Rossana Rossanda

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Rossana Rossanda (Pola, 23 aprile 1924) è una giornalista, scrittrice e traduttrice italiana, dirigente del PCI negli anni cinquanta e sessanta e co-fondatrice de il manifesto, giornale con cui ha collaborato fino a novembre 2012.

on. Rossana Rossanda
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Rossana Rossanda (foto del 1963)
Rossana Rossanda (foto del 1963)
Luogo nascita Pola
Data nascita 23 aprile 1924
Titolo di studio maturità classica
Professione giornalista, scrittrice, traduttrice
Partito PCI, il manifesto, Partito di Unità Proletaria per il comunismo
Legislatura IV, V
Gruppo Comunista

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Pola nel 1924. Fra il 1937 e il 1940 frequentò il Liceo Classico Manzoni di Milano e anticipò di un anno l'esame di maturità. Fu allieva del filosofo italiano Antonio Banfi, giovanissima partecipò alla Resistenza come partigiana e, al termine della Seconda guerra mondiale, si iscrisse al Partito Comunista Italiano. In breve tempo, grazie anche alla sua profonda cultura, venne nominata da Palmiro Togliatti responsabile della politica culturale del PCI. Nel 1963 venne eletta per la prima volta alla Camera dei deputati.

Nel 1968 pubblicò un piccolo saggio, intitolato L'anno degli studenti, in cui affermava la sua adesione al movimento della contestazione giovanile, sviluppatosi proprio in quell'anno. Contraria al socialismo reale dell'Unione Sovietica, insieme a Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri contribuì alla nascita de Il manifesto, che fu anche un partito, oltre che un quotidiano. Nonostante il parere contrario di Enrico Berlinguer[1], Rossanda fu radiata dal PCI a seguito del XII Congresso nazionale svoltosi a Bologna.

Nel 1972 il partito de Il manifesto ottenne solo lo 0,8% dei voti, e, anche a causa della sconfitta elettorale, si unificò con il Partito di Unità Proletaria, cioè con le parti del PSIUP e MPL che non avevano accettato di confluire nel PCI o nel PSI dopo la sconfitta elettorale del 1972, dando vita al PdUP per il Comunismo, di cui fu cofondatrice.

In un suo celebre articolo del 1978, apparso su Il manifesto, scrisse che «chiunque sia stato comunista negli anni Cinquanta riconosce di colpo il nuovo linguaggio delle BR. Sembra di sfogliare l'album di famiglia: ci sono tutti gli ingredienti che ci vennero propinati nei corsi Stalin e Zdanov di felice memoria. Il mondo, imparavamo allora, è diviso in due. Da una parte sta l'imperialismo, dall'altra il socialismo. L'imperialismo agisce come centrale unica del capitale monopolistico internazionale. [...] Vecchio o giovane che sia il tizio che maneggia la famosa Ibm,[2] il suo schema è veterocomunismo puro. Cui innesta una conclusione che invece veterocomunista non è: la guerriglia»[3], pochi giorni dopo, sulle pagine dell'Unità comparve un articolo di Emanuele Macaluso che replicava "io non so quale album conservi Rossana Rossanda: è certo che in esso non c'è la fotografia di Togliatti; né ci sono le immagini di milioni di lavoratori e di comunisti che hanno vissuto le lotte, i travagli e anche le contraddizioni di questi anni. [...] Una tale confusione e distorsione delle nostre posizioni da parte degli anticomunisti di destra e di sinistra è veramente impressionante."[4]

Dopo essere stata direttrice de il manifesto giornale, abbandona per alcuni anni la politica attiva, per dedicarsi principalmente al giornalismo e alla letteratura, senza però abbandonare il dibattito politico e la riflessione sul movimento operaio e sul movimento femminista italiano. Fino al 26 novembre del 2012, data in cui lascia il giornale a causa di un forte dissenso con il gruppo redazionale «Preso atto della indisponibilità al dialogo» e una domanda «Noi, nel nostro piccolo di gente che non mira a essere deputato, abbiamo detto che siamo per un’Europa che faccia abbassare la cresta alla finanza, unifichi il suo disorientato fisco, investa sulla crescita selettiva ed ecologica, non solo difenda ma riprenda i diritti del lavoro. Non piacerà a tutti. Ma chi ci sta?»[5].

Rossana Rossanda è atea[6].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Massimo Caprara, Quando le botteghe erano oscure, il Saggiatore, Milano, 1997, pag. 204.
  2. ^ IBM era la macchina da scrivere con cui le Brigate Rosse diffondevano i loro comunicati, come sigillo di autenticità.
  3. ^ R. Rossanda, Il discorso sulla Dc, articolo apparso in prima pagina su il manifesto, il 28 marzo 1978.
  4. ^ Storia e Futuro autorappresentazione delle brigate rosse - articoli Rivista di Storia e Storiografia On line
  5. ^ Sbilanciamoci 23/11/2012 http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Un-anno-dopo-Monti-e-a-capo-15547
  6. ^ R. Rossanda, La ragazza del secolo scorso, Einaudi, Torino, 2005. Vedi inoltre Nel cuore dell'uomo la fede dei non credenti di Renzo Giacomelli

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Note su alcuni aspetti teorici e politici del dibattito sul controllo operaio, Milano, Rivista storica del socialismo, 1959.
  • L'anno degli studenti, Bari, De Donato, 1968.
  • Il marxismo di Mao Tse-tung e la dialettica, con Charles Bettelheim, Milano, Feltrinelli, 1974.
  • Le altre. Conversazioni a Radiotre sui rapporti tra donne e politica, liberta, fraternita, uguaglianza, democrazia, fascismo, resistenza, stato, partito, rivoluzione, femminismo, Milano, Bompiani, 1979; Milano, Feltrinelli, 1989. ISBN 88-07-81063-8.
  • Un viaggio inutile o della politica come educazione sentimentale, Milano, Bompiani, 1981; Milano, Il saggiatore, 1996. ISBN 88-428-0326-X; Torino, Einaudi, 2008. ISBN 9788806192983.
  • Anche per me. Donna, persona, memoria dal 1973 al 1986, Milano, Feltrinelli, 1987. ISBN 88-07-08037-0.
  • L'armonia senza parole, in Un tocco da maestro, Roma, Manifestolibri, 1991. ISBN 88-7285-011-8.
  • Se la felicità.... Per una critica al capitalismo a partire dall'essere donna. Roma, 21 marzo 1992, con Alessandra Bocchetti e Christa Wolf, Roma, Centro culturale Virginia Woolf, Gruppo B, 1992.
  • Brigate rosse. Una storia italiana, con Carla Mosca, Milano, Anabasi, 1994. ISBN 8841720077. Il libro è tratto da una serie di interviste a Moretti condotte in carcere delle due giornaliste nel luglio e agosto 1993.
  • Appuntamenti di fine secolo, con Pietro Ingrao, Roma, Manifestolibri, 1995. ISBN 88-7285-089-4.
  • La vita breve. Morte, resurrezione, immortalità, con Filippo Gentiloni, Parma, Pratiche, 1996. ISBN 88-7380-261-3.
  • Note a margine, Torino, Bollati Boringhieri, 1996. ISBN 88-339-0958-1.
  • I comunisti e l’Urss, in Sul libro nero del comunismo. Una discussione nella sinistra, Roma, Manifestolibri, 1998. ISBN 88-728-5158-0.
  • A centocinquant’anni dal «Manifesto del Partito Comunista», in Il Manifesto del Partito comunista 150 anni dopo, a cura di, Roma, Manifestolibri, 2000. ISBN 88-7285-236-6.
  • La ragazza del secolo scorso, Torino, Einaudi, 2005. ISBN 88-06-14375-1.
  • La perdita, con Manuela Fraire, Torino, Bollati Boringhieri, 2008. ISBN 9788833918754.
  • Il film del secolo, con Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri, Milano, Bompiani, 2013. ISBN 9788845268212.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sergio Dalmasso, Il caso "Manifesto" e il Pci degli anni 60, Cric editore, Torino, 1989.
  • Antonio Lenzi, Il manifesto, tra dissenso e disciplina di partito : origine e sviluppo di un gruppo politico nel Pci, Città del sole, Reggio Calabria, 2011. ISBN 9788873514855

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 39469685 LCCN: n79060054 SBN: IT\ICCU\CFIV\021637