Gige (Lidia)

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Gige in un ritratto del Promptuarii Iconum Insigniorum

Gige (in greco Γύγης, traslitterato Gugēs, in Assiro-Accadico Guggu[1][2]) (... – VII secolo a.C.) fu il re della Lidia tra il 716 a.C. e il 678 a.C. (o, secondo altre fonti[3], tra il 680 a.C. e il 644 a.C.).

Salì al trono uccidendo il re Candaule e sposando la sua vedova: diede così origine alla dinastia dei Mermnadi. Durante il suo regno, si dedicò al consolidamento del territorio e alla trasformazione del suo Stato in una potenza militare. Spostò la capitale da Hyde a Sardi, sotto la protezione della dea Kybebe (Cibele), come racconta Erodoto. In questo periodo la popolazione barbara dei Cimmeri saccheggiò molte città lidie, tranne Sardi.

Gige era figlio di Dascilo, che, richiamato dall'esilio in Cappadocia ad opera del re lidio Mirsilo (chiamato dai greci Candaule, "il cane strangolatore", titolo del corrispondente lidio di Hermes), mandò in Lidia il figlio al posto suo. Gige si diresse in Egitto, mandando le truppe della Caria a lui fedeli insieme a mercenari della Ionia ad aiutare Psammetico a liberarsi del giogo assiro. Molti studiosi della Bibbia credono che Gige di Lidia corrisponda alla figura biblica di Gog, sovrano di Magog, citato nel libro di Ezechiele e nell'Apocalisse di Giovanni.

Gige morì in battaglia contro i Cimmeri; gli successe sul trono il figlio Ardis.

La leggenda gli attribuì grandi ricchezze e un anello dell'invisibilità.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il nome della Lidia è attestato per la prima volta in iscrizioni assire dopo il 700 a.C. come Giges di Lidia ("Guggu di Luddu") Russell E. Gmirkin, Berossus And Genesis, Manetho And Exodus: Hellenistic Histories And the Date of the Pentateuch, Continuum International Publishing Group, New York 2006, 143.
  2. ^ Edith Jemima Simcox, Primitive Civilizations: Or, Outlines of the History of Ownership in Archaic Communities, Cambridge University Press, Cambdridge 2010, p. 143.
  3. ^ (EN) Gyges su livius.org
Predecessore Re di Lidia Successore
Candaule 716 a.C. - 678 a.C. Ardis II

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