Il Messaggero
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| Il Messaggero | |
| Prezzo di copertina | 1,00 € |
|---|---|
| Paese | Italia |
| Lingua | italiano |
| Periodicità | quotidiano |
| Genere | stampa locale |
| Formato | Broadsheet |
| Tiratura | 295.190 (dicembre 2008) |
| Diffusione | 210.954 (dicembre 2008) |
| Fondazione | 1878 |
| Inserti e allegati | Il MessaggeroTV (martedì), Il Messaggero Casa (sabato), Legalmente Aste e Affari (domenica) |
| Sede | via del Tritone, 152, Roma |
| Editore | Caltagirone Editore |
| Capitale sociale | 36.900.000,00 € |
| Direttore | Roberto Napoletano |
| Vicedirettore | Ivo Carezzano, Stefano Barigelli |
| Redattore capo | Lucia Pozzi, Luciano Di Domenico |
| Sito web | Sito ufficiale |
Il Messaggero, fondato nel 1878, è il quotidiano "storico" di Roma. È ancora oggi il più venduto nella capitale[1].
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Fondazione
Fondato a Roma nel 1878 dal milanese Luigi Cesana (all'epoca solo 27 enne) e dallo spezzino Baldassarre Avanzini (già fondatore del Fanfulla a Firenze). Tra il 16 e il 19 dicembre vengono stampati quattro numeri di prova.
Le pubblicazioni regolari iniziano il primo gennaio 1879. Il prezzo è di 5 centesimi, com'è d'uso all'epoca per i giornali di 4 pagine. La testata porta il nome di "Messaggiero" (dal 5 febbraio abbandona la "i"). Il primo direttore è Fedele Albanese, cui subentra in aprile il giornalista e fumettista Luigi Arnaldo Vassallo (Gandolin).
Il nuovo quotidiano si nota per il suo formato ridotto. È fatto per lo più di notizie prese da altri giornali. Non ha coloritura politica, ma punta tutto sulla cronaca, specialmente sui fatti che accadono nella capitale. Vassallo dà molto risalto al processo Fadda[2], che coinvolge ambienti della migliore società romana. Il giornale, attraverso i suoi resoconti, mette alla berlina i personaggi più influenti della nobiltà capitolina.
Grazie alla notorità acquisita nei primi due anni di vita, Il Messaggero raggiunge una tiratura di 35.000 copie. Nel 1880 il co-fondatore Luigi Cesana assume direttamente la guida del giornale.
Forte del successo di vendita, nel 1888 Cesana rinnova interamente la produzione del giornale, adottando, primo in italia, la stereotipia. Viene potenziata la distribuzione del quotidiano: Il Messaggero esce in due edizioni. Il quotidiano romano è il secondo per diffusione e per importanza di tutta l'Italia centrale[3].
[modifica] Il primo Novecento
Il successore di Cesana, nel 1905, è Ottorino Raimondi, proveniente dalla redazione romana del Corriere della Sera.
Alla vigilia della prima guerra mondiale "Il Messaggero" è il secondo quotidiano di Roma, con 70.000 copie diffuse, dietro al Giornale d'Italia[4]. Nel 1920 il quotidiano si trasferisce nell’attuale sede di via del Tritone 152 (tra piazza Barberini e il Corso).
Durante gli anni Venti Il Messaggero subisce un calo di vendite.
Nel novembre 1932 viene chiamato a risollevare il giornale Francesco Malgeri. In soli due anni di lavoro il nuovo direttore modernizza il quotidiano e ne fa una testata di rango nazionale. Malgeri chiama a collaborare col quotidiano giornalisti affermati come Mario Missiroli, Vittorio Gorresio, Ermanno Contini, Sandro De Feo, Renzo Rossellini, Diego Calcagno, Vincenzo Talarico, Giuseppe Longo. Inoltre invita a collaborare alla Terza pagina personalità del calibro di Alberto Moravia, Ugo Betti, Gaetano Volpe, Guido Mazzoni, Luigi Salvatorelli, Arturo Tofanelli, Giovanni Comisso, Diego Valeri. Mario Missiroli, collaboratore principe del giornale, era l'autore di quasi tutti gli editoriali. Ma, essendo egli inviso al regime fascista, venivano pubblicati in forma anonima.
Nel 1940 "Il Messaggero" ha una tiratura media di 240 mila copie e si attesta al quinto posto tra i maggiori quotidiani italiani[5]. Guidato autorevolmente da Malgeri, è insieme un giornale popolare e attendibile.
Dopo l'epurazione, a causa della connivenza della testata con il fascismo, il giornale torna in edicola il 21 aprile (Natale di Roma) del 1945 con il nuovo nome di “Messaggero di Roma”.
[modifica] Il secondo Novecento
Nel 1952, dopo la morte del padre Mario (proprietario al 50% del giornale), Alessandro Perrone prende direttamente la guida del Messaggero assumendone la direzione.
Il giornale continua ad avere collaboratori autorevoli che ne confermano il prestigio: Benedetto Croce, Luigi Salvatorelli, Pietro Paolo Trompeo, Manara Valgimigli, Amedeo Maiuri, Vincenzo Cardarelli, Aldo Valori, Alfredo Panzini, Giovanni Spadolini, Orio Vergani, Giorgio Bocca. Mantiene saldamente la quarta posizione tra i quotidiani nazionali, dopo Corriere, Stampa e Gazzetta del Popolo[6].
Nel 1968 Alessandro Perrone avvia un nuovo corso tecnologico al giornale. Istituisce, primo in Italia, l'Ufficio Grafico, chiamando a dirigerlo due esperti come Piergiorgio Maoloni e Pasquale Prunas. La nuova impaginazione, il rapporto tra immagini, testi e titoli, rivoluzionano l'aspetto del giornale. Nel 1969 lo sbarco sulla Luna è annunciato con un'unica grande foto con un titolo lapidario. «Il Messaggero è diventato il nuovo modello grafico e fotografico della stampa quotidiana italiana[7]».
Nel 1973 tra Alessandro e Ferdinando Perrone, cugini e proprietari alla pari del quotidiano, nasce una vertenza che si risolve con il mantenimento della proprietà ad Alessandro e il consolidamento della linea politica di centro-sinistra[8]. In quell'anno viene nominato redattore capo Giampaolo Pansa, proveniente da Il Giorno.
In occasione del referendum sul divorzio il quotidiano si schiera per il "No". Nel 1974 Ferdinando Perrone vende il suo 50 per cento del giornale ad Eugenio Cefis, presidente di Montedison[9] [10] [11].
La redazione non accetta il passaggio ad un'azienda pubblica (cioè governativa) ed entra in sciopero. Il 12 maggio 1974 il comitato di redazione fa pubblicare un'intera pagina di protesta. La trattativa per la cessione comunque va in porto. Dopo un mese e mezzo di braccio di ferro viene trovata una soluzione di compromesso: la Montedison accetta alla direzione un uomo proveniente dalla sinistra come Italo Pietra. Pietra, all'epoca direttore de Il Giorno arriva a Roma portandosi dietro tre firme dal quotidiano milanese: Sergio Turone, Luigi Fossati (inserito come vice-capo redattore) e Vittorio Emiliani.
Dopo Pietra seguono proprio Fossati (1975) e, nel 1980, Emiliani. Sotto la direzione di Vittorio Emiliani si espande la Cronaca di Roma, che passa dalle 4 alle 6 pagine e viene collocata a partire da pag. 6, cioè dopo la cultura e prima delle sezioni di politica interna ed estera.
Inoltre iniziano a svilupparsi le edizioni provinciali, in linea con il progressivo sviluppo della stampa locale. Aprono le redazioni di Abruzzo, Umbria e Marche. Qui Il Messaggero esce in un formato tabloid che riscontra un successo immediato[senza fonte].
Con Vittorio Emiliani si conclude l'esperienza al Messaggero dei due grafici Piergiorgio Maoloni e Pasquale Prunas.
[modifica] Dai Ferruzzi a Caltagirone
Nel 1987 il nuovo proprietario del quotidiano, il gruppo Ferruzzi, chiama alla direzione Mario Pendinelli; con lui il giornale assume una linea più moderata[senza fonte]. Dopo tre anni Il Messaggero sfonda quota 300.000 copie, il massimo risultato del dopoguerra, ma i costi sostenuti per raggiungere il risultato sono elevati.
Alla fine degli anni Ottanta il quotidiano apre una redazione a Ravenna, città di provenienza di Raul Gardini, patron della Ferruzzi[12]. A fine 1993 Mario Pendinelli lascia Il Messaggero per fondare un suo quotidiano[13]. Il suo successore è, dal dicembre 1993, Giulio Anselmi, condirettore del Corriere della Sera. Nel suo fondo d'esordio, Anselmi descrive il momento che la nazione sta attraversando (siamo in piena Tangentopoli e si sono appena svolte le elezioni per il sindaco di Roma):
| « La tentazione del catastrofismo e la caparbia volontà di non cedere marciano di pari passo e connotano questa stagione della crisi italiana [...] Noi consideriamo un successo per tutti il fatto che con lo schieramento progressista sia riuscita a prevalere la parte più ottimista e propositiva del Paese » |
Anselmi, alla prese con il problema del contenimento dei costi, riduce la redazione e chiude l'edizione ravennate del quotidiano. Quando, nel giugno 1996, il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone compra il Messaggero, Pietro Calabrese è chiamato a dirigerlo. Calabrese rimarrà direttore per tre anni e mezzo. Durante la sua direzione il quotidiano romano torna a sfondare quota 300.000 copie, ritornando ai suoi massimi livelli di vendita. Sulla scia dei giornali nazionali, il quotidiano romano comincia ad offrire inserti e gadget ai propri lettori.
Dopo Calabrese è la volta di Paolo Graldi, proveniente da Il Mattino, altro quotidiano del gruppo Caltagirone. Con Graldi l'editore trova una notevole identità di vedute[14]. Infatti dopo soli due anni viene nominato direttore editoriale. Al suo posto viene chiamato nel 2002 Paolo Gambescia, direttore del quotidiano partenopeo. Gambescia rinnova le pagine cultura e spettacoli chiamando a dirigerle Piero Mei e Piero Santonastaso.
L'avvicendamento del direttore si ripete quattro anni dopo con Roberto Napoletano. Questa volta il direttore del Mattino entra in via del Tritone con la carica di condirettore (settembre 2004) e, dopo un circa un anno e mezzo di ambientamento, dal febbraio 2006 passa al ruolo di direttore.
[modifica] Variazioni dell'assetto proprietario
- 1878. Baldassarre Avanzini, spezzino, e Luigi Cesana, milanese fondano la testata. Il capitale iniziale è di 20.000 lire: una metà sono di Cesana (che è anche proprietario del quotidiano) e l'altra metà sono in prestito[15]. La prima sede del giornale è in via del Seminario; la tipografia è a fianco della redazione. L'anno dopo si sposta in via del Bufalo 125, dove resterà per 40 anni.
- 1911. In dicembre Luigi Cesana cede Il Messaggero per due milioni di lire[16] a Giuseppe Pontremoli che, insieme al banchiere privato Luigi Della Torre, tratta l’acquisto per conto di Ferdinando Maria Perrone, uomo d'affari d'origine piemontese, proprietario dell'Ansaldo di Genova. Pontremoli gestisce il quotidiano attraverso la “Società Editoriale Italiana”, proprietaria anche del milanese Il Secolo e del napoletano Il Mattino.
- 1915. Perrone, che possiede il genovese Il Secolo XIX, assume il controllo diretto della S.E.I., estromettendone Pontremoli e Della Torre. Affida ai due figli, Mario e Pio Perrone, la gestione del Messaggero.
- 1920. La sede del giornale si trasferisce nell'ex albergo Select, in Via del Tritone 152.
- 1934. Ingresso nella S.E.I. di Ferdinando, figlio di Pio, 23 enne, come direttore amministrativo.
- 1940. Ingresso nella S.E.I. di Alessandro, figlio di Mario, 20 enne, come ispettore generale.
- 1944, 4 giugno. All'indomani della Liberazione di Roma Il Messaggero è sospeso dagli alleati e sottoposto a una fase di commissariamento. La gestione viene affidata all'APB (Allied Publication Board anglo-americano.).
- 1945. Partenza delle truppe alleate. Il Messaggero torna alla famiglia Perrone. Il pacchetto azionario è diviso in parti eguali tra Pio e Mario Perrone. Pio è il presidente; Mario l'amministratore delegato.
- 1952. Muore Pio Perrone. Il suo 50% della società passa ai tre figli (Ferdinando, Maria Ferdinanda e Cleonice). Alla direzione del quotidiano subentra Alessandro Perrone (figlio di Mario). Il cugino Ferdinando è il direttore amministrativo.
- 1968. Muore Mario Perrone. Anch'egli passa il suo 50% della società ai figli, che sono anch'essi tre (tra cui Alessandro).
- 1973. L'editore Edilio Rusconi comincia la scalata alla società editoriale. Il 25 maggio acquista da Ferdinando Perrone e le due sorelle il loro 50%. La cifra pattuita è di 4,5 miliardi di lire, comprendente anche la sede di Via del Tritone. Alessandro invece rifiuta di vendere la sua quota. Ferdinando, che per via dell'anzianità è presidente del consiglio di amministrazione, licenzia Alessandro da direttore responsabile. Rusconi nomina nuovo direttore Luigi Barzini, ma la redazione, il giorno del suo insediamento, non lo fa entrare (2 luglio). Intanto il pretore di Roma giudica illegittimo il licenziamento di Alessandro. La scalata di Rusconi fallisce.
- 1974. Eugenio Cefis, presidente di Montedison, convince Vittoria Perrone (una dei tre figli di Mario) a cedergli la sua quota sociale[17]. Questa volta l'operazione va in porto: il 50% che era stato di Mario passa alla Montedison. Con la fine della direzione di Alessandro Perrone si conclude l'era della famiglia genovese alla guida del Messaggero.
- 1987. Si compie la scalata del gruppo alimentare ravennate Ferruzzi alla Montedison. La nuova gestione fa ingenti investimenti. Ma l'amministratore Carlo Sama crea un buco di 30 miliardi.
- 1996. Dopo le elezioni politiche, in maggio la Ferruzzi cede il quotidiano alla "Calcestruzzi spa" di Francesco Gaetano Caltagirone per la cifra di 356 miliardi di lire. Il gruppo Caltagirone diventa unico proprietario del Messaggero.
[modifica] Direttori
- Fedele Albanese (16 dicembre 1878 - aprile 1879)
- Luigi Arnaldo Vassallo (aprile 1879- 21 agosto 1880)
- Luigi Cesana (22 agosto 1880 - aprile 1905)
- Luigi Arnaldo Vassallo (condirettore, 22 agosto 1880-1883)
- Scelti da Luigi Cesana
- Ottorino Raimondi (aprile 1905-1908)
- Italo Carlo Falbo (1908-1911)
- Roberto Villetti (1911-1915)
...
- Virginio Gayda (1921-1926)
- Graditi al regime fascista
- Pier Giulio Breschi (1926-29 aprile 1930)
- Crispolto Crispolti (30 aprile 1930 - 3 dicembre 1932)
- Francesco Malgeri (4 dicembre 1932 - 17 luglio 1941)
- Fausto Buoninsegni (18 luglio 1941 - febbraio 1943)
- Alessandro Pavolini (febbraio-luglio 1943)
- Tommaso Smith (luglio-settembre 1943)
- Bruno Spampanato (settembre 1943 - 1944)
- Gestione dell'Allied Publication Board anglo-americano
- Scelti dalla famiglia Perrone
- Arrigo Jacchia (1945-1946)
- Mario Missiroli (1946-1952)
- Alessandro Perrone (1952- maggio 1974)
- Italo Pietra (maggio 1974-giugno 1975)
- Scelti dalla Montedison
- Luigi Fossati (1975-1980)
- Vittorio Emiliani (1980-1987)
- Scelti dal gruppo Ferruzzi
- Mario Pendinelli (1987-20 novembre 1993)
- Giulio Anselmi (1993-maggio 1996)
- Scelti dal gruppo Caltagirone
- Pietro Calabrese (giugno 1996-2000)
- Paolo Graldi (2000- ottobre 2002)
- Paolo Gambescia (ottobre 2002-31 gennaio 2006)
- Roberto Napoletano (1° febbraio 2006 - oggi)
[modifica] Firme
- Federico Tozzi, direttore del supplemento letterario "Il Messaggero della Domenica"
- Aldo Valori
- Rosso di San Secondo
- Orio Vergani
- Salvatore D'Amelio, direttore del supplemento "Il Messaggero Giudiziario"
- Ruggero Guarini, per diversi anni capo dei servizi culturali.
- Piero Santonastaso, per diversi anni capo dei servizi culturali, e attualmente caporedattore del giornale online
[modifica] Edizioni
Il Messaggero ha una foliazione media di 60 pagine; viene distribuito con un'edizione nazionale e 13 edizioni locali, di cui otto in Lazio (Roma, Metropoli, Ostia-litorale, Viterbo, Civitavecchia, Frosinone, Latina, Rieti), le altre in Abruzzo, in Molise, in Umbria, nelle province di Pesaro e Ancona e nel resto delle Marche.
[modifica] Diffusione
| Anno | Copie vendute |
|---|---|
| 2008 | 206.074 |
| 2007 | 210.635 |
| 2006 | 224.518 |
| 2005 | 230.697 |
| 2004 | 235.856 |
| 2003 | 245.692 |
| 2002 | 250.375 |
| 2001 | 283.469 |
| 2000 | 283.967 |
| 1999 | 285.609 |
| 1998 | 272.823 |
| 1997 | 262.553 |
| 1996 | 253.248 |
Dati Ads - Accertamenti Diffusione Stampa
[modifica] Collegamenti esterni
[modifica] Note
- ^ Dati Ads-Accertamento diffusione stampa - media mobile agosto-dicembre 2008.
- ^ Il processo si celebrò nel 1879 per un delitto commesso il 6 ottobre 1877. Si concluse con la condanna di Raffaella Saraceni, riconosciuta colpevole di aver fatto assassinare il marito, Giovanni Fadda, e del suo amante, Pietro Cardinali, riconosciuto esecutore materiale dell'omicidio.
- ^ Dopo La Tribuna.
- ^ ASV, Segret. Stato, 1915, rub. 162, fasc 3, p. 38 - citato in Antonio Scottà, Giacomo Della Chiesa, arcivescovo di Bologna, Rubbettino, 2002, pag. 453.
- ^ Manterrà questa posizione fino alla metà degli anni '80
- ^ Costanzo Costantini, La storia del Messaggero, Gremese, 2008.
- ^ Costanzo Costantini, La storia del Messaggero, Gremese, 2008, pag. 91.
- ^ Eugenio Santoro, PSI 1992: dirsi addio?, Rubbettino, 2006.
- ^ Secondo Luca Telese (Cuori Neri, Sperling&Kupfer 2006) fu la Democrazia Cristiana, sconfitta al referendum, ad esercitare pressioni fino ad indurlo alla vendita.
- ^ Secondo Piero Ottone (Italia mia, Longanesi 2009) la conduzione battagliera di Alessandro aveva fortemente indebitato il giornale.
- ^ Secondo Costanzo Costantini (La storia del Messaggero, Gremese, 2008, pag. 115) Eugenio Cefis rilevò del quotidiano per conto di Amintore Fanfani, storico dirigente DC.
- ^ La redazione verrà chiusa dopo la cessione del quotidiano al gruppo Caltagirone, avvenuta nel 1996.
- ^ L'Informazione, che esce nel 1994 ma avrà vita breve.
- ^ Costanzo Costantini, op. cit.
- ^ Costanzo Costantini, La storia del Messaggero, Gremese, 2008, pag. 23.
- ^ Valerio Castronovo et alii, La stampa italiana nell'età liberale, Laterza, 1979, pag. 223
- ^ Costanzo Costantini, La storia del Messaggero, Gremese, 2008, pag. 115.

