Ḫattuša

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Ḫattuša
La cosiddetta Porta dei Leoni di Ḫattuša.
La cosiddetta Porta dei Leoni di Ḫattuša.
Localizzazione
Stato Turchia Turchia
Provincia Çorum
Altitudine 1100 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 1,82

Coordinate: 40°01′11″N 34°36′55″E / 40.019722°N 34.615278°E40.019722; 34.615278

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Ḫattuša: Capitale degli Ittiti
(EN) Hattusha: the Hittite Capital
Tipo Culturali
Criterio (i)(ii)(iii)(iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1986
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Ḫattuša (Hattusa) è un sito archeologico in Turchia.

Capitale dell'impero ittita, oggi è situata nei pressi dell'attuale villaggio di Boğazkale, nella provincia di Çorum, all'interno di un'ansa del fiume Kızılırmak (Marashantiya nelle fonti ittite ed Halys in quelle greche) nell'Anatolia centrale, a circa 145 km a nord-est di Ankara, ad una quota media di 1100 metri sul livello del mare. Il sito è stato inserito tra i Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO nel 1986.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio che circonda la città includeva ricchi campi agricoli, colline per la pastorizia e boschi. Si possono ancora osservare piccoli boschi all'esterno della città, misero ricordo della loro grandiosità del tempo. Questo significa che gli abitanti avevano a disposizione molto legname per la costruzione degli edifici. I campi fornivano frumento, orzo e lenticchie. Si coltivava anche il lino, ma la fonte primaria per l'abbigliamento erano le pecore. I boschi permettevano la caccia a vari tipi di cervi, ma probabilmente si trattava solo di un hobby per la nobiltà dell'epoca. La carne veniva presa dagli animali domestici. C'erano molti altri insediamenti nelle vicinanze, come ad esempio il santuario di roccia di Yazılıkaya e la città di Alaca Höyük. Dal momento che i fiumi erano troppo piccoli per permetterne la navigazione alle navi principali, tutti i trasporti da e verso Hattusa erano effettuati via terra.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dodici dei ittiti dei sotterranei nelle vicinanze di Yazılıkaya, santuario di Hattusa.

Prima del XX secolo a.C. un insediamento probabilmente di indigeni Hatti si stabilì in quei luoghi che erano stati abitati anche in passato. Le prime tracce risalgono al sesto millennio a.C., all'inizio del calcolitico. Nel XIX e XVIII secolo a.C., mercanti provenienti da Assur, capitale assira, stabilirono in città una stazione di posta, creando un nuovo quartiere. Il centro della loro rete commerciale venne stabilito a Kanesh (Nesha), il sito archeologico noto come Kültepe nei pressi di Cesarea in Cappadocia. Gli affari richiedevano la memorizzazione di dati: il commercio da Assur importò quindi la scrittura ad Hattusa, sotto forma di caratteri cuneiformi.

Uno strato carbonizzato rinvenuto durante gli scavi riporta alla luce un incendio che devastò la città intorno al 1700 a.C. Il responsabile sembrerebbe essere re Anitta di Kushar (città probabilmente identificabile con Alişar), che se ne assunse la responsabilità erigendo un'iscrizione:

Yenicekale, tra la Porta dei Leoni e l'esterno della città
« Di notte presi la città con la forza; ho sradicato l'erbaccia nel palazzo. Se un re dopo di me tentasse di ricolonizzare Hattush, possa il dio del tempo fulminarlo. »

Solo una generazione dopo, un re di lingua nashili scelse la città come propria residenza e capitale del suo impero. Nesian, di lingua indoeuropea, iniziò ad usare la lingua hattili. La Hattush hattiana divenne la Hattusa nesiana, ed il re prese il nome di Hattusili I. Gli hattusili segnarono la nascita di uno stato ittita che non parlasse l'hattiano, e di una discendenza reale grandi re ittiti, 27 dei quali sono ora conosciuti per nome.

Dopo che i Kaskas arrivarono nel nord dell'impero, tentarono di assaltare la città per due volte, costringendo i re a spostarsi in un'altra città. Sotto il regno di Tudhaliya I, gli ittiti si spostarono a nord verso Sapinuwa, tornando solo in seguito. Sotto Muwatalli si mossero a sud, fino a Tarhuntassa ma lasciando Hattusili III a governare su Hattusa. Mursili III riportò il trono ad Hattusa, dove i re restarono fino al termine dell'Impero Ittita. Al suo culmine la città copriva un'area di 1.8 km² e comprendeva una porzione interna ed una esterna, entrambe circondate da un'imponente ed ancora ammirabile cerchia di mura erette durante il regno di Suppiluliuma I (circa 1375 a.C.-1335 a.C.). La città interna occupava circa 0.8 km² e comprendeva una cittadella con grandi edifici amministrativi e templi.

Il Grande Tempio della città interna

A sud si trovava una città esterna di circa 1 km², con porte decorate con rilievi raffiguranti guerrieri, leoni e sfingi. Esistevano quattro templi, ognuno con annessa una corte con portico, e numerosi edifici secolari e strutture residenziali e un santuario ultimato sotto il regno del re ittita Tudhaliya IV avente raffigurazioni di processioni divine, una femminile e una maschile; i due cortei convergono verso un pannello centrale raffigurante gli dei Teshub e Hebat.[1] Incerta appare il fine del santuario: secondo alcuni studiosi probabilmente era il luogo di riti purificatori o della festa di Primavera; secondo altri sarebbe stato il santuario funebre del re Tudhaliya IV. All'esterno delle mura si trovavano i cimiteri, molti dei quali contenenti sepolcri crematori. I conteggi attuali stimano la popolazione tra i 40.000 ed i 50.000 abitanti nel periodo d'oro. Durante i primi tempi la città interna ospitava un terzo di quegli abitanti. Le case erano costruite in legno e mattoni di fango, e per questo motivo non ci restano testimonianze se non delle mura in pietra dei templi e dei palazzi. La città venne distrutta intorno al 1200 a.C., portando al collasso dell'impero ittita. La città venne abbandonata fino alla metà del primo millennio a.C. Sono stati ritrovati numerosi insediamenti frigi.

Archeologia[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 1906, il Deutsche Orientgesellschaft (istituto tedesco di archeologia) iniziò gli scavi ad Hattusa, scavi interrotti durante la prima guerra mondiale e la grande depressione. I lavori vengono tuttora svolti dall'Istituto Tedesco di Archeologia (Deutsche Archäologische Institut). Hugo Winckler e Theodor Makridi Bey fecero i primi scavi nel 1906, 1907 e 1911-13. Una delle scoperte più importanti è rappresentata dagli archivi reali di tavolette d'argilla scritti in caratteri cuneiformi, che contengono la corrispondenza ufficiale, i contratti, i codici di leggi, procedure e riti religiosi, profezie degli oracoli e letteratura del Vicino Oriente. In particolare, una tavola riporta i dettagli di un insediamento pacifico in cui convivevano ittiti ed egiziani, governati da Ramesse II, attorno al 1283 a.C. Una copia è esposta presso le Nazioni Unite di New York quale esempio di una dei primi trattati di pace internazionali.

Nonostante le circa 30.000 tavolette recuperate da Hattusa formino il nucleo della letteratura ittita, altri archivi sono stati scoperti in seguito in altri centri dell'Anatolia, come Tabigga/Maşat Höyük (nella provincia di Tokat) e a Sapinuwa/Ortaköy. Questi tesori sono attualmente divisi tra i musei archeologici di Ankara e Istanbul[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b D'Amore, op. cit., p. 264.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • P. Neve, Hattusa. Stadt der Götter und Tempel, Magonza 1996.
  • Paola D'Amore, Atlante di archeologia, Torino, Utet, 1998. ISBN 88-02-05021-X.
  • W. Dörfler, "Untersuchungen zur Kulturgeschichte und Agrarökonomie im Einzugsbereich hethitischer Städte", in Mitteilungen der Deutschen Orient-Gesellschaft zu Berlin 132 (2000), pp. 367-381.

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