Democrazia Proletaria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Democrazia Proletaria
Democrazia Proletariabn.png
Segretario Mario Capanna (1984-1987), Giovanni Russo Spena (1987-1991)
Coordinatore Mario Capanna (1982-1984)
Stato Italia Italia
Fondazione 1975 (coalizione), 13 aprile 1978 (partito)
Dissoluzione 9 giugno 1991
Ideologia Comunismo,
Pacifismo,
Ecosocialismo[1],
Trotskismo[2]
Collocazione Estrema sinistra
Coalizione nessuna
Seggi massimi Camera
8 / 630

(massimo raggiunto nel 1987)
Seggi massimi Senato
1 / 315

(massimo raggiunto nel 1987)
Seggi massimi Europarlamento
1 / 81

(massimo raggiunto nel 1979, 1984, 1989)
Testata Quotidiano dei lavoratori

Democrazia Proletaria (DP) è stato un partito politico italiano di estrema sinistra, nato nel 1975 come coalizione elettorale e scioltosi nel 1991.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il cartello elettorale (1975-1978)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1975, in occasione delle elezioni regionali, i principali movimenti della sinistra italiana extraparlamentare: Partito di Unità Proletaria per il comunismo (PdUP per il comunismo), Avanguardia Operaia (AO) e il Movimento Lavoratori per il Socialismo (MLS, già Movimento Studentesco, MS), decisero di modificare la loro scelta di rifiuto dalla attività politica in sedi istituzionali come il parlamento, promuovendo il cartello elettorale di Democrazia Proletaria, a cui aderirono, in sede locale, anche altre formazioni minori come l'Organizzazione Comunista marxista-leninista, i Gruppi Comunisti Rivoluzionari (che cambieranno nome in Lega Comunista Rivoluzionaria IV Internazionale nel 1979) e la Lega dei Comunisti, ultimo residuo de Il potere operaio pisano. Inoltre Lotta Continua (LC) diede indicazione di voto per il PCI.[senza fonte]

Nel 1976 a questa coalizione si aggiunse Lotta Continua, e si ebbero alcune divisioni all'interno del PdUP tra le due componenti interne (favorevoli o contrarie al alla scelta parlamentare), ricomposte per non dividere l'alleanza della sinistra.

DP presentò proprie liste alle elezioni politiche del 1976, ottenendo il'1,5% dei voti. Vennero eletti sei deputati: tre del PdUP (Lucio Magri, Eliseo Milani e Luciana Castellina), uno di LC (Mimmo Pinto) e due di AO (Massimo Gorla e Silverio Corvisieri). Vittorio Foa (PdUP), che era stato eletto nelle circoscrizioni di Torino e Napoli, rinunciò al proprio seggio facendo subentrare Corvisieri e Pinto.

La costituente (1978)[modifica | modifica sorgente]

Il 13 aprile 1978 DP si trasformò in partito. In essa confluirono l'ala minoritaria del PdUP per il comunismo (rappresentata dalla corrente di sinistra formata degli ex-PSIUP Vittorio Foa e Silvano Miniati e dagli ex MPL Giovanni Russo Spena e Domenico Jervolino, oltre che dalle cosiddette "Federazioni unitarie" e dall'area sindacale di Elio Giovannini, Antonio Lettieri e Gastone Sclavi), la maggioranza di Avanguardia Operaia, guidata da Massimo Gorla, Silverio Corvisieri e Luigi Vinci, e la Lega dei Comunisti, guidata da Romano Luperini.

Nuova Sinistra Unita (1979)[modifica | modifica sorgente]

Durante le elezioni politiche del 1979 DP divenne il nucleo di una lista comune a tutta la Nuova sinistra (tranne il PdUP per il comunismo), comprendente anche ex membri di Lotta Continua, denominata Nuova Sinistra Unita (NSU). Ma mentre il PdUP per il comunismo con l'1,4% dei voti elesse 6 deputati, NSU riuscì a conquistare solo lo 0,8% dei voti e nessun seggio, causando demoralizzazione in tutta la coalizione, solo in parte recuperata nel giugno dello stesso anno dall'elezione a europarlamentare di Mario Capanna, e nelle elezioni amministrative dell'anno successivo dall'ingresso di rappresentanti nei principali consigli regionali, provinciali e comunali.

Gli Anni '80[modifica | modifica sorgente]

Alle Elezioni politiche italiane del 1983 Democrazia Proletaria ottenne 542.039 voti, corrispondenti al 1,47%. Il partito guadagnò 7 seggi alla Camera dei Deputati.

Alle Elezioni politiche italiane del 1987 Democrazia Proletaria ottenne 642.161 voti [3] (1,66%) e 8 seggi alla Camera. Per la prima volta ottenne un seggio al Senato, ricevendo [4] 493.667 voti (1,52%).

Nel 1987 Capanna rassegnò le dimissioni e Giovanni Russo Spena divenne segretario.

Lo scioglimento di DP (1991)[modifica | modifica sorgente]

Dopo il crollo del Muro di Berlino nell'89, DP entrò in crisi, come del resto il PCI. Ma mentre quest'ultimo decise di abbandonare l'ideologia comunista per avvicinarsi a quella socialdemocratica e riformista, il partito scelse di diventare un punto di riferimento per coloro che rimanevano legati all'ideale comunista. Cominciò così un confronto politico con i settori del PCI contrari alla cosiddetta Svolta della Bolognina, organizzatisi nel Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC), che portò a una graduale convergenza d'intenti.

Il 9 giugno 1991 si tenne a Riccione l’VIII (e ultimo) congresso di Democrazia Proletaria, in cui fu deliberato lo scioglimento del partito e l'immediata confluenza nel MRC, per impedire che questo si attestasse su una linea di continuità storica col PCI. L'unione diede vita al Partito della Rifondazione Comunista (PRC).

L'eredità demoproletaria[modifica | modifica sorgente]

Nel IV congresso nazionale del PRC (dicembre 1996) la componente guidata da Paolo Ferrero, composta dalla vecchia maggioranza movimentista di DP, passò dalla sinistra del partito nota come "mozione 2" (in cui l'area era sempre stata collocata) alla corrente di maggioranza del segretario Fausto Bertinotti.

La componente ex-LCR "Bandiera Rossa", legata a Maitan, sostenne anch'essa la maggioranza dal 1998 pur mantenendo una sua autonomia, mentre la corrente anch'essa LCR di Marco Ferrando e Franco Grisolia "Proposta" ha sempre costituito una sinistra interna di minoranza.

Nel 2005 gli ex-dirigenti di DP si sono così poi divisi tra la corrente di Bertinotti, "L'alternativa di società" (l'ex-segretario Russo Spena, il filosofo direttore della rivista Alternative Jervolino, il parlamentare europeo Vinci, l'ex ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero, il responsabile del Dipartimento Pace e Movimenti Altermondialisti Alfio Nicotra e altri), quella di "Progetto Comunista", in precedenza "Proposta" (Ferrando e Grisolia) e quella di "Sinistra Critica" o "Erre", prima "Bandiera Rossa" (leader Luigi Malabarba e Turigliatto).

Molti sono anche coloro che non hanno aderito a Rifondazione. Gian Paolo Patta, sindacalista del partito, lasciò Rifondazione e la politica attiva dopo il 1998, per dedicarsi alla guida di un'area della CGIL ("Lavoro Società - Cambiare Rotta"), sebbene egli abbia espresso vicinanza al PdCI. Elio Veltri è stato membro dei DS, così come Marida Bolognesi ed Edo Ronchi, mentre Paolo Gentiloni e Rino Piscitello sono poi passati ne La Margherita.

A seguito delle elezioni politiche del 2006, all'interno del governo Prodi II Ferrero è stato nominato Ministro alla Solidarietà Sociale, Patta sottosegretario alla sanità e Russo Spena presidente dei senatori del PRC. Ferrando e Grisolia hanno invece dato vita al Movimento Costitutivo del Partito Comunista dei Lavoratori.

Struttura politica e ideologia[modifica | modifica sorgente]

DP si autodefiniva il piccolo partito dalle grandi ragioni. La sua strategia politica consisteva nel presentarsi come un partito contrario a ogni compromesso, nel differenziarsi dal Partito Comunista Italiano (che sottoponeva a costante critica, come accadde nel caso del compromesso storico) e nel coniugare cultura marxista e difesa dell'ambiente.

Al suo interno, accomunati dalla comune critica sia al modello socialista dell'URSS che a quello del PCI - considerato più vicino alla socialdemocrazia -, convivevano marxisti-leninisti, cattolici progressisti, trotzkisti, ma anche ecologisti, femministe e pacifisti. DP sostenne anche iniziative quali l'uscita dell'Italia dalla NATO, il disarmo unilaterale, la liberalizzazione delle droghe leggere e l'opposizione all'utilizzo (sia civile che militare) dell'energia nucleare.

Ad essa erano legate molte radio democratiche nate sull'onda del movimento del 1968 e del 1977 e molti sindacati di base (come i CUB, l'Unione inquilini, i COBAS). Legati a DP erano anche una corrente minoritaria della CGIL (Democrazia Consiliare) e molti militanti della CISL (il cui segretario lombardo Pippo Torri venne eletto consigliere regionale) e della FIM (il cui segretario Alberto Tridente divenne europarlamentare).

Significativo il fatto che DP riconoscesse le regioni a statuto speciale presenti in Italia e pertanto a DP Sarda, DP del Trentino e dell'Alto Adige e DP del Friuli Venezia Giulia venisse riconosciuta piena autonomia politico-organizzativa, con tanto di segreteria nazionale. Vi furono pure intese elettorali locali con il Movimento Autonomista Occitano (MAO).

Nel 1978 fu anche assassinato dalla mafia Peppino Impastato, simbolo della lotta alla mafia, candidatosi nel 1978 come consigliere comunale del suo paese, Cinisi (PA) nelle liste di Democrazia Proletaria.

Pur mantenendo la sua autonomia, DP preferì anche il dialogo con partiti (PCI) e sindacati (CGIL) della sinistra tradizionale, rifiutando nettamente la strategia terroristica delle Brigate Rosse. Inoltre fu sempre presente in importanti forme di lotta quali l'opposizione alla 'FilosoFIAT' (critica al modello di sviluppo rappresentato dalla FIAT), in una manifestazione-concerto dell'87 a Milano, a cui presero parte Paolo Rossi ed Enzo Jannacci.

Durante gli anni '80 DP contrastò con veemenza la politica del Pentapartito, condannando particolarmente quella portata avanti dal PSI di Bettino Craxi.

Il massimo livello di attenzione politica probabilmente fu raggiunto dal V congresso nazionale, tenutosi a Palermo nel 1986.

La figura del segretario[modifica | modifica sorgente]

All'interno di DP spiccò, come personalità carismatica, Mario Capanna, ex leader del Movimento Studentesco e uno dei leader della ribellione giovanile del 1968. Dal 1982 Capanna fu eletto coordinatore di DP, e dal 1984 ne divenne segretario.

Si dimise nel 1987, all'indomani delle elezioni politiche, quando la direzione nazionale a larga maggioranza si oppose alla sua proposta di optare per il collegio di Milano-Pavia. Capanna chiedeva infatti che il gioco delle opzioni premiasse da un lato Guido Pollice (primo dei non eletti al Senato in Lombardia), dall'altro Gaspare Nuccio (primo dei non eletti a Palermo). La direzione invece accolse parzialmente la sua proposta eleggendo senatore Pollice ma obbligando Capanna ad optare per Palermo, liberando il posto di deputato a Milano a Luigi Cipriani.

Fu così eletto all'unanimità segretario Giovanni Russo Spena. Fu il parlamentare napoletano a reggere il partito durante la scissione dei Verdi Arcobaleno capeggiati da Capanna e Ronchi (1989). Dopo la scissione si aprì una accesa competizione interna tra la componente movimentista (legata all'ecopacifismo, al femminismo e ai cristiani di base) guidata da Russo Spena e quella più dogmatica ed operaista guidata da Luigi Vinci. Russo Spena guidò il partito fino alla sua confluenza (1991) in Rifondazione Comunista.

Le variazioni nel gruppo dirigente[modifica | modifica sorgente]

Nel 1979 la maggior parte dei dirigenti ex-PSIUP (Foa, Miniati, ecc.) e quindi anche i rappresentanti della corrente sindacale abbandonarono DP, che si trovò priva delle sue figure più importanti fino ad allora.

In occasione delle elezioni europee del 1989, ebbe luogo la "Scissione Arcobaleno" degli esponenti ambientalisti e pacifisti del partito, tra cui l'ex-segretario Capanna, Edo Ronchi, Franco Russo ed Emilio Molinari: il 30 giugno dello stesso anno questi costituirono insieme ad alcuni esponenti ex-radicali una lista autonoma, quella dei Verdi Arcobaleno, ridimensionando fortemente la già ridotta rappresentanza nazionale e locale di DP.

Tuttavia, nello stesso anno il partito assorbì la Lega comunista rivoluzionaria (LCR) di Livio Maitan, emanazione della IV internazionale, e ne integrò nella propria Direzione nazionale 5 membri (Sergio D'Amia, Elettra Deiana, Roberto Firenze, Franco Grisolia e Franco Turigliatto).

Risultati elettorali[modifica | modifica sorgente]

Attivo nelle ricche regioni industriali del Nord Italia (Lombardia e Trentino su tutte) il partito riuscì ad attirare svariati giovani, ma non divenne mai un partito rilevante nello scacchiere politico. I suoi risultati elettorali su scala nazionale, attestatisi intorno all'1,5-1,7% delle preferenze, permisero comunque a DP l'elezione di suoi rappresentanti nel Parlamento italiano.

Alle politiche del 1983 furono eletti deputati Massimo Gorla, Guido Pollice, Franco Russo, Mario Capanna, Franco Calamida, Gianni Tamino e Edo Ronchi.

Nelle elezioni amministrative del 1985 vennero pure eletti circa 500 tra consiglieri regionali, provinciali, comunali e di circoscrizione.

In quelle del 1987 furono eletti, oltre a Capanna, Patrizia Arnaboldi, Luigi Cipriani, Franco Russo, Giovanni Russo Spena, Bianca Guidetti Serra, Gianni Tamino e Edo Ronchi; al Senato venne eletto Guido Pollice.

Al Parlamento Europeo fu eletto prima Capanna (1979, 1984) e poi Alberto Tridente ed Eugenio Melandri (1989).

Le amministrative del 1990 segnarono un drastico ridimensionamento elettorale con l'elezione di consiglieri in poche regioni e nelle sole città di Milano, Bologna, Venezia, Verona, Pisa e Sesto San Giovanni.

Democrazia Proletariabn.png Voti % Seggi
Politiche 1976 Camera 557.025 1,52 6
Senato 78.170 0,25 0
Politiche 1979 Camera (Lista Nuova Sinistra Unita) 294.462 0,80 0
Senato (Lista Partito Radicale-Nuova Sinistra Unita) 365.954 1,17 0
Europee 1979 252.342 0,72 1
Politiche 1983 Camera 542.039 1,47 7
Senato 327.750 1,05 0
Europee 1984 506.753 1,33 1
Politiche 1987 Camera 641.901 1,66 8
Senato 493.667 1,52 1
Europee 1989 449.639 1,29 1

Iscritti[modifica | modifica sorgente]

  • 1979 - 2.500
  • 1980 - 3.000
  • 1981 - 3.500
  • 1982 - 3.800
  • 1983 - 4.235
  • 1984 - 5.818
  • 1985 - 6.466
  • 1986 - 8.387
  • 1987 - 9.153
  • 1988 - 10.310
  • 1989 - ?
  • 1990 - ?
  • 1991 - 8.453

Congressi nazionali[modifica | modifica sorgente]

  • I congresso - Roma, 13-16 aprile 1978: La democrazia degli operai, dei giovani, delle donne per cambiare la vita trasformando la società
  • II congresso - Milano, 31 gennaio-3 febbraio 1980: Lottiamo organizzati costruendo l’opposizione di classe
  • III congresso - Milano, 1-4 luglio 1982: Per un'alternativa sociale e politica, per il diritto all'occupazione, per la pace, per l'uguaglianza
  • IV congresso - Roma, 7-14 febbraio 1984
  • V congresso - Palermo, 22-27 aprile 1986: Al bivio del duemila, idee e progetti per l’alternativa
  • VI congresso - Riva del Garda (TN), 4-8 maggio 1988: La forza del progetto, il realismo dell’utopia, per la rifondazione della sinistra, per un movimento politico e sociale per l’alternativa
  • VII congresso straordinario - Rimini, 7-10 dicembre 1989
  • VIII congresso - Riccione (RN), 6-9 giugno 1991

Esponenti[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nel 1976 Giacomo Poretti (componente del trio comico Aldo Giovanni & Giacomo) è stato iscritto al partito.

Il famoso disegnatore e fumettista Andrea Pazienza in occasione di alcune campagne elettorali ha disegnato manifesti di sostegno per Democrazia Proletaria, caratterizzati per uno stile molto ironico e dissacrante (tra i vari è da ricordare quello raffigurante un uomo crocifisso che dice: "Io sono il ladrone che non si è pentito, e voto DP").

A lungo iscritto a Democrazia Proletaria, il comico genovese Paolo Villaggio si candidò nelle sue liste alle elezioni politiche del 1987, senza però essere eletto.

Nel giugno 1912, durante la discussione della nuova legge elettorale, il senatore del Regno d'Italia, barone Raffaele Garofalo, nominato dal Re, prese la parola contro quella che definì la "democrazia proletaria" che la legge avrebbe creato, dando il diritto di voto a ignoranti, campagnoli, genti delle classi infime e criminali.[5] Giovanni Giolitti, capo del governo e fautore della legge, lo interruppe, ricordandogli: "Ma i condannati sono esclusi". E Garofalo, imperterrito, rispose: "I condannati sono una minima parte delle grande massa di delinquenti". La legge elettorale approvata nel 1912 è la prima legge elettorale italiana non basata sul censo. In base ad essa, potevano votare tutti i cittadini maschi di età superiore ai trenta anni, cioè circa un quarto della popolazione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ DP: Materiali - Ambiente
  2. ^ Matteo Pucciarelli, Gli ultimi Mohicani. Una storia di Democrazia Proletaria
  3. ^ per l'elezione della Camera dei Deputati
  4. ^ per l'elezione del Senato della Repubblica
  5. ^ Il Senato inizia la discussione sulla riforma elettorale, "La Stampa", 25 giu 1912, p.2

Bibliografia parziale[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]