Ḫattuša

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40°01′10.9″N 34°36′55.09″E / 40.019694°N 34.615302°E40.019694; 34.615302

Ḫattuša
La Porta dei Leoni di Ḫattuša a sud ovest della città.
La Porta dei Leoni di Ḫattuša a sud ovest della città.
Civiltà Hatti
Utilizzo Capitale di regno
Localizzazione
Stato Turchia Turchia
Provincia Çorum
Altitudine 1100 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 2684600
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Ḫattuša: Capitale degli Ittiti
(EN) Hattusha: the Hittite Capital
Tipo Culturali
Criterio (i)(ii)(iii)(iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1986
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Ḫattuša (Hattusha)[nota esplicativa 1], antica capitale dell'impero ittita, è oggi un sito archeologico in Turchia.

Capitale dell'impero ittita, oggi è situata nei pressi dell'attuale villaggio di Boğazkale, nella provincia di Çorum, all'interno di un'ansa del fiume Kızılırmak (Marashantiya nelle fonti ittite ed Halys in quelle greche) nell'Anatolia centrale, a circa 145 km a nord-est di Ankara, ad una quota media di 1100 metri sul livello del mare. Il sito è stato inserito tra i Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO nel 1986[1].

Come capitale di uno dei più potenti regni del Vicino Oriente del secondo millennio, la città disponeva di una importante serie di monumenti, riportati alla luce in oltre un secolo di scavi da vari archeologi, in particolare tedeschi. I principali luoghi di scavo di questo grande sito vasto oltre 160 ettari sono: la cittadella Buyukkale, l'area del Grande Tempio della Città Bassa, la zona del tempio della Città Alta e gli imponenti resti del muro che proteggeva la città, a sud del sito e intorno alla collina Yerkapı. Hattusa non aveva solo una funzione politica come capitale del regno, ma era anche un centro religioso di primo ordine, specialmente nei suoi ultimi anni, e un importante centro culturale. La parte più estesa del sito è costituita dalla città bassa che si trova a sud e si estende per circa 1 km², è cinta da mura con porte decorate con rilievi raffiguranti guerrieri, leoni e sfingi. Al suo interno sorgevano quattro templi, ognuno con annessa una corte con portico, numerosi edifici secolari e strutture residenziali, Al suo interno sorgeva il tempio più importante, ultimato sotto il regno del re ittita Tudhaliya IV, decorato con bassorilievi raffiguranti due processioni divine, una femminile e una maschile; i due cortei convergono verso un pannello centrale raffigurante gli dei Teshub e Hebat.[2] Per lungo tempo la funzione di questo tempio è rimasta incerta, in base gli ultimi dati archeologici alcuni autorii pensano che in questo tempio si celebrasse l'introduzione degli dei hurriti nella religiosità ittita e che probabilmente fosse un luogo dedicato a riti purificatori e/o alla festa di Primavera; secondo altri autori sarebbe stato il santuario funebre del re Tudhaliya IV. All'esterno delle mura si trova la necropoli, contenente vari sepolcri. Le stime attuali indicano una popolazione tra i 20.000 ed i 40.000 abitanti nel periodo d'oro. Durante i primi tempi la città interna ospitava un terzo di quegli abitanti. Le case erano costruite in legno e mattoni di fango, e per questo motivo non restano testimonianze se non delle mura in pietra dei templi e dei palazzi. Con più di 30.000 tavolette cuneiformi che sono state scavate ininterrottamente dall'inizio degli scavi, Hattusa è il sito dal quale proviene la maggior parte della nostra conoscenza della civiltà ittita e importanti conoscenze sulla situazione internazionale in tutto il Medio Oriente per l'importanza politica del regno al suo apice. Queste tavolette, scritte in caratteri cuneiformi, sono compilate in diverse lingue, che riflettono il carattere multietnico dell'impero ittita: accadico (la lingua della Mesopotamia di quei tempi), hurrita, ma anche le lingue degli altri popoli dell'Anatolia come Hatti, Luvio e Palaico. I testi sono di natura molto varia: diplomatici, amministrativi, religiosi, tecnici, legali, ecc. Presso il sito è stata anche trovata una iscrizione geroglifiche (in Luvio), risalente agli ultimi anni della capitale ittita. Una tavola riporta i dettagli del trattato di pace fra ittiti ed egiziani, ai tempi del faraone Ramesse II, dopo la Battaglia di Qadeš attorno al 1283 a.C. Una copia è esposta presso le Nazioni Unite a New York quale esempio di uno dei primi trattati di pace internazionali. La città venne distrutta intorno al 1200 a.C., durante al collasso dell'impero ittita sotto la spinta dei popoli del mare. Il sito Boğazkale non fu però del tutto abbandonato anche dopo la caduta del regno ittita, ma è stato regolarmente occupato nel corso dei secoli successivi, fino all'attuale villaggio turco, ma mai si avvicinò allo splendore della città ittita.

Oltre alle circa 30.000 tavolette recuperate da Hattusa che formano il nucleo principale di quanto ci resta della letteratura ittita, altri archivi sono stati scoperti in seguito in altri centri dell'Anatolia, come Tabigga/Maşat Höyük (nella provincia di Tokat) e a Sapinuwa/Ortaköy. Questi tesori sono attualmente divisi tra i musei archeologici di Ankara e Istanbul[2].

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio che circonda la città includeva ricchi campi agricoli, colline per la pastorizia e boschi. Si possono ancora osservare piccoli boschi all'esterno della città, misero ricordo della grandiosità di un tempo. Questo significa che gli abitanti avevano a disposizione molto legname per la costruzione degli edifici. I campi fornivano frumento, orzo e lenticchie. Si coltivava anche il lino, ma la fonte primaria per l'abbigliamento era la lana delle pecore. I boschi permettevano la caccia a vari tipi di cervi, ma probabilmente la cacciagione non costituiva una fonte alimentare primaria ma solo un'integrazione. La carne consumata proveniva principlamente dagli animali domestici. C'erano molti altri insediamenti nelle vicinanze, come ad esempio il santuario di roccia di Yazılıkaya e la città di Alaca Höyük (il centro religioso ittita corrispondente alla città di Arinna) . Dal momento che i fiumi non erano navigabili, tutti i trasporti da e verso Hattusa erano effettuati via terra.

Archeologia[modifica | modifica sorgente]

Il sito archeologico[modifica | modifica sorgente]

mappa del sito

Il sito si trova presso la cittadina di Boğazkale nel nord dell'Anatolia centrale, 150 km a est di Ankara. Si tratta di una regione montuosa caratterizzata da un clima relativamente rigido ed oggi molto secca, anche se probabilmente era più umido durante il periodo ittita[nota esplicativa 2]. Gli inverni sono lunghi e freddi, le estati brevi e calde. Oggi c'è poca vegetazione intorno al sito, l'ambiente è roccioso e la vegetazione tipica della steppa. Gli altipiani circostanti sono fertili e, se ben coltivati sono in grado di sostentare anche una popolazione numerosa, come però non accadeva nei tempi antichi per mancanza di attrezzi agricoli e di una forza lavoro adeguata. Le aree a nord di Boğazkale sono via via più umide a mano a mano che ci avviciniamo al Mar Nero, e la copertura forestale è più densa.

Bastioni di Yerkapi a sud

Boğazköy / Boğazkale è una vasta area di oltre 160 ettari, divisa in più parti. Ci sono due grandi promontori rocciosi, Büyükalle ("grande fortezza") nella parte centro-orientale e Büyükkaya ("Grande Roccia"), 500 metri più a nord. A est di Buyukkale è la "Città Bassa", il sito ove si è sviluppato il primo agglomerato di Hattusa, su una superficie relativamente piatta. A sud di Buyukkale è la "Città Alta", la parte di più recente costruzione della capitale. Ci sono poi tre piccoli promontori rocciosi: Yenicekale, Nişantepe e Sarıkale. Quello più a sud è Yerkapı, una collina artificiale elevata durante l'ultimo secolo della capitale ittita per sviluppare i bastioni. Il sito è ben fornito di acqua, in quanto ci sono ben sette sorgenti naturali. Diverse creste e promontori rocciosi furono utilizzati come utili punti di aggancio e rinforzo del sistema di difesa murario, mentre precipizi inaccessibili proteggono il sito dai lati nord ed est. Il sito presentava quindi notevoli vantaggi per la sicurezza dei suoi abitanti. Su una scala più piccola, Boğazkale si trova all'interno di una grande ansa tracciata dal corso del fiume Kizilirmak nel punto d'incontro di due valli percorse da due suoi affluenti. Nei tempi antichi, importanti vie commerciali passavano nei pressi del sito, tra cui una che collegava la Cappadocia centrale alle rive del Mar Nero in direzione sud-nord, e altre che si sviluppavano in direzione est-ovest. Tuttavia, la città di Hattusa è sempre rimasta eccentrica rispetto al centro dell'antica civiltà ittita, che si trova più a sud, ed anche in relazione all'impero al suo apogeo che si estendeva soprattutto a sud-est e successivamente a sud-ovest. Inoltre, è sempre stato esposto agli attacchi delle popolazioni che abitano le montagne più a nord che non furono mai assoggettate dagli Ittiti: i Gasgas.

Gli scavi archeologici hanno evidenziato almeno cinque strati corrispondenti a diverse epoche del sito. Il V strato (il più antico) risale ad un insediamento antecedente il 2000 a.C., il quarto strato corrisponde ai primi tempi dell'epoca ittita, lo strato IIIa corrisponde alla prima ristrutturazione della capitale ed è nascosto dallo strato IIIb che corrisponde al tardo nuovo impero. Questo strato è separato da segni di un vasto incendio dallo strato II che corrsiponde all'epoca frigia ed infine lo strato I corrisponde alla città ellenistica[4][5].

la scoperta di Hattusa[modifica | modifica sorgente]

i primi esploratori[modifica | modifica sorgente]

Il sito di Boğazköy fu riscoperto nel 1834 da un architetto francese esperto nell'esplorare le rovine classiche, Charles-Marie Texier, che si era recato anche a Yazılıkaya[6]. Egli identificò l'antica città con Tavio citata da autori classici come Erodoto e Strabone e che era il sito che cercava e per il quale si era recato nella regione. Egli pubblicò nel 1848 un resoconto del suo lavoro con disegni, descrizioni delle sue scoperte, che è stato una guida per gli esploratori successivi del sito. Due anni più tardi, un inglese, William John Hamilton, visitò a sua volta Boğazköy e confermò l'identificazione con Tavion. Nel 1861, un altro archeologo francese Georges Perrot, eseguì nuove indagini sul luogo con un gruppo di archeologi e mise in dubbio l'identificazione data dal Texier, preferendo identificare le rovine con la città di Pteria, citata da Erodoto durante il conflitto tra Creso di Lidia e Ciro II di Persia. Fino a quell'epoca, gli Ittiti erano sconosciuti a tutti, dal momento che solo la Bibbia ne citava brevemente il nome[7]. Ma diventò chiaro che doveva essere esitito un regno importante in Anatolia quando furono scoperte le Lettere di Amarna nel 1887, tra la quali furono rinvenuti anche i primi documenti in lingua ittita. Dal 1880 i tedeschi ebbero il ruolo più importante nella ricerca archeologica in Anatolia. Karl Humman, ingegnere ferroviario, realizzò un primo rilievo topografico del sito Boğazköy ed alcuni scavi esplorativi a Yazilikaya nel 1882. Nel 1894, francese Ernest Chantre diresse i primi scavi a Yazilikaya e Boğazköy (Buyukkale e Grande Tempio). Egli scoprì le prime tavolette degli archivi reali, che poterono essere confrontate con quelle scoperte a Tell el-Amarna.

Un secolo di scavi tedeschi[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 1906, il Deutsche Orientgesellschaft (istituto tedesco di storia orientale) assunse il controllo degli scavi ad Hattusa. Nel 1906, l'archeologo tedesco Hugo Winckler e archeologo turco Theodor Makridi Bey si recarono sul sito per i primi scavi in grande stile[8]. Winckler era già un famoso assiriologo e ricercava tra le rovine di Boğazköy quelle della capitale ittita. Egli condusse campagne di scavo nel 1906, nel 1907 e dal 1911 al 1913, anno della sua morte, scavi che confermarono la sua intuizione. Una delle scoperte più importanti, che ha sancito il successo delle spedizioni è rappresentata dal ritrovamento degli archivi reali di tavolette d'argilla scritti in caratteri cuneiformi, che contengono la corrispondenza ufficiale, i contratti, i codici di leggi, procedure e riti religiosi, profezie degli oracoli e letteratura del Vicino Oriente. L'esplorazione degli edifici fu lasciata in secondo piano. È grazie alle tavolette ritrovate da Winckler che l'assiriologo ceco Bedrich Hrozný riuscì a decifrare e tradurre la lingua ittita tra il 1914 e il 1917.

B. Hrozný nel 1915

Gli scavi a Boğazköy furono interrotti dalla prima guerra mondiale e la grande depressione e ripresero nel 1931, sotto la direzione di Kurt Bittel e s'interruppero nuovamente nel 1939 a causa della seconda guerra mondiale[9]. Da quel momento, gli scavi sono sotto la direzione dell'Istituto Archeologico Tedesco (DAIDeutsches Archäologisches Institut). Bittel ritorna a dirigere gli scavi nel sito nel 1952, prima di consegnare gradualmente la direzione ad uno dei suoi studenti, Peter Neve, che prende la gestione effettiva degli scavi nel 1978. Le prime campagne furono dedicate a portare alla luce i principali edifici capitale: la cittadella Buyukkale, il Grande Tempio e le sue dipendenze, le mura e le porte della città, con i più grandi templi di quest'ultima. Molte altre tavolette furono ritrovate, in particolare durante gli scavi del 1930. Il sito di Yazilikaya fu ugualmente obiettivo degli scavi allo scopo di spiegare la sua esatta funzione nel culto ittita. Peter Neve dirigerà gli scavi presso il sito fino al 1994[10] concentrandoli nella zona della Città Alta, dove furono messi alla luce un gruppo di una trentina di templi e altri monumenti, in particolare intorno a Nişantepe. Le misure di protezione del sito e la sua organizzazione per il turismo furono attivate in quegli anni. Il sito è stato classificato come Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO nel 1987.

il tratto di muro ricostruito ad Hattusa

Nel 1994, la direzione degli scavi passò a Jürgen Seeher, che proseguì la ricerca avviata da Neve sulla collina Büyükkaya ma si dedicò anche a scavare nella parte occidentale della Città Alta. Un originale programma di ricostruzione di un tratto del muro situato nei pressi del Grande Tempio fu attuato tra il 2003 e il 2005[11]. Dal 2006, gli scavi continuano sotto la direzione di Andreas Schachner.

la pubblicazione delle scoperte[modifica | modifica sorgente]

Più collane e riviste tedesche hanno pubblicato la maggior parte delle scoperte fatte Boğazköy fin dai primi scavi di Winckler e dei suoi collaboratori fino ai giorni nostri. Le tavolette ritrovate dopo il 1939 furono inviati in Germania, prima di essere riportate in Turchia a Istanbul e Ankara dopo il 1945, dove sono conservate anche le tavolette ritrovate successivamente e classificate in varie serie[nota esplicativa 3]:

  • la serie Keilschrifttexte aus Boğazköy (KBO), pubblicata a Lipsia e Berlino, contenente la maggior parte delle tavolette ritrovate a Boğazköy sin dai primi scavi. In origine comprendeva le tavolette iniate in Germania, ma fu utilizzato per la pubblicazione anche delle tavolette tornate in Turchia o scoperte dopo il 1952;
  • la serie Keilschrifturkunden aus Boghazkoi (KUB), pubblicata nel 1921 a Berlino, comprendente le tavolette inviate al museo di Pergamo ed in seguito restituite alla Turchia;
  • la serie Istanbul Arkeoloji Müzelerinde bulunan Boğazköy Tabletleri (IBOT) servita per pubblicare le tavolette restituite alla Turchia ad Istanbul e Ankara;
  • la serie Studien zur Boğazköy-Texten (StBoT), pubblicata a Wiesbaden, che include studi su tavolette trovate a Boğazköy, tra cui trascrizioni e traduzioni raramente inclusi nelle altre edizioni del volume delle tavolette;
  • dal 1978, i rapporti degli scavi sono pubblicati ogni anno dalla rivista dell'Istituto Archeologico Germanico, Archäologischer Anzeiger e dalla rivista turca Kazi Sonuçlan Toplantisi;
  • Le serie Boğazköy-Hattusa, Ergebnisse der Ausgrabungen[13], e Boğazköy-Berichte [14]dell'Istituto archeologico tedesco contengono studi recenti sull'archeologia e l'arte di Hattusa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I primi millenni (dal VI al III millennio)[modifica | modifica sorgente]

Le prime fasi di occupazione del sito Boğazkale di risalgono al VI millennio (Calcolitico), ed è già l'altopiano di Büyükkaya il luogo privilegiato di insediamento. Un sito coevo è stato ritrovato vicino a questo, a Yarikkaya. Sono state ritrovate solo scarse tracce di insediamenti durante i primi tre secoli di occupazione del sito, che non si è sviluppato in realtà fino al terzo millennio, durante l'età del Bronzo antico. Ma l'agglomerato principale della regione era Alaca höyük, a 25 km da Boğazkale. I punti principali di occupazione del sito si trovano anche in questo periodo a Buyukkale, dove si è ritrovata una prima fortificazione, ma anche a Büyükkaya. Tracce di edifici di questo periodo sono scarsi, coperti da quelli dei periodi successivi. Gli abitanti di quel periodo sono probabilmente quelli nominati Hatti nei testi del seguente millennio, persone che parlavano una lingua isolata, che sembrano correlati a gruppi etnici dell'attuale Caucaso.

Hattush, capitale di Hatti ed emporio assiro (c.2000 - 1740 a.c.)[modifica | modifica sorgente]

Prima di essere ittita dunque Boğazkale è un sito degli Hatti, a cui deve il suo nome, che è anche esteso alla zona in cui si trova. La città è citata, in testi scritti dagli inizi del secondo millennio, con il nome Hattush, soprattutto nella vasta documentazione dei mercanti assiri che commerciano in Anatolia trovata sul sito Kültepe, Cappadocia, l'antica città di Kanesh/Nesha, sede della civiltà ittita e principale centro di controllo dei commerci assiro anatolici, 160 km a sud est di Boğazkale[15]. È con l'arrivo di questi mercanti che la scrittura viene introdotta a Boğazkale, come altrove in Anatolia. I mercanti assiri acquistavano essenzialmente metalli in questa regione (rame, argento, oro), scambiandoli contro lo stagno e tessuti che importavano dall'Assiria (vedi anche la pagina dedicata a Kanesh). Sono state trovate tracce di un insediamento di questi commercianti assiri, denominato Karum (letteralmente porto) nella Città Bassa, al V e IV livello, corrispondenti rispettivamente al XIX secolo e all'inizio del XVIII secolo. È a quest'ultimo livello che risalgono le tavolette assire trovate là[16]. Diciotto di queste documentano le attività del mercante che Daya stabilitosi ad Hattush vendeva i tessuti d'Assiria inviati da sua moglie rimasta in patria. Questa città si trovava in una posizione davvero importante per la rete commerciale degli Assiri in Anatolia, dato che si trovava sulla strada che conduceva da Kanesh a Zalpa sul Mar Nero, attraverso Ankuwa (probabilmente l'odierna Alishar), un'altra città importante della regione. Questi testi sono contemporanei a quelli ritrovati al livello Ib di Kanesh, che corrisponde agli ultimi anni del periodo in cui operarono i mercanti assiri[17]. Hattush era la capitale di un regno relativamente grande, che apparentemente era il centro politico di Hatti e dominava il bacino Kızılırmak. Il palazzo reale è situato sulla collina di Buyukkale, circondato dal principale nucleo della città, i cui confini non superavano la Città Bassa. I re Hatti di Hattush dovettero affrontare l'espansione dei re "ittiti" (che ancora non erano uniti in un solo regno) provenienti da sud. Durante la prima metà del XVIII secolo, il re Anitta di Kussara fondò il primo grande regno anatolico precursore del futuro regno ittita[18]. Sulla base di un testo risalente al XVI secolo che riferisce i fatti di quel tempo (il Proclama di Anitta, Anitta sconfisse il re di Hattush Piyushti, distrusse la città, e maledisse il suolo della città affinché non fosse più ricostruita se non con il rischio di incorrere nelle ire del Dio della Tempesta. Dal Proclama di Anitta:

« Di notte presi la città con la forza; ho sradicato il palazzo e seminato l'erbaccia. Se un re dopo di me tentasse di ricolonizzare Hattush, possa il dio del tempo fulminarlo. »

Reperti archeologici di un vasto incendio della città che datano al 18° secolo a.c. corrispondenti, negli scavi, alla fine del livello IVd, 8a sul pendio, e la fine del livello 4 nella città bassa (quindi una distruzione non solo della zona mercato, il Karum, ma di tutta la città) confermano la distruzione della città in quegli anni. Da quel momento, gli Hatti passarono sotto il dominio del popolo indo-europeo che conosciamo con il nome di Ittiti.

Alti e bassi della capitale del regno ittita durante l'Antico e Medio Regno (ca. 1750-1350 a.c.)[modifica | modifica sorgente]

Vasi da cerimonia in terracotta Rhyton raffiguranti dei tori, ritrovati ad Hattusa, risalenti all'antico impero ittita

Nella prima metà del XVII sec. a.c., un re ittita probabilmente di Kussara scelse di portare la sua capitale ad Hattus. Egli cambiò il suo nome in modo appropriato alle circostanze assumendo quello di Hattusili (Hattusili I), che significa "(uomo) di Hattusa"a sud. Durante la prima metà del XVIII secolo, il re Anitta di Kussara fondò il primo grande regno anatolico precursore del futuro regno ittita[19]. Fu questo un evento importente nella vita politica di quel periodo in Anatolia. Hattusili ebbe poco riguardo per la maledizione pronunciata da Anitta contro questa città, e lo spostamento della capitale fu accompagnato da un programma di costruzione di cui non sappiamo nulla, dal momento che non vi sono fonti scritte che lo riguardano, e che i monumenti del periodo non possono essere riportati alla luce perché sono stati distrutti o coperti dalle costruzioni dei secoli successivi. La città si estendeva sopra Buyukkale, che rimase il luogo del palazzo reale, sulla Città Bassa, ma anche su parti della Città Alta ove sono stati recentemente portate alla luce costruzioni di quell'epoca[20]. Successivamente il re Hantili I fece costruire o ricostruire la cinta muraria, la cui precisa collocazione è discussa: c'è generale accordo che comprendesse la parte circostante della città bassa e la zona dei palazzi, ma poteva includere anche la parte circostante la città alta[21]. Il fondatore della nuova città è sicuramente colui che fonda il regno degli Ittiti come uno tra i più potenti del Medio Oriente, che domina gran parte dell'Anatolia, spingendo i suoi attacchi fino alla Siria del nord[22]. Suo figlio e successore Mursili Mursili I arriverà a saccheggiare le capitali dei due più grandi regni di questo periodo, Aleppo e Babilonia all'inizio del XVI secolo. Non sappiamo molto di Hattusa in questo periodo, tranne gli echi delle lotte e delle usurpazioni che hanno scosso la corte ittita, compresi quelli che precedettero la presa del potere da parte di Telepino.

Hattusa e i principali regni de l'Anatolia ittita.

Se pur favorite dall'indebolimento del potere centrale a causa delle dispute dinastiche il pericolo maggiore per il regno proveniva dall'esterno; furono le incursioni delle popolazioni Kaska che vivevano nelle montagne del nord dell'Anatolia e che non furono mai conquistate dagli ittiti, a causare la distruzione ed il sacco della città in almeno due occasioni durante la storia dell'impero ittita e costringendo i re a spostarsi in un'altra città. La città di Hattusa era infatti relativamente protetta verso sud ma più facilmente raggiungibile da nord risalendo il corso del fiume Kızılırmak[23]. Verso il 1400 a.c. durante il regno di Tudhaliya I, in seguito al sacco della città il potere centrale risultava notevolmente indebolito, prossimo al collasso ed il re fu costretto a spostare la capitale a nord a Sapinuwa[24].

Dall'apogeo di Hattusa alla caduta del nuovo impero (1350 - 1200 a.c.)[modifica | modifica sorgente]

Dodici dei ittiti dei sotterranei nelle vicinanze di Yazılıkaya, santuario di Hattusa.

Il regno ittita fu salvato dal disastro dal re Suppiluliuma I, i cui successi militari riposizionarono il regno tra le grandi potenze del Medio Oriente così non contestati. Non sappiamo se è a lui (o al padre Tudhaliya III) che si deve il ripristino Hattusa come capitale del regno, certo è però che, per le numerose campagne militari in cui fu impegnato, probabilmente Suppiluliuma I non ebbe il tempo di avviare i lavori di ricostruzione della città e delle sue mura, questo perché, non riescendo a proteggere il confine settentrionale del suo regno dalle incursioni dei Gasgas, dovette recarsi ripetutamente là a combattere. La fine del suo regno fu segnata da una terribile pestilenza che devastò il centro del regno, e quindi la sua capitale, provocando anche la morte del re[25]. Questi eventi drammatici sono noti dalla preghiera di Mursili II (il figlio e successore di Suppiluliuma) invocante la guarigione. Il nuovo re non ha più possibilità del suo predecessore di intraprendere lavori di ricostruzione e ripristino.

Bassorilievo a Yazılıkaya con l'immagine dell'imperatore Tudhaliya IV.

Durante il regno del successivo sovrano, Muwatalli, la capitale fu trasferita in una nuova città, Tarhuntassa, probabilmente situata vicino al lago salato nell'Anatolia centrale[26]. Questo trasferimento può essere stato motivato da ragioni religiose: il nuovo re era devoto al Dio della pioggia Pihaššašši e quindi avrebbe preferito la città dove sorgeva il santuario del suo Dio personale, appunto Tarhuntassa. Ma la città sorgeva anche in una regione meno vulnerabile agli attacchi nemici rispetto ad Hattusa. L'amministrazione di Hattusa è affidata al capo scribi Mittannamuwa sotto il controllo del fratello del re Hattusili (futuro Hattusili III), che ha anche il compito di dirigere le operazioni militari verso i confini settentrionali del regno. Muwatalli può aver così cercato di limitare il potere di suo fratello.

Il Grande Tempio della città bassa

Alla morte di Muwatalli divenne re suo figlio Urhi-Teshub/Mursili III che riportò la capitale dell'impero ad Hattusa[27]. Ma ben presto fu spodestato dallo zio Hattusili III. È a lui ed a suo figlioTudhaliya IV, con la partecipazione della regina Puduhepa che si deve l'avvio delle grandi opere in Hattusa. La Cittadella di Buyukkaleil ed il Grande Tempio della città bassa vengono ripristinati e ampliati. Le mura esistenti vengono riparate e vengono costruite nuove mura che ampliano in modo significativo l'area della città verso sud inglobando quello spazio che comprende l'area chiamata dagli archeologi "città alta", se questa non risale ad un periodo più antico[21]. Questo settore diviene in ogni caso un importante complesso religioso in cui vengono costruiti trenta templi. Anche il santuario di Yazilikaya viene sostanzialmente rimaneggiato in quel periodo e divenne il simbolo dell'introduzione degli dèi hurriti (prima Teshub poi Hebat ed il loro figlio Sharruma) nel cuore del paese di Hatti. Il tempio contiene raffigurazioni di processioni divine, una femminile e una maschile; i due cortei convergono verso un pannello centrale raffigurante gli dei Teshub e Hebat.[2] In questo periodo è il culmine dello splendore di Hattusa che diviene una capitale ricoperta da monumenti[28].

La fine della capitale e del regno ittita[modifica | modifica sorgente]

Suppiluliuma II, figlio e successore di Tudhaliya IV completò i lavori di costruzione dei suoi predecessori, e lasciò molte iscrizioni nella capitale. Ma fu durante il suo regno che tutto lo splendore di cui era stata ornata Hattusa durante il regno di suo nonno dimostrò tutta la sua fragilità. In pochi anni, all'inizio del XII secolo, il regno ittita collassò in un contesto internazionale caotico ed ancora mal compreso dagli storici in cui vari potenti regni del vicino scomparvero o vennero ridimensionati (vedi anche storia dell'antico Egitto) caratterizzato delle invasione dei cosiddetti popoli del mare. La maggior parte dei regni vassalli degli Ittiti in Anatolia e Siria scompaiono assieme al potere centrale. Recenti scoperte hanno modificato l'idea che si aveva del destino di Hattusa durante gli ultimi anni del regno ittita. Le tracce di distruzione nella struttura dei principali monumenti nei livelli archeologici corrispondenti ai primi anni del XII secolo dimostrano che la città fu presa e saccheggiata. Si pensava che questo evento avesse segnato la caduta del regno ittita. In realtà, ora sappiamo che Hattusa venne abbandonata prima della fine del regno ittita, la corte reale si era probabilmente trasferita di nuovo in un'altra capitale di cui cui non conosciamo la localizzazione per mancanza di fonti, questa volta senza ritornare più ad Hattusa. Si è infatti scoperto che alcuni templi della città furono svuotati delle loro suppellettili e della loro mobilia più preziosa prima della furia finale. Quando gli invasori arrivarono la città è già stata svuotata delle sua proprietà più preziose. Chi è responsabile della distruzione finale del capitale ittita ormai deserta? La soluzione più semplice sarebbe quella di indicare ancora i Kakgas, o tra i nuovi arrivati​​, i Frigi, che saranno i nuovi dominatori dell'antica terra di Hatti nei secoli successivi. L'impero ittita alla fine scompare, ma non sappiamo ancora in che modo ed in quali circostanze[29][30][31].

L'età del ferro (1200 - 330 a.c.)[modifica | modifica sorgente]

Statua della dea Cybèle ritrovata a Boğazkale, periodo frigio, VI secolo a.c..

Subito dopo la partenza degli Ittiti da Hattusa e la fine del loro regno, una piccola parte del sito è occupata da una nuova popolazione appena arrivata nella regione, che si insedia sulla collina Büyükkaya. La loro cultura materiale è primitiva, non realizzano ceramiche con il tornio e non conoscono la scrittura. Sembrano legati alle culture del nord dell'Anatolia. A poco a poco, altre parti del sito vengono rioccupate, a partire Buyukkale fino alla Città Bassa. Durante l'ottavo secolo, la Città Bassa e Büyükkaya vengono progressivamente abbandonate, mentre Buyukkale viene fortificata e viene costruita una cittadella vicino Nişantepe, presumibilmente per contrastare le invasioni di popolazioni nomadi come quelle dei Cimmeri. Le popolazioni che occupano il sito durante i secoli successivi hanno una cultura materiale tipica dei Frigi, il cui centro d'irradiazione era Gordio in Anatolia occidentale. Sotto la porta sud-est dell'acropoli è stata ritrovata una statua di notevole fattura della dea Cibele, molto venerata da quella popolazione. Successivamente la regione passò sotto il dominio della Lidia, poi dei Persiani Achemenidi nel VI secolo, in questo periodo la densità abitativa di Boğazkale si riduce notevolmente e le dimensioni dell'abitato rimangono modeste.

Dal periodo ellenistico all'impero bizantino (330 a.c. - 1071 d.c.)[modifica | modifica sorgente]

L'Anatolia passò sotto la dominazione greca dopo le conquiste di Alessandro Magno circa nel 330 a.c.. Questo evento segna l'inizio del periodo ellenistico. Nei primi anni del terzo secolo, il predominio dei regni greco è sfidato da nuovi arrivati​​, i Galati. La regione Boğazkale passò probabilmente sotto il controllo di Trocmi, una tribù di Galati, il cui capitale era situata Tavio, circa 20 miglia a sud. Verso il 25 a.c., vengono conquistati dai romani. Qualche oggetto e tracce di monumenti di questo periodo sono stati ritrovati sul sito. Dopo il 395 d.c., l'Anatolia diviene parte dell'Impero Romano d'Oriente. Di questo periodo restano poche tracce a Boğazkale.

Sarà solo nel decimo ed undicesimo secolo d.C. che il sito rifiorirà durante il periodo di crescita economica e demografica dell'Impero bizantino[32]. L'insediamento di questo periodo si trova per lo più nella Città Alta, e, in misura minore, nella Città Bassa. Sarikale è protetta da un muro, ed è probabilmente residenza di in un governatore locale. Sono state ritrovate una chiesa ed alcune tombe risalenti a questo periodo. A giudicare dalle monete ritrovate sul posto, l'occupazione bizantina si interruppe intorno al 1071 dC., dopo che i Bizantini furono sconfitti dai turchi selgiuchidi a Manzikert.

Un villaggio turco[modifica | modifica sorgente]

Vista del grande tempio della città bassa e della città di Boğazkale

Dalla fine del XI secolo dC., l'Anatolia centrale passò sotto il dominio turco. Boğazkale rimane scarsamente abitata per la maggior parte di questo periodo. Una popolazione di origini turkmene si stabilì nella regione nel XVI secolo. dC., insediandosi ai piedi dell'antica capitale ittita, con un villaggio chiamato Boğazköy ("villaggio della gola"), e che recentemente ha preso il suo nome attuale Boğazkale ("fortezza della gola ").

Organizzazione, struttura e funzionamento della capitale ittita[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte degli edifici trovati negli scavi di Hattusa risulta costruita nel XIII secolo aC.: le sue mura, estese più di sei chilometri, delimitano una superficie di oltre 165 ettari. Questo era il centro di governo di un impero militare, con una cittadella, dei bastioni e grandi riserve, raccolte all'interno del piano terra degli edifici.

La Città Bassa, a nord, e, la più recente Città Alta, situata più a sud, sono circondate da possenti mura. Esse sono suddivise in quartieri anch'essi protetti da mura, caratteristica che rafforza il carattere militare della città. La Cittadella (Buyukkale), è arroccata in cima a uno sperone roccioso di 250 m per 150 m e comprende il palazzo, la residenza reale e il centro amministrativo dell'impero. Essa è attraversata da quattro viali di larghezza variabile, spesso fiancheggiati da portici, che sono distribuiti attorno ai principali monumenti dell'amministrazione, gli archivi, la sala di ricevimento a colonne, e la residenza reale, ai piani più alti. Il centro storico comprende un enorme tempio dedicato al dio della tempesta e alla dea del sole, organizzato attorno ad un cortile centrale rettangolare, dotato di due celle molto appartate, magazzini e annessi. Tutto ciò che rimane di questo monumento di questa antica città dell'Anatolia centrale non sono che alcune colossali pietre come la Porta dei Leoni, scavate nelle pareti. Altri santuari minori si trovano nella città nuova. Tutto questo fa di Hattusa una città santa.

Una città da rendere sicura[modifica | modifica sorgente]

Le fortificazioni[modifica | modifica sorgente]

Le mura che circondano la città di Hattusa, al massimo del suo potere, sono lunghe circa sei chilometri[33][34]. Sono dotate di tre porte: dei leoni, della sfinge e del re. I suoi costruttori hanno approfittato il più possibile delle asperità del terreno del sito sul quale hanno fissato le fortificazioni. Hanno approfittato dei lunghi picchi rocciosi per agganciarvi le mura e dei burroni per rendere più difficile l'assalto. Nei luoghi dove il terreno naturale non consentiva alcun vantaggio, hanno costruito un ampio terreno rialzato e scavato fossati.

altra immagine dei bastioni di Yerkapi con una delle scale laterali

Lo sviluppo più impressionante si trova all'estremità meridionale della città, a Yerkapı, dove si trova la porta della Sfinge. Qui il bastione di terra è largo circa 80 metri alla sua base rettangolare e lungo 250 metri e si assottiglia verso l'alto, e sovrasta il fossato che la circonda di oltre 30 metri. La superficie inclinata dei bastioni era pavimentata in modo da risultare liscia. Due strette scale si trovano sui due lati più corti, all'esterno della parete. Durante un assalto, gli assalitori dovevano affrontare una salita difficile per l'inclinazione e la mancanza di appiglied inoltr di trovavano allo scoperto rispetto ai difensori della città. Le mura dunque s'innalzavano sopra a punti alti naturali o artificiali.

tratto del muro ricostruito che mostra l'incastro fra le torri e le mura

Le fondamenta delle mura interne ed esterne erano costituita da grandi pietre di grosse dimensioni (mura ciclopiche), che erano collegate anche a muri interni ad intervalli regolari. Lo spazio all'interno del muro tra queste pareti (interne ed esterne) era riempito di macerie, in modo da rallentare ulteriormente l'assalitore che fosse riuscito ad arrivare fino a quel punto. Questo muro inferiore era alto 9 metri. La parte superiore era stata costruita con mattoni di fango, con una impalcatura di grandi travi di legno.

Yenicekale con i resti del fortino

Nei punti più critici (le porte principali), le mura erano rinforzate da un muro anteriore posto a 7,50 metri di distanza e con la larghezza di 1 metro. altre mura interne, separate dalle principali, proteggevano ulteriormente le diverse parti della città all'interno, soprattutto la cittadella di Buyukkale. Anche queste allo scopo di rallentare ed ostacolare ulteriormente gli assalitori che fossero riusciti a superare le mura principali: per conquistare la città avrebbero dovuto assaltare e sopraffare anche le sue difese interne dei punti nevralgici. Il sistema difensivo era ulteriormente rinforzato da torri collocate ogni 30 metri lungo le pareti e vicino alle porte. Si trovano anche sul muro anteriore, nei punti più elevati. Queste torri erano a base quadrata (10 × 15 metri per quelli che sorgevano a difesa delle porte principali). È possibile che questo sistema difensivo fosse ulteriormente rinforzato all'interno della città da fortini situati su promontori rocciosi (Yenicekale, Nişantepe e Sarıkale)[35], ma questi edifici possono aver avuto una funzione religiosa.

Le Porte e le Postierle[modifica | modifica sorgente]

Le possenti mura di Hattusa erano attraversabili in tempo di pace grazie ad una serie di ingressi con una dislocazione ed una struttura architettonica ben pensata. Le porte meglio conservate si trovano nella sezione meridionale del muro[36]. Al centro, sul bastione a protezione di di Yerkapı, si trova la porta chiamata dagli archeologi "porta delle sfingi", perché le quattro statue imponenti scolpite in un monolite che incorniciano la porta raffigurano creature ibride con la testa di donna, il corpo di leone e le ali di rapace. Questa è l'unica delle porte della città situata direttamente sotto una torre perché era accessibile solo dalle due strette scale citate sopra ed era riservata ai pedoni. A circa 500 metri a ovest e ad est sono rispettivamente la "porta dei leoni" e la "porta del re", le altre due porte principali. Essi sono accessibili da due rampe sulla parete. Entrambe le porte sono protette da due torri. La prima prende il nome da due grandi statue che rappresentano le parti anteriori di leoni (testa, torace e gambe anteriori) che la delimitavano. La seconda non era decorata al suo ingresso, ma all'interno, con un bassorilievo raffigurante un dio armato di ascia e di spada (originariamente interpretata la statua di un re guerriero)[37]. Entrambe le porte erano costruite in modo simile coperte da un arco parabolico largo oltre 3 metri ed alto circa 5 metri. Le porte che le chiudevano erano di legno, con una armatura di bronzo. Sul lato ovest della città alta, sono state individuate due porte adiacenti, anche queste erano fiancheggiate da due torri e coperte da un arco parabolico. Queste ultime sono mal conservate, e non sono state ritrovate decorazioni nei loro pressi.

Sotto le mura di Hattusa in alcuni punti strategici erano scavate delle gallerie. Si tratta di lunghi cunicoli sotterranei comunicanti dentro e fuori la città, forse servivano per eseguire sortite offensive durante gli assedi. Ma il fatto che sono ed erano facilmente visibili rende problematica questa interpretazione, poiché gli aggressori potevano identificarli rapidamente. Sono costruiti con pietre di forma grossolana disposte a sbalzo.

La postierla di Yerkapı

Una postierla, probabilmente la più antica, si trova nel muro tra la Città Bassa e la Città Alta. La più lunga galleria è quella costruita sotto la porta della Sfinge (oltre 80 metri). È a lei che si deve il nome moderno del luogo Yerkapı che significa in turco "porta al pavimento".

L'organizzazione della sicurezza: il ruolo dell'hazannu[modifica | modifica sorgente]

La sicurezza del capitale ittita era responsabilità quotidiana di un funzionario nominato con il titolo accadico di hazannu, comunemente tradotto come "borgomastro" o "sindaco", anche se il suo ruolo non corrispondeva a questa moderna carica amministrativa[38]. Questi era assistito da due funzionari per ciascuno dei due distretti in cui era suddivisa la capitale. Da qui a seguire era un insieme di guardie addette all'ordine interno, alla sorveglianza delle torri e delle fortezze della città. Era compito dell'hazannu controllare che, allo scendere della notte, ciascuna delle porte della città fosse ben chiusa e sorvegliata. Lui o uno dei suoi subalterni aveva il compito di sigillare le porte con il suo timbro personale, e poi di controllare all'alba che i sigilli non fossero stati rotti e le porte aperte. In caso di assedio, il comando delle operazioni passava ai comandanti militari del regno, e la guarnigione della capitale veniva rinforzata rafforzata. L'hazannu e la sua squadra erano anche responsabili del controllo degli incendi scoppiati in città. Questo era un pericolo frequente e permanente e numerosi incendi sono documentati nella capitale sia dai testi che dai dati archeologici.

L'approvvigionamento[modifica | modifica sorgente]

Una città delle dimensioni di Hattusa doveva garantirsi non solo la sicurezza contro attacchi e incidenti gravi, ma ma anche la sicurezza alimentare. Il primo problema da risolvere era l'approvvigionamento idrico, essendo Hattusa situata in una zona a clima continentale secco. Da questo punto di vista il sito era in condizioni ideali poiché dotato di diverse fonti naturali. Questo però non era sufficiente e si dovettero costruire vari acquedotti che portavano l'acqua da fonti esterne alla città. Gli Ittiti avevano inoltre costruito dei bacini per la raccolta dell'acqua in due punti della città[39][40]. Due si trovano nella parte orientale della Città Alta, individuati dalle tracce residue dei loro bordi. Quello i cui quattro lati sono meglio conservati misura 60 × 90 metri. Questi bacini erano rivestiti di argilla impermeabile, e loro bordi erano rinforzati con lastre di calcare. Erano alimentati da fonti interne ed esterne alla città. Sono stati rinvenuti tubi di argilla per la fornitura di acqua proveniente dal di fuori della città, che passavano sotto porta del re. Bisogna però aggiungere che, negli ultimi tempi, gli studiosi hanno avanzato ipotesi alternative sulla funzione di questi bacini osservando che si trovavano nei pressi di luoghi di culto e dunque avrebbero potuto avere una funzione religiosa. Cinque laghetti artificiali sono stati ritrovati a sud della Città Alta, vicino Yerkapı scavati direttamente nella marna, terreno in modo naturale impermeabile. Questi bacini erano stretti, ma profondi (fino a 8 metri), e si trovavano su un'altura, cosa che a sua volta facilitava la redistribuzione dell'acqua. Ma non si sono trovate tracce di tubo nei dintorni: non sappiamo da dove l'acqua proveniva, nè dove fosse diretta.

Hattusa magazzini per cereali

Il secondo grande problema era l'approvvigionamento alimentare. Era legato soprattutto alle forniture di grano, alimento base della popolazione. Due importanti gruppi di silos sono stati trovati sul sito nella Città Bassa, vicino al muro tra il Tempio e Buyukkale I; e su Büyükkaya[41]. Il primo era lungo 60 metri e largo 30-40 metri, e comprendeva sedici camere di stoccaggio, disposti in parallelo in due file di otto. Undici silos sono stati identificati in Büyükkaya. La capacità di stoccaggio complessiva della città, grazie ai due gruppi di silos (supponendo che non ve ne fossero altri) è stata stimata tra i 7.000 e 9.000 m3, quasi 6.000 tonnellate di grano. Una simile quantità era sufficiente a sfamare per anno tra le 20.000 e 30.000 persone, e sappiamo che le stime di massima sul numero di abitanti di Hattusa variano tra i 10.000 e 40.000 abitanti a seconda delle epoche e del tipo di analisi, in Hattusa quindi erano conservate riserve alimentari sufficenti a sfamare per un anno l'inera popolazione. Ma questi silos non erano destinati solo ai rifornimenti della capitale, perché probabilmente erano magazzini per la conservazione del grano raccolto dallo Stato sui terreni demaniali o proveniente dalle tasse, e che poteva essere ridistribuito in tutto l'impero a seconda delle necessità. Tuttavia, Hattusa doveva essere un punto di raccolta speciale a causa della sua importanza politica, strategica e demografica. La gestione dei magazzini alimentari era affidata ad amministratori (identificati nei testi con il termine sumero AGRIG) che venivano inviati nelle principali città, quello di Hattusa era il più alto importante di rango[42]. Questi aveva anche il compito di fare distribuzioni di grano durante le principali feste religiose. Questo funzionario però non era responsabile della gestione del bestiame e del vino, che era affidata ad altri funzionari che avevano anche l'accesso ai magazzini di Stato (É.NA4KIŠIB, dove erano conservate anche delle armi). Si noti che ogni AGRIG provinciale aveva un magazzino in Hattusa, e questo indica chiaramente il ruolo della città come centro di redistribuzione per tutto il regno. La popolazione della città aveva accesso al grano tramite le razioni di cereali distribuite come compenso dalle grandi organizzazioni per cui lavorava, e che sfruttavano le valli circostanti ad Hattusa. Non ci sono informazioni sulla presenza di mercati alimentari.

Il centro politico del reame[modifica | modifica sorgente]

La cittadella di Büyükkale[modifica | modifica sorgente]

La cittadella di Büyükkale

Il cuore politico del regno ittita, con il palazzo reale, è costruito su un'altopiano relativamente pianeggiante di 250 × 150 metri, conosciuta oggi come Buyukkale (in turco "Grande Fortezza")[43][44]. Una cittadella era già stata costruita nel terzo millennio aC., ma le strutture che conosciamo risalgono al tardo regno ittita, il complesso fu ristrutturato durante la seconda metà del XIII secolo aC., ma l'opera non fu completata fino al regno di Suppiluliuma II poco prima l'abbandono di Hattusa. Il complesso è protetto da una cinta muraria interna che lo separa dal resto della città, ma è comunque collegato alla rete di fortificazioni interne ed esterne. Vi si accede da un ingresso principale che si trova nell'angolo sud-ovest, collegato alla parte alta della città da un ponte lungo 85 metri. Questa porta è simile a quelle del sud della città, fiancheggiata da due torri e custodita da due leoni scolpiti su monoliti. Altre due porte permettono l'accesso al complesso del palazzo: una a sud-est, mal conservata, e un altra a sud del muro ovest della cittadella, che collega il complesso alla città bassa e le cui piccole dimensioni permettonoil passaggio ai soli pedoni.

le mura della cittadella reale

La porta sud ovest si apre su una piccola corte attraverso la quale si accede alle diverse parti del complesso del palazzo, organizzato attorno a tre cortili successivi che raggiungono gli appartamenti reali, posti in cima dell'Acropoli, a nord, a strapiombo sulla Città Bassa. Il cortile inferiore è circondato da diversi edifici dotati di portici ed è senza dubbio il più recente del complesso. Tra questi edifici, quello denominato M è stato identificato come dedicato all'amministrazione e quello denominato H come magazzino, composto da quattro locali di stoccaggio allungati e paralleli. Questo insieme dunque era utilizzato come posto di lavoro e residenza per una parte del personale del palazzo, comprese le Guardie Reali. L'edificio denominato C, collocato a ovest, è stato identificato come una cappella.

La cittadella reale vista da sud

È nel palazzo denominato A, situato nella parte est della corte, che è stata trovata la maggior quantità degli "archivi reali" ittiti agli inizi del XX secolo. È costituito da quattro locali di deposito con un tetto sostenuto da colonne, servite da un corridoio laterale di 30 metri di lunghezza. Si presume che le tavolette fossero conservate su scaffalature di legno sostenute dalle file di colonne. Gli altri edifici della cittadella in cui sono state rinvenute le tavolette sono: quello denominato K situato vicino alla porta sud-est, e gli edifici D ed E in cima alla cittadella (vedi sotto)[45][46][47].

La cittadella di Büyükkale

Questi archivi comprendono documenti relativi alla vita del palazzo, alla sua amministrazione, ma anche testi politici e diplomatici (corrispondenza), contratti, testi letterari, ma anche testi di rituali religiosi, avendo il re anche la funzione di sacerdote. Una porta monumentale separava la corte inferiore della corte intermedia, la più grande, posta al centro dell'acropoli e circondata da colonne. Sul suo lato occidentale, si accedeva, attraverso un portale monumentale, ad un palazzo circondato da un colonnato con le colonne disposte in file di cinque, il palazzo denominato D. Questo edificio è stato identificato come una sala per ricevimenti dove il re accoglieva i visitatori provenienti dal suo regno o dall'estero durante i ricevimenti ufficiali. La corte mediana è delimitata sul lato nord dalla corte superiore, anch'essa circondata da colonne, ma di taglia più piccola. Sul suo lato occidentale, sono stati trovati due edifici (E e F), che probabilmente costituivano gli appartamenti reali (denominati nei testi halentuwa).

La corte ittita e l'amministrazione centrale del regno[modifica | modifica sorgente]

L'acropoli di Hattusa era quindi il luogo dove risiedeva il re con la sua famiglia, circondato dai più alti dignitari del regno, nei testi chiamati "figli del re" (DUMU.LUGAL), e un'importante e complessa struttura amministrativa. Il re dimorava in cima alla cittadella, nella sua casa, nella zona chiamata halentuwa nelle fonti ittite, questa era anche un luogo importante per diverse cerimonie religiose[48]. Questo luogo potrebbe essere identificato con i palazzi denominati E e F. Al suo fianco dovevano trovarsi tutte le sue molte mogli, che erano ospitate in una sorta di "harem" con i suoi figli, i fratelli e le sorelle non sposati, e tutti i servitori per i loro servizi giornalieri. Queste persone vivevano nella metà settentrionale dell'Acropoli intorno ai due cortili principali. Il re aveva una sua guardia personale, i Mesedi, guidata dal capitano della guardia (GAL.MEŠEDI), spesso un membro della famiglia reale, e uno dei personaggi più importanti del regno. Questi vivevano vicino agli appartamenti reali. Diversi testi elencano le funzioni di alcune di queste persone, tra cui i membri della famiglia reale, gli ufficiali, e soprattutto le guardie reali (nel testo intitolato: le istruzioni al MEŠEDI[49]). Il personale di palazzo che descritto in questi documenti è molto eterogeneo: un ciambellano, un maggiordomo e poi sacerdoti, medici, paggi, facchini, addetti alle pulizie, ecc. Una rigita etichetta governava la vita di corte. La Cittadella era il centro del regno ittita, da dove il paese veniva governato sia in tempi normali, sia quanto il re doveva lasciare il palazzo per obblighi militari o religiosi, cosa che accadeva frequentemente. Questo centro amministrativo era denominato Casa del Re. Esso comprendeva numerosi dignitari di cui spesso la funzione è misconosciuta. Questo era il luogo dove venivano gestiti i possedimenti del re[50]. Tali funzioni venivano svolte negli edifici che circondavano la corte inferiore. Data l'importanza politica del regno, molti dignitari stranieri si recavano in visita alla corte ittita per ragioni diplomatiche; questi venivano ufficialmente ricevuti nelle sala a colonne del palazzo D. Poiché non vi erano ambasciate permanenti, i visitatori ufficiali erano ospiti diretti della corte. La corte ittita era un universo cosmopolita perché il re spesso chiamava al suo servizio specialisti stranieri (architetti, medici, scribi) in particolare dalla mesopotamia (Babilonia e Assiria[51]). A causa delle dimensioni relativamente ridotte di Buyukkale non tutti i membri dell'amministrazione del palazzo potevano lì risiedere e quindi dovevano alloggiare in altre parti della città ad oggi non sono ancora identificate. In ogni caso le funzioni amministrative debordavano dalla cittadella. Un edificio che può avere avuto una funzione amministrativa è stato identificato nella Città Bassa, la "Casa della collina" fra il Tempio I e Buyukkale, con una base di 32 x 36 metri, con un piano organizzato intorno a un grande spazio centrale[52]. Vi sono state ritrovate tavolette di argomento letterario ed educativo (potrebbe essere stato utilizzato come scuola). Anche le costruzioni poste sui promontori rocciosi (Yenicekale, Nişantepe et Sarıkale) possono aver avuto funzioni amministrative. Questo è quasi certo per l'edificio sito a Nişantepe, situato a sud dell'Acropoli, dove sono state ritrovate più di 3500 bolle di argilla recanti le impronte dei sigilli di re e funzionari reali, e alcune tavolette recanti donazioni di terra. Risalgono al periodo che va da Suppiluliuma I fino alla fine del regno[53][54].

Un centro religioso del regno ittita[modifica | modifica sorgente]

Il grande tempio (Tempio 1)[modifica | modifica sorgente]

Rovine del Grande Tempio (o Tempio 1) della città bassa.

La parte occidentale della città bassa ospita il monumento più vasto della capitale ittita: il grande tempio o tempio 1[55][56]. Questo era dedicato alla coppia di divinità patrone del regno ittita: il dio delle tempeste e la dea del sole di Arinna, identificate, a partire dal regno di [[Hattussili III] con gli dei hurriti Teshub e Hebat. Il complesso che circonda il tempio è stato ristrutturato durante il regno di quest'ultimo e del suo successore Tudhaliya IV. Il tempio e le su dipendenze sono stati costruiti su una terrazza artificiale composta da massi, che misura 160 metri di lunghezza e 135 di larghezza, che copre una superficie di circa 20.000 m2. Il tempio vero era proprio è situato al centro. Aveva dimensioni di 64 × 42 metri. È orientato lungo l'asse sud-ovest/nord-est. L'entrata si trova sul lato sud-ovest ed è costituita da una successione di tre piccole sale, ciascuna affiancata da altre due piccole camere. Questa porta è indicata nei testi con il nome ittita di hilammar (sumero KI.LAM), e aveva un importante funzione simbolicoa, come si vede nei testi che descrivono le feste religiose. Da qui si accedeva nel cortile centrale (a cielo aperto) dell'edificio, di forma rettangolare, dove si svolgevano le cerimonie religiose. La zona destinata a fare le abluzioni era situata nella parte est del cortile. Dei magazzini erano disposti sui lati. Il tempio consisteva di due celle collocate alla sua estremità, le cella di sinistra custodiva la statua della dea del sole, quella di destra quella del dio della tempesta. Di queste oggi non rimangono che i basamenti. Erano illuminate da finestre alte e strette. Infatti, queste cappelle, erano separate dal cortile da un porticato con colonne e vestiboli che nascondevano le statue divine alle persone presenti nel cortile. Gli ittiti ritenevano che nelle staue risiedesse effettivamento lo spirito della divinità per cui tempio era considerato la loro residenza terrena. C'erano probabilmente altre cappelle nel tempio, dedicate a divinità minori, che erano al servizio della coppia divina e che formavano il "cerchio divino" (kaluti) attorno a queste.

Magazzini e giare per la conservazione del frumento presso il Grande Tempio.
Copia del trattato di pace Egitto Ittita dopo la battaglia di Kadesh ritrovato nelle dipendenze del Grande tempio (Museo archeologico d'Istanbul).

Il tempio era circondato da edifici che formavano una sorta di parete isolandolo dall'esterno e delimitando l'area sacra. Vi si entrava attraverso una porta monumentale costruita nell'angolo sud-est del complesso, ma esistevano altri due ingressi minori comunicanti con l'esterno. Le strade tra il tempio sue dipendenze erano pavimentate. Costruzioni avevano almeno uno stadio, perché hanno trovato fonda scale. Il piano terra è composto da negozi, stretti e lunghi pezzi. tutti questi edifici avevano almeno un piano superiore perché si sono ritrovati i basamenti delle scale. Al piano terra si trovavano magazzini formati da stanze strette e lunghe. Queste camere erano più di 80. In una ventina di queste stanze, quelle che occupavano il lato sud-est, sono stati titrovati grandi vasi (pithoi) sepolti nel terreno, in cui venivano immagazzinati alimenti che potevano essere conservato per un certo tempo (cereali, verdura e frutta secca). Alcuni di questi vasi sono più grandi delle porte d'ingresso dei locali, sembra siano stati messi lì prima della costruzione dell'edificio e quindi non fu possibile portarli via quando il tempio fu abbandonato e saccheggiato. Nelle sale a nord erano immagazzinati contenitori destinati a materiale deperibile (gabbie di legno, cestini), di questi rimangono solo le bolle d'argilla usate per sigillarli. Altre stanze contenevano quello che è stato definito l'"archivio" del tempio, anche se il termine è inesatto visto il gran numero di tavolette ritrovate un poco ovunque nella zona del tempio. Queste tavolette contenevano testi per il culto religioso (istruzioni al personale, elenchi di officianti, rituali e canti religiosi, ecc.), Ma anche testi diplomatici, i trattati di pace stipulati dai re ittiti venivano depositati nel santuario, sotto gli occhi degli dei che erano i testimoni garanti dell'accordo. Qui è stato portata alla luce la versione ittita del trattato di pace firmato tra Hattusili III e il faraone Ramses II, la versione egiziana si trova incisa in due templi a Karnak[57].

A sud ovest una strada separava l'area sacra da un altro gruppo di edifici di forma irregolare (130 × 55 metri), composto da una sessantina di appartamenti. Un solo ingresso, situato sulla via di cui sopra, conduceva ad un cortile interno, intorno al quale erano disposti magazzini, laboratori, cucine, birrerie, uffici degli scribi, ecc., dunque edifici in cui lavorava il personale del tempio. Un parte di questo probabilmente alloggiava qui, mentre la maggior parte risiedeva nella zona ritrovata a nord del tempio, fra questo monumento e le mura. Un testo trovato nell'area sacra elenca le diverse persone che lavoravano per il tempio. Se ne contano 205, fra cui sacerdoti e sacerdotesse, alcuni specializzati (in incantesimi, in canzoni hurrite), scribi, ai quali devono essere aggiunti vari cuochi e birrai che fornivano il cibo che veniva offerto giornalmente alle divinità. Un altro testo, dal titolo istruzioni per il personale del tempio[58] contiene molte prescrizioni per coloro che avevano il diritto di entrare nel santuario: essi non dovevano appropriarsi degli alimenti destinati agli dèi, non dovevano introdurre nella zona sacra persone non autorizzate e dovevano organizzarsi per la sorveglianza del tempio in modo permanente, in particolare contro il rischio di incendi. Probabilmete nella zona esistevano anche altri santuari, non ancora portati alla luce, ma attestati da fonti epigrafiche. Sembra dunque che la città bassa avesse altri templi altre al Tempio 1, forse a sud di questo[59]. Allo stesso modo, sappiamo che c'erano uno o più luoghi di culto nella cittadella di Buyukkale, probabilmente coincidenti con l'edificio C[60].

I luoghi di culto della Città Alta[modifica | modifica sorgente]

Resti di differenti templi della città alta.

Durante gli ultimi decenni della capitale ittita, il paesaggio religioso della città fu totalmente modificato, con la creazione di una vera e propria città santa a sud del sito, nella città alta[61]. Non si trattò, come si era pensato, di un ampliamento della città dato che la zona corrispondente alla città alta era già abitata ai tempi del vecchio impero [20]. Almeno trenta templi sono state individuati e scavati in questa parte di Hattusa, principalmente tra la porta della Sfinge e Buyukkale nella parte centrale della città nuova. Questi santuari hanno dimensioni molto diverse: i più piccoli hanno un'estensione di 400-600 m2, mentre i più grandi raggiungono i 1.200 o 1.500 m2 e sono circondati da un recinto che delimita l'area sacra. La loro struttura è sostanzialmente la stessa: sono quadrati o di forma rettangolare, hanno una porta che si apre su un cortile, e poi, passando sotto un portico a colonne, si accede a dei corridoi che sono costruiti dietro la cella in cui è custodita la statua della divinità residente nell'edificio. È una disposizione che rimanda a quella del Grande Tempio. Dei magazzini erano spesso situati nell'edificio o nelle vicinanze, probabilmente nei luoghi di lavoro del personale del tempio, come indicato dai ritrovamenti di tavolette avvenuti in alcuni di questi edifici. È qui che sono stati fatti alcuni tra i più importanti ritrovamenti epigrafici degli scavi recenti, come un testo bilingue ittita-hurrita che ha contribuito a migliorare notevolmente la conoscenza di questa seconda lingua[62]. I templi sono tutti identificati da un numero; il numero 1 è riservato al Grande Tempio. I più importanti templi della Città Alta si trovano nella parte sud-est, nei pressi delle mura della città, tra la porta delle sfingi e la porta del Re. Sono, da ovest verso est , i templi 2, 3 e 5 Quest'ultimo è il più grande (3000 m2), è dotato di due celle come il tempio 1, e dispone di importanti annessi. Qui è stato ritrovato un bassorilievo di circa un metro di altezza raffigurante un re di nome Tudhaliya (come indicato da un'iscrizione in geroglifici) nelle sembianze di un dio-guerriero, quindi probabilmente un re divinizzato dopo la sua morte. Il tempio 5 si trova proprio vicino alla porta del re, probabilmente un percorso processionale collegava i due luoghi durante certe feste religiose. Al lato opposto della Città Alta, un altro tempio (numero 30) è costruito ad uguale distanza dalla Porta dei Leoni, ed era probabilmente legato a questa durante altre ceriminie religiose. Tuttavia, questo edificio, sembra aver perso la sua funzione sacra prima della fine di Hattusa e probabilmente era stato trasformato in abitazioni o laboratori.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pagina del sito dell'UNESCO.
  2. ^ a b c D'Amore, op. cit., p. 264.
  3. ^ (FR) Marie-Claire Amouretti, Le pain et l'huile dans la Grèce antique. De l'araire au moulin, Besançon, Les Belles Lettres, ALUB, (328), 1986, ISBN 2-251-60328-X..
  4. ^ (DE) C.W. Ceram, Il libro delle rupi. Alla scoperta dell'impero degli Ittiti (Enge Schlucht und schwarzer Berg. Die Entdeckung des Hethiterreiches), Einaudi.
  5. ^ Sebastiano Soldi, Arte del Vicino Oriente antico in Storia dell'arte, vol. 1.
  6. ^ (FR) Clancier et A. Gaulon, P. La redécouverte de la civilisation hittite in Haluka, 1997.
  7. ^ (FR) Genèse XV:20 in Bibbia online.
  8. ^ Benoit, op. cit., pp. 546-547
  9. ^ Benoit, op. cit., pp. 578-612
  10. ^ (EN) J. Seeher, Forty Years in the Capital of the Hittites: Peter Neve Retires from His Position as Director of the Ḫattuša-Boğazköy Excavations in The Biblical Archaeologist 58/2, Anatolian Archaeology: A Tribute to Peter Neve, 1995, pp. 63-67.
  11. ^ Seeher, op. cit.
  12. ^ Laroche, op. cit.
  13. ^ (DE) sito del DAI: Deutsches Archäologisches Institut (Istituto Tedesco di Archeologia).
  14. ^ (DE) sito del DAI: Deutsches Archäologisches Institut (Istituto Tedesco di Archeologia).
  15. ^ Michel, op. cit.
  16. ^ Dercksen, op. cit., pp. 39-66
  17. ^ SILVIA GABRIELI Matricola: 831684 e DOCENTE:Prof. LUCIO MILANO, Università Ca' Foscari; Corso di Storia del Vicino Oriente Antico (sp.), a.a. 2009/2010; tesi di laurea: Gli archivi nel Vicino Oriente Antico:KANIŠ.
  18. ^ Bryce, op. cit., pp. 35-40
  19. ^ Bryce, op. cit., pp. 68-69
  20. ^ a b (DE) A. Schachner et al., Die Ausgrabungen in Boğazköy-Ḫattuša 2008 in Archäologischer Anzeiger, nº 1, 2009, pp. 23-40.
  21. ^ a b (EN) Z. Simon, When were the fortifications of the Upper City of Hattuša built? » in Anatolica, XXXVII, 2011, pp. 239-249.
  22. ^ Bryce, op. cit.
  23. ^ Bryce, op. cit., p. 35
  24. ^ Bryce, op. cit., pp. 145-148
  25. ^ Bryce, op. cit., pp. 205-207
  26. ^ Bryce, op. cit., pp. 220-223
  27. ^ Bryce, op. cit., pp. 253-254
  28. ^ Bryce, op. cit., pp. 324-325
  29. ^ Bryce, op. cit., pp. 340-346
  30. ^ (DE) J. Seeher in G. Wilhelm (a cura di), Die Zerstörung der Stadt Hattuša, Akten des IV. Internationalen Kongresses für Hethitologie, Wiesbaden, 2001, pp. 623-634.
  31. ^ A.Bemporad, Considerazioni sulla fine dell’Impero ittita in KASKAL, nº 3, 2006, pp. 69-80.
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  34. ^ Bittel, op. cit., pp. 107-112
  35. ^ Bittel, op. cit., pp. 114-115
  36. ^ Bittel, op. cit., pp. 224-225
  37. ^ Bittel, op. cit., pp. 322-323
  38. ^ (EN) I. Singer, The Mayor of Hattuša and Its Duties in J. G. Westenholz (a cura di), Capital Cities: Urban Planning and Spiritual Dimensions, Gerusalemme, 1998,, pp. 169-176.
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  43. ^ Bittel, op. cit., pp. 118-122
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  54. ^ ((DE) P. Neve, Die Ausgrabungen in Boğazköy-Hattusa 1991 in Archäologischer Anzeiger, 1992/3, pp. 307-316.
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  59. ^ (EN) S. Pierallini, Observations on the Lower City of Hattuša: a Comparision between the Epigraphic Sources and the Archaeological Documentation in Altorientalische Forschungen, vol. 27, nº 2, 2000, pp. 325-343.
  60. ^ S. Pierallini, Luoghi di culto sulla cittadella di Hattuša in S. de Martino et F. Pecchioli Daddi (a cura di), Anatolia Antica, Studi in Memoria di Fiorella Imparati, Firenze, 2002, pp. 627-635.
  61. ^ (DE) P. Neve, Hattusa: Stadt der Götter und Tempel, Neue Ausgrabungen in der Hauptstadt der Hethiter, Mainz, 1996.
  62. ^ (FR) J.-M. Durand (a cura di), Des études sur ce texte et les conséquences de sa découverte in Amurru 1 : Mari, Ebla et les Hourrites, dix ans de travaux, 1re partie, Parigi, 1996.

Note esplicative[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Con la translitterazione fonetica della lingua ittita nella grafia moderna il suono rappresentato dalla lettera š corrisponde a sh, per cui la stessa parola può trovarsi scritta in testi diversi in modo diverso: Hattuša o Hattusha o anche semplicemente ma in modo meno corretto Hattusa. Il simbolo a sua volta indica, nella translitterazione una lettera H laringea, un suono che può essere rappresentato anche come KH , da qui la possibilità di trovare il nome della città scritto come Khattuša o Kattuša.
  2. ^ Un'indicazione di questa evoluzione climatica della regione ci è fornita da un testo risalente ad un periodo leggermente posteriore. Si tratta di un'iscrizione che vanta i vantaggi del sito della città frigia di Orcisus (corrispondente al sito turco Alikel Yaila, chiamato anche Alekian), contenuta nella tavola di Peutinger, dove si afferma che questa possedeva, grazie alla pendenza ed ai ruscelli che l'attraversavano, un gra numero di mulini ad acqua[3]
  3. ^ Quella che segue è la classificazione dei testi in base al luogo di ritrovamento. La classificazione CTH, Catalogue des Textes Hittites, suddivide invece i testi in base all'argomento[12], per approfondimento vedi Lingua ittita

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (DE) P. Neve, Hattusa. Stadt der Götter und Tempel, Magonza, 1996.
  • Paola D'Amore, Atlante di archeologia, Torino, Utet, 1998, ISBN 88-02-05021-X.
  • (DE) W. Dörfler, Untersuchungen zur Kulturgeschichte und Agrarökonomie im Einzugsbereich hethitischer Städte in Mitteilungen der Deutschen Orient-Gesellschaft zu Berlin, nº 132, 2000, pp. 367-381.
  • (FR) A. Benoit, Art et archéologie : les civilisations du Proche-Orient ancien, Paris, 2003.
  • (DE) J. Seeher, Die Lehmziegel-Stadtmauer von Hattusa. Bericht über eine Rekonstruktion (anche in lingua turca ed inglese, ndr), Istanbul, 2007..
  • (FR) C. Michel, Correspondance des marchands de Kaniš, au début du IIe millénaire avant J.-C., Paris, 2001.
  • (EN) J. G. Dercksen, When we met in Hattuš, Veenhof Anniversary Volume, Leyde, W. H. van Soldt, 2001.
  • (EN) Trevor Bryce, The Kingdom of the Hittites, Oxford, Oxford University Press, 2005.
  • (EN) K. Bittel, Les Hittites, Parigi, 1976.
  • (FR) Laroche, Emmanuel, Catalogue des textes hittites in Études et commentaires, nº 75, Parigi [1956], 1971.
  • (FR) Laroche, Emmanuel, Catalogue des Textes Hittites, premier supplément in Revue hittite et asianique, XXX, 1972, pp. 94–133.

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