Alberto Sordi

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Alberto Sordi nel film Sotto il sole di Roma (1948)

Alberto Sordi (Roma, 15 giugno 1920Roma, 24 febbraio 2003[1]) è stato un attore cinematografico, doppiatore e regista italiano.

Importante interprete della storia del cinema italiano, con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi fu uno dei "mostri" della commedia all'italiana[2][3] nonché, insieme ad Aldo Fabrizi e Anna Magnani, rappresentante della romanità. Si è cimentato anche in ruoli drammatici dove ha dato prova della sua versatilità di attore.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le prime esperienze[modifica | modifica sorgente]

Quarto figlio di Pietro Sordi (Valmontone[4], 1897Roma, 1941), professore di musica e suonatore di bombardino nell'orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, e di Maria Righetti, insegnante elementare nata a Sgurgola (provincia di Frosinone), deceduta nel 1951, nacque in via S. Cosimato, 7 (la casa scomparve negli anni trenta per la costruzione del palazzo della Caritas[5][6])

Targa commemorativa di Alberto Sordi a Trastevere

nel rione popolare di Trastevere, lo stesso di Claudio Villa e di tantissimi altri artisti del primo dopoguerra; successivamente trascorse in parte i suoi primi anni nella cittadina di Valmontone[7]. Già nelle scuole elementari iniziò a improvvisare piccole recite con un teatrino di marionette per un pubblico di suoi coetanei, oltre a cantare come soprano nel coro di voci bianche della Cappella Sistina diretto da don Lorenzo Perosi.

Cresciuto, studiò canto lirico e si esibì sulla scena operistica, come basso, per un certo periodo della sua giovinezza. Nel 1936 incise un disco di fiabe per bambini per conto della casa discografica Fonit e con il ricavato partì per Milano, dove si iscrisse al corso di recitazione all'Accademia dei Filodrammatici. Per trasferirsi al nord abbandonò gli studi all'Istituto di Avviamento Commerciale (conseguì comunque come privatista il diploma di ragioniere alcuni anni più tardi per fare contenta la madre[8]). Sordi raccontò in una puntata del Maurizio Costanzo Show che un giorno, durante la frequenza dell'Accademia, l'insegnante di dizione lo chiama in disparte e gli dice: «Lei dice guèra, ma si dice guèrra». Lui risponde: «Me se strigne 'a gola a di' guèrra». Verrà espulso, proprio a causa della sua dizione di influsso dialettale.

Con lo scoppiare della Seconda guerra mondiale, Sordi indosserà l'uniforme del Regio Esercito, prestando servizio presso la banda musicale presidiaria del 81º Reggimento fanteria "Torino"[9], accompagnando le partenze dei militari italiani per la breve campagna francese.

Una volta entrato nel mondo della celluloide, non trascurò le sue origini musicali: nel 1956, realizzò una commedia che narrava le turbolenti vicende di uno studente di canto, molto viziato, presuntuoso e mantenuto dall'esasperato suocero (Aldo Fabrizi), che aspira a calcare le scene della lirica. Il film s'intitola Mi permette babbo! ed è diretto da Mario Bonnard; vi compaiono anche cantanti lirici che, all'epoca, erano delle autentiche celebrità, tra cui il poderoso basso senese Giulio Neri. Nel 1957 Sordi si iscrisse alla SIAE come suonatore di mandolino, strumento che conosceva bene dato che durante la seconda guerra mondiale aveva fatto parte della banda dell'esercito. Ottenne la qualifica di "Compositore melodista"[10].

Comparsa e doppiatore[modifica | modifica sorgente]

Stanlio & Ollio (Stan Laurel e Oliver Hardy), il duo comico per il quale Sordi prestò la famosa voce ad Ollio a partire dal 1939

Rientrato nella capitale, nel 1937 trovò lavoro come comparsa a Cinecittà (appare nel film kolossal Scipione l'Africano in un ruolo da generico di un soldato romano e in Giarabub, di Goffredo Alessandrini, in cui interpreta la parte di uno dei soldati a presidio dell'oasi) e vinse un concorso indetto dalla Metro Goldwyn Mayer per doppiare la voce di Oliver Hardy (inizialmente doppiava con lo pseudonimo Albert Odisor, insieme a Mauro Zambuto che prestava la voce a Stan Laurel). Come doppiatore lavorerà fino al 1951 dando la voce tra gli altri a Bruce Bennett, Anthony Quinn, John Ireland, Robert Mitchum, Pedro Armendariz e, per gli italiani, a Franco Fabrizi e persino Marcello Mastroianni.

La sua voce è riconoscibilissima anche nei capolavori di Frank Capra La vita è meravigliosa (1946) e di Vittorio De Sica Ladri di biciclette (1948) nonché nel film di Alessandro Blasetti Prima comunione (1950) e nel curioso I pinguini ci guardano (1956) diretto da Guido Leoni, dove gli animali presenti nella pellicola parlano con le voci di famosi attori. Per una bizzarra curiosità, soltanto due volte si trovò come interprete ad essere doppiato da un altro attore: nel film Cuori nella tormenta diretto da Carlo Campogalliani nel 1940, venne doppiato da Gualtiero De Angelis, e nel film Il Passatore diretto da Duilio Coletti nel 1946, dove interpretava il ruolo di un brigante, gli prestò la voce Carlo Romano.

Il teatro di rivista[modifica | modifica sorgente]

Nel teatro leggero, dopo un tentativo infruttuoso con la compagnia di Aldo Fabrizi e Anna Fougez avvenuto nella stagione 1936-1937 nello spettacolo San Giovanni, ritentò in quella seguente (la 1937-1938) insieme con un amico d'infanzia e compagno di scuola formò un duo di imitatori e fantasisti durato per poco tempo, e riuscì finalmente a debuttare nel teatro di rivista come ballerino di fila nella compagnia di Guido Riccioli e Nanda Primavera nella stagione 1938-1939 con lo spettacolo Ma in campagna è un'altra... rosa.

Ad esso fanno seguito, nella stagione 1941-1942 Tutto l'oro del mondo con la compagnia di Guido Fineschi e Maria Donati, Teatro della caricatura (1942) accanto a Fanfulla, Ritorna Za-Bum (1943) e Sai che ti dico? (1944) entrambe scritte da Marcello Marchesi e dirette da Mario Mattòli, la rivista musicale Un mondo di armonie (1944) di Alberto Semprini, Imputati... alziamoci! (1945) di Michele Galdieri, Soffia so... (1946) di Garinei & Giovannini, E lui dice... (1947) di Benecoste diretto da Oreste Biancoli e Adolfo Celi e infine, nella stagione 1952-1953, Gran baraonda scritto e diretto sempre da Garinei & Giovannini, che sarà la sua ultima apparizione sul palcoscenico, accanto a Wanda Osiris, che avrà modo di dirigere nel 1973 in una sequenza significativa del film Polvere di stelle.

Le macchiette radiofoniche[modifica | modifica sorgente]

È alla radio, durante la stagione 1947-1948, che comincia ad ottenere un grande successo personale con le trasmissioni di Corrado che lo lancia attraverso Rosso e nero (1951), Oplà (1947) e Vi parla Alberto Sordi (1948)-(1950), dove crea alcuni personaggi destinati alla grande popolarità: il Signor Dice in collaborazione con Fiorenzo Fiorentini ed Ettore Scola, il Conte Claro, e Mario Pio.

Alberto Sordi negli studi di radio RAI nel 1950

Quest'ultimo personaggio verrà proposto anche al cinema nel film d'esordio di Mauro Bolognini, Ci troviamo in galleria del 1953, oltre naturalmente alla riproposizione radiofonica, durante la stagione 1968-1969, nella storica trasmissione Gran varietà e inoltre da Alighiero Noschese, nel 1970, nella fortunata trasmissione satirica Doppia coppia.

Al mezzo radiofonico, sempre nel 1947, dedicherà anche una sorta di omaggio con il sottovalutato, ma notevole, Il vento m'ha cantato una canzone diretto da Camillo Mastrocinque, accanto a Loris Gizzi, Galeazzo Benti e Laura Solari, riemerso di recente dall'oblio in una pubblicazione su DVD, dove impersona l'amico di un cantante desideroso di sfondare a livello nazionale in un radiodramma sponsorizzato di una fantomatica (e per l'epoca inesistente) radio privata italiana, Radio Sibilla.

Per lui riesce a organizzare in semi clandestinità uno spettacolo ricco di brio e di trovate originali, ottiene un successo clamoroso ma rischia di perdere la fidanzata, la quale, si sussurra, lo tradisce proprio con lo sponsor e proprietario della radio, prima di ristabilire la verità con il chiarimento di ogni equivoco.

Gli esordi cinematografici[modifica | modifica sorgente]

Alberto Sordi in I vitelloni (1953)

Nel cinema per oltre dieci anni interpreta ruoli minuscoli e poco significativi in una ventina di film, ad eccezione di quello sostenuto in I tre aquilotti di Mario Mattòli, dove era tra i protagonisti, nel film di Mastrocinque sopra accennato, e ha anche l'occasione di lavorare con il grande attore genovese Gilberto Govi e un giovane Walter Chiari nel ruolo di un impresario argentino nel film Che tempi!, versione cinematografica della commedia teatrale Pignasecca e Pignaverde di Emerico Valentinetti. Era, però, comunque un Alberto Sordi mediocre, bruttarello, con due baffetti appiccicati per forza, che appariva in parti scolorite e a lui inadatte, quasi al limite dello stucchevole.[POV]

Si fa notare nel 1950 con una pellicola sceneggiata da Cesare Zavattini, prodotta e in massima parte diretta in forma anonima da Vittorio De Sica, Mamma mia che impressione!, che pur trasportando nel cinema il modello di recitazione tutto verbale sperimentato in radio, contribuì a creare un personaggio assai originale (il Compagnuccio della Parrocchietta) che ripropose poi in altri lavori minori. Era comunque un Sordi poco convincente, estremamente gigione che non salvò il film da una caduta rovinosa soprattutto economicamente parlando.[POV]

Tra questi film misconosciuti è senz'altro da citarne uno[Espressione non enciclopedica], considerato perduto e ritrovato fortunosamente nel giugno 2003 dalla Cineteca di Bologna in una copia incompleta e pubblicato in DVD: Lo scocciatore (Via Padova 46), diretto nel 1953 da Giorgio Bianchi, dove Sordi interpretò il ruolo di un vicino di casa petulante oltre ogni misura e gran scocciatore di un modesto impiegato (Peppino De Filippo), tutto proteso alla ricerca di un'avventura galante con una bella donna.

La grande popolarità[modifica | modifica sorgente]

« Maccarone m'hai provocato e io ti distruggo adesso, io me te magno! Questo 'o damo ar gatto! Questo ar sorcio, co' questo ce ammazzamo 'e cimici. »
(Nando Mericoni in Un americano a Roma (1954))

Tra il 1952 e il 1955 la popolarità di Sordi esplose sul grande schermo, dapprima con due film diretti da Federico Fellini, Lo sceicco bianco (1952) e I vitelloni (1953), e poi con alcuni diretti da Steno, Un giorno in pretura (1953), Un americano a Roma (1954) e Piccola posta (1955), dove costruisce il tipo del ragazzo un po' vigliacco, carogna, approfittatore, indolente e scansafatiche, infantile e qualunquista che lo accompagnerà per tutti gli anni cinquanta. Lo sceicco bianco ebbe un esiguo successo di pubblico. Maggiore successo ebbe con il ruolo, non protagonista, ne "I vitelloni". Il successo ed il favore presso il grande pubblico iniziò, però, di fatto, interpretando il personaggio di Ferdinando (detto Nando) Mericoni in "Un giorno in pretura". Con "America' facce Tarzan" la popolarità dell'interpretazione fu tale che il personaggio venne sviluppato, ribadito e consacrato in "Un americano a Roma", trionfo travolgente ed autentico al botteghino.

La popolarità divenne molto consistente, nonostante ancora pochi anni prima fosse molto controversa (i noleggiatori delle pellicole avevano richiesto che il suo nome non comparisse sui manifesti de "I vitelloni" a causa della presunta modesta simpatia presso il pubblico cinematografico, anche perché "Lo sceicco bianco" fu un vero flop, soprattutto di critica) ma fortunatamente la caparbia fiducia che Fellini aveva nelle capacità di Sordi fece sì che il malinconico e cinico personaggio di "Alberto" nei "Vitelloni" lo lanciasse nell'Olimpo dei divi e quindi Sordi si trovò, di lì in avanti, a recitare senza soluzione di continuità, arrivando a girare sino a 10 pellicole l'anno.

L'italiano medio di Sordi[modifica | modifica sorgente]

Con l'avvento della commedia all'italiana ha dato vita a una moltitudine di personaggi quasi tutti negativi di italiano medio, poco edificanti, ma rispondenti a una realtà evidente e dipinti con una cattiveria a volte inficiata da un sospetto di compiacimento, ma sempre riscattata da un magistero recitativo senza eguali, molte volte collaborando anche al soggetto e sceneggiatura dei film interpretati (quasi 150) e alle diciannove pellicole da lui dirette.

Sordi in più di mezzo secolo di carriera è riuscito a fornirci un ideale valido della storia dei valori e dei costumi dell'italiano tipico dal periodo bellico ai giorni nostri, osservato nelle sue bassezze, ma in fondo giustificato per il suo buon cuore e per la sua capacità di sognare ad occhi aperti.[POV, linguaggio non enciclopedico]

I personaggi di Sordi sono tendenzialmente prepotenti con i deboli e servili coi potenti, a cui cercano di mendicare qualche misero privilegio. Secondo alcuni proporre personaggi di questo tipo darebbe il "cattivo esempio", porterebbe infatti certi spettatori che altrimenti non avrebbero avuto il coraggio di rivendicare la propria pochezza, ad avere un alibi e addirittura un esempio da seguire, sentendosi rappresentati e legittimati[11].

Ruoli passati alla storia[modifica | modifica sorgente]

È praticamente impossibile enumerare tutte le sue interpretazioni, ma si devono citare almeno alcuni personaggi che hanno fatto la storia della nostra commedia: tra questi il maestro elementare supplente Impallato, che scopre per caso un allievo prodigio nel canto lirico e lo sfrutta per ottenere riconoscimenti e ricchezza in Bravissimo (1955) di Luigi Filippo D'Amico, il gondoliere rivale in amore di Nino Manfredi in Venezia, la luna e tu (1958) di Dino Risi, il marito vessato dalla moglie e colmo di debiti ne Il vedovo (1959) sempre diretto da Risi insieme a una strepitosa Franca Valeri (una delle poche attrici brillanti, oltre Monica Vitti e Silvana Mangano, che hanno saputo duettare insieme a lui ad alti livelli recitativi, con classe ed eleganza), lo spregevole componente di una commissione censoria che giudica impietosamente manifesti e film piccanti e nel privato recluta a fini immorali ballerine di night-club ne Il moralista (1959) di Giorgio Bianchi.

La svolta degli anni sessanta[modifica | modifica sorgente]

Foto sul set de La grande guerra, (da sinistra) Vittorio Gassman, Silvana Mangano e Alberto Sordi (1959)

A partire dal toccante capolavoro[POV] La grande guerra (1959) diretto da Mario Monicelli nel quale era un soldato pelandrone e imboscato costretto suo malgrado a morire da eroe, dimostra un talento straordinario[POV] nel calarsi psicologicamente anche in personaggi drammatici quando non apertamente grotteschi, dagli anni sessanta in poi.

Basti citare il sottotenente Innocenzi di Tutti a casa (1960) di Luigi Comencini[12], il vigile inflessibile costretto a genuflettersi davanti al potente di turno ne Il vigile (1960) di Luigi Zampa, il giornalista Silvio Magnozzi di Una vita difficile (1961) di Dino Risi, l'industriale fallito disposto a vendere un occhio per riassestare le sue finanze e accontentare una moglie sin troppo esigente ne Il boom (1963) di Vittorio De Sica, il medico della mutua disposto a qualsiasi compromesso per diventare primario in una clinica di lusso nel dittico Il medico della mutua (1968) di Luigi Zampa e Il Prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste, convenzionata con le mutue (1969) di Luciano Salce, l'editore partito alla ricerca del cognato disperso in Africa in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968) di Ettore Scola, il geometra incarcerato senza motivo mentre si trova in vacanza di Detenuto in attesa di giudizio (1971) di Nanni Loy (per questo ruolo si aggiudicò nel 1972 l'Orso d'Oro al Festival di Berlino) il baraccato che una volta all'anno insieme alla moglie (Silvana Mangano) organizza interminabili partite a carte nella villa lussuosa di una ricca e bizzarra signora con segretario ed ex amante al seguito (gli ottimi Bette Davis e Joseph Cotten) in Lo scopone scientifico (1972) di Luigi Comencini, fino al drammatico ruolo che recita in Un borghese piccolo piccolo (1977) di Mario Monicelli, che rappresenta il suo apice. Con Monicelli recitò nuovamente nel doppio, beffardo e amaro ruolo sostenuto ne Il marchese del Grillo (1981).

Affrontò anche libere trasposizioni di Molière (Il malato immaginario del 1979 e L'avaro del 1990, entrambi diretti da Tonino Cervi) e Romanzo di un giovane povero (1995) di Ettore Scola, il quale, nel 2003, dopo la sua morte, gli dedicherà il film Gente di Roma. Detentore di ben cinque Nastri d'Argento e di sette David di Donatello, ottiene nel 1995 il prestigioso Leone d'Oro alla carriera al Festival di Venezia.

Dietro la macchina da presa[modifica | modifica sorgente]

Nel complesso il Sordi attore ha sempre dato il meglio di sé nei film diretti da altri registi[POV], i già citati maestri della commedia all'italiana Magni, Zampa, Monicelli, Loy, Scola, De Sica, Comencini; tuttavia qualche ottimo risultato del Sordi regista (o, più spesso, regista-attore) lo si deve annoverare specie fra gli anni sessanta e settanta.

Come regista diresse in totale 18 pellicole, a partire dal 1966, quando ne realizzò due: Fumo di Londra, basato sulle manchevolezze comportamentali e sociali di un italiano in trasferta all'estero (tematica già affrontata da Gian Luigi Polidoro in molti suoi film, tra cui Il diavolo con Sordi stesso, dove cominciò anche ad introdursi nel campo della regia, poiché la pellicola era quasi del tutto improvvisata) e Scusi, lei è favorevole o contrario? ritratto di un agiato commerciante di tessuti, separato dalla moglie, con tante amanti da mantenere quanti sono i giorni della settimana in un'Italia scossa dalle polemiche sul referendum divorzista.

Ottiene ottimi risultati[POV] nei tre film insieme con Monica Vitti, Amore mio aiutami (1969), Polvere di stelle (1973) e Io so che tu sai che io so (1982). I suoi lavori migliori dietro la macchina da presa rimangono Un italiano in America (1967), insieme con Vittorio De Sica, di gran lunga quello più riuscito[POV] assieme al sempre attuale[POV] Finché c'è guerra c'è speranza (1974), e l'ottimo[POV] episodio Le vacanze intelligenti del collettivo Dove vai in vacanza? (1978).

Di spessore decisamente inferiore[POV] nel complesso risultano invece i film girati nell'ultima declinante fase della sua carriera[POV], dagli anni ottanta in poi (che inaugurò con il film Io e Caterina, 1980): declino in parte condizionato dal tramonto in generale del filone della commedia all'italiana, ma in buona parte dovuto ad una certa tendenza di Sordi stesso a riproporre in quegli anni un tipo di personaggio ormai datato e non più molto originale.

« Me dispiace, ma io so' io e voi non siete un cazzo! »
(Onofrio del Grillo ne "Il marchese del Grillo")
Il marchese del Grillo (1981).

Tuttavia, restano memorabili[POV] l'interpretazione del tassinaro nel dittico di film Il tassinaro (1983, dove si produce in duetti irresistibili[POV] con Giulio Andreotti e con il vecchio amico Federico Fellini), e Un tassinaro a New York (1987) e la collaborazione con Carlo Verdone, da molti considerato il suo naturale erede[senza fonte] (pur perseguendo stili e tematiche assai diverse) nei film In viaggio con papà (1982) e Troppo forte (1986), quest'ultimo diretto però da Verdone.

Ma il film da lui preferito, tra quelli diretti, rimane senz'altro il malinconico Nestore, l'ultima corsa (1994), dove interpretò un vetturino non ancora rassegnato a portare il suo cavallo al macello. Le sequenze del mattatoio sono rimaste di una durezza sconcertante e pressoché inedite per un film di Sordi. L'ultima pellicola da lui diretta fu il mediocre e sfortunato Incontri proibiti (1998) accanto a Valeria Marini, presentato ancora nel 2002 sul grande e piccolo schermo con montaggio diverso e un altro titolo, Sposami papà.

Le canzoni e la televisione[modifica | modifica sorgente]

Non sono da sottovalutare inoltre i proficui sodalizi artistici con lo sceneggiatore Rodolfo Sonego, che lavorò in moltissimi suoi film dal 1954 in avanti (Il seduttore di Franco Rossi è il suo esordio) e con il compositore Piero Piccioni, che ha firmato molte delle colonne sonore dei suoi film più celebri, nonché di alcune delle sue famose canzoni irriverenti e un po' cattivelle[Linguaggio non enciclopedico].

Alberto Sordi e Mina a Studio Uno nel celebre duetto (1966)

Noto presso il grande pubblico con l'epiteto di "Albertone", prese parte a numerose trasmissioni televisive (tra cui Studio Uno, condotto dalla cantante Mina, nel 1966) in cui dava sempre prova di grande sarcasmo e bonomia.

La sua popolarità fu consacrata e si diffuse ulteriormente in tutta Italia quando collaborò insieme al giornalista Giancarlo Governi, a partire dal 1979, alla realizzazione dell'apprezzata trasmissione Storia di un italiano[senza fonte] realizzata in quattro edizioni dove, attraverso una selezione tematica di spezzoni dei suoi numerosi film, si presentava la figura di un certo italiano medio, coi suoi pregi ed i suoi difetti[13]: ad essa trent'anni dopo il giovane studioso di cinema Alessandro Ticozzi avrebbe dedicato il saggio L'Italia di Alberto Sordi, pubblicato dalla Fermenti Editrice di Roma[14], mentre nel 2010 - anno in cui avrebbe compiuto 90 anni - lo stesso Governi vi ha dedicato il saggio Alberto Sordi, l'italiano, pubblicato con Armando Curcio Editore di Roma[15]. Nel 1996 si diffuse l'ipotesi che l'attore romano volesse scippare la fascia tricolore al sindaco Francesco Rutelli.[non chiaro] Come riporta il Corriere della sera, il 23 novembre di quello stesso anno prese parte ad una puntata del Tappeto Volante di Luciano Rispoli, su Telemontecarlo, in cui dichiarò: "Il sindaco non si deve preoccupare: io sono stato, sono e resterò attore fino alla fine dei miei giorni".[senza fonte] Il 24 aprile 2002 gli venne conferita dall'Università degli studi di Salerno una laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione.[16]

Il giorno del suo ottantesimo compleanno, il 15 giugno 2000 il sindaco di Roma, Francesco Rutelli, gli cedette per un giorno lo "scettro" di quella città di cui è stato il figlio prediletto[senza fonte], e di cui aveva canzonato salacemente vizi e false virtù. Una delle sue ultime apparizioni televisive risale al 18 dicembre 2001, nel programma Porta a Porta condotto da Bruno Vespa e dedicato interamente a lui. Dopo questa serata apparirà ancora nel luglio del 2002 nel programma Italiani nel mondo presentato da Pippo Baudo e poi, per l'ultima volta, in un filmato girato nel suo studio che verrà proiettato solo per il pubblico del Teatro Ambra Jovinelli di Roma dove, nel dicembre 2002, verrà organizzata una serata in suo onore.

Era un grande tifoso della Roma.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Messaggio apparso su piazza San Giovanni durante i funerali di Sordi

Colpito da tumore due anni prima, afflitto durante l'intera stagione invernale da forme di polmonite e bronchite, Alberto Sordi si spegne nella notte del 24 febbraio 2003 all'età di 82 anni, nella sua casa di Via Druso, al Celio. La salma, sottoposta a imbalsamazione, viene traslata nella sala delle armi del Campidoglio, dove per due giorni riceve l'omaggio ininterrotto di una folla immensa; il 27 febbraio si svolgono i funerali solenni nella Basilica di San Giovanni in Laterano davanti a circa 500.000 persone.

Sordi riposa oggi nella sua tomba di famiglia, presso il cimitero monumentale del Verano. L'epitaffio sulla lapide recita: Sor Marchese, è l'ora, battuta ripresa da uno dei suoi film più famosi e riusciti, Il marchese del Grillo[17].

La lapide di Alberto Sordi al Cimitero del Verano

Estremamente riservato, non si è mai sposato, giustificando tale scelta con la nota argomentazione «Che mi metto un'estranea in casa?». Ha vissuto sempre a Roma, sino al 1930 nella natia via san Cosimato 7 e poi, dopo la demolizione per il costruendo palazzo del vicariato, nella vicina via Venezia, dunque oltrepassando Ponte Sisto e la sua Trastevere, in un appartamento di Via dei Pettinari e, dal 1958 fino alla morte, nella villa di Via Druso già appartenente al gerarca fascista Dino Grandi, insieme alle sorelle Savina (deceduta nel 1972) e Aurelia (nata nel 1917) e con il fratello Giuseppe (19151990), suo amministratore, e con la segretaria Annunziata che oggi sovrintende al suo archivio personale.

Per i mezzi di comunicazione, Alberto Sordi si è spento il 25 febbraio 2003, perché è il giorno in cui è stata data la notizia della morte, che invece è avvenuta, come è scritto sopra, il 24 febbraio 2003.[senza fonte]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Premi cinematografici[modifica | modifica sorgente]

Mostra del cinema di Venezia
Festival di Berlino
Festival cinematografico internazionale di Mosca
Premio Golden Globe
David di Donatello
Nastri d'argento

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 16 marzo 1994[19]
Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte (alla memoria) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte (alla memoria)
— Roma, 25 marzo 2003[20]
Laurea Honoris Causa in Scienze e Tecnologie della Comunicazione. - nastrino per uniforme ordinaria Laurea Honoris Causa in Scienze e Tecnologie della Comunicazione.
«La Laurea Honoris Causa in Scienze e Tecnologie della Comunicazione viene assegnata ad Alberto Sordi per la coerenza di un lavoro che non ha eguali e per l'eccezionale capacità di usare il cinema per comunicare e trasmettere l'ideale storia di valori e costumi dell'Italia moderna dall'inizio del Novecento a oggi.»
— Università IULM di Milano, 12 marzo 2002[21]
Laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione. - nastrino per uniforme ordinaria Laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione.
— Università degli Studi di Salerno, 24 aprile 2002[22]

Tributi[modifica | modifica sorgente]

Galleria Alberto Sordi (esterno)

Il 7 dicembre 2003 è stata intitolata al grande attore la restaurata Galleria Colonna a Roma, divenuta Galleria Alberto Sordi.

Ad Alberto Sordi è stato dedicato il film del 2003 di Ettore Scola Gente di Roma.

La città di Grosseto ha dedicato ad Alberto Sordi una via nel nuovo quartiere del Casalone, così come successo a Cagliari - Pirri a Noceto (PR), a Jesolo (VE) e a Castiglioncello (LI), dove frequentemente trascorreva le sue vacanze e gli hanno dedicato un lungomare.

Alberto Sordi, la Voce del Talento (2012) Docufilm antologico di Lorenzo Bassi Regia di Franco Longobardi

Galleria Alberto Sordi (interno)

Nel 2011 il Bif&st di Bari ha assegnato un Premio intitolato ad Alberto Sordi per il miglior attore non protagonista tra i film del festival.

Ad Alberto Sordi è stata dedicata una scuola a Roma, la scuola secondaria di primo grado “Alberto Sordi”[23], nata dall'unione delle Scuole Medie Statali "PierLuigi Nervi" di Piazzale Hegel e "Giacomo Puccini” di Piazza Giuseppe Gola.

Dal 14 febbraio al 31 marzo 2013 il Vittoriano di Roma ha ospitato la mostra Alberto Sordi e la sua Roma, dedicata al grande attore e soprattutto al suo rapporto con la città natale.[24]

Il 16 febbraio 2013 è stato inaugurato all'interno di Villa Borghese a Roma un viale dedicato ad Alberto Sordi, alla presenza della sorella dell'attore, Aurelia, e del sindaco Alemanno.[25]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Attore cinematografico[modifica | modifica sorgente]

Alberto Sordi e Brunella Bovo in Lo sceicco bianco (1952)
Alberto Sordi con Peppino De Filippo nel film Il segno di Venere (1955)
Alberto Sordi in una scena del film Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956)
Alberto Sordi in Ladro lui, ladra lei (1958)
Alberto Sordi con Vittorio Gassman ne La grande guerra (1959)
Alberto Sordi (al centro) con Vittorio Gassman e Nino Manfredi nel film Crimen (1960)
Alberto Sordi in I complessi (1965)
Alberto Sordi ne Il medico della mutua (1968)
Alberto Sordi dietro le sbarre in Detenuto in attesa di giudizio (1971)
Alberto Sordi con Joseph Cotten ne Lo scopone scientifico (1972)
Alberto Sordi e Vincenzo Crocitti in una scena del film Un borghese piccolo piccolo (1977)
Alberto Sordi nel film Io e Caterina (1980)
Alberto Sordi in una celebre scena de Il marchese del Grillo (1981)
Alberto Sordi nel film L'avaro (1990)

Attore televisivo[modifica | modifica sorgente]

Regista cinematografico[modifica | modifica sorgente]

Doppiatore cinematografico[modifica | modifica sorgente]

Film di Stanlio & Ollio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Edizione italiana dei film di Stanlio & Ollio.
Stan Laurel (Stanlio) e Oliver Hardy (Ollio) nel film I diavoli volanti (1939), primo doppiato da Sordi assieme a Mauro Zambuto

Altri film[modifica | modifica sorgente]

Teatrografìa[modifica | modifica sorgente]

Attore teatrale[modifica | modifica sorgente]

Compositore e cantante[modifica | modifica sorgente]

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Conduzioni televisive[modifica | modifica sorgente]

Programmi radiofonici[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tomba di Alberto Sordi al Verano
  2. ^ Pieroni, 2012, op. cit., p. 6.
  3. ^ http://www.retididedalus.it/Archivi/2013/luglio/SPAZIO_LIBERO/2_commedia.htm.
  4. ^ Archivio storico | Corriere della Sera
  5. ^ http://archiviostorico.corriere.it/2004/febbraio/26/Dov_nato_Sordi_Omaggi_corone_co_10_040226007.shtml Il reale luogo di nascita
  6. ^ Nel 2012 è stata posta una targa ricordo a spese di un privato (articolo del messaggero di Roma)
  7. ^ Rassegna stampa Alberto Sordi | MYmovies
  8. ^ intervista al quotidiano l'Unità del 24/12/1985, pag.11
  9. ^ Fava, op. cit. pag. 19.
  10. ^ Maria Pia Fusco, «Alberto Sordi "compositore"», la Repubblica, 5 marzo 2009.
  11. ^ Cinemah: Sordi
  12. ^ «È stato un grande dolore. Veramente Sordi ha interpretato i sentimenti degli italiani, soprattutto nei momenti più difficili e duri. Sordi ha rappresentato i sentimenti degli italiani mentre il Paese si stava sfasciando. Però, nelle sue interpretazioni non c'è mai la rappresentazione dello sfascio senza la speranza. C'è, quindi, una profonda italianità di Sordi. Una delle ultime volte venne a mostrarmi la riedizione dei suoi film. Ora spero che siano visti anche nelle scuole. Sarebbe un modo di rappresentare visivamente i drammi degli anni Quaranta. Mi riferisco a film come Tutti a casa, ma non solo a quello.» Carlo Azeglio Ciampi
  13. ^ «Sono triste e scioccato nell'apprendere della morte di Alberto Sordi. In qualche modo non pensavo fosse mortale. Le sue immagini vanno dal mio cuore alla mia mente, vedo la sua faccia e sento la sua voce in tutti quei meravigliosi ruoli che ha interpretato. Sordi ha catturato come nessun altro quello che significa essere italiano, satirizzando molti tratti nazionali, buoni e cattivi, e così facendo, esorcizzandoli. Uno potrebbe legare insieme tutti i suoi film e tirarne fuori una storia dell'Italia. Era più di un attore. Era una icona nazionale. Porta con sé uno degli ultimi gloriosi ricordi dell'età mitica del cinema italiano. Martin Scorsese»
  14. ^ Sotto l'egida della FONDAZIONE MARINO PIAZZOLLA: 16 maggio 2009 - Presentazione del volume "L'Italia di Alberto Sordi"
  15. ^ ROMA: ALBERTO SORDI - notizie - ultime notizie
  16. ^ IL RICONOSCIMENTO il dottor italiano - Repubblica.it » Ricerca
  17. ^ Immagine della lapide della tomba di Alberto Sordi Cimiteridiroma.it.
  18. ^ :: Moscow International Film Festival
  19. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  20. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  21. ^ Laurea Honoris Causa - Alberto Sordi
  22. ^ Laurea Honoris Causa -Unisa
  23. ^ Scuola Alberto Sordi
  24. ^ Alberto Sordi, un attore a Roma: mostra a 10 anni dalla morte - Il Messaggero
  25. ^ Alberto Sordi, un viale a Villa Borghese All'inaugurazione anche la sorella - Il Messaggero

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bruno P. Pieroni, 90 anni di "Italie": Appunti del decano dei giornalisti medici.
  • Vito Pandolfi, Quel che significa Alberto Sordi, 1961, opera conservata presso la Biblioteca della Camera dei Deputati
  • Claudio G. Fava, Alberto Sordi. La biografia, la carriera artistica, i dati e le più belle foto di tutti i suoi film., Gremese Editore
  • Alessandro Ticozzi, L'Italia di Alberto Sordi, Fermenti Editrice.

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