Socialismo

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« Il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro. »
(Pietro Nenni)
Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, considerato uno delle immagini-simbolo del movimento operaio e del socialismo[1]

Il socialismo è un ampio complesso di ideologie, orientamenti politici, movimenti e dottrine che tendono ad una trasformazione della società in direzione dell'uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico, sociale e giuridico. Si può definire come un modello o sistema economico che rispecchia il significato di "sociale", che pensa cioè a tutta la popolazione.

Originariamente tutte le dottrine e movimenti di matrice socialista miravano a realizzare degli obiettivi attraverso il superamento delle classi sociali e la soppressione, totale o parziale, della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio. Fino al 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. In quell'anno, nel Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels, si opera la suddivisione tra "socialismo utopistico" e "socialismo scientifico", che essi chiamano anche "comunismo" per evidenziarne polemicamente le differenze col primo.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Nel pensiero marxista il socialismo e il comunismo divennero due fasi della rivoluzione: la fase socialista prevedeva la proprietà collettiva dei mezzi di produzione (e la dittatura del proletariato) poi la fase comunista prevedeva l'abolizione della società di classe e un nuovo concetto di Stato, diverso da quello borghese (contrariamente all'anarchismo, che fin dall'inizio prevedeva una abolizione di qualsiasi organizzazione statale): sebbene abbandonata quasi subito, originariamente nella fase comunista si prevedeva la dissoluzione dello stato perché considerato a quel punto inutile (i beni e mezzi di produzione erano tornati alla collettività). Oggi, data l'evoluzione dei tempi, le due fasi vanno a coincidere (dunque si può parlare di un sostanziale ritorno dei due termini come sinonimi, usando anche il termine socialismo con un'accezione più ampia).

Contemporaneamente si sviluppava un'altra forma di dottrina di analoga matrice socialista: l'anarchismo, che prende le mosse dal pensiero di Pierre-Joseph Proudhon, fin dagli esordi in polemica con Marx. Lo scontro divampò ulteriormente all'interno dell'Associazione internazionale dei lavoratori (Prima Internazionale), portando tra il 1871 e il 1872 ad una prima scissione. In ogni modo il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo per tutto l'Ottocento: i partiti che prendevano parte alla Seconda internazionale, tutti di ispirazione marxista, venivano denominati socialisti o socialdemocratici.

La definitiva separazione dei due termini avvenne per iniziativa di Lenin: con la rivoluzione bolscevica (1917) e la costituzione della Terza internazionale (1919) l'ala rivoluzionaria del socialismo si distaccò organizzandosi nei partiti comunisti, mentre i partiti socialisti, ormai orientati in senso riformista e inseriti nei sistemi democratico-borghesi dei diversi paesi, per lo più presero gradualmente le distanze dal marxismo, e in ogni caso dal leninismo (anti leninisti) e recuperarono le istanze liberali dell'utopismo socialista pre-marxista, dando vita al socialismo democratico, alla socialdemocrazia e al socialismo liberale. In seguito, entro la fine del XX secolo, anche i più grandi partiti comunisti, spesso altrettanto orientati in senso riformista e altrettanto inseriti nei sistemi democratico-borghesi, in particolare nei paesi europei o comunque occidentali, per lo più presero gradualmente le distanze dal marxismo inteso nell'originale senso rivoluzionario, senza che venissero meno idee come il Socialismo rivoluzionario e il massimalismo.

Il socialismo, nel tempo, si è diviso ed ha fuso il pensiero socialista con altre ideologia politiche, che sono: Socialismo cristiano, Ecosocialismo, Socialismo libertario, Socialismo liberale, Socialismo democratico, Socialismo del XXI secolo.

Sviluppi e ideologie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi storia del socialismo e storia del comunismo.

Il socialismo è una corrente di pensiero legata ai movimenti politici che, a partire dal XIX secolo, lottarono per modificare la vita sociale ed economica delle classi meno abbienti e in particolare del proletariato. Il movimento operaio da cui scaturì il socialismo pose per la prima volta il problema della giustizia sociale. In una prospettiva di analisi teorica storica, quindi, mentre si vede il periodo feudale come caratterizzato dal predominio dell'aristocrazia e del clero, e il periodo post-rivoluzioni francese ed americana come caratterizzato dall'ascesa al potere sociale della borghesia (e quindi del liberalismo e del capitalismo), il socialismo dovrebbe essere lo stadio successivo, caratterizzato dal predominio delle classi popolari che detengono il potere economico e asserviscono, o addirittura annullano, lo Stato.

Henri de Saint-Simon, considerato il fondatore del socialismo francese delle origini, o Sansimonismo. Partecipò alla guerra di indipendenza americana, combattendo agli ordini di La Fayette.

Il socialismo si oppone inizialmente al liberalismo classico, che postula il liberismo in economia, chiedendo invece la nazionalizzazione o la socializzazione di tutte o parte delle attività economiche e dei mezzi di produzione. Il criterio economico socialista di gestione delle risorse e di produzione non è quello del profitto individuale ma quello della ricerca del bene comune collettivo. Il socialismo contesta inoltre l'idea delle neutralità delle istituzioni statali rispetto alla lotta di classe e si batte per un mutamento del ruolo dello Stato o, addirittura, nelle versione avanzata dall'anarchismo, per la sua eliminazione.

Sul piano internazionale il movimento socialista nasce come un movimento favorevole all'autodeterminazione dei popoli, contrapponendosi al nazionalismo e all'imperialismo occidentali. Nell'ala riformista e della socialdemocrazia la linea politica è spesso pacifista, mentre storicamente i socialisti rivoluzionari hanno auspicato una rivoluzione violenta. Nella prassi tuttavia, soprattutto durante il periodo della prima guerra mondiale, molti partiti socialisti o correnti di essi finiscono per abbandonare il pacifismo e l'internazionalismo, appoggiando le imprese belliche dei loro paesi con motivazioni patriottiche. Un esempio è il nazionalismo dell'Unione Sovietica che scaturì dalla politica di Stalin del Socialismo in un solo paese prima e dalla Grande Guerra Patriottica poi (anche se per i più ortodossi ciò che si instaurò nella Russia post-rivoluzionaria non si può definire esattamente "socialismo").

Partiti e movimenti estremamente diversi fra loro si sono definiti socialisti: molti di essi sopravvivono ancora oggi e formano una delle più importanti correnti politiche in Europa, nonché la principale componente della sinistra europea, con la definizione di socialdemocrazia. Il movimento socialista conosce numerosissime scissioni, accuse reciproche di aver tradito gli ideali originari asservendosi allo Stato borghese, ecc. La scissione più importante è probabilmente quella verificatasi all'indomani della Rivoluzione d'Ottobre, che vede una larga fetta della sinistra dei partiti socialisti staccarsi e scegliere la denominazione comunista, già utilizzata in passato da alcuni teorici socialisti come Karl Marx. Per informazioni sul comunismo e su altre particolari correnti del socialismo si rimanda alle pagine relative, così come per l'illustrazione dettagliata delle dottrine dei vari pensatori socialisti.

Le origini: il Socialismo Utopistico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Socialismo utopico.
Louis Auguste Blanqui
Pierre Joseph Proudhon

I movimenti ottocenteschi derivano dalle lotte rivoluzionarie repubblicane, in particolare dall'esperienza della rivoluzione francese con il movimento dei Montagnardi e dei Sanculotti, e dalle rivolte contadine che dal Medioevo si ripetevano ciclicamente contro l'aristocrazia terriera; talvolta queste rivolte assumevano connotati religiosi che sfociavano nell'egualitarismo e nella comunione dei beni di produzione. Nel XIX secolo si ebbe il socialismo di Robert Owen in Inghilterra, mentre in Francia un'influenza sui primi movimenti l'ebbe anche il Sansimonismo, una corrente politico-religiosa che divulgava il pacifismo e la comunione dei beni in una società che avrebbe dato a ogni individuo il ruolo a lui più congeniale. Nello stesso filone "utopico" si inserì Auguste Blanqui, e successivamente Pierre-Joseph Proudhon, il teorico dell'anarchia e del socialismo libertario, che Karl Marx definì socialista conservatore o borghese nel Manifesto del Partito Comunista, e gli altri "socialisti utopici" già citati. Il contrasto Marx-Proudhon porterà al famoso duello di penna che sfocerà negli scritti contrapposti, Filosofia della miseria e Miseria della filosofia.

Non è da trascurare la corrispondenza tra il socialismo originario e la matrice dell'illuminismo, sia in rapporto agli aspetti esteriori che connettono le due dottrine nei tratti unificanti della lotta all'oscurantismo e per l'emancipazione dell'umanità, sia in relazione alle corrispondenze di alcune figure chiave in entrambi i contesti, come Filippo Buonarroti e Adam Weishaupt.

Il termine socialismo utopistico, qui usato, come vedremo verrà introdotto solo in un secondo tempo da Marx per distinguere e contrapporre il suo socialismo scientifico, che pretendeva essere fondato su basi logiche, storiche, sociali ed economiche rigorose, certe e verificate, da quelli precedenti alle sue teorie, e all'epoca a volte in contrasto su diverse questioni, definiti da Marx utopisti in quanto, sempre nella visione marxiana non basati su dati scientifici ma su aspirazioni ideali.

Il socialismo scientifico e le sue derivazioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Socialismo scientifico.

Il termine socialismo scientifico viene coniato da Karl Marx per indicare la sua visione del socialismo, illustrata nelle sue numerose opere sulla società, la storia e l'economia. In opposizione al socialismo utopista Marx riteneva che la prassi del movimento operaio dovesse essere ispirata da una rigorosa analisi.

Karl Marx

A Marx si deve la nozione di lotta di classe, illustrata nel Manifesto del Partito Comunista. Marx si propone nelle sue opere di dimostrare come il capitalismo, gestito dalla borghesia opprimesse il proletariato (lavoratori industriali) nella fase storica in cui scriveva. Nell'opera Das Kapital (Il Capitale), Karl Marx analizza come i capitalisti comprassero forza lavoro dai lavoratori ottenendo il diritto di rivendere il risultato dell'attività produttiva ottenendo così profitto (vedi marxismo per i dettagli); questo, secondo Marx, porta a un'insostenibile distribuzione della ricchezza.

Per Marx era solo questione di tempo: le classi lavoratrici di tutto il mondo, presa coscienza dei loro comuni obiettivi, si sarebbero unite per rovesciare il sistema capitalista che le opprimeva. Lo considerava un risultato possibile di un processo storico in atto.

Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta, dopo un periodo di transizione (dittatura del proletariato) in cui lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione, una società in cui la proprietà sarebbe passata alla società stessa nel suo complesso (lo Stato era destinato a dissolversi). La proprietà privata sarebbe stata limitata agli effetti personali. La conseguenza della proprietà collettiva dei mezzi di produzione sarebbe stata, nell'ottica di Marx, la fine della divisione della società in classi sociali e, di conseguenza, la fine dello sfruttamento e la piena realizzazione dell'individuo. L'ateismo, caratteristica del socialismo marxista, era una conseguenza logica del materialismo dialettico che il marxismo adottava come metodo.

Il socialismo libertario e l'anarchismo[modifica | modifica sorgente]

Le idee di Marx vengono sviluppate in molte direzioni diverse: alcuni pensatori prendono da Marx solo il metodo di analisi della società, mentre il nascente movimento socialista ne abbraccia con entusiasmo la parte rivoluzionaria, mettendo in secondo piano il pensiero dei socialisti non marxisti come l'anarchico Michail Bakunin, che prese l'avvio dal socialista di matrice anarchista Pierre-Joseph Proudhon

Fu nel segno del socialismo ancora unitario che fu creata la Prima Internazionale dei lavoratori (o Associazione internazionale dei lavoratori), l'organizzazione che raggruppava i movimenti socialisti di tutta Europa, vedendo al suo interno tanto la corrente anarchica quanto quella marxista. La differente visione politica delle due correnti sfocerà in una spaccatura in seno all'internazionale, e allo sviluppo di movimenti di matrice anarchica quali ad esempio il socialismo libertario.

Il "Revisionismo"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Revisionismo del marxismo.
Eduard Bernstein

Fu chiamata revisionista la corrente moderata e riformista del marxismo che sorse verso la fine del XIX secolo, originata dall'osservazione che il comportamento dell'economia capitalistica non sembrava corrispondere alle previsioni del marxismo.

Dopo la depressione degli ultimi decenni del XIX secolo infatti, era iniziato un nuovo periodo di prosperità che sembrava riabilitare il libero commercio e la fiducia nel capitalismo e per questo la componente moderata del socialismo (che all'epoca veniva chiamata indifferentemente socialismo democratico o socialdemocrazia) elaborò la "teoria revisionista", che in pratica si prefiggeva di abbandonare il marxismo per giungere alla completa accettazione dell'economia di mercato, magari con qualche "aggiustatina". Da allora coloro che accettarono il revisionismo e proseguirono sulla via del capitalismo per realizzare riforme nell'interesse dei lavoratori furono indifferentemente chiamati "socialisti democratici" o "socialdemocratici" (un'esatta differenza tra i due termini si avrà solo nella seconda metà del Novecento). Coloro che invece avversavano il revisionismo e la via riformista furono i "socialisti marxisti" e i "comunisti o socialrivoluzionari" (insieme chiamati genericamente "massimalisti"). Il maggior esponente del revisionismo fu il tedesco Eduard Bernstein (1850- 1932).

Il Socialismo democratico e la socialdemocrazia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Socialdemocrazia e socialismo democratico.
Bandiera rossa, bandiera socialista

Si definisce socialdemocrazia quell'insieme di movimenti socialisti che accettano il concetto di economia di mercato, di proprietà privata e il muoversi all'interno delle istituzioni liberali.

La socialdemocrazia si pone tra il socialismo marxista e il riformismo borghese. Essa infatti, in un primo tempo, pur ponendosi in prospettiva critica nei confronti del capitalismo, non ritenne ancora tempo per una sua totale abolizione.

Il ruolo che si assicurarono i partiti socialdemocratici nei decenni tra il XIX e XX secolo fu quello di lottare sia contro il riformismo borghese, che avrebbe portato la classe operaia a legarsi troppo al sistema capitalistico, che contro l'avventurismo rivoluzionario marxista, che avrebbe portato a scontrarsi con le strutture ancora solide del sistema. La socialdemocrazia non tende a farsi garante della sopravvivenza del sistema, ma vuole lavorare al suo interno per portare uno spirito di rinnovamento e di trasformazione costante.

Le evoluzioni successive portano la socialdemocrazia a farsi portatrice del compromesso tra il riformismo liberale dei borghesi e i principi più importanti della dottrina socialista riformista: durante gli anni tra i due conflitti mondiali, con la proposizione di due modelli forti come quello sovietico e quello fascista, i socialdemocratici rappresentarono l'alternativa democratica e riformista. Socialdemocrazia e comunismo giunsero spesso allo scontro frontale, in cui i socialdemocratici vennero trattati da "socialtraditori" o "socialfascisti", per ritrovare successivamente un progetto comune contro il regime fascista e nazista.

Nel secondo dopoguerra, la socialdemocrazia riassume in occidente un ruolo importante tra le forze politiche dominanti nonché il naturale approdo per tutti i socialisti riformisti e i democratici progressisti, essa fu inoltre capace di proporre significative trasformazioni, come la nazionalizzazione di alcuni settori produttivi, l'instaurazione di un'economia mista e il raggiungimento di forme di sicurezza sociale per i lavoratori.

Le socialdemocrazie contemporanee sono partiti politici che hanno abbandonato l'idea della divisione della società in classi contrapposte e ogni progetto di stampo ottocentesco; del vecchio modello rimane solo la prospettiva internazionalista che ribadisce il principio di un'azione comune tra tutte le forze socialiste, socialdemocratiche o genericamente riformiste dei singoli Paesi, nel rispetto delle diverse storie nazionali, delle diverse situazioni economiche e della pluralità delle tradizioni culturali e ideologiche. In molti casi inoltre, anche significative componenti del mondo cristiano sociale e riformista hanno trovato nella socialdemocrazia un ottimo approdo.

Il "Socialismo rivoluzionario"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi comunismo e socialismo rivoluzionario.

I socialisti riformisti pensavano che il socialismo fosse la naturale evoluzione della società occidentale, che sarebbe dovuta evolvere naturalmente da capitalista in comunista per via delle contraddizioni interne del capitalismo, tramite una sequenza di riforme.

Pur concordando su tale evoluzione, i socialisti rivoluzionari come Rosa Luxemburg in Germania o Giacinto Menotti Serrati in Italia pensavano invece che questo cambiamento non sarebbe mai avvenuto spontaneamente, ma avrebbe richiesto una rivoluzione. I sindacalisti rivoluzionari, affini a questo movimento ma ispirati da Georges Sorel, finirono invece spesso, ad esempio in Italia, per confluire in movimenti di vario tipo, come il fascismo, movimento nazionalista di impianto sociale, fondato e guidato dall'ex socialista rivoluzionario Benito Mussolini.

Dopo la Rivoluzione russa del 1917 e la terza internazionale del 1919 il socialismo rivoluzionario propriamente detto, di radice marxista, coincise sostanzialmente con il comunismo.

Il cosiddetto "socialismo di Stato"[modifica | modifica sorgente]

In senso generale con socialismo di stato si intende qualsiasi varietà di socialismo che si basa sulla proprietà dei mezzi di produzione da parte dello stato. Il socialismo di stato viene spesso indicato semplicemente come "socialismo"; il termine "di stato" viene solitamente aggiunto solo dai socialisti con una visione differente, desiderosa di criticare il socialismo di stato; ad esempio, gli anarchici.

Oggi, molti partiti politici europei della sinistra, sono sostenitori di varie forme di proprietà statale in forma di socialismo democratico. Questi socialisti moderati non sostengono il rovesciamento dello Stato capitalista in una rivoluzione socialista, quindi accettano anche la continuazione dell'esistenza dello Stato capitalista e del sistema economico capitalista, ma rivolto verso fini più sociali.

Dei socialisti democratici di oggi, soltanto un'esigua parte spera ancora su una graduale e pacifica transizione dal capitalismo al (pieno) socialismo, attraverso l'evoluzione piuttosto che la rivoluzione. La maggior parte dei socialisti democratici però ha acquisito integralmente la visione propria della socialdemocrazia: cioè rifiutano in tronco qualsiasi riferimento di tipo marxista e accettano il capitalismo, non si propongono di superarlo, ma di perfezionarlo raggiungendo l'"economia sociale di mercato". Essendo falliti il socialismo utopistico, il socialismo rivoluzionario e il socialcomunismo, tutte le organizzazioni "socialiste" moderne dichiarano di ispirarsi al socialismo democratico e al giorno d'oggi i socialisti democratici sono quelli che chiamiamo a volte "socialdemocratici" e a volte "socialisti": ciò è dovuto al fatto che tutti i socialisti sono approdati al "socialismo democratico" divenendo "riformisti democratici". Per contro, il Marxismo sostiene che una rivoluzione socialista è l'unico modo pratico per implementare cambi radicali nel sistema capitalistico. Inoltre, sostiene che dopo un certo periodo di tempo sotto il socialismo, lo Stato deve "estinguersi", producendo una società comunista.

Leon Trotsky

Naturalmente, lo stato non è svanito negli stati comunisti del XX secolo. Alcuni Marxisti difendono ciò sostenendo che semplicemente, il periodo di transizione non si era concluso. Altri Marxisti denunciano quegli stati "comunisti" come Stalinisti, sostenendo che la loro leadership era corrotta e aveva abbandonato il Marxismo conservandone solo il nome. In particolare, alcune scuole Trotzkiste del Marxismo definiscono questi stati col termine socialismo di stato per contrapporli al vero socialismo; altre correnti Trotzkiste usano il termine capitalismo di stato, per enfatizzare l'assenza del vero socialismo.

I socialisti libertari si spingono oltre, deridendo anche il Marxismo come socialismo di stato. Essi usano il termine principalmente come contrasto con la loro forma di socialismo, che prevede la proprietà collettiva dei mezzi di produzione senza intervento dello Stato.

Il Socialismo italiano[modifica | modifica sorgente]

Filippo Turati, uno dei fondatori del Partito Socialista Italiano

In Italia, il socialismo si sviluppa e diffonde con il Partito Operaio Italiano, fondato a Milano nel 1882 e la Lega Socialista Milanese, nonché per mezzo di movimenti e leghe di derivazioni marxiste minori. Nel 1892, nasce a Genova il Partito Socialista Italiano (nato come Partito dei Lavoratori Italiani), sciolto due anni dopo dal primo governo Crispi. Il socialismo ritroverà costituzione nei governi successivi e raccoglierà nel PSI le frange riformiste e rivoluzionarie. Il partito non riesce tuttavia a far fronte alle divisioni interne e si scindono sia le correnti riformiste (la prima delle quali, espulsa nel 1912, fonda il Partito Socialista Riformista Italiano sotto la guida di Leonida Bissolati, mentre la seconda, espulsa nel 1922 diede vita al Partito Socialista Unitario avente come leaders Giacomo Matteotti e Filippo Turati), che quella rivoluzionaria del 1921 (che fonderà col congresso di Livorno il Partito Comunista d'Italia, guidato da Amadeo Bordiga, Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti ed era affiliato alla Terza Internazionale, nata nel 1919 a Mosca).

Sotto l'Italia fascista, i partiti più rappresentativi del socialismo sono sciolti ma persistono nella clandestinità. Solo con la Resistenza (e quindi a partire dal 1943) l'ideologia socialista ritrova nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria: un movimento che, nel 1947, riprenderà il nome di Partito Socialista Italiano. Dopo la costituzione della Repubblica, il PSI subisce numerose scissioni, prima con la fondazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (che in seguito ingloberà la corrente di destra del PSI, guidata da Ivan Matteo Lombardo, assumendo nel 1952 la denominazione di Partito Socialista Democratico Italiano). Ciò nonostante nel 1966, i due partiti, in vista delle elezioni politiche italiane del 1968, si riuniscono sotto il cartello elettorale PSI-PSDI Unificati, salvo ridividersi nuovamente nel 1969 con il distacco dei socialisti democratici, che si riuniscono nel Partito Socialista Unitario, il quale a sua volta tornerà a chiamarsi Partito Socialista Democratico Italiano nel 1971. Nel 1964 si era avuta anche la scissione della sinistra del partito (capeggiata da Tullio Vecchietti) che formò il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, contrario ad appoggiare il primo governo di centro-sinistra organico, che si scioglierà nel 1972, confluendo in larga parte nel Partito Comunista Italiano.

Nel 1976 si ebbe la cosiddetta Svolta del Midas, che elesse alla Segreteria un rampante Bettino Craxi, leader della corrente di destra del partito, ma che fece confluire molti esponenti e movimenti della Sinistra extraparlamentare, e che quindi criticavano il PCI da sinistra: per tutti i sedici anni che lo videro alla segreteria, infatti, lui si pose non solo come ago della bilancia dopo l'esperienza del Compromesso storico, ma come punto di riferimento per le opposizioni nei regimi Comunisti; mentre in politica interna il Craxismo, come venne chiamato allora, consistette nell'aumento del debito pubblico e della corruzione e nella riduzione del PIL dell'Italia.

Dopo lo scandalo di Tangentopoli e la successiva inchiesta di "Mani Pulite", nel 1992, il partito socialista perde consenso e si sfalda nel giro di pochi anni (subisce persino una scissione: Rinascita Socialista), fino al congresso della Fiera di Roma del 1994 che ne decretò lo scioglimento. La diaspora socialista porta esponenti del socialismo nella maggior parte delle attuali forze politiche, a partire dai Socialisti Italiani, la Federazione Laburista, il Partito Socialista Riformista, il Partito Socialista, i Socialisti Democratici Italiani e il Nuovo Partito Socialista Italiano (che subirà nel 2005 una scissione, con a capo Bobo Craxi, il figlio dello storico leader, favorevole al ricongiungimento a sinistra: Socialisti Uniti), fino ai Democratici di Sinistra e persino in Forza Italia.

Nell'aprile del 2007 durante il congresso dello SDI il partito rifiuta l'ipotesi di adesione al Partito Democratico per dare vita a una costituente socialista con l'intento di riunificare tutti i partiti di ispirazione socialista che si erano smembrati dopo il 1994 per riunirsi in un unico soggetto politico. Il nuovo partito assunse il nome di Partito Socialista, per poi prendere nel 2009 il nome di PSI, come quello del partito storico.

Sempre nel 2007 non tutti i DS vogliono sciogliersi nel PD: per questo dalla corrente di sinistra del partito si scinde Sinistra Democratica che nel 2009 aderirà al progetto Sinistra e Libertà, come anche il PSI, il quale terrà un congresso l'anno successivo in cui cofluiranno movimenti della sinistra radicale scissisi da Rifondazione Comunista, dai Comunisti italiani e dai Verdi per costituire il partito Sinistra Ecologia Libertà, che si pone alla sinistra del PD.

Alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 il Partito Socialista, guidato da Enrico Boselli candidato premier, non supera lo sbarramento del 4%, ottenendo solo l'1% circa. Così per la prima volta nella storia della Repubblica i socialisti non entrano in parlamento. Il 4-5-6-7 luglio si tiene il congresso nazionale del Partito Socialista e viene eletto Segretario Riccardo Nencini. Il suo documento, votato all'unanimità, manifesta la volontà di avvicinarsi all'area democratica (PD), sostituendosi nell'alleanza all'Italia dei Valori.

Nel 2011 Stefania Craxi, l'altra figlia dello storico leader socialista, fonda il movimento Riformisti Italiani, in cui confluiscono anche i Socialisti Uniti, creati per sostenere lo schieramento del leader della coalizione di centro-destra Silvio Berlusconi, il quale lo stesso anno si dimette e sostiene col suo Popolo della Libertà (in cui vi era confluito il Nuovo Partito Socialista Italiano nel 2009) la maggioranza di Mario Monti, presidente del consiglio di un governo tecnocratico.

Principali movimenti socialisti nell'Italia attuale[modifica | modifica sorgente]

Storico simbolo del Partito socialista italiano rappresentante la falce (i lavoratori dell'agricoltura), il martello (gli operai), il libro aperto (i lavoratori intellettuali) e il Sole Nascente o Sol dell'Avvenire (cioè la speranza nel socialismo futuro)

I principali partiti italiani che si richiamano in vari modi al socialismo, dalla sinistra moderata a quella radicale, oggi sono: Nuovo Partito Socialista Italiano, Partito Democratico, Partito Socialista Italiano, Sinistra Ecologia Libertà.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pellizza da Volpedo: studi critici "Il quarto stato"

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