una cittadella era già stata costruita nel terzo millennio a.C., ma le strutture che conosciamo risalgono al tardo regno ittita. Il complesso fu ristrutturato durante la seconda metà del XIII secolo aC., ma l'opera non fu completata fino al regno di Suppiluliuma II poco prima dell'abbandono di Hattusa. Il complesso è protetto da una cinta muraria interna che lo separa dal resto della città, ma è comunque collegato alla rete di fortificazioni interne ed esterne. Vi si accede da un ingresso principale che si trova nell'angolo sud-ovest, collegato alla parte alta della città da un ponte lungo 85 metri. Questa porta è simile a quelle del sud della città, fiancheggiata da due torri e custodita da due leoni scolpiti su monoliti. Altre due porte permettono l'accesso al complesso del palazzo: una a sud-est, mal conservata, e un'altra a sud del muro ovest della cittadella, che collega il complesso alla città bassa e le cui piccole dimensioni permettono il passaggio ai soli pedoni.

le mura della cittadella reale

La porta sud ovest si apre su una piccola corte attraverso la quale si accede alle diverse parti del complesso del palazzo, organizzato attorno a tre cortili successivi che raggiungono gli appartamenti reali, posti in cima dell'Acropoli, a nord, a strapiombo sulla Città Bassa. Il cortile inferiore è circondato da diversi edifici dotati di portici ed è senza dubbio il più recente del complesso. Tra questi edifici, quello denominato M è stato identificato come dedicato all'amministrazione e quello denominato H come magazzino, composto da quattro locali di stoccaggio allungati e paralleli. Questo insieme dunque era utilizzato come posto di lavoro e residenza per una parte del personale del palazzo, comprese le Guardie Reali. L'edificio denominato C, collocato a ovest, è stato identificato come una cappella.

La cittadella reale vista da sud

È nel palazzo denominato A, situato nella parte est della corte, che è stata trovata la maggior quantità degli "archivi reali" ittiti agli inizi del XX secolo. È costituito da quattro locali di deposito con un tetto sostenuto da colonne, servite da un corridoio laterale di 30 metri di lunghezza. Si presume che le tavolette fossero conservate su scaffalature di legno sostenute dalle file di colonne. Gli altri edifici della cittadella in cui sono state rinvenute le tavolette sono: quello denominato K situato vicino alla porta sud-est, e gli edifici D ed E in cima alla cittadella (vedi sotto)[86][87][88].

La cittadella di Büyükkale

Questi archivi comprendono documenti relativi alla vita del palazzo, alla sua amministrazione, ma anche testi politici e diplomatici (corrispondenza), contratti, testi letterari, ma anche testi di rituali religiosi, avendo il re anche la funzione di sacerdote. Una porta monumentale separava la corte inferiore della corte intermedia, la più grande, posta al centro dell'acropoli e circondata da colonne. Sul suo lato occidentale, si accedeva, attraverso un portale monumentale, ad un palazzo circondato da un colonnato con le colonne disposte in file di cinque, il palazzo denominato D. Questo edificio è stato identificato come una sala per ricevimenti dove il re accoglieva i visitatori provenienti dal suo regno o dall'estero durante i ricevimenti ufficiali. La corte mediana è delimitata sul lato nord dalla corte superiore, anch'essa circondata da colonne, ma di taglia più piccola. Sul suo lato occidentale, sono stati trovati due edifici (E e F), che probabilmente costituivano gli appartamenti reali (denominati nei testi halentuwa)[89].

La corte ittita e l'amministrazione centrale del regno[modifica | modifica wikitesto]

L'acropoli di Hattusa era quindi il luogo dove risiedeva il re con la sua famiglia, circondato dai più alti dignitari del regno, nei testi chiamati "figli del re" (DUMU.LUGAL), e un'importante e complessa struttura amministrativa. Il re dimorava in cima alla cittadella, nella sua dimora, nella zona chiamata halentuwa nelle fonti ittite; questa era anche un luogo importante per diverse cerimonie religiose[90]. Questo luogo potrebbe essere identificato con i palazzi denominati E e F. Al suo fianco dovevano trovarsi tutte le sue molte mogli, che erano ospitate in una sorta di "harem" con i suoi figli, i fratelli e le sorelle non sposati, e tutti i servitori per i loro servizi giornalieri. Queste persone vivevano nella metà settentrionale dell'Acropoli intorno ai due cortili principali. Il re aveva una sua guardia personale, i Mesedi, guidata dal capitano della guardia (GAL.MEŠEDI), spesso un membro della famiglia reale, e uno dei personaggi più importanti del regno. Questi vivevano vicino agli appartamenti reali. Diversi testi elencano le funzioni di alcune di queste persone, tra cui i membri della famiglia reale, gli ufficiali, e soprattutto le guardie reali (nel testo intitolato: le istruzioni al MEŠEDI[91]). Il personale di palazzo che descritto in questi documenti è molto eterogeneo: un ciambellano, un maggiordomo e poi sacerdoti, medici, paggi, facchini, addetti alle pulizie, ecc. Una rigita etichetta governava la vita di corte. La Cittadella era il centro del regno ittita, da dove il paese veniva governato sia in tempi normali, sia quando il re doveva lasciare il palazzo per obblighi militari o religiosi, cosa che accadeva frequentemente. Questo centro amministrativo era denominato Casa del Re. Esso comprendeva numerosi dignitari di cui la funzione è spesso misconosciuta. Questo era il luogo dove venivano gestiti i possedimenti del re[92]. Tali funzioni venivano svolte negli edifici che circondavano la corte inferiore. Data l'importanza politica del regno, molti dignitari stranieri si recavano in visita alla corte ittita per ragioni diplomatiche; questi venivano ufficialmente ricevuti nelle sala a colonne del palazzo D. Poiché non vi erano ambasciate permanenti, i visitatori ufficiali erano ospiti diretti della corte. La corte ittita era un universo cosmopolita perché il re spesso chiamava al suo servizio specialisti stranieri (architetti, medici, scribi) in particolare dalla mesopotamia (Babilonia e Assiria[93]). A causa delle dimensioni relativamente ridotte di Buyukkale non tutti i membri dell'amministrazione del palazzo potevano lì risiedere e quindi dovevano alloggiare in altre parti della città ad oggi non ancora identificate. In ogni caso le funzioni amministrative debordavano dalla cittadella. Un edificio che può avere avuto una funzione amministrativa è stato identificato nella Città Bassa, la "Casa della collina" fra il Tempio I e Buyukkale, con una base di 32 x 36 metri, con un piano organizzato intorno a un grande spazio centrale[94]. Vi sono state ritrovate tavolette di argomento letterario ed educativo (potrebbe essere stato utilizzato come scuola). Anche le costruzioni poste sui promontori rocciosi (Yenicekale, Nişantepe et Sarıkale) possono aver avuto funzioni amministrative. Questo è quasi certo per l'edificio sito a Nişantepe, situato a sud dell'Acropoli, dove sono state ritrovate più di 3500 bolle di argilla recanti le impronte dei sigilli di re e funzionari reali, e alcune tavolette recanti donazioni di terra. Risalgono al periodo che va da Suppiluliuma I fino alla fine del regno[95][96].

Un centro religioso del regno ittita[modifica | modifica wikitesto]

Il Grande Tempio (Tempio 1)[modifica | modifica wikitesto]

Rovine del Grande Tempio (o Tempio 1) della città bassa.

La parte occidentale della Città Bassa ospita il monumento più vasto della capitale ittita: il Grande Tempio o Tempio 1[97][98]. Questo era dedicato alla coppia di divinità patrone del regno ittita: il Dio delle Tempeste e la Dea del Sole di Arinna, identificate, a partire dal regno di Hattusili III con gli dei hurriti Teshub e Hebat. Il complesso che circonda il tempio fu ristrutturato durante il regno di quest'ultimo e del suo successore Tudhaliya IV. Il tempio e le sue dipendenze furono costruiti su una terrazza artificiale composta da massi, che misura 160 metri di lunghezza e 135 di larghezza e copre una superficie di circa 20.000 m². Il tempio vero era proprio è situato al centro. Aveva dimensioni di 64 × 42 metri. È orientato lungo l'asse sud-ovest/nord-est[99]. L'entrata si trova sul lato sud-ovest ed è costituita da una successione di tre piccole sale, ciascuna affiancata da altre due piccole camere. Questa porta è indicata nei testi con il nome ittita di hilammar (sumero KI.LAM), e aveva un importante funzione simbolica, come si vede nei testi che descrivono le feste religiose[99]. Da qui si accedeva nel cortile centrale (a cielo aperto) dell'edificio, di forma rettangolare, dove si svolgevano le cerimonie religiose[99]. La zona destinata a fare le abluzioni era situata nella parte est del cortile. Dei magazzini erano disposti sui lati. Il tempio consisteva di due celle collocate alla sua estremità: le cella di sinistra custodiva la statua della Dea del Sole, quella di destra quella del Dio delle Tempeste. Di queste oggi non rimangono che i basamenti. Erano illuminate da finestre alte e strette. Infatti, queste cappelle, erano separate dal cortile da un porticato con colonne e vestiboli che nascondevano le statue divine alle persone presenti nel cortile[99]. Gli ittiti ritenevano che nelle statue risiedesse effettivamente lo spirito della divinità per cui tempio era considerato la loro residenza terrena. C'erano probabilmente altre cappelle nel tempio, dedicate a divinità minori, che erano al servizio della coppia divina e che formavano il "cerchio divino" (kaluti) attorno a queste[99].

Magazzini e giare per la conservazione del frumento presso il Grande Tempio.
Copia del trattato di pace Egitto Ittita dopo la battaglia di Kadesh ritrovato nelle dipendenze del Grande tempio (Museo archeologico d'Istanbul).

Il tempio era circondato da edifici che formavano una sorta di parete isolandolo dall'esterno e delimitando l'area sacra. Vi si entrava attraverso una porta monumentale costruita nell'angolo sud-est del complesso, ma esistevano altri due ingressi minori comunicanti con l'esterno. Le strade tra il tempio e le sue dipendenze erano pavimentate. Il piano terra era composto da negozi, stretti e lunghi pezzi. Tutti questi edifici avevano almeno un piano superiore perché si sono ritrovati i basamenti delle scale. Al piano terra si trovavano magazzini formati da stanze strette e lunghe. Queste camere erano più di 80. In una ventina di queste stanze, quelle che occupavano il lato sud-est, sono stati titrovati grandi vasi (pithoi) sepolti nel terreno, in cui venivano immagazzinati alimenti che potevano essere conservato per un certo tempo (cereali, verdura e frutta secca). Alcuni di questi vasi sono più grandi delle porte d'ingresso dei locali, sembra siano stati messi lì prima della costruzione dell'edificio e quindi non fu possibile portarli via quando il tempio fu abbandonato e saccheggiato[99]. Nelle sale a nord erano immagazzinati contenitori destinati a materiale deperibile (gabbie di legno, cestini), di questi rimangono solo le bolle d'argilla usate per sigillarli. Altre stanze contenevano quello che è stato definito l'"archivio" del tempio, anche se il termine è inesatto visto il gran numero di tavolette ritrovate un poco ovunque nella zona del tempio. Queste tavolette contenevano testi per il culto religioso (istruzioni al personale, elenchi di officianti, rituali e canti religiosi, ecc.), ma anche testi diplomatici, i trattati di pace stipulati dai re ittiti, venivano depositati nel santuario, sotto gli occhi degli dei che erano i testimoni garanti dell'accordo[99]. Qui è stata portata alla luce la versione ittita del trattato di pace firmato tra Hattusili III e il faraone Ramses II, la versione egiziana si trova incisa in due templi a Karnak[100].

A sud ovest una strada separava l'area sacra da un altro gruppo di edifici di forma irregolare (130 × 55 metri), composto da una sessantina di appartamenti. Un solo ingresso, situato sulla via di cui sopra, conduceva ad un cortile interno, intorno al quale erano disposti magazzini, laboratori, cucine, birrerie, uffici degli scribi, ecc., dunque edifici in cui lavorava il personale del tempio. Una parte di questo probabilmente alloggiava qui, mentre la maggior parte risiedeva nella zona ritrovata a nord del tempio, fra questo monumento e le mura[101]. Un testo trovato nell'area sacra elenca le diverse persone che lavoravano per il tempio. Se ne contavano 205, fra cui sacerdoti e sacerdotesse, alcuni specializzati (in incantesimi, in canzoni hurrite), scribi, ai quali devono essere aggiunti vari cuochi e birrai che fornivano il cibo che veniva offerto giornalmente alle divinità. Un altro testo, dal titolo istruzioni per il personale del tempio[102] contiene molte prescrizioni per coloro che avevano il diritto di entrare nel santuario: essi non dovevano appropriarsi degli alimenti destinati agli dèi, non dovevano introdurre nella zona sacra persone non autorizzate e dovevano organizzarsi per la sorveglianza del tempio in modo permanente, in particolare contro il rischio di incendi. Probabilmete nella zona esistevano anche altri santuari, non ancora portati alla luce, ma attestati da fonti epigrafiche. Dunque la Città Bassa conteneva altri templi oltre al Tempio 1, probabilmente a sud di questo[103]. Allo stesso modo, sappiamo che c'erano uno o più luoghi di culto nella cittadella di Buyukkale, probabilmente coincidenti con l'edificio C[104].

I luoghi di culto della Città Alta[modifica | modifica wikitesto]

Resti di differenti templi della città alta.

Durante gli ultimi decenni della capitale ittita, il paesaggio religioso della città fu totalmente modificato, con la creazione di una vera e propria città santa a sud del sito, nella Città Alta[105]. Non si trattò, come si era pensato, di un ampliamento della città dato che la zona corrispondente alla Città Alta era già abitata ai tempi del vecchio impero[36]. Almeno trenta templi sono stati individuati e scavati in questa parte di Hattusa, principalmente tra la porta della Sfinge e Buyukkale nella parte centrale della città nuova. Questi santuari hanno dimensioni molto diverse: i più piccoli hanno un'estensione di 400-600 m², mentre i più grandi raggiungono i 1.200 o 1.500 m² e sono circondati da un recinto che delimita l'area sacra. La loro struttura è sostanzialmente la stessa: sono quadrati o di forma rettangolare, hanno una porta che si apre su un cortile, e poi, passando sotto un portico a colonne, si accede a dei corridoi che sono costruiti dietro la cella in cui è custodita la statua della divinità residente nell'edificio. È una disposizione che rimanda a quella del Grande Tempio. Dei magazzini erano spesso situati nell'edificio o nelle vicinanze, probabilmente nei luoghi di lavoro del personale del tempio, come indicato dai ritrovamenti di tavolette avvenuti in alcuni di questi edifici. È qui che sono stati fatti alcuni tra i più importanti ritrovamenti epigrafici degli scavi recenti, come un testo bilingue ittita-hurrita che ha contribuito a migliorare notevolmente la conoscenza di questa seconda lingua[106]. I templi sono tutti identificati da un numero; il numero 1 è riservato al Grande Tempio. I più importanti templi della Città Alta si trovano nella parte sud-est, nei pressi delle mura della città, tra la Porta delle Sfingi e la Porta del Re. Sono, da ovest verso est, i templi 2, 3 e 5. Quest'ultimo è il più grande (3000 m²), è dotato di due celle come il tempio 1, e dispone di importanti annessi. Qui è stato ritrovato un bassorilievo di circa un metro di altezza raffigurante un re di nome Tudhaliya (come indicato da un'iscrizione in geroglifici) nelle sembianze di un dio-guerriero, quindi probabilmente un re divinizzato dopo la sua morte. Il tempio 5 si trova proprio vicino alla Porta del Re, probabilmente un percorso processionale collegava i due luoghi durante certe feste religiose. Al lato opposto della Città Alta, un altro tempio (numero 30) è costruito ad uguale distanza dalla Porta dei Leoni, ed era probabilmente legato a questa durante altre cerimonie religiose. Tuttavia, questo edificio, sembra aver perso la sua funzione sacra prima della fine di Hattusa e probabilmente era stato trasformato in abitazioni o laboratori.

La Città Alta probabilmente comprendeva altri templi o luoghi di culto a cielo aperto, gli Ittiti infatti adoravano alcune aree boschive, betili (delle pietre divinizzate), così come alcuni promontori naturali e montagne. Anche alcuni altri edifici in questa parte della città probabilmente erano luoghi di culto, in particolare i tre già citati promontori rocciosi situati nell'allineamento tra la Porta del Leone e Buyukkale: rispettivamente Yenicekale, Sarıkale e Nişantepe. Gli Ittiti avevano costruito degli edifici che si affacciavano sul resto della città, la cui funzione rimane enigmatica: religiosa, militare, amministrativa? Nelle rovine di Nişantepe, sono stati ritrovati i resti di una porta sorvegliata da due sfingi.

Nişantepe: iscrizione in geroglifico Luvio/ittita

Qui è stata anche identificata una iscrizione rupestre di 11 linee di geroglifici ittiti[107] molto mal conservata, scritta a nome di Suppiluliuma II, durante gli ultimi anni della capitale. Qui nei pressi si trovano altri due edifici legati a questo imperatore scoperti di recente: la Camera 1 e la Camera 2. Si tratta di due camere con volte monumentali. Nella parte inferiore della seconda si trova un bassorilievo raffigurante il dio del sole, e sulla parete di sinistra una rappresentazione del re Suppiluliuma II armato di arco e lancia. In questa camera si trova anche una iscrizione in geroglifici che descrive le buone azioni del sovrano e le sue imprese militari, tra cui la conquista del regno Alashiya (la moderna Cipro)[108]. Queste camere erano probabilmente legate al culto delle divinità ctonie[nota esplicativa 4] e servivano come punti di contatto tra il mondo dei vivi e dei morti, situato sottoterra. Le due vasche di raccolta dell'acqua, situate nelle vicinanze e citate sopra, possono aver avuto una funzione religiosa in relazione a tali edifici.

La camera 2 di Nişantepe

Yazılıkaya[modifica | modifica wikitesto]

Camera B: l'imperatore Tudhaliya IV sotto la protezione del dio Sharruma

Situata 2 km a nord est di Hattusa, la roccia santuario a cielo aperto Yazilikaya fa giustamente parte dell'insieme degli edifici religiosi della capitale[109][110]. In uso almeno dal XVI secolo a.C., fu ristrutturata con gli altri templi della città sotto i regni di Hattusili III e Tudhaliya IV, che vi costruirà alcuni edifici, vi farà scolpire alcuni bassorilievi e vi introdurrà il culto delle divinità hurrite come nella capitale. Si compone di due parti principali, organizzate secondo la disposizione del terreno della montagna dove si trova il sito, che è ricco di gallerie naturali: la Camera A e la Camera B. I bassorilievi della Camera A rappresentano una processione delle principali divinità del regno, guidata dal Dio della Tempesta/Teshub e dalla Dea Sole/Hebat. Nella Camera B, piccoli bassorilievi rappresentano divinità ctonie (i "Dodici Dei" e il "Dio-spada"), un altro bassorilievo rappresenta l'imperatore Tudhaliya IV con il dio Sharruma. Le funzioni di questo santuario sono fonte di discussione: la Camera B è apparentemente legata a un culto funerario, forse uno dei re ittiti (Tudhaliya IV). È chiaro in ogni caso che questo tempio era legato al santuario della capitale e doveva essere a questo integrato nelle feste religiose che si svolgevano contemporaneamente in Hattusa. Ricorda i templi esterni alla città che servivano durante la celebrazione del nuovo anno in Mesopotamia, e potrebbe quindi anche essere legato alla festa del Capodanno ittita (purulli)[111].

La vita religiosa in Hattusa[modifica | modifica wikitesto]

L'attività religiosa in Hattusa era molto intensa durante tutto l'anno. Ogni giorno, il personale dei numerosi templi della città offriva sacrifici agli dei, che si ritenevano vivere nei santuari. Era perciò necessario che i magazzini fossero sempre pieni del necessario per le offerte (alimenti, bevande, ma anche abbigliamento, gioielli, ecc.) e dunque i macelli, le birrerie e le cucine del tempio erano sempre al lavoro, mentre i laboratori artigiani producevano e riparavano tutti gli oggetti necessari culto divino[nota esplicativa 5]. Questa grande attività impegnava un gran numero di persone che dovevano collaborare e coordinarsi fra loro e che quindi dovevano seguire regole ferree come dimostrano i regolamenti contenuti nelle istruzioni al personale del tempio che prescrivevano frequentemente la pena di morte per reati gravi commessi dal personale che aveva accesso all'interno dei templi, mentre la pena capitale era rara nel comune diritto ittita. I templi dovevano disporre di notevoli risorse per potere funzionare. Possedevano infatti terreni, frutto di donazioni private o del re, da cui potevano ricavare prodotti o affitti, in mancanza di ciò erano le offerte dei fedeli e del re che consentivano il funzionamento del tempio.

In molti periodi dell'anno, il ritmo quotidiano del culto veniva interrotto dalle feste. Queste si svolgevano in giorni precisi regolati da un calendario religioso ancora poco compreso che veniva rinnovato regolarmente. Le feste potevano avere cadenza mensile o annuale o oltre. Molte di queste feste prevedevano la partecipazione del re e della regina, così come di alti funzionari del regno e costituivano l'occasione per la corte di stupire, impressionare ed intrattenere gli ambasciatori e dignitari stranieri presenti nella capitale. In queste occasioni i magazzini reali erano fortemente impegnati a non far mancare i rifornimenti per le offerte nel tempio. Alcune di queste feste attiravano un gran numero di pellegrnini nella città. Si trattava dunque di periodi molto importanti dell'anno. La maggior parte delle grandi e lunghe feste religiose gestite dagli altri importanti centri religiosi del regno, passavano per Hattusa e lì rimanevano alcuni giorni, durante i quali si svolgevano riti fastosi ed anche giochi spesso accompagnati da danze e musica. Questo era il caso della festa di purulli che segnava l'inizio del nuovo anno (al principio della primavera) e che iniziava nella capitale[112] e della festa AN.TAH.ŠUM, anche questa in primavera, che passava dalla capitale più volte[113]. La festa KI.LAM (probabilmente in autunno), era un'altra delle più importanti feste del regno, durava tre giorni e si svolgeva sia nella capitale che nelle campagne[114]. Come indicato dal suo nome sumero che significa porta (in ittita hilammar), questa si svolgeva come una lunga processione che passava per le porte dei principali templi della città partendo dalla porta del palazzo reale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  4. ^ a b c D'Amore, p. 264
  5. ^ Presso il sito è stata anche trovata una iscrizione geroglifica in Luvio, risalente agli ultimi anni della capitale ittita, vedi più avanti nel paragrafo i luoghi di culto della città alta
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    «C I 1-18
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  98. ^ Bittel, pp. 124-134
  99. ^ a b c d e f g (EN) tempio 1 nel sito della spedizione archeologica tedesca. URL consultato il 20 settembre 2014.
  100. ^ (DE) E. Edel, Der Vertrag zwischen Ramses II. von Ägypten und Ḫattušili III. von Ḫatti, Berlino, 1997.
  101. ^ (EN) The Lower City nel sito della spedizione archeologica tedesca. URL consultato il 20 settembre 2014.
  102. ^ CTH 264
  103. ^ (EN) S. Pierallini, Observations on the Lower City of Hattuša: a Comparision between the Epigraphic Sources and the Archaeological Documentation in Altorientalische Forschungen, vol. 27, nº 2, 2000, pp. 325-343.
  104. ^ S. Pierallini, Luoghi di culto sulla cittadella di Hattuša in S. de Martino et F. Pecchioli Daddi (a cura di), Anatolia Antica, Studi in Memoria di Fiorella Imparati, Firenze, 2002, pp. 627-635.
  105. ^ (DE) P. Neve, Hattusa: Stadt der Götter und Tempel, Neue Ausgrabungen in der Hauptstadt der Hethiter, Mainz, 1996.
  106. ^ (FR) J.-M. Durand (a cura di), Des études sur ce texte et les conséquences de sa découverte in Amurru 1 : Mari, Ebla et les Hourrites, dix ans de travaux, 1re partie, Parigi, 1996.
  107. ^ Giulia Torri, Luvio geroglifico 1300 a.C. (ca.) - 600 a.C.. URL consultato l'8 agosto 2014.
  108. ^ (EN) J. D. Hawkins, The Hieroglyph Inscription of the Sacred Pool Complex at Hattusa (SÜDBURG), Wiesbaden, 1995.
  109. ^ (DE) K. Bittel et al., Das Hethitische Felsheiligtum Yazilikaya, Berlino, 1975.
  110. ^ (FR) E. Laroche, Les dieux de Yazilikaya in Revue hittite et asianique, nº 27, 1969.
  111. ^ Si può trovare un utile riassunto delle differenti ipotesi sulla funzione di questo santuario in(EN) T. Bryce, Life and Society in the Hittite World, 2004.
  112. ^ (DE) H. Otten, Ein Text zum Neujahrsfest aus Boğazköy in Orientalistische Literaturzeitung, nº 51, 1956.
  113. ^ (EN) H. G. Güterbock, An Outline of the Hittite AN.TAḪ.ŠUM Festival in dans Journal of Near Eastern Studies, 19/2, 1960.
  114. ^ (EN) I. Singer, The Hittite KI.LAM Festival, 2 t., Wiesbaden, 1983 et 1984.

Note esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Con la translitterazione fonetica della lingua ittita nella grafia moderna il suono rappresentato dalla lettera š corrisponde a sh, per cui la stessa parola può trovarsi scritta in testi diversi in modo diverso: Hattuša o Hattusha o anche semplicemente ma in modo meno corretto Hattusa. Il simbolo a sua volta indica, nella translitterazione una lettera H laringea, un suono che può essere rappresentato anche come KH , da qui la possibilità di trovare il nome della città scritto come Khattuša o Kattuša.
  2. ^ Un'indicazione di questa evoluzione climatica della regione ci è fornita da un testo risalente ad un periodo leggermente posteriore. Si tratta di un'iscrizione che vanta i vantaggi del sito della città frigia di Orcisus (corrispondente al sito turco Alikel Yaila, chiamato anche Alekian), contenuta nella tavola di Peutinger, dove si afferma che questa possedeva, grazie alla pendenza ed ai ruscelli che l'attraversavano, un gran numero di mulini ad acqua[7]
  3. ^ Quella che segue è la classificazione dei testi in base al luogo di ritrovamento (quindi con criteri archeologici). La classificazione CTH, Catalogue des Textes Hittites, suddivide invece i testi in base all'argomento (quindi con criteri di tipo storiografico). In entrambe le classificazioni ogni singola tavoletta è identificata da una sigla univoca. Per esempio il più volte citato "Proclama di Anitta" è individuato con la sigla CTH 1.A-B (i testi dal CTH 1 al 220 sono di argomento politico), il proclama è stato ritrovato inciso in tre diverse copie di epoche diverse: la copia più antica è individuata dalla sigla KBo III 22=BoTU 7 (quindi appartenente alla serie ritrovata a Boğazköy e pubblicata dal 1952 in poi), un'altra è la KUB XXVI 71=BoTU 30 che contiene un frammento del proclama di Anitta e parte degli annali di Ammuna, la terza è la KUB XXXVI 98(+)98a(+)98b (quindi ritrovate a Boğazköy prima del1921)[20], per approfondimento vedi Lingua ittita
  4. ^ dal greco antico χθών / khthốn, « la terra »
  5. ^ Sulla religione ittita, documentata essenzialmente tramite i testi ritrovati in Hattusa, uno dei testi più completi è:(DE) V. Haas, Geschichte der hethitischen Religion, Leyde-New York-Cologne, 1994.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) P. Neve, Hattusa. Stadt der Götter und Tempel, Magonza, 1996.
  • Paola D'Amore, Atlante di archeologia, Torino, Utet, 1998, ISBN 88-02-05021-X.
  • (DE) W. Dörfler, Untersuchungen zur Kulturgeschichte und Agrarökonomie im Einzugsbereich hethitischer Städte in Mitteilungen der Deutschen Orient-Gesellschaft zu Berlin, nº 132, 2000, pp. 367-381.
  • (FR) A. Benoit, Art et archéologie : les civilisations du Proche-Orient ancien, Paris, 2003.
  • (DE) J. Seeher, Die Lehmziegel-Stadtmauer von Hattusa. Bericht über eine Rekonstruktion (anche in lingua turca ed inglese, ndr), Istanbul, 2007.
  • (FR) C. Michel, Correspondance des marchands de Kaniš, au début du IIe millénaire avant J.-C., Paris, 2001.
  • (EN) J. G. Dercksen, When we met in Hattuš, Veenhof Anniversary Volume, Leyde, W. H. van Soldt, 2001.
  • (EN) Trevor Bryce, The Kingdom of the Hittites, Oxford, Oxford University Press, 2005.
  • (EN) K. Bittel, Les Hittites, Parigi, 1976.
  • (FR) Laroche, Emmanuel, Catalogue des textes hittites in Études et commentaires, nº 75, Parigi [1956], 1971.
  • (FR) Laroche, Emmanuel, Catalogue des Textes Hittites, premier supplément in Revue hittite et asianique, XXX, 1972, pp. 94–133.
  • (DE) Bedřich Hrozný, Lipsia, J.C. Hinrichs [1917], 2002, ISBN 3-86005-319-1.
  • (EN) Andreas Schachner, UNESCO World Heritage in Turkey, Ankara, 2013, pp. 109-127, http://www.academia.edu/4018572/A._Schachner_Hattusha_the_Hittite_Capital_in_UNESCO_World_Heritage_in_Turkey_Ankara_2013_109-127 .

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