Recanati

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Recanati
comune
Recanati – Stemma Recanati – Bandiera
Recanati – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Macerata-Stemma.png Macerata
Amministrazione
Sindaco Francesco Fiordomo (PD) dal 22/06/2009
Territorio
Coordinate 43°23′54.78″N 13°33′09.11″E / 43.39855°N 13.552531°E43.39855; 13.552531 (Recanati)Coordinate: 43°23′54.78″N 13°33′09.11″E / 43.39855°N 13.552531°E43.39855; 13.552531 (Recanati)
Altitudine 296 m s.l.m.
Superficie 102,77 km²
Abitanti 21 523[1] (31-12-2013)
Densità 209,43 ab./km²
Frazioni Bagnolo, Castelnuovo, Chiarino, Le Grazie, Montefiore, Santa Lucia, Fontenoce, Costa De Ricchi
Comuni confinanti Castelfidardo (AN), Loreto (AN), Macerata, Montecassiano, Montefano, Montelupone, Osimo (AN), Porto Recanati, Potenza Picena
Altre informazioni
Cod. postale 62019
Prefisso 071, 0733 limitatamente alle frazioni di Montefiore e Sambucheto
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 043044
Cod. catastale H211
Targa MC
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 982 GG[2]
Nome abitanti recanatesi
Patrono San Vito, san Flaviano, Patriarca di Costantinopoli e Martire
Giorno festivo 15 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Recanati
Posizione del comune di Recanati nella provincia di Macerata
Posizione del comune di Recanati nella provincia di Macerata
Sito istituzionale

Recanati (Reganati in dialetto locale) è un comune italiano di 21.523 abitanti[3] della provincia di Macerata nelle Marche.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Scorcio dell'abitato

Recanati sorge sulla cima di un colle, la cui cresta tortuosa è quasi pianeggiante, a 296 m s.l.m., tra le valli dei fiumi Potenza e Musone. Il mare Adriatico, oltre il quale quando l'aria è chiara si vedono i monti della Dalmazia, è ad una decina di chilometri ad Est della città. In direzione Nord è visibile il monte Conero che si perde nelle acque e dagli altri lati della città non chiusa né limitata da prossime elevazioni, si vedono le cime degli Appennini. Le cime dei Monti Sibillini con il monte Vettore e più su il monte San Vicino, lo Strega e il Catria sono ben visibili. Come altri centri marchigiani, anche Recanati è la tipica "città balcone" per l'ampio panorama che vi si scorge: città e borgate sono sparse in gran numero nell'ampia distesa, tra piani, valli e colline.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini e fondazione di Recanati[modifica | modifica sorgente]

Dell'origine del primo centro abitato di Recanati non si hanno notizie certe. Sicuramente i territori circostanti furono abitati già in epoca preistorica dalla popolazione dei Piceni, diffusi nella regione. In epoca romana, lungo la valle del fiume Potenza, allora navigabile, sorsero due importanti città: Potentia, in corrispondenza della foce ed Helvia Recina, anche detta Ricina, verso l'interno. A causa dell'invasione dei Goti condotta da Radagaiso intorno al 406 d.C., che misero a ferro e a fuoco la zona, la popolazione cercò rifugio sulle colline. Si ritiene che tanto Recanati quanto Macerata debbano la loro origine a quell'antica città. Il nome Recanati, in latino "Recinetum" e "Ricinetum", indica anch'esso la derivazione della città da Ricina. Recanati poi si andò a poco a poco formando con la riunione di alcuni piccoli luoghi posti sullo stesso colle: il castello di Monte Morello, il castello di San Vito, altrimenti detto Borgo di Muzio, il castello di Monte Volpino e il borgo di Castelnuovo, borgo che in origine sembra si chiamasse Castello dei Ricinati.

Recanati fra Basso Medioevo ed Età dei comuni[modifica | modifica sorgente]

Nel XII secolo, sorto il dissidio tra la Chiesa e Federico Barbarossa, Recanati respinse il governo dei Conti che appoggiavano l'Imperatore ed elesse i consoli. La città diventò un Libero Comune. Fu amministrata dai consoli fino al 1203, poi adottò il sistema dei Podestà.

Nel 1228 Federico II di Svevia, favorito dai ghibellini, fece guerra al Papa. Recanati, in genere fedele al Papato, scelse di stare con Federico II. Per questo nel 1229 Recanati ottenne dall'imperatore Federico II la proprietà di tutto il litorale, dal fiume Potenza all'Aspio, con la facoltà di edificare un porto (oggi Porto Recanati). Ben presto però i recanatesi tornarono dalla parte del papato. Nel 1239, riaccesosi il dissidio fra il Papa e l'Imperatore, Recanati, unico tra i comuni circostanti ad essere rimasto fedele al papato, diede ospitalità al Vescovo di Osimo Rinaldo, ai Duchi Guelfi e ai Legati Pontifici, costretti alla fuga dalle vessazioni dei Ghibellini. Nel 1240, papa Gregorio IX levò ad Osimo il titolo di Città e sede vescovile, riducendolo a condizione di villa e contemporaneamente dichiarò città il castello di Recanati e lo decorò con la cattedrale episcopale di San Flaviano.

Il 1296 segnò un'epoca importantissima. In quest'anno infatti si manifestò che la cappella venerata dentro la chiesa di Loreto, a quel tempo territorio recanatese, era la Santa casa di Nazaret, portata dagli angeli dalla Palestina.

Scrive Monaldo Leopardi nei suoi annali: "Il secolo decimoquarto sorgeva torbido e minaccioso come aveva già tramontato il secolo precedente, e in molte comuni della Marca si vedevano preludi di novità e apparecchiamenti di guerra. Questi segni apparivano principalmente in Ancona, Fermo, Iesi, Camerino, Cagli, Fano, Osimo e Recanati". Fra questi paesi infatti non mancavano discordie che spesso portavano a scontri, a guerre e a lunghi assedi. Per questo nel 1301 il rettore della Marca Piero Caetani fece pubblicare una costituzione che "intimava di non fare sedizione, esercito, cavalcata ne verun'altra mossa", pena forti sanzioni. Nonostante questo negli anni a venire gli scontri furono numerosi e cruenti. Gli anni dal 1311 al 1315 furono fra i più lugubri della storia recanatese. Le fazioni dei guelfi e dei ghibellini ardevano in città sempre con maggior fuoco. Recanati, storicamente legata alla parte guelfa, aveva nel Vescovo Federico e nella sua famiglia un forte sostenitore di quella parte, suscitando gelosia e acredine nell'altra parte. Così nel 1312 alcuni nobili ghibellini recanatesi, sostenuti dal podestà, dai magistrati e da molti consiglieri, assalirono le proprietà del Vescovo saccheggiandole. La Curia generale citò a comparire il Comune e le persone coinvolte, condannandoli al pagamento di mille lire di ravennati, causando così nuovi tumulti. La città cadde in mano ghibellina e vi rimase per due anni resistendo ai diversi assedi, finché Giovanni XXII mandò da Avignone un monito; il rettore della Marca, Amelio di Lautrec, mandò suo cugino Ponzio Arnaldo con ingenti forze, costringendo i ghibellini alla resa. Tutto sembrava tornato alla pace quando scoppiò la congiura: nella notte furono introdotti uomini armati di Osimo, comandati da Lippaccio e Andrea Guzzolini. Sopraffatto il Marchese, fecero prima strage del suo esercito, poi trucidarono i capi guelfi e le loro famiglie, senza risparmiare donne e bambini. Il Vescovo e il clero furono cacciati e chiunque fosse ligio al Papa fu carcerato. Questo costò alla città la scomunica e il trasferimento della sede vescovile a Macerata. Nel 1322 il Marchese Amelio di Lautrec, preso al soldo come suo capitano Fulcieri de Calboli, fece assediare Recanati costringendola alla resa e una volta entrato in città incendiò e distrusse le fortificazioni, le case dei capi ghibellini e il Palazzo dei Priori. Il perdono fu dato soltanto nel 1328, la Sede Vescovile nel 1354.

Nel 1393 Bonifacio IX concesse alla Città la facoltà di battere moneta in rame, argento ed oro, da ritenersi valida in tutto lo Stato.

Il 13 settembre 1405 il Consiglio Comunale approvava una raccolta ordinata delle Costituzioni, Statuti e Ordinamenti della Città di Recanati divisa in quattro libri stampati col titolo: Diritti municipali, o Statuti dell'illustre Città di Recanati. Questi statuti furono chiesti dalla Città di Firenze come modello per la costituzione di un proprio corpo giuridico. La Repubblica di Recanati fu insignita del titolo di Justissima Civitas dai Priori del Comune di Firenze.

Nel 1415 Papa Gregorio XII lascia il pontificato per consentire la conclusione dello scisma d'occidente e viene a vivere a Recanati quale legato e vicario perpetuo per la Marca. Nel mese di ottobre del 1417 morì. Fu sepolto nella cattedrale recanatese di San Flaviano, in cui riposano tuttora le sue ceneri. Fu l'ultimo papa a non essere sepolto a Roma.

Recanati fra Rinascimento ed Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Nel 1422, Papa Martino V ordinò che nella già celebre fiera annuale che si svolgeva a Recanati, i mercanti, le merci e i concorrenti, avessero libero e sicuro accesso. Questo rafforzò notevolmente la fiera che contribuì in modo sensibile allo sviluppo economico della città, consentendo di intrecciare relazioni diplomatiche coi principali centri italiani ed europei. Per due secoli Recanati ebbe un ruolo di rilievo negli scambi commerciali dell'Adriatico; nel corso degli anni vi giunsero uomini di lettere, come l'umanista Antonio Bonfini, giuristi, come Antonio da Cannara, e celebri pittori, quali Lorenzo Lotto, Guercino, Caravaggio, Sansovino, Luigi Vanvitelli. In questo clima, nella metà del Cinquecento, una famiglia di scultori, i Lombardi (Aurelio, Ludovico e Girolamo Lombardi), giunsero dalla nativa Ferrara e Venezia per lavorare a Loreto e aprirono la loro fonderia dietro la chiesa di San Vito. Col tempo Recanati divenne un importante centro fondiario. Altri si aggiunsero a loro: Tiburzio Vergelli di Camerino, Antonio Calcagni (padre di Michelangelo Calcagni,scultore), Sebastiano Sebastiani, Tarquinio e Pier Paolo Jacometti, Giovan Battista Vitali. Furono la scuola scultorea recanatese a dare il via alla tradizione di orafi e argentieri che da allora hanno lavorato sul territorio nei secoli successivi.

Il 21 marzo 1456 la Beata Vergine apparve miracolosamente ad una giovane albanese di nome Elena. Slavi e albanesi erano presenti in gran numero nelle campagne marchigiane, rifugiatisi qui per sfuggiti ai predoni turchi nelle coste dalmate. Nel punto dell'apparizione fu costruita di lì a poco la chiesetta di Santa Maria delle Grazie.

Nel 1586 Papa Sisto V elevò a rango di città il castello di Loreto, edificato intorno alla Chiesa di Santa Maria, fino ad allora territorio sotto la giurisdizione di Recanati.

Per tutto il XVIII secolo Recanati dovette sopportare aggravi e fastidi per fornire foraggi e vettovaglie ora agli austriaci, poi agli spagnoli e ai francesi. Questo durò fino al Trattato di Aquisgrana (1748).

Recanati nel Risorgimento[modifica | modifica sorgente]

Nel 1798 la città subì l'occupazione francese da parte delle truppe napoleoniche.

La partecipazione ai moti risorgimentali del 1831 costa la vita al recanatese patriota della libertà Vito Fedeli, chiuso in un carcere pontificio.

Nel 1848 Giuseppe Garibaldi volle transitare nella città di Giacomo Leopardi per soccorrere Roma, la capitale della Repubblica Romana, a cui Recanati apparteneva[4].

Nel 1860, l'annessione dello Stato della Chiesa al Regno d'Italia, in seguito alla Battaglia di Castelfidardo, integrò la storia del Comune di Recanati alla storia dell'Italia di oggi.

Nel 1893 un tratto di litorale viene scorporato dal territorio comunale per costituire il nuovo comune di Porto Recanati.

Recanati nella Contemporaneità[modifica | modifica sorgente]

Nel 1937 con R.D. n° 1335, convertito nella Legge 2255, viene istituito il Centro Nazionale di Studi Leopardiani, la cui sede era stata progettata da Guglielmo De Angelis d'Ossat.

Nel 1968, il politico recanatese Giacomo Brodolini, eletto nelle file del PSI viene nominato Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel secondo governo di Mariano Rumor (1968-1969). Da Ministro, introdusse fondamentali riforme nel mondo del lavoro: il superamento delle gabbie salariali, la ristrutturazione del sistema previdenziale e l'elaborazione dello Statuto dei lavoratori sono solo alcune delle iniziative di cui fu promotore.

Nel 1990 nasce il Premio Città di Recanati, che poi prenderà il nome di Musicultura. Il Festival si impone come una delle più importanti manifestazioni nazionali di musica d'autore. Nel 2005 il festival si trasferisce allo Sferisterio di Macerata

Nel 2008 nasce a l'Artika Festival che propone esposizioni di arte contemporanea, performance e concerti. Il festival, che propose artisti come Hernan Chavar, Nicola Alessandrini, Hotel Nuclear, 7/8 kili, ZAPRUDER filmmakersgroup, Davide Savorani, Carloni & Franceschetti, cessò la sua attività nel 2012. Il festival vide la presenza di musicisti come Turin Brakes, Dente, Bachi da pietra, Ronin, IOIOI, Il pan del diavolo, Above the tree, Der Feuerkreiner, OvO, Uochi Toki, Pitch, Bob Corn, Dadamatto. Nella letteratura fra gli altri sono stati ospitati Paolo Nori e Alessandro Bonino.[5]

Luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Luoghi leopardiani[modifica | modifica sorgente]

La casa natale di Giacomo Leopardi
Ritratto di Giacomo Leopardi
Il Colle dell'Infinito
Lapide a memoria della terra recanatese portata sulla tomba di Leopardi a Piedigrotta
  • Palazzo Leopardi: è la casa natale del poeta. Tutt'oggi il palazzo è abitato dai discendenti e aperto al pubblico. Esso venne ristrutturato nelle forme attuali dall'architetto Carlo Orazio Leopardi verso la metà del XVIII secolo. L'ambiente più suggestivo è senza dubbio la biblioteca, che custodisce oltre 20.000 volumi, tra cui incunaboli ed antichi volumi, raccolti dal padre del poeta, Monaldo Leopardi.
  • Piazzetta del Sabato del Villaggio: sulla quale si affaccia Palazzo Leopardi. li vi si trova la casa di Silvia e la chiesa di Santa Maria in Montemorello (XVI secolo), nel cui fonte battesimale fu battezzato Giacomo Leopardi nel 1798.
  • Colle dell'Infinito: è la sommità del Monte Tabor da cui si domina un panorama vastissimo verso le montagne e che ispirò l'omonima poesia composta dal poeta a 21 anni. All'interno del parco troviamo il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, sede di convegni, seminari, conferenze e manifestazioni culturali.
  • Palazzo Antici-Mattei: casa della madre di Leopardi, Adelaide Antici Mattei, edificio dalle linee semplici ed eleganti con iscrizioni in latino.
  • Torre del Passero Solitario: nel cortile del chiostro di Sant'Agostino è visibile la torre, la cui cuspide a cartoccio fu decapitata da un fulmine nella metà del XIX secolo, resa celebre dalla poesia "Il passero solitario".

Arte e architettura[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di San Vito: facciata
  • Concattedrale di San Flaviano (XIV secolo): La porta principale è posta sulla fiancata laterale, non ha una facciata e il vasto interno è a tre navate con bellissimo soffitto a cassettoni in legno. Ad esso è annesso il Palazzo Vescovile e le ex-Carceri. All'interno della Cattedrale vi è il sarcofago di Papa Gregorio XII ivi sepolto e il Museo Diocesano.
  • Chiesa di San Pietrino (XIV secolo): la facciata è forse del Vanvitelli. La Chiesa è della Confraternita degli Orti.
  • Chiesetta della Madonna delle Grazie (1456): la chiesa fu costruita sul luogo in cui si dice comparisse la Beata Vergine ad una giovane albanese di nome Elena. La chiesa e gli affreschi di Giacomo di Nicola da Recanati che vi si trovano richiedono un urgente restauro.
  • Chiesa di San Domenico (XV secolo) il portale del 1481 è di Giuliano da Maiano. All'interno si trova il San Vincenzo Ferreri in gloria 1513 di Lorenzo Lotto
  • Chiesa di Santa Maria di Varano (XV secolo): la chiesa e l'annesso convento furono costruiti per i Frati Minori Osservanti a spese dell'allora vescovo di Macerata e Recanati, il forlivese Nicolò dall'Aste[6]. Era chiamata anche "Chiesa degli Zoccolanti" dal nome "popolare" dei Frati Minori Osservanti, ossia Frati "zoccolanti" (oggi unificati nell'Ordine dei Frati Minori). Parte dell'allora convento divenne nel 1873 il pubblico cimitero, nel quale oggi vi è sepolto B. Gigli. La Cappella di San Diego fu fatta eseguire da Don Diego Zapata. Vi sono poi due tele di Pier Simone Fanelli, San Francesco e San Lorenzo da Brindisi e un Sant'Antonio di Marino Pasqualini. L'altare ligneo è del XVII secolo.
  • Palazzo Venieri: fatto costruire dal cardinal Venieri su disegno di Giuliano da Maiano, che diresse anche i lavori di costruzione. Situato a cavallo delle mura urbiche, era concepito a metà fra residenza e castello urbano. La corte rinascimentale, porticata su tre lati presenta colonne in pietra d'istria e raffinati capitelli con lo stemma cardinalizio. Aperta ad ali sul paesaggio collinare, seguendo un modello che ritroviamo spesso in opere rinascimentali marchigiane, presenta un arco-balcone che si affaccia sul mare sopra il quale spicca un orologio con la scritta "volat irreparabile tempus". A Recanati Giuliano sperimenta la soluzione che poi ripercorrerà nella sua villa di Poggioreale per Alfonso d'Aragona a Napoli. Nell'agosto del 1479 la morte del cardinale pone fine ai lavori del palazzo che rimane così incompiuto. La loggia dei Mercanti di Macerata risulta essere realizzata con materiali di recupero del Palazzo Venieri di Recanati. Furono ospiti di questo palazzo due papi, Paolo III nel 1539 e Pio VII nel 1814.
  • Palazzo Mazzagalli: apparteneva originariamente ai Massucci della Stella. Deve il suo disegno o a Giuliano da Maiano o a Luciano Laurana.
  • Chiesa di Santa Maria di Montemorello (XIII secolo): detta anticamente de Platea fu rifatta completamente nel 1581 quando vennero i Gesuiti a Recanati. La chiesa subì ancora radicali trasformazioni all'inizio dell'Ottocento ad opera del Brandoni. All'interno sono conservate una tavola datata 1580 di Durante Nobili da Caldarola, allievo di Lorenzo Lotto e una pala d'altare attribuita a Pier Simone Fanelli (XVII secolo).
  • Chiesa dei Cappuccini: fu costruita col convento nel 1618. All'interno un quadro della Madonna di Loreto del Pomarancio e una tela attribuita al Caravaggio (La Madonna dell'insalata). Sul piazzale di fronte fu eretta una stele in travertino con ceramiche di Arturo Politi e Rodolfo Ceccaroni.
  • Chiesa di San Filippo Neri (XVII-XVIII secolo)
  • Chiesa di San Michele (XVIII secolo) La primitiva risale al 1234, ma fu rifatta nel 1783 su disegno di Carlo Orazio Leopardi.
Annunciazione, 1528, Recanati, Museo civico Villa Coloredo Mels
Piazza Leopardi con il palazzo comunale
Recanati, Piazza, Torre del borgo
  • Piazza Leopardi e Palazzo comunale: il neoclassico Palazzo Comunale costruito alla fine dell'Ottocento in occasione del I centenario della nascita di Giacomo Leopardi è situato nella piazza che prende il nome del poeta. L'Aula Magna al suo interno è stata decorata dall'architetto Gaetano Koch (autore anche del palazzo della Banca d'Italia a Roma). All'interno del Comune anche il Museo dedicato a Beniamino Gigli, in cui sono conservati abiti di scena, documenti e dischi del grande tenore. Al centro della piazza il monumento dedicato al poeta di Giorgio Panichi e una bella torre ghibellina (Torre del Borgo) sui lati della quale spiccano il simbolo della città scolpito da Jacopo Sansovino, lo stemma della città di Fermo (XIII secolo) regalato a Recanati in segno di alleanza, il bassorilievo bronzeo di Pier Paolo Jacometti e un orologio il cui quadrante è in pietra bianca risalente al 1562.
  • Tomba di Beniamino Gigli: all'interno del cimitero cittadino troviamo il sacello gigliano realizzato a forma di piramide e con interessanti iscrizioni. Sul colle di Montarice, invece, svetta come una bianca vela la villa del tenore (arch. Florestano Di Fausto), immersa in un ampio parco.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

  • Insediamento di Fontenoce: gli scavi condotti nel 1984-1985, 1992, e 1997-1998, hanno individuato un abitato riferibile ad una fase avanzata del neolitico (VI millennio a.C.)
  • Necropoli di Fontenoce - Area Guzzini: gli scavi condotti dal 1992 al 1997, hanno portato alla luce un'importante necropoli eneolitica costituita da 20 tombe a grotticella artificiale (IV millennio a.C.). In zona sono stati trovati anche degli abitati.
  • Necropoli Cava Koch: necropoli eneolitica (IV millennio a.C.).
  • Contrada "Valle Memoria": la "memoria" indica di solito il luogo dove erano sepolti i martiri cristiani durante i primi secoli. Vicino alla chiesetta detta "Ottaviani" (in territorio che è proprietà della Santa Casa, nei pressi del ponte sulla strada Regina) c'è tuttora una fonte d'acqua viva, detta "Fons Episcopi", dove un antichissimo vescovo e alcuni cristiani furono condotti e martirizzati durante le persecuzioni romane. Il vescovo ed i martiri provenivano dalla città di "Potentia" che sorgeva alla foce dell'attuale fiume Potenza.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[7]

Dialetto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dialetti marchigiani.

Il dialetto recanatese (u reganatese) fa parte di un piccolo gruppo di transizione tra i dialetti della zona anconetana e quelli della zona maceratese-fermano-camerte, comprendente anche i vernacoli di Filottrano e Montefano, in quanto ospita influssi provenienti in egual misura da entrambe le aree.

Tra gli elementi di chiara derivazione anconetana, che avvicinano il recanatese non tanto al dialetto del capoluogo marchigiano ma piuttosto a quello dei comuni limitrofi quali Loreto, Castelfidardo ed Osimo, vi sono:

  • Mancanza totale della metafonesi da –o e da –i finale, per le vocali toniche “e” ed “o” sia chiuse sia aperte,  tipica invece del maceratese e di un po’ tutto il centro-sud italiano: per cui a Recanati si ha furbétto e non furbittu come a Macerata, macèllo e non macéllu, rótto e non rutto, pòrto e non pórtu, ecc; tuttavia  tale fenomeno, che attualmente si arresta al di sotto del fiume Potenza, doveva essere un tempo presente pure a Recanati, come dimostrato da documenti dei secoli XIV -XV (terrino, quillo, quisto), e uno degli ultimi relitti metafonetici riscontrabili è stato un quilli in un testo ottocentesco; infine attualmente vi sono solo forme sporadiche come puji per “polli”, e inoltre è da segnalare come la seconda persona del verbo “essere”, pur coincidendo con l’italiano “sèi”, nelle forme interrogative ausiliarie diventa (Ci si jito?);
  • Non c'è distinzione tra ô (<-o, -ō del latino) e ö (<ū latina), per cui anche a Recanati, come in tutta l'area perimeridiana e in Toscana, le -u latine si sono aperte in -o (lupo < lat. LUPUM); è inoltre da segnalare che a Recanati, ma anche a Jesi, Potenza Picena e Civitanova Marche, non è neppure avvenuto il fenomeno contrario, per il quale tutte le -o finali dell'italiano sono divenute -u (iu magnu < io mangio, lu stòmmigu < lo stomaco), come si verifica invece nel triangolo Ancona-Osimo-Porto Recanati;
  • La lenizione intervocalica (o “rilassamento”), avvertibile però in maniera più sporadica e meno sistematica che nell’area anconetana, perché è vitale di fatto solo per -c-, che diventa molto spesso -g-, ad es. nello stesso nome della città, che viene reso come Reganati, bagià per “baciare”, brugià per “bruciare”, vesciga per “vescica”, fògo per “fuoco”, siguro per “sicuro”, gambià per “cambiare”, mentre per  il passaggio da -t- a  -d- si riscontrano solo pochissimi casi, come fadigà, che contiene la lenizione di entrambe, e aiudo/aiudà per “aiuto/aiutare”;
  • Mancanza del passaggio da b iniziale e intervocalica a v, presente invece a Macerata (babbo e non vavvu, e non per “bere”, bardascio e non vardasciu);
  • Sdoppiamento della  -rr-, (tèra, guèra), assente a Macerata città, ma presente in alcune aree della provincia, come Matelica e San Severino Marche;
  • La pronuncia con “è” aperta di molti vocaboli che invece nel maceratese suonano con “é” chiusa, ad es. viène, bicchièro per “bicchiere”, nonché i suffissi in  -mento e in  -mente, ad es. ‘bbijamènto per “abbigliaménto”,capamènto per “scelta” ;
  • L’uso dei pronomi personali e lia per “lui” e “lei”, tipici delle Marche e dell’Umbria centrosettentrionali, in antitesi alle forme centromeridionali issu/issa;
  • Uso del pronome interrogativo ’? nel senso di “che cosa?”, tipico dell’anconetano-osimano ma non dello jesino che usa invece que?;

Invece tra gli aspetti che avvicinano il recanatese alla famiglia maceratese-fermano-camerte, vanno annoverati:

  • L’uso della parte finale e non di quella iniziale del latino “illud” per la costruzione dell’articolo determinativo maschile singolare “il”: infatti mentre nelle finitime località di Loreto e Porto Recanati è in uso la forma anconetana el, a Recanati è presente ‘u , da un più antico ru, forma quest’ultima ancora presente a Filottrano; da qui derivano ‘a  (da ra) per “la”, i (da ri) e l’ per “i, gli”, ‘e (da re) per “le”; tra Recanati e le aree immediatamente più a nord passa perciò una cesura molto importante a livello linguistico nazionale, in quanto segna il passaggio dalle forme dialettali perimeridiane, disposte lungo la linea Roma-Perugia-Ancona, che appunto usano la parte iniziale di “illud”, a quelle mediane in senso stretto, nonché a quelle meridionali, che invece ne usano la parte finale;
  • Il passaggio da g iniziale ed intervocalica a j (joco/jocà per “gioco/giocare” da latino “iocus”, fujì/fujato per “fuggire/fuggito”);
  • Il passaggio da doppia  -ll- intervocalica a  -j- (bujito per “bollito”, curaji per “coralli”, puji per “polli”, mujche per “molliche”);
  • Mantenimento di “t” latina in matre/patre;
  • Apocope anche dei suffissi in  -ro (da -io), seppur non estesa e generalizzata come nel maceratese, ad es. pajà per “pagliaio”, pegurà per “pecoraio”, ma ferraro, sartore;
  • L’assimilazione progressiva ND > NN (il mondo> u monno, quando> quanno, passando> passanno), presente comunque pure nella provincia di Ancona, tranne che nel capoluogo. È un po' più rara l'assimilazione di MB > MM (pijà gammo’ “prendere il sopravvento”);
  • Sonorizzazione di “c” dopo nasale (mancare > mangà, bianco > biango), tipica anche di Jesi, mentre il fenomeno analogo per “t” a Recanati è presente solo sporadicamente, perciò pare essere regredito: sopravvive ad es. la forma déndro per “dentro”;
  • Con i sostantivi che indicano grado di parentela l'aggettivo possessivo può essere espresso con una particella proclitica (ad es. tu' madre, tu' padre), o con una enclitica (màmmeta, bàbbeto), esattamente come a Jesi;
  • La pronuncia con “é” chiusa di molti vocaboli che invece nei comuni limitrofi della provincia di Ancona e a Porto Recanati suonano con “è” aperta, ad es. trénta, pénso, sénza, vérde, férmo, vénne;

Infine sono da ritenere forme tipiche esclusivamente di Recanati per “al/allo” (mù patre “al padre”), e di conseguenza per “alla”, per “ai” e per “alle”, nonché nuà/vuà per “noi/voi”, sopre per “sopra” e sotta per “sotto”, questi ultimi due fenomeni guizzanti anche altrove.

Il lessico locale recanatese attinge anch’esso tanto dall’area anconetana quanto da quella maceratese. Eccone alcuni esempi: armango=almeno, bardascio=bambino, ciuétta=civetta, derèto=dietro, fugaraccio=falò, 'gna=bisogna, igno’=in giù, jòppa=zolla, lala=ala, minga=mica, négne=nevicare, pertegara=aratro, 'rsumijo=fotografia, sbrégo=strappo, torcolétto=rametto, vèspera=vespa, zécchere=zecche.

Analogamente ciò vale a proposito dei modi di dire: ciacca l’ajo=ben ti sta, de riffe o de raffe=in qualche maniera, è como jì a curre c’u lebbre=è una gara impari, jì a gatto mino’=camminare carponi, mango pe’ mele=nemmeno per sogno, e me’ cojoni=però, ci vorrebbe pure, pijà gammo’=prendere il sopravvento, sartà u fosso=fare il salto di qualità, secco rrabbito=magrissimo, voja de fadigà sarteme addosso=detto di persona sfaticata.

Ancora, sono di seguito riportati alcuni proverbi tipici: ‘A cerqua nun fa’ i melaranci=ogni albero dà il proprio frutto, ogni uomo dà solo quel che ha, Mejo puzzà de vì che d’ojo santo=meglio ubriachi che in fin di vita, Carta canta e villan dorme= lo scritto si fa sentire (cioè fa prova), mentre il contadino dorme (nel senso che non può farsi sentire, cioè non ha voce in capitolo perché non sa scrivere), perciò è sempre indispensabile avere prove scritte perché le parole volano e non restano, Quanno u gallo canta da gajina, a casa va in ruìna=quando l’uomo fa la parte della donna (si lascia comandare), le cose in famiglia non vanno mai bene, Sant’Antò d’a barba bianga, se nun negne nun se magna=se a Sant’Antonio abbate (17 gennaio) non nevica non si ha cibo, Anno bisesto, anno funesto=l’anno bisestile è pieno di contrarietà, D’istate u monte, d’inverno a fonte=per regolarsi sul tempo che farà, l’estate si guarda la montagna, d’inverno il mare, Scirocco, oggi tiro e dumà scrocco=Oggi soffio e domani porto acqua.

Uno dei cittadini storicamente più illustri di Recanati, Giacomo Leopardi, in una lettera allo scrittore piacentino Pietro Giordani del 30 maggio 1817, ebbe modo di segnalare i pregi della favella recanatese, soffermandosi in particolare sulla pronuncia: “Ella non può figurarsi quanto sia bella. E’ così piana e naturale e lontana da ogni ombra di affettazione, e non tiene punto né della leziosaggine toscana né della superbia romana, mentre basta uscir due passi dal suo territorio per accorgersi di una notabile differenza, la quale in più luoghi pochissimo distanti, non che notabile è somma”.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

  • Archivio comunale di Recanati, via C. Battisti (sede propria)
  • Archivio della Banda musicale Beniamino Gigli, Piazza Sant'Agostino 4: archivio esclusivamente musicale, conserva soprattutto mss e stampe che si riferiscono al repertorio praticato dalla banda.
  • Biblioteca Comunale Benedettucci, Corso Persiani
  • Biblioteca del Centro culturale Charles Peguy, Via chiostro Sant'Agostino
  • Biblioteca del Centro nazionale di studi leopardiani, Via Monte Tabor 2: La biblioteca del centro nazionale di studi leopardiani si compone di circa 15.000 "pezzi" fra libri, recensioni, riviste e miscellanee. Una raccolta critica esclusiva sulla produzione leopardiana che inizia con le prime edizioni a stampa del poeta.
  • Biblioteca del convento dei cappuccini, Piazzale dei Cappuccini 1
  • Biblioteca del Convento dei padri passionisti, Via Castelnuovo 110
  • Biblioteca diocesana di Recanati, Via Gregorio XII:
  • Biblioteca padre Clemente Benedettucci, Corso Persiani: archivio esclusivamente musicale, conserva soprattutto mss e stampe che si riferiscono al repertorio praticato dalla Banda. La maggior parte è costituita da fantasie e trascrizioni da opere e operette (in particolare italiane), risalenti per lo più al periodo 1880/1930.
  • Biblioteca privata Leopardi, Piazza Sabato del villaggio: La biblioteca storica dei conti Leopardi è in gran parte frutto della ricerca di Monaldo Leopardi, che acquistò libri nelle fiere vicine, in occasioni varie e approfittando della soppressione di molte congregazioni religiose fra il 1808 e il 1810. La biblioteca si accrebbe anche grazie alle continue donazioni di parenti ed amici e agli acquisti fatti dai discendenti di Monaldo.

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Sono presenti sul territorio della città di Recanati: 6 scuole materne o dell'infanzia, 6 scuole elementari o primarie, 2 circoli didattici (materna ed elementare), una scuola media o secondaria di I grado, il Liceo Classico "Giacomo Leopardi", l' Istituto Tecnico Industriale "Enrico Mattei" (con specializzazioni di informatica, chimica, meccanica e telecomunicazioni), l'Istituto Professionale Industria e Artigianato "F. Corradini", l'Istituto Professionale per i Servizi Commerciali e Turistici "V. Bonifazi"

Musei[modifica | modifica sorgente]

Eventi e festival[modifica | modifica sorgente]

  • Amantica: Nato nel 2010 si svolge nel quartiere di Castelnuovo e propone un programma incentrato sulla musica tradizionale e sullo strumento dell'organetto. Il festival vede la direzione artistica di Elisa Ridolfi.[8]
  • Botteghe Aperte: Nato nel 2010 si svolge ogni anno nella zona artigianale ex Eko e propone un'esposizione e dimostrazione di prodotti artigianali del territorio. Il programma prevede inoltre conferenze tematiche, corsi di degustazione, esibizioni musicali, laboratori e giochi per bambini. L'evento è organizzato dall'associazione culturale Su la Testa.[9]
  • Lunaria: Rassegna di concerti che si svolgono ogni giovedì di luglio in piazza G. Leopardi, la piazza principale della città.
  • Memorabilia: festival di musica folk e pop in memoria del cantante marchigiano Oliviero de Quintajé. Il festival è organizzato dal Centro fonti San Lorenzo.

Eventi religiosi[modifica | modifica sorgente]

  • Festa di San Vito: Festa del patrono di Recanati che si svolge il 15 giugno.
  • Processione del Venerdì Santo: Ogni Venerdì Santo il paese celebra la Passione di Cristo con una processione in cui i sacconi portano oggetti rappresentanti il martirio di Gesù.

Persone legate a Recanati[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Aziende[modifica | modifica sorgente]

Sul suo territorio hanno sede l'azienda IGuzzini, produttrice di apparecchi di illuminazione per interni ed esterni e l'azienda Clementoni, produttrice di giocattoli educativi. E la nota fabbrica F.lli Guzzini che produce stampi in plastica

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
27 giugno 1999 13 giugno 2004 Fabio Corvatta centro-sinistra Sindaco [10]
14 giugno 2004 21 giugno 2009 Fabio Corvatta centro-destra Sindaco [10]
22 giugno 2009 25 maggio 2014 Francesco Fiordomo Partito Democratico Sindaco [11]
25 maggio 2014 in carica Francesco Fiordomo Partito Democratico-UDC-Liste civiche Sindaco [12]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Società sportive[modifica | modifica sorgente]

Tornei[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il giocatore del Barcellona Lionel Messi ha origini recanatesi: nel 1866, infatti, nacque a Recanati Angelo Messi il quale nel 1883 emigrò in Argentina in cerca di fortuna[13].


Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Racanati panoramica.jpg


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://demo.istat.it/bilmens2013gen/index.html - Popolazione residente al 31 dicembre 2013
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dato Istat al 30/4/2013.
  4. ^ Lapide Commemorativa a G.Garibeldi
  5. ^ Sito di Artika Festival
  6. ^ Amico Ricci, Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, Alessandro Mancini, Macerata 1854, Tomo I, p. 139, n. 26.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Sito di Amantica
  9. ^ Sito dell'associazione culturale Su la Testa promotrice dell'evento Festa dell'artigiano - Botteghe Aperte
  10. ^ a b Repubblica.it - Elezioni 2004
  11. ^ Speciale elezioni 2009 - Elezioni Amministrative 6-7 giugno 2009 - Comunali - Recanati
  12. ^ Sito del Ministero degli interni. URL consultato il 15-07-2014.
  13. ^ [1] Cronachemaceratesi.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Monaldo Leopardi. Annali di Recanati, Loreto e Porto Recanati. Edizione Centro nazionale di studi leopardiani, Recanati.
  • Giovanni Francesco Angelita, Origine della città di Ricanati e la sua historia e discretione (1601), ristampa a cura di F. Foschi, Micheloni Editore, Recanati 1978.
  • Angelo Antonio Bittarelli, Macerata e il suo territorio. La scultura. 1986.
  • Angelo Antonio Bittarelli, Macerata e il suo territorio. La pittura.
  • Gabriele Mariani, Il dialetto recanatese - dizionario - note linguistiche, modi di dire, proverbi. Tecnostampa 1991.
  • Fabio Mariano. Architettura nelle Marche dall'età classica al liberty. Fiesole, Nardini editore, 1995.
  • Giuseppe Santarelli, Le origini del Cristianesimo nelle Marche, Edizioni Lauretane della Santa Casa, Loreto 2007.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]