Adriano Prosperi

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Adriano Prosperi (Cerreto Guidi, 21 agosto 1939) è uno storico e giornalista italiano.

Biografia

Carriera accademica

Si è formato presso l'Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore, dove, negli stessi anni di Carlo Ginzburg e di Adriano Sofri, è stato allievo di Armando Saitta e Delio Cantimori. Prima del pensionamento, ha insegnato Storia moderna presso l'Università della Calabria, l'Università di Bologna, l'Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore. È membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei. I suoi principali interessi di studio hanno riguardato la storia dell'Inquisizione romana, la storia dei movimenti ereticali nell'Italia del Cinquecento, la storia delle culture e delle mentalità tra Medioevo ed età moderna.

La sua opera più nota è stata Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari, in cui Prosperi ha presentato una interpretazione dei modi e delle forme con cui l'egemonia cattolica si sarebbe definitivamente affermata in Italia a cavallo tra XVI e XVII sec., interpretazione che ha suscitato un ampio dibattito storiografico sul peso dell'Inquisizione nella storia italiana[1].

Attività pubblicistica

Ha scritto per le pagine culturali del Corriere della Sera e de Il Sole 24 Ore, occupandosi per lo più di recensioni di libri. In seguito ha collaborato con La Repubblica, estendendo il suo campo di intervento a temi di rilevanza politica e sociale. Ha curato la rubrica il taccuino sul settimanale left. Ha partecipato ad alcune puntate della trasmissione "L'Infedele", condotta da Gad Lerner su La7. I suoi interventi pubblici, tra 2008 e 2012, sono stati caratterizzati da una forte polemica anti-berlusconiana e contro il negazionismo della Shoah e l'antisemitismo.[2]

Polemiche e controversie

La polemica storiografica su Delio Cantimori

Nel contesto di una riflessione[3], sul passaggio di numerosi intellettuali italiani dal fascismo al comunismo dopo la caduta del regime fascista, negli anni duemila alcuni storici, in particolare Eugenio Di Rienzo, Paolo Simoncelli e Nicola D'Elia si sono interessati alla figura di Delio Cantimori, personaggio rilevante della cultura italiana del Novecento, e al tempo stesso personalità tormentata, complessa e sfuggente, al punto che nel 1935, Benedetto Croce, non capendo “quale fosse la fede politica del Cantimori”, ne sottolineava la “confusione e contraddizione degli atteggiamenti mentali e morali”[4].

Prosperi, allievo di Cantimori, ha sempre difeso con ostinazione l'antico maestro[5], rigettando risolutamente il "nazionalbolscevismo" attribuitogli, accusando diversi studiosi (Eugenio Di Rienzo, Ernesto Galli della Loggia, Giuseppe Bedeschi, Pietro Citati, Piero Craveri) di voler "crocifiggere in lui gli "errori" dell'Italia novecentesca, equamente divisi tra due Moloch, fascismo e comunismo" e farne "un capro espiatorio di tutti i mali del passato italiano".

Prosperi, inoltre, ha collegato la "conversione democratica" di Cantimori alle ricerche intraprese dall'inizio degli anni Trenta sugli eretici italiani del Cinquecento, diversamente dall'opinione di altri studiosi, come Roberto Pertici e Patricia Chiantera Stutte, che hanno criticato le interpretazioni di Di Rienzo, Simoncelli e D'Elia, - che ritengono che l'abbandono dell'ideologia fascista da parte di Cantimori sia stato molto più tardivo[6]. Prosperi ha accusato questi studiosi di ripercorrere le vicende "con una curiosità spesso malignamente deformante e spesso paurosamente superficiale, pur nell'accumulo di inediti di ogni tipo", sostenendo che già la voce Cantimori redatta da Piero Craveri per il Dizionario Biografico degli Italiani (vol. 14, 1974) fosse "assai discutibile", e tacciando Pietro Citati (studente della Normale dal 1947 al 1951) di "maramalda ferocia goliardica" per aver fatto un ritratto sarcastico di Cantimori su La Repubblica[7].

Per la sua vivace difesa del maestro, Prosperi è stato accusato da Di Rienzo di "uso politico della storia" e di volere aprioristicamente "santificare" Cantimori come un "figurino liberal-democratico-progressista"[8]. Il giornalista Dino Messina ha scritto sulle pagine del Corriere della Sera: "Quel che Prosperi vuol difendere è il metodo scientifico di uno studioso, uno dei maggiori del Novecento, «instancabile e attentissimo nell' analizzare i veleni ideologici diffusi nella pratica storiografica», e tanto onesto da essere capace di un' «impietosa autoanalisi» per denunciare i suoi stessi errori. Ma in tanta veemenza, ricerca della scienza e del vero metodo storico, Prosperi commette un errore che lui stesso definirebbe «ideologico».

Il filosofo Bedeschi ha dichiarato: "Prosperi confonde il piano scientifico con quello politico". Ed ancor più duro è stato lo storico Di Rienzo, che inserisce le sue accuse in un discorso legato ad una egemonia culturale da parte del PCI: "La verità è che Prosperi crea dei santuari della memoria: di alcuni si può dire tutto e di altri nulla (...) Il rapporto tra Cantimori e il fascismo è ancora poco indagato. Non è stata mai pubblicata, ad esempio, la voce "Onore" scritta per il Dizionario di politica del Partito nazionale fascista, in cui lo storico sottolineava la valorizzazione di questo sentimento nel nazismo, conformemente all' antico diritto germanico. Una delle leggi razziste di Norimberga si chiamava "legge per la difesa del sangue e dell' onore tedesco". Mi sembra una scoperta di un certo peso. Come mai Gioacchino Volpe, che aveva criticato le leggi razziali, pagò con l' epurazione dall'insegnamento la sua adesione al fascismo, Giovanni Gentile, che aveva impedito la pubblicazione di voci antisemite sull'Enciclopedia italiana, fu addirittura ucciso, mentre Cantimori se la cavò senza una critica? Non vorrei pensare che in questo abbia pesato il suo avvicinamento al PCI. Cantimori non fu neppure sfiorato dai processi di epurazione così come non venne toccato Curzio Malaparte, protetto personalmente da Palmiro Togliatti (...) Qui si vuol difendere un'egemonia culturale a ogni costo. Prosperi parla delle carte di Cantimori custodite alla Normale: perché alcuni ricercatori non riescono a consultarle? Ci arrivano soltanto gli studiosi embedded"[9].

Similmente a Di Rienzo si è espresso Paolo Simoncelli: "fino agli inizi degli anni Novanta Cantimori era considerato una specie di santo della cultura di sinistra, da proteggere in una nicchia. E lo stesso Prosperi, allievo di Cantimori, rivela che esiste ancora un nervo scoperto. Non è un segreto che a metà degli anni Settanta il Dizionario biografico degli italiani censurò la voce "Cantimori" scritta da Domenico Caccamo, che rivelava i trascorsi fascisti dello studioso, che non era soltanto un uomo del regime, ma un giovane intellettuale con forti simpatie per il nazionalsocialismo anticapitalista e uno dei pochi a partecipare all'avventura del nazionalbolscevismo, su cui si sa ancora poco (...) Quando De Felice finì il primo volume della sua monumentale monografia, Mussolini il rivoluzionario, consegnò una copia del dattiloscritto al maestro Cantimori, che si emozionò tanto da riempire quelle pagine di note a margine ricche di testimonianze personali. Nessuno può accedere a quel dattiloscritto, perché la moglie di Cantimori pose un vincolo severissimo"[10].

La polemica storiografica sul peso dell’Inquisizione nella storia italiana

Tribunali della coscienza. Inquisistori, confessori, missionari (1996, 20092) è un libro di storia moderna che indaga i rapporti tra Chiesa e società, non solo nell'esercizio del potere materiale dello Stato Pontificio in piena epoca di Controriforma, ma in misura maggiore sul formarsi della coscienza stessa cattolica attraverso tre istituzioni (che corrispondono alle tre parti del libro stesso): l'Inquisizione (con lo sviluppo del Sant'Uffizio e dei suoi manuali), la confessione (come controllo dei singoli e del territorio per la lotta all'eresia, nell'evoluzione tra Riforma di Lutero e Concilio di Trento) e, infine, la predicazione dei missionari. La parte centrale del libro, che è anche la più vasta, ha qualche capitolo sulla superstizione, gli esorcisti, la magia, la santità vera e falsa e altri episodi di lettura controversa (incluse assoggettazioni e deformazioni).

La pubblicazione del saggio suscitò apprezzamenti (come la recensione di Carlo Ginzburg in La Repubblica[11]), e anche critiche, alimentando un intenso dibattito storiografico sul ruolo dell'Inquisizione e della Chiesa cattolica nella storia italiana. Il più duro dei critici fu Giovanni Romeo, che nel 1999 pubblicò una recensione[12] sulla rivista "Quaderni storici", sottolineando a suo giudizio le carenze empiriche e documentarie delle teorie di Prosperi ("mi sarei aspettato una diversa articolazione interna del nucleo centrale della ricerca [...] sarebbe stato molto più opportuno — anziché presentare singole tematiche di rilievo inquisitoriale — approfondire, anche in un'area circoscritta e per un periodo limitato, l'andamento complessivo dei controlli di coscienza operati ordinariamente dalle autorità ecclesiastiche, nelle sollecitazioni romane e nelle diverse applicazioni locali"[13]).

Jean-Pierre Dedieu e René Millar Carvacho in un articolo pubblicato nel 2002 sulla rivista Annales. Histoire, Sciences sociales, giudicano che l'opera «affascinante» di Prosperi è divenuta "un punto di riferimento della scuola italiana» di studi sull'Inquisizione, e costituisce «il tentativo più spinto e più compiuto mai intrapreso per integrare il fenomeno inquisitoriale in una storia globale"[14].

Nel libro Vittore Soranzo vescovo ed eretico. Riforma della Chiesa e Inquisizione nell'Italia del Cinquecento, pubblicato da Laterza nel 2006, Massimo Firpo riprende alcune critiche sul saggio di Prosperi, accusandolo di aver attribuito un carattere troppo decisivo all'affermazione dei tribunali inquisitoriali e di averne sopravvalutato il peso nella storia italiana: "Il fascino del potere che emana da quei tribunali, la constatazione della loro pervasiva capacità di ritrovare "in ogni crisi storica del paese Italia antiche e nuove ragioni di egemonia", di adattarsi al mutare delle cose e dei tempi e di trovare sempre nuovi spazi di azione, hanno indotto Prosperi a ritenere fuori dubbio il fatto che "la Chiesa abbia vinto [...]. Il sottrarsi a quel fascino, tuttavia [...] costituisce il presupposto indispensabile per capire il prezzo di quella vittoria e recuperare anche nel presente le tradizioni intellettuali e civili che nel passato cercarono di contrastare quell'egemonia e le sue categorie fondanti, talora all'interno stesso dell'istituzione ecclesiastica, per indicare la strada verso acquisizioni irrinunciabili della nostra civiltà, quali la libertà del sapere, il primato della coscienza, la separazione tra Chiesa e Stato, il diritto al dissenso, la creazione di uno spazio pubblico di discussione e confronto"[15].

Il giornalista Antonio Carioti recensendo Firpo si limitava a riportare le sue frasi contro le interpretazioni dei cattolici Hubert Jedin, Giuseppe Alberigo e Paolo Prodi, e dei laici Prosperi e Asor Rosa[16]. Prosperi dal canto suo, recensendo il volume di Firpo sul Sole 24 Ore del 3 dicembre 2006[17], valutò l'interpretazione di Firpo come una riproposizione del vetusto paradigma della "mancata Riforma" in Italia, e aggiunse: "Si capirà dunque lo stupore provato dallo scrivente quando si è trovato indicato come succube di una fascinazione dell'Inquisizione che non crede di avere mai avvertito. La verifica è facile: il libro a cui Firpo si riferisce — Tribunali della coscienza (Einaudi 1996) — cerca di analizzare e di capire le ragioni che permisero alla Chiesa cattolica del Cinquecento di vincere ma anche di convincere e di radicarsi stabilmente nella società italiana; un esito che la sola forza di un tribunale e di una polizia non poteva ottenere. Dunque se qualcuno ha subito la fascinazione dell'Inquisizione, quello non sono io".

Falsa lettera in occasione della rielezione di Settis

Nel maggio 2007, durante il dibattito sulla rielezione di Salvatore Settis a direttore della Normale di Pisa per un terzo mandato, una lettera a firma di Prosperi raggiunse la redazione del quotidiano La Nazione, che la pubblicò[18]. La lettera polemizzava contro un presunto volantino, circolante alla Normale, in cui lo storico era accusato di opporsi alla conferma di Settis perché quest'ultimo non aveva favorito la chiamata a professore associato presso la prestigiosa università pisana della figlia Valentina Prosperi (allieva di Gian Biagio Conte, anch'esso tra gli oppositori di Settis), chiamata come professore associato presso l'Università di Sassari.

La direzione della Scuola Normale, in un comunicato[19], e Prosperi stesso, attraverso una lettera-smentita[20], denunciarono che si trattava di un falso, e che il volantino a cui faceva riferimento non esiste. La vicenda finì sulla prima pagina del Corriere della Sera[21].

La polemica sulla Biblioteca Universitaria di Pisa

Il 29 maggio 2012 il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, ha deliberato con una ordinanza la chiusura del Palazzo della Sapienza, sede storica dell'Università di Pisa e della Biblioteca Universitaria, per le necessarie opere di messa in sicurezza dell'immobile. Prosperi si è messo alla testa di una contestazione contro lo spostamento della Biblioteca dalla sua sede storica, polemizzando contro la decisione, temporanea ma ipotizzata anche in via permanente, di spostare il patrimonio librario presso un convento dei cappuccini situato nei pressi del centro di Pisa (San Giusto), da lui considerata "di per sé insoddisfacente da tutti i punti di vista", segnando "la rinuncia e il fallimento delle istituzioni accademiche, del governo cittadino e regionale e dei ministeri nazionali"[22].

La decisa presa di posizione di Prosperi ha suscitato una risposta di disappunto da parte del sindaco Filippeschi[23]. MIBAC, Comune e Rettorato hanno confermato i loro piani che non escludono l'eventualità di ricollocare permanentemente la Biblioteca in sede più idonea e funzionale rispetto all'antico palazzo. Prosperi ha reagito lanciando un nuovo appello simile al precedente[24].

Opere

Opere principali

Curatele

Voci correlate

Note

  1. ^ Cfr. in particolare: Carlo Ginzburg, Italia, un Paese fondato sull'Inquisizione, "La Repubblica", 14 gennaio 1997; Massimo Firpo, Tribunali della coscienza in età tridentina in "Studi Storici", 38, 2. 1997, pp. 355-382; Giovanni Romeo, Sui Tribunali della coscienza di Adriano Prosperi in "Quaderni storici", 35, 1999, pp. 796-800; Giuliana Nobili Schiera, Coscienze e politica. A proposito di Adriano Prosperi, Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari in "Scienza & Politica", 21, 1999, pp. 113-116.
  2. ^ Cfr., per esempio, A. Prosperi, La malattia negazionista, Repubblica, 25/6/2012.
  3. ^ P. Simoncelli, L'antifascismo dei voltagabbana, "Avvenire", 10 luglio 2010.
  4. ^ B. Croce, Vite di avventure, di fede e di passione, Laterza, Bari 1935, pp. 23-24.
  5. ^ A. Prosperi, Delio Cantimori maestro di tolleranza, "Il manifesto", 30 marzo 2005; D. Messina, Prosperi, con gli scoop non si fa la storia. "Corriere della sera", 3 aprile 2005; A. Prosperi, Cantimori nazista e bolscevico: se è vero, fuori le prove, "Corriere della Sera", 17 aprile 2005
  6. ^ A. Frangioni, Recensione di Nicola D’Elia, Delio Cantimori e la cultura politica tedesca (1927-1940), e di Paolo Simoncelli, Cantimori e il libro mai edito. Il movimento nazionalsocialista dal 1919 al 1933, in "Ricerche di storia politica", XIII, 1, aprile 2010, pp. 77-79
  7. ^ P. Citati, Scuola storia di un disastro annunciato, "La Repubblica", 20 ottobre 2004.
  8. ^ E. Di Rienzo, Caro Prosperi, è questo il vero Cantimori, "Corriere della Sera", 4 aprile 2005; P. Simoncelli, Le sirene totalitarie che ammaliarono Cantimori, "Corriere della Sera", 9 aprile 2005
  9. ^ D. Messina, «Cantimori, ultimo intoccabile. In nome dell' ortodossia», "Corriere della Sera", 31 marzo 2005
  10. ^ D. Messina, Il Cantimori segreto che nessuno può leggere, "Corriere della Sera", 1º aprile 2005.
  11. ^ C. Ginzburg, Italia, un Paese fondato sull'Inquisizione, "La Repubblica", 14 gennaio 1997.
  12. ^ la recensione
  13. ^ G. Romeo, Sui Tribunali della coscienza di Adriano Prosperi in "Quaderni storici", 35, 1999, pp. 796-800, citazione a p. 800
  14. ^ J.-P. Dedieu, R. Millar Carvacho, Entre histoire et mémoire. L’Inquisition à l’époque moderne: dix ans d’historiographie, in “Annales”, 57, 2002, pp. 349–72, in particolare pp. 358-59 e 370: ouvrage fascinant, devenu un point de référence de l’école italienne [...] Cet ouvrage constitue la tentative la plus poussée et la plus achevée jamais entreprise pour intégrer le phénomène inquisitorial dans une histoire globale.
  15. ^ M. Firpo, Vittore Soranzo vescovo ed eretico. Riforma della Chiesa e Inquisizione nell'Italia del Cinquecento, Laterza, Roma-Bari 2006, p. 512.
  16. ^ A. Carioti, Quelle critiche ad Alberigo e Prodi, "Corriere della Sera", 26 novembre 2008
  17. ^ A. Prosperi, Eroe della Riforma mancata, "Il Sole 24 Ore", 3 dicembre 2006.
  18. ^ Volantini e lettere al vetriolo, "La Nazione", 16 maggio 2007; Volantini e veleni sulle elezioni alla Normale, "La Nazione", 16 maggio 2007
  19. ^ Normale, un falso la lettera di Prosperi alla Nazione, comunicato ufficiale sul sito della Normale, 16 maggio 2007
  20. ^ Lettera-smentita di Adriano Prosperi, pubblicata su "La Nazione" del 17 maggio 2007. Vedi anche Veleni a Pisa. Un "corvo" colpisce la Scuola Normale, "La Nazione", 17 maggio 2007.
  21. ^ Il corvo. Calunnie, veleni e una lettera falsa alla Normale di Pisa, articolo di Dino Messina sul "Corriere della Sera" del 18 maggio 2007
  22. ^ Pisa, appello per la biblioteca: "Deve restare alla Sapienza", "La Repubblica - Firenze", 1º giugno 2012; Prosperi: “Dalla città nessuna offerta di spazi per la Biblioteca Universitaria”, "Pisanotizie", 2 giugno 2012.
  23. ^ Filippeschi risponde a Prosperi sulla biblioteca universitaria: "Il Comune ha fatto la sua parte", "Pisanotizie", 16 agosto 2012
  24. ^ Biblioteca, a tre mesi dalla chiusura ancora nessuna verifica strutturale. Prosperi: "Necessario un confronto pubblico", "Pisanotizie", 5 settembre 2012