Vincenzo Consolo

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« Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all'interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta di addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca. »
(Le pietre di Pantalica, 1988)

Vincenzo Consolo (Sant'Agata di Militello, 18 febbraio 1933Milano, 21 gennaio 2012) è stato uno scrittore, giornalista e saggista italiano. È considerato uno tra i maggiori narratori italiani contemporanei.[1] È un autore sui generis perché non scrive veri e propri romanzi, convinto com'è che "non si possono scrivere romanzi perché ingannano il lettore", ma predilige una narrazione orientata verso la poesia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Sant'Agata di Militello, in provincia di Messina, il 18 febbraio 1933, dopo le scuole superiori, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica di Milano, ma si laurea, con una tesi in filosofia del diritto, all'Università di Messina, dopo aver assolto il servizio militare. Conclusi gli studi universitari, ritorna in Sicilia, dove si dedica all'insegnamento nelle scuole agrarie. Nel 1963 esordisce con il suo primo romanzo, La ferita dell'aprile, squarcio sulla vita di un paese siciliano movimentato dalle lotte politiche dei primi anni del dopoguerra.

I suoi riferimenti umani e letterari, in quella stagione, sono lo scrittore Leonardo Sciascia e il poeta Lucio Piccolo. Da Sciascia coglierà un certo atteggiamento da "scrittore impegnato", riscontrabile più che altro nelle interviste o nelle conferenze pubbliche. Nel 1968, avendo vinto un concorso alla RAI, si trasferisce a Milano, dove ha vissuto e lavorato fino alla sua morte, svolgendo un'intensa attività giornalistica, con lunghi soggiorni nel paese d'origine. Nel 1975 segue come inviato a Trapani del quotidiano L'Ora (con cui collabora dal 1964) il processo al "mostro di Marsala".[2]

La vera rivelazione arriva nel 1976, con Il sorriso dell'ignoto marinaio, singolare ricostruzione di alcuni eventi svoltisi nel nord della Sicilia al passaggio dal regime borbonico a quello unitario e culminati nella sanguinosa rivolta contadina di Alcara Li Fusi nel maggio 1860. Un anno dopo, nel 1977, Consolo diviene consulente editoriale della Einaudi per la narrativa italiana, insieme, tra gli altri, a Italo Calvino e Natalia Ginzburg.

Tra le altre sue opere principali: Retablo (1987), Nottetempo, casa per casa (1992), L'olivo e l'olivastro (1994), Lo spasimo di Palermo (1998), Di qua dal faro (2001). Tra i racconti: Le pietre di Pantalica (1988), Per un po' d'erba ai limiti del feudo (in Narratori di Sicilia a cura di L. Sciascia e S. Guglielmino, 1967), Un giorno come gli altri (in Racconti italiani del Novecento a cura di E. Siciliano, 1983), il racconto teatrale Lunaria (1985), Catarsi (1989).

Nel 2007 ha ricevuto la laurea honoris causa in Filologia moderna dall'Università di Palermo (nella stessa giornata, insieme a Luigi Meneghello). La sua ultima opera è Il corteo di Dioniso (2009). Insieme a vari premi ricevuti nel corso degli anni, ha vinto nel 1992, con Nottetempo, casa per casa, il prestigioso Premio Strega e nel 1994 il Premio Internazionale Unione Latina per l'insieme della sua opera. I suoi libri sono stati tradotti in francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, olandese, rumeno, catalano. Muore il 21 gennaio 2012 a Milano all'età di 78 anni, dopo una lunga malattia.

La poetica[modifica | modifica sorgente]

La narrativa di Vincenzo Consolo presenta un originale rapporto tra memoria storica e ricerca linguistica. Egli è infatti attento alle più varie possibilità di linguaggio, e questo lo conduce a un'appassionata interrogazione del passato. La ricerca di questa memoria storica riguarda il mondo della Sicilia, il suo passato e il suo presente, la sua bellezza affascinante e il suo disfacimento, i suoi odori forti, la sua natura seducente, portano questa contraddizione all'estremo, le danno una singolare capacità conoscitiva.

Il rapporto con la Sicilia[modifica | modifica sorgente]

Consolo, come tanti scrittori siciliani moderni, scrive costantemente della sua terra d'origine, traendo spunto dal materiale autobiografico relativo alla sua infanzia e giovinezza "isolana". Ciò gli ha permesso di ricostruire nelle sue opere momenti e vissuti personali attraverso il "filtro" di un particolare tipo di memoria che si tinge di nostalgia. Questa posizione di distanza materiale e vicinanza affettiva sembra provenire insieme da un rapporto di amore e odio con la Sicilia, e da una doppia esigenza artistica e conoscitiva.

Da una parte la distanza consente una messa a fuoco migliore e più oggettiva della realtà siciliana, che può essere giudicata più chiaramente anche perché posta in relazione con quanto accade nel "continente". Da un'altra parte però, la terra dell'infanzia e di un passato ancora più remoto, ricostruita sul filo della memoria personale, diviene un luogo forse idealizzato dal ricordo e dalla nostalgia, ma anche per questo capace di diventare un termine di paragone per rilevare la violenza del tempo e le trasformazioni che devastano un mondo ingiusto ma comunque carico di valori positivi, per sostituirlo con un mondo non meno ingiusto e per di più impoverito sul piano umano.

La percezione del male di vivere[modifica | modifica sorgente]

Al centro di quasi ogni opera di Consolo vi è la percezione del male di vivere. Egli rappresenta la tragedia del vivere su due livelli diversi. Innanzitutto c'è la riflessione esistenziale e trascendentale sul destino eterno dell'uomo, sulla sua sofferenza e sull'inevitabile vittoria della corrosione e della morte. In Filosofiana, uno dei racconti de Le pietre di Pantalica, il protagonista si chiede:

« Ma che siamo noi, che siamo?... Formicole che s'ammazzano di travaglio in questa vita breve come il giorno, un lampo. In fila avant'arriere senza sosta sopra quest'aia tonda che si chiama mondo, carichi di grani, paglie, pùliche, a pro' di uno, due più fortunati. E poi? Il tempo passa, ammassa fango, terra sopra un gran frantumo d'ossa. E resta, come segno della vita scanalata, qualche scritta sopra d'una lastra, qualche scena o figura. »

Bisogna notare che questa riflessione avviene mentre il protagonista sta "masticando pane e pecorino con il pepe", controbilanciando così il tono alto con un riferimento basso, quasi comico: una situazione tipica della narrativa di Consolo. Consolo tende spesso a ricordare al lettore che la sofferenza è sì di tutti, ma che non si distribuisce in parti uguali, anzi rispetta perfettamente le differenze di classe.

Ecco quindi che si arriva all'altro livello della rappresentazione della tragedia del mondo, e alla violenza non più della natura sull'uomo ma dell'uomo contro il suo simile. Egli sottolinea soprattutto la recita esterna del potere, "quella di sempre, che sempre ripetono baroni, proprietari e alletterati con ognuno che viene qua a comandare, per avere grazie, giovamenti, e soprattutto per fottere i villani".

La lingua[modifica | modifica sorgente]

Di particolare interesse è il modello linguistico di Consolo: la sua "lingua" è una ricerca continua di originalità. In un'intervista curata da Marino Sinibaldi egli ha dichiarato:

« Fin dal mio primo libro ho cominciato a non scrivere in italiano. Ho voluto creare una lingua che esprimesse una ribellione totale alla storia e ai suoi esiti. Ma non è dialetto. È l'immissione nel codice linguistico nazionale di un materiale che non era registrato, è l'innesto di vocaboli che sono stati espulsi e dimenticati. Io cerco di salvare le parole per salvare i sentimenti che le parole esprimono, per salvare una certa storia. »

La caratteristica fondamentale della lingua di Consolo è la tensione verso l'affermazione di una propria identità, riconoscibile quasi in ogni frase. Egli vuole creare una distanza fra la sua lingua e la povertà d'espressione della lingua di uso corrente. Per ottenere ciò si allontana dal lessico dell'italiano comune cancellando quasi il tono medio, e ricorre a una pluralità di lessici (soprattutto l'italiano antico e il siciliano) e a una pluralità di registri e di toni, dal tragico, al lirico, al familiare, al triviale.

Questa contrapposizione alto-basso, tragico-comico, ricorda lo sperimentalismo linguistico di altri autori, primo fra tutti Carlo Emilio Gadda. La compresenza contraddittoria di tragico e comico coincide anche con quel "sentimento del contrario" dell'umorismo di Pirandello. La pluralità di toni e di lingue comporta anche una pluralità di prospettive. Se in alcune opere troviamo narratori diversi che osservano la realtà dal proprio punto di vista, in generale Consolo sceglie di raccontare secondo la prospettiva soggettiva e parziale di qualcuno che è dentro la storia.

I rapporti con Sciascia e Bufalino[modifica | modifica sorgente]

Uno degli aspetti meno conosciuti di Consolo riguarda il suo rapporto con Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino. Consolo manteneva un'amicizia storica con Sciascia e un grande rispetto. Quando poi Sciascia conobbe Bufalino i rapporti con Consolo mutarono. Per quanto tutti e tre abbiano pubblicato Trittico, con racconti dei tre scrittori, nonché è possibile rintracciare delle immagini dei tre scrittori a casa di Sciascia[3], i rapporti presero una strana piega. Non è chiaro cosa sia effettivamente successo ma Bufalino parlando di Consolo disse: «Questo l'ho cancellato anche dalla lista dei miei nemici»[4] Forse si trattava di una forma di invidia per il rapporto privilegiato instauratosi tra gli altri due scrittori.(supposizioni prive di fonti serie)

Scritti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il sorriso dell'ignoto marinaio.

Lunaria[modifica | modifica sorgente]

Il protagonista di questo romanzo è un viceré malinconico e misantropo, afflitto dall'esuberanza della moglie così come dalla grande quantità di parenti e cortigiani, costretto a vivere in una città solare e violenta di cui è l'unico a vedere la reale decadenza, obbligato a rappresentare un potere in cui non crede. Questo personaggio lunatico una notte sogna la caduta della luna. E la luna cade davvero, in una contrada del vicereame, gettando scompiglio tra i contadini ma ancor più tra gli accademici chiamati a spiegare il prodigio con la loro povera scienza.

Retablo[modifica | modifica sorgente]

Il titolo del romanzo, pubblicato nel 1987, è formato da un termine spagnolo, retablo, che indica un insieme di figure che rappresentano i diversi momenti di una storia, una narrazione pittorica costruita su tavole collegate tra loro. Il titolo allude alla struttura complessa del libro, basata su in intreccio di piani narrativi, di rapporti tra scrittura e immagine[5].

Il romanzo, ambientato in pieno Settecento racconta le vicende di due personaggi. Il primo è un pittore milanese, imbevuto di cultura illuminista e amante dell'antichità classica, che viaggia per la Sicilia tenendo un diario destinato alla donna amata, Teresa Blasco (la quale però -egli lo apprende durante il viaggio- sposerà Cesare Beccaria, l'autore del famoso Dei delitti e delle pene). Il pittore si chiama Fabrizio Clerici, lo stesso nome di un importante pittore e scenografo del XX secolo, amico di Consolo, del quale sono inseriti nel libro cinque disegni. Il secondo personaggio è il frate siciliano Isidoro, tormentato dall'amore sconvolgente per una donna di nome Rosalia, che durante il viaggio farà da aiutante e cicerone al pittore.

L'amore lontano e impossibile, tanto più profondo quanto irrealizzabile, è per i due personaggi la guida che conduce alla conoscenza della realtà, della Sicilia che essi percorrono, barocca, seducente, dai colori e profumi eccessivi, dove si scontrano e si fondono risonanze di mondi lontani e diversi. Nel gioco sottile di rimandi su cui il libro è strutturato, in una prosa ricca e capace di riflettere in sé l'accesa evidenza del reale, si afferma il bisogno di una ragione capace di rimanere presente a sé stessa pur nel ribollire della materia e della violenza.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Romanzi e racconti[modifica | modifica sorgente]

  • La ferita dell'aprile, romanzo, Milano, Mondadori, 1963; Torino, Einaudi, 1977; Mondadori 1989 (con introduzione di Gian Carlo Ferretti).
  • Per un po' d'erba ai limiti del feudo, racconto, in Narratori di Sicilia, a cura di Leonardo Sciascia e S. Guglielmino, Milano, Mursia, 1967.
  • Il sorriso dell'ignoto marinaio, romanzo, Torino, Einaudi, 1976; Milano, Mondadori, 1987 (introduzione di Cesare Segre).
  • Un giorno come gli altri, racconto, in Racconti italiani del Novecento, a cura di Enzo Siciliano, Milano, Mondadori, 1983.
  • Lunaria, racconto, Torino, Einaudi, 1985; Milano, Mondadori, 1996.
  • Retablo, romanzo, Palermo, Sellerio, 1987; Milano, Mondadori, 2000.
  • Le pietre di Pantalica, racconti, Milano, Mondadori, 1988; 1990 (con introduzione di Gianni Turchetta).
  • Catarsi, racconto, in Trittico, a cura di Antonio Di Grado e Giuseppe Lazzaro Danzuso, Catania, Sanfilippo, 1989.
  • Nottetempo, casa per casa, romanzo, Milano, Mondadori, 1992 Premio Strega; 1994 (con introduzione di Antonio Franchini); Torino, Utet, 2006 (con prefazione di Giulio Ferroni).
  • Fuga dall'Etna, Roma, Donzelli, 1993.
  • Nerò metallicò, Genova, Il Melangolo, 1994; Roma, Gremese, 2009.
  • L'olivo e l'olivastro, Milano, Mondadori, 1994.
  • Lo spasimo di Palermo, Milano, Mondadori, 1998.
  • Di qua dal faro, Milano, Mondadori, 1999.
  • Il teatro del sole: racconti di Natale, Novara, Interlinea, 1999.
  • Il viaggio di Odisseo (con Mario Nicolao), introduzione di Maria Corti, Milano, Bompiani, 1999.
  • La rovina di Siracusa racconto in Rappresentare il Mediterraneo. Lo sguardo italiano, Messina, Mesogea, 2000.
  • Isole dolci del dio, Brescia, L' obliquo, 2002.
  • Oratorio, Lecce, Manni, 2002.
  • Il corteo di Dioniso, Roma, La Lepre edizioni, 2009.
  • La mia isola è Las Vegas, a cura di Nicolò Messina, Milano, Mondadori, 2012.

Saggi[modifica | modifica sorgente]

  • Nfernu veru. Uomini e immagini dei paesi dello zolfo, Roma, Edizioni del Lavoro, 1985.
  • La pesca del tonno in Sicilia, Palermo, Sellerio, 1986.
  • Il barocco in Sicilia, Milano, Bompiani, 1991.
  • Vedute dallo stretto di Messina, Palermo, Sellerio, 1993.
  • I ritorni: conversazioni in Sicilia, Padova, Imprimitur, 1997.

Raccolte di articoli giornalistici[modifica | modifica sorgente]

Contributi[modifica | modifica sorgente]

  • Prefazione a Carlo Levi, Le parole sono pietre, Torino, Einaudi, 1955.
  • Introduzione a Christophe Charle, Letteratura e potere, Palermo, Sellerio, 1979.
  • Un castello di vigilia, post-fazione a Giovanni Verga, Le storie del castello di Trezza, Palermo, Sellerio, 1982.
  • I nostri Natali perduti, in Antonino Buttitta (a cura di), Il Natale, Palermo, Edizioni Guida, 1985.
  • Prefazione a Basilio Reale, Sirene siciliane, Palermo, Sellerio, 1986.
  • L'ulivo e la giara, in Omaggio a Pirandello, a cura di Leonardo Sciascia, Milano, Bompiani, 1986.
  • La Cocuzza, in Almanacco della Cometa, Roma, Edizioni della Cometa, 1986.
  • Introduzione a J. W. Goethe, Viaggio in Sicilia, Siracusa, Ediprint, 1987.
  • Introduzione a Nino Savarese, Storie di provincia, Palermo, Nuova Editrice Meridionale, 1988.
  • Nota in Giuseppe Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso, Palermo, Sellerio, 1990.
  • Lo scrittore di pensiero, in Leonardo Sciascia, Quaderno, Palermo, Nem, 1991.
  • Postfazione a Ġassān Kanāfanī, Uomini sotto il sole, Palermo, Sellerio, 1991.
  • Introduzione a Album Pirandello, a cura di Maria Luisa Aguirre D'Amico, Milano, Mondadori, 1992.
  • Introduzione a Maria Attanasio, Correva l'anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile, Palermo, Sellerio, 1994.
  • Madre Coraggio, in Viaggio in Palestina, Roma, Nottetempo, 2003.
  • Prefazione a Enzo Papa, La città dei fratelli,Roma-Siracusa, Lombardi editore, 2011
  • Prefazione Le foto sul comò in Giovanni Garra Agosta, Verga Fotografo, Catania, Giuseppe Maimone Editore, 1981, pp. 19-35.

Collaborazioni[modifica | modifica sorgente]

Numerose le collaborazioni con giornali e riviste.

  • Nel 2006 ha partecipato al documentario Oltre Selinunte leggendo alcuni passi dal suo romanzo Retablo.[6]
  • Nel 2008 ha partecipato al documentario L'isola in me di Ludovica Tortora de Falco, produzione Arapan, come narratore del documentario che riscopre la voce preziosa di Consolo attraverso i suoi testi e le immagini della sua Sicilia.[7]
  • Dal 1999 al 2008 è stato Presidente del Premio Letterario Nazionale "Elio Vittorini".

Premi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi articolo da lastampa.it
  2. ^ Vincenzo Consolo, Esercizi di cronaca, Palermo, Sellerio, 2013
  3. ^ Un vertice letterario, dagli archivi RAI
  4. ^ Battuta raccontata da Franco Battiato
  5. ^ Audiolettura di Retablo
  6. ^ Oltre Selinunte Scheda film di Cinecittà Luce Filmitalia.
  7. ^ [1] Scheda film di Arapàn.
  8. ^ Vincenzo Consolo, Premio Strega 1992.
  9. ^ Scheda su Vincenzo Consolo
  10. ^ Vincitori del Premio Brancati - Narrativa, 1999.
  11. ^ Vincitori del Premio Flaiano - Narrativa, 1999.
  12. ^ Vincitori del Premio Feronia - Narrativa, 2000.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gianni Turchetta, Introduzione a Le pietre di Pantalica, Milano: Mondadori, 1988
  • Gaetano Compagnino, La talpa e la lumaca. Vincenzo Consolo narratore, in Narratori siciliani del secondo dopoguerra, a cura di Sarah Zappulla Muscarà, Catania: Maimone, 1990
  • Flora Di Legami, Vincenzo Consolo: la figura e l'opera, Marina di Patti: Pungitopo, 1990
  • Giulio Ferroni, Storia della letteratura italiana, Milano: Einaudi, 1991
  • Natale Tedesco, La scala a chiocciola, Palermo: Sellerio, 1991
  • Giuseppe Saja (a cura di), Omaggio a Vincenzo Consolo, Palermo: Lo Giudice, 1994
  • Attilio Scuderi, "Scrittura senza fine. Le metafore malinconiche di Vincenzo Consolo", Enna: Il Lunario, 1997
  • Ferruccio Parazzoli, Il gioco del mondo: dialoghi sulla vita, i sogni, le memorie (con Consolo e altri), Cinisello Balsamo: San Paolo, 1998
  • Giuseppe Traina, Vincenzo Consolo, Fiesole (Firenze): Cadmo, 2002
  • Enzo Papa, "Vincenzo Consolo", in "Ritratti critici di contemporanei", Firenze,"Belfagor" a.LVIII, n. 344, marzo 2003
  • Enzo Papa (a cura di), Per Vincenzo Consolo. Atti delle giornate di studio di Siracusa, 2-3 maggio 2003, Lecce: Manni, 2004
  • Giuliana Adamo (a cura di), La parola scritta e pronunciata: nuovi saggi sulla narrativa di Vincenzo Consolo, prefazione di Giulio Ferroni, Lecce: Manni, 2006
  • Vincenzo Pascale, Lo sguardo e la storia: il sorriso dell'ignoto marinaio di Vincenzo Consolo, Roma: Vecchiarelli, 2006
  • Domenico Calcaterra, Vincenzo Consolo : le parole, il tono, la cadenza, Catania: Prova d'autore, 2007
  • L'isola in me: in viaggio con Vincenzo Consolo, film documentario di Ludovica Tortora de Falco, Roma: Arapán, 2008 (DVD, durata 75')
  • Salvo Puglisi, Soli andavamo per la rovina: saggio sulla scrittura di Vincenzo Consolo, Acireale-Roma: Bonanno, 2008
  • Salvatore Trovato, Italiano regionale, letteratura, traduzione. Pirandello, D'Arrigo, Consolo, Occhiato, Leonforte: Euno Edizioni, 2011
  • Gero Micciché, Il cantore dalla lingua impraticabile, su "El Aleph",
  • Salvatore Grassia, La ricreazione della mente. Una lettura del «Sorriso dell'ignoto marinaio», Palermo: Sellerio 2011
  • Carlo Guarrera, Lo stile della voce - da Verga a Consolo, Messina, Sicania 1997
  • Mario Minarda, La lente bifocale. Itinerari stilistici e conoscitivi nell'opera di Vincenzo Consolo, Gioiosa Marea, Pungitopo, 2014

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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