Luigi Malerba

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Luigi Malerba, pseudonimo di Luigi Bonardi (Pietramogolana, 11 novembre 1927Roma, 8 maggio 2008), è stato uno scrittore e sceneggiatore italiano.

Ha fatto parte della neoavanguardia sperimentalista del Gruppo 63. Tra i suoi romanzi più noti si ricordano: La scoperta dell'alfabeto, Il serpente, Salto mortale, Dopo il pescecane, Testa d'argento, Il fuoco greco, Le pietre volanti e Itaca per sempre. Ha inoltre scritto con Tonino Guerra storielle per ragazzi e bambini.

"Scrittore divertente e divertito, Malerba è un curioso: curioso del linguaggio, della storia, del costume, degli intrecci e delle coincidenze della vita. Non a caso passa dal romanzo al saggio linguistico, alle sceneggiature per cinema e televisione, ai racconti per ragazzi"[1]. Umberto Eco, nel ricordarlo ha detto: "Molti lo hanno accostato agli scrittori postmoderni. Ma la definizione funziona fino a un certo punto. L'autore di Salto mortale si comporta sempre in modo maliziosamente ironico, con svelamenti e ambiguità"[2]. Ha scritto invece Walter Pedullà: "Malerba corteggia il linguaggio che sia fattore di squilibrio. E questo sembra l'unica realtà possibile. [...] Il gesto più congeniale a Malerba è lo svuotamento. E di questo "fa il pieno": cioè il suo linguaggio è dappertutto linguaggio che scava"[3]. E Paolo Mauri: "Malerba si muoveva nell'ambito della neoavanguardia: gli piaceva l'idea che qualcuno rovesciasse i tavoli delle vecchie discussioni e azzardasse prove nuove, sperimentali. Così con i romanzi Il serpente e Salto mortale cominciò a giocare sul filo del paradosso, con indagini che non portano a nulla, eroi partoriti dalla mente dello scrittore e fatti vivere sulla pagina salvo poi svelare il trucco e un linguaggio nuovo, assolutamente originale. Avrebbe poi continuato, di romanzo in romanzo, rinnovandosi continuamente nei temi e nei modi"[4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Berceto, in provincia di Parma, l'11 novembre del 1927. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza a Roma, lavora come giornalista, scrivendo opere di narrativa, perlopiù racconti, e allo stesso tempo collaborando alla scrittura di alcune sceneggiature cinematografiche e televisive. A Parma, negli anni cinquanta, dirige la rivista cinematografica "Sequenze". Partecipa al Gruppo 63 ed è presidente della Cooperativa scrittori (con Alberto Arbasino, Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli, Angelo Guglielmi, Nanni Balestrini, Walter Pedullà e Elio Pagliarani).

Nel 1963 Bompiani pubblica il suo primo romanzo, La scoperta dell'alfabeto, cui segue Il serpente nel 1966. Scrive poi Salto mortale (tradotto in francese come Saut de la mort), per il quale nel 1970 a Parigi gli è conferito il Prix Médicis per il miglior autore straniero, assegnato quell'anno per la prima volta, e Dopo il pescecane, per il quale vince il Premio Brancati nel 1979. Per Testa d'argento, poi, gli viene conferito il Premio Grinzane Cavour nel 1989 assieme a Stefano Jacomuzzi e Raffaele La Capria.

Scrive quindi Le pietre volanti, uno dei suoi romanzi di maggior successo, per il quale vince il Premio Viareggio e il Premio Feronia nel 1992.

Nel 1997, Arnoldo Mondadori Editore pubblica quello che è forse il suo romanzo più noto, Itaca per sempre, nel quale racconta, riprendendo inizialmente la Odissea, il ritorno di Ulisse ad Itaca e, in particolare, il risentimento di Penelope, "che in Omero è appena abbozzato"[5] [...] si viene così innescando un dramma intimo che attira nel suo vertice anche Ulisse, il quale giungerà a dubitare, non tanto della fedeltà della donna, ma di sé".

Per la televisione si occupa con Biagio Proietti, Daniele D'Anza e Fabio Carpi della sceneggiatura di Madame Bovary, sceneggiato RAI del 1978, tratto dal romanzo omonimo di Gustave Flaubert. Produce inoltre Caroselli e spot pubblicitari, dalla Pasticca del re Sole alla Birra Becks, alla Caramella Dufour[6].

Morto a 81 anni a Roma nel 2008, dal 2010 si è cominciato il Premio Luigi Malerba di narrativa e cinema, a sua memoria, dedicato a opere inedite e sceneggiature di giovani con meno di 28 anni.

In occasione di un omaggio-mostra a Roma nel giugno 2009, è stato annunciato un volume in preparazione delle sue opere nella collana "I Meridiani" di Mondadori.

Opera[modifica | modifica wikitesto]

Malerba, attraverso quarant'anni di attività, ha dimostrato una vasta gamma di interessi:

  • la passione per la storia. Attraverso un'attenta documentazione storica Malerba, attratto dal mondo classico e dalla civiltà cinese, li ricreò nei suoi romanzi; Le Rose Imperiali (1974), Fuoco Greco (1990) o Itaca Per Sempre (1997) ne sono una testimonianza. Questa sua passione lo spinse infatti a viaggiare molto soprattutto in Oriente: Cina, Giappone, Thailandia, Hong Kong e Macao sono alcuni dei luoghi in cui si recò personalmente.
  • i dialetti e le lingue dimenticate. Egli li affrontò nell'opera Le parole abbandonate (1977) in cui viene rappresentato il mondo contadino con il disagio di assistere alla dispersione di un prezioso patrimonio culturale, soprattutto linguistico (come si sta verificando attraverso la scomparsa dei dialetti). Conoscere un dialetto per l'autore significa avere radici più profonde nella tradizione culturale dalla quale si proviene.
  • il cinema e la pubblicità. La sua attività di sceneggiatore e soggettista cinematografico e televisivo è infatti piuttosto ricca. Cominciò negli anni cinquanta dando vita a "Sequenze", una rivista di cinema nella sua città; poi collaborò con il regista Alberto Lattuada alla scrittura della sceneggiatura di film quali Il cappotto, e La lupa. Per la televisione scrisse altre cose, dalla mini serie Madame Bovary, alla saga eroicomica di ambientazione medioevale dal titolo Tre nel mille. Malerba non smise mai di essere creativo e diresse, negli anni sessanta, una società pubblicitaria. La pubblicità fu un suo grande interesse e arrivò ad inserire pagine pubblicitarie in Città e dintorni (2001), al fine di abbassarne il prezzo di vendita.

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

Il suo primo romanzo fu Il serpente (1965), una sorta di romanzo giallo raccontato in prima persona da un uomo che nel corso della narrazione scopriamo sposato e adultero. Il protagonista, un commerciante di francobolli, incontra una ragazza, Miriam che diviene la sua amante. Ma i suoi atteggiamenti inducono il filatelico alla gelosia, sempre più caparbia e insensata; infine egli la uccide. Non ci sono enigmi da risolvere, ma è proprio con l'autodenuncia del reato che cominciano i dubbi. Questi dubbi non riguardano certo l'identità del colpevole, ma la sussistenza del crimine, ovvero l'esistenza fisica del cadavere. Tutta la storia infatti non sarebbe altro che l'invenzione di un mitomane. Procedendo con la lettura infatti emerge l'inganno: l'uomo non è sposato e l'amante non esiste. L'opera è in realtà un resoconto che il personaggio stesso sta scrivendo per un commissario di polizia, nel tentativo di farsi incriminare per l'omicidio mai avvenuto dell'amante mai esistita. In questo romanzo Malerba fa uso della menzogna, ma in modo nuovo: il personaggio principale mente per dare senso all'insensatezza della vita.

È un elemento d'unificazione che si ripeterà nei suoi libri: l'importanza paradossale delle contraddizioni, attraverso le quali si giunge a dare senso alla realtà. In questo romanzo, raccontato in prima persona, il protagonista cerca di uscire dalla solitudine per farsi accettare nella realtà. La sua voce vuole far capire qualcosa, comunica il disagio di una persona nella sociètà e soprattutto l'incapacità di comunicare.

Un filo comune che lega tra loro le opere di Malerba è quello di imporre al lettore un controllo sempre vigile e critico di una lettura che deve avere qualcosa dell'indagine e dell'analisi. Il lettore, seguendo la narrazione, si costruisce una propria opinione degli eventi, come se dovesse cercare degli indizi che sono sempre messi in forse dalle smentite poi fatte dal personaggio (che Malerba usa per cercare di distruggere il racconto stesso che sta raccontando). Alcune opere di Malerba come Il serpente o Salto mortale (1968) hanno una struttura narrativa che dà molta importanza alla casualità e soprattutto alla contraddizione.

Il suo modo di scrivere prende spunto dallo sperimentalismo degli anni sessanta a cui egli aderisce, cercando di attirare l'attenzione del lettore sulla confusione del mondo, sulla sua incomprensibilità, sul gioco infinito delle coincidenze della vita quotidiana. Malerba mostra infatti sempre un atteggiamento aperto, un interesse verso la sperimentazione continua, tutto ciò spiegato – almeno all'inizio, secondo la proposta del Gruppo 63, a cui aveva aderito – attraverso uno stile molto vicino al parlato, semplice all'apparenza e molto schietto.

Malerba bilancia fatti immaginari con situazioni reali. Crea personaggi i cui comportamenti sono dettati solo dalle loro motivazioni materiali; all'interno d'una visione conflittuale dei loro rapporti affettivi essi credono di essere quello che non sono, inseriti in una struttura narrativa attraverso l'uso della menzogna.

I romanzi Salto mortale (1968) e Il protagonista (1973) costituiscono, assieme a Il serpente, la parte più importante dell'opera di Malerba. L'inchiesta, che è il motivo predominante nella logica del romanzo poliziesco, dirige praticamente tutti e tre i romanzi, ma gli ingranaggi narrativi del genere vengono dall'autore completamente smontati.

Salto mortale si presenta in forma di interrogatorio con il fine di scoprire l'autore di un delitto. L'opera è ambientata vicino a Roma. Camminando in un prato il protagonista, Giuseppe, un venditore di metalli, si imbatte nel cadavere di un uomo (anche qui viene ripreso l'elemento casualità) e decide di condurre un'indagine parallela a quella della polizia. Potrebbe essere l'avvio del più classico libro giallo, la cui logica, fatta di indizi sempre più stringenti, sembra caratterizzare la trama. Ma a poco a poco il lettore si rende conto che ogni dato apparentemente acquisito viene smentito, ogni scoperta si rivela fallace, ogni supposizione contraddetta. La novità dell'impianto narrativo sta, per così dire, nella costruzione di un giallo sul giallo[7], caratteristica che unisce tutti e tre i romanzi sopracitati. Il giallo si compie dentro la storia narrata, nell'ossessiva ricerca del protagonista di cogliere i risvolti reali o irreali dei fatti e del lettore di sviluppare una propria inchiesta personale.

Se ne Il serpente le azioni del protagonista sono condotte con l'intenzione di scoprire l'esattezza delle sue congetture e le menzogne del narratore cancellano dalla storia tutti quegli elementi che erano stati ormai accettati dal lettore come costitutivi del mondo possibile proposto dal racconto, in Il protagonista invece c'è il cadavere di una donna, Elisabella, e l'avvio di un'indagine (elementi tipici da storia poliziesca), ma poi lo scrittore cerca di non dare precisi punti di riferimento sui personaggi, e insinua nella mente del lettore un possibile dubbio sull'identità della protagonista per stimolarlo a cercare di capire se i personaggi mentono oppure dicono la verità. Anche qui, dunque, l'ingranaggio narrativo del giallo viene smontato e riutilizzato.

Malerba inoltre in questi tre romanzi riadopera il dramma amoroso. In Il serpente c'è la storia di una passione, quella del protagonista per Miriam, con l'esito drammatico della morte di lei ad opera del protagonista stesso. Il richiamo alla struttura tradizionale del dramma amoroso è evidente, ma molto chiaro risulta il ribaltamento immediato di tale struttura perché Miriam non esiste, è il frutto dell'immaginazione del protagonista.

Diversi invece sono gli elementi derivanti dal dramma amoroso in Salto mortale, in cui vari episodi di intimità sono descritti sul piano della fredda constatazione e con ironico distacco. La realtà si sfalda, la donna con cui il protagonista intrattiene una relazione ha un nome incerto, Rosa, Rosina, Rosella, Rosalba, Rossella, come se lui non riuscisse ad afferrarla, a fissarne l'identità e il lettore non riesce a capire il rapporto che li lega.

In Il protagonista la componente amorosa è invece più accentuata: vi è l'intento di distruggere i miti e di rimuovere i tabù generati da secoli di maleducazione sessuale. Il protagonista del titolo è il fallo del personaggio principale che racconta la storia. L'inizio del romanzo è tutto giocato sull'incontro, sia pure "via etere" del protagonista, il Capoccia (che per hobby fa il radioamatore), con una radio-amatrice di nome Elisabella. I due hanno una relazione e lei che abita in una casa nelle campagne di Orvieto, studentessa universitaria, prende il treno e arriva a Roma per vedere e frequentare lui. Anche qui l'epilogo è tragico, segnato dal suicidio di Elisabella. L'inchiesta sulla morte di lei viene portata avanti dal Membro (il fallo del personaggio principale), che non accetta la logica dei sentimenti, cioè non pensa che la donna si sia suicidata bevendo del veleno solo per gelosia nei suoi confronti. Qui viene completamente ribaltata la normale struttura del dramma amoroso: in realtà Elisabella si è tolta la vita perché gelosa, non di un'altra donna, ma di una balena norvegese imbalsamata di nome Goliath in esposizione a Piazza del Popolo a Roma che il Capoccia di notte andava a vedere lasciando Elisabella da sola in casa.

Tutto questo però non cambia il fatto che Malerba non vuole semplicemente giocare con i lettori, non si tratta di intrattenerli, distrarli o aiutarli a dimenticare. Ha, al contrario, voglia di sollevare problemi alla loro coscienza. Lo dimostra il suo impegno nei romanzi successivi quali Pianeta azzurro (1986) e Le pietre volanti (1992) rivolti al problema della natura e dei beni culturali da preservare.

In questi libri l'autore auspica la necessità di difendere il nostro pianeta dalle aggressioni dell'uomo. Egli sembra quasi affermare l'idea che, i destini di tutti, sono quasi sempre nelle mani di uomini sprovvisti di quelle vigili prospettive che soltanto la cultura umanista può dare, per far fronte a quelle decisioni avventate, basate sulla volgarità e sull'arroganza. Sono nella maggior parte dei casi decisioni sostenute solo da motivi economici che potrebbero, nel corso del tempo, mettere in pericolo la sopravvivenza del pianeta. In questi libri Malerba fa intendere chiaramente che il futuro non sarà soltanto il mondo della scienza, ma, ciò di cui abbiamo bisogno urgentemente, è un tipo di cultura e di educazione che ci permetta di usare saggiamente le tecniche di cui già disponiamo.

Un altro tema utilizzato nelle sue opere è quello della follia e della violenza come strumento di comprensione del mondo. Un interessante romanzo in questo senso, utile per capire meglio la sua ideologia, è senz'altro Le rose imperiali (1974), ambientato nella Cina del IV secolo. Esso narra la storia dell'imperatore cinese Che Huang-ti che mozzò il capo ad innumerevoli sudditi (rei delle più futili mancanze) e con il loro sangue concimò le rose rosse dei suoi giardini. Si tratta di una metafora sul senso assurdo e tragico del potere, una denuncia contro ogni forma di dispotismo[8]. In questo romanzo ciò che colpisce e sorprende il lettore è soprattutto la decapitazione dei sudditi, un gesto che però risulta tragicomico perché le esecuzioni vengono descritte dall'autore con uno stile semplice, un linguaggio basso, un tono schietto e discorsivo, fino a fare una sorta di parodia delle violenze e arroganze del nostro tempo.

Quel che emerge dall'opera come si è detto è la follia. Essa è composta da una raccolta di storie e in ognuna di esse la follia diviene il prezzo di un gesto liberatorio da parte del protagonista di turno nei confronti del potere. Ognuno di questi racconti nasce dall'inquietudine e dall'incertezza che ogni protagonista avverte in una società dominata dal potere e dai suoi rituali. Il rapporto dell'uomo con il mondo è ridotto a puro cerimoniale: nelle cronache che compongono il romanzo tutte le azioni si svolgono sempre rispettando il cerimoniale imperiale, ma attraverso questi riti si nascondono e si istituzionalizzano atti crudeli e violenti come le decapitazioni.

Malerba, come si è detto, aveva una grande passione per la storia, per la quale sono nate opere quali Storie dell'anno mille (1977), Il pataffio (1978), Il fuoco greco (1990) e Cina Cina (1995). Quest'ultimo è la continuazione di Le rose imperiali e raccoglie i reportage giornalistici, scritti dall'autore durante un viaggio in Cina fatto insieme ad altri importanti scrittori italiani (Vittorio Sereni e Alberto Arbasino). Il libro è ricco di osservazioni e commenti su abitudini, usi e costumi.

L'opera è intesa anche come il rovescio del precedente romanzo: questa volta in Cina Malerba ci è stato di persona e può quindi criticare la rivoluzione culturale, simbolo della continuità di certe categorie politiche e di certi personaggi. Se il capostipite imperiale Che Huang-Ti fece distruggere i libri e decapitare gli intellettuali, Mao Tse-Tung ridusse la letteratura al solo Libretto rosso, facendo rinchiudere molti intellettuali nelle prigioni.

In conclusione al centro della ricerca di Luigi Malerba sono la scrittura e la confusione del mondo, la sua incomprensibilità, il gioco infinito di coincidenze della vita quotidiana, cui si tenta inutilmente di dare comunque una spiegazione. Malerba gioca sul filo del paradosso, insegue storie che non portano a nulla, personaggi fatti vivere sulla pagina come se fossero realmente esistiti sino a svelarne la natura fantasiosa. Egli ci presenta menzogne narrative con tale naturalezza da farle apparire come parte della realtà che ci circonda, il tutto espresso comunque con ironia pungente e amore del paradosso[9].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa e saggi[modifica | modifica wikitesto]

  • La scoperta dell'alfabeto (Bompiani, 1963), racconti
  • Il serpente (Bompiani, 1966), romanzo
  • Salto mortale (Bompiani, 1968), romanzo (vincitore Prix Médicis)
  • Il protagonista (Bompiani, 1973), romanzo
  • Le rose imperiali (Bompiani, 1974), racconti
  • Le parole abbandonate (Bompiani, 1977), repertorio dialettale emiliano
  • Il pataffio (Bompiani, 1978), romanzo storico medioevale
  • Dopo il pescecane (Bompiani, 1979), racconti
  • Diario di un sognatore (Einaudi, 1981), romanzo
  • Cina Cina (Piero Manni, 1985), libro di viaggi
  • Il pianeta azzurro (Garzanti, 1986), romanzo
  • Testa d'argento (Mondadori, 1988), racconti
  • Il fuoco greco (Mondadori, 1990), romanzo storico bizantino
  • Le pietre volanti (Rizzoli, 1992), romanzo
  • Il viaggiatore sedentario (Rizzoli, 1993), libro di viaggi
  • Le maschere (Mondadori, 1994), romanzo storico rinascimentale
  • Che vergogna scrivere (1996)
  • Avventure (Il Mulino, 1997)
  • Interviste impossibili (Piero Manni, 1997)
  • Itaca per sempre (Mondadori, 1997), romanzo
  • La superficie di Eliane (Mondadori, 1999)
  • Proverbi italiani (Istituto poligrafico dello Stato, 1999), raccolta
  • Città e dintorni (Mondadori, 2001)
  • La composizione del sogno (Einaudi, 2002), saggio
  • Il circolo di Granada (Mondadori, 2002)
  • Le lettere di Ottavia (Archinto, 2004)
  • Ti saluto filosofia (Mondadori, 2004)
  • Fantasmi romani (Mondadori, 2006)
  • Il sogno di Epicuro (Manni, 2008)
  • Parole al vento (Manni, 2008), raccolta di interviste a cura della figlia Giovanna Bonardi
  • Diario delle delusioni (Mondadori, 2009), raccolta postuma di saggi
  • Raccomandata Espresso (Edizioni dell'Elefante, 2009), racconto in forma di "plaquette" fuori commercio

Libri per l'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

  • Millemosche mercenario (Bompiani, 1969), scritto con Tonino Guerra
  • Millemosche senza cavallo (Bompiani, 1969), scritto con Tonino Guerra
  • Storie dell'anno Mille (Bompiani, 1970), scritto con Tonino Guerra
  • Millemosche fuco e fiamme (Bompiani, 1969), scritto con Tonino Guerra
  • Millemosche innamorato (Bompiani, 1971), scritto con Tonino Guerra
  • Millemosche e il leone (Bompiani, 1973), scritto con Tonino Guerra
  • Millemosche e la fine del mondo (Bompiani, 1973), scritto con Tonino Guerra
  • Millemosche alla ventura (Bompiani, 1969), scritto con Tonino Guerra
  • Mozziconi (Einaudi, 1975)
  • Pinocchio con gli stivali (Cooperativa Scrittori, 1977, poi Monte Università Parma, 2004)
  • Storiette (1978)
  • Le galline pensierose (1980)
  • Storiette tascabili (1984)

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia critica[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Mauri, Malerba, La nuova Italia ("Il Castoro" n. 122), Firenze, 1961.
  • Giuliano Manacorda, Letteratura italiana d’oggi 1965-1985, Editori Riuniti, Roma, 1972, pp. 129–131.
  • Armando La Torre, La magia della scrittura: Moravia, Malerba, Sanguineti, Bulzoni, Roma, 1987.
  • Francesco Muzzioli, Malerba: la materialità dell'immaginazione, Bagatto, Roma, 1988.
  • Paola Gaglianone (a cura di), Conversazione con Luigi Malerba: elogio della finzione, con un saggio critico di Antonio Errico, Nuova omicron, Roma, 1998.
  • Walter Pedullà, Antirealisti astrattisti informali: Luigi Malerba, in Nino Borsellino e Walter Pedullà (a cura di), Storia generale della letteratura italiana, Federico Motta, Milano, 2004, vol. XV, pp. 289–304.
  • La rivista L'Illuminista ha pubblicato un numero monografico su Luigi Malerba (numero 17/18, anno VI, 2006) che contiene testi inediti dell'autore, interviste, una selezione di recensioni e i seguenti saggi (editi e inediti):

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Premi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ziliotto, Gandolfi e Allegra su Testa d'argento, 1988, in Oggi, il racconto, 1990.
  2. ^ Luigi Malerba visto da Eco. "La geniale arte della menzogna" su La Repubblica, 8 ottobre 2009.
  3. ^ Malerba fa il vuoto in La narrativa italiana contemporanea 1940/1990, Tascabili Economici Newton, 1995, pag. 57.
  4. ^ "È morto lo scrittore Luigi Malerba, maestro di realtà deformate", su La Repubblica, 8 maggio 2008.
  5. ^ Come dice la copertina della XIV ristampa, 2009.
  6. ^ "Ho prodotto Caroselli e gli spot per le caramelle", La Repubblica, 9 maggio 2008
  7. ^ Corti Maria, Strumenti Critici, n° 7 ottobre 1968
  8. ^ Manacorda Giuliano, Letteratura italiana d’oggi 1965-1985, Editori Riuniti, pag.130
  9. ^ STORIAdellaLETTERATURA.it - La storia della letteratura italiana scritta da Antonio Piromalli - Capitolo 21, paragrafo 7

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