Ḫattuša

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40°01′10.9″N 34°36′55.09″E / 40.019694°N 34.615302°E40.019694; 34.615302

Ḫattuša
La Porta dei Leoni di Ḫattuša a sud ovest della città.
La Porta dei Leoni di Ḫattuša a sud ovest della città.
Civiltà Hatti
Utilizzo Capitale di regno
Localizzazione
Stato Turchia Turchia
Provincia Çorum
Altitudine 1100 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 2684600
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Ḫattuša: Capitale degli Ittiti
(EN) Hattusha: the Hittite Capital
Tipo Culturali
Criterio (i)(ii)(iii)(iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1986
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Ḫattuša (Hattusha)[nota esplicativa 1], antica capitale dell'impero ittita, è oggi un sito archeologico in Turchia.

Capitale dell'impero ittita, oggi è situata nei pressi dell'attuale villaggio di Boğazkale, nella provincia di Çorum, all'interno di un'ansa del fiume Kızılırmak (Marashantiya nelle fonti ittite ed Halys in quelle greche) nell'Anatolia centrale, a circa 145 km a nord-est di Ankara, ad una quota media di 1100 metri sul livello del mare. Il sito è stato inserito tra i Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO nel 1986[1].

Come capitale di uno dei più potenti regni del Vicino Oriente del secondo millennio, la città disponeva di una importante serie di monumenti riportati alla luce in oltre un secolo di lavoro da una squadra di archeologi tedeschi. I principali luoghi di scavo di questo grande sito di oltre 160 ettari sono: la cittadella Buyukkale, l'area del Grande Tempio della Città Bassa, la zona del tempio di Città Alta e gli imponenti resti del muro che proteggeva la città, a sud del sito, intorno alla collina Yerkapı. Hattusa non aveva solo una funzione politica come capitale del regno, ma era anche un centro religioso di primo ordine, specialmente nei suoi ultimi anni, e un importante centro culturale. A sud si trovava una città esterna di circa 1 km², con porte decorate con rilievi raffiguranti guerrieri, leoni e sfingi. Esistevano quattro templi, ognuno con annessa una corte con portico, e numerosi edifici secolari e strutture residenziali e un santuario ultimato sotto il regno del re ittita Tudhaliya IV avente raffigurazioni di processioni divine, una femminile e una maschile; i due cortei convergono verso un pannello centrale raffigurante gli dei Teshub e Hebat.[2] Incerto appare il fine del santuario: secondo alcuni studiosi probabilmente era il luogo di riti purificatori o della festa di Primavera; secondo altri sarebbe stato il santuario funebre del re Tudhaliya IV. All'esterno delle mura si trovavano i cimiteri, molti dei quali contenenti sepolcri crematori. I conteggi attuali stimano la popolazione tra i 40.000 ed i 50.000 abitanti nel periodo d'oro. Durante i primi tempi la città interna ospitava un terzo di quegli abitanti. Le case erano costruite in legno e mattoni di fango, e per questo motivo non ci restano testimonianze se non delle mura in pietra dei templi e dei palazzi. Con più di 30.000 tavolette cuneiformi che sono state scavate ininterrottamente dall'inizio degli scavi, Hattusa è il sito dal quale proviene la maggior parte della nostra conoscenza della civiltà ittita e importanti conoscenze sulla situazione internazionale in tutto il Medio Oriente per l'importanza politica del regno al suo apice. Queste tavolette, scritte in caratteri cuneiformi, sono compilate in diverse lingue, che riflettono il carattere multietnico dell'impero ittita: accadico (la lingua della Mesopotamia), hurrita, ma anche le lingue degli altri popoli dell'Anatolia come Hatti , Luvico e Palaico. I testi sono di natura molto varia: diplomatici, amministrativi, religiosi, tecnici, legali, ecc. E 'stato anche trovato presso il sito iscrizioni geroglifiche (in realtà linguaggio Luvico), risalente agli ultimi anni della capitale ittita. In particolare, una tavola riporta i dettagli di un trattato di pace fra ittiti ed egiziani, governati da Ramesse II, attorno al 1283 a.C. Una copia è esposta presso le Nazioni Unite di New York quale esempio di una dei primi trattati di pace internazionali. La città venne distrutta intorno al 1200 a.C., durante al collasso dell'impero ittita sotto la spinta dei popoli del mare. Il sito Boğazkale non fu però del tutto abbandonato anche dopo la caduta del regno ittita, ma è stato regolarmente occupato nel corso dei secoli successivi, fino all'attuale villaggio turco, ma mai si avvicinò allo splendore della città ittita.

Nonostante le circa 30.000 tavolette recuperate da Hattusa formino il nucleo della letteratura ittita, altri archivi sono stati scoperti in seguito in altri centri dell'Anatolia, come Tabigga/Maşat Höyük (nella provincia di Tokat) e a Sapinuwa/Ortaköy. Questi tesori sono attualmente divisi tra i musei archeologici di Ankara e Istanbul[2].

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio che circonda la città includeva ricchi campi agricoli, colline per la pastorizia e boschi. Si possono ancora osservare piccoli boschi all'esterno della città, misero ricordo della loro grandiosità del tempo. Questo significa che gli abitanti avevano a disposizione molto legname per la costruzione degli edifici. I campi fornivano frumento, orzo e lenticchie. Si coltivava anche il lino, ma la fonte primaria per l'abbigliamento era la lana delle pecore. I boschi permettevano la caccia a vari tipi di cervi, ma probabilmente la cacciagione non costituiva una fonte alimentare primaria ma solo un'integrazione. La carne veniva presa dagli animali domestici. C'erano molti altri insediamenti nelle vicinanze, come ad esempio il santuario di roccia di Yazılıkaya e la città di Alaca Höyük. Dal momento che i fiumi non erano navigabili, tutti i trasporti da e verso Hattusa erano effettuati via terra.

Archeologia[modifica | modifica sorgente]

Il sito archeologico[modifica | modifica sorgente]

Yenicekale, tra la Porta dei Leoni e l'esterno della città

Il sito si trova presso la cittadina di Boğazkale nel nord dell'Anatolia centrale, 150 km a est di Ankara. Si tratta di una regione montuosa caratterizzata da un clima relativamente rigido ed oggi molto secca, anche se probabilmente era più umido durante il periodo ittita[nota esplicativa 2]. Gli inverni sono lunghi e freddi, le estati brevi e calde. Oggi c'è poca vegetazione intorno al sito, l'ambiente è roccioso e la vegetazione tipica della steppa. Gli altipiani circostanti sono fertili e, se ben coltivati sono in grado di sostentare anche una popolazione numerosa, come però non accadeva nei tempi antichi per mancanza di attrezzi agricoli e di una forza lavoro adeguata. Le aree a nord di Boğazkale sono via via più umide a mano a mano che ci avviciniamo al Mar Nero, e la copertura forestale è più densa.

Bastioni di Yerkapi a sud

Boğazköy / Boğazkale è una vasta area di oltre 160 ettari, divisa in più parti. Ci sono due grandi promontori rocciosi, Büyükalle ("grande fortezza") nella parte centro-orientale e Büyükkaya ("Grande Roccia"), 500 metri più a nord. A est di Buyukkale è la "Città Bassa", il sito ove si è sviluppato il primo agglomerato di Hattusa, su una superficie relativamente piatta. A sud di Buyukkale è la "Città Alta", la parte di più recente costruzione della capitale. Ci sono poi tre piccoli promontori rocciosi: Yenicekale, Nişantepe e Sarıkale. Quello più a sud è Yerkapı, una collina artificiale elevata durante l'ultimo secolo della capitale ittita per sviluppare i bastioni. Il sito è ben fornito di acqua, in quanto ci sono ben sette sorgenti naturali. Diverse creste e promontori rocciosi furono utilizzati come utili punti di aggancio e rinforzo del sistema di difesa murario, mentre precipizi inaccessibili proteggono il sito dai lati nord ed est. Il sito presentava quindi notevoli vantaggi per la sicurezza dei suoi abitanti. Su una scala più piccola, Boğazkale si trova all'interno di una grande ansa tracciata dal corso del fiume Kizilirmak nel punto d'incontro di due valli percorse da due suoi affluenti. Nei tempi antichi, importanti vie commerciali passavano nei pressi del sito, tra cui una che collegava la Cappadocia centrale alle rive del Mar Nero in direzione sud-nord, e altre che si sviluppavano in direzione est-ovest. Tuttavia, la città di Hattusa è sempre rimasta eccentrica rispetto al centro dell'antica civiltà ittita, che si trova più a sud, ed anche in relazione all'impero al suo apogeo che si estendeva soprattutto a sud-est e successivamente a sud-ovest. Inoltre, è sempre stato esposto agli attacchi delle popolazioni che abitano le montagne più a nord che non furono mai assoggettate dagli Ittiti: i Gasgas.

la scoperta di Hattusa[modifica | modifica sorgente]

i primi esploratori[modifica | modifica sorgente]

Il sito di Boğazköy fu riscoperto nel 1834 da un architetto francese esperto nell'esplorare le rovine classiche, Charles-Marie Texier, che si era recato anche a Yazılıkaya[4]. Egli identificò l'antica città con Tavion citata da autori classici come Erodoto e Strabone e che era il sito che cercava e per il quale si era recato nella regione. Egli pubblicò nel 1848 un resoconto del suo lavoro con disegni, descrizioni delle sue scoperte, che è stato una guida per gli esploratori successivi del sito. Due anni più tardi, un inglese, William John Hamilton, visitò a sua volta Boğazköy e confermò l'identificazione con Tavion. Nel 1861, un altro archeologo francese Georges Perrot, eseguì nuove indagini sul luogo con un gruppo di archeologi e mise in dubbio l'identificazione data dal Texier, preferendo identificare le rovine con la città di Pteria, citata da Erodoto durante il conflitto tra Creso di Lidia e Ciro II di Persia. Fino a quell'epoca, gli Ittiti erano sconosciuti a tutti, dal momento che solo la Bibbia ne citava brevemente il nome[5]. Ma diventò chiaro che doveva essere esitito un regno importante in Anatolia quando furono scoperte le Lettere di Amarna nel 1887, tra la quali furono rinvenuti anche i primi documenti in lingua ittita. Dal 1880 i tedeschi ebbero il ruolo più importante nella ricerca archeologica in Anatolia. Karl Humman, ingegnere ferroviario, realizzò un primo rilievo topografico del sito Boğazköy ed alcuni scavi esplorativi a Yazilikaya nel 1882. Nel 1894, francese Ernest Chantre diresse i primi scavi a Yazilikaya e Boğazköy (Buyukkale e Grande Tempio). Egli scoprì le prime tavolette degli archivi reali, che poterono essere confrontate con quelle scoperte a Tell el-Amarna.

Un secolo di scavi tedeschi[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 1906, il Deutsche Orientgesellschaft (istituto tedesco di storia orientale) assunse il controllo degli scavi ad Hattusa. Nel 1906, l'archeologo tedesco Hugo Winckler e archeologo turco Theodor Makridi Bey si recarono sul sito per i primi scavi in grande stile[6]. Winckler era già un famoso assiriologo e ricercava tra le rovine di Boğazköy quelle della capitale ittita. Egli condusse campagne di scavo nel 1906, nel 1907 e dal 1911 al 1913, anno della sua morte, scavi che confermarono la sua intuizione. Una delle scoperte più importanti, che ha sancito il successo delle spedizioni è rappresentata dal ritrovamento degli archivi reali di tavolette d'argilla scritti in caratteri cuneiformi, che contengono la corrispondenza ufficiale, i contratti, i codici di leggi, procedure e riti religiosi, profezie degli oracoli e letteratura del Vicino Oriente. L'esplorazione degli edifici fu lasciata in secondo piano. È grazie alle tavolette ritrovate da Winckler che l'assiriologo ceco Bedrich Hrozný riuscì a decifrare e tradurre la lingua ittita tra il 1914 e il 1917. Gli scavi a Boğazköy furono interrotti dalla prima guerra mondiale e la grande depressione e ripresero nel 1931 sotto l'egida dell'Istituto Tedesco di Archeologia (Deutsche Archäologische Institut), sotto la direzione di Kurt Bittel e s'interruppero nuovamente nel 1939 a causa della seconda guerra mondiale[7]. Da quel momento, gli scavi sono sotto la direzione dell'Istituto Archeologico Tedesco (Deutsches Archäologisches Institut). Bittel ritorna a dirigere gli scavi nel sito dal 1952, prima di consegnare gradualmente la direzione ad uno dei suoi studenti, Peter Neve, che prende la gestione effettiva degli scavi nel 1978. Le prime campagne furono dedicate a portare alla luce i principali edifici capitale: la cittadella Buyukkale, il Grande Tempio e le sue dipendenze, le mura e le porte della città, con i più grandi templi di quest'ultima. Molte altre tavolette furonoe ritrovate, in particolare durante gli scavi del 1930. Il sito di Yazilikaya fu ugualmente obiettivo degli scavi allo scopo di spiegare la sua esatta funzione nel culto ittita.

Peter Neve dirigerà gli scavi presso il sito fino al 1994[8] concentrandoli nella zona della Città Alta, dove furono messi alla luce un gruppo di una trentina di templi e altri monumenti, in particolare intorno a Nişantepe. Le misure di protezione del sito e la sua organizzazione per il turismo furono attivate in quegli anni. Il sito è stato classificato come Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO nel 1987.

il tratto di muro ricostruito ad Hattusa

Nel 1994, la direzione degli scavi passò a Jürgen Seeher, che proseguì la ricerca avviata da Neve sulla collina Büyükkaya ma si dedicò anche a scavare nella parte occidentale della Città Alta. Un originale programma di ricostruzione di un tratto del muro situato nei pressi del Grande Tempio fu attuato tra il 2003 e il 2005[9]. Dal 2006, gli scavi continuano sotto la direzione di Andreas Schachner.

la pubblicazione delle scoperte[modifica | modifica sorgente]

Più collane e riviste tedesche hanno pubblicato la maggior parte delle scoperte fatte Boğazköy fin dai primi scavi di Winckler e dei suoi collaboratori fino ai giorni nostri. Le tavolette ritrovate dopo il 1939 furono inviati in Germania, prima di essere riportate in Turchia a Istanbul e Ankara dopo il 1945, dove sono conservate anche le tavolette ritrovate successivamente e classificate in varie serie:

  • la serie Keilschrifttexte aus Boğazköy (KBO), pubblicata a Lipsia e Berlino, contenente la maggior parte delle tavolette ritrovate a Boğazköy sin dai primi scavi. In origine comprendeva le tavolette iniate in Germania, ma fu utilizzato per la pubblicazione anche delle tavolette tornate in Turchia o scoperte dopo il 1952;
  • la serie Keilschrifturkunden aus Boghazkoi (KUB), pubblicata nel 1921 a Berlino, comprendente le tavolette inviate al museo di Pergamo ed in seguito restituite alla Turchia;
  • la serie Istanbul Arkeoloji Müzelerinde bulunan Boğazköy Tabletleri (IBOT) servita per pubblicare le tavolette restituite alla Turchia ad Istanbul e Ankara;
  • la serie Studien zur Boğazköy-Texten (StBoT), pubblicata a Wiesbaden, che include studi su tavolette trovate a Boğazköy, tra cui trascrizioni e traduzioni raramente inclusi nelle altre edizioni del volume delle tavolette;
  • dal 1978, i rapporti degli scavi sono pubblicati ogni anno dalla rivista dell'Istituto Archeologico Germanico, Archäologischer Anzeiger e dalla rivista turca Kazi Sonuçlan Toplantisi;
  • Le serie Boğazköy-Hattusa, Ergebnisse der Ausgrabungen[10], e Boğazköy-Berichte [11]dell'Istituto archeologico tedesco contengono studi recenti sull'archeologia e l'arte di Hattusa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I primi millenni (dal VI al III millennio)[modifica | modifica sorgente]

Le prime fasi di occupazione del sito Boğazkale di risalgono al VI millennio (Calcolitico), ed è già l'altopiano di Büyükkaya il luogo privilegiato di insediamento. Un sito coevo è stato ritrovato vicino a questo, a Yarikkaya. Sono state ritrovate solo scarse tracce di insediamenti durante i primi tre secoli di occupazione del sito, che non si è sviluppato in realtà fino al terzo millennio, durante l'età del Bronzo antico. Ma l'agglomerato principale della regione era Alaca höyük, a 25 km da Boğazkale. I punti principali di occupazione del sito si trovano anche in questo periodo a Buyukkale, dove si è ritrovata una prima fortificazione, ma anche a Büyükkaya. Tracce di edifici di questo periodo sono scarsi, coperti da quelli dei periodi successivi. Gli abitanti di quel periodo sono probabilmente quelli nominati Hatti nei testi del seguente millennio, persone che parlavano una lingua isolata, che sembrano correlati a gruppi etnici dell'attuale Caucaso.

Hattush, capitale di Hatti ed emporio assiro (c.2000 - 1740 a.c.)[modifica | modifica sorgente]

Prima di essere ittita dunque Boğazkale è un sito degli Hatti, a cui deve il suo nome, che è anche esteso alla zona in cui si trova. La città è citata, in testi scritti dagli inizi del secondo millennio, con il nome Hattush, soprattutto nella vasta documentazione dei mercanti assiri che commerciano in Anatolia trovata sul sito Kültepe, Cappadocia, l'antica città di Kanesh/Nesha, sede della civiltà ittita e principale centro di controllo dei commerci assiro anatolici, 160 km a sud est di Boğazkale[12]. E' con l'arrivo di questi mercanti che la scrittura viene introdotta a Boğazkale, come altrove in Anatolia. I mercanti assiri acquistavano essenzialmente metalli in questa regione (rame, argento, oro), scambiandoli contro lo stagno e tessuti che importavano dall'Assiria (vedi anche la pagina dedicata a Kanesh). Sono state trovate tracce di un insediamento di questi commercianti assiri, denominato Karum (letteralmente porto) nella Città Bassa, al V e IV livello, corrispondenti rispettivamente al XIX secolo e all'inizio del XVIII secolo. E' a quest'ultimo livello che risalgono le tavolette assire trovate là[13]. Diciotto di queste documentano le attività del mercante che Daya stabilitosi ad Hattush vendeva i tessuti d'Assiria inviati da sua moglie rimasta in patria. Questa città si trovava in una posizione davvero importante per la rete commerciale degli Assiri in Anatolia, dato che si trovava sulla strada che conduceva da Kanesh a Zalpa sul Mar Nero, attraverso Ankuwa (probabilmente l'odierna Alishar), un'altra città importante della regione. Questi testi sono contemporanei a quelli ritrovati al livello Ib di Kanesh, che corrisponde agli ultimi anni del periodo in cui operarono i mercanti assiri[14]. Hattush era la capitale di un regno relativamente grande, che apparentemente era il centro politico di Hatti e dominava il bacino Kızılırmak. Il palazzo reale è situato sulla collina di Buyukkale, circondato dal principale nucleo della città, i cui confini non superavano la Città Bassa. I re Hatti di Hattush dovettero affrontare l'espansione dei re "ittiti" (che ancora non erano uniti in un solo regno) provenienti da sud. Durante la prima metà del XVIII secolo, il re Anitta di Kussara fondò il primo grande regno anatolico precursore del futuro regno ittita[15]. Sulla base di un testo risalente al XVI secolo che riferisce i fatti di quel tempo (il Proclama di Anitta, Anitta sconfisse il re di Hattush Piyushti, distrusse la città, e maledisse il suolo della città affinché non fosse più ricostruita se non con il rischio di incorrere nelle ire del Dio della Tempesta. Dal Proclama di Anitta:

« Di notte presi la città con la forza; ho sradicato il palazzo e seminato l'erbaccia. Se un re dopo di me tentasse di ricolonizzare Hattush, possa il dio del tempo fulminarlo. »

Reperti archeologici di un vasto incendio della città che datano al 18° secolo a.c. corrispondenti, negli scavi, alla fine del livello IVd, 8a sul pendio, e la fine del livello 4 nella città bassa (quindi una distruzione non solo della zona mercato, il Karum, ma di tutta la città) confermano la distruzione della città in quegli anni. Da quel momento, gli Hatti passarono sotto il dominio del popolo indo-europeo che conosciamo con il nome di Ittiti.

Alti e bassi della capitale del regno ittita durante l'Antico e Medio Regno (ca. 1750-1350 a.c.)[modifica | modifica sorgente]

Vasi da cerimonia in terracotta Rhyton raffiguranti dei tori, ritrovati ad Hattusa, risalenti all'antico impero ittita

Nella prima metà del XVII sec. a.c., un re ittita probabilmente di Kussara scelse di portare la sua capitale ad Hattus. Egli cambiò il suo nome in modo appropriato alle circostanze assumendo quello di Hattusili (Hattusili I), che significa "(uomo) di Hattusa"a sud. Durante la prima metà del XVIII secolo, il re Anitta di Kussara fondò il primo grande regno anatolico precursore del futuro regno ittita[16]. Fu questo un evento importente nella vita politica di quel periodo in Anatolia. Hattusili ebbe poco riguardo per la maledizione pronunciata da Anitta contro questa città, e lo spostamento della capitale fu accompagnato da un programma di costruzione di cui non sappiamo nulla, dal momento che non vi sono fonti scritte che lo riguardano, e che i monumenti del periodo non possono essere riportati alla luce perché sono stati distrutti o coperti dalle costruzioni dei secoli successivi. La città si esteneva sopra Buyukkale, che rimase il luogo del palazzo reale, sulla Città Bassa, ma anche su parti della Città Alta ove sono stati recentemente portate alla luce costruzioni di quell'epoca[17]. Successivamente il re Hantili I fece costruire o ricostruire la cinta muraria, la cui precisa collocazione è discussa: c'è generale accordo che comprendesse la parte circostante della città bassa e la zona dei palazzi, ma poteva includere anche la parte circostante la città alta[18]. Il fondatore della nuova città è sicuramente colui che fonda il regno degli Ittiti come uno tra i più potenti del Medio Oriente, che domina gran parte dell'Anatolia, spingendo i suoi attacchi fino alla Siria del nord[19]. Suo figlio e successore Mursili Mursili I arriverà a saccheggiare le capitali dei due più grandi regni di questo periodo, Aleppo e Babilonia all'inizio del XVI secolo. Non sappiamo molto di Hattusa in questo periodo, tranne gli echi delle lotte e delle usurpazioni che hanno scosso la corte ittita, compresi quelli che precedettero la presa del potere da parte di Telepino.

Hattusa e i principali regni de l'Anatolia ittita.

Se pur favorite dall'indebolimento del potere centrale a causa delle dispute dinastiche il pericolo maggiore per il regno proveniva dall'esterno; furono le incursioni delle popolazioni Kaska che vivevano nelle montagne del nord dell'Anatolia e che non furono mai conquistate dagli ittiti, a causare la distruzione ed il sacco della città in almeno due occasioni durante la storia dell'impero ittita e costringendo i re a spostarsi in un'altra città. La città di Hattusa era infatti relativamente protetta verso sud ma più facilmente raggiungibile da nord risalendo il corso del fiume Kızılırmak[20]. Verso il 1400 a.c. durante il regno di Tudhaliya I, in seguito al sacco della città il potere centrale risultava notevolmente indebolito, prossimo al collasso ed il re fu costretto a spostare la capitale a nord a Sapinuwa[21].

Dall'apogeo di Hattusa alla caduta del nuovo impero (1350 - 1200 a.c.)[modifica | modifica sorgente]

Dodici dei ittiti dei sotterranei nelle vicinanze di Yazılıkaya, santuario di Hattusa.

Il regno ittita fu salvato dal disastro dal re Suppiluliuma I, i cui successi militari riposizionarono il regno tra le grandi potenze del Medio Oriente così non contestati. Non sappiamo se è a lui (o al padre Tudhaliya III) che si deve il ripristino Hattusa come capitale del regno, certo è però che, per le numerose campagne militari in cui fu impegnato, probabilmente Suppiluliuma I non ebbe il tempo di avviare i lavori di ricostruzione della città e delle sue mura, questo perché, non riescendo a proteggere il confine settentrionale del suo regno dalle incursioni dei Gasgas, dovette recarsi ripetutamente là a combattere. La fine del suo regno fu segnata da una terribile pestilenza che devastò il centro del regno, e quindi la sua capitale, provocando anche la morte del re[22]. Questi eventi drammatici sono noti dalla preghiera di Mursili II (il figlio e successore di Suppiluliuma) invocante la guarigione. Il nuovo re non ha più possibilità del suo predecessore di intraprendere lavori di ricostruzione e ripristino.

Bassorilievo a Yazılıkaya rappresentante Tudhaliya IV.

Durante il regno del successivo sovrano, Muwatalli, la capitale fu trasferita in una nuova città, Tarhuntassa, probabilmente situata vicino al lago salato nell'Anatolia centrale[23]. Questo trasferimento può essere stato motivato da ragioni religiose: il nuovo re era devoto al Dio della pioggia Pihaššašši e quindi avrebbe preferito la città dove sorgeva il santuario del suo Dio personale, appunto Tarhuntassa. Ma la città sorgeva anche in una regione meno vulnerabile agli attacchi nemici rispetto ad Hattusa. L'amministrazione di Hattusa è affidata al capo scribi Mittannamuwa sotto il controllo del fratello del re Hattusili (futuro Hattusili III), che ha anche il compito di dirigere le operazioni militari verso i confini settentrionali del regno. Muwatalli può aver così cercato di limitare il potere di suo fratello.

Il Grande Tempio della città interna

Alla morte di Muwatalli divenne re suo figlio Urhi-Teshub/Mursili III che riportò la capitale dell'impero ad Hattusa[24]. Ma ben presto fu spodestato dallo zio Hattusili III. E' a lui ed a suo figlioTudhaliya IV, con la partecipazione della regina Puduhepa che si deve l'avvio delle grandi opere in Hattusa. La Cittadella di Buyukkaleil ed il Grande Tempio della città bassa vengono ripristinati e ampliati. Le mura esistenti vengono riparate e vengono costruite nuove mura che ampliano in modo significativo l'area della città verso sud inglobando quello spazio che comprende l'area chiamata dagli archeologi "città alta", se questa non risale ad un periodo più antico[18]. Questo settore diviene in ogni caso un importante complesso religioso in cui vengono costruiti trenta templi. Anche il santuario di Yazilikaya viene sostanzialmente rimaneggiato in quel periodo e divenne il simbolo dell'introduzione degli dèi hurriti (prima Teshub poi Hebat ed il loro figlio Sharruma) nel cuore del paese di Hatti. Il tempio contiene raffigurazioni di processioni divine, una femminile e una maschile; i due cortei convergono verso un pannello centrale raffigurante gli dei Teshub e Hebat.[2] In questo periodo è il culmine dello splendore di Hattusa che diviene una capitale ricoperta da monumenti[25].

La fine della capitale e del regno ittita[modifica | modifica sorgente]

Suppiluliuma II, figlio e successore di Tudhaliya IV completò i lavori di costruzione dei suoi predecessori, e lasciò molte iscrizioni nella capitale. Ma fu durante il suo regno che tutto lo splendore di cui era stata ornata Hattusa durante il regno di suo nonno dimostrò tutta la sua fragilità. In pochi anni, all'inizio del XII secolo, il regno ittita collassò in un contesto internazionale caotico ed ancora mal compreso dagli storici in cui vari potenti regni del vicino scomparvero o vennero ridimensionati (vedi anche storia dell'antico Egitto) caratterizzato delle invasione dei cosiddetti popoli del mare. La maggior parte dei regni vassalli degli Ittiti in Anatolia e Siria scompaiono assieme al potere centrale. Recenti scoperte hanno modificato l'idea che si aveva del destino di Hattusa durante gli ultimi anni del regno ittita. Le tracce di distruzione nella struttura dei principali monumenti nei livelli archeologici corrispondenti ai primi anni del XII secolo dimostrano che la città fu presa e saccheggiata. Si pensava che questo evento avesse segnato la caduta del regno ittita. In realtà, ora sappiamo che Hattusa venne abbandonata prima della fine del regno ittita, la corte reale si era probabilmente trasferita di nuovo in un'altra capitale di cui cui non conosciamo la localizzazione per mancanza di fonti, questa volta senza ritornare più ad Hattusa. Si è infatti scoperto che alcuni templi della città furono svuotati delle loro suppellettili e della loro mobilia più preziosa prima della furia finale. Quando gli invasori arrivarono la città è già stata svuotata delle sua proprietà più preziose. Chi è responsabile della distruzione finale del capitale ittita ormai deserta? La soluzione più semplice sarebbe quella di indicare ancora i Kakgas, o tra i nuovi arrivati​​, i Frigi, che saranno i nuovi dominatori dell'antica terra di Hatti nei secoli successivi. L'impero ittita alla fine scompare, ma non sappiamo ancora in che modo ed in quali circostanze[26][27][28].

L'età del ferro (1200 - 330 a.c.)[modifica | modifica sorgente]

Statua della dea Cybèle ritrovata a Boğazkale, periodo frigio, VI secolo a.c..

Subito dopo la partenza degli Ittiti da Hattusa e la fine del loro regno, una piccola parte del sito è occupata da una nuova popolazione appena arrivata nella regione, che si insedia sulla collina Büyükkaya. La loro cultura materiale è primitiva, non realizzano ceramiche con il tornio e non conoscono la scrittura. Sembrano legati alle culture del nord dell'Anatolia. A poco a poco, altre parti del sito vengono rioccupate, a partire Buyukkale fino alla Città Bassa. Durante l'ottavo secolo, la Città Bassa e Büyükkaya vengono progressivamente abbandonate, mentre Buyukkale viene fortificata e viene costruita una cittadella vicino Nişantepe, presumibilmente per contrastare le invasioni di popolazioni nomadi come quelle dei Cimmeri. Le popolazioni che occupano il sito durante i secoli successivi hanno una cultura materiale tipica dei Frigi, il cui centro d'irradiazione era Gordio in Anatolia occidentale. Sotto la porta sud-est dell'acropoli è stata ritrovata una statua di notevole fattura della dea Cibele, molto venerata da quella popolazione. Successivamente la regione passò sotto il dominio della Lidia, poi dei Persiani Achemenidi nel VI secolo, in questo periodo la densità abitativa di Boğazkale si riduce notevolmente e le dimensioni dell'abitato rimangono modeste.

Dal periodo ellenistico all'impero bizantino (330 a.c. - 1071 d.c.)[modifica | modifica sorgente]

L'Anatolia passò sotto la dominazione greca dopo le conquiste di Alessandro Magno circa nel 330 a.c.. Questo evento segna l'inizio del periodo ellenistico. Nei primi anni del terzo secolo, il predominio dei regni greco è sfidato da nuovi arrivati​​, i Galati. La regione Boğazkale passò probabilmente sotto il controllo di Trocmei, una tribù di Galati, il cui capitale era situata Tavion, circa 20 miglia a sud. Verso il 25 a.c., vengono conquistati dai romani. Qualche oggetto e tracce di monumenti di questo periodo sono stati ritrovati sul sito. Dopo il 395 d.c., l'Anatolia diviene parte dell'Impero Romano d'Oriente. Di questo periodo restano poche tracce a Boğazkale.

Sarà solo nel decimo ed undicesimo secolo d.C. che il sito rifiorirà durante il periodo di crescita economica e demografica dell'Impero Bizzantino[29]. L'insediamento di questo periodo si trova per lo più nella Città Alta, e, in misura minore, nella Città Bassa. Sarikale è protetta da un muro, ed è probabilmente residenza di in un governatore locale. Sono state ritrovate una chiesa ed alcune tombe risalenti a questo periodo. A giudicare dalle monete ritrovate sul posto, l'occupazione bizantina si interruppe intorno al 1071 dC., dopo che i Bizantini furono sconfitti dai turchi selgiuchidi a Manzikert.

Un villaggio turco[modifica | modifica sorgente]

Vista del grande tempio della città bassa e della città di Boğazkale

Dalla fine del XI secolo dC., l'Anatolia centrale passò sotto il dominio turco. Boğazkale rimane scarsamente abitata per la maggior parte di questo periodo. Una popolazione di origini turkmene si stabilì nella regione nel XVI secolo. dC., insediandosi ai piedi dell'antica capitale ittita, con un villaggio chiamato Boğazköy ("villaggio della gola"), e che recentemente ha preso il suo nome attuale Boğazkale ("fortezza della gola ").

Organizzazione e struttura e funzionamento della capitale ittita[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte degli edifici trovati negli scavi di Hattusa risulta costruita nel XIII secolo aC.: le sue mura, estese più di sei chilometri, delimitano una superficie di oltre 165 ettari. Questo era il centro di governo di un impero militare, con una cittadella, dei bastioni e grandi riserve, raccolte all'interno del piano terra degli edifici.

La Città Bassa, a nord, e, la più recente Città Alta, situata più a sud, sono circondate da possenti mura. Esse sono suddivise in quartieri anch'essi protetti da mura, caratteristica che rafforza il carattere militare della città. La Cittadella (Buyukkale), è arroccata in cima a uno sperone roccioso di 250 m per 150 m e comprende il palazzo, la residenza reale e il centro amministrativo dell'impero. Essa è attraversata da quattro viali di larghezza variabile, spesso fiancheggiati da portici, che sono distribuiti attorno ai principali monumenti dell'amministrazione, gli archivi, la sala di ricevimento a colonne, e la residenza reale, ai piani più alti. Il centro storico comprende un enorme tempio dedicato al dio della tempesta e alla dea del sole, organizzato attorno ad un cortile centrale rettangolare, dotato di due celle molto appartate, magazzini e annessi. Tutto ciò che rimane di questo monumento di questa antica città dell'Anatolia centrale non sono che alcune colossali pietre come la Porta dei Leoni, scavate nelle pareti. Altri santuari minori si trovano nella città nuova. Tutto questo fa di Hattusa una città santa.

Una città da rendere sicura[modifica | modifica sorgente]

Le mura che circondano la città di Hattusa, al massimo del suo potere, sono lunghe circa sei chilometri. Sono dotate di tre porte: dei leoni, della sfinge e del re. I suoi costruttori hanno approfittato il più possibile delle asperità del terreno del sito sul quale hanno fissato le fortificazioni. Hanno approfittato dei lunghi picchi rocciosi per agganciarvi le mura e dei burroni per rendere più difficile l'assalto. Nei luoghi dove il terreno naturale non consentiva alcun vantaggio, hanno costruito un ampio terreno rialzato e scavato fossati. Lo sviluppo più impressionante si trova all'estremità meridionale della città, a Yerkapı, dove si trova la porta della Sfinge. Qui il bastione di terra è largo circa 80 metri alla sua base rettangolare e lungo 250 metri e si assottiglia verso l'alto, e sovrasta il fossato che la circonda di oltre 30 metri.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pagina del sito dell'UNESCO.
  2. ^ a b c D'Amore, op. cit., p. 264.
  3. ^ (FR) Marie-Claire Amouretti, Le pain et l'huile dans la Grèce antique. De l'araire au moulin, Besançon, Les Belles Lettres, ALUB, (328), 1986, ISBN 2-251-60328-X..
  4. ^ (FR) Clancier et A. Gaulon, P. La redécouverte de la civilisation hittite in Haluka, 1997.
  5. ^ (FR) Genèse XV:20 in Bibbia online.
  6. ^ Benoit, op. cit., pp. 546-547
  7. ^ Benoit, op. cit., pp. 578-612
  8. ^ (EN) J. Seeher, Forty Years in the Capital of the Hittites: Peter Neve Retires from His Position as Director of the Ḫattuša-Boğazköy Excavations in The Biblical Archaeologist 58/2, Anatolian Archaeology: A Tribute to Peter Neve, 1995, pp. 63-67.
  9. ^ Seeher, op. cit.
  10. ^ (DE) sito del DAI: Deutsches Archäologisches Institut (Istituto Tedesco di Archeologia).
  11. ^ (DE) sito del DAI: Deutsches Archäologisches Institut (Istituto Tedesco di Archeologia).
  12. ^ Michel, op. cit.
  13. ^ Dercksen, op. cit., pp. 39-66
  14. ^ SILVIA GABRIELI Matricola: 831684 e DOCENTE:Prof. LUCIO MILANO, Università Ca' Foscari; Corso di Storia del Vicino Oriente Antico (sp.), a.a. 2009/2010; tesi di laurea: Gli archivi nel Vicino Oriente Antico:KANIŠ.
  15. ^ Bryce, op. cit., pp. 35-40
  16. ^ Bryce, op. cit., pp. 68-69
  17. ^ (DE) A. Schachner et al., Die Ausgrabungen in Boğazköy-Ḫattuša 2008 in Archäologischer Anzeiger, nº 1, 2009, pp. 23-40.
  18. ^ a b (EN) Z. Simon, When were the fortifications of the Upper City of Hattuša built? » in Anatolica, XXXVII, 2011, pp. 239-249.
  19. ^ Bryce, op. cit.
  20. ^ Bryce, op. cit., p. 35
  21. ^ Bryce, op. cit., pp. 145-148
  22. ^ Bryce, op. cit., pp. 205-207
  23. ^ Bryce, op. cit., pp. 220-223
  24. ^ Bryce, op. cit., pp. 253-254
  25. ^ Bryce, op. cit., pp. 324-325
  26. ^ Bryce, op. cit., pp. 340-346
  27. ^ (DE) J. Seeher in G. Wilhelm (a cura di), Die Zerstörung der Stadt Hattuša, Akten des IV. Internationalen Kongresses für Hethitologie, Wiesbaden, 2001, pp. 623-634.
  28. ^ A.Bemporad, Considerazioni sulla fine dell’Impero ittita in KASKAL, nº 3, 2006, pp. 69-80.
  29. ^ (DE) P. Neve in V. Kravari, J. Lefort et C. Morrisson (a cura di), Bogazköy-Hattusa in byzantinischer Zeit, Hommes et richesses dans l'Empire byzantin, Paris, 1991, pp. 91-111.

Note esplicative[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Con la translitterazione fonetica della lingua ittita nella grafia moderna il suono rappresentato dalla lettera š corrisponde a sh, per cui la stessa parola può trovarsi scritta in testi diversi in modo diverso: Hattuša o Hattusha o anche semplicemente ma in modo meno corretto Hattusa. Il simbolo a sua volta indica, nella translitterazione una lettera H laringea, un suono che può essere rappresentato anche come KH , da qui la possibilità di trovare il nome della città scritto come Khattuša o Kattuša.
  2. ^ Un'indicazione di questa evoluzione climatica della regione ci è fornita da un testo risalente ad un periodo leggermente posteriore. Si tratta di un'iscrizione che vanta i vantaggi del sito della città frigia di Orcisus (corrispondente al sito turco Alikel Yaila, chiamato anche Alekian), contenuta nella tavola di Peutinger, dove si afferma che questa possedeva, grazie alla pendenza ed ai ruscelli che l'attraversavano, un gra numero di mulini ad acqua[3]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (DE) P. Neve, Hattusa. Stadt der Götter und Tempel, Magonza, 1996.
  • Paola D'Amore, Atlante di archeologia, Torino, Utet, 1998, ISBN 88-02-05021-X.
  • (DE) W. Dörfler, Untersuchungen zur Kulturgeschichte und Agrarökonomie im Einzugsbereich hethitischer Städte in Mitteilungen der Deutschen Orient-Gesellschaft zu Berlin, nº 132, 2000, pp. 367-381.
  • (FR) A. Benoit, Art et archéologie : les civilisations du Proche-Orient ancien, Paris, 2003.
  • (DE) J. Seeher, Die Lehmziegel-Stadtmauer von Hattusa. Bericht über eine Rekonstruktion (anche in lingua turca ed inglese, ndr), Istanbul, 2007..
  • (FR) C. Michel, Correspondance des marchands de Kaniš, au début du IIe millénaire avant J.-C., Paris, 2001.
  • (EN) J. G. Dercksen, When we met in Hattuš, Veenhof Anniversary Volume, Leydeanno =2001, W. H. van Soldt.
  • (EN) Trevor Bryce, The Kingdom of the Hittites, Oxford, Oxford University Press, 2005.

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