Giornalismo

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Giornalismo








Il giornalismo è l'insieme delle attività e delle tecniche (redazione, pubblicazione, diffusione, ecc.) volte a diffondere e a commentare notizie tramite ogni mezzo di pubblicazione.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Origini del giornalismo moderno.

Se il termine giornalismo è relativamente moderno, la sua storia è molto antica e si innesta con quella della stampa, da quando cioè lo stampatore Johann Gutenberg perfezionò la tecnica di riproduzione di testi attraverso l'uso di caratteri mobili, rendendo così possibile l'abbassamento dei prezzi del libro, oggetto fino a quel momento riservato ad ambienti molto ristretti.

I lontani antenati dei giornali, noti in Francia come canards (dal francese anatre, indicavano cioè il pettegolezzo), iniziano a circolare tra commercianti e banchieri nella seconda metà del Duecento e hanno una forte espansione nella prima metà del Settecento: si tratta di fogli a numero variabile di pagine che raccolgono notizie di argomenti vari, spesso di carattere miracoloso o catastrofico.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

La prima storica Terza Pagina, apparsa su Il Giornale d'Italia il 10 dicembre 1901.

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

In Italia non esiste una definizione legale di giornalismo. L'unica definizione riconosciuta sia dall'Ordine dei giornalisti sia dalla FIEG è quella riportata nella legge istitutiva dell'Ordine. All'articolo 1, in cui viene appurata la distinzione tra professionista e pubblicista, si afferma:

« Sono professionisti coloro che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista. »

La Corte di Cassazione, in una sentenza, ha fornito una più ampia definizione di giornalismo:

« Per attività giornalistica deve intendersi la prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e all'elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione. Il giornalista si pone pertanto come mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso… differenziandosi la professione giornalistica da altre professioni intellettuali proprio in ragione di una tempestività di informazione diretta a sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di tematiche meritevoli, per la loro novità, della dovuta attenzione e considerazione.” »
(Cass. Civ., sezione lavoro, 20 febbraio 1995, n. 1827.)

Da tale definizione emerge come il pubblico sia un termine di riferimento fondamentale per la professione giornalistica: una notizia viene scritta affinché possa essere resa pubblica. I mezzi di informazione sono molteplici: dai giornali ai mezzi di comunicazione di massa elettronici, quali la radio, la televisione e la rete internet.

In senso lato, l'attività del giornalismo comprende – oltre a quella del giornalista e del fotoreporter – altre importanti figure professionali. Per esempio, sul versante del giornalismo televisivo e radiofonico, quelle del teleoperatore, del tecnico del suono e del montatore (vale a dire l'addetto al montaggio dei servizi giornalistici).

Secondo la giurisprudenza, il giornalista è tenuto ad assicurare ai cittadini un'informazione:



« qualificata e caratterizzata da obiettività, imparzialità, completezza e correttezza; dal rispetto della dignità umana, dell'ordine pubblico, del buon costume e del libero sviluppo psichico e morale dei minori nonché dal pluralismo delle fonti cui [i giornalisti] attingono conoscenze e notizie in modo tale che il cittadino possa essere messo in condizione di compiere le sue valutazioni, avendo presenti punti di vista differenti e orientamenti culturali contrastanti” »
(Sentenza n. 112/1993 della Corte costituzionale.)

Libertà di stampa in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del tempo, e in particolare nella seconda metà del XX secolo, il giornalismo – e con esso la libertà di stampa – è stato al centro di importanti battaglie: il presupposto di partenza era – e tale viene ritenuto ancora – che un'editoria libera da ogni condizionamento possa garantire una società e un convivere civile migliori. Non a caso il giornalismo è stato definito il Quarto potere (dopo quelli legislativo, esecutivo e giudiziario), per l'importanza che da sempre riveste nella società civile e per i forti interessi che coinvolge.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Libertà di stampa in Italia.

Giornalismo e riservatezza[modifica | modifica wikitesto]

Il giornalista che, nell'espletamento della propria attività (che è, primariamente, la produzione di notizie) ritiene necessario diffondere dati attinenti alla sfera privata di un individuo, è tenuto a rispettare il Codice della privacy (decreto legislativo n. 196/2003), di cui è parte integrante il Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali.

Il diritto alla riservatezza delle persone è controbilanciato dal diritto all'informazione su fatti di interesse pubblico e alla libertà di espressione. Tali interessi contrapposti trovano equilibrio nella nozione di essenzialità dell'informazione: il giornalista può diffondere dati attinenti alla sfera privata di un individuo solo se tali informazioni sono indispensabili “in ragione dell'originalità del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonché della qualificazione dei protagonisti” (Codice deontologico, art. 6 comma 1). Diversamente, il giornalista incorre:

  • nelle sanzioni disciplinari previste dall'Ordine (l'avvertimento, la censura, la sospensione dall'esercizio professionale e, nei casi più gravi, la radiazione – legge n. 69/1963);
  • nei provvedimenti sanzionatori del Garante della privacy (obbligo di adeguamento del trattamento dei dati personali al Codice della privacy e al Codice deontologico).

In caso di mancato ravvedimento, scatta il reato di “inosservanza dei provvedimenti del Garante” (art. 170 d.lgs. 196/2003). In base a tale disposizione, il Garante può condannare il titolare del trattamento in ambito giornalistico (cioè l'editore) alla sanzione amministrativa della “pubblicazione, nella testata attraverso la quale è stata commessa la violazione nonché, ove ritenuto necessario, anche in altre testate, della decisione che accerta la violazione, per intero o per estratto, ovvero di una dichiarazione riassuntiva della medesima violazione” (art. 164 bis Codice sulla privacy).

Pubblicazione di intercettazioni telefoniche[modifica | modifica wikitesto]

La disciplina delle intercettazioni predispone il divieto tassativo di pubblicare gli atti di un procedimento penale. La violazione di tale divieto configura un reato.

Il giornalista può pubblicare i testi di un'intercettazione solo dopo la conclusione delle indagini preliminari o dell'udienza preliminare. Diversamente, incorre nelle pene previste dall'art. 114 del Codice di procedura penale (“Divieto di pubblicazione di atti e di immagini”).

La divulgazione di atti o documenti di cui sia vietata la pubblicazione configura la fattispecie della “Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale” (art. 684 codice penale).

Segreto professionale[modifica | modifica wikitesto]

Europa[modifica | modifica wikitesto]

Il segreto sulla fonte fiduciaria è salvaguardato dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. L'articolo 11 («Libertà di espressione») tutela espressamente le fonti dei giornalisti, stabilendo il diritto a ricevere notizie:

« Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere. »
(Convenzione europea dei diritti dell'Uomo.)

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ulteriormente rafforzato la tutela delle fonti di carattere fiduciario. Interpretando estensivamente l'art. 11, ha stabilito che tale norma comprenda anche la tutela delle fonti giornalistiche, in virtù dello stretto legame tra diritto di informare e diritto di cercare notizie. Grazie a questa interpretazione estensiva, l'art. 11 della Convenzione garantisce sia il diritto di un individuo alla libertà di espressione sia il diritto della collettività a ricevere informazioni. In tal modo i giudici sopranazionali hanno previsto una tutela più ampia rispetto a quella offerta da ordinamenti giuridici nazionali, tra cui quello italiano, che garantiscono un diritto attivo a fare informazioni, ma non uno passivo a riceverle.

Due sentenze della Corte europea hanno fatto giurisprudenza in materia. Sono le sentenze Goodwin (27 marzo 1996, Goodwin c. Regno Unito) e Roemen (25 febbraio 2003, Roemen e Schmit c. Lussemburgo, Procedimento n. 51772/99). In esse la Corte ha affermato che il diritto alla protezione delle fonti giornalistiche è da considerarsi strettamente connesso al diritto di ricevere notizie. Inoltre ha stabilito l'illegittimità delle perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei giornalisti, nonché negli studi dei loro avvocati, volte alla ricerca delle fonti confidenziali. Se tale protezione non esistesse, cioè se le fonti confidenziali sapessero che un giudice può ordinare al giornalista di rivelare il loro nome, sarebbero dissuasi dal fornire notizie. Ma ciò sarebbe a detrimento della completezza dell'informazione e, in definitiva, della stessa libertà di stampa.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

La legge istitutiva dell'Ordine impone al giornalista l'obbligo di tutelare la segretezza delle fonti:

« [Giornalisti ed editori] sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse. »
(legge professionale n. 69/1963.)

La violazione del segreto comporta una sanzione disciplinare (articolo 48 della legge n. 69/1963).

I giornalisti italiani devono rifiutarsi di fornire i nomi delle persone dalle quali hanno avuto notizie di carattere fiduciario anche di fronte ai giudici. L'obbligo della segretezza della fonte può essere rimosso soltanto nel caso in cui la rivelazione della fonte si riveli indispensabile ai fini della prova del reato. In questo caso il giudice (mai un pubblico ministero) ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni (articolo 200 del Codice di procedura penale). Solo il giornalista professionista ha la facoltà di opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti. I pubblicisti e i praticanti, invece, sono sempre tenuti a rispondere ai giudici sul segreto professionale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Barbano A., Manuale di Giornalismo, Laterza, 2012.
  • Calabrese O. / P. Violi, I giornali. Guida alla lettura e all’uso didattico, Espresso Strumenti, 1980.
  • Dardano M., Il linguaggio dei giornali italiani, Laterza, 1973.
  • Gozzini G., Storia del giornalismo, Mondadori, 2000.
  • Lepri S., Professione giornalista, Etas-Rcs Libri, 1991.
  • Medici M. / D. Proietti (a cura di), Il linguaggio del giornalismo, Mursia, 1992.
  • Papuzzi A., Manuale del giornalista, Donzelli, 1993.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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