Lucio Magri
| on. Lucio Magri | |
|---|---|
| Parlamento italiano Camera dei deputati |
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Lucio Magri nel 1976 |
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| Luogo nascita | Ferrara |
| Data nascita | 19 agosto 1932 |
| Luogo morte | Bellinzona |
| Data morte | 28 novembre 2011 |
| Titolo di studio | licenza media superiore |
| Professione | giornalista |
| Partito | Democrazia Proletaria, Partito di Unità Proletaria, Partito Comunista Italiano, Rifondazione Comunista |
| Legislatura | VII, VIII, IX, X e XI Legislatura |
| Gruppo | Democrazia Proletaria, Partito di Unità Proletaria, Partito Comunista Italiano, Rifondazione Comunista |
Lucio Magri (Ferrara, 19 agosto 1932 – Zurigo, 28 novembre 2011) è stato un giornalista e politico italiano.
Indice |
[modifica] Cenni biografici
Magri entra nel PCI negli anni '50, dopo un'esperienza nella gioventù democristiana a Bergamo. Viene accolto nella segreteria del partito di Bergamo, poi nel direttivo regionale lombardo, e di là passa poi a Botteghe Oscure. Nel 1969, dopo lo shock dell'invasione sovietica della Cecoslovacchia durante la Primavera di Praga, in dissenso con la posizione del Pci, è tra gli animatori del gruppo (con Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Aldo Natoli, Valentino Parlato, Luciana Castellina, e altri) che dà vita alla rivista "il manifesto", da lui diretta, e che successivamente viene radiato dal partito. Nel 1971 partecipa insieme agli altri alla trasformazione della rivista nel quotidiano ancora esistente. Successivamente si distanzia dal gruppo, fondando nel 1974 il Partito di Unità Proletaria per il comunismo, di cui è segretario[1].
Confluisce successivamente con tutto il partito nel PCI nel 1984. Al momento della trasformazione del PCI in PDS nel 1991, decide di aderire al Partito della Rifondazione Comunista, fondando una corrente interna la cui struttura ricorda il gruppo dirigente del vecchio PdUP per il comunismo.
Il 14 giugno 1995 la sua corrente lascia il partito per costituire il Movimento dei Comunisti Unitari, su una posizione di appoggio del governo Dini.
Successivamente il Movimento appare tra le forze fondatrici dei Democratici di Sinistra, svolta alla quale Magri non aderisce, preferendo tornare a scrivere per Il Manifesto.
Nel 2009 ha pubblicato Il sarto di Ulm. Una possibile storia del PCI (il Saggiatore, Milano), un tentativo di ripercorrere la storia del Partito comunista in Italia e nel mondo nella seconda metà del Novecento, mettendo in evidenza i tanti punti di biforcazione che, se attraversati diversamente avrebbero potuto far approdare a un esito ben diverso dall'attuale movimento comunista italiano.
Nel novembre 2011, depresso per la scomparsa della moglie [2], si reca a Bellinzona in Svizzera e, pur tentando gli amici di dissuaderlo, sceglie di andare avanti con il suicidio assistito morendo così all'età di 79 anni.[3]
È sepolto a fianco della moglie Mara nel cimitero di Recanati.
[modifica] Note
- ^ IL MANIFESTO - attualità - "Addio Lucio". Il dolore dei compagni per l'ultima difficile scelta
- ^ Simonetta Fiori, Il suicidio assistito di Lucio Magri. L'addio ai compagni: "Ho deciso di morire", la Repubblica, 29 novembre 2011
- ^ Redazione Online. Suicidio assistito per Lucio Magri. Corriere.it, 24 novembre 2011. URL consultato il 01 dicembre 2011.
[modifica] Voci correlate
- Partito Comunista Italiano
- Partito di Unità Proletaria per il comunismo
- Democrazia Proletaria
- Il Manifesto
[modifica] Collegamenti esterni
- Un ritratto di Nello Aiello
- Un approfondimento su opere e note biografiche
- Scheda personale della VII Legislatura della Camera dei Deputati
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