Italo Calvino

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« L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »
(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)
Italo Calvino

Italo Calvino, all'anagrafe Italo Giovanni Calvino Mameli[1] (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923Siena, 19 settembre 1985), è stato uno scrittore e partigiano italiano.

Intellettuale di grande impegno politico, civile e culturale, è stato uno dei narratori italiani più importanti del Secondo Novecento. Ha seguito molte delle principali tendenze letterarie a lui coeve, dal Neorealismo al Postmoderno, ma tenendo sempre una certa distanza da esse e svolgendo un proprio personale e coerente percorso di ricerca. Di qui l'impressione contraddittoria che offrono la sua opera e la sua personalità: da un lato una grande varietà di atteggiamenti che riflette il vario succedersi delle poetiche e degli indirizzi culturali nel quarantennio fra il 1945 e il 1985; dall'altro, invece, una sostanziale unità determinata da un atteggiamento ispirato a un razionalismo più metodologico che ideologico, dal gusto dell'ironia, dall'interesse per le scienze e per i tentativi di spiegazione del mondo, nonché, sul piano stilistico, da una scrittura sempre cristallina e a volte, si direbbe, classica.[2] I numerosi campi d'interesse toccati dal suo percorso letterario, sono meditati e raccontati attraverso capolavori quali la trilogia de I nostri antenati, Marcovaldo, Le cosmicomiche, Se una notte d'inverno un viaggiatore, uniti dal filo conduttore della riflessione sulla storia e la società contemporanea.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

« Dati biografici: io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e Glielo dirò. Ma non Le dirò mai la verità, di questo può star sicura. »
(Italo Calvino nella lettera a Germana Pescio Bottino, 9 giugno 1964[3][4])

Origini familiari e infanzia cubana (1923-1925)[modifica | modifica sorgente]

Italo Calvino nacque nel 1923 a Santiago de las Vegas, nell'isola di Cuba da genitori italiani. Il padre, Mario, era un agronomo originario di Sanremo[5], poi trasferitosi in Messico e a Cuba, mentre la madre, Eva Mameli, era una sassarese che si laureò sia in matematica, all'Università di Cagliari, che in scienze naturali presso l'Ateneo Pavese, dove aveva lavorato come assistente di botanica, prima di ottenerne la libera docenza nel 1915. Dopo la Prima guerra mondiale, Eva e Mario, già conosciutisi anni addietro, approfondirono il loro rapporto finché la donna accettò di sposare l'agronomo e seguirlo a Cuba, dove questi dirigeva una Stazione Agronomica sperimentale per la produzione di canna da zucchero.[6]

Di Cuba Calvino non ha nessun ricordo come egli stesso afferma nella sintetica biografia scritta per il volume Ritratti su misura[7] "Della mia nascita d'oltremare conservo solo un complicato dato anagrafico (che nelle brevi note bio-bibliografiche sostituisco con quello più "vero": nato a Sanremo), un certo bagaglio di memorie familiari, e il nome di battesimo che mia madre, prevedendo di farmi crescere in terra straniera, volle darmi perché non scordassi la patria degli avi, e che invece in patria suonava bellicosamente nazionalista."

Nel 1925 i coniugi Calvino decidono di ritornare in Italia. Secondo lo stesso autore, tuttavia, il rientro in patria era già stato programmato in precedenza ma rinviato per l'attesa della sua nascita. La famiglia si trasferisce a Sanremo dove il padre, come scrive Giulio Ferroni[8], "[...] tenne la direzione della Stazione sperimentale di floricoltura «Orazio Raimondo» utilizzando anche il parco della sua villa «La meridiana» per svolgere una intensa attività di sperimentazione di nuove culture floreali".

La fanciullezza (1925-1933)[modifica | modifica sorgente]

A Sanremo Calvino visse serenamente gli anni della fanciullezza che egli ricorderà così: "Sono cresciuto in una cittadina che era piuttosto diversa dal resto dell'Italia, ai tempi in cui ero bambino: San Remo, a quel tempo ancora popolata di vecchi inglesi, granduchi russi, gente eccentrica e cosmopolita. E la mia famiglia era piuttosto insolita sia per San Remo sia per l'Italia d'allora: scienziati, adoratori della natura, liberi pensatori [...] mio padre, di famiglia mazziniana repubblicana anticlericale massonica, era stato in gioventù anarchico kropotkiniano e poi socialista [...] mia madre [...] di famiglia laica, era cresciuta nella religione del dovere civile e della scienza, socialista interventista nel '15 ma con una tenace fede pacifista".[9]

Il periodo fascista non sembrò inizialmente segnare in modo particolare la sua personalità né sconvolgere la serenità familiare di quegli anni. Nonostante i genitori fossero intimamente e culturalmente contrari al regime fascista, la loro posizione (socialista lei e anarchico lui) sfumava dentro una generale condanna della politica. Lo scrittore, sul periodico milanese «Il Paradosso», scriverà: "Il primo ricordo della mia vita è un socialista bastonato dagli squadristi [...] è un ricordo che deve riferirsi probabilmente all'ultima volta che gli squadristi usarono il manganello, nel 1926, dopo un attentato a Mussolini. [...] Ma far discendere dalla prima immagine infantile, tutto quello che si vedrà e sentirà nella vita, è una tentazione letteraria".[10]

Nel 1927 iniziò a frequentare l'asilo infantile al St. George College e nacque il fratello Floriano che diventerà un famoso geologo e docente all'Università di Genova.

Gli anni del fascismo furono vissuti nella famiglia Calvino con un generale sentimento di rifiuto ma senza un particolare coinvolgimento antifascista. Il primo vero contatto con la cultura fascista, per Calvino, arrivò negli anni tra il 1929 e il 1933, quando non poté sottrarsi all'esperienza di diventare balilla, obbligo scolastico esteso anche agli allievi delle scuole valdesi frequentate dal piccolo Italo.[3] Tuttavia la sua esperienza infantile non sarà, come egli stesso scrive nel 1960, drammatica: "(...) vivevo in un mondo agiato, sereno, avevo un'immagine del mondo variegata e ricca di sfumature contrastanti, ma non la coscienza di conflitti accaniti".[11]

L'adolescenza (1934-1938)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1934, superato l'esame d'ammissione, frequenterà il ginnasio-liceo «G.D. Cassini» dove sarà, come richiesto dai genitori, esonerato dalle lezioni di religione.

La famiglia Calvino non ha una fede religiosa, e per quei tempi manifestare un certo atteggiamento agnostico comportava almeno l'appellativo di "anticonformisti". Segno che Calvino ricorderà poi quale elemento di formazione importante, per averlo presto svezzato ai sentimenti della tolleranza e della diversità, con la conseguenza di predisporlo al costante confronto con le ragioni dell'altro. "Non credo che questo mi abbia nuociuto: ci si abitua ad avere ostinazioni nelle proprie abitudini, a trovarsi isolati per motivi giusti, a sopportare il disagio che ne deriva, a trovare la linea giusta per mantenere posizioni che non sono condivise dai più. Ma soprattutto sono cresciuto tollerante verso le opinioni altrui, particolarmente nel campo religioso (...). E nello stesso tempo sono rimasto completamente privo di quel gusto dell'anticlericalismo così frequente in chi è cresciuto in mezzo ai preti".[12]

Sarà in questi anni che il giovane Calvino si avvicina alla lettura di opere letterarie che lo stimolano dimostrando di essere attratto dallo "spirito d'ironia sistematica"[13] che trova nelle pagine delle riviste umoristiche come "Bertoldo", "Marc'Aurelio", "Settebello" libere dalla retorica del regime. Si diverte a disegnare vignette e fumetti e si appassiona al cinema. "Ci sono stati anni in cui andavo al cinema quasi tutti i giorni e magari due volte al giorno, ed erano gli anni tra diciamo il Trentasei e la guerra, l'epoca insomma della mia adolescenza"[14]

Sono questi i semi culturali e storici di quella formazione che il giovane Calvino più tardi tradurrà in una scrittura capace di spaziare dalla saggistica politica a quella letteraria e teatrale; dal racconto impegnato, a quello ironico e umoristico; dalla pungente critica sociale, alla sceneggiatura di testi teatrali, finanche alla composizione di poesie.

Ma proprio quando l'età gli darebbe occasione di gustare appieno quella grande ricchezza cosmopolita e culturale che si addensa nel circondario di Sanremo in quegli anni, la guerra mondiale sconvolge la vita di provincia, e destina Calvino a una serie di vicissitudini, dai toni anche drammatici, capaci però di saldarsi con l'apertura di vedute maturata nell'infanzia, forgiando così l'impegno politico che Calvino esprimerà in forma di partecipazione e di scrittura. L'estate in cui Calvino afferma di uscire dall'infanzia definitivamente, per diventare un giovane spensierato, è quella del 1938, preludio allo scoppio della guerra. "L'estate in cui cominciavo a prender gusto alla giovinezza, alla società, alle ragazze, al libri, era il 1938: finì con Chamberlain e Hitler e Mussolini a Monaco. La "belle époque" della Riviera era finita (...).[15]

La giovinezza (1938-1943)[modifica | modifica sorgente]

« Avevamo vent'anni oltre il ponte / oltre il ponte che è in mano nemica / vedevamo l'altra riva, la vita / tutto il bene del mondo oltre il ponte / tutto il male avevamo di fronte / tutto il bene avevamo nel cuore / a vent'anni la vita è oltre il ponte / oltre il fuoco comincia l'amore »
(Italo Calvino, Oltre il ponte)

La posizione ideologica di Calvino non ha fino allo scoppio della guerra, come lo stesso dichiara, un indirizzo ben definito . "Fino a quando non scoppiò la seconda guerra mondiale, il mondo mi appariva un arco di diverse gradazioni di moralità e di costume, non contrapposte ma messe l'una a fianco dell'altra (...). Un quadro come questo non imponeva affatto delle scelte categoriche come può sembrare ora"[16]

Scopre in questo periodo l'interesse per la scrittura e inizia a scrivere poesie, brevi racconti, testi teatrali e coltiva la passione per il disegno, soprattutto per la caricatura e la vignetta. Tra la primavera e l'estate del 1940 alcune sue vignette saranno pubblicate, con la firma di Jago, sul Bertoldo" di Giovanni Guareschi nella rubrica "Il Cestino".[17]

Dopo aver completato gli studi presso il ginnasio-liceo G.D. Cassini, si iscrive alla facoltà di Agraria presso l'Università di Torino dove il padre era incaricato di Agricoltura tropicale. Sostiene con successo ma senza convinzione quattro esami del primo anno, senza però inserirsi nell'ambiente universitario rimanendo estraneo ai fermenti che stanno maturando nell'ambiente dei Guf e continuando a coltivare quelli che sempre più marcatamente appaiono come i suoi veri interessi: la letteratura, il cinema, il teatro. Scrive alcune recensioni di film e nell'estate del 1941 il "Giornale di Genova" gliene pubblicherà un paio tra cui quella di San Giovanni decollato che vede come protagonista Totò.

Scrive nel 1942 La commedia della gente, un lavoro teatrale per un concorso del Teatro nazionale dei Guf di Firenze che sarà in seguito segnalata dalla giuria e nello stesso anno raccoglie i suoi primi racconti giovanili con il nome di Pazzo io o pazzi gli altri che presenterà alla casa editrice Einaudi ma senza successo, dove parla di un "ordigno incommensurabile" che avrebbe spazzato via l'umanità, anticipando di qualche anno l'impiego delle bombe atomiche.[3]

L'ambiente culturale di Torino, che Calvino frequenta assiduamente, ed i fermenti politici di contrapposizione al regime, più che mai vivi nel capoluogo piemontese, fondono in lui letteratura e politica. Grazie all'amicizia ed ai suggerimenti di Eugenio Scalfari (già suo compagno al liceo), focalizza i suoi interessi sugli aspetti etici e sociali che coltiva nelle letture di Montale, Vittorini, Pisacane. Nel 1943 si trasferisce alla facoltà di Agraria e Forestale di Firenze, dove sostiene pochi esami.[3] Frequentatore assiduo della biblioteca del Gabinetto Vieusseux comincia a definire in modo più preciso le sue scelte politiche. Nel campo militare di Mercatale di Vernio, gli giunge la notizia dell'incarico dato a Pietro Badoglio di formare un nuovo governo e viene a conoscenza della destituzione e dell'arresto di Mussolini.

Dopo l'otto settembre, per sfuggire alla leva della repubblica di Salò, trascorse diversi mesi nascosto cercando di allontanare il senso di solitudine con intense letture che influenzeranno la sua vocazione di scrittore.

La Resistenza (1943-1945)[modifica | modifica sorgente]

Il 9 agosto 1943 torna a Sanremo. All'indomani dell'uccisione del giovane medico e comandante partigiano Felice Cascione per mano fascista, avvenuta nel gennaio del 1944, Calvino aderisce assieme al fratello Floriano alla seconda divisione d'assalto partigiana "Garibaldi" intitolata allo stesso Cascione. Egli, in una risposta al questionario di un periodico milanese, "Il Paradosso", si definisce un anarchico,"La mia scelta del comunismo non fu affatto sostenuta da motivazioni ideologiche. Sentivo la necessità di partire da una "tabula rasa" e perciò mi ero definito anarchico (...). Ma soprattutto sentivo che in quel momento quello che contava era l'azione; e i comunisti erano la forza più attiva e organizzata"[18] Ma proprio grazie all'esperienza di quegli anni di clandestinità imparerà ad ammirare l'organizzazione partigiana comunista oltre alla particolare forza di spirito che animava i suoi uomini. In una lettera all'amico Scalfari[19] dirà "La mia vita in quest'ultimo anno è stato un susseguirsi di peripezie (...) sono passato attraverso una inenarrabile serie di pericoli e di disagi; ho conosciuto la galera e la fuga, sono stato più volte sull'orlo della morte. Ma sono contento di tutto quello che ho fatto, del capitale di esperienze che ho accumulato, anzi avrei voluto fare di più".

Il 17 marzo 1945, quando ormai gli alleati sono in Italia, Calvino è protagonista attivo nella battaglia di Baiardo, una delle ultime battaglie partigiane. Ricorderà l'evento nel racconto Ricordo di una battaglia, scritto nel 1974.[3] (Il suo nome da partigiano era "Santiago", dal nome del paesino cubano - Santiago de Las Vegas, vicino all'Avana - dove egli era nato 20 anni prima).[20]

L'esperienza partigiana sarà alla base del suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno e della raccolta di racconti Ultimo viene il corvo. Nonostante lo stile neorealistico di questi romanzi giovanili, profondamente differente da quello del Calvino maturo e successivamente abbandonato, sono tuttavia già presenti, sia pure allo stadio embrionale, alcuni elementi che caratterizzeranno la produzione successiva, in particolare la dimensione fantastica e la visione dal punto di vista del narratore, in questo caso gli occhi di un bambino.

L'impegno nel secondo dopoguerra (1945-1958)[modifica | modifica sorgente]

Dopo la Liberazione, mentre la sua inclinazione anarchica e libertaria non affievolisce, in lui va costruendosi un'ampia e complessa visione del mondo che non cede a semplificazioni politiche e sociali. Non esalta l'idea comunista sotto il profilo culturale e filosofico. Matura, ciononostante, l'esigenza di organizzare forme politiche e strutture sociali a difesa dei diritti, della dignità umana e della libertà. Con questo spirito aderisce al Partito Comunista Italiano e ne diviene attivista e quadro, esprimendo la sua partecipazione con interventi di carattere politico e sociale, su quotidiani e periodici culturali, oltre che nelle sedi istituzionali del partito.

Si iscrive alla Facoltà di lettere di Torino, accedendo direttamente al III anno, grazie alla legislazione postbellica in favore dei partigiani ed ex combattenti. Conosce Cesare Pavese che diverrà guida culturale ed umana, oltre che "primo lettore" delle sue opere. Scrive Angoscia in caserma ed inizia una collaborazione con Il Politecnico, periodico diretto da Elio Vittorini. Tra il '46 ed il '47 compone Campo di mine, vincitore di un concorso letterario indetto da "l'Unità", ed una serie di racconti che saranno poi messi assieme ne Ultimo viene il corvo pubblicato nel 1949. Tra l'estate e il 31 dicembre del 1946, per concorrere al Premio Mondadori per un inedito, scrive il primo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno. Dopo la laurea nel 1947, che consegue con una tesi su Joseph Conrad, inizia una collaborazione con l'Einaudi,[3] curandone l'ufficio stampa. Il rapporto con la casa editrice sarà centrale nelle attività di Calvino, anche se talvolta intermittente ma ricco di incarichi sempre diversi e via via più importanti. Durerà fino al 1961, momento in cui si trasformerà in consulenza editoriale esterna. Le attività culturali si intensificano assieme alle conoscenze personali. A Roma frequenta l'Osteria Fratelli Menghi, noto punto di ritrovo per pittori, registi, sceneggiatori, scrittori e poeti tra gli anni '40 e '70, e personaggi del calibro di Vittorini, Natalia Ginzburg, Delio Cantimori, Franco Venturi, Norberto Bobbio e Felice Balbo.

Collabora con l'Unità e con Rinascita. Nel 1949 viene pubblicato Ultimo viene il corvo e resta inedito Il bianco Veliero. Scrive interventi politico-sociali e di saggistica letteraria, su diverse riviste culturali, tra cui Officina, Cultura e realtà, Cinema Nuovo, Botteghe Oscure, Paragone, oltre che su Il Politecnico di Vittorini già citato. Sulle riviste pubblica anche brevi racconti, fra cui La formica argentina e le prime novelle di Marcovaldo.[3]

Nel mese di agosto del 1950 Cesare Pavese si uccide e Calvino perde così un amico e un maestro. Ne rimane sconvolto poiché Pavese era da lui vissuto come uomo forte di carattere e di temperamento risoluto. Gli resta il profondo rammarico per non aver intuito il dramma dell'amico.[3]

I suoi viaggi sporadici si infittiscono e fra ottobre (in cui il 25 muore il padre) e novembre 1951 visita l'Unione Sovietica, dandone puntuale resoconto nel Taccuino di viaggio in URSS di Italo Calvino, con cui vince il premio Saint Vincent.[3] Scrive il romanzo I giovani del Po e, quasi di getto, Il visconte dimezzato.

Tra il 1953 ed il 1954 tenta un romanzo di ampio respiro La collana della regina, (pubblicato sotto forma di racconto nella raccolta Prima che tu dica «Pronto»), mentre lavora assiduamente ad un progetto nuovo che lo appassiona particolarmente. Si tratta delle Fiabe italiane, rimaneggiamento e raccolta di antiche fiabe popolari, pubblicate nel novembre del 1956.[3]

Dal 1955 al 1958 ebbe una relazione con l'attrice Elsa De Giorgi, moglie di Sandrino Contini Bonacossi. Dei due amanti esiste un carteggio conservato dal 1994 nel Fondo Manoscritti di Pavia, e in parte pubblicato dalla stessa donna che voleva dimostrare quanto quella relazione incise sul percorso intellettuale e artistico dello scrittore. La storia s'intrise di fosche tinte quando il marito della donna scomparve misteriosamente e non diede notizie di sé finché non venne trovato suicida nei pressi di Washington nel 1975. L'epistolario, tenuto segreto per 25 anni, è stato definito dalla studiosa Maria Corti come il «più bello del Novecento italiano».[21]

Sul versante dell'impegno politico, l'idea di società maturata con gli anni non cancella il suo spirito anarchico e libertario, anzi lo arricchisce e lo caratterizza nella forma di precisi interventi critici in occasione del XX Congresso del PCUS del 1956. Calvino esprime il dissenso per certi aspetti che la politica sovietica va prendendo, soprattutto in ragione della libera espressione e circa l'importanza della forma democratica. Ma non risparmia critiche neppure ad una certa chiusura culturale dei dirigenti del PCI, né a talune pratiche interne all'apparato. L'idea di un nuovo PCI riformato e rifondato, che ispira Calvino, è dichiaratamente di matrice giolittiana. La disillusione è però incolmabile solo pochi mesi dopo il Congresso, quando l'armata rossa invade l'Ungheria. Con i fatti di Poznan e Budapest matura in Calvino la decisione di abbandonare il partito.[3]

Il 1º agosto 1957 formalizzerà con una lettera al Comitato Federale di Torino le proprie dimissioni, seguite a quelle di Antonio Giolitti. Spesso interviene su una rivista di intellettuali dissidenti "Città aperta", a conferma che l'amarezza maturata a seguito di certe scelte del partito non degrada in qualunquismo, ma si fa critica puntuale e propositiva.

Tra il 1957 e il 1958 si viene a creare quell'articolato connubio di poesie e musica che fu il Cantacronache, cui Calvino partecipò scrivendo i testi di alcune delle più famose canzoni (Dove vola l'avvoltoio?, Oltre il ponte, Sul verde fiume Po, Canzone triste).

La maturità artistica (1958-1985)[modifica | modifica sorgente]

Continua a scrivere ed a viaggiare e fonda con Vittorini Il Menabò. Tra il '58 ed il '62 pubblica La gallina di reparto, La nuvola di smog e l'antologia I racconti. Nel 1959 pubblica il romanzo Il cavaliere inesistente e parte per un viaggio di sei mesi nelle principali località degli Stati Uniti a novembre (si troverà a New York per quattro mesi) grazie a un finanziamento della Ford Foundation, esperienza che diverrà soggetto del racconto inedito Un ottimista in America. Escono su Il Menabò il saggio La sfida al labirinto ed il racconto La strada di San Giovanni.[3]

Italo Calvino intervistato da Luigi Silori nel 1958

La sua fama è ormai affermata. Spesso è chiamato per conferenze e dibattiti in ogni parte d'Europa. Nell'isola di Maiorca riceve il premio internazionale Formentor. Nel 1962, in occasione di un ciclo di incontri letterari, conosce a Parigi la sua futura moglie, la traduttrice argentina Esther Judith Singer, detta Chichita, lavoratrice in organismi internazionali come l'UNESCO e l'IAEA.[3]

Nasce in quegli anni il gruppo '63, corrente letteraria neoavanguardista, che Calvino segue con interesse pur senza condividerne l'impostazione di fondo. Pubblica i racconti La giornata d'uno scrutatore e La speculazione edilizia, inclusi in un irrealizzato progetto di trilogia sulla crisi dell'intellettuale negli anni cinquanta. A metà marzo 1963 è a Tripoli per una conferenza su Natura e storia nei romanzi di ieri e di oggi all'Istituto italiano di cultura. Nel '64 vanno in stampa le prime cosmicomiche La distanza della Luna, Sul far del giorno, Un segno nello spazio, Tutto in punto. Poco dopo pubblica il dittico La nuvola di smog - La formica argentina.[3]

Nel febbraio 1964 lo scrittore torna all'Avana per sposarsi con Chichita in un ufficio notarile di Calle Obispo e con brindisi finale nel bar della piscina del loro Hotel Avana Libre. In quella occasione egli fu chiamato a fare parte della giuria del Premio Casa Las Americas, e qui conobbe il comandante Ernesto Che Guevara,[3] al quale poi dedicò due pagine dopo la sua morte in Bolivia, le quali furono pubblicate sul numero speciale dedicato al Che della rivista culturale avanera Casa de Las Americas. Quando a fine 1964 Calvino tornò in Italia, a Torino e a Roma, dove si stabilirà con la moglie ed il figlio di lei, Marcello Weil, dove lavorerà presso la casa editrice Einaudi come addetto stampa, si attivò per co-fondare l'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba.

Poi nel 1965 nasce a Roma la figlia Giovanna Calvino (che si laureerà poi a New York, dove andrà a vivere con le royalties paterne).[3]

Il 12 febbraio del 1966 muore l'amico Elio Vittorini, al quale dedica il saggio Vittorini: progettazione e letteratura. Calvino traccia nel saggio il pensiero d'un intellettuale aperto e fiducioso, in dissonanza col pessimismo letterario di quegli anni, della decadenza e della crisi.[3] All'indomani della morte di Vittorini, Calvino inaugura un periodo di meditazione, necessario forse ad elaborare il proprio vissuto, distante dal frastuono delle città e della vita pubblica.

Nell'estate del 1967 si trasferisce a Parigi per lavoro, assieme a tutta la famiglia, in una villetta della Square de Châtillon. Qui Calvino progetta di rimanere 5 anni, collaborando con intellettuali e letterati francesi; vi resterà per 13, fino al 1980, anno in cui egli ritorna a Roma con la famiglia. A Parigi segue il dibattito culturale francese ma conduce una vita pressoché in disparte, pur frequentando alcuni intellettuali parigini come Georges Perec, François Le Lionnais, Jacques Roubaud, Paul Fournel, Raymond Queneau. Di quest'ultimo traduce I fiori blu, da cui la letteratura del maturo Calvino trarrà gli aspetti più umoristici ed i riferimenti cosmologici. Approfondisce la sua passione per le materie scientifiche e per il gioco combinatorio. I frutti di questo nuovo arricchimento già si manifestano nella raccolta di racconti Ti con zero, vincitore del Premio Viareggio 1968. Premio che però Calvino rifiuta, ritenendo ormai tali manifestazioni letterarie semplice espressione retorica, anche se, successivamente, accetterà altri premi letterari. Pubblica la prima edizione dell'antologia scolastica La lettura. Assieme a Guido Neri, Gianni Celati ed altri intellettuali, lavora al progetto per la realizzazione di una rivista sociale e letteraria a larga diffusione, destinata al grande pubblico.[3]

Mentre Calvino era a Parigi il suo amico Che Guevara venne ucciso il 9 ottobre 1967 in Bolivia. Il 15 ottobre 1967 (il giorno del suo 44º compleanno) scrisse un articolo a lui dedicato che fu pubblicato in spagnolo nel gennaio 1968 sulla rivista cubana Casa de las Americas, nel citato numero speciale tutto dedicato al rivoluzionario. Il testo originale integrale italiano fu pubblicato in Italia solamente trent'anni dopo, nel 1998, sul primo numero della rivista Che della Fondazione Italiana Ernesto Che Guevara presieduta dall'editore romano Roberto Massari.[22]

Tra il 1969 e il 1973 lavora ad alcuni progetti letterari e pubblica racconti e saggi su diverse riviste. Pubblica il racconto Il castello dei destini incrociati nel volume Tarocchi - Il mazzo visconteo di Bergamo e New York e i saggi Osservare e descrivere e Problema da risolvere, pubblicati nella nuova edizione del testo scolastico La lettura.

Nel 1971 scrive Gli amori difficili per la collana "Centopagine" della Einaudi. Nel 1972 vince il Premio Feltrinelli conferito dalla Accademia nazionale dei Lincei, pubblica Le città invisibili che sarà finalista al XXIII Premio Pozzale 1974 per la letteratura. In quell'anno inizia anche una collaborazione con il Corriere della Sera che durerà fino al 1979, quando inaugura la serie di racconti del signor Palomar. Pubblica due lavori autobiografici, il primo, Ricordo di una battaglia, rievoca la dura ed umanamente ricca esperienza da partigiano. L'altro, Autobiografia di uno spettatore, particolare sguardo di Calvino sul cinema, diventa prefazione a Quattro film di Federico Fellini.[3] In questi anni fa costruire la sua villa a Roccamare, presso Castiglione della Pescaia (GR), dove trascorrerà tutte le successive estati della sua vita.

Nel 1974 scrive due dialoghi per la serie radiofonica Le interviste impossibili (Montezuma e L'uomo di Neanderthal).[3]

Nel 1975 inizia un altro periodo di intensi viaggi. Nella seconda metà di maggio è in Iran dove, per conto della RAI, cura la preparazione di un programma radiofonico, Le città della Persia. L'anno successivo si reca negli USA, in Messico ed in Giappone, per una serie di incontri e di conferenze. Il signor Palomar in Giappone, racconto che pubblica nelle colonne del Corriere della sera, s'ispira a quei viaggi.[3]

A Vienna, l'8 gennaio 1976, viene insignito d'un importante premio letterario europeo, dal Ministero dell'Istruzione austriaco, lo Staatspreis für Europäische Literatur.[23]

Nel 1979 pubblica Se una notte d'inverno un viaggiatore e inizia la sua collaborazione con il giornale La Repubblica. Chiude quasi completamente i suoi interventi di carattere politico e sociale, con l'amaro articolo L'apologo sull'onestà nel paese dei corrotti, pubblicato l'anno successivo sul quotidiano diretto da Eugenio Scalfari.[3]

Nel 1980 Calvino, ritornato a Roma con la famiglia in una casa con terrazza ad un passo dal Pantheon sita in piazza Campo Marzio, è alla ricerca del punto di confine tra letteratura e scienze, sempre ispirato all'amico francese Queneau. Ne cura l'opera Segni cifre e lettere e ne traduce la Piccola cosmologia portatile, redigendone anche la guida. S'impegna altresì nella stesura di testi teatrali, dove tenta d'inserire l'arte cosmologica e combinatoria.

Nel 1983 esce Palomar pubblicato da Einaudi. Per la casa editrice torinese cura anche l'introduzione ad America di Franz Kafka. A causa della seria crisi in cui versa l'Einaudi, nel 1984 è costretto a pubblicare presso Garzanti Collezione di sabbia e Cosmicomiche vecchie e nuove. Nello stesso anno si reca in Argentina con la moglie, su invito della Feria Internacional del libro di Buenos Aires, incontrandosi anche con Raúl Alfonsín, da alcuni mesi eletto presidente della repubblica. Nel 1985, durante l'estate, Calvino lavora ad una serie di conferenze (Lezioni americane, pubblicate postume) che avrebbe dovuto tenere presso l'Università Harvard.

La morte (1985)[modifica | modifica sorgente]

Dopo una vita piena di soddisfazioni culturali e sociali, il 6 settembre 1985, all'età di quasi 62 anni, Calvino viene colto da un ictus nella sua villa nella pineta toscana di Roccamare, presso Castiglione della Pescaia, dove trascorreva le ultime vacanze prima del citato viaggio americano. Viene ricoverato all'ospedale Santa Maria della Scala, di fronte alla cattedrale di Siena, dove viene operato a lungo al cervello; dopo aver ripreso parzialmente conoscenza per qualche giorno, si aggrava e muore il 19 settembre 1985, a causa di una sopraggiunta emorragia cerebrale.[24] Italo Calvino riposa nel panoramico e grazioso cimitero-giardino di Castiglione della Pescaia, di fronte all'Arcipelago Toscano, in Provincia di Grosseto.

Oltre alle Lezioni americane escono postumi anche i seguenti tre volumi Sotto il sole giaguaro, La strada di San Giovanni, Prima che tu dica pronto, tutti curati dalla vedova e da alcuni collaboratori.[3]

La poetica[modifica | modifica sorgente]

Nella prima fase della sua produzione, collocabile all'interno del movimento neorealista, Calvino scrive il romanzo Il sentiero dei nidi di ragno e numerosi racconti raccolti nel volume Ultimo viene il corvo. Con queste opere Calvino mostra una lucida capacità rappresentativa della realtà che coniuga impegno politico e letteratura in modo spontaneo e leggero.

In questi testi lo scrittore ligure, per raccontare le storie della sua esperienza partigiana, adotta un punto di vista oggettivo, tramite il quale i suoi ricordi diventano la misura della comprensione del mondo.

Ne Il sentiero dei nidi di ragno l'intreccio è narrato dal punto di vista di Pin, un bambino, il protagonista del romanzo. Questa ricerca di oggettività, comunque, non scade mai in pura cronaca: è sempre presente la dimensione mitico-fiabesca che permette a Calvino di far intravedere la realtà sotto le spoglie del sogno.

È proprio con quest'opera che Calvino dà l'avvio all'operazione di sdoppiamento dei piani interpretativi che contraddistingue la sua produzione: da una parte il livello puramente narrativo, semplice e comprensibile da tutti i lettori, dall'altra quello visibile solo dai fruitori più smaliziati.

Questa scelta è compiuta, all'inizio, su precise basi ideologiche, in seguito, con la contaminazione di forme colte e popolari, Calvino mantiene la tecnica dello sdoppiamento dei livelli di lettura.

Il periodo fantastico[modifica | modifica sorgente]

Calvino da sempre era stato attirato dalla letteratura popolare, con particolare attenzione al mondo delle fiabe.

Con Il visconte dimezzato percorre sempre di più la strada dell'invenzione fantastica: l'impianto è ormai totalmente abbandonato al fiabesco e la narrazione procede secondo due livelli di lettura: quello di immediata funzione e quello allegorico-simbolico, in cui sono presenti numerosi spunti di riflessione (contrasto tra realtà e illusione, tra ideologia ed etica, ecc.). In conclusione il romanzo invita i lettori all'equilibrio, in quanto non è possibile possedere una verità assoluta.

Anche le altre due opere della trilogia I nostri antenati mostrano caratteristiche simili. Il protagonista de Il barone rampante è un alter ego di Calvino che ormai ha abbandonato la concezione della letteratura come messaggio politico. Il cavaliere inesistente invece è velato da un cupo pessimismo, dietro al quale la realtà appare irrazionale e minacciosa.

Accanto alla produzione allegorico-simbolica, Calvino continua comunque un tipo di narrazione che descrive la realtà quotidiana. Riprende ad esaminare il ruolo dell'intellettuale nella società, constatando la sua assoluta impotenza di fronte alle cose del mondo.

Sempre a questa fase appartengono i racconti di Marcovaldo, in due serie: più aderente a strutture fiabesche la prima (1958) mentre le seconda (1963) tratta temi urbani con toni che a volte sfiorano l'assurdo.

Nel 1963 esce anche La giornata d'uno scrutatore, in cui Calvino narra le vicende di un militante comunista che, scrutatore all'istituto Cottolengo di Torino, entra in contatto con l'irrazionale ed entra in crisi.

Nella pubblicazione Sfida al labirinto (dell'esistenza) Calvino espone le sue idee riguardo alla funzione degli intellettuali, i quali, secondo lui, devono cercare di comprendere il caos del reale per tentare di dare un senso alla vita.

Si è molto parlato dei rapporti di Calvino con la scrittura fantascientifica in opere come Le cosmicomiche o Ti con zero. Come lui stesso afferma, ha sempre amato leggere “science-fiction”, ma pensa che le sue storie siano costruite in modo diverso: mentre la fantascienza tratta del futuro, egli si rifà ad un passato remoto, una sorta di mito delle origini. Inoltre mentre lo scrittore ligure si serve del dato scientifico per uscire dalle abitudini dell'immaginazione, la fantascienza tende ad avvicinare ciò che è lontano. “Calvino ha voluto metaforicamente esprimere tre diverse esperienze attraverso le quali l'uomo contemporaneo possa recuperare la propria umanità. I tre romanzi descrivono infatti l'uomo moderno diviso e incapace di trovare il giusto equilibrio tra bene e male (“Il visconte dimezzato”), alienato (“Il barone rampante”), e ridotto a pura apparenza (“Il cavaliere inesistente”). “Il cavaliere inesistente” suggerisce una riflessione sulla necessità di essere, di esistere, conquista più importante e che presuppone tutte le altre”.[25]

Il periodo combinatorio[modifica | modifica sorgente]

Intorno agli anni sessanta Calvino aderisce ad un nuovo modo di fare letteratura, intesa ora come artificio e come gioco combinatorio. Per lo scrittore ligure è necessario rendere visibile ai lettori la struttura stessa della narrazione, per accrescere il loro grado di consapevolezza.

In questa nuova fase produttiva Calvino si avvicina ad un tipo di scrittura che potrebbe essere definita combinatoria perché il meccanismo stesso che permette di scrivere assume un ruolo centrale all'interno della produzione; Calvino infatti è convinto che ormai l'universo linguistico abbia soppiantato la realtà e concepisce il romanzo come un meccanismo che gioca artificialmente con le possibili combinazioni delle parole: anche se questo aspetto può essere considerato il più vicino alla Neoavanguardia, egli se ne distanzia per uno stile ed un linguaggio estremamente comprensibili.

Questa nuova concezione di Calvino risente di numerosi influssi: lo strutturalismo e la semiologia, le lezioni parigine di Roland Barthes sull'ars combinatoria e la frequentazione del gruppo di Raymond Queneau (l'OuLiPo), la scrittura labirintica di Jorge Luis Borges nonché la rilettura del Tristram Shandy di Sterne, che definirà come il progenitore di tutti i romanzi d'avanguardia del nostro secolo.

Già nel 1967, nella conferenza intitolata Cibernetica e Fantasmi, Calvino affronta la riflessione su un'idea di letteratura come pura combinazione formale, ma il primo prodotto di questa nuova concezione della letteratura è Il Castello dei destini incrociati (1969), al quale in seguito verrà aggiunto La Taverna dei destini incrociati (1973), in cui il percorso narrativo è affidato alla combinazione delle carte di un mazzo di tarocchi. Un gruppo di viandanti si incontra in un castello: ognuno avrebbe un'avventura da raccontare ma non può perché ha perduto la parola. Per comunicare allora i viandanti usano le carte dei tarocchi, ricostruendo grazie ad esse le proprie vicissitudini. Qui Calvino usa il mazzo dei tarocchi come un sistema di segni, come un vero e proprio linguaggio: ogni figura impressa sulla carta ha un senso polivalente così come lo ha una parola, il cui esatto significato dipende dal contesto in cui viene pronunciata. L'intento di Calvino è proprio di smascherare i meccanismi che stanno alla base di tutte le narrazioni, creando così un romanzo che va oltre se stesso, in quanto riflessione sulla propria natura e configurazione.

Questo gioco combinatorio è centrale anche nel successivo romanzo dello scrittore, Le città invisibili (1972), sorta di riscrittura del Milione di Marco Polo in cui è lo stesso mercante veneziano a descrivere a Kublai Khan le città del suo impero. Queste città però non esistono tranne che nell'immaginazione di Marco Polo, vivono solo all'interno delle sue parole. La narrazione quindi per Calvino può creare dei mondi ma non può distruggere l'inferno dei viventi che sta intorno a noi, per combattere il quale, come suggerito nella conclusione del romanzo, non si può far altro se non valorizzare quello che inferno non è.

Ne Le città invisibili l'esibizione dei meccanismi combinatori del racconto diventa ancora più esplicita che nel Castello dei destini incrociati grazie anche alla struttura stessa del romanzo, segmentata in testi brevi che si susseguono dentro una cornice. Le città invisibili infatti è composto da nove capitoli, ognuno all'interno di una cornice in corsivo nella quale avviene il dialogo tra l'imperatore dei Tartari, Kublai Khan, e Marco Polo. All'interno dei capitoli vengono narrate le descrizioni di cinquantacinque città, secondo nuclei tematici. Questa complessa costruzione architettonica è indubbiamente finalizzata alla riflessione da parte del lettore sulle modalità compositive dell'opera: in questo senso Le città invisibili è un romanzo fortemente metatestuale, poiché induce a produrre riflessioni su sé stesso e sul funzionamento della narrativa in generale. L'opera più metanarrativa di Calvino, però, è sicuramente da considerarsi Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979). In questo romanzo, più che altrove, Calvino mette a nudo i meccanismi della narrazione, avviando una riflessione sulla pratica della scrittura e sui rapporti tra scrittore e lettore.

I dieci inizi di racconti da cui è composto il libro corrispondono ognuno ad un diverso tipo di narrazione. Mediante questo "esercizio di stile" Calvino esemplifica quali sono i modelli e gli stilemi del romanzo moderno (da quello della neoavanguardia a quello neo-realistico, da quello esistenziale a quello fantastico surreale). Alla base del racconto c'è dichiaratamente lo schema a incastro delle Mille e una notte, all'interno del quale Calvino colloca i suggerimenti e le sollecitazioni provenienti dal romanzo contemporaneo.

Tomba di Italo Calvino nel cimitero di Castiglione della Pescaia

Il ricordo[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del 1985, subito dopo la sua scomparsa, per ricordarlo, alcuni suoi amici, tra cui Natalia Ginzburg, Norberto Bobbio, Lalla Romano, Cesare Segre e Massimo Mila, fondarono il Premio Italo Calvino. Dedicato alle opere prime di narrativa, il Premio si è affermato negli anni come il più importante in Italia per autori italiani inediti. Poi, nel 1995, nel decennale della sua morte, la figlia Giovanna Calvino fu contattata dalle autorità cubane al fine di inaugurare, nel 1996, una grande lapide-ricordo nella casa natale di Italo Calvino, nel Giardino Botanico di Santiago de las Vegas, alla periferia dell'Avana. In tale occasione a Cuba sorse il comitato "Pro-Fondazione-Calvino". Tale istituzione nel 1996 dette vita al Premio Letterario Biennale Cubano Italo Calvino, riservato a giovani talenti cubani, per teatro, poesia, narrativa e saggistica.[26] Entrambi i suddetti Premi (in Italia e a Cuba) sono tuttora esistenti. Nel 2000 (ma anche nel 2003, 80º anniversario della sua nascita) nel Castillo del Morro dell'Avana, il governo cubano ha esposto una mostra fotografica bilingue (italo-spagnola) dedicata alla vita di Italo Calvino, e nel 2013 ha dichiarato l'anno 2013 "Anno di Italo Calvino a Cuba", in occasione della sua "Fiesta del 90º compleanno".[27]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Saggi pubblicati in vita[modifica | modifica sorgente]

Edizioni postume[modifica | modifica sorgente]

Opere ne "I Meridiani" Mondadori[modifica | modifica sorgente]

  • Romanzi e racconti, ed. diretta da Claudio Milanini
    • vol. 1: Romanzi e racconti I, a cura di Mario Barenghi e Bruno Falcetto, prefazione di Jean Starobinski, introduzione di Claudio Milanini, cronologia (1991); contiene: Il sentiero dei nidi di ragno; Ultimo viene il corvo; Il visconte dimezzato; La formica argentina; L'entrata in guerra; Il barone rampante; La speculazione edilizia; La nuvola di smog; Il cavaliere inesistente; Marcovaldo ovvero Le stagioni in città; Prefazioni e note d'autore
    • vol. 2: Romanzi e racconti II, a cura di Mario Barenghi e Bruno Falcetto, introduzione di Claudio Milanini (1992); contiene: La giornata d'uno scrutatore; Le Cosmicomiche; Ti con zero; Le città invisibili; Il castello dei destini incrociati; Se una notte d'inverno un viaggiatore; Palomar; da I racconti (sezione Gli idilli difficili); da Gli amori difficili; da La memoria del mondo e altre cosmicomiche; da Cosmicomiche vecchie e nuove; Prefazioni e note d'autore
    • Vol. 3: Racconti sparsi e altri scritti d'invenzione, a cura di Mario Barenghi e Bruno Falcetto, introduzione di Claudio Milanini, bibliografia (1994); contiene: Ricordi-racconti per Passaggi obbligati; Altri ricordi, altre confessioni; Capitoli per Dialoghi storici; Racconti e apologhi sparsi; Poesie e invenzioni oulipiennes; Storie per bambini; Guardando disegni e quadri; Prose di teatro, trattamenti e sceneggiature; Testi per musica; Raccontini giovanili; Racconti esclusi da I racconti; Prove di romanzo; Abbozzi, rifacimenti, traduzioni
  • Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti, prefazione di Mario Lavagetto (1993)
  • Saggi 1945-85, a cura di Mario Barenghi, 2 tomi (1995); contiene: Una pietra sopra; Collezione di sabbia; Lezioni americane; Narratori, poeti, saggisti; Altri discorsi di letteratura e società; Immagini e teorie; Scritti di politica e costume; Descrizioni e reportages; Pagine autobiografiche
  • Lettere 1940-85, a cura di Luca Baranelli, introduzione di Claudio Milanini, cronologia (2000)

Curatele[modifica | modifica sorgente]

Epistolario[modifica | modifica sorgente]

  • Italo Calvino, I libri degli altri, lettere 1947-1981, a cura di Giovanni Tesio; con una nota di Carlo Fruttero, Torino, Einaudi, 1991
  • Italo Calvino, Lettere 1940-1985, a cura di Luca Baranelli, introduzione di Claudio Milanini, Milano, Mondadori, 2000; nuova ed. 2001

Canzoni[modifica | modifica sorgente]

  • Dove vola l'avvoltoio?[28]
  • Il padrone del mondo
  • Oltre il ponte[29]
  • Canzone triste[30]
  • Il sentiero

Tutte le canzoni sono musicate da Sergio Liberovici. Alcune sono state incise in tempi recenti dai Modena City Ramblers e da Grazia Di Michele.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Calvino è stato autore del soggetto o della sceneggiatura di alcune pellicole, mentre altre sono state tratte da sue opere e altre ancora sono dedicate alla sua figura:

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Legion d'Onore
— 1981[32]

Ad Italo Calvino è stato dedicato il pianetino n. 22370 scoperto dall'Osservatorio Bassano Bresciano (22370 Italocalvino) e un cratere di 68 km di diametro sul pianeta Mercurio.[33]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A. Asor Rosa, Storia europea della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2009, p. 685.
  2. ^ Romano Luperini, Pietro Cataldi; Lidia Marchiani; Valentina Tinacci, La scrittura e l'interpretazione, Palermo, Palumbo Editore, 2005, p. 736, ISBN 88-8020-557-9.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w Mario Barenghi e Bruno Falcetto, Cronologia introduttiva a Italo Calvino Il castello dei destini incrociati, Milano, Oscar Mondadori, 1994. ISBN 978-88-04-39027-5.
  4. ^ Anteprima libro di Google Libri, Cronologia di Mario Barenghi e Bruno Falcetto: Italo Calvino, Perché leggere i classici, Edizioni Mondadori, 1995. URL consultato il 28 giugno 2014.
  5. ^ E. Mez, Calvino, Mario, in «Dizionario Biografico degli Italiani».
  6. ^ R. Lobina, Mameli Calvino, Eva, in « Enciclopedia delle donne ».
  7. ^ Elio Filippo Accrocca, Ritratti su misura, edizioni Sodalizio del libro, Venezia, 1960. Biografia riportata in: Italo Calvino, Eremita a Parigi, Edizioni Mondadori, 2010. URL consultato il 28 giugno 2014.
  8. ^ Giulio Ferroni, Italo Calvino in Storia della letteratura italiana. Il Novecento, Einaudi Scuola, 1991, pp. 365-366.
  9. ^ Risposta al questionario di un periodico milanese, «Il paradosso», rivista di cultura giovanile, 23-24 settembre-dicembre 1960, pp. 11-18, in Mario Barenghi e Bruno Falcetto, Cronologia, in Italo Calvino, Romanzi e racconti, volume primo, I meridiani, Arnoldo Mondadori, 2001.
  10. ^ Mario Barenghi e Bruno Falcetto in Cronologia, op. cit. pp. 11-18.
  11. ^ "Il Paradosso", rivista di cultura giovanile, 23-24 settembre-dicembre 1960, pp. 11-18.
  12. ^ Mario Barenghi e Bruno Falcetto in Cronologia, op. cit. pp. 11-18.
  13. ^ L'irresistibile satira di un poeta stralunato, «la Repubblica, 6 marzo 1984».
  14. ^ Autobiografia di uno spettatore, prefazione a Federico Fellini, Quattro film, Einaudi, Torino 1974; poi in La strada di San Giovanni, Mondadori, Milano 1990.
  15. ^ Mario Barenghi e Bruno Falcetto in "Cronologia", op. cit. pp. 11-18.
  16. ^ "Il Paradosso", rivista di cultura giovanile, 23-24, settembre-dicembre 1960. pp. 11-18.
  17. ^ Anteprima libro di Google Libri, Cronologia di Mario Barenghi e Bruno Falcetto: Italo Calvino, Lezioni americane, Edizioni Mondadori, 2012. URL consultato il 28 giugno 2014.
  18. ^ Il Paradosso rivista di cultura giovanile, 23-24 settembre-dicembre 1960, in op. cit. pp. 11-18.
  19. ^ Lettera a Scalfari, 6 luglio 1945: Italo Calvino, Autoritratto di un artista da giovane, la Repubblica - Archivio, 11 marzo 1989. URL consultato il 22 giugno 2014 (archiviato il 22 giugno 2014).
  20. ^ Francesco Biga, Italo Calvino, il partigiano chiamato "Santiago" (PDF) in patria indipendente, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, 29 gennaio 2006. URL consultato il 22 giugno 2014 (archiviato il 22 giugno 2014).
  21. ^ Paolo Di Stefano, Elsa, Italo e il conte scomparso, Corriere della Sera, 4 agosto 2004. URL consultato il 28 giugno 2014 ([9 novembre 2012 http://web.archive.org/web/20121109050914/http://archiviostorico.corriere.it/2004/agosto/04/Elsa_Italo_conte_scomparso_co_9_040804011.shtml archiviato] il 9 novembre 2012).
  22. ^ Qualsiasi cosa cerchi di scrivere, Siporcuba, 15 ottobre 1967. URL consultato il 20 giugno 2014 (archiviato il 5 novembre 2012).
  23. ^ (DE) Literaturpreis Gewinner - Österreichischer Staatspreis für Europäische Literatur, Kühling EDV-Dienstleistungen. URL consultato il 20 giugno 2014 (archiviato l'8 aprile 2014).
  24. ^ Gore Vidal, La morte di Calvino, Sagarana (ripreso da The New York Review Of Books), 21 novembre 1985. URL consultato il 28 giugno 2014 (archiviato il 16 ottobre 2013).
  25. ^ Generi, Autori, Opere, Temi, di Marta Sambugar, Gabriella Salà, Gaot, La Nuova Italia, vol. 3, p. 968.
  26. ^ Il nome del premio è Premio de novela Italo Calvino: (ES) Premio de novela Italo Calvino, escritores.org. URL consultato il 28 giugno 2014 (archiviato il 1º aprile 2014).
  27. ^ Incontro con Italo Calvino. URL consultato l'8 marzo 2014.
  28. ^ Dove vola l'avvoltoio?, ildeposito.org. URL consultato il 29 luglio 2010.
  29. ^ Oltre il ponte, ildeposito.org. URL consultato il 29 luglio 2010.
  30. ^ Canzone triste, ildeposito.org. URL consultato il 29 luglio 2010.
  31. ^ Roberto Albertini, Italo Calvino – Opere, Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Bologna. URL consultato il 28 giugno 2014 (archiviato il 28 giugno 2014).
  32. ^ Dizionario biografico Treccani.
  33. ^ (EN) Calvino – Mercury - Crater, USGS Astrogeology Science Center, 9 luglio 2009. URL consultato il 28 giugno 2014 (archiviato il 28 giugno 2014).
    «Italo Calvino, by Martin McLaughlin; Edinburgh University Press, Edinburgh, 1998».

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Grasso, Fra impegno e geometria. Calvino dal neorealismo al labirinto, in «Scuola e Insegnanti», numero speciale, Dedicato a Italo Calvino, anno XIII, 1/13-2-1986, Editoriale B. M. Italiana.
  • Giorgio Bertone (a cura di), Italo Calvino, la letteratura, la scienza, la città. Atti del Convegno nazionale di studi, Genova, Marietti, 1988.
  • Giorgio Baroni, Italo Calvino. Introduzione e guida allo studio dell'opera calviniana. Storia e antologia della critica, Firenze, Le Monnier, 1988, e successive edizioni: 1990.
  • Cristina Benussi, Introduzione a Calvino, Roma-Bari, Laterza, 1989, e successive edizioni dal 1991 al 2001.
  • Marco Belpoliti, Storie del visibile, lettura di Italo Calvino, Rimini, Luise, 1990.
  • Giorgio Bertone, Italo Calvino, il castello della scrittura, Torino, G. Einaudi, 1994.
  • Italo Calvino, enciclopedia: arte, scienza e letteratura, a cura di Marco Belpoliti, Milano, Marcos y Marcos, 1995 («Riga» n. 9).
  • Silvio Perrella, Calvino, Roma-Bari, Laterza, 1999.
  • Marco Belpoliti, L'occhio di Calvino, Torino, Einaudi, 1996; e n.ed. ampliata, 2006.
  • «Alì Babà». Progetto di una rivista 1968-72, a cura di Mario Barenghi e Marco Belpoliti, Milano, Marcos y Marcos, 1998 («Riga» n. 14).
  • Laura Guglielmi, Dal fondo dell'opaco io scrivo: Calvino da Sanremo a New York, Genova, De Ferrari, 1999. ISBN 88-7172-216-7
  • Alberto Asor Rosa, Stile Calvino, Torino, Einaudi, 2001.
  • Mario Lavagetto, Dovuto a Calvino, Torino, Bollati Boringhieri, 2001.
  • Italo Calvino: Uno scrittore pomeridiano. Intervista sull'arte della narrativa a cura di William Weaver e Damian Pettigrew con un ricordo di Pietro Citati. Roma, Minimum fax, 2003. ISBN 88-87765-86-3
  • Francesca Serra, Calvino, Roma, Salerno, 2006.
  • Nicola Turi, L'identità negata, il secondo Calvino e l'utopia del tempo fermo, Firenze, Societa editrice fiorentina, 2003.
  • Album Calvino, a cura di Luca Baranelli ed Ernesto Ferrero, Milano, Mondadori, 2003.
  • Luca Baranelli, Bibliografia di Italo Calvino, Pisa, Edizioni della Normale, 2007.
  • Mario Barenghi, Italo Calvino, le linee e i margini, Bologna, il Mulino, 2007.
  • Massimo Bucciantini, Italo Calvino e la scienza, gli alfabeti del mondo, Roma, Donzelli, 2007.
  • Sarah Cruso, Guida alla lettura di Italo Calvino, Fiabe italiane, Roma, Carocci, 2007.
  • Mario Barenghi, Calvino. Profili di storia letteraria, Bologna, il Mulino, 2009.
  • Ribatti Domenico (documenti a cura di), Italo Calvino e l'Einaudi, Bari, Stilo Editrice, 2009.
  • Chiara Lacirignola, Italo Calvino e i cavalieri fantastici, Bari, Stilo Editrice, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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