Cimmeri

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I Cimmeri sono un'antica popolazione di origine indoeuropea delle steppe eurasiatiche, menzionati anche nella mitologia greca.

Nella storia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell'invasione cimmera in Colchide, Urartu e nell'Assiria.

In archeologia designano un insieme di tribù, probabilmente affini agli iranici delle steppe, che come narra Erodoto furono scacciate dagli Sciti dalla loro primitiva sede a nord del Mar Nero. Pare che la parte occidentale sia confluita nei Traci, mentre altri devastarono l'Anatolia ed il Vicino Oriente dalla metà dell'VIII al VII secolo a.C. ed infine furono sconfitti dagli Assiri.
Vengono citati nelle cronache tardo-Assire con il nome di Gimirrai, essendo menzionati insieme agli Ashguzai, probabilmente gli Sciti o Saci. È anche possibile che siano menzionati nell'Antico Testamento, nella tavola delle nazioni con il nome di Gomer, discendente di Jafet. Gli Assiri percepivano una qualche affinità tra i Saci e i Cimmeri ed infatti chiamavano questi ultimi anche col nome di Saci Ugutumki, purtroppo dal significato non chiaro.

Se ne conoscono tre re: Teushpa, Tugdamme, Sandakshatra. Si può notare che Teushpa e Sandakshatra sono di chiara derivazione iranica.

Dai Cimmeri prende il nome la Crimea, un tempo nota come Cimmeria.

Nel mito[modifica | modifica wikitesto]

« ... Là dei Cimmeri è il popolo e la città / di nebbia e nube avvolti »
(Omero)

Nel mito, i Cimmeri e la loro terra la Cimmeria, prendono diverse forme.

I Cimmeri omerici - Per Omero i Cimmeri sono gli abitanti di una mitica terra oltre l'Oceano - collocata forse nell'estremo settentrione - perennemente avvolta dalle nebbie, dove non arriva mai il sole. Su indicazione di Circe, Ulisse nel suo peregrinare per mare, vi si reca con i suoi compagni, per la nékyia (= l'evocazione dei morti). Infatti, giunto in quella terra inospitale e tetra, dopo aver celebrato un sacrificio in loro onore, Ulisse incontra le anime dei morti risalite dall'Erebo attirate dal sangue dei sacrifici eseguiti e interrogherà lo spettro dell'antico indovino Tiresia che gli rivelerà il suo futuro; incontrerà poi lo spettro di sua madre, che era morta di crepacuore durante la sua lunga assenza (ricevendo così per la prima volta notizie di quanto succedeva nella sua casa, messa in serio pericolo dall'avidità dei Proci); ed infine incontrerà ancora molti altri spiriti di uomini e donne illustri, tra i quali il fantasma di Agamennone che lo metterà al corrente del suo assassinio[1].

I Cimmeri flegrei - Strabone[2], parlando della nékyia omerica, cita lo storico Eforo il quale la metteva in relazione sia con la sede dei Cimmeri localizzata nella zona del Lago d'Averno, che con il connesso oracolo dei morti situato sotto terra[3] nelle vicinanze dell'ingresso all'Ade. Di una città Cimmera collocata fra i laghi di Lucrino e di Averno ci parla Plinio[4]; mentre Strabone - sempre riferendo Eforo - precisa che i Cimmeri vivevano in case sotterranee collegate fra di loro da gallerie, dove essi accoglievano anche gli stranieri che venivano ad interrogare l'oracolo dei morti, e che proprio grazie all'oracolo essi traevano parte del loro sostentamento (pare con una tariffa per le consultazioni fissata dal loro re; ma - come è facile immaginare - probabilmente anche nutrendosi di parte delle carni degli animali sacrificati).

La Sibilla Cimmeria - Riguardo alle Sibille, già Nevio nel suo Bellum Punicum aveva localizzato la Sibilla Cimmeria nell'area della Cuma campana; ed anche Servio porrà la Sibilla tra Baia e Cuma[5]. Questa coincidenza (Cimmeria -> Kymmeria -> <- Kyme <- Cumae) non viene colta da Varrone, che nel suo catalogo di 12 Sibille distingue infatti la (più antica) Sibilla Cimmeria dalla (più recente) Sibilla Cumana. In effetti la più antica connotazione toponomastica di origine greca "Cimmeria" (da Kyme) cade in disuso dopo Nevio, facendo vieppiù affermare la dizione latina "Cumana" (da Cumae); forse a questo cambiamento non è estranea l'adozione da parte di Cuma del latino come lingua ufficiale nell'anno 180 a.C.

I Cimmeri nell'arte moderna[modifica | modifica wikitesto]

  • In epoca moderna Johann Wolfgang von Goethe usa il termine Cimmeri per identificare i popoli del nord abituati alla nebbia e alla scarsa conoscenza della magnificenza della luce solare in contrapposizione ai popoli mediterranei; il paragone ritorna più volte nella sua opera Italienische Reise.
  • Nel Novecento Italo Calvino nel suo romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore assegna al professor Uzzi-Tuzii la cattedra di letteratura cimmeria e parla della scomparsa improvvisa e vagamente misteriosa della cultura cimmeria. Con un artificio anacronistico Calvino colloca le vicende finali dei Cimmeri in corrispondenza della seconda guerra mondiale, in un'area prossima alla Polonia, collegandole a quelle altrettanto anacronistiche dei Cimbri. Dopo la seconda guerra mondiale il popolo Cimmerio sarebbe stato inglobato nella neonata (e ovviamente inventata dall'autore) Repubblica Popolare Cimbrica, responsabile dell'annientamento della cultura cimmeria.
  • Robert Ervin Howard descrive la Cimmeria come uno dei regni dell'estremo nord, terra di origine di Conan, il protagonista dei suoi romanzi dell'Era Hyboriana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Odissea, cap. X, 487-574; cap. XI
  2. ^ Strabone, Geografia V, 4, 5, C 244-245
  3. ^ "nekyomanteìon chthònion"
  4. ^ "oppidum Cimmerium": Plinio, Naturalis Historia 3, 61
  5. ^ Servio, ad Aen. 6, 107

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Villar F., Gli indoeuropei e le origini dell'Europa, Il mulino, 1997
  • Mazzarino S., Tra Occidente ed Oriente. Ricerche di storia greca arcaica, Firenze, La Nuova Italia, 1947
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